bARCa bIsBetiCa con cIURmA fAmEliCA: quotidianità di famiglie a vele spiegate. Il diario dei nostri "sogni in mezzo al mare"... tra letteratura di bassa lega, geografia pelosa, visioni mistiche, cheek to cheek, uccellini che cinguettano, cibo, musica e poesia.
lunedì 31 gennaio 2011
lunedì 27 settembre 2010
sabato 25 settembre 2010
la "Strega di Endor" in Peloponneso
Visualizza La Strega di Endor in Peloponneso in una mappa di dimensioni maggiori
e mi sbilancio adesso che l'inverno deve ancora ufficialmente iniziare,
assumendomi tutte le responsabilità del caso,
MI PIACEREBBE FARE CON IL SANTIPPE l'anno venturo, estate 2011!!!
Lessi di questo itinerario qualche anno fà su "Bolina" (ndr: a beneficio delle masse, a seguire arriva anche il post con inserite le pagine degli articoli di cui trattasi, scannerizzate..), poi già due anni fà lo proposi al mio amico Giancarlo che andò a farlo con la sua KAIRIA,
ritornando entusiasta fino a ringraziarmi dei consigli della vigilia..
Ed adesso ne sento nuovamente dire gran bene dall'amico Sergio, che quando lo sentii intenzionato in primavera a far questo giro, inoltrai anche a lui le info di cui sopra, scansionandogli le pagine del giornalino che riguardavano questi splendidi e mitici luoghi...
Se due indizi, infine, non costituiscono una prova... poco ci manca!

Di seguito, dunque,
il diario di bordo de-
la "Strega di Endor"
al ritorno dalla crociera in Peloponneso, scritto dal simpaticissimo
Capitan Sergio!
24 Luglio
Si parte da Firenze con il treno delle 8,30 da Santa Maria Novella a Bologna. Noi abitiamo a Fiesole e normalmente andiamo in motorino alla stazione ma questa volta i bagagli sono troppi. Un taxi da noi che abitiamo in una stradina, arriva molto male e inoltre la corsa costa molto dato che siamo fuori comune. Niente paura, dico a mia moglie, scendiamo in macchina e la lasciamo per strada in città e da lì chiamiamo il taxi. Arrivati giù ci rendiamo conto che ogni strada ha il suo lavaggio settimanale e che quindi era impossibile lasciare una macchina per 3 settimane. Giriamo,giriamo e intanto il tempo passa e si affaccia l’incubo che salti tutta la catena di prenotazioni fatta di due treni ed una traghetto. Infine pressati dall’ansia metto la macchina nel parcheggio della stazione ma mi rendo conto che a 3 euro l’ora al mio ritorno avrei in pratica dovuto lasciare la macchina in pagamento. Allora chiamo mio figlio che dormiva beato in campagna e gli chiedo ( costringo) a venire a recuperare la macchina ritirando le chiavi che io lascio ad un gentile signore dell’ufficio eurostar . Affannati saliamo all’ultimo minuto sul treno e , dopo aver cambiato a Bologna, arriviamo a Brindisi. La lunga attesa di un taxi ci fa fare amicizia con una coppia di ragazzi sui trent’anni che sono diretti al nostro traghetto. Saliamo sullo stesso taxi, ritiriamo insieme il biglietto del Ferry e aspettiamo insieme ad un bar del porto il momento dell’imbarco. Loro vanno a Patrasso, dove hanno prenotato una macchina per andare ad Atene, poi decideranno dove andare. Sono molto simpatici, italianissimi ma vivono a Parigi dove lui insegna italiano in un liceo e lei – avendo fatto teatro – applica la tecnica teatrale nella cura di bambini autistici. A mia moglie e a me viene in mente di invitarli a venire in barca con noi fino ad Atene: loro accettano anche se lei è andata una sola volta in mare su un ferro da stiro e in quella occasione ha avuto mal di mare: io mi spingo a dire che a vela è diverso e poi che il canale di Corinto è un mare “piccolo” e quindi la probabilità di trovare onda è bassa. Così un poco da incoscienti – sia noi che loro – sbarchiamo a Patrasso e ci facciamo una bella scarpinata per arrivare fino al porto dove troviamo la Strega ed Andrea , che, con un amico, l’aveva portata lì da Salivoli.
martedì 21 settembre 2010
indovinello
(aiutino: non è in Grecia...)
mercoledì 28 luglio 2010
mercoledì 12 maggio 2010
A come Accessori (#2 di 3)





Unico neo il prezzo........ :-O
domenica 7 marzo 2010
Quando il mare oscurò il cielo
Cari Amici,
Questo è il Diario di bordo di "Adventure" - Grand Soleil 343, la n.1 - , che non vuole essere un’opera letteraria, ma un sintetico promemoria delle emozioni, oltre che dei luoghi e delle persone che ne hanno fatto parte. Ho cucito insieme gli appunti del diario, con l’intento di rendere più snella e piacevole la lettura, spero di esserci riuscito.

Italia – Corsica – Minorca (Agosto - 1988)
E’ stato un agosto pieno di eventi, con tanto mare, e tante miglia, in 22 giorni ne abbiamo fatte 960, con una media di oltre 43 nm al giorno, se vi pare poco! fatte tutte sempre solo in due Licia ed io, allora ancora fidanzatini, (si fa per dire, vista la nostra età).
La rotta: Viareggio, Portovenere, Calvì, Mahon, giro dell’isola di Minorca, Bonifacio, Solenzara, Capraia, Livorno, Viareggio.
Durante il viaggio di ritorno da Minorca, dopo ben dieci anni di inutili tentativi, libri letti, dotte tecniche di presunti esperti, finalmente riusciamo a....
Questo il resoconto del viaggio di ritorno:
Abbiamo lasciato Mahon (39°52’N 004°18’E) all’alba, con quella tensione che si ha sempre alla partenza di una lunga traversata (allora senza l’aiuto del gps! ndr.), con un discreto vento di 18/20 nodi che ci arriva al traverso con un po’ di onda e Adventure da il meglio di se, è l’andatura che preferisce, e le onde, abbastanza rotonde, rollio a parte, non creano problemi di sorta.
Abbiamo come di consueto gettato la traina con un centinaio di metri di filo del 100 e un finale dell’ 80 con attaccato un Rapala con la coda snodata di una ventina di centimetri, a mezzogiorno parte nuovamente la traina, e come troppo spesso accade, pesco l’ennesimo sacchetto di plastica, siamo a 40mg dall’isola più vicina a non meno di 150 dalla Francia la Spagna o l’ Italia, siamo soli (e non vedremo un’altra barca per 2 giorni) ma in compenso il mare è pieno di sacchetti di plastica!!!
Disgustato lascio la lenza tutta riavvolta con il solo codino di circa 10 metri in acqua, e dato che filiamo tra i 7 e gli 8 nodi, il Rapala, così vicino alla barca, non fa che saltare fuori dall’acqua, per poi ritornare dentro nelle più strane posizioni. Sono stanco e decido di andare a riposarmi, lasciando a Licia il compito di vegliare su di me, oltre che su Adventure; bisogna approfittarne quando si può.
Disteso in cuccetta di poppa seguo il movimento dello scafo, cominciando a pregustare un sonno ristoratore, quando uno “scoppio” mi avverte che è partita la traina, ma questa volta il rumore è diverso, violento, fortissimo. Mi precipito fuori di corsa urlando “molla la randa, arrotola il genoa”, gettandomi in tuffo sulla frizione del mulinello che allento per non rischiare di veder strappare tutto.
La barca comincia a rallentare, ma la fine del rocchetto si avvicina pericolosamente, comincio a stringere la frizione fino a bloccare la corsa del filo, e miracolosamente non succede niente, la lenza resta tesa e non si strappa.
martedì 29 dicembre 2009
Grippia & Grippiale
Punto 1: di che si tratta.
i termini non sono affatto sinonimi, e al di là dell'assonanza indicano componenti dell'arte marinara distinti e separati!
La GRIPPIA è un cavo, tutto in cima o tutto in catena o anche misto, collegato al diamante dell'ancora.
Il GRIPPIALE è invece un gavitello, che può esserci o meno, e nel caso si trova legato alla grippia di cui sopra.
Fondamentale è comunque l'aspetto relativo alla "possibilità" della presenza del Grippiale, o meno: codesto gavitello può realizzarsi con qualsiasi mezzo galleggiante di dimensioni adatte (un piccolo parabordo piuttosto che un galleggiante da pesca, se non addirittura apposite boette in commercio con tanto di impressa la scritta ANCHOR, per dissuadere eventuali nuovi arrivati in baia da adoperarlo a loro volta come boa d'ormeggio!), tuttavia la sua presenza non è essenziale, nel senso che si può ugualmente far uso della Grippia, riportando piuttosto questa a bordo da prua, come descritto nella figura seguente.
Punto 2: uso, pro e contro.
Va detto subito che la Grippia si usa per godere del'impagabile vantaggio di garantire una rapida spedata dell'ancora in quelle condizioni di fondale laddove questa possa presumibilmente impigliarsi, caso emblematico i fondali di rocce multiformi (ed i peggiori sono quelli conformati con grossi massi): come dire, che in tutti i casi che codesto rischio si presenti in base all'esperienza dello skipper e la sua conoscenza dei luoghi, sarà utile la decisione da parte sua di predisporre la grippia già in fase di ancoraggio.
Questo è il primo e più importante, anche se non l'unico, vantaggio dell'uso della grippia che possa spingere lo skipper a richiederne l'impiego.
La manovra sarà quella classica consistente nel dar fondo fermandosi con il vento in prua, dopo avere preparato a bordo l'ancora principale appennellata fuori bordo sopra la superficie dell'acqua, e la grippia (cima o catena) ammanigliata al diamante dell'ancora principale e poi che faccia via in chiaro riportata a bordo, e abbisciata sempre in chiaro sulla prua, di fianco al pozzetto dell'ancora principale; si darà poi fondo, filando la grippia in anticipo se dotata di suo grippiale, piuttosto che filandola concordemente alla linea di ancoraggio principale se si adotta il sistema di rinviarla a sua volta a bordo.
Pro/contro del Grippiale: la boetta di segnalazione è assai intrigante, e indubbiamente molti skipper la usano anche per dar dimostrazione delle proprie arti marinaresche, ma in sè presenta una serie di inconvenienti non di poco conto. Prima di tutto in rade molto affollate rischia di invadere lo spazio di giro d'àncora altrui, e di per sè è poco cortese privare di spazio per l'altrui ancoraggio; in più, nell'eventualità di una salpata generale in emergenza, magari durante le ore notturne, la stessa boetta potrebbe non esser vista e finire aggrovigliata nelle eliche altrui, con le immaginabili conseguenze anche gravi, e tacendo delle relative responsabilità.
Nel caso opposto, invece, di stanca assoluta di vento, con le barche che inizino a girare sull'ancora non più in fase, lo stesso gavitello potrebbe urtare il proprio scafo o gli altri, e dar disturbo.
Sicuramente è comodo avere sempre l'indicazione visiva della posizione della propria ancora, anche a beneficio dei terzi, ma codesta manovra non deve essere abusata fino ad interferire con le manovre altrui: ciò per dire che il Grippiale va usato ("aggiunto") solo e soltanto quando è fondamentale segnalare la posizione della propria ancora, caso emblematico in certi porti sprovvisti di corpo morto in banchina, laddove il rischio di impiglio tra le linee di ancoraggio dei natanti in banchina è elevato, ed è anzi utile fornire a chi sopraggiunge la posizione esatta della propria linea già in acqua (è il caso questo, per esempio, di molti porti greci, dove l'impiglio tra le ancore delle barche in banchina è assai frequente, sgradevole tanto quanto pericoloso in presenza di traversia improvvisa).
E' evidente come in porto ciascuno scelga un calumo differente, e non è semplice da valutare a vista, dalla sola inclinazione della catena sugli altrui musoni, l'esatta posizione delle linee d'ancoraggio; in aggiunta si ricorda come nei porti la presenza di rifiuti sul fondo, prima di tutto vecchie ancore abbandonate, possa aumentare il rischi di impiglio, da risultare infine il sistema comodo per il successivo disincaglio.
In baia invece, laddove gli ormeggi sono pressoché paralleli al vento, è più semplice trovare indicazioni visuali sia delle posizioni delle linee d'ancoraggio già stese, che anche delle relative lunghezze. E' ovvio che in questo caso il grippiale di segnalazione può solo costituire un intralcio, senza considerare neppure la possibilità scortese che qualcuno possa adoperarlo di proposito per tenere a distanza le altre imbarcazioni alla fonda!
Il suggerimento di usare una grippia di lunghezza inferiore al fondale, da collocare il galleggiante ad un paio di metri dalla superficie dell'acqua per non dare intralcio ma essere ugualmente raggiunto con una facile apnea, è utile ma non trova il mio favore.
Ci sarebbe anche l'opzione 3, con il Grippiale adoperato per tenere la Grippia discosta dal fondo, e poi collegato alla prua dell'imbarcazione con una ulteriore sagoletta, di modo che non segnali la posizione dell'ancora ma eviti almeno che la Grippia possa attorcigliarsi con la linea d'ancoraggio, ma nuovamente la soluzione non mi piace per la sua eccessiva complessità (oltre che la confusione che può altrimenti ingenerare presso gli altri equipaggi in rada..)
Più comoda è la soluzione di rinviare la grippia a bordo: si manovra facilmente da prua, ed in caso di incidente o emergenza si manovra istantaneamente, e senza dover mettere in acqua il battellino; rimane peraltro un estremo rischio di accavallamento della linea di ancoraggio con la grippia, se questa è stata filata in eccesso, quindi i due cavi potrebbero aggrovigliarsi; sicuramente regolando la linea di ancoraggio anche la grippia va regolata di conseguenza, prima di tutto se non si vuole commettere il grossolano errore di veder ancorata la propria barca sulla grippia quando si fila più catena senza modificarne la lunghezza!
Esiste un unico caso "di scuola", dove la presenza del Grippiale risulta determinante, ed è quello dell'incaglio della propria linea di ancoraggio sotto quella di un'altra barca sopraggiunta, magari un grosso motor yacht: in questo caso con la Grippia riportata a bordo essa stessa si troverà sotto alla nuova pesante linea d'ancoraggio da essere inservibile, salvo un tuffo in apnea in acque basse che risolva la situazione, mentre con il galleggiante a debita distanza il cavo collegato al diamante dell'ancora sarà libero da inpicci ed una volta filata tutta la linea d'ancoraggio principale per occhio, si potrà recuperare tutto a bordo passando sotto la linea d'ancoraggio soprastante, agendo a partire dall'estremità della Grippia collegata alla boetta e facendo scivolare tutto quanto sul fondo. E' evidente comunque, che questo caso è probabile che accada solo in porto, per ribadire come già detto l'opportunità e l'utilità dell'uso del Grippiale in porto, molto meno in baia.
In realtà, il Grippiale è a sua volta utile a segnalare la propria linea di ancoraggio abbandonata sul fondo, in condizioni di fuga repentina che avesse richiesto di filare tutto quanto per occhio, quindi per un futuro recupero di linea d'ancoraggio ed àncora: fermo restando, però, che in quelle condizioni il galleggiante di segnalazione si può anche aggiungere alla Grippia riportata a bordo, un attimo prima di "tagliare la corda".
Dulcis in fundo due piccole dritte, di carattere "operativo".
1) che fare di fronte ad un incaglio della propria ancora laddove questa non era dotata di grippia?
..diciamo che la grippia, sistema comunque classico per spedare un'àncora incattivita, si può improvvisare come "volante", inventandosi un cappio di cima intorno alla propria catena quindi recuperandone quanto più possibile di modo che la barca si trovi quasi a piombo con l’ancora, e poi aiutandosi con un peso di piombo (basta uno di quelli da sub), si fa scendere il cappio lungo la catena fino sul fondo. L'obbiettivo è di far scorrere il cappio lungo tutto il fuso dell’ancora fino ad approssimarsi al diamante e per questo ci si può aiutare con il battellino spostandosi dalla parte opposta alla barca e tirando, quindi si userà infine il cavo come una normale grippia per tentare di spedare l'ancora impigliata.
2) si tenga sempre presente che la Grippia può esser potenzialmente anche adoperata per rinforzare il proprio ancoraggio con un Pennello ("appennellaggio")
Il Pennello è infatti, per definizione, un secondo ancorotto che mediante una cima o catena preventivamente legata al diamante dell’ancora principale (per l'appunto la grippia), vi viene ammanigliato per cicala ed affondato a mare in modo che concorra con l’ancora stessa alla presa e quindi tenuta sul fondale. Raramente si prevede subito la manovra, dando fondo prima al pennello poi all'ancora principale, perché significa che le condizioni meteomar sono avverse e forse era meglio riparare in un ridosso più sicuro se non in porto (in questo caso, il pennello ammanigliato alla grippia sarà posizionato sopravento all'ancora principale, entrando in forza quando questa inizia ad arare); ma invece, se si vuole aggiungere il pennello successivamente, servendosi del battellino di servizio, si recupererà il grippiale, liberando la grippia e le si annoda il pennello con un nodo di ancorotto, quindi si andrà poi a dare fondo al pennello nel punto prescelto sopravento all'ancora principale.
(in questo caso sarebbe sempre bene eseguire la manovra con una grippia di lunghezza superiore alla batimetrica del luogo di ancoraggio, allo scopo di evitare di sostenere, a mano o col barbotin, il peso di due ancore quando si dovrà salpare, e in modo che si potrà recuperare l’ancora principale a bordo mentre il pennello giace ancora sul fondo)
Buone Grippie a Tutti!
venerdì 14 dicembre 2007
notte agitata in grecia
Aprile 1995 siamo sull'areo per Atene, torniamo dopo un anno dalla nostra barca Angela.Siamo in cinque: io, mia moglie, Federica di tre anni e Beatrice che ha solo 9 mesi, ed è la ragione per cui l'anno prima in estate la ns barca è rimasta a dondolare nel porto di Lefkada nelle isole greche dello Ionio, la quinta è Mary la nostra babysitter tuttofare, che per la prima volta è su un aereo e per la prima volta metterà piede su una barca.Abbiamo dieci giorni per trasferire il ns Grand Soleil 41 dallo Ionio in Turchia a Kusadasi.L'equipaggio non è proprio quello che vi immaginereste per un trasferimento, ma, come vedremo poi, non farà una piega.Arrivati a Lefkada troviamo la ns barca pulita ed in ordine che ci aspetta, sistemate le varie incombenze, saldati i conti del porto e delle manutenzioni effettuate, il secondo giorno partiamo nel primo pomeriggio in direzione sud.Un bel maestralino ci fa navigare velocemente, mentre mia moglie sta al timone, io passo un pò in rassegna tutte le attrezzature, sembra che sia tutto a posto, decidiamo quindi di proseguire per la notte, sfuttando il vento favorevole. Ci facciamo tutto il golfo di Corinto sempre con vento al gran lasco. All'alba siamo all'imboccatura del canale di Corinto, ci danno subito via libera e entriamo.Non è la prima volta che lo passiamo, ma è sempre un emozione passare fra queste due muraglie di roccia per poi ritrovarsi finalmente nel mare Egeo, il mio mare preferito, culla della cultura greca, il sole ormai alzatosi sull'orizzonte ci porta un pò di caldo dopo la notte di navigazione, siamo tutti e tre in coperta, le bambine dormono tranquille nelle loro cuccette attrezzate con teli anti rollio.La prima tappa terminerà ad Egina, seguiranno altre tappe gionaliere e ci ritroviamo a Mikonos verso mezzogiono a visitare il paese.Ci accorgiamo che il tempo stà cambiano, barometro in discesa, nubi all'orizzonte verso sud, niente brezza; controlliamo il meteo, è in arrivo scirocco forza 4/5 tendente a 6/7 nella notte, per l'indomani 7/8 localmente 9/10 (in mezzo all'egeo dove siamo noi)L'ultimo posto dove voglio prendermi una tale buriana è nel porto di Mikonos, notoriamente con fondo cattivo tenitore e dove avrei dovuto ormeggiarmi traversato al vento, con incroci di catene.Fra l'altro il braccio di mare fra Mikonos e l'isola seguente: Ikaria è il più ampio di tutta la traversata e sicuramente dopo una simile sciroccata non sarà una passeggiata.Non c'è che una cosa da fare, partire subito ed arrivare ad Ikaria ridossandoci sulla costa nord.Ikaria è un isola montagnosa, brulla, scoscesa, inospitale, allungata in direzione est ovest, un isola dimenticata in cui raramente gli yachts fanno scalo, io stesso nei mie precedenti giri in Egeo non ci ero mai stato.Consulto la guida dell'Anglais che mi dice che più o meno a metà dell'isola sul lato Nord c'è il potro di Eudilos, c'è un bel pianetto che mostra un ormeggio consigliato, per venti da sud, in testa al molo di sottoflutto che esce in direzione nord dalla costa , fondale 2,5 mt.. perfetto, dai che si parte, sono circa 35 miglia, ma a 7 nodi di media arriviamo prima del tramonto, usciamo dal porto che è l'una con uno scirocchetto che comincia a montare.splendida traversata inizialmente vela e motore, ridossati da Mikonos poi solo vela bolina larga/traverso, cosa chiedere di meglio.Infatti arriviamo in porto prima delle sei e ci cerchiamo un posto dove ormeggiare.E qui iniziano le sorprese, i fondali sono molto più scarsi di quanto riportato sul pianetto praticamente ovunque, l'ormeggio in testa al molo sud? Tocchiamo con il bulbo in retomarcia ( molto piano l'avevamo visto) e siamo acora a quasi 10 mt dal molo. Che facciamo? continuare fino a Samos nella notte con Scirocco che sta rinforzando non ci sembra il caso.Fuori dal porto, oltre il molo sud, c'è un insenatura con una spiaggia in ghiaia sovrastata da una parete di roccia che la ridossa molto meglio del porto davanti al paese che è in una valletta.Certo era meglio stare in porto per le due piccole, ma l'ancoraggio nell'insenature è più sicuro.Ancoraggio fatto come si deve, fondo sabbioso buon tenitore, trenta metri di catena da 10 mmm, su 5/6 mt di fondale, la provo a motore e decido che basta l'ancora principale. Mi studio bene i dintorni, mi creo dei riferimenti, caso mai fossi costretto a manovrare di notte, prima di andare a dormire controllo che tutto sia pronto per una eventuale partenza. Lo faccio sempre quando mi ormeggio in baia, sopratutto con brutto tempo.In realtà il posto e molto ridossato, il vento aumenta, ma noi dormiamo tranquilli...fino alle tre, quando ci sveglia una sirena che ci sembra quasi in barca, salto subito in pozzetto e mi ritrovo la prua di un traghetto a pochi metri, un faro che mi abbaglia e un marinaio che urla e gesticola in greco in maniera inequivocabile: dobbiamo andarcene.Che è successo, i traghetti normalmente ormeggiano al molo di sopraflutto orientato Ovest-Est, l'avevo controllato, c'era anche sul pianetto, ma il vento era troppo forte e non era riuscito, voleva dire essere al traverso del vento contro il molo, e adesso voleva virare nell'unica zona ridossata per poi presentarsi perpendicolare alla costa, poppa al vento, per fare marcia indietro e ormeggiarsi al famoso molo sud, quello di sottoflutto.Decisione da prendere in tutta fretta: io l'ancora, che avevo data con tanta cura non la tiro sù! è una notte buissima, non si vede niente, a parte il traghetto. Attacchiamo il ns faro alogeno, mia moglie va al timone e mette la marcia avanti, puntiamo verso l'ancora, verso costa, io intanto mollo gli altri trenta metri di catena e torno in pozzetto, grazie ai riferimenti presi e al faro che illumina molto bene riusciamo a capire dove andiamo, attenti a non spedare l'ancora rimaniamo in posizione, ben oltre l'ancora verso costa, intanto il traghetto vira appena dietro a noi.E'andata, recupero la catena, ci facciamo riportare dal vento in posizione, riproviamo l'amcora, o.k. tiene come prima, torniamo a dormire, le figlie fortunatamente non si sono svegliate, noi invece non riusciamo più a dormire con quella sirena che ci rimbomba nelle orecchie.Ormai albeggia, vado in pozzetto, con la luce del giorno mi sento più tranquillo, più ottimista, quasi quasi mi sembra che il vento fuori non sia fortissimo, forse possiamo provare a passara lo stretto fra Ikaria e Samos per andare a Karlovassi sulla costa nord un porto grande e ben ridossato.Detto- fatto, tiriamo su l'ancora e bardati di tutto punto con le tre incoscienti che dormono tranquillamente sotto partiamo.Appena fuori siamo investiti dal vento, che non era affatto calato, proviamo, quasi senza randa e qualche metro quadro del genoa pesante srotolato ci mettiamo in rotta lungo costa di bolina larga, nonostante la distanza dalla costa sia di meno di un miglio siamo letteralmente sommersi dagli spruzzi portati dal vento e dalle creste frangenti delle onde corte e ripide, e si che abbiamo un ampio spayhood. L'anemometro segna cinquanta fissi più raffiche... a piacere.Io e mia moglie ci guardiamo in faccia, se qui è così come sarà nel canale con il mare enon più protetti, mi sà che abbiamo fatto una c...ta.Virata e si torna indietro al traverso, otto nodi abbondanti con quasi niente vele, riormeggiamo ed è finita, questa baia protetta dallo strapiombo è proprio una meraviglia.Il tutto è durato si e nò un ora, ...a noi veramente è sembrato molto di più.E le bambine? niente han dormito tutto il tempo, non si sono neanche accorte ci dice Mary, e anche Lei non sembra preoccupata.Il giorno dopo traverseremo su Samos Vathy, quasi senza vento con un pò di mare residuo nel canale, tutta quella buriana sembra non sia mai esistita, cos'era? un incubo notturno, con traghetto e tutto?La barca sarà la ns base a Kusadasi per due estati, poi a Marmaris per altri tre anni. Sarà la nostra casa al mare in Turchia che gireremo in lungo e in largo con le ns bambine che intanto crescono. Beatrice imparerà a camminare l'estate successiva proprio durante la crociera come aveva già fatto Federica tre anni prima.
lunedì 10 settembre 2007
report isole Jonie
REPORT
a bordo di KAIRIA..
riassumo al volo l'itinerario di seguito: 30/7 volo vr-ct 31/7 armo dello strallo volante e prova della trinchetta mai issata (infatti era bella che ripiegata al contrario nella sacca, con bugna e penna in fondo, e priva di scotte..), pieno di gasolio, salpati dal porto di ct alle 17.30, saluto all'Etna, via.. 1/8 traversata per 82° puntati su Cefalonia, mare e vento i peggiori che potevamo prendere: il maestrale come è arrivato nel we se ne è andato prima del tempo lasciando il posto ad un pessimo grecale per noi, con lo strascico di un mare rotto ed incrociato che ci ha fatto ballare maledettamente.. ore e ore di motore, con un pò di genoa srollato, vento mai sotto i 25 nodi e mare 4-5; oltre al mal di mare che colpisce tutti in barca tranne il comandante ed il mio pargoletto, da rilevare un bel tonno di 14 kili che si allama durante il mio turno di guardia all'alba del primo giorno (lo seguiranno poi altri due pescioni simili che messi assieme ci hanno fornito con i loro preziosi 30 kili di polpa la pappa per una settimana intera..) 2/8 il maestrale arriva alle 2 del mattino durante il mio turno di guardia, che lo sento arrivare tiepido sulla pelle e l'apprezzo e gli do il benvenuto come fosse un desiderio, decido che è ora di fare filare la barca e do tutto genoa (non la randa perché sono da solo insalamato con la cintura di sicurezza, giù dormono tutti ed il mare adesso ci colpisce diretto sul fianco); la barca prende un bel passo sugli 8 nodi e sotto credo stiano tutti avendo l'incubo d'essere stati passati in lavatrice; al mio secondo turno di guardia al mattino, avvisto Cefalonia intorno alle 8; si cerca un posto a Lixouri poi anche ad Argostoli: i famosi nuovi marina in costruzione sono sempre in costruzione, e si va in banchina per la notte. pomeriggio gita a Fiskardo ma in taxi, 255 miglia tutte d'un fiato hanno dato a tutti overdose da mare 3/8 si punta su Itaca costeggiando la costa est di Cefalonia; si trova una baia per la notte strepitosa sul lato sud di Itaca (Ayios Andreas), l'unico fastidio è andare a mettere le cime a terra sugli scogli tutti tempestati dagli escrementi delle capre selvatiche (proprietarie della baia); mio figlio si sveglia dalla ninna x i belati mentre il sottoscritto si incarica del servizio di ormeggio 4/8 via verso Vathi, capoluogo dell'isola per sosta tecnica (meteo, passeggiata, pappa) poi quando ci liberiamo dalle ancore sul nostro calumo proseguiamo nel pomeriggio verso nord prendendoci una bella bolina larga in direzione Meganisi (prima timonata goduriosa della crociera), fondo a Ormos Kapali: chi la conosce so di che incanto sto parlando (cime a terra senza capre) 5/8 scopriamo le tracce del clandestino, la rotta sarebbe sul canale di Levkas ma servono contromisure convenzionali, perciò fermata a Nidri (di fronte "Baia tranquilla" affatto tranquilla che ci saranno state dentro 150 barche!!!): mi incarico di debellare l'invasore e vado in armeria (=shipchandler George's, una botteguccia piena di roba all'inverosimile) ..procuro le colle ma specialmente i famosi dischi per le cime di ormeggio a terra, introvabili in italia e qui invece vendutissimi (chissà perchè...........) ..gadget CONSIGLIATISSIMO!!si prosegue per il canale di Levkas ma restiamo fregati: il ponte galleggiante dovrebbe aprirsi ogni ora all'ora intera ma all'una non si apre e nemmeno alle 13, ma neanche alle 14!!! al posto del ponte galleggiante (è una chiatta) hanno messo ritengo provvisoriamente un traghetto e -ritengo sempre- per questa ragione le aperture sono meno frequenti, prendiamo quella delle 15 ma che palle perdere 3 ore così della propria vita. affoghiamo i dispiaceri nell'alcol gettando l'ancora all'inizio del canaletto finale e stappiamo bottiglie di Gewurztraminer sullo speck. passa una barca sensazionale, un 16 metri inglese autocostruito con tanto di oblò stile sommergibile (messi a caso), coffa di avvistamento all'albero e biciclette legate sui paterazzi (!!!) ..fotografata, di diritto nell'archivio delle bestie galleggianti. si passa il canale e si punta a Paxos dove saremo diretti per farci la notte: inizia la "regata" tra noi e la trentina di barche che ci ha preceduto al passaggio nel canale, vento di bolina larga sui 20-25 nodi e uscendo ultimi dal canale ci prendiamo la rotta più sopravvento di tutti (anche perché siamo la barca più grossa del lotto); in 15' ce le mangiamo tutte, sparite in 30' (seconda timonata goduriosa della crociera, ci sono foto che mi ritraggono al timone con la lingua penzoloni); il comandante esce dal carteggio con l'ordine di riparare a terra, vuole essere prudente e non arrivare a Paxos con il buio: poggio e porto la barca nel canale di Preveza, andremo a dormire a Vonitsa a metà circa del golfo di Amvrakia (le donne a bordo mugugnano ma l'ammutinamento è sedato sul nascere) 6/8 partiamo di buon ora per Paxos: nel golfo arrivava un vento di terra freddo e teso, fuori non ce ne è niente. a motore fino a Gaios; porto pieno ci mettiamo alla ruota sul lato sud della rocca (dove stava "Astra" e qualche altro miliardo di euro a galleggiare tipo golette d'epoca e Swan kilometrici); si va a terra a cercare nuove contromisure antiratto: la "bestia" ci ha fatto fessi facendoci trovare le impronte sulla colla e portandosi via il formaggio (in gergo: ci ha mangiato l'esca e c@c@to sull'amo): sentenzio che si tratta di una bestia di dimensioni considerevoli e testimonio allo sguardo di terrore negli occhi del comandante (e armatore), decreto che servono sistemi non convenzionali.cena a terra alla ottima taverna Taki Taki (un must: abbiamo incrociato l'indicazione di un tassista con quelle della Lonely Planet, convergenza assoluta) poi al rientro gita notturna in tender ad ammirare da vicino Astra (che poppa...) mentre le donne a bordo svuotano i gavoni da ogni possibile cibaria; metto le trappole alle 2.30 e vado in cuccia per ultimo. 7/8 alle 3.00 uno scatto metallico mi sveglia e vado al controllo: la bestia è in gabbia! :-)sveglio orgoglioso l'intero equipaggio, immortalando il momento con la macchinetta digitale; l'incarico del boia è doverosamente il mio: alle 3.25 un topone galleggia senza vita nelle placide acque di Gaiosho fatto il mio dovere lasciando un pò di serenità in barca, torno in cuccia per qualche oretta di riposo ed alle 6.30 suona la sveglia: il catamarano per Brindisi salpa alle 7. viaggio tranquillo con scalo a Corfù, arrivo puntuale a Brindisi per mezzodì (nei tre giorni precedenti il catamarano non ha viaggiato fermato una volta da un incendio a bordo e due dal mare mosso!); vado dritto in aereoporto con un taxi e riesco anche ad anticipare il mio volo; rientro a Verona via Fiumicino 4 ore prima del previsto ma senza bagagli: quelli fermi a Roma insieme alle montagne di valige viste al tg, arriveranno per fortuna integri solo all'indomani; un bravo al mio pargolo che in una settimana s'è distinto come esemplare mozzo di bordo, manca poco che diventa marinaio semplice! al solito non rileggo mai, le mie scuse per l'ortografia d