Archivio per dicembre, 2023

Ci sono strade larghe e comode, ma anche viottoli meno battuti, fatti di incertezze e quesiti, desideri e piccoli sogni che nel buio riflettono le stelle. Non esistono percorsi obbligati, sono tanti gli incroci della vita dove incontriamo altre esistenze. Sfiorati, strusciati, annusati come animali. Conoscersi, mescolarsi, vivere una comunione, tutto questo dipende da coincidenze iniziali, ma soprattutto dalla scelta di entrambe le parti. È forte in noi il bisogno di relazione, ma si accompagna al sospetto e alla paura di contaminarsi. L’incontro presuppone la possibilità di arrivare a una rischiosa intimità che potrebbe mostrarti fragile e indifeso. Scegliere l’incontro significa decidere di portare sulle spalle la vita di un altro, spezzando pane e sentimenti. In un istante puoi decidere se continuare la tua strada oppure fermarti e condividere. In quel momento lanci i dadi, metti in gioco il tuo futuro e quello di chi hai vicino. Spesso la scelta è dettata da un bisogno, dal tentativo di colmare un vuoto per trovare una risposta. È un silenzio che cerchiamo di azzittire con un suono, un sapore nuovo per coprire l’amaro, una diversa prospettiva di affacciarsi al mondo. Sono tanti gli inciampi che rendono incerto il viaggio, un passo dopo l’altro, cercando l’infinito. Ciò che muove le nostre scelte è quel desiderio di amore che ci pervade e sussurra nel profondo il primordiale istinto di essere felici.

Destinati a direzioni diverse di Guido Mazzolini

A Natale regalati un libro.

I neonati li osservano, tendono le mani per afferrarli e quando ci riescono li portano alla bocca. Appendici sconosciute, piante allungate e concave, la forza del tallone, la magia dei mignoli. Gelidi nelle notti invernali, bollenti sulla sabbia di una spiaggia estiva. Piedi che sostengono il corpo, bocche assetate che per ultime ricevono il sangue dal cuore. Pronti a portarci nel mondo, rapidi e senza conoscere pudore, curiosi di terre da esplorare. Impronte di corse e rincorse, piedi che in coppia hanno cercato il suolo, lontani dalle nuvole, distanti da quel cielo che noi viaggiatori di miraggi percepiamo come un traguardo remoto.
Piedi che tirano un calcio a un pallone nei pomeriggi dei bambini, giochi da cortile dove tutto è gioia e domani. Piedi grandi e vissuti come radici quando il giorno rallenta la corsa, si allungano le giornate e ti accorgi che il tempo è più svelto e ne hai sempre meno.
Al cospetto di un presente che interroga, pronti a camminare nel fuoco e a percorrere le ceneri dell’esistenza. Piedi che battono il pavimento a tempo con la melodia di una canzone, da camminatore o danzatrice, rigidi sulle punte, piedi da tango e habanera, imprigionati in calzature alla moda o liberi nei sandali su strade polverose. Piedi nomadi e navigatori di deserti, sempre in basso da nemico nell’ombra, pronti a scalciare come chi rimpiange il movimento e cerca una destinazione parallela. Capaci di superare vallate e montagne, morbidi, bianchi come falene, oppure scuri di pelle e ossa, ruvidi, callosi per il troppo vagabondare.
Vissuti dal tempo, attraversati dal passato, piedi disposti a schiacciare un uomo per vantaggi meschini, piedi da solleticare, da lavare e baciare il giovedì santo. Piedi che per ultimi si addormenteranno alla vita rimpiangendo il tempo andato, l’ultimo brivido di esistenza prima di abbandonare questa terra.

Dal libro Destinati a direzioni diverse di Guido Mazzolini