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domenica, maggio 11, 2025

Il mio testo teatrale "Muia e i Pitagorici" torna in scena a Torino

Dopo le edizioni del 2016 e del 2018, il mio testo teatrale "Muia e i Pitagorici", tratto da “Il mistero del suono senza numero”, tornerà in scena il 29 maggio a Torino, presso il Dipartimento di Chimica - Università di Torino - Via Giuria, 7 Torino, a cura di Teatro e Scienza.
Descrizione dello spattacolo

"Dal libro “Il mistero del suono senza numero” di Flavio Ubaldini si dipana un racconto che spazia dalla scuola dei Pitagorici fino ai giorni nostri. Ippaso, il più dotato tra i seguaci di Pitagora, ma anche il più ribelle e arrogante, ha un amore segreto: Muia, la figlia di Pitagora. Rispondendo a una domanda di lei, fa una scoperta che lo metterà in pericolo: la non esistenza di una frazione che rappresenti la diagonale del quadrato di lato 1. Solo dopo molti secoli, con la scoperta del “Taglio di Dedekind” si risolverà la questione.

Spettacolo di Flavio Ubaldini, con Maria Rosa Menzio, Margherita Premoli e Laura Riviera; Mimi: Marco Dalponte, Patrizia Genesi, Roberto Mandosso e Susanna Patroncini; Canto: Marco Dalponte e Simonetta Sola; Scenografia Virtuale: Nikolinka Nikolova; Tecnica: Fulvio Cavallucci; Assistente alla regia: Susanna Patroncini; Regia: Maria Rosa Menzio."

Settimane della Scienza 2025

mercoledì, agosto 17, 2022

Gigi Proietti e il teatro musicale (musica lirica)

Da Suona l'una - La musica di Gigi Proietti

"La musica lirica era quella che mi mancava. Da buon jazzofilo ero sempre stato molto ironico nei confronti dei tenori, dei soprani. Invece, quando mi hanno offerto la prima opera, che era una Tosca di Puccini, ho pensato che avevo sbagliato tutto. Non avevo capito che mi mancava un'esperienza culturale fondamentalmente. È stata una scoperta enorme e, studiando La Tosca, mi sono innamorato pazzamente di Puccini. Mi sono reso conto di quanto sbagliamo a rifarci a certe esperienze americane e a non partire dal nostro grande patrimonio musicale."

domenica, novembre 18, 2018

"I Pitagorici" in scena al Dipartimento di Matematica "Giuseppe Peano" di Torino

Dopo due anni "I Pitagorici", tratto da “Il mistero del suono senza numero“, torna in scena a Torino.

Spettacolo "I PITAGORICI" di Flavio Ubaldini
Torino - PALAZZO CAMPANA Via Carlo Alberto 10
Dipartimento di Matematica "Giuseppe Peano" - AULA MAGNA
Martedì 20 novembre 2018 ore 17.00
La storia di Pitagora e Ippaso: i problemi di quest’ultimo con gli altri discepoli della scuola, la scoperta della non esistenza di una frazione che rappresenti la diagonale di un quadrato di lato 1, l’amore per Muia, l’espulsione dalla scuola, l’ira degli Dei contro Pitagora e la loro condanna, fino a Richard Dedekind e alla scoperta del “taglio” con cui si risolve la questione.

INGRESSO GRATUITO
(fino ad esaurimento posti)

prenotazioni --> eventi@teatroescienza.it

venerdì, agosto 10, 2018

Il mio dramma "I Pitagorici" di nuovo in scena a Torino

A novembre il mio dramma "I Pitagorici" tratto da “Il mistero del suono senza numero” sarà di nuovo in scena. Stavolta presso il Palazzo Campana, sede del Dipartimento di Matematica "Giuseppe Peano" dell'Università di Torino. Come nella messa in scena del 2016 danza e scenografia virtuale arricchiranno la recitazione di Maria Rosa Menzio e Simonetta Sola.

20 novembre 2018 h 17 – Torino, Palazzo Campana: “I PITAGORICI”



Dal libro “Il mistero del suono senza numero” di Flavio Ubaldini si dipana un racconto che spazia dalla scuola dei Pitagorici fino ai giorni nostri. Ippaso, un giovane atletico e brillante, il più dotato tra gli allievi della scuola di Pitagora, ma anche il più ribelle e arrogante, ha un amore segreto: Muia, la figlia di Pitagora. Rispondendo a una domanda di lei, fa una scoperta che lo metterà in pericolo, tanto che dovranno passare molti secoli per interpretare quella scoperta. Ma qual è il segreto che i Pitagorici vogliono preservare a tutti i costi? E’ un segreto che potrebbe fornire la chiave per l’interpretazione e il controllo dell’Universo. Ma Ippaso si accorge che c’è qualcosa che non va. C’è un numero che manca. C’è un suono di troppo. E qualcuno trama nelle tenebre per impedire il crollo della dottrina pitagorica. Dal giorno in cui Ippaso viene accolto nella scuola, ai problemi con gli altri discepoli (Milone e Filolao), alla scoperta della non esistenza di una frazione che rappresenti la diagonale di un quadrato di lato 1, all’amore per Muia, poi l’espulsione, l’ira degli Dei contro Pitagora e la condanna alle varie reincarnazioni, si arriva fino a Richard Dedekind e alla scoperta del “Taglio” con cui si risolve la questione (nel 2016 ricorre il centenario della morte di Dedekind).

SEMINARIO a cura di LIVIA GIACARDI

giovedì, novembre 03, 2016

"I Pitagorici" in scena al Politecnico di Torino

Ricordate del mio dramma in programma per il 27 ottobre al Politecnico di Torino? Beh, il 27 ero lì ed ecco le mie impressioni.

Quando sono arrivato c'era già una discreta quantità di pubblico e, all'inizio della rappresentazione, l'aula magna del Politecnico di Torino era quasi piena. Una prova che Pitagora riesce ancora a radunare le folle! Già questo aspetto, unito alla presenza di diversi amici sopraggiunti per l'occasione, era di per se emozionante. Poi, sentendo il mio testo interpretato in modo così intenso da Maria Rosa Menzio e Simonetta Sola e arricchito da immagini, musica e balli così ben scelti, le belle emozioni sono andate in crescendo.


Le mie scene preferite sono state quella iniziale della corsa di Ippaso e Liside...












...e quella dell'irrazionalità della radice di due.

In  particolare, mi ha molto emozionato sentire la voce di Pitagora mentre dibatteva con il suo discepolo Ippaso sull'incapacità di esprimere in termini frazionari la diagonale del quadrato di lato 1. La dimostrazione di tale irrazionalità, apparsa passo dopo passo sullo schermo, dietro al palco, credo abbia magnetizzato il pubblico. Si è vissuta in diretta la dimostrazione per assurdo, uno dei grandi lasciti della scuola di Pitagora ai posteri. Credo che, da un punto di vista strettamente didattico, gli argomenti trattati con sapiente regia nell'ambito della Rassegna “Teatro e Scienza”, abbiano contribuito ad accrescere il bagaglio di conoscenza degli studenti e, soprattutto, ad aprire la mente di questi ultimi sull'evoluzione della scienza da allora, VI sec. a.C., ad oggi.

Molto bravi anche i ragazzi del Coro PoliEtnico di Torino che hanno aperto lo spettacolo con "Il teorema di Talete" e lo hanno chiuso con il grandioso coro del Nabucco.










Ah, nella foga delle precedenti settimane, con viaggi di lavoro e attività varie, mi ero pure perso l'annuncio dello spettacolo da parte de La Stampa e quello di Gravita Zero.


martedì, giugno 28, 2016

Un mio dramma in scena al Politecnico di Torino

Ricordate i miei libricini su Pitagora? La musica dei numeri e dell'irrazionale? Beh, a ottobre dovrebbe essere messo in scena il mio dramma "I Pitagorici" basato su quella storia. Sono state previste tre rappresentazioni in tre diverse sedi del Piemonte, l'ultima delle quali verrà inscenata addirittura nell'aula magna del Politecnico di Torino e, oltre che dalla danza e dalla scenografia virtuale, verrà arricchita anche dai canti del coro del Politecnico di Torino, diretto dal Maestro Giorgio Guiot.

27 OTTOBRE 2016 - Torino, AULA MAGNA POLITECNICO 
ORE 19.00 – CAFFE’ SCIENTIFICO Luisella Caire “I rapporti matematica-musica nei Pitagorici
ORE 19.20 SPETTACOLO «I PITAGORICI» di Flavio Ubaldini,
Drammatizzazione di Maria Rosa Menzio.
Con Maria Rosa Menzio e Simonetta Sola, collaborazione coreografica con Claudia Serra, danza Marica Vinassa e Giada Vinassa, scenografia virtuale di Nikolinka Nikolova, coro Politecnico di Torino, direttore del coro Maestro Giorgio Guiot.
Regia e video di Maria Rosa Menzio. PRIMA ASSOLUTA.

Le altre date saranno:
15 OTTOBRE 2016 – Castelnuovo don Bosco (AT), SPAZIO ALA
ORE 21.00 – SPETTACOLO «I PITAGORICI» di Flavio Ubaldini

9 OTTOBRE 2016 – RIVA PRESSO CHIERI; Palazzo Grosso
ORE 18.00 – SPETTACOLO «I PITAGORICI» di Flavio Ubaldini,

Il tutto sarà inserito nella Rassegna "Teatro e Scienza" già premiata tre volte con medaglia del Presidente della Repubblica. Questa rassegna del 2016, la nona Edizione, ha come titolo "Il Ballo degli Incoerenti" e ha già il patrocinio del CNR e la presentazione del Presidente della Regione, Sergio Chiamparino. Per chi fosse interessato a tutto il programma questo è l'Avant Programme 2016 in formato PDF (alcune date sono ancora provvisorie).

Vorrei anche sottolineare che questo progetto implica uno sforzo importante per l’Associazione Teatro e Scienza, specie a causa dei pesanti tagli alla cultura (tanto per dirne una, la sezione cultura nella ex-provincia di Torino non esiste più). Un piccolo aiuto per l’allestimento faciliterebbe l'Associazione a realizzare questo progetto.
Se volete dare una mano all'associazione culturale la donazione dovrebbe essere intestata a "ASSOCIAZIONE CULTURALE TEATRO E SCIENZA", causale “donazione Rassegna 2016” con IBAN IT 10 J 0623 0011 46 0000 46 450 670
A fronte di una donazione riceverete:
- 20 Euro : ringraziamenti sulla pagina Facebook di Teatro e Scienza
- 50 Euro: 2 posti gratuiti, se prenotati, allo spettacolo, e ringraziamenti sulla pagina Facebook di Teatro e Scienza
- 100 Euro : 2 posti gratuiti, se prenotati, e citazione sul "Master Book di Teatro e Scienza" inserito anche nella sezione Rassegne del sito.

Ovviamente anch'io ho contribuito con una donazione.
Se qualcuno di voi volesse assistere a una delle rappresentazioni mi farebbe molto piacere. Io vorrei essere presente almeno alla rappresentazione del 27 ottobre a Torino. 

lunedì, febbraio 02, 2015

Playback theatre e lunghissima prova finesettimanale

Nel fine settimana appena trascorso ho avuto un accavallarsi di impegni causato soprattutto dal fatto che quando mi sono iscritto al laboratorio di Playback theatre non ricordavo della lunghissima prova con l'orchestra (da venerdì pomeriggio a domenica pomeriggio). Così, con un lavoro di taglia e cuci, ho incastrato i due eventi cercando di perdere il meno possibile di uno e dell'altro.

Il Playback theatre è stata un po' una scoperta per me, visto che non ne sapevo quasi nulla. Solo gli esercizi iniziali erano abbastanza simili a quelli del mio precedente corso d'improvvisazione ma, quasi subito, con l'esercizio dello specchio, ho visto qualcosa di nuovo. Nella coppia c'era quello che conduceva e quello che doveva imitare e, a un segnale dell'istruttrice, si cambiava ruolo. Nella fase successiva dovevamo decidere noi come e quando cambiare ruolo. È stato piacevole osservare come, senza grossi sforzi e senza scambio cosciente di segnali, l'alternanza risultasse molto fluida e istintiva. E mi è venuto in mente che quell'attenzione verso l'altro e quello scambio di messaggi quasi subliminali è una caratteristica fondamentale anche del ballo e della musica d'insieme. Senza di essi nessuna di queste espressioni artistiche riesce bene.

Dopo altri esercizi siamo passati alle storie. La tecnica del Playback theatre prevede che un volontario del gruppo racconti una storia. Ma la storia può anche essere una non-storia. Può anche essere solo un sentimento, può anche essere solo un'impressione, può essere un aneddoto; oppure una storia vera e propria con incipit, sviluppo, acme e conclusione.
Le storie vengono poi inscenate all'improvviso da quattro attori accompagnati musicalmente da uno strumentista (nel nostro caso anche tre o quattro), che pure improvvisa. Le diverse tipologie di storie vengono inscenate con diversi strumenti drammaturgici. Quelli visti da noi comprendevano la scultura, la scultura fluida (animata), il tabló, il coro e la scena improvvisata vera e propria.
Durante le discussioni successive tra le varie impressioni sono emersi sia aspetti di tipo ludico sia aspetti di carattere più sociologico-introspettivo. C'è stato chi ha detto: a me piace molto giocare e, da adulti, non è facile trovare i contesti giusti per farlo. A me, invece, è venuto in mente che, nella quotidianità, è molto improbabile che una nostra storia riceva tante attenzioni. La si può raccontare in una cena con amici. Magari ci si ride oppure si riceve la giusta solidarietà ed empatia a seconda della storia che si racconta. Ma poi finisce lì. Non ne segue una messa in scena e una discussione in merito. E ci sono storie che forse non verrebbero mai raccontate perché sarebbe difficile trovare un giusto contesto sociale in cui raccontarle. Ma un presupposto di questo teatro è che tutte le storie hanno pari dignità e nessuna di esse va giudicata. Poi credo anche che gli insegnanti debbano essere molto bravi a moderare e le nostre lo sono state.

Complessivamente è stato bello e coinvolgente. Mi ha lasciato una buona dose di positività. E la sera, mentre tornavo a casa dalla prova musicale post-teatrale, ho sentito che avrei voluto spendere ancora del tempo con il gruppo. L'idea ora è di continuare con un incontro al mese. Spero che il proposito si realizzi.

martedì, maggio 06, 2014

Venezia

Non potevo non scrivere qualcosa sul viaggio a Venezia. E vista la grossa penuria di tempo mi limito a selezionare e dare una sistemazione minimale alle discussioni socialmediatiche e alle foto del viaggio del fine settimana marciano.
Procedo in ordine cronologico

24/4 Calatrava
Luciano: ecco ... tu che ne dici? a molti non piace. Di te mi fido Dioniso: Difficile da dire. Le foto che vedi sono praticamente tutto quello che ho visto. Però, quello che ho visto non mi è dispiaciuto.
Roberto: Ma con tutto quello che c'è da vedere a Venezia...
Dioniso: Veramente era incidentalmente sul nostro percorso dalla stazione degli autobus al nostro appartamento. Considerato comunque che si trova dalla parte della stazione la sua modernità non è poi così fuori luogo.










Sulla via del nostro appartamento




25/4 Ho lanciato un sondaggio su FBVista dalla finestra del nostro appartamento. Dove siamo? Ad Amsterdam, ad Amburgo o a Stoccolma?

Marcello: a u buriu......
Nino: Risposta: un bel posto, da viverci. Anche se parlassero tedesco.
Dioniso: Infatti. Lo dicevo proprio ieri sera. Ma io ci vivrei proprio qui per un paio di annetti. No, perché molti la considerano con sufficienza. Come una sorta di parco divertimenti per turisti americani e giapponesi. Ma in questo quartiere di turismo ne vedo poco. Invece il fascino di questa dimensione di vita così diversa e unica e di questa bellezza mi travolge. Avrò perso pure l'immunità alla sindrome di Stendhal con cui noi italiani nasciamo?
Dioniso: Sentite, sarà pure inflazionatissima. Ma rimane una meraviglia assoluta. Già mi sta venendo la nostalgia pensando alla partenza.
Francesca: romanticone...
Nadia: E Zuccherino che dice? si sta ricredendo? Vi aspetto!
Marie Claire: Bravi ragazzi buon divertimento!!! Fate un salto a Sartoria Venezia un bacione!!!
Dioniso: oggi girovagando abbiamo incontrato beppe servillo. Ovviamente se ne accorta la zuccherina. Nadia , un po' sì. Stamane sul vaporetto, con me superentusiasta mi ha detto: mi stai facendo ricredere su Venezia. Poi quando siamo giunti nel girone infernale di Piazza S. Marco si è un po' ricreduta. E non a torto. Certo è un peccato mortale lasciare che una tal meraviglia si spopoli di veneziani e venga lasciata in pasto al turismo di massa. Ma trovare una soluzione politica non penso sarebbe così semplice.
Roberto: Ho la fortuna di avere dei parenti acquisiti a Venezia. Ci sono andato per carnevale e viverla come un residente è un'altra cosa.
Sebastiano: Secondo me siete a Las Vegas:
Dioniso: Finalmente uno che l'ha capito!






26/4 La "cappella Sistina del Tintoretto" alla scuola di S. Rocco protettore degli appestati. Ho sentito un americano che diceva: - Sisitin Chapel! And where are the other fifteen? ... No, questa me la sono inventata.

Ieri sera cibo delizioso alla trattoria corte sconta. Soprattutto il baccalà mantecato, di una cremosità vellutata e aromatica, e i canestrelli: mollusco dal gusto molto particolare che non avevo mai sentito neppure nominare. Pettine o canestrello.
 



mercoledì, febbraio 19, 2014

Il gusto della vita

Il gusto della vita (Fabrizio Falco recita Pirandello)

Perché, caro signore, non sappiamo da che cosa sia fatto, ma c’è, c’è ce lo sentiamo tutti qua, come un’angoscia nella gola, il gusto della vita, che non si soddisfa mai, che non si può mai soddisfare, perché la vita, nell'atto stesso che la viviamo, è così sempre ingorda di sé stessa, che non si lascia assaporare. Il sapore è nel passato, che ci rimane vivo dentro. Il gusto della vita ci viene di là, dai ricordi che ci tengono legati. Ma legati a che cosa? A questa sciocchezza qua... a queste noje... a tante stupide illusioni... insulse occupazioni... Sì sì. Questa che ora qua è una sciocchezza... questa che ora qua è una noja... e arrivo finanche a dire questa che ora è per noi una sventura, una vera sventura... sissignori, a distanza di quattro, cinque, dieci anni, chi sa che sapore acquisterà... che gusto, queste lagrime... E la vita, perdio, al solo pensiero di perderla... specialmente quando si sa che è questione di giorni... – Ecco... vede là? dico là, a quel cantone... vede quell'ombra malinconica di donna? Ecco, s’è nascosta!

sabato, ottobre 26, 2013

Cronache altissime: da un testo di Jacopo Fo

“Ahhhh!” Urlò il barbuto agitando le braccia.
Sembrava un tricheco ubriaco.
“Che ti piglia?” Chiese la donna con le spalle scoperte e la pelle ambrata.
Seguì una sequela di bestemmie irripetibili.
“Vorrei farti notare che se uno è Dio non dovrebbe bestemmiare… Mi sembra un po’ masochista…”
“Dio?” Disse lui afferrandosi la punta della lunga barba bianca. “Ti sembro io Dio? Eh? Secondo te se io ero Dio facevo un mondo così?!? Ma che schifo! Centinaia di umani annegano in mare ogni giorno!”
La donna lo guarda, si gratta elegantemente il naso e poi osserva a bassa voce: “Senti, ma l’Universo l’hai creato tu o no?”
“Ma ancora con questa storia? Ma quando la pianterai? Come te lo devo dire che io non l’ho creato come volevo io. Io ho solo realizzato un progetto. Attenendomi al progetto… Quindi Dio non sono io ma Lei!”
“Senti ma io questa Lei non l’ho mai vista e sono duemila anni che sto qua…”
“Ascoltami Maria, mi mandi in esaurimento. Sta dormendo. Dorme sempre per 1951 anni. E tu sei qui solo da 1950. Vedrai che l’hanno prossimo si sveglia e te la presento.”
“Ed è lei che ti ha detto che non puoi fulminare subito il capitano di un peschereccio che fa il criminale?”
“Sì, e non posso incenerire neanche uno che scrive una legge sull’emigrazione che poi provoca migliaia di morti… E non posso vaporizzare neanche un degenerato che spara a un bambino.”
“E perché?”
“Oh, Dea Santa! Come posso spiegarti se tu ti annoi ogni volta che entro nei dettagli?”
“Vorrei che riuscissi ad arrivare al concetto impiegandoci meno di 5 anni…”
“Mia cara, l’idea della Creazione è stata quella di mettere in moto un meccanismo che in miliardi di anni avrebbe portato, a causa delle sue leggi interne, allo sviluppo della vita, dell’intelligenza umana, della realtà virtuale. L’idea è che la Creazione non sia ancora finita. Per questo esiste la violenza, che verrà estinta dall’evoluzione stessa della Creazione…”
“Va bene ma le regole chi le ha fatte? La Dea?”
“No, le regole preesistono. Sono indispensabili per l’esistenza stessa della divinità. La Dea può progettare un universo solo all’interno di una precisa griglia del possibile. Non è onnipotente. È solo MOLTO potente.”
“Va beh… Ma se ammazzi Hitler che danno fai alle leggi preesistenti?”.
“Interferisci. La presenza attiva di un Dio stravolgerebbe le regole.”
“E allora lasci che l’orrore si compia.”
“No, io canto”.
“Canti?”
“Certo. E la mia musica arriva a molti umani. E quando sentono la mia musica si convincono che quasi niente è impossibile.”
“Anch’io parlo al cuore delle donne… Ma serve?”
“Sì perché facciamo andare più veloce la storia. Così la creazione accelera…”
“Speriamo…” Disse Maria rassettandosi i capelli. “Ma dimmi: quando la Dea si sveglierà le cose andranno meglio? Cosa farà?”
“Si metterà a cantare”.

lunedì, marzo 11, 2013

Milano, Servillo e Timi

È stata una piacevole intredima meneghina cominciata con la visione di "Viva la libertà".

Un capolavoro! - mi è venuto da dire a pelle subito dopo la proiezione. Servillo è un vero e proprio gigante. Il suo sorriso dopo il bacio mi ha ricordato quello di De Niro nella scena finale di "C'era una volta in America". Molto indovinata secondo me anche la scelta de "La forza del destino" come motivo conduttore. La pellicola fa riflettere, fa ridere e suscita molte emozioni. Diverse scene mi hanno causato il groppone. E più di una volta durante la proiezione ho avuto l'impressione di trovarmi di fronte a un pezzo d'arte tipicamente italiano. Impressione condivisa dalla nostra amica menegino-abbruzzese. Meriterebbe sicuramente un riconoscimento internazionale. In ogni caso spero che riusciremo a portarlo ad uno dei prossimi cineforum di Volare.

La parte culturale del viaggio è poi proseguita la sera con la visione del "Don Giovanni" di Filippo Timi. La rilettura moderna di Da Ponte si apre con un Don Giovanni che fuma, si buca e poi cade stremato su di un materasso a forma di croce. Il protagonista non è solo Don Giovani ma anche altri personaggi hanno una loro storia da raccontare. E queste altre storie riescono a emozionare, credo volutamente, più dello stesso protagonista. Come, ad esempio, la drammatica infanzia di Donna Anna e il toccante monologo di Zerlina. Divertenti il rapporto sado-maso tra Donna Anna e Don Ottavio e quello romano-coatto-macellaresco tra Zerlina e Masetto.
Spettacolo sicuramente bello, interessante e che consiglierei di vedere. Devo confessare però che mi sarei aspettato di vivere emozioni un po' più forti. Ma forse ciò è dovuto alle aspettative che mi ero costruito e forse anche all'idea di base dell'opera.

Per il resto abbiamo chiacchierato, mangiato e passeggiato.

giovedì, marzo 07, 2013

Totò raccontato da Goffredo Fofi

Di recente ho ascoltato la puntata di wikiradio del 15/2: TOTÒ raccontato da Goffredo Fofi. È molto interessante ed ho scoperto varie cose che non conoscevo. Come ad esempio il fatto che il nostro più grande comico abbia imparato a recitare in questi eventi spontanei che si tenevano nei vicoli di Napoli probabilmente da secoli e che sono forse un po' correlati con le cosiddette periodiche. Secondo Fofi tali manifestazioni di teatro di strada affonderebbero le radici addirittura nel mondo greco-romano. Date queste premesse non stupisce il fatto che Totò prendesse le sceneggiature cinematografiche un po' come traccie su cui sviluppare le sue improvvisazioni.
Ricercando un po' in rete ho anche trovato la citazione sottostante di Umberto Eco che trovo molto significativa e che purtroppo da qualche anno sto sperimentando sulla mia pelle.

In this globalized universe where it seems that everybody's watching the same movies and eating the same food, there are still abysmal and overwhelming fractures separating one culture from another. How can two peoples, one of which unknowing of Totò, truly understand each other?
—Umberto Eco, Ma che capirà il cinese?[ "L'espresso", 45 (LIII), 15 November 2007


mercoledì, aprile 22, 2009

Benigni a Francoforte

La sala concerti dell'Alte Oper (vecchio teatro dell'opera) era quasi pieno.

L'entrata in scena è come al solito con la Musica della sigla di Nicola Piovani come nel video qui sotto.


Dopo una fase introduttiva di simpatici ringraziamenti e divertenti battute sul tema italiani e tedeschi, Benigni passa alla lettura di uno o due versi alla volta seguita dalla sua spiegazione: interessante, divertente e coinvolgente.

Il canto è il quinto: quello di Paolo e Francesca.

Dopo un'ora e tre quarti di monologo brillante, veloce e continuo (bisognava avere una grande padronanza della lingua italiana per seguirlo) Benigni cambia totalmente registro e passa alla declamazione di tutto il canto.


È molto bravo.
Unico neo secondo me è l'esaltazione un po' esagerata dei meriti storici degli italiani.