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Recensione libresca: “Protagonisti della storia. Giuseppe Garibaldi” Alfonso Scirocco.

La vita e le gesta dell’Eroe dei Due Mondi.

Titolo: Protagonisti della storia. Giuseppe Garibaldi.

Autore: Alfonso Scirocco.

Genere: saggio storico, saggio biografico.

Pagine: 377 (formato cartaceo).

Dove reperirlo: https://www.amazon.it; https://www.ibs.it; https://www.lafeltrinelli.it; https://www.Ebay.it (formato cartaceo) e probabilmente anche nelle biblioteche della vostra città/del vostro paese.

Giuseppe Garibaldi: eroe senza ideologie perfetta incarnazione del mito romantico, spirito fiero e incorruttibile. Una leggenda le sue imprese, un romanzo di avventure la sua vita.

Trama: “È un uomo, niente altro. Ma un uomo in tutta l’accezione sublime del termine. Uomo della libertà, uomo dell’umanità”, scrive di lui Victor Hugo. Sempre in condizioni di inferiorità, dal 1848 al 1867, combatte sette campagne in Italia contro austriaci, napoletani e francesi, che nel 1870 soccorrerà nella guerra contro la Prussia. È astuto, creativo: in Brasile trasporta le navi via terra; nel 1860 beffa i borbonici fingendo di ritirarsi e piombando su Palermo. Governi e parlamenti si occupano di lui; cronisti, disegnatori e fotografi lo seguono sui campi di battaglia. La sua fama è tale che nel 1861 il presidente Lincoln gli offre il comando di un corpo d’armata nordista. Due anni dopo, su invito del primo ministro Lord Palmerston, giunge a Londra, acclamato da mezzo milione di persone. L’uomo del Rio Grande, di Montevideo, della spedizione dei Mille ispira la penna di scrittori come Dumas e Carducci. Alla sua morte, la “Deutsche Zeitung” invoca un nuovo Omero, “per cantare degnamente l’Odissea di questa vita”. “Questa vita” è quella di Giuseppe Garibaldi, l’eroe dei Due Mondi.

A scuola uno dei personaggi più famosi e più importanti che si studiano è Giuseppe Garibaldi: l’eroe dei Due Mondi che, grazie al suo spirito e alla sua tenacia, contribuì in modo decisivo alla Proclamazione del Regno d’Italia nel 1861, guidando la spedizione dei Mille e favorendo l’unificazione del Sud con il resto della penisola. Ma dietro a questo personaggio ci sono molte più cose da sapere, cose che magari non vengono spiegate a scuola, ed è per questo che leggere un saggio storico/saggio biografico permette di ampliare le proprie conoscenze su questo personaggio storico.

Ad esempio: sapevate che era un uomo che amava la vita semplice e spartana e che, anche in età avanzata e colpito dall’artrite, fosse solito dormire all’aperto? O che dopo le guerre, svestiti i panni del condottiero, fosse solito coltivare la terra ed allevare animali?

Queste curiosità e non solo sono raccontate in questo saggio storico e biografico che narra le vicende dell’eroe dei Due Mondi, dalla nascita fino alla morte. In mezzo vengono raccontate le varie imprese compiute prima in Brasile e successivamente tutte le altre, arrivando fino alla proclamazione del Regno d’Italia.

Voto fino alla lettura del libro: 8.

👍 oltre a quello che già sapevo dalle lezioni durante le ore di storia a scuola ho scoperto tante cose che, non essendomi state spiegate perché magari non nel programma, hanno reso più completa ed interessante la storia di Garibaldi; una lettura molto istruttiva perché, anche in età adulta, è sempre bello imparare o rinfrescare la memoria su quello che si studia durante gli anni della scuola.

👎 nessuna nota negativa da segnalare.

E voi avete già letto “Protagonisti della storia. Giuseppe Garibaldi” di Alfonso Scirocco? Qual è stato l’ultimo saggio storico e/o biografico che avete letto?

Da “Italiani brava gente” a “Italiani razzisti”

Qualcuno di voi ricorderà che in un passato neanche troppo recente (tra fine ‘800 e l’immediato secondo dopoguerra del secolo XX), alcuni popoli del nord Europa o del Nord America genericamente descrivevano gli italiani con la sommaria espressione “brava gente”. Si trattava di frase che nascondeva l’implicito “malgrado tutto”, ed era figlia di un malcelato senso di superiorità velato da accondiscendente buonismo.

A distanza di anni, il mondo è cambiato, le società sono diverse, e pure gli epiteti si sono trasformati. Oramai gli italiani sono definiti razzisti. E no, non sono più tedeschi, britannici, scandinavi o statunitensi a piazzarci l’etichetta, ma i vari immigrati che hanno scelto il nostro Paese per vivere.

Ora, finché si sente una persona dell’Africa Nera usare l’espressione, ahimè, non gli si può sempre dare torto, perché – seppur si tratti di una sparutissima minoranza – effettivamente tra gli italiani ci sono alcuni minus habens che si sentono migliori degli altri solo per aver la pelle bianca, e offendono i negri per il colore della loro pelle. Però quando accade, come è accaduto a me, di ascoltare una donna ucraina, bionda con gli occhi azzurri, dire ‘sta cosa, beh, si rimane per lo meno perplessi.

Allora bisogna fare uno sforzo semantico e interpretativo, e tradurre l’abusato termine “razzista”, con il forse più consono “xenofobo”. Insomma, ci sarebbe da parte degli italiani una avversione nei confronti degli stranieri.

Qua non voglio azzardarmi a lanciarmi in ipotesi riguardo a cosa si potesse riferire con tanto disprezzo una donna che è stata accolta in Italia, è probabilmente mantenuta dallo Stato Italiano in quanto rifugiata, mentre lo stesso Stato dello Stivale invia ingenti somme di denaro al presidente-attore del suo Paese, sottraendo tali risorse al bene pubblico dell’Italia stessa. Vale inoltre la pena ricordare che l’Ucraina è Paese dove il nazismo e l’epurazione etnica sono di casa. Da che pulpito vengono tali critiche, perciò.

Obiettivamente, negare a priori che uno straniero possa avere problemi in Italia sarebbe oltremodo sciocco. I problemi di convivenza tra varie culture possono essere molteplici, ma qui non abbiamo né tempo né forse la capacità di andarli a sviscerare in maniera consona.

Posso però immaginare con che occhi un italiano non ideologicamente determinato guardi a quelle persone che hanno come unico obiettivo mungere la vacca dell’ormai moribondo Stato Sociale del fu Bel Paese. L’Italia è piena di persone, e molte sono straniere, che vivono di sussidi, si avvalgano di prestazioni sanitarie gratuitamente, prendono la pensione, pur avendo nella migliore delle ipotesi fatto dichiarazioni dei redditi da fame. Per tirare le somme, altro che gli immigrati vengono per pagarci la pensione, come una certa risibile propaganda è andata raccontando. È vero esattamente il contrario! Sono essenzialmente coloro che pagano le tasse che mantengono una sempre più fitta moltitudine di parassiti, e non pochi di questi sono venuti da fuori confine. È soprattutto chi non riesce a evadere le tasse, neanche parzialmente, come i lavoratori dipendenti, che mantiene in piedi la baracca, e tra questi la stragrande maggioranza è composta da italiani, che sostengono milioni di sanguisughe non solo economicamente, ma anche attraverso l’elargizione gratuita di servizi di vario tipo, tra cui la sanità, come già accennato.

Non ci sono gli estremi per averne gli zebedei pieni, e di guardare con diffidenza tali profittatori sociali, che stanno contribuendo a schiantare lo Stato Sociale del Paese? Ecco, io ritengo che sia questo astio che molti stranieri percepiscono, e che in maniera raffazzonata definiscono “razzismo”.

Detto questo, il problema per me è il sistema che non va, meno chi ne approfitta.

Quali soluzioni proporre? Personalmente ne vedo solo tre, ma tutte mi sembrano meramente teoriche:

– o si esce dalla UE, si rimettono i confini, e si cacciano via coloro che non apportano ricchezza al Paese, a prescindere dal loro passaporto;

– o si crea un sistema informatico che incroci seriamente e sistematicamente tutte le spese delle persone, e permetta di rendersi conto che una persona senza reddito o con dichiarazioni da fame non può andare in giro con una macchina da €50.000 in su o comprarsi degli appartamenti;

– o si chiudono baracca e burattini, si smantella tutto il sistema pubblico, e si privatizza tutto, sistema pensionistico compreso. Questo sarebbe il sogno del grande Reset del WEF che segue i dettami del più feroce neoliberismo, con l’ambizione di mettere le nostre vite completamente nelle mani delle multinazionali.

Voi che ne pensate?

Il Pulsantone della felicità sovranista…

http://www.usdebtclock.org/

…come si fa ad avere fiducia in una istituzione/corporazione etc. che da sempre è in debito con il suo strozzino, lo sanno solo los fuckinghumanos, lo sanno. Il debito sovrano ?!? …certo, viva Nixon e l’abolizione della riserva aurifera!! ha ha ha ha ha Qui invece c’è quello italiano https://www.usdebtclock.org/world-debt-clock.html

Mi raccomando, la prossima volta portanse bien :mrgreen:

Il grissino torinese –  Frida la Loka

Tra storia e leggenda, da Frida la Loka

Eh! diciamoci la verità; a chi non piace mangiare uno sfizioso grissino? Attualmente li troviamo in diverse varianti.

foto: Roma.today.it
Il nome "grissino" deriva dalla ghërsa, il classico pane piemontese di forma allungata una pagnotta a base di farina di segale, orzo e frumento presente sulle tavole piemontesi sin dal ‘300. 

Siamo a Torino, corre l’anno 1679. L’erede al trono, Vittorio Amedeo II di Savoia, è un bambino che soffre di problemi di digestione fin dalla nascita. I genitori, preoccupati per le sorti del piccolo, chiamarono il medico di corte. Costui si ricordò che da bambino, la madre, se non stava bene, gli consigliava di mangiare la crosta del pane ben cotta e lievitata. Il medico così convocò il cuoco di corte.

I due uomini si consultarono giungendo ad una sola conclusione: Vittorio Amedeo II non digerisce il pane! La colpa dei suoi problemi di stomaco è di quel maledetto lievito.

I genitori del piccolo erede al trono, ormai rassegnati, diedero il consenso al medico di chiamare il più abile fornaio del paese, commissionandolo a creare un pane ben cotto. Il genio del forno creò una cosa mai vista prima: lunghissimi bastoncini croccanti e sottili, i grissini.

Il dolce bambino grazie alla meravigliosa invenzione dell’abile fornaio crebbe in salute. Divenne un re valoroso e coraggioso, un grande condottiero.

Vi è una leggenda che narra sia ancora possibile vedere il fantasma di quel bambino alla VenariaRealediTorino Galoppando in sella al suo cavallo, tiene una spada infuocata. Chi da vicino l’ha osservata giura che si tratti di un enorme grissino infuocato!



La storia invece, attribuisce al fornaio torinese Antonio Brunero l’invenzione dei grissini nell’anno 1679, su richiesta del medico di corte Pecchio di Lanzo, per il piccolo duca Vittorio Amedeo II di Savoia, di soli due anni, che non riusciva a digerire la mollica del pane. Il medico chiese al fornaio di fabbricare un pane leggero e ben cotto, con poca mollica. Brunetto pensò di modificare il pane dell’epoca, la “ghersa”, tirandola e assottigliandola così da renderla un bastoncino lungo e sottile, con pochissima mollica e la crosta croccante, ben cotto e con pochissima acqua. Venne naturale chiamarlo “ghersin”, dal dialetto torinese.

A quel tempo il pane non veniva mai cotto adeguatamente, rimaneva umido, facendo prolificare batteri nello stomaco che provocavano gravi disturbi intestinali.

Alcuni, però, sostengono che i fornai avessero iniziato ad assottigliare le pagnotte già da qualche secolo, in modo da aumentare i ricavi sul pane, che all’epoca si pagava al pezzo invece che al peso. La storia dell’arte sembra confermare la tesi: nel battistero del ,http://duomodichieri.it in provincia di Torino, c’è un affresco del XV secolo che raffigura un personaggio intento a mangiare quello che pare proprio un grissino.

Il grissino fu molto apprezzato e venne diffuso rapidamente. Persino Napoleone ne era ghiotto. Chiese a dei panificatori piemontesi di recarsi a Parigi per fabbricare i bastoncini sottili, ma non ottenendo lo stesso magnifico risultato, fu necessario organizzare un invio quotidiano di grissini da Torino a Parigi.

Tua

28 giugno, 2023

Blog personale, http://fridalaloka.com