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sabato 27 dicembre 2025

Batman e Deadpool: il ritorno dei crossover Marvel/DC Comics

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Come avevo anticipato in un SuperBits, Marvel e DC hanno riproposto i crossover tra i loro universi, e questo nuovo incrocio di personaggi inizia con Batman e Deadpool. E la scelta sembra andare incontro a una particolare esigenza dei fan dei supereroi. Circolano in rete alcuni fan movie in cui i due eroi si incontrano, il più famoso dei quali è un episodio della serie Beat down di Aaron Schoenke (stiamo "parlando" di qualcosa come 12 anni fa) in cui Batman, scoperto che Deadpool è potenzialmente immortale, gli fa saltare tutto il corpo, testa a parte, che continua a parlare in maniera insistenze e fastidiosa, proprio come il personaggio originale.
Nel primo dei due confronti, quello pubblicato dalla Marvel, Il chiacchierone oscuro di Zeb Wells e Greg Capullo, abbiamo una storia tutto sommato abbastanza convenzionale, con Deadpool che arrivato in cittĆ  cerca di incontrare Batman per affrontare un nemico comune, il Joker.
La storia, che gioca su alcuni cliché dei due personaggi, è indubbiamente leggera e divertente ed è scritta da Wells senza riferimenti espliciti al fatto che i due personaggi appartengono a due universi differenti. Un approccio molto simile a quello tenuto da Schoenke.

giovedƬ 24 luglio 2025

SuperBits: La nuova era di Batman e altre cose sul Crociato Incappucciato

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Nell'archivio del blog ci sono alcuni articoli che ho dedicato a news estemporanee dal mondo dei supereroi, legate soprattutto al mondo dei fumetti statunitensi (ma qualcuna anche dal mercato italiano). Ho deciso di riprendere, anche se non con granderegolarità, quella tradizione e presto sistemerò l'etichetta apposita delle SuperBits per raccoglierle insieme, anche se di fatto questo è il primo post che usa l'etichetta.
Come intuibile dal titolo, questo primo articoletto di news ĆØ dedicato a Batman e ad alcune novitĆ  sulle testate del personaggio.

sabato 17 luglio 2021

All Star Superman: l'ultima avventura

L'ultima storia di Superman è stata raccontata diverse volte da un po' di autori. La più famosa di queste è Cos'è successo all'uomo del domani?, uscita nel settembre del 1986 su Superman #423 e Action Comics #583 e poi portata in Italia per la prima volta nel 1995 dalla PlayPress su Dc Collection #11. Scritta da Alan Moore per i disegni di uno degli autori più iconici del personaggio, Curt Swan, di fatto chiudeva con il Superman della silver age e, più in generale, con questa era del supereroismo dopo il (non perfetto) reset di Crisi sulle Terre infinite.
La storia di Moore è una escalation drammatica in cui viene raccontato come i nemici di Superman a un certo punto diventano sempre più violenti nella loro intenzione di uccidere l'eroe. In sostanza siamo di fronte al tipico approccio decostruzionista di Moore applicato a Superman, ma proprio l'uso di questo personaggio gli permette anche di essere più esplicito sulle sue intenzioni: una decostruzione, certo, ma per porre le basi per una nuova costruzione del personaggio, basata comunque su una visione ottimistica, per quanto realistica.
Quest'ultima avventura del Superman silver age scritta da Moore diventa, inevitabilmente, il primo confronto con All Star Superman di Grant Morrison per i disegni di Frank Quitely, che sono recentemente riuscito a recuperare e a leggere grazie alla raccolta da edicola Supereroi: Le leggende DC, la prima iniziativa di questo genere realizzata dalla Panini Comics, che pure in altre raccolte aveva curato volumi dedicati alla DC Comics, ma niente di cosƬ esplicito (ovviamente per motivi di licenza).
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venerdƬ 16 gennaio 2015

Anteprima recensione: Annhilator e il buco nero di Fraser Irving

Questa volta estraggo, ma non come screenshot, una parte della recensione di "Annihilator", ultimo fumetto di Grant Morrison che sta arrivando in Italia a ridosso dell'edizione originale
I conigli sono degli animali estremamente prolifici, quasi leggendari nel loro tasso di riproduzione, tanto che Leonardo Fibonacci proprio grazie a questi simpatici roditori scoprì la serie che oggi porta il suo nome: 1 1 2 3 5 8 13 21 e così via, e dove ogni numero è la somma dei due precedenti.
È però stupefacente notare quanto sia pervasiva all'interno della natura questa serie numerica: possiamo ritrovarla, per esempio, nella disposizione dei semi dei girasoli(1), nella struttura dei carapaci delle tartarughe, nelle spirali delle conchiglie. O, ancora, nelle galassie a spirale(2).

M51 (Whirlpool Galaxy) - fonte: reddit, NASA
Viaggiando nell'universo
La materia galattica, infatti, ruota intorno al suo centro realizzando, spesso, delle strutture spiraleggianti, bracci di materiale solido e gassoso che prendono delle forme descrivibili proprio grazie alla serie di Fibonacci mentre cadono verso il centro, fagocitate lentamente da un oggetto apparentemente assurdo ma assolutamente reale che porta il nome di buco nero supermassiccio. All'interno di ogni galassia a spirale si trova proprio un buco nero(3, 4), che al tempo stesso rappresenta il motivo dell'esistenza(5) e il destino ultimo di strutture come la nostra Via Lattea, al cui centro si trova Sagittarius A*(6).
Quasi nulla sfugge dall'orizzonte degli eventi di questo mostro cosmico: immaginate la materia mentre, strato dopo strato, cade al suo interno, scomposta nei suoi costituenti fondamentali, e l'unica traccia di questo pasto è una semplice, piccola radiazione X(7), un leggero calore che riesce a sfuggire, la prova di una digestione millenaria. È in questa zona di confine che viene portato Max Nomax, avventuriero e genio, alla ricerca di "una cura per la morte", un modo per ricongiungersi in vita con la sua amata, protagonista di una classica storia di fantascienza cosmica scritta dall'altrettanto geniale Ray Spass, sceneggiatore hollywoodiano in crisi creativa e tormentato dal suo manager, che lo pressa per ottenere la sceneggiatura per una nuova serie di film, Annihilator.

domenica 12 ottobre 2014

Batman e Joker: tra Moore e Morrison

E' partito lo Speciale per i 75 anni di Batman. Anche in questo caso ho partecipato con grande entusiasmo scrivendo un lungo articolo dedicato al Joker, l'avversario per eccellenza di Batman. In questo estratto (con alcune parti che ho tenuto fuori dall'articolo, centrato sul Joker), vi propongo un breve esame su due delle più importanti visioni sul folle clown del crimine, come lo definì durante la silver age il grande Dennis O'Neil.
The Killing Joke
Alan Moore riteneva e continua a ritenere The Killing Joke un'opera minore nella sua produzione. A tal proposito, infatti, affermò
Non sta dicendo nulla di molto interessante.
Nonostante questa opinione da parte del suo stesso autore, The Killing Joke costituisce un punto di riferimento importante nella caratterizzazione del Joker, risultando un primo e abbastanza riuscito tentativo di sintetizzare le varie anime incarnate dal personaggio nel corso della sua storia editoriale.
Per portare a termine con successo questo obiettivo, Moore partƬ da Detective Comics #168, storia che introdusse, con una operazione di retrocontinuity, il Cappuccio Rosso nelle origini del Joker: nessuno aveva mai realmente esplorato quell'aspetto del passato del pericoloso assassino, diventando cosƬ un punto di partenza ideale per un autore che, come Alan Moore, aveva basato buona parte dei suoi successi su una caratterizzazione realistica dei personaggi.
Per raggiungere questo obiettivo, lo scrittore di Northampton, utilizzando le nuove teorie della psicologia criminale, cerca di comprendere le ragioni intime della follia del Joker, descritto prima della trasformazione come uno dei tanti piccoli abitanti della grande cittĆ  con un sogno nel cassetto e una famiglia cui non si sente all'altezza. E' un uomo sconfitto, deluso, depresso, che si lascia trascinare dagli eventi mentre il mondo gli cade addosso.
Quando emerge dalle sostanze chimiche nelle quali si è gettato per sfuggire a Batman, negli attimi prima di ridere ossessivamente, il Joker resta sospeso, quasi in contemplazione, forse arrivando alla consapevolezza che lo farà impazzire ben più delle stesse sostanze chimiche cui è entrato in contatto:
E' tutto uno scherzo. Tutto ciò per cui si combatte o si vive... è una barzelletta mostruosa e demente!
E allora... perchƩ non vedi il lato comico?
PerchƩ non ridi?
Ecco una delle motivazioni dell'ultimo attacco a Gordon e Batman descritto da Moore: sparare a Barbara, futura Oracolo, torturare Gordon fin quasi alla follia, spingere il Cavaliere Oscuro ad affrontarlo in un luna park abbandonato costellato di trappole. Tutto per strappare una risata, e soprattutto per dimostrare un concetto:
Basta una giornataccia, per trasformare l'uomo più sano del mondo in uno svitato!
Ecco quanto disto dal mondo: solo una giornataccia!
Batman, però, non è d'accordo:
Forse ĆØ sempre stata colpa tua!
A supporto di ciò, porta Gordon, che nonostante tutto è riuscito ad aggrapparsi alla sua stessa sanità mentale, che invita Batman a non commettere sciocchezze:
Dobbiamo fargli vedere che la nostra strada funziona!
grida un Gordon nudo e psicologicamente prostrato alla volta del Crociato incappucciato.
E questa frase diventa un mantra, la chiave per leggere il finale ambiguo della storia in un senso positivo: secondo Grant Morrison, ultimo di una lunga schiera, in una chiacchierata "radiofonica" con Kevin Smith, alla fine della conviviale risata Batman uccide Joker, eppure contro questa interpretazione non solo va il giudizio di Moore, ma anche due dettagli interessanti. Da un lato c'è una rappresentazione di Batman abbastanza granitica, quasi superficiale come rappresentante della legge e dell'ordine. Manca qualunque dramma interno per la morte dei genitori, ma viene quasi utilizzato da Moore come una rappresentazione malleabile dei dolori delle vittime del Joker. Dall'altro, se ci si sofferma sul titolo, ci si può rendere conto che lo sceneggiatore britannico non sta uccidendo il barzellettiere (joker), ma la barzelletta (joke): non è un caso che il Joker paragona il mondo a una comica, e questo rende, allora, proprio il criminale l'uccisore della barzelletta, il vero e unico assassino in una storia dove non è realmente morto nessuno.

venerdƬ 16 agosto 2013

Magia nera in quel di Gotham

Colgo l'occasione della mia assenza in gita a Napoli per recuperare un articolo scritto l'anno scorso. Per la maggior parte ha ancora una sua validitĆ , a parte i riferimenti ai due volumi conclusivi, usciti un anno fa.
Quasi sin dai suoi esordi, Batman ha avuto a che fare con il mondo dell'occulto e della magia. Le caratteristiche del personaggio, un uomo che si maschera da pipistrello per combattere il crimine, avvicinavano le storie di Bill Finger e Bob Kane al genere gotico. Era dunque normale che in una delle sue prime avventure, al tempo in cui Bruce Wayne sembrava esibire una fidanzata fissa, Julie Madison, Batman dovesse affrontare, per salvare la giovane, un castello pieno di lupi e di vampiri in Transilvania!
Questa storia d'atmosfera venne successivamente reinterpretata da Matt Wagner nel 2007 in una miniserie di 6 numeri raccolta in volume dalla Planeta de Agostini, Batman e il Monaco Pazzo, che in effetti era la seconda storia di un dittico di riadattamenti in chiave moderna di storie classiche del personaggio. A precedere Il Monaco Pazzo fu un'altra avventura dai toni gotici, ma certo più semplice da adattare ai temi moderni, ovvero Batman e gli Uomini Mostro. Questa, infatti, è la rielaborazione della prima sfida tra Batman e Hugo Strange, la versione gothamita del Dr. Moureau: Strange, infatti, aveva il brutto vizio di trasformare le persone comuni in mostri violenti, sanguinari e senza cervello. Nella versione wagneriana, Strange diventa uno psicologo con interessi nella genetica che resta invischiato con la mafia locale. Questa nuova versione del criminale classico batmaniano rivaleggia certamente con quella classica, ma anche con quella che sul finire degli anni Settanta diede Steve Englehart con l'ausilio del maestro Marshall Rogers ai disegni. In effetti quest'ultima versione resta inarrivabile sia per crudeltà, sia per nobiltà, mentre quella che diede Doeg Moench nelle due Leggende, La preda e Terrore, entrambe disegnate da Paul Gulacy, risulta molto più folle e meno interessante (tridimensionale, direbbero i critici bravi) di quella precedente di Finger e Kane o di quella successiva di Wagner.
Torniamo, però, ai nostri vampiri, che nella versione del 2007 diventano semplicemente dei normali esseri umani che cercano attraverso dei riti sacrificali di ottenere l'immortalità, guidati appunto dal Monaco Pazzo del titolo. A rischiare, anche nella storia di Wagner, sarà sempre Julie Madison, anche qui fidanzata di Bruce. Da notare sicuramente la razionalizzazione della storia fatta dal creatore di Grendel, che propone una scelta ben precisa: non utilizzare elementi mistici o magici nel mondo del Cavaliere Oscuro (un po' come nella trilogia cinematografica di Nolan). Elementi che invece altri autori hanno riproposto nelle loro versioni del personaggio.
Buon ultimo in questa lista è Grant Morrison, che nella sua lunga gestione del personaggio che precede l'attuale versione post-Flashpoint, ha utilizzato il misticismo a piene mani. E questa scelta ben precisa dello sceneggiatore scozzese, che in effetti sembra confermare quanto già suggerito da Dennis O'Neil nella prima Leggenda, Sciamano, è in qualche modo una conseguenza della seconda storia batmaniana di Morrison: Gothic, dramma in cinque parti uscito su Legends e disegnato dal bravissimo Klaus Janson. Anche in questa occasione Batman deve affrontare una specie di monaco pazzo (in effetti un frate), tale Manfred, che, acquisita l'immortalità (nel senso che nulla può ucciderlo) per un periodo di 300 anni, sta ora cercando di portare a compimento un rito per ottenere una proroga sul pagamento. Quello che vuole realizzare è un sacrificio multiplo, quello di tutta la popolazione di Gotham!
La storia, un gotico intenso e in alcuni passaggi addirittura claustrofobico, intorduce tra le caratteristiche del personaggio un elemento tipico, invece, di Sandman. Wesley Dodds, l'uomo dietro la maschera antigas, combatte infatti il crimine spinto dai suoi stessi sogni, degli incubi che lo tormentano finchƩ non ha risolto il crimine che li ha generati. E Morrison in questo caso, come faranno altri autori in altre occasioni (ad esempio Jeph Loeb e Tim Sale negli speciali stagionali di Legends), utilizza i sogni di Bruce un po' nello stesso modo, ovvero per fornire indizi sulla vicenda che si trova ad affrontare.

sabato 25 agosto 2012

Joe il barbaro

More about Joe the Barbarian
Succede a volte quando, leggendo per caso una recensione su web di un tizio mai letto prima (non riesco a ritrovare il link... scusatemi e quindi vi segnalo la recensione su Lo Spazio Bianco!), che questo tizio è così bravo e preciso da metterti curiosità in quello che ha recensito. Se poi ci aggiungiamo che metà degli autori dell'opera è lo sceneggiatore di fumetti Grant Morrison, allora la curiosità di leggere quella stessa opera recensita aumenta a dismisura.
Mi riferisco a Joe the barbarian, un racconto che vuole essere al tempo stesso un omaggio al Conan di Howard e all'heroic fantasy, ma anche a un'opera complessa e intrigante come La storia infinita di Ende. Il protagonista del romanzo a fumetti, disegnato da Sean Murphy, autore che si ispira in maniera abbastanza evidente al bravissimo (e lentissimo) Travis Charest, è infatti il giovane Joe, un ragazzino affetto dal diabete di tipo I, che come il Sebastian de La storia infinita, si trova immerso in un mondo fantastico. Mentre, però, il giovane protagonista del romanzo di Ende si ritrova a Fantasia all'improvviso a metà lettura del romanzo, Joe viene catapultato in un mondo fantastico quasi sin dall'inizio della storia: a fine del primo capitolo (corrispondente, ovviamente, al primo albo della miniserie originale, uscita per la Vertigo) infatti il ragazzo ha un attacco ipoglicemico e iniziano quelle che egli crede delle visioni e che forse sono un vero e proprio mondo alternativo, sovrapposto al nostro.
Una delle migliori trovate di Morrison sta nel parallellismo tra il mondo reale e quello fantastico: per ogni posizione nel mondo corrisponde una posizione e una struttura geografica nel mondo parallelo, e per ogni evento nel mondo parallelo ecco il corrispondente evento nel mondo reale. La spiegazione di questo parallellismo è anche fornita da un gruppo di strani personaggi che si oppongono al classico tiranno che si oppone alla regina di questo mondo, dalla fisionomia identica alla madre di Joe (richiamando quindi il nome che Sebastian assegna alla regina di Fantasia prima di vivere le sue avventure in quel mondo, invece di leggerle sul libro). La loro introduzione, però, sembra un omaggio al Pinocchio di Collodi: Joe si sveglia, dopo essere svenuto, circondato da quattro strani personaggi con in testa dei teschi di rettile che stanno parlando di come lo hanno salvato, richiamando la scena che, all'opposto, vedeva un gruppo di dottori riuniti al capezzale del burattino. Uno di questi personaggi, Zodra, il supremo assente, spiega l'arcano parallellismo:
La radice quadrata dell'occhio dinewt, su funzione del coseno dove eee equivale a magia fissa la velocitĆ  di tutte leprobabilitĆ  al quadrato.
Mi seguite?
Come risultato abbiamo due stati d'essereisomorficamente collegati che sono rappresentati da queste ellisse, mentre questa circonferenza qui rappresenta la somma del totale nel suo complesso.
Ora, tutto questo era semplice teoria, finchƩ non sei apparso tu.
Sei nato per esistere in due mondi simultaneamente.
Per unire assieme ciò che, nel bene e nel male, era separato.
Questo collegamento senza precedenti ha causato un catastrofico collasso nell'ordine naturale delle cose.
La luce del giorno sta svanendo e le ombre si stanno levando da Hypogea.
E' stata aperta una porta sull'oscuritĆ  remota.(1)
Un bellissimo fumetto sull'amicizia, l'amore, il rapporto con un padre morto e con una madre preoccupata per la situazione economica non proprio tranquilla, che si conclude con una delle scene migliori mai scritte da Morrison per uno dei migliori fumetti mai scritti dallo sceneggiatore scozzese, subito dopo Gli Invisibili.

(1) Traduzione di Michele Foschini

mercoledƬ 24 agosto 2011

Grant Morrison, fumettista e... Oasis onorario

Finita la grande fatica vi propongo un video interessante, quello di Grant Morrison che canta una canzone scritta da lui:
Personalmente ho subito pensato agli Oasis, il gruppo musicale britannico degli anni Novanta che scosse, insieme ai Blur il mercato del rock di quegli anni, secondo me però senza essere veramente all'altezza dei gruppi con i quali venivano confrontati (i Beatles, per essere precisi). Le vere trovate geniali di Oasis e Blur erano, però, nei video: in questo senso secondo me erano veramente un passo avanti rispetto alla media.
Torniamo, però, a Morrison: lo sceneggiatore sa sicuramente come far parlare di se: ha infatti affermato di avere ricevuto la canzone direttamente da John Lennon durante un rito magico!
Per scoprire l'arcano, però, ci viene in aiuto questa frase qui:
(...) ho dato una piccola leccata a un acido, solo per stimolarmi un po'.
(traduzione di Luigi Siverio)
Questo forse spiega la visione, e probabilmente perché il pezzo prodotto è così pop e Oasis rispetto alla canzone che Morrison stava provando in quel momento, Tomorrow never knows: