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sabato, maggio 24, 2014

Mumbai: Gateway of India, namaskar e Totti-Balotelli indiani

23/5/20014
Essendo riuscito a terminare il corso con un po' di anticipo oggi sono andato via dopo il pranzo in ufficio. Una delle particolarità di questi pranzi, a parte il cibo, sono le usanze conviviali. I colleghi si comportano come noi ci comporteremmo forse solo in famiglia. Con offerte di assaggio e iniziative di assaggio. Per cui capita spesso di vedere un viavai di piatti e posate che s'incrociano sul tavolo. Due colleghe, con molta gentilezza, hanno puro offerto pure a me. E così ho potuto constatare che, effettivamente, il loro cibo casalingo era superiore. Comunque, a tavola, sono stati tutti ospitali e cordiali con me. Anche se capitavo vicino a persone con cui non avevo nulla a che fare. E questo conferma la mia tesi: India e Germania sono agli antipodi. L'Italia forse è un po' nel mezzo.
Al ritorno in albergo mi sono imbattuto di nuovo con il Totti indiano. Anzi ho scoperto che oltre al Totti c'era pure il Balotelli indiano. Infatti, oltre alla squadra di cricket di Mumbai, ospite nel mio albergo c'era anche quella di Delhi.
Verso le 16:30 ho deciso di uscire. Mi sono così immerso nel clima infuocato, ma fortunatamente oggi un po' meno umido. Stavolta la meta era il Gateway of India.

Nei due chilometri percorsi ho visto cose interessanti.











Ho attraversato mercatini e folle variopinte e multietniche. E credo di aver visto pure il lato più autentico della città.


Venditori di cocco. Calzolai e barbieri ambulanti.











David Sassoon Library

Per l'ingresso alla piazza del Gateway of India c'era il controllo degli zaini e lì un poliziotto (o militare) anziano mi ha parlato in hindi. Io l'ho guardato un po' interdetto mentre pensavo: non si vede che è un po' improbabile che io capisca l'hindi? Mi aspettavo che a breve passasse all'inglese. Poi ho capito che quello era il saluto. Namaskar. Namaskar. Ripeteva con le mani giunte sul petto E non ha smesso fino a quando non l'ho imitato.
Torre del Taj Mahal Palace Hotel
Gateway of India. Cominciato nel 1911 e terminato nel 1924. Dall'apertura del canale di Suez all'avvento degli aerei di linea era qui che le navi inglesi sbarcavano in India. E quale luogo migliore per mostrare la potenza dell'impero britannico con questo imponente arco di trionfo di basalto in stile indo-saraceno.
Posto turistico e affollato. Ma di soli turisti locali. E anche di fotografi, accattoni, mendicanti e procacciatori. Ecco, lì mi sono sentito un po' osservato. Nell'ordine mi hanno offerto: foto, cartoline, hashish e marijuana. E il venditore di cartoline non riuscivo a togliermelo di torno. Alla fine ho dovuto scartarlo con delle finte tra la folla che manco Totti...

Chhatrapati Shivaji Maharaj Vastu Sangrahalaya (ex Museo del Principe di Galles dell'India Occidentale)
Quartier generale della polizia di stato di Maharashtra.
La sera, tornato in albergo, ho scoperto una cosa triste e un po' inquietante. Il mio albergo è stato uno dei dieci obiettivi degli attentati del 26 novembre 2008. Degli altri nove, tre li ho visitati.

venerdì, maggio 23, 2014

Baniani, venditori ambulanti e cricket

Comincio con una riflessione su usi, costumi, clima e territorio locali. Se li confronto con quelli italiani e con quelli tedeschi penso che ci siano molte differenze. Ma mi spingerei a dire che con la Germania le differenze sono molte di più. Per semplificare, credo che in molte aree l'Italia siano una via di mezzo tra Germania e l'India (due posti agli antipodi). È come se la legge del quadrato che avevo citato per Roma valesse in termini un po' più generali. E cioè in India si ritrovano alcuni dei pregi e difetti della nostra madre patria ma spesso elevati al quadrato.

Penso che non si possa venire a Mumbai senza notare il baniano, o Banyan tree, come lo chiamano qui, o Ficus benghalensis.
Ma non solo a Mumbai. Pare che sia diffuso più o meno in tutto il subcontinente indiano. Ed è pure considerato un albero sacro nonché il simbolo nazionale dell'India.
La sua particolarità sono le "radici aeree" che partono dai rami e, "raggiunto il terreno, si trasformano in altrettanti tronchi, allargando così la superficie coperta da ogni albero". "Un esemplare gigantesco fu descritto da Nearco durante la spedizione di Alessandro Magno lungo le sponde del fiume Narmada."




Taxi indiani. A Mumbai ce n'è un'enorme profusione. Forse perché camminare con questo clima non è molto facile. O meglio, lo si può fare ma dopo cinque minuti il sudore gronda. Quindi, chi non ha l'auto, forse si serve del taxi. Mi pare che i prezzi siano abbastanza abbordabili.
La piscina del mio albergo al decimo piano. Non l'ho ancora provata ma forse lo farò nel fine settimana.
La cucina di qui mi piace e sto mangiando troppo. Fanno porzioni enormi e io non resisto. Poi, i camerieri, appena vedono che stai per finire il riso nel piatto, arrivano e ti riforniscono di nuovo e vanno avanti nonostante i cenni per farli smettere. Insomma, dopo la cena del secondo giorno, non ce la facevo neppure a salire le scale. Ieri ho detto quindi al cameriere che mi ha preso sotto la sua protezione: - Stasera voglio mangiare leggero. - Allora le porto questo piatto. Contiene solo tre pezzi di carne e niente riso.
E poi si è presentato col piatto della foto che, senza riso lo era, ma conteneva sei pezzi di pollo, tre gamberoni e due pezzi di castrato. E poi c'erano le lenticchie cucinate con il ghi. Insomma, un piatto più grande del giorno precedente. Ne ho mangiata metà e quando è arrivato al cameriere ho detto: mi dispiace, era buonissimo, ma proprio non ce la faccio. Per scusarsi che ha fatto? Mi ha offerto un gelato indiano fatto da loro. Che tra l’altro era molto buono e l’ho pure mangiato tutto. Ma credo che anch'esso fosse strapieno di ghi.
Stasera sono riuscito a prendere solo un antipasto nonostante lo scetticismo del cameriere. E ho deciso di spostarmi verso il medioriente: hummos, lebanonh e Baba Ganoush ... Niente male.
Venditore di tè da cui ogni giorno, intorno alla pausa pranzo, il capo del gruppo per cui sto tenendo il corso si rifornisce. E poi compra un'unica sigaretta da un altro ambulante e se la fuma. Non so come facciano a bere tè bollente con questo clima. Ah, e mentre si fuma non si cammina. Per fare un passeggiata nel campo da cricket ho dovuto aspettare la fine della fumata.
A proposito di cricket. Oggi tornando in albergo ho visto una folla di persone che guardava e fotografava in direzione dell'ingresso. Poi ho visto un grosso autobus della Mercedes e mi sono accorto che il collega che mi accompagna in taxi per andare e tornare era molto eccitato. - What's going on? - Gli ho chiesto. Mi ci è voluto un po' per decifrare che quello era l'autobus dei Mumbai Indians, una delle squadre di cricket più forti della Indian Premier League. E non so se sapete che per gli indiani il cricket è come il calcio per gli italiani. Quindi è stato un po' come dormire nello stesso albergo di Totti ;-) Da notare la guardia del corpo nera e il militare armato. Il collega, che di solito parla solo hindi e mahrati, ha cominciato a farmi capire che voleva farsi scattare una foto insieme ai giocatori. Ma purtroppo non ci siamo riusciti. La guardia del corpo l'ha bloccato.

Questi invece sono i bagagli della nazionale. Nonostante i sei ascensori ho dovuto aspettare un po' per salire.


mercoledì, maggio 21, 2014

I movimenti della testa degli indiani

In seguito a una domanda di Ziomassimo inserisco un video per spiegare meglio il mio commento poco chiaro, sui movimenti della testa degli indiani, che riporto di seguito.

"Un'interessante particolarità antropologica di qui sono i movimenti della testa. Durante una conversazione vedrete la testa del vostro interlocutore oscillare. Ma non sull'asse delle orecchie come noi annuiamo. E né sull'asse del collo, come per dire no. Oscillerà invece sull'asse del naso. Ma con una scioltezza e una grazia affascinanti."

"non riesco a comprendere come possano essere le oscillazioni della testa sull'asse del naso..."

"Ziomassimo, quando fai no la testa la fai oscillare intorno all'asse della spina dorsale (per semplificare). Quando annuisci la fai oscillare intorno all'asse che passa per le due orecchie. C'è un terzo asse perpendicolare ai due precedenti che entra dalla punta del naso ed esce dalla nuca. Ecco, loro fanno oscillare la testa intorno a quell'asse. È un movimento che noi non abbiamo. Ora ti pubblico un video. Da lì si capisce meglio. E sembra addirittura che ci siano diverse sfumature: da quella affermativa a quella dubitativa a quella che mostra rispetto. Infatti a volte alcuni basta guardarli e cominciano a far oscillare la testa in quel modo sorridendo. Devo dire che mi trasmettono una buona sensazione.

Mumbai: primo e secondo giorno

Primo giorno


Vista della Back Bay dalle mie finestre.
Un collega viene a prelevarmi al mattino con un taxi.
Calore e umidità: ancora come ieri.
In ufficio trovo qualche problemino logistico ma anche gente molto cordiale e disponibilissima.
La mensa è piuttosto casereccia ma il cibo non è affatto male. Una collega mangia del cibo portato da casa sferrando un morso a un peperoncino ogni pochi bocconi di cibo.
- Te lo prepari la sera? - le chiedo, visto che a volte facevo anch'io così.
- No - risponde. - Me lo prepara la donna di servizio e poi me lo spedisce qui.
Dopo pranzo usciamo per una passeggiatina ma si suda parecchio.
Dopo il rientro il albergo, intorno all'ora del tramonto (19:00) esco brevemente per fare due passi prima di cena.







Questo è un esempio del traffico, ma c'è di molto peggio.

Infine la cena in albergo. È un'esperienza celestiale. Quelle lenticchie e quel pollo hanno per me un gusto inedito.







Secondo giorno

Ora mi pare che il clima sia solo quello di una giornata calda di agosto a Roma. Non so se sono io ad essermi un po' acclimatato, visto che venivo dai 15° della Germania, oppure se sono le condizioni atmosferiche a essere cambiate. Che poi, alla fine, non è che le temperature siano altissime. Ci troviamo tra i 30° e i 35°. Credo sia soprattutto l'umidità a fare la differenza. E sicuramente oggi è un po' più ventilato.
Avvio il corso, come sempre, con le presentazioni che includono nome, provenienza, aree di specializzazione e notizie personali. Di solito sono io a cominciare e come film preferito cito Once upon a time in America. Dopo di me si presenta l'unica donna tra gli allievi e come film preferito cita... Once upon a time in Mumbaai.

La passeggiata dopo pranzo oggi è un po' più lunga. E attraversiamo quello che viene usato anche come campo da cricket. Dall'altra parte c'è l'università.
Un'interessante particolarità antropologica di qui, oltre alle consonanti retroflesse, sono i movimenti della testa. Durante una conversazione vedrete la testa del vostro interlocutore oscillare. Ma non sull'asse delle orecchie come noi annuiamo. E né sull'asse del collo, come per dire no. Oscillerà invece sull'asse del naso. Ma con una scioltezza e una grazia affascinanti.
Invece, un mito da sfatare è quello che vuole l'inglese parlato da tutti gli indiani. Per le classi più alte è vero. Spesso lo parlano perfettamente (a parte la pronuncia ostica) e oltre a l'inglese parlano anche l'hindi e la lingua dello stato di provenienza (qui in Maharashtra il marathi).

Dopo il rientro in albergo, non poteva mancare la passeggiata per il lungomare della back Bay.

Dove fotografo anche quest'insegna.
Il cibo di stasera di stasera è buono ma non come quello di ieri. Ho preso il pesce ma la salsa troppo piccante lo annienta.

lunedì, maggio 19, 2014

Mumbai: l'arrivo

Prendete il caos di una giornata piovosa di novembre a Roma ed elevatelo al quadrato. Prendete il clima di una giornata umida di agosto a Roma ed elevatelo al quadrato. Prendete la varietà di vegetazione che c'è a Roma ed elevatela al quadrato. Prendete il numero di abitanti di Roma e moltiplicatelo per sei. Prendete la densità di abitanti di Roma e moltiplicatela per sedici. Ecco, ora avete una vaga idea di quello che può essere Mumbai.
Già alla porta d'imbarco sono circondato dalle simpatiche t e d retroflesse. Dopo più di otto ore di volo e dopo aver sorvolato Ungheria, Romania, Mar Nero, Turchia, Iraq, Kuwait, Golfo Persico, Dubai, Golfo di Oman, il Mar Arabico e Golfo di Kutch arrivo a Mumbai. Solo durante la fase di atterraggio conosco i due giovani seduti vicino a me. Lui lavora sulle navi da crociera. - Il mio capo è italiano - mi dice. E poi mi elenca il turpiloquiario diligentemente appreso da cotanto maestro. Lei invece studia a Chicago: matematica, filosofia ed economia.
La prima impressione all'aeroporto è ottima. A parte la lunga attesa del bagaglio, i controlli all'immigrazione sono molto flessibili e scorrevoli. Forse anche a causa dell'orario: quasi le due del mattino. E anche la temperatura all'interno dell'aeroporto non mi sembra troppo calda. Uscito dall'area della dogana mi guardo intorno per vedere se trovo il mio autista. Un dipendente intorno ai trenta mi chiede se cerco un cambio. Rispondo con un po' di diffidenza ma lui me lo indica lo stesso. In effetti un cambio mi serve e decido di andarci. Strada facendo mi fermo per chiamare l'autista e informarlo del ritardo. Il trentenne mi raggiunge subito indicandomi di nuovo il cambio.
- Quando torna glielo dico io come trovare il suo autista.
Al mio ritorno si fa dare il numero e chiama il mio autista con il suo cellulare. Per fortuna. Perché poi scoprirò che Mutu ha una conoscenza dell'inglese più o meno come quella che aveva mio nonno. E il trentenne si scomoda addirittura ad accompagnarmi da Mutu.
All'uscita dall'aeroporto vivo un'esperienza sconvolgente a tratti allucinante. È come entrare vestito in una sauna. Mi si appannano persino gli occhiali.
Durante il viaggio per arrivare in albergo ho subito l'impressione di trovarmi in un altro mondo. Inizialmente la strada è delineata da due file di palme. Poi man mano cominciano a vedersi cose strane. Tratti di strada normale si alternano a tratti che sembrano essere usciti da un bombardamento. Sotto i palazzi alti e moderni si sviluppano baracche e tende come fungaie alle base dei pioppi. Scorgo persone che dormono sdraiate seminude su blocchi di cemento al bordo della strada. 
Poi arriviamo a Mumbai sud. Il centro della città. La zone ricca della capitale economica, finanziaria e cinematografica del paese. E lì, nonostante siano ormai le tre passate, si vedono ancora persone intente a passeggiare sul lungomare e a godersi la vista della Back Bay. Entro in albergo dopo essere stato sottoposto al controllo con il cercametalli. Mi assegnano una camera al 31° piano con vista sulllla Back Bay.

martedì, aprile 22, 2014

Il viaggio più dibattuto di tutti i tempi...

... o almeno di tutti i tempi della vita di D.

- Neppure la decisione di Ulisse, se oltrepassare o meno le colonne d'Ercole, deve aver suscitato tante discussioni e ripensamenti - pensò D mentre leggeva l'ultima delle innumerevoli comunicazioni relative al suo imminente viaggio.
Tutto era cominciato un mese prima. Quando mancavano più di due mesi all'inizio del viaggio programmato. D aveva visto che nessun vaccino era obbligatorio per quel paese ma per scrupolo volle informarsi meglio. E finì così, insieme a Z, nel reparto appropriato della clinica universitaria. Lì la dottoressa A, dapprima iniettò a Z diversi vaccini in tre iniezioni mentre declamava degli scioglilingua teutonici, poi, ascoltata la storia di D, disse:
- Ah! Uhm! Ehm! Credo che per il suo caso dovrò parlare con la superdottoressa. E forse anche con la sua dottoressa H. Sa, lì ci sono le zanzare che trasmettono la dengue. Torni la settimana prossima e le faremo sapere.
- Viaggio a rischio? - dice Z a D uscendo dal reparto.
- Ma no. Secondo me stanno sovrastimando la cosa - risponde D. - Vedrai che se parleranno con la dottoressa H le cose si aggiusteranno.
D torna la settimana successiva e, invece della superdottoressa, trova il giovane dottor N.
- La superdottoressa è malata - dice il giovín dottore.
D deve quindi raccontare di nuovo tutta la storia.
- Bè, io farei le analisi per controllare la sua copertura immunitaria ed eventualmente effettuare i vaccini mancanti - dice molto pragmaticamente il dottor N. Bene, pensa D, come pensavo il viaggio non è a rischio.
D torna la settimana successiva e, oltre alla superdottoressa, trova anche il dottor N e un altro il giovin dottore. È la superdottoressa a parlare mentre i due giovani ascoltano.
- Il problema è il morbillo. Lei non ha gli anticorpi e abbiamo letto che nel suo caso il vaccino è sconsigliato - dice la superdottoressa. - Ma lei deve proprio andare?
- Non è che devo. Solo che vorrei capire rischi e implicazioni per poi prendere una decisione. Ad esempio, perché il vaccino è sconsigliato? Che cosa potrebbe succedere?
- Non lo sappiamo bene. Dovremmo contattare altri gruppi di ricerca. Ne abbiamo già trovato uno nel Regno Unito. Le faremo sapere la settimana prossima.
Nel frattempo D contatta la dottoressa H. - Non vedo restrizioni - dice la dottoressa. - Né per il vaccino né per il viaggio.
Poi, dopo aver parlato con la superdottoressa, la dottoressa H richiama D: - Abbiamo deciso di misurare i Linfociti T CD4 prima di prendere ulteriori decisioni.
- Sono normali - dice dopo due giorni la dottoressa H. Vada a vaccinarsi.
Ma poco dopo arriva la risposta della superdottoressa. Ha sentito un'esperta statunitense e uno svedese. La statunitense dice che andrebbero misurati anche Linfociti T CD3, CD8, CD19, e se quelli sono normali, procedere con il vaccino. Lo svedese dice che la casistica è molto limitata e che studi veri e propri non sono stati mai fatti. Lui dice che forse non farebbe il vaccino ma somministrerebbe immunoglobuline per via endovenosa.
- Sentiti tali pareri - scrive la superdottoressa - suggeriremmo che:
1. Il viaggio venga annullato perché ormai, pur somministrando il vaccino, sarebbe troppo tardi affinché una copertura immunitaria si possa sviluppare.
2. Procedere con le analisi suggerite perché il vaccino sarebbe consigliabile indipendentemente dal viaggio.
L'esito delle analisi suggerite è: vaccino sì. Ma D, non è soddisfatto del consiglio "viaggio no", decide di interpellare anche l'eccellentissimo Pontefice Massimo.
- Vaccino: no! - nega inflessibilmente l'eccellentissimo Pontefice Massimo, solitamente noto per la sua flessibilità. - Viaggio: né no, né sì. Decida lei - dice. - Capisco i suoi desideri, ma noi non possiamo assicurarle che tutto filerà liscio. Se decide per il sì si attenga alle misure consigliate.
Dopo discussioni e ripensamenti vari D e Z concordano nell'annullare la seconda settimana e quindi il viaggio di Z, che è stata vaccinata, e di ridurre il viaggio di D alla sola settimana lavorativa più due giorni.

lunedì, ottobre 21, 2013

Viaggio in Olanda: commiato

sabato, prima di lasciare i Paesi Bassi mi sono fatto una corsetta lungo le sponde del Gooimer. Di fronte a me c'è l'isola che costituisce buona parte della provincia di Flevoland: uno degli ultimi Polder strappati al mare attraverso la lunga operazione d'ingegneria che ha portato a far degradare il Zuiderzee dal rango di mare a quello di lago.
Una delle curiosità che ho incontrato lungo il percorso è questa pista artificiale per insegnare ai bambini  a sciare .

Seconda curiosità: un percorso di corsa a ostacoli per cani che stavano montando alla mia andata e che era popolato di cani gareggianti al ritorno.
Terza curiosità: grosso fungo.
Riserva naturale con uccelli e vista su uno dei due polder di Flevoland.

Curiosità del giorno precedente: volontari che in un giorno di nebbia bloccano il traffico al passaggio di pedoni e ciclisti sulle strisce pedonali: ottimi candidati per il premio senso civico 2013. 

mercoledì, ottobre 16, 2013

Viaggio in Olanda: cibi

Stasera gli studenti mi si erano appassionati e, nonostante avessimo superato di un'ora la fine dell'orario lavorativo, hanno voluto continuare a lavorare nella risoluzione dell'esercizio. E quando, passata l'ora e un quarto, hanno finalmente finito non mi volevano lasciare andare senza prima conoscere la storia della risoluzione. Mi hanno pure fatto perdere il taxi rimpiazzato poi dal passaggio di una collega.

Dopodiché, approfittando finalmente di una serata quasi senza pioggia (e addirittura oggi abbiamo avuto anche qualche ora di sole), sono andato a provare un ristorante diverso da quello un po' tristanzuolo dell'albergo.

Non che abbia fatto un grande sforzo, visto che il ristorante si trova dietro l'angolo. Cornelis Z si chiama. E me l'ha consigliato la collega del passaggio.

Approccio un po' internazional-fighetto con orientamento italo-ispanico-nipponico-neerlandese. Però devo dire che l'insalata con gamberoni, gamberetti, salmone e pesce di giornata non era malaccio. Anche se il salmone marinato lo preferisco di gran lunga senza erbette.
A proposito, il ristorante non era nell'edificio con ciminiere delle foto. Lì c'è un albergo e quello è l'edificio ristrutturato di una vecchia fabbrica di intonaci.

lunedì, ottobre 14, 2013

Viaggio in Olanda: l'efficienza

Al prossimo che mi viene a parlare di efficienza nordica gli sputo in un occhio.
Ho insegnato lo stesso corso due volte in Italia e sia questa volata che allora ho mandato la stessa lista di prerequisiti per l'aula. Con la differenza che in Italia ho trovato tutto predisposto nei minimi dettagli. Qui, invece, nonostante mi avessero scritto: "Non ti preoccupare, la logistica è nelle ottime mani del nostro 'Hospitality team'", mi sono ritrovato con più di metà dei prerequisiti disattesi e ho dovuto impiegare qualche ora per riuscire ad arginare le falle.

A proposito, ho scoperto che il materiale che ricopre i tetti di alcune case è costituito da canne. E quel tipo di tetti si chiamano Rietdekken. Si trovano anche diversi video che mostrano come vengono costruiti.
A proposito bis, mi hanno detto che nella sola giornata di ieri è caduta tanta pioggia quanta ne cade mediamente in un mese. E oggi continua a piovere, anche se molto meno di ieri. Pioggerellina. Ed è interessante che il tassista che mi ha riportato in albergo mi ha detto: "Ah, finalmente un po' di tempo buono".
Beh, allora io vado a godermi quest'unica serata di tempo buono della settimana prima che mi chiudano le cucine e ricominci a piovere più forte.

domenica, ottobre 13, 2013

Viaggio Olanda: partenza

Il viaggio comincia con un'avvincente discussione sulla numerazione civica del nuovo quartiere con la tassista bionda. Sono ormai quasi quindici anni che i tassisti di questa piccola impresa a conduzione familiare accompagnano le partenze e i rientri dei miei viaggi di lavoro.
Il percorso è illuminato dai deboli raggi di sole che filtrano attraverso una nebbiolina alta in lento diradamento. E strada facendo essi si trasformano in un più deciso irraggiamento di metà ottobre che risalta quell'inizio di colorazione autunnale della vegetazione, a tratti folta, delimitante i bordi delle locali autostrade. Colorazione che, una volta raggiunto il suo apice, conferisce ai panorami delle vallate circostanti quel tipico aspetto di cartolina "Saluti dalla Odenwald".
Le previsioni mi dicono invece che al mio arrivo troverò tempo grigio e piovoso. Questo è uno dei pochi casi in cui spero nella fallacia dei modelli matematici usati per le previsioni.

Segnali dell'esattezza della previsione giungono invece già dall'annuncio del comandante dell'aereo: pioggia e forti venti; e poi anche dai più tangibili scossoni, man mano che ci avviciniamo alla meta, che vanno in crescendo e rendono l'atterraggio il più movimentato che io abbia mai vissuto.
Pioggia battente e vento impetuoso accompagnano i quaranta minuti di viaggio in taxi con un tassista afgano non molto loquace. E i colori della vegetazione sono inaspettatamente più verdi rispetto al posto che ho lasciato. Ma forse anche perché la vegetazione di qui è diversa. Altra differenza, che salta subito agli occhi, del paesaggio peri-autostradale è la presenza di bestiame bovino, ma soprattutto ovino; quest'ultimo quasi totalmente assente dai luoghi della mia partenza.
Usciti dall'autostrada le differenze si amplificano. E giunti a Huizen la prima cosa che mi colpisce sono i tetti delle case. Alcuni con tegole ma molto spioventi e altri in muratura... oppure sono ricoperti di da altro materiale? Il taxi è troppo veloce e non riesco a guardar bene. Dovrò appurare e fotografare.

L'albergo è vicinissimo al porticciolo. E questa è la vista dalla mia finestra con infisso chiuso ...

...e aperto.
Peccato per il tempo, altrimenti sarei andato a farmi una bella passeggiata. Non avrei ma pensato di dover rimpiangere il tempo tedesco.
Ah, il ristorante apre alle 17:30 e chiude alle 21:30. Dovrò quindi affrettarmi per evitare spiacevoli conseguenze.

venerdì, ottobre 11, 2013

domenica, aprile 14, 2013

Italo o Frecciarossa? La maledizione

Tutti gli facevano quella domanda e a tutti dava la stessa risposta.

- Da dove parti?
- Da Tiburtina.
- Ah, allora vai con Italo.
- No, Trenitalia. Frecciarossa.

La partenza era fissata alle 16:15 e io mi trovavo al binario già dalle 15:30. La coincidenza successiva mi avrebbe dato solo 15 minuti di margine e visti i tre bagagli di peso complessivo sicuramente superiore ai 20 Kg volevo quel margine che mi consentisse un'andatura da bradipo nel cambio binario.
Poco prima delle 16 arriva il treno. Bello! Tutto rosso! Quale colore più adeguato per una Frecciarossa?
Mi posiziono nella zona del mio vagone: il dieci; salgo e mi metto a cercare il mio posto: il 17c. Ma trovo solo il 17 senza c. E per di più occupato. Il c sarà più avanti mi dice il signore. Ma arrivato nello spazio tra il vagone dieci e il vagone undici sento il treno partire. E non sono ancora le 16. Un atroce dubbio mi afferra le viscere. Chiedo a due ragazzi mostrandogli il biglietto.

- Questo è Italo e va a Torino - mi risponde lei con accento piemontese.
- Ma quindi non passa per Milano? - chiedo io immaginando già arrivi notturni.
- Sì, sì, ci passa - dice il ragazzo con accento campano. - Ma ti conviene scendere.
- E come? Al volo? - rispondo io.
- No, a Firenze - dice lui. - E comunque ti conviene metterti seduto in un posto non prenotato così magari non passano a controllarti. Le multe sono salate.

- Dev'essere la maledizione di Italo - penso sedendomi nel posto libero vicino alla ragazza tornata nel frattempo al suo posto. Ma quando arriva la controllora in sgargiante divisa rossa mi faccio avanti.

- Ho un problema - le dico. - Ho preso questo treno per sbaglio e vorrei scendere a Firenze per prendere quello giusto.
- Ma non se n'è accorto? - risponde la giovine.
- Evidentemente no - penso io.
- Eppure è partito venti minuti prima - continua lei.
- Ma quando è partito era un po' tardi per correggere l'errore - penso io.
- E poi non ha visto che c'era del personale in attesa al binario in divisa rossa? - prosegue lei.
- Guardi, mi dispiace. Lo so. Ho sbagliato. Ma è la prima volta che prendo questo treno - rispondo pensando: freccia, italo, ma non era meglio quando c'avevamo solo F.S.? E poi se si chiama Italo perché lo fanno tutto rosso? Non sarebbe stato più opportuno farlo tricolore?
- Dovrei farle la multa ma mi dispiacerebbe e non gliela faccio. Però la prossima volta stia più attento.
- Sì, grazie. Mi scusi.

Uso quindi la WLAN di Italo per controllare gli orari e fortunatamente il treno montezemoliano è più veloce della freccia per cui mi da mezzora di margine per poter prendere la freccia a S. Maria Novella che con mia grande sorpresa si presenta di colore prevalentemente grigio con degli stemmi tricolore. Ma allora ditelo che scegliete i colori per confondere i poveri emigranti che hanno ormai perso il contatto con i progressi della propria patria!

- Ma questo l'è da Roma Tiburtina - mi dice il signore di Trenitalia a cui chiedo conferma di binario e treno mostrandogli il biglietto.
- Sì, è una storia lunga - rispondo.

Comunque la WLAN c'è pure sulla freccia. Ed è attraverso quella che pubblico ora questa storia. Secondo voi sarà un modo buono o cattivo per cominciare la mia settimana d'insegnante a Milano? Ad ogni modo spero di non ammalarmi vista l'aria condizionata troppo alta di Italo.

giovedì, dicembre 13, 2012

Quarto giorno: cucina nordcarolinense e pistole

Finalmente ho finito con la mia parte. Oggi il mio modulo prevedeva di insegnar loro la tecnica per prendere decisioni. Come esempio personale per mostrare il processo decisionale ho scelto: "Scegliere un luogo per la prossima festa con gli amici". E tra le altre cose ho parlato delle nostre grigliate in montagna. Stavolta Al è rimasto soddisfatto. E la classe si è divertita. Alla pausa pranzo un collega mi ha detto: - Visto che parlavi di grigliate, hai mai provato un barbeque americano?
E così per pranzo mi sono ritrovato in un tipico barbeque degli USA del sud.

Al posto del pane ci hanno portato questa frittura di ... Non ricordo più come si chiamano. Tipo crocchette di farina di granturco.
Il mio collega mi ha poi consigliato di prendere il piatto di "regular" barbeque con due contorni tipici degli Stati meridionali: okra fritta (mi pare che l'infarinatura fosse sempre a base di farina di granturco) e "collard". In seguito ho trovato che l'okra in italiano si chiama gombo. Invece per la collard non ho trovato una traduzione. Penso appartenga alla famiglia della verza. Qualcuno ha idea di che cosa sia? Un gentile ragazzo che siede or ora accanto a me sull'aereo si è accorto che scrivevo in italiano. Italiano pure lui ma belga di nascita, con padre greco e con varie esperienze di studio negli USA. Ho subito approfittato per chiedergli il nome della frittura che ci hanno portato al posto del pane. Mi ha detto si chiama Hushpuppy.


Quando poi è arrivato il piatto mi son detto:
- Bene. Vedo i due contorni, ma 'sta cosa che è? Tonno in scatola?
- No! - ha esclamato il mio collega. - È quello il barbecue!
- Ah! Io mi aspettavo un pezzo di carne
Mi ha quindi spiegato che da queste parti il chopped barbecue è più usato. Poi, usciti dal ristorante mi ha mostrato l'enorme barbecue a gas dove cuociono maiali interi fino a dieci ore. È stato un pranzo piacevole.
Tornati dal pranzo ho dato uno sguardo agli esercizi che i gruppi stavano facendo. C'era chi aveva scelto "decidi il migliore posto per una vacanza", chi aveva scelto "decidi la macchina da acquistare" e infine l'ultimo gruppo, quello dello studente prepotente e che non sbaglia mai, che cosa poteva aver scelto? "Decidi la migliore pistola da acquistare".

Terzo giorno: nervosismo

Ecco. L'effetto Al Capone si è alla fine espresso in nervosismo. Mentre ieri ero totalmente rilassato oggi c'erano i tipici segnali del nervosismo: bocca asciutta, respirazione tesa, ...
Alla fine è andata bene. Al mi ha detto che con meno interazione da parte della classe sarebbe stato ancora meglio. Sto pensando se portare uno scudiscio domani per debellare eventuali interventi fuori programma. Ci rifletterò nottetempo.

mercoledì, dicembre 12, 2012

Secondo giorno: frustrazioni didattiche

La mia parte è cominciata alle undici. Prevedeva una parte prestabilita e una parte personalizzata. Durante gli esercizi avevo osservato delle lacune in buona parte degli studenti. Ho pensato quindi di espandere un po' la mia parte personalizzata per chiarire quelle lacune. Ottenendo ottimi segnali di comprensione da parte della classe. Interazione. Domande e risposte giuste. Interventi. E dopo, negli esercizi ho notato che le lacune erano state colmate. Ero soddisfatto. Fino a quando ho parlato con il controllore.
Secondo lui li ho fatti interagire troppo. E si sono concentrati sul contenuto di quello che insegnavo piuttosto che sul processo. E loro devono imparare il processo. Il contenuto è solo un pretesto per imparare il processo. È successo l'opposto di ieri. Quando lui era soddisfattissimo e io un po' meno. Vabbè, forse devo semplicemente reprimere la mia creatività e attenermi pedissequamente ai manuali. Ad ogni modo il suo giudizio è stato frustrante.

A proposito, finora non ho descritto il controllore. Fisicamente ed antropologicamente sembra uscito film di gangster ambientato nella Chigago del proibizionismo. Voce potente, risata sonora, figura imponente. Il che di per sé lo rende pure simpatico. Se solo però avesse il dono di acoltare un po' di più e lasciarti finire la domanda invece di rispondere alla sua estrapolazione della tua domanda, allora sarebbe pure più simpatico.

martedì, dicembre 11, 2012

Il primo giorno è andato

Secondo il controllore è andato molto bene. Secondo noi due insegnanti è andato bene  ma sarebbe potuto anche andare meglio.
Mio unico cruccio l'aver speso tanto tempo per prepararmi bene una parte che alla fine, per un malinteso, ha insegnato la mia collega. Avevo anche inserito una conclusione umoristica con tanto di citazione di Cervantes e della battaglia Don Quijote contro i mulini a vento. E di come a volte i mulini a vento che sembrano falsi giganti, se una va a scavare meglio, sono invece veri giganti.
E allo stesso modo il Cookie Monster, che sembrava un'invenzione degli insegnanti, era stato invece trovato veramente dalla produttrice di ciambelle e da lei separato e chiarito.
Era la cosa che più mi stavo pregustando di tutto il corso: tutto lavoro inutile.
Vabbe', spero di rifarmi domani col mio esempio sul problema dell'iPad.

domenica, dicembre 09, 2012

Pizza Bella Mia

La cena ad orari avicoli di stasera è stata piacevole. La mia capa e suo marito sono due persone gradevoli. Lui poi nutre molti interessi. Dalla letteratura alla geografia, fino alla fisica e alla divulgazione scientifica in generale. Quindi gli argomenti di discussione non mancano. Stasera le discussioni hanno toccato ovviamente l'Italia, il vino, l'olio d'oliva, la fisica quantistica, il bosone di Higgs e uno scrittore italiano che non avevo mai sentito nominare prima: Fabio Bartolomei. Qualcuno lo conosce? Pare che la loro libraia gliel'abbia recensito così: "If you're up for a very funny Italian novel (remember Cooking with Fernet Branca?), try Alfa Romeo 1300 and Other Miracles, a first from Fabio Bartolomei... ...I laughed out loud".
Ad ogni modo per stasera il ristorante prescelto era un classico del pesce. Ma visti i 20 minuti d'attesa prevista e il livello di rumore abbiamo deciso di desistere. I coniugi hanno quindi proposto il posto pseudo-italiano di settembre.

Pseudo-italiano per pseudo-italiano a quel punto, per non salire di nuovo in macchina, ho proposto la pizzeria "Bella mia" che era riuscito ad evitare a ottobre nonostante l'interesse dei miei colleghi. "Authentic coal fired pizza" recitava il sottotitolo dell'insegna. - Sì, vabbè - pensavo io.
Diciamo che sono entrato con un certo scetticismo. Poi ho visto i pizzaioli all'opera e non sembravano male.
- Lui è italiano! - dice la mia capa alla signora proprietaria. Ed ella mi dice  che loro adottano lo stile napoletano. Un amico partenopeo lo ha insegnato al figlio. La cosa comincia a promettere bene. Guardo il menù e gl'ingredienti sono quasi tutti quelli giusti. C'è pure la Margherita. Racconto la genesi della suddetta e decidiamo di prendere quella.
Certo non era la migliore pizza che io abbia mai mangiato, ma credo che batterebbe diverse pizzerie italiane. Di sicuro in Germania non ho mai mangiato una pizza così. Alla fine la signora ci ha pure detto che la mozzarella la fa suo figlio. La cosa mi ha lasciato un po' perplesso, ma comunque quella mozzarella non era niente male. Sicuramente nulla a che vedere con il Käse tedesco. Ecco perché solitamente controbatto quando sento la gente che mi spiattella lo stereotipo degli americani che mangiano solo hamburger (vedi nostra insegnante di tedesco).