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lunedì, luglio 22, 2024

Requiem di guerra - Benjamin Britten

Ieri abbiamo assistito a un’esecuzione del “Requiem di guerra” di Benjamin Britten. Non conoscevo questo lavoro monumentale (vedi organico qui sotto) e la ragione principale per cui siamo andati era la presenza nel coro di due amici.

È sicuramente un grande requiem ricco di scelte strutturali particolari e inusuali.
Mi è rimasta una domanda (o impressione, magari sbagliata) che cercherò di approfondire: nonostante sia stato composto negli anni ‘60 del novecento il linguaggio musicale sembra più vicino a quello di almeno mezzo secolo prima.
  

Organico: solisti (soprano, tenore e baritono), coro, coro giovanile, organo e due orchestre (un'orchestra completa e un'orchestra da camera).



domenica, luglio 09, 2023

La doppia vita dei nazisti: strage di civili in Italia e tornati in Germania, senza pagare i loro crimini

Trovo molto interessante l’articolo lungo di Carlo Bonini di oggi.
Ne riporto solo alcuni brani.

“Hanno fatto strage di civili in Italia. Poi sono tornati a casa in Germania, senza mai pagare i loro crimini. Ecco le loro storie.”

“Li chiamavano "lupi mannari", werwolf, perché dietro l’aspetto presentabile conservavano l’anima delle belve. Non avevano dimenticato l’orrore di cui erano stati protagonisti: lo tenevano dentro, aspettando che tornasse la loro ora. Quando il Terzo Reich è crollato, all’inizio hanno pensato di proseguire la lotta con le armi. Poi è sorta la Guerra Fredda e hanno trovato nuovi nemici e altri modi per riscattare i vecchi camerati: progressivamente non hanno neppure sentito il bisogno di nascondersi e sono tornati a radunarsi tra reduci.

La Germania ha faticato ad affrontare l’eredità nazista. Salvo pochissime eccezioni, l’intero Paese aveva seguito Hitler e per questo sono stati adottati criteri di epurazione molto selettivi: soltanto artefici e carnefici dell’Olocausto sono stati considerati criminali da perseguire. Subito si è creata una distinzione, che è tuttora in voga nella destra, tra i gerarchi del Partito e gli uomini delle Waffen SS, equiparando questi ultimi ai "normali" combattenti delle forze armate. Non si è voluto guardare alla realtà, ancora più drammatica: in Italia come negli altri territori occupati erano stati militari di ogni tipo a commettere gli eccidi: Waffen SS, Wehrmacht, Luftwaffe. A ordinare le stragi di civili e a portarle a termine erano stati volontari e coscritti, soldati semplici e ufficiali. Questa responsabilità in qualche modo collettiva ha contribuito alla rimozione individuale della colpa, permettendo ai massacratori di dormire sonni tranquilli per decenni. Li ha aiutati la volontà dei governi occidentali di non infierire sulla Germania federale, tornata a essere un alleato fondamentale nella sfida con il blocco comunista: i fascicoli dei procedimenti aperti in Italia sono stati murati nel famigerato "armadio della vergogna". E la sensibilità giuridica della magistratura ha spinto a punire soltanto le figure apicali, graziando chi aveva obbedito agli ordini, pur eseguendoli con compiaciuta crudeltà. Poi in mezzo secolo i valori etici sono cambiati e anche la giurisprudenza ne ha preso atto. L’innocenza di uomini come il capitano Erich Priebke, uno dei registi delle Fosse Ardeatine, è stata considerata inaccettabile. E agli inizi del millennio la procura militare di La Spezia, guidata da Marco De Paolis, ha realizzato un miracolo investigativo individuando - grazie soprattutto alle ricerche negli archivi di Carlo Gentile - e facendo condannare centinaia di aguzzini sopravvissuti nel silenzio. L’opera di giornalisti determinati come Udo Gumpel ha scosso le coscienze tedesche. Ma bisogna andare oltre. In questo momento infatti ricordare è doppiamente fondamentale. Perché, come i personaggi delle biografie scritte da Francesca Candioli in questo longform, sono tornati sulla scena europea partiti che non rinnegano quel passato di terrore, conservandolo nei loro simboli e nei loro slogan. Sono i nuovi lupi mannari, che aspettano il momento opportuno per gettarsi sul nostro futuro.”

Seguono biografie dei lupi mannari : La doppia vita dei nazisti dopo la Seconda Guerra Mondiale - la Repubblica

Riporto solo qualche brano dalla solo biografia di Walter Reder.

Per due volte, prima nel ’67 e poi nel ’84, l’ex ufficiale scrive una lettera di perdono ai cittadini di Marzabotto. I familiari delle vittime e i superstiti con un referendum decidono in entrambi i casi di respingere il suo appello. Ma in Germania e Austria viene lanciata una campagna di solidarietà, presentandolo come un martire, un capro espiatorio, un sepolto vivo in ostaggio dei comunisti italiani. Nel 1980 anche da noi le cose cominciano a cambiare e il tribunale militare di Bari gli concede la libertà condizionale, riconoscendo "un sincero ravvedimento". Il rilascio definitivo è previsto nel 1985. Ma dopo una serie di trattative che coinvolgono il governo di Vienna e il Vaticano, l’allora premier Bettino Craxi decreta l’estradizione in Austria sei mesi prima della fine della pena.

Dopo oltre 30 anni di prigionia nel carcere vista mare di Gaeta, il maggiore delle Ss Walter Reder, che si è reso responsabile di alcuni tra i più sanguinosi massacri in Italia, torna a casa a quasi 70 anni. La stretta di mano con il ministro, che lo accoglie come un eroe, crea un caso internazionale e una crisi di governo. Reder trascorre i suoi ultimi anni di vita in Carinzia, riprende a frequentare i suoi vecchi amici durante i raduni di ex reduci delle SS e, come prima cosa, ritratta il suo pentimento. A pochi mesi dal suo arrivo in Austria, dichiara alla stampa che non deve giustificarsi di nulla e che le richieste di perdono e di scuse che aveva mandato alle vittime italiane erano state solo una mossa del suo avvocato.
Sei anni dopo il suo ritorno, muore a Vienna il 26 aprile 1991: al suo funerale partecipa un pubblico molto numeroso, tra cui diverse ex SS e alcuni membri dell’estrema destra. Durante l’occupazione tedesca in Italia, Reder trasforma le operazioni contro i partigiani in una sequela di massacri contro la popolazione: Vinca, Valla e Bardine San Terenzo e poi Monte Sole, quella erroneamente chiamata strage di Marzabotto, l’eccidio più grave realizzato dai nazisti nell’Europa occidentale. In pochi giorni furono massacrate 770 persone in oltre 100 località sparse tra le montagne dell’Appennino Bolognese, e ad uccidere gran parte delle vittime furono proprio gli uomini del battaglione esplorante della 16a divisione Reichsführer Ss guidato da Reder. Nel 1945 il maggiore viene fatto prigioniero in Austria e nel 1948 estradato in Italia. Nel 1951 il processo celebrato a Bologna lo condanna all’ergastolo.

lunedì, novembre 22, 2021

Green pass in Italia e in Germania

Alcuni si lamentavano delle misure “liberticide” imposte in Italia con la certificazione verde.

Qui in Germania, dove misure simili sono state introdotte molte più tardi che in Italia (troppo tardi) e quindi i numeri sono spaventosamente più alti, adesso per accedere a situazioni come le nostre prove d’orchestra persino i vaccinati devono sottoporsi alla prova del tampone.

lunedì, marzo 29, 2021

Vaccini Covid-19: l'esempio della regione Lazio

Finora in famiglia abbiamo preso cinque appuntamenti per il vaccino sul sito della regione Lazio. In tutti i casi abbiamo trovato un appuntamento al primo tentativo.
Sul sito di qui bisogna prima registrarsi per ottenere un codice. E poi impegnarsi in giornate di click compulsivi per poter oltrepassare la pagina, che altri chiamano "porta della legge", con il messaggio:
"Derzeit stehen leider keine Termine zur Verfügung."


martedì, luglio 21, 2020

L'accordo europeo sul Fondo per la ripresa

I Fondi per la ripresa rimangono i 750 miliardi previsti. Di questi, la quota italiana sale da 173 a 209 miliardi, dei quali 81,4 come trasferimenti diretti di bilancio e 127 come prestiti. Mi pare che la negoziazione sia stata condotta molto bene.

Adesso un antieuropeista onesto dovrebbe riconoscere che senza Unione Europea l’economia italiana sarebbe crollata. Il futuro è all’interno dell’UE con politici che sappiano negoziare ma che sappiano anche tenere fede ai patti. Alzare la voce nei modi e nei momenti sbagliati può essere solo controproducente. 
Trovo molto positivo anche il fatto che per la prima volta la Germania sia stata in grado svolgere un ruolo di guida e mediazione.
Ora speriamo che i fondi vengano usati con saggezza.

sabato, luglio 04, 2020

Mendelssohn e il saltarello

“Avreste dovuto vedere come Louise Vernet, figlia del pittore francese Horace Vernet, danzava il saltarello con suo padre. Quando dovette smettere un istante, ella afferrò il grosso tamburo e prese a percuoterlo dando il cambio a noi che non ne potevamo più per la fatica. Avrei voluto essere un pittore. Ne sarebbe venuto fuori un quadro meraviglioso.“

Dalle memorie del viaggio italiano di Felix Mendelssohn Bartholdy. La scena avviene a Roma.

Al saltarello Mendelssohn dedicherà il quarto movimento della sua sinfonia italiana.

Abbado, Mendelssohn-Bartholdy Symphony No.4 "Italian" in A major Op.90

giovedì, maggio 28, 2020

Il piano UE per la ripresa

Credo proprio che possiamo dirci soddisfatti del piano proposto da Ursula von der Leyen e dalla commissione europea per la ripresa.


All’Italia aspetterebbe la fetta più grande di aiuti molto consistenti. E stavolta dobbiamo ammettere che il contributo del governo tedesco è stato e sarà determinante. Perché la trattativa con i quattro piccoli paesi che si oppongono al piano dell’UE non è ancora terminata. Ma mi sento di lodare anche il governo italiano che ha negoziato mostrandosi fermo, collaborativo e autorevole.

Un paio di domande sensate che ci si potrebbe porre. Dove avremmo presi fondi di tale entità se non avessimo fatto parte dell’Unione Europea? Un altro governo sarebbe riuscito a ottenere qualcosa di simile?

Qualche dettaglio sul piano
La commissione europea propone un piano da 750 miliardi raccolti emettendo obbligazioni. All’Italia spetterà la fetta più grande: 172,7 miliardi, 81,8 a fondo perduto.

I fondi dovranno essere spesi secondo piani che prevedono riduzione di CO2, miglioramento del digitale e sostegno ai lavoratori più colpiti dalla crisi. Sarebbero disponibili dal 2021 ma con 11,5 miliardi da rendere disponibili già quest'anno.

L’ultima parola spetterà ai capi di Stato e di governo che si riuniranno il 17 e 18 giugno. “Ma per ora, nonostante i tentativi di ammorbidire il gruppo dei “frugali” rassicurandoli sul fatto che ci sarà un minimo controllo esterno su come i fondi vengono spesi dai Paesi del Sud Europa, l’accordo appare lontano.”

Un altro aspetto positivo è che, per facilitare il rimborso delle obbligazioni, la commissione europea propone nuove tasse ben indirizzate: sulle emissioni, sulle grandi multinazionali, sulla plastica e una
tassazione dei giganti del digitale.

Ecco le parole di Ursula Von der Leyen: “Un’economia in difficoltà da una parte indebolisce una forte dall’altra. Divergenze e disparità aumentano e abbiamo solo due scelte. O andiamo da soli, lasciando Paesi e regioni indietro, o prendiamo la strada insieme. Per me la scelta è semplice, voglio che prendiamo una strada forte insieme. Le proposte più coraggiose sono anche quelle più sicure, è per questo che oggi proponiamo il Fondo ‘Next Generation Ue’ da 750 miliardi, che si aggiungerà ad un Quadro finanziario pluriennale rivisto a 1.100 miliardi, arrivando così ad un totale di 1.850 miliardi. … Occorre fare un ulteriore passo coraggioso verso l’Europa della sostenibilità. Lo dobbiamo alle prossime generazioni. Viva l’Europa”.

domenica, aprile 19, 2020

Coronavirus: le misure dell'UE: bond o MES?

Il mio amico Gianni cita dei fatti sul nuovo MES e pone una domanda.

"I prestiti Mes sono erogati a condizioni molto vantaggiose (tassi di interesse a livello di AAA), per periodi molto lunghi (i prestiti alla Grecia scadono nel 2070, quelli all’Irlanda firmati nel 2010 scadono nel 2042, quelli al Portogallo firmati nel 2011 scadono nel 2040) e con periodi di grazia molto estesi (il rimborso inizia dopo anni dal primo tiraggio).

Oggi
1) non ci sono condizioni da sottoscrivere, nulla può essere imposto allo Stato richiedente aiuto
2 )in base al Trattato gli aiuti della linea pandemica vengono approvati con voto all’unanimità.
3) Anche un solo voto contrario blocca la possibilità di modificare o rimodulare l'accordo.
4) Quindi l’Italia ha l’ultima parola
Quindi qual'è il problema?"

La mia risposta: a mio avviso essere contro il MES è diventato uno slogan elettorale. Per cui chi era contrario vuole continuare a tenere il punto anche se le condizioni sono cambiate solo per ragioni di tornaconto elettorale. Nonostante la consapevolezza che senza quell’aiuto il paese dovrà affrontare difficoltà molto più grandi. O magari l’obiettivo è proprio quello: far sprofondare il paese per poi appropriarsene.

Il tema ha suscitato un'interessante discussione su FB. Ne riporto una mia estrema sintesi delle conclusioni.
1. Il MES non è del tutto senza condizioni, ma, in queste nostre condizioni finanziarie e sanitarie il MES alleggerito sembrerebbe irrinunciabile per l'Italia.

2. Ottenere anche i coronabond, o come si vogliano chiamare, sarebbe molto meglio che ottenere solo il MES.

3. Vista la situazione europea attuale, è molto improbabile che si arrivi a un accordo sui bond.
4. Sul lungo termine, per cambiare i termini di autorevolezza in una contrattazione con l’Europa l'Italia dovrebbe ridurre il debito pubblico.

sabato, aprile 18, 2020

Coronavirus: si può stimare la quantità reale dei decessi dovuti al virus?

Andrea Capocci, nel suo articolo Wuhan riconta i morti. Ma i numeri sono errati un po’ ovunque, ha riportato dati molto interessanti pubblicati dall’Economist. Il settimanale britannico ha confrontato il numero ufficiale dei morti di Covid-19 nel mese di marzo con l’aumento della mortalità rispetto allo scorso anno per diversi paesi europei allo scopo di stimare la quantità reale dei decessi dovuti al virus.

Di seguito riporto i brani dell'articolo di Capocci.

"Forse ispirati dalle inchieste italiane, all’Economist hanno confrontato il numero ufficiale dei morti di Covid-19 nel mese di marzo con l’aumento della mortalità rispetto allo scorso anno per diversi Paesi europei. È solo una stima, perché non tutte le morti in più del marzo 2020 devono essere necessariamente attribuite al Covid-19. Ma il surplus fornisce almeno un ordine di grandezza dell’approssimazione con cui sono contate le vittime dai governi che stanno fronteggiando la pandemia.

Dai grafici dell’Economist si scopre che in Spagna il numero di vittime ufficiali di Covid-19 a marzo, circa 8000, rappresenta solo una parte dei 13000 decessi in più rispetto allo scorso anno. La sottostima delle vittime di Covid-19 è dunque del 60%. Stessa percentuale per la Francia, dove i morti di marzo dovuti al Coronavirus ufficialmente sono 5000, ma la cifra più verosimile è di 8000 vittime. Più precise le cifre del Regno Unito: 6200 le morti ufficiali, 7000 i decessi in più. La sottostima è solo del 10%. All’estremo opposto ci sono i Paesi Bassi. Nel mese di marzo i morti di Covid-19 non sono stati 1700, come dicono le stime ufficiali, ma più probabilmente 4000. Il numero reale delle vittime è quasi due volte e mezzo quello ufficiale.

Il grande assente nell’analisi dell’Economist è la Germania. Lo «Statistisches Bundesamt», l’Istat locale, non ha ancora pubblicato i dati sulla mortalità. «Sono attesi per il fine settimana», spiega l’istituto in una nota. Secondo i dati ufficiali è il Paese che sta gestendo meglio l’epidemia, con soli tre morti ogni cento casi registrati. Un successo che si spiega con il gran numero di tamponi e con l’abbondanza di posti in terapia intensiva, dicono gli esperti, anche se sui test non ci sono dati ufficiali. Ma c’è chi dubita della classificazione dei casi adottata dai tedeschi, come il presidente della società italiana di geriatria Roberto Bernabei: «Se in Germania contano solo il paziente giovane con polmonite interstiziale da Coronavirus, alla fine avranno pochissimi morti». Fra pochi giorni si saprà come stanno le cose davvero. Meriti e colpe delle scelte sanitarie avranno un ruolo decisivo anche sui tavoli economici dei negoziati europei.

venerdì, aprile 17, 2020

La fallacia dell’argomento che i fondi europei covid19 favoriranno le mafie italiane: Saviano torna sul tema

Dopo aver risposto a Die Welt ("Meno soldi arriveranno all'Italia dall'Ue, più potere avranno le mafie") Saviano, uno dei massimi esperti in fatto di mafie e relativi investimenti, scrive un articolo sul settimanale Die Zeit.
"Se la nostra economia non sarà sostenuta, ne beneficieranno le mafie: e il problema non riguarderà solo noi ma tutta l'Europa"
Ne riporto alcuni brani.

"L'errore più grave che i cittadini tedeschi possano commettere oggi è credere che gli aiuti economici ai Paesi più devastati dal Covid-19 siano risorse saccheggiate alla propria ricchezza; sono, al contrario, la messa in sicurezza della propria economia che, anche se tedesca, è indivisibile dalla condizione delle economie di tutti gli Stati membri. L'errore in cui l'opinione pubblica e la politica tedesche possono incorrere in queste ore è credere che gli aiuti all'economia italiana siano un regalo alle organizzazioni mafiose. Errore madornale.

Un articolo di qualche giorno fa del quotidiano Die Welt descriveva le mafie italiane in attesa della pioggia di euro che l'Europa sta discutendo se versare o meno all'Italia e ad altri Paesi in difficoltà: peccato che questa sia una posizione profondamente ingenua, perché le organizzazioni criminali si insinuano laddove la struttura economica legale entra in crisi e si trova in affanno. ...

Alle aziende prosciugate dalla crisi del Covid-19 le mafie offriranno la loro liquidità per ripartire: soldi in cambio di quote societarie o addirittura dell'intera società, che magari continuerà a mantenere ufficialmente la stessa proprietà, ma svuotata di ogni potere, perché a decidere e gestire saranno i clan. E quando un clan entra in un'azienda, finisce per inquinare tutto il mercato, perché quell'azienda - sostenuta da capitali criminali di origine illecita - potrà permettersi di offrire prezzi competitivi che le aziende sane non possono permettersi: questo annienterà la concorrenza, falserà il mercato, ucciderà l'economia pulita. E questo rischia di accadere non solo in Italia, ma anche - e soprattutto - in Germania.

I soldi delle organizzazioni criminali si trovano negli scrigni europei - a Londra, in Lussemburgo, in Liechtenstein, a Malta, ad Andorra, solo per citarne alcuni. I soldi lì depositati si trasformano in hotel, resort, ristoranti, negozi, imprese in ogni settore e in ogni luogo. Non penserete davvero che le organizzazioni si fermino all'interno dei confini italiani! Sarebbe una colpevole ingenuità crederlo. ...

La Germania è una delle nazioni con maggiore opacità del proprio sistema finanziario, è un luogo dove è molto facile nascondere denaro. Il Tax Justice Network (autorevole gruppo internazionale indipendente) ogni anno stila il Financial Secrecy Index, una classifica dei Paesi in base al loro grado di segretezza e alla portata delle loro attività finanziare offshore: ebbene, in un elenco guidato dalle Cayman Islands, la Germania si piazza al 14° posto, scalzando addirittura giurisdizioni come Panama e Jersey, classificati rispettivamente al 15° e al 16° posto. Uno studio del 2015 a cura del Prof. Kai Bussmann, collocava la cifra del riciclaggio in Germania attorno ai cento miliardi di euro annui. Da allora sono passati cinque anni e, studiando gli affari criminali internazionali, possiamo ipotizzare che le somme siano aumentate.

Insomma, quello che vorrei poter dire a gran voce ai tedeschi, è che nel loro Paese c'è presenza mafiosa esattamente come in Italia, in Albania, in Serbia, o in Messico, ma non avere le diottrie giuste per l'analisi costringe a misurare il fenomeno mafie solo seguendo il sangue. In Germania si registrano molti meno omicidi di stampo mafioso rispetto all'Italia, e per questa ragione i tedeschi si credono al riparo. Non è così. Le organizzazioni mafiose sul territorio tedesco sono molto numerose e varie. La Germania è sempre stata l'El Dorado delle mafie.

Dal Report sulla Situazione Internazionale del Crimine Organizzato 2018 stilata dal Bundeskriminalamt le persone indagate risultano di ben 90 nazionalità diverse. Il numero vi stupisce? Forse c'è un motivo al vostro stupore, e voi non ne avete responsabilità: in Germania il reato di associazione mafiosa non esiste. Perseguire un clan a Monaco si rivela molto più difficile rispetto a perseguire lo stesso clan a San Luca d'Aspromonte, per cui un mafioso in Calabria può essere considerato un rispettabile imprenditore in Baviera. Inoltre, anche la normativa antiriciclaggio tedesca continua ad essere all'atto pratico molto debole nonostante l'adozione delle nuove direttive europee. L'azione di contrasto alle mafie è affidata prevalentemente all'associazionismo, con movimenti come Mafia? Nein danke!, che sopperiscono anche a un'informazione sul crimine organizzato che in Germania è molto carente per via di rigide leggi sulla tutela dei diritti della personalità e di un codice della stampa che spesso si trasforma in censura. Se la Germania adottasse una vera ed efficace legislazione antimafia, porrebbe al centro del suo dibattito anche i flussi di denaro criminale che la affliggono. Ora è tutto sott'acqua da anni, da troppi anni.

Abbiamo bisogno di una politica comune di contrasto per difenderci tutti. Se non organizziamo una tenuta forte dell'Europa l'economia tedesca verrà divorata. Come? Semplice: le aziende oneste soccomberanno inesorabilmente nello scontro concorrenziale con aziende che invece possono contare su alleati criminali. Lo so, state pensando che queste storie non vi riguardino direttamente, ma riguardino solo dei delinquenti stranieri che vi sono entrati accidentalmente in casa. Altra totale fesseria. Ad usare i capitali mafiosi sono le piattaforme finanziarie tedesche e una parte della borghesia tedesca che si rende partecipe di tutto questo. Ma allo stesso tempo, chi paga per questo flusso mafioso che sta alterando gli equilibri economico-sociali in Germania? I cittadini tedeschi.

Cari tedeschi, siamo sullo stesso fronte, dovete decidere da che parte stare. Con o contro i poteri criminali? Volete che la Germania sia una loro piattaforma? Sto già immaginando un'altra vostra domanda: ma se le mafie hanno sempre saccheggiato risorse pubbliche, perché non dovrebbe accadere in questo caso? Certo, i clan proveranno sempre a infiltrarsi negli appalti pubblici. Lo fanno in diversi modi: corrompendo i politici, i quali poi fissano i parametri dell'appalto su misura per quella determinata azienda mafiosa e ne facilitano la vincita; giocando al ribasso, ossia proponendo prezzi inferiori rispetto a quelli di mercato e quindi più bassi rispetto a quelli che le aziende concorrenti potrebbero mai offrire, tanto all'impresa mafiosa quell'appalto non serve per guadagnare ma solo per ripulire denaro già guadagnato con attività illecite; infine, con la forza dell'intimidazione, per cui le imprese sane hanno paura a partecipare alle gare in cui si presentano anche imprese mafiose e quindi lasciano a loro libero il campo. La soluzione a queste dinamiche malate, però, non è bloccare tutti gli appalti e i fondi pubblici, ma permettere alle aziende sane di essere protette.

La lotta per l'Europa unita è ancora lunga, ma i destini dei suoi Stati sono già annodati e si realizzeranno soltanto insieme. In questo momento l'Europa è sotto attacco, non solo da parte del Covid-19 ma anche della sfiducia di tanti suoi cittadini: i movimenti antieuropeisti, dopo aver sputato a lungo sull'Unione, ora le chiedono un aiuto e vedono nella titubanza della politica nordica e nell'ostilità di certa stampa tedesca la conferma che l'Europa è matrigna; di contro, in Germania l'eventualità di un ennesimo aiuto economico ai Paesi meridionali viene visto come tradimento dell'Europa, che usa risorse tedesche per risolvere problemi che si considerano estranei. Bisogna tenere conto di un fatto oggettivo, però: la pandemia non è un problema italiano e sarebbe un errore imputare la situazione critica in cui ci troviamo solo all'incapacità degli italiani di costruirsi una stabilità economica. Nessuno qui sta implorando la Germania e il suo popolo, qui ci si sta guardando negli occhi: noi non siamo in guerra, non siamo quindi fronti che devono negoziare armistizi, la metafora bellica utilizzata con la pandemia è del tutto sbagliata, presuppone confini, battaglie, soldati e generali. Noi qui dobbiamo allearci contro il virus e provare a curarci a vicenda, la cura presuppone comprensione, dialogo e direzione comune non per vincere ma per guarire. O guariremo insieme o non si salverà nessuno.

Roberto Saviano: "Cari tedeschi, ecco perché bisogna aiutare l'Italia nella lotta al virus"

sabato, aprile 11, 2020

La fallacia dell’argomento che i fondi europei covid19 favoriranno le mafie italiane

Oggi ho ascoltato le parole di Saviano, uno dei massimi esperti in fatto di mafie e relativi investimenti, in due diversi video.
Quello in cui Saviano risponde a Die Welt ("Meno soldi arriveranno all'Italia dall'Ue, più potere avranno le mafie") va assolutamente ascoltato!

Saviano spiega molto bene quanto la teoria del quotidiano Die Welt, che pervade il dibattito pubblico in Germania e in Olanda, sia erronea. Dice che la realtà è proprio all'opposto di quanto diffuso dai media di quei due paesi: le criminalità organizzate trovano spazi di espansione durante le crisi perché hanno masse di denaro liquido pronte a intervenire negli appalti e nell'infiltrazione delle imprese. Espansione che verrebbe invece eliminata se la liquidità arrivasse dalle istituzioni.

Saviano parla anche dei 70 miliardi di fatturato di una delle mafie russe che "attraversano" la Germania, soprattutto quella dell'est, e dice che, ragionando ingenuamente, si potrebbe affermare che ogni euro dato alla Germania dell'est sia un regalo alla mafia russa. Ma ovviamente non è così. E la stessa cosa vale per il sud Italia.

Insomma, Saviano ci fa capire quanto quell'assunto  i fondi europei covid19 favoriranno le mafie italiane  che sta impedendo all'UE di agire in modo solidale, sia totalmente sbagliato in quanto basato su un'analisi superficiale di una realtà che i media nord europei non conoscono.

Il secondo video è un'intervista in cui lo scrittore parla anche dei Paesi Bassi e di come questi siano diventati un paradiso fiscale che sottrae risorse a tutti i paesi europei. E che adesso, aggiungo io fanno i moralisti con gli altri.

giovedì, aprile 09, 2020

La trattativa europea per affrontare l’emergenza coronavirus e la comunicazione di Conte

Conte sta facendo uno straordinario lavoro di persuasione. Dopo l'intervista al primo canale televisivo tedesco e quella alla TV olandese, oggi ha rilasciato un'intervista alla Bild: un quotidiano nazional-poplare diffusissimo in Germania.

Conte ha dimostrato di comunicare molto bene con i vari interlocutori in tutte le occasioni recenti. Usando sempre il linguaggio più opportuno per l'interlocutore specifico. Con la giusta sintesi di cordialità, rispetto ma anche di fermezza.

In questa intervista si è mostrato fermo, competente e rispettoso. Non ha mai usato toni accusatori ma ha detto quello che doveva dire sottolineando sempre che gli interessi sono comuni. Che non si tratta di tedeschi che aiutano gli italiani ma di popoli europei che si aiutano tra di loro.
Se si vuole persuadere è questo il linguaggio e i toni che vanno usati e non quelli dell’aggressione.

mercoledì, aprile 08, 2020

I coronabond, Schröder e la Germania

Ieri sera entrambi i TG nazionali tedeschi hanno presentato il progetto dei corona-bond in modo abbastanza negativo. Sostanzialmente sostengono che sia un modo per spalmare i debiti di Italia, Spagna e Grecia su tutta l'Europa.
Stamane, invece, ho ascoltato l'intervista a Schröder e lui è favorevole e ottimista. Peccato non ci sia più lui al governo.

"Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte propone anche un fondo per la ricostruzione. Io dico: perché no? Se c’è un Paese che deve capire che dopo una crisi esistenziale è indispensabile avere un sostegno paneuropeo per la ricostruzione, questo è la Germania. Noi siamo stati aiutati molto dopo la Seconda guerra mondiale, nonostante fossimo stati proprio noi a causarla»."

«Ho l’impressione che l’atteggiamento della Germania sul debito stia cambiando. La situazione è anche molto diversa da quella della crisi finanziaria del 2008. Italia e Spagna vengono colpite dalla pandemia senza alcuna colpa. E le conseguenze economiche, sociali e umane sono molto più devastanti di allora. Nel frattempo, molti economisti tedeschi, gli stessi che finora avevano sempre osteggiato gli eurobond, esprimono l’opinione che siano proprio questi la direzione da prendere.».

Coronavirus, Schröder al Corriere: «È l’ora del debito comune, la Germania renda l’aiuto che ebbe»

giovedì, aprile 02, 2020

Coronavirus: le misure dell'Unione Europea e le "scuse" di Ursula von der Leyen

Condivido di nuovo le mie impressioni da incompetente basate solo su dati a mia disposizione e su qualche riflessione con la consapevolezza che il mio potrebbe essere un punto di vista totalmente ingenuo.

Ho letto la Lettera di Ursula von der Leyen a Repubblica. La presidente della Commissione europea ammette gli errori dell'UE e parla delle misure concrete che verranno prese a breve dall’Unione.
Credo che questo cambiamento di rotta sia anche frutto del lavoro del governo italiano che è impegnato sia sul fronte interno sia su quello esterno. Credo sia stato fatto un buon lavoro diplomatico di alleanze volto alla persuasione dei vertici UE ad allentare i vincoli e a elaborare strategie comuni e solidali.

In questi giorni sto anche osservando un abuso del concetto di patriottismo che viene confuso con il nazionalismo. Nazionalista è chi vede la propria patria al di sopra delle altre.
« Il patriottismo è l’esatto contrario del nazionalismo. Il nazionalismo rappresenta il tradimento del patriottismo. Dicendo “i nostri interessi prima di tutto, degli altri non ci importa”, si cancella ciò che una nazione ha di più prezioso, ciò che la fa vivere, ciò che la porta a essere grande, ciò che è più importante: i suoi valori morali. […] Il patriottismo è l’amore dei nostri, il nazionalismo è l’odio degli altri. »

Se si va a guardare bene, i nazionalisti di oggi non difendono la propria nazione. Usano il concetto solo per slogan propagandistici. Ma a lungo termine danneggiano la propria nazione. Basti vedere i risultati di Trump e Bolsonaro in questo contesto.

Ad ogni modo, concludo le osservazioni e condivido stralci della Lettera di Ursula von der Leyen a Repubblica.
"...il Paese colpito più duramente, l'Italia, è diventato anche la più grande fonte di ispirazione per noi tutti. Migliaia di italiani - personale medico e volontari - hanno risposto alla chiamata del governo e sono accorsi ad aiutare le regioni più colpite. Le industrie della moda ora confezionano mascherine protettive, i produttori di amaro imbottigliano disinfettante per mani. ...

solo la solidarietà può farci riemergere da questa crisi - quella tra persone come quella tra Stati.

Oggi l'Europa si sta mobilitando al fianco dell'Italia. Purtroppo non è stato sempre così. Bisogna riconoscere che nei primi giorni della crisi, di fronte al bisogno di una risposta comune europea, in troppi hanno pensato solo ai problemi di casa propria. Non si rendevano conto che possiamo sconfiggere questa pandemia solo insieme, come Unione. ...

Nel frattempo però l'Europa ha cambiato passo. Abbiamo fatto tutto il possibile per portare i Paesi europei a ragionare come una squadra e assicurare una risposta coordinata a un problema comune. ...

Abbiamo sospeso alcune regole per dare al governo italiano lo spazio di manovra necessario ad agire rapidamente e con forza. Abbiamo convogliato miliardi di investimenti alla lotta contro il virus ed i suoi effetti.

E continueremo a fare ancora di più. Ieri la Commissione europea ha annunciato una nuova iniziativa economica, una "cassa integrazione europea". In questo momento, milioni di italiani non hanno la possibilità di lavorare - ma non per questo possono smettere di pagare le bollette o di fare la spesa. ...
 L'Europa vuole dare una mano, stanziando nuove risorse per finanziare la cassa integrazione. L'Unione stanzierà fino a cento miliardi di euro in favore dei Paesi colpiti più duramente, a partire dall'Italia, per compensare la riduzione degli stipendi di chi lavora con un orario ridotto. ..

Questa crisi è una prova per l'Europa. E non possiamo permetterci di fallire. Le decisioni che prendiamo oggi verranno ricordate per anni. Daranno forma all'Europa di domani. Credo che l'Europa possa riemergere più forte da questa situazione, ma dobbiamo prendere le decisioni giuste - qui ed ora. Abbiamo già intrapreso alcune azioni coraggiose. Molte altre saranno ancora necessarie.
Preferiremmo tutti vivere tempi più facili. Ma oggi quello che possiamo decidere è come reagire. Ho in mente un'Europa fondata sulla solidarietà - la nostra più grande speranza e il nostro investimento in un futuro comune."

domenica, marzo 29, 2020

Coronavirus: dati e grafici 29 marzo: coi nostri comportamenti salviamo vite

"Con i nostri comportamenti salviamo vite" ha detto il Prof. Richeldi durante la conferenza stampa di oggi della Protezione Civile.
Forse non c'è sintesi migliore per commentare i dati di oggi: i contagi decrescono, i morti decrescono e i pazienti in terapia intensiva decrescono. Quale prova migliore che le misure prese e i nostri comportamenti stanno contribuendo a salvare vite?

Contagi totali, casi attivi, pazienti guariti
I guariti di oggi sono 1434 e portano a 13030 il totale dei guariti.



Andamento del tempo di raddoppio relativo al totale di contagi in Italia. 
È il valore massimo raggiunto finora. Quasi 12 giorni e mezzo.



Confronto tra la curva dei contagi in Germania e quella dei contagi in Italia, con il dato italiano traslato di otto giorni in avanti



Andamento del tempo di raddoppio relativo ai deceduti 


Visti i dati e il fattore di crescita di oggi, per domani, 30 marzo, potremmo aspettarci:

Contagi totali in Italia circa 103200

Coronavirus e la crisi dell'Unione Europea

Mi trovo in totale accordo con António Costa, il primo ministro portoghese che ha definito ripugnante l’atteggiamento del ministro delle Finanze olandese (Wopke Hoekstra propone di mettere sotto inchiesta i paesi che non hanno le risorse di bilancio per far fronte all’epidemia di coronavirus). Così come trovo ripugnante, inadeguato e sconveniente l’atteggiamento di Christine Lagarde quando dice che “non è nei miei piani passare alla storia per un altro whatever it takes” e quello di Ursula Von der Leyen quando afferma che "i Coronabond sono solo uno slogan".
Allo stesso tempo mi viene da considerare l’iniziativa di Conte come la più congrua possibile in questo momento. E cioè combattere fino all’ultimo barlume di energia per ottenere quello che ci spetta e che ci si aspetta da una comunità di stati che abbiamo contributo a fondare, che abbiamo sostenuto per 63 anni e alla quale si dà (2 miliardi annui netti) per sostenere le regioni più povere e dalla quale ci si aspetta di ricevere nel momento del bisogno. Dobbiamo unrici in un fronte compatto con gli altri otto paesi alleati (Spagna, Portogallo, Grecia, Francia, Irlanda, Belgio, Lussemburgo e Slovacchia) e pretendere il cambiamento dei parametri per affrontare questa crisi senza precedenti.
Ecco quali sono le prime argomentazioni che mi sono venute in mente a sostegno di questa tesi, tenendo presente che io non sono né un economista, né un politologo, né un sociologo e quindi riporto solo la mia impressione di persona incompetente basata su dati a mia disposizione e su qualche riflessione.

Credo che in questo momento di grande difficoltà e di apparente disgregamento dei valori di solidarietà alla base di ogni patto comunitario, nel piccolo nel grande, tutti dovremmo fare uno sforzo per rimanere razionali e non cedere alle sirene delle soluzioni facili. È molto raro che le soluzioni facili siano quelle giuste quando i problemi sono complessi. E credo nessuno possa negare la complessità del problema sanitario ed economico attuale.
Le sirene delle soluzioni facili in questo momento ci dicono: usciamo dall’Europa, usciamo dall’euro. Ma aldilà dello slogan dovremmo riflettere su che cosa implicherebbero queste soluzioni nella pratica.

1. Uscire dall’UE ci permetterebbe di affrontare i problemi prodotti dal coronavirus a breve termine? Per darci una risposta sui modi e sui tempi dell’uscita dall’Europa potremmo semplicemente considerare il caso di Brexit: a che cosa hanno portato tre anni di trattative, tentennamenti e ripensamenti?

2. Pure ammettendo che l'uscita dall'UE possa avvenire dall’oggi al domani, quali risorse finanziarie avrebbe l’Italia per poter affrontare da sola la grossa crisi sanitaria ed economica presente e futura?

3. L’Italia ogni anno versa all’Ue 2 miliardi in più di quanto riceve (la Germania ne versa nove).
Uscendo potremmo rivendicare i miliardi di euro versati negli anni?

4. Non dovremmo invece considerare l’iniziativa di Conte come la più razionale e congrua possibile in questo momento? E cioè combattere fino all’ultimo barlume di energia per ottenere quello che ci spetta e che ci si aspetta da una comunità alla quale si dà (Vedi i 2 miliardi annui di cui sopra) e dalla quale ci si aspetta di ricevere nel momento del bisogno? È la comunità che abbiamo contributo a fondare, che abbiamo sostenuto per 63 anni e che adesso dobbiamo contribure a far cambiare. Dobbiamo unrici in un fronte compatto con gli altri otto paesi alleati (Spagna, Portogallo, Grecia, Francia, Irlanda, Belgio, Lussemburgo e Slovacchia, che insieme rappresentatno il 60% del PIL europeo) e pretendere il cambiamento dei parametri per affrontare questa crisi senza precedenti.

lunedì, marzo 23, 2020

Coronavirus: dati e grafici 23 marzo

I dati del coronavirus in Italia continuano a migliorare. La crescita è di nuovo rallentata sia per i contagi sia per i decessi. Le misure prese continuano a produrre risultati. Avanti così.

Contagi totali, casi attivi, pazienti guariti
I  guariti di oggi sono 408 e portano a 7423 il totale dei guariti.



Andamento del tempo di raddoppio relativo al totale di contagi in Italia. 
È il valore massimo raggiunto finora. Supera gli 8 giorni.



Andamento del fattore di crescita dei contagi in Italia 
E anche questo, ovviamente, è migliorato scendendo.



Confronto tra la curva dei contagi in Germania e quella dei contagi in Italia, con il dato italiano traslato di otto giorni in avanti



Ospedalizzati, deceduti e pazienti in terapia intensiva


Visti i dati e il fattore di crescita di oggi, per domani, 24 marzo, potremmo aspettarci:

Contagi totali in Italia circa 69104
Contagi totali in Germania circa 33526

domenica, marzo 22, 2020

Coronavirus: dati e grafici 22 marzo

I dati relativi al contagio coronavirus in Italia oggi sono migliori e ci riaccendono una speranza. La speranza che la tendenza sia confermata nei prossimi giorni. La crescita sta rallentando sia per i contagi sia per i decessi. Credo che le misure prese stiano cominciando a produrre risultati. La strada è quella giusta. Continuiamo a essere pazienti e rigorosi nell'applicare le misure.

Contagi totali, casi attivi, pazienti guariti
I  guariti di oggi sono 953! Il che porta a 7024 il totale dei guariti. Da notare la minore ripidità della curva azzurra dei contagi.


Andamento del tempo di raddoppio relativo al totale di contagi in Italia. 
È il valore massimo raggiunto finora. Si avvicina ai 7 giorni.


Andamento del fattore di crescita dei contagi in Italia 
E anche questo, ovviamente, è migliorato scendendo.



Confronto tra la curva dei contagi in Germania e quella dei contagi in Italia, con il dato italiano traslato di otto giorni in avanti





Ospedalizzati, deceduti e pazienti in terapia intensiva


Visti i dati e il fattore di crescita di oggi, per domani, 23 marzo, potremmo aspettarci:

Contagi totali in Italia circa 65275
Contagi totali in Germania circa 27650

giovedì, marzo 19, 2020

Coronavirus: dati e grafici 19 marzo

Ecco i dati e alcuni miei grafici relativi al contagio coronavirus in Italia aggiornati al 19 marzo.

Contagi totali, casi attivi, pazienti guariti
I  guariti di oggi sono 415.




Andamento del tempo di raddoppio relativo al totale di contagi in Italia. 
Oggi c'è stata una nuova discesa.


Andamento del fattore di crescita dei contagi in Italia 
Oggi c'è stata un nuovo leggero aumento.






Confronto tra la curva dei contagi in Germania e quella dei contagi in Italia, con il dato italiano traslato di otto giorni in avanti





Ospedalizzati, deceduti e pazienti in terapia intensiva




Visti i dati e il fattore di crescita di oggi, per domani, 19 marzo, potremmo aspettarci:

Contagi totali in Italia circa 47150
Contagi totali in Germania circa 19040