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venerdì 2 aprile 2010

LA TRADIZIONE PASQUALE DI CASA MIA PER CICCIAPASTICCIA...


Immagine presa dal web

SANTA PASQUA A VOI TUTTI!!!

Eccomi finalmente, riesco a postare per fare gli auguri a tutti di una Serena e Santa Pasqua!

Ve li faccio con i miei 'pasticciamenti' pasquali dell'anno scorso che non ero riuscita a postare, perchè quest'anno io e la mami siamo un pò ritardo con la preparazione di casatielli e pastiere per ora io ho solo 'colombato' eh eh eh, poi vi farò vedere in un altro post post-pasquale o se riesco prima vedremo!
Intanto vi presento le pastiere che abbiamo fatto l'anno scorso io e mami...

... una è rimasta a noi e le altre regalate, per la frolla io uso sempre la stessa ricetta che ci piace anche per le crostate anche se ci sono diverse scuole di pensiero su questaper la pastiera,
la base è:
500 gr farina 00
200 gr burro
200 gr zucchero
2 uova
scorza d'arancia e limone

ovviamente per queste 4 pastiere la dose è stata raddoppiata.

Per il ripieno anche qui è questione di gusti, a casa mia si fa così, non vi metto le quantità precise perchè con mia mamma...non esistono :)

grano cotto nel latte

ricotta vaccina

crema pasticcera

canditi misti

succo d'arancia

zucchero semolato

uova.

Questo qui sotto è il mio 'capolavoro' dell'anno scorso, la Colomba delle sorelle Simili con lievito madre, quest'anno ahimè...la 'creatura' mi ha lasciato, dopo il letargo estivo in freezer avrà forse valutato che non sono degna di lei...

... confezione regalo colomba...
... confezione regalo pastiera.

Per la colazione della domenica di Pasqua, ma assolutamente anche per il lunedì in Albis, l'anno scorso ho preparato questa ciambella salata, in alternativa al classico tortano, la ricetta è di Essenza di vaniglia:

500 g di farina

1 cubetto di lievito di birra

1 tazza di panna fresca liquida

1 cucchiaino di miele

1 pizzico di sale

250 gr di latte

una noce di burro

2oo g di prosciutto crudo

150 g di asiago

Scaldare leggermente il latte con la noce di burro e sciogliervi il lievito. Aggiungere la panna, il miele, il sale. Amalgamare bene, aggiungere la farina e poi impastare sulla spianatoia fino ad ottenere un composto liscio ed omogeneo. Coprire il composto con la pellicola trasparente e far lievitare l'impasto per circa un'ora. Stendere l'impasto, sulla spianatoia infarinata, fino ad ottenere una sfoglia sottile di forma rettangolare. Cospargere la pasta con le fettine di prosciutto e l'asiago tagliato a piccoli cubetti. Arrotolare e formare una ciambella. Disporla in uno stampo per ciambella, fare dei tagli profondi in superficie e lasciar lievitare coperta da un canovaccio ancora per un'ora.Cospargere la superficie della ciambella con qualche fiocchetto di burro e cuocere a 180° per circa 30 minuti'.
A noi è piaciuta proprio tanto e se ci riesco quest'anno la vorrei riproporre.

Ma veniamo a quello che per me è il Principe della tavola di Pasqua: il nostro casatiello sale, pepe e 'nzogna!!! In tutto il territorio campano ci sono diverse varianti del casatiello che sconfinano nel tortano, direi che ognuno ha la propria tradizione casalinga, a casa mia usiamo mangiarlo accompagnato da salame napoletano o soppressata, ricotta salata e uova sode, io personalmente adoro mangiarlo accompagnato dai carciofi arrostiti ... mmmm... che acquolina...durante il pranzo di Pasqua, per cui preferiamo la versione non imbottita per poterci meglio godere questo ... "comcasatiellico" invece di companatico eh eh eh...

... ecco la tavola di pasqua con tutte le cose in bella vista pronte per ricevere la benedizione del capofamiglia, una tradizione che resiste è infatti proprio quella di non assaggiare niente prima del suono delle campane della "Gloria" che annunciano la resurrezione di Cristo, di solito lo si impasta il Venerdì Santo, ed è proprio quello che sta facendo mia madre al piano di sotto in questo momento mentre scrivo e intanto cerco di preparare la pastiera , lieviterà quasi tutta la notte e domattina lo inforneremo.

Ecco la ricetta che mia nonna ha lasciato a mia madre e mia madre a me, questa versione dell anno scorso l'avevo fatta con il lievito madre ed era venuto specialissimo, quest'anno ci dovremo accontentare del criscito:

Casatiello di casa mia:
1 kg di farina 00
4\5 uova
250 gr sugna
250 gr di lievito madre rinfrescato il giorno prima o criscito
15 gr di lievito di birra
sale e pepe a piacere


Si impasta tutto insieme, rigorosamente a mano, fino a che tutti gli ingredienti non saranno ben amalgamati, soprattutto il pepe, poi si comincia a battere forte sul piano di lavoro, questa era la parte più divertente per me quando ero solo una bimba spettatrice eh eh eh, poi si divide l'impasto in due filoni, li sintrecciano e si accomodano in uno stampo di alluminio largo e con le pareti alte, dalle nostre parti ne sono in vendita di tutte le misure...
... mia madre usa decorarlo formando con l'impasto le iniziali dei nomi di tutti noi della famiglia e li adagia sopra accanto ai classici fiorellini di pasta, si aspetta che lieviti fino al bordo e lo si inforna a temperatura alta finchè non sarà bello dorato come il mio!!!

Con questo post vorrei partecipare alla raccolta di Cicciapasticcia che vuole conoscere le nostre tradizioni pasquali a tavola!


Ora vi saluto e vi auguro ancora una Santa Pasqua a tutti tutti!

lunedì 8 dicembre 2008

BUONA FESTA DELL'IMMACOLATA A TUTTI!


(il palco allestito ieri sera per festeggiare l'Immacolata a via Regina Margherita)
Se vi dovesse capitare di pernottare a Castellammare di Stabia, la mia città, nella notte tra il 25 e il 26 novembre, non abbiate paura se ... verso le 5 del mattino, più o meno, vi capiterà di sentire la musica di una banda "Taratata ta ta ta ta ...", seguita da uno scoppio improvviso di petardi "ta tarata tarata tata" e da una voce che recita così "Fratielle e surelle o'rosario a Maronn!"
E' iniziato il periodo più magico dell'anno, la dodicina dell'Immacolata.
Sto cercando di trasmettervi l'emozione che sto provando in questo momento nel cercare di descrivere questa tradizione unica e bellissima che ogni anno vive la mia città e che a me manca da morire, visto che da sei anni mi sono trasferita ad Angri.
Quella di cui vi parlo è una tradizione molto molto particolare e da sola non sarei stata capace di esprimervela al meglio, per cui ho chiesto un aiuto illustre, il Libero Ricercatore è un sito tutto su Castellammare che si propone semplicemente di raccogliere aneddoti, immagini e storie di personaggi che possano arricchire la storia della nostra bella città e, ovviamente, una parte è dedicata alla tradizione dell'Immacolata a Castellammare, io ve ne propongo un estratto, è una storia bellissima, leggetela con me ...
(i fuochi d'artificio sparati dopo la funzione religiosa, che per poco non mi cadevano in testa per fare la foto)
"La tradizione del “dare la voce”, è senza dubbio, una delle pratiche più antiche e caratteristiche, alle quali ancor oggi è possibile assistere. Prettamente stabiese, la voce di “Fratièlle e surelle”, echeggia alle prime ore del mattino, nel periodo della cosiddetta “Dodicina”, cioè, nei dodici giorni che precedono l’otto di dicembre in cui ricorre la festa dell’Immacolata Concezione.
Il periodo di origine di questa tradizione popolana (non ancora precisato), dovrebbe, risalire alla fine del ‘700, o quanto meno alla metà dell'800, quando le coste di una Castellammare di pescatori e marinai, furono palcoscenico di una tragedia marinaresca, della quale si tramanda, fu protagonista un pescatore stabiese, unico superstite di un naufragio.
Per maggiore precisione descrittiva, inseriamo il magistrale racconto della sciagura, tratto dall’opuscolo “Fratièlle e surelle” di Alminni, nel quale l’autore scrive:
“Una barca o un “paranziello” come lo vogliamo chiamare, una volta fu sorpreso da una forte tempesta. La barca si dibatteva in balìa delle onde (...) Un colpo di vento più forte preso appieno nella randa, spezzò l’albero di maestra. Un colpo di mare spazzò via i marinai dalla coperta e poco dopo la barca fu inghiottita dal mare. È superfluo dire che a bordo l’equipaggio non era dotato della benché minima misura di sicurezza quali salvagente o cose del genere. Uno dell’equipaggio era appunto il marinaio della nostra storia; egli si dibatteva tra le onde, aggrappato ad un pezzo del pennone. La tempesta imperversava malignamente, accanendosi in malo modo contro questo povero naufrago. (...) La riva era quasi vicina, ma il marinaio non se ne rendeva conto per il buio e perché stremato dalla grande fatica per nuotare tra le onde burrascose. Si dibatteva tra le mareggiate, aggrappato ad un tronco dell’albero maestro, spezzatosi durante la tempesta; intorno c’erano lampi, tuoni e saette e l’uomo, stanco com’era, lanciò un urlo quasi bestiale e, stringendo nella mano “l’abetiello” che aveva appeso al collo, invocava: “Mamma, Mamma ‘e tutt’‘e Mmamme, aiutame tu!” Improvvisamente gli apparve una luce così forte e accecante che la notte gli sembrò giorno. Un fascio di luce si sprigionò da una finestra, comparsa d’improvviso sul mare. Dalle onde gli sembrava che salisse una musica celestiale, come suonata da mille angeli. (...) Nel chiarore della finestra all’improvviso si stagliò la sagoma maestosa di una grande Signora dal volto delicato e pietoso, con gli occhi luccicanti rivolti verso il cielo, come per implorare lassù l’Onnipotente; aveva le braccia protese verso il basso, come se fossero stanche e le mani rivolte verso il mare, come a proteggere e ad accogliere sotto il suo manto il figlio in pericolo. La bella Signora era tutta vestita di un bianco immacolato e aveva sulle spalle un grosso manto celeste, trapuntato di stelle.

(l'altra statua dell'Immacolata che è posta sempre a via Regina Margherita, io ci passo tutti i giorni per andare a lavoro!)
Era la grande Mamma; il naufrago la riconobbe dall’aureola di stelle che le cingeva il capo. Non c’erano dubbi, era l’Immacolata Concezione che gli tendeva le braccia per trarlo in salvo! L’emozione fu tanta che perdette i sensi. Quando si svegliò, era sull’arenile (...) tra le assi e i rottami della sua barca sparsi un po’ dovunque e che, con lui, il mare aveva spinto verso la spiaggia. Fradicio d’acqua, anche se stremato e privo di forze, si rese conto che era l’alba. La prima luce del giorno, i primi raggi del sole, lo sorpresero riverso sulla spiaggia, tutto infreddolito e dolorante. (...) Finalmente fu avvistato da gente del posto, uomini, donne e bambini, riconosciutolo, gli facevano festa a gran voce. Ma egli non riusciva ancora a capire il perché tanto era intontito. (...) All’improvviso tutto gli fu chiaro, rivide ciò che gli era capitato: “L’ho vista affacciata alla finestra, che mi tendeva le braccia! Era la Madonna ! Era la Madonna !” e continuava a ripeterlo come a se stesso e, alla fine, cadde in ginocchio con le mani giunte, invitando tutti i presenti con l’appellativo di fratelli e sorelle ad imitare il suo gesto. “E mò, tutti insieme, diciamo il Rosario alla Madonna, incominciando “dall'AUMMARIA!” Esortò l’uomo salvato e così il primo Rosario del marinaio venne recitato sull’arenile, intorno ad un grande falò, per potersi riscaldare. E forse, in ricordo di questo straordinario evento la vigilia della festa dell’Immacolata si usa ancora accendere i falò nelle strade...” (...) Ancor oggi, il motivo del “dare la voce” è di natura religiosa, per cui, chi si dedica a tale pratica, lo fa per assolvere ad un voto per grazia ricevuta; un particolare significativo, poco considerato, che la dice lunga sulla devozione alla Madonna di chi si dedica al “dare la voce”, è caratterizzato dalla costante presenza che egli offre vita natural durante per assolvere questo compito, svolto tra l’altro, anche in cattive condizioni meteorologiche (pioggia, freddo e vento) e in periodi di malattia. Come vuole la tradizione, quindi, “Fratièlle e surelle” esegue la cantilena per l’intera “dodicina”, per esortare i fedeli a recarsi in chiesa, al fine di recitare il Rosario alla Madonna.
Chi dà “la voce” identificato con l’appellativo di “Fratièlle e surelle”, oggi, è presente quasi in tutti i quartieri di Castellammare"

Ecco, qui finisce il racconto de il Libero Ricercatore, colgo l'occasione per ringraziare Maurizio Cuomo per la disponibilità che ha dimostrato nei miei confronti, permettendomi di utilizzare questo materiale.
Io aggiungo che, sulla scia della tradizione religiosa, con la notte dell'Immacolata si apre, per gli stabiesi, ufficialmente, il periodo delle festività natalizie, molti seguono la "voce" tutti i giorni e vanno in chiesa a recitare il Rosario, ma la maggior parte vi si reca in massa, nella mattina dell'8 dicembre, alla prima messa delle sei , quindi si passa la notte ad aspettare la voce di "Fratielle e surelle" e quale modo migliore di passare la nottata se non ... giocando?
Si, ci riuniamo nelle case di amici e parenti a grupponi, si mangia, si gioca a carte, a tombola e altro, poi magari si scende a fare un giro in città per ammirare i 'fucaracchi'', i falò che i giovani di ogni quartiere organizzano già mesi prima raccogliendo legna in ogni dove e col tempo si è creata una sorta di 'gara' tra i quartieri a chi fà il falò più alto, poi si aspetta la 'voce' per poi seguirla tutti inseme ed assistere al suggestivo ingresso in chiesa di chi da la voce, che è sempre una persona cha ha fatto un voto alla Madonna. La tradizione è particolarmente a viva a via Regina Margherita, dove ho fatto le foto, lì è nata una vera e propria associazione per mantenere in vita il culto dell'Immacolata e ogni anno si allestisce un palco dove viene recitato il Rosario e la Messa e dove, anni fa, si faceva anche un vero e proprio spettacolo di canzoni napoletane.
Ho tantissimi ricordi legati alla notte dell'Imacolata, le prime 'nottate' a casa dell'amica al piano di sotto, poi, la prima comitiva, io, sempre assonnata, che non riuscivo a resistere, l'aria pungente del primo mattino, la stanchezza che però ti passava quando sentivi la banda, la messa che sembrava sempre troppo lunga, la fatica di resistere al sonno e ... il ritorno a casa, dove mamma si era alzata anche lei all'alba per farmi trovare ...

... queste delizie: zeppolelle di patate dell'Immacolata e struffoli che stamattina ho voluto provare a fare io per la prima volta con le sue ricette.Tante 'nottate' le ho passate a casa della mia amica-sorella, lei è stata una delle prime a sposarsi nel 1995, quindi casa sua era meta di molti raduni, ora molte cose sono cambiate, abbiamo quasi tutti dei bambini e le nottate non le facciamo quasi più ma non manco mai di fare una passeggiata per le ve del centro la vigilia dell'Immacolata e così ho fatto ieri con la mia amica ...

(la mia amica Mena a destra, io ... a sinistra)
Intanto vi lascio con qualche immagine della preparazione dell'albero a casa mia stamane, mentre io pasticciavo, i miei uomini ...