Archivi tag: due palle

Recensione libresca: “I promessi sposi” Alessandro Manzoni.

L’amore tra due giovani viene contrastato da un signorotto locale: riusciranno i due a riunirsi e a giurarsi eterno amore?

Titolo: I promessi sposi.

Autore: Alessandro Manzoni.

Genere: classico, romanzo storico.

Pagine: 702 (formato ebook); 544 (formato cartaceo).

Dove reperirlo: app Apple Books; Google Play Libri; https://www.amazon.it; https://www.ibs.it; https://www.mondadoristore.it; https://www.lafeltrinelli.it; https://www.kobo.com; https://www.libraccio.it; https://www.bookrepublic.it; https://www.libreriauniversitaria.it; https://www.unilibro.it (formato ebook); https://www.amazon.it; https://www.ibs.it; https://www.mondadoristore.it; https://www.lafeltrinelli.it; https://www.libraccio.it; https://www.Ebay.it; https://www.libreriauniversitaria.it; https://www.unilibro.it; https://www.giuntialpunto.it (formato cartaceo) e probabilmente anche nelle biblioteche della vostra città/del vostro paese.

Trama: 1628. Renzo e Lucia, fidanzati e futuri sposi, vivono nei pressi di Como al tempo della dominazione spagnola. Don Abbondio, prete del paese incaricato di sposare i ragazzi, viene minacciato dai bravi di Don Rodrigo, che vuole Lucia per sé, affinché il matrimonio non venga celebrato. Dopo diversi tentennamenti da parte del curato, Renzo scopre la verità e tenta un matrimonio a sorpresa che fallisce per la scaltrezza di Don Abbondio. I due futuri sposi scappano e Lucia si rifugia nel convento delle monache a Monza dove conosce Gertrude. Don Rodrigo intanto chiede aiuto al potente Innominato che, grazie alla complicità della suora, fa rapire Lucia per portarla nel suo castello. Il sanguinario signore, però, sta maturando una crisi di coscienza e, supplicato dalle preghiere di Lucia, libera la ragazza che va a Milano dove è scoppiata la peste. Renzo, intanto, dopo essere scappato proprio da Milano dove si era rifugiato, trova ospitalità dal cugino per un po’ di tempo e scopre di essere stato contagiato durante i tumulti per il pane. Tornato al paese, viene a sapere che Lucia si trova nel lazzaretto milanese e la raggiunge. Gli innamorati, dopo due anni di fuga, possono finalmente riabbracciarsi. Renzo guarisce mentre Don Rodrigo, anch’egli contagiato, muore. Senza più nessun intoppo, finalmente Don Abbondio può celebrare il tanto sospirato matrimonio.

In questi giorni ho voluto dare una possibilità ad uno dei classici più famosi della letteratura italiana: “I promessi sposi” di Alessandro Manzoni. Era già un po’ di tempo che il titolo spuntava nella mia wish list alla voce della sottocategoria “classici da leggere” che avrei voluto mettere in lettura… e probabilmente avrei fatto meglio a lasciarcelo! E da qui si capisce subito che non è stata una bella lettura…, 😴🥱😴🥱.

Il libro è così famoso che non ha bisogno di grandi presentazioni: due ragazzi che, da promessi sposi, si ritrovano a dover rivivere mille difficoltà ed a separarsi prima del lieto fine è cosa nota a tutti. Ma dietro a questa trama se ne dipanano tante altre: la storia di Gertrude, meglio conosciuta come “la Monaca di Monza”, l’ossessione di Don Rodrigo per Lucia, la peste che scoppia a Milano, ecc vanno ad arricchire una storia che si svolge nel manzoniano “Quel ramo del lago di Como”.

Se non avete mai letto questo libro e volete dargli una possibilità, come ho fatto io, armatevi di tanta ma tanta pazienza, perché non è un libro di facile lettura.

Voto alla fine della lettura del libro: 1.

👍 nessuna nota positiva da segnalare.

👎 il linguaggio e lo stile, molto antiquato, hanno reso questa lettura molto ma molto difficile e ostica; il romanzo si perde molto in descrizioni e passaggi superflui e questo è un altro lato negativo che rende “I promessi sposi” un libro di non facile lettura; il ritmo della narrazione, a lungo andare, diventa molto noiosa e soporifera; vi sembrerà strano sentire una cosa del genere ma questa lettura, oltre a procurarmi una gran noia, durante certe sessioni di lettura è riuscita a procurarmi anche un gran mal di testa: sì, alla fine del numero di pagine che stabilisco di leggere ogni giorno, arrivavo a chiudere il libro con la testa che mi pulsava per il male che avevo. Non avrei mai pensato che una lettura sarebbe arrivata a procurarmi il mal di testa ma a quanto pare “I promessi sposi” ci sono riusciti in pieno; un personaggio che non mi è piaciuto affatto è stato Don Abbondio. Vile, servile, lamentoso e “chi più ne ha più ne metta” è un personaggio “senza spina dorsale”, come si direbbe adesso: non ha il coraggio di ribellarsi ai bravi né a Don Rodrigo che impone che il matrimonio tra Renzo e Lucia non venga celebrato. Non è bastato nemmeno il suo “ravvedimento dell’ultimo minuto” nell’ultima parte del romanzo a rendermelo simpatico: un personaggio che preferisce “inchinarsi al volere altrui” piuttosto che ragionare con la propria testa sin dall’inizio difficilmente può raccogliere le simpatie nel lettore.

E voi avete già letto “I promessi sposi” di Alessandro Manzoni? Tra le vostre letture quale personaggio non è riuscito a riscattarsi ai vostri occhi, anche se alla fine cambia il suo modo di fare e di essere?

E come ho già fatto nel post pubblicato sul mio blog anche qui voglio salutare, senza rimpianti né rimorsi, questo libro che non avrà una seconda possibilità per essere riletto.

Il Pulsantone della felicità sovranista…

http://www.usdebtclock.org/

…come si fa ad avere fiducia in una istituzione/corporazione etc. che da sempre è in debito con il suo strozzino, lo sanno solo los fuckinghumanos, lo sanno. Il debito sovrano ?!? …certo, viva Nixon e l’abolizione della riserva aurifera!! ha ha ha ha ha Qui invece c’è quello italiano https://www.usdebtclock.org/world-debt-clock.html

Mi raccomando, la prossima volta portanse bien :mrgreen:

F.A.F.O : ridatemi i miei Likes…

Buon venerdì na sega . Il motivo ? Se non saltano fuori i miei likes del post: https://2010fugadapolis.wordpress.com/2023/09/20/mangiato-pesante/ mi faccio venire 1 idea pericolosa… Ecco le prove :

… “chis’èffregato” i likes ??

…qui , da WU, funzionano

Conclusione parziale dei miei LIKES ; questa stranezza è comparsa ( veramente sono scomparsi , o mai apparsi ) solamente nel post ‘mangiato pesante ‘. Boh !!

cazzi nostri cose tra maschi: te lo do io il pistolero!

[a cura di: Gifter, da Il Mondo Positivo]

Da un blog generalista sulla cultura chiamato Punto Zip sono venuto a sapere di un podcast interessante e importante chiamato “cazzi nostri – cose tra maschi” in cui Diego Fassoni con l’aiuto di un urologo, racconta insieme a personaggi famosi esperienze legate alla sessualità maschile.

Cito dall’articolo:

Dai tempi del dopobarba per l’uomo che non deve chiedere mai, il maschio è solo con i suoi dubbi, l’ansia da prestazione e le frustrazioni. Non gli è stato insegnato a chiedere nemmeno le indicazioni stradali, figuriamoci a chiedere aiuto per problemi affettivi o sessuali

Quando si capirà che il “pistolero solitario” e “l’uomo che non deve chiedere mai” sono miti dannosi principalmente per noi uomini? Io da piccolo quando piangevo venivo picchiato da mio padre biologico. Picchiato, cazzo. Perché “un uomo non deve piangere” e il mio donatore di sperma (non merita il nome “papà”) si infuriava in continuazione se mi vedeva con gli occhi lucidi. E sto piangendo pure adesso pensandoci. Fanculo. Solo che non me ne vergogno più e se le lacrime arrivano lascio che escano. La vera forza è quella dell’emozione bisogna esserne coscienti da subito.

Eppure anche se ho ribattezzato la “festa del papà” come “giornata del dito medio”, a posteriori penso che sia anche lui stato una vittima di questa mascolinità tossica ma non ha avuto gli strumenti per ribellarsi come li ho avuti io, ed è finito per diventare carnefice. Ovviamente scherzavo con la storia del medio perché io ho un papà; non sarò nato da un suo spermatozoo ma è l’uomo che ha amato mia madre e me da sempre insegnandomi un modo diverso di essere uomini.

Quindi piantatela di pensare che il pene sia una ragione di vita. Smettetela di soffrire le pene per colpa del pene [cit.] e fateci pace. Con lui e con le vostre emozioni. Tirate fuori le palle, piangete, chiedete anche aiuto se serve. Spezzate questa catena di virilità irrealizzabile, che imprigiona in una morsa di violenza prima voi stessi e poi le persone che amate. Finiamola con queste statistiche di “due uomini su 10 vanno a controllarsi solo in tarda età”, non vergognatevi del vostro corpo.

E se anche un podcast può essere uno strumento per sbloccarsi, benvenuto Fassoni e amici.

Oggi è la giornata mondiale della felicità e sono contento di aver conosciuto questo nuovo servizio nato per aiutarci; pensate che se in giro per l’Italia ci sono diversi centri antiviolenza per donne, sono pochi quelli che si occupano dei problemi maschili: l’uomo che subisce sì ma anche e soprattutto quello che maltratta. Perché se solo si volesse, si può anche smettere di fare i carnefici.

Siamo uomini, dobbiamo andarne fieri e per questo comportarci come tali: mantenendo la metafora genitale tiriamo fuori le palle o se vogliamo cambiare diciamo i muscoli, e se c’è bisogno facciamoci aiutare perché avere dei problemi sessuali o affettivi non è una colpa. Lo diventa nel momento in cui, alla richiesta d’aiuto, si preferisce la strada della violenza.

Il podcast “cazzi vostri – cose tra maschi” è disponibile su OnePodcast e tutte le maggiori piattaforme spotify compresa. E sì, consiglio naturalmente di ascoltarlo anche alle donne perché anche una mamma o sorella, amica o compagna, conoscendo le situazioni può aiutare un uomo a trovare gli strumenti giusti per vivere meglio. La felicità è alla nostra portata, difendiamola con ogni mezzo.

Io ho ricominciato a vivere quand’ho chiesto aiuto senza vergognarmi di quello che ero. E di questo paradossalmente devo ringraziare anche una creatura che mi è entrata in corpo senza permesso, non certo con buone intenzioni ma che alla fine mi ha insegnato ad amarmi. E ad amare. Alla faccia di chi “il preservativo non te lo fa rizzare” e simili. A parte che non era vero ma sapevo che Dio o chi per lui ci ha dato un corpo e quella sporgenza cilindrica ne è solo una parte.