When I first arrived on the net world is different. When I first started this blog things were different. Me, I was different, very quiet, but with many ideas in my head. Or perhaps with many heads and a single crazy idea: I had to leave. Vital need for me. Travel is always been escape, passion, consciousness, learning. I wouldn't want it to be over. Because location is important to me. And where I'm staying is a prison to me. Too many bounds. For some people they represent a challenge, but for me they are just limits. Weak, flatness… Killing my life.
I had trouble staying in the lines.
I'm looking for other colors like mine, or a dark background that will make my soul stand out, the shadow that emphasizes my skin.
I don’t know what perfection is. I'm looking for…
I am this and this is me.
I'm not going to apologize for being me. One man said me: 'You are like your works. All emotion. All emotions'. It's true.I AM WMultiform. Acrilic paints on paper. 50 x 60. Made on commission. Painting in step. Journey painting.
The watchword is overlapping, mixing shapes, faces, eyes, hands, fingers, mouths, tongues, pictures of him, pictures of other men. But when I bring the different images together… a harrowing wind stirs up huge dust clouds, which not only make it difficult to see anything, but if I push too hard, it pushes back.
How do you bust the clouds?
I'm in a higher state of consciousness. You better hide behind the clouds. And behind you I can see millions of people. I'm able to perceive this overlay. It's only overlap, it's only duplication. Overlap and bubbles. A large bed, in the corner. A broken bed, in my imagination.
His hands are like hammers. Twenty-one million times he got to swing those hammers. On my skin. And below. And it wouldn't be enough. All thoughts fly: hands rubbing against each other, hands that close, hands that open, hands caressing, strong hands that come into the mouth, hands that trace the scars on back… Any fluent perception or clear meaning is made impossible for several minutes, but eventually things come together in a gesture: the shaking of two hands. I can still remember the feelin' of his hand on my skin. But not enough for me anymore. All thoughts fly.
Ripetuto all'infinito. Errori. Su errori. Che s'accumulano e vanno ognuno al proprio posto. Tasselli che formano uno stile: emotivo, suono e cassa di risonanza, maestoso, lenitivo e anche oscuro e cinico, brevissimo miraggio.
Assoli. Fasi corali. Assoli.
I'm sorry, it may be me, but it feels a little bit weird.
This horrible moment where I pictured what life would be like without illustration.
È quello che smussa ogni spigolosità, o aggiunge angoli acuti, cornucopia da cui svettano cime innevate o progressi pirotecnici continui. Limata o acuminata è l'espressione di ciò ch'ho dentro: la per nulla solare scrittura, la claustrofobica malinconia, l'eloquente energia consumata dalle nuove generazioni. Tento di spegnere e invece s'alimenta. Lo stato dell'arte è ossessione e tensione al buio denso imperdibile finale, ché si sale e si precipita continuamente, dalla profondità alla superficie. Soffio. Squarcio. Slancio. Sibilo. Finisce e inizia così.
What are you doing for New Year's? I do this. Strange year.
Soundtrack: 'Anemone' The brian jonestown massacre. - 'Come undone' Isobel Campbell Mark Lanegan.
Sguardo audace al passato e surreale al presente. Il futuro è un capitolo nuovo, la nuova sfida: non più celata dietro la coltre dei forse e ma perché?, ma orgogliosamente in evidenza in equilibrio con il tessuto trasparente e impalpabile di giovane sensualità che per la prima volta assottiglia le distanze con il mondo dell'irrimediabilmente lontano.
Sono sensazioni sciolte, storie personali e quotidiane nelle quali prevalgono libertà e immaginazione. Tutto il superfluo è stato eroso e abbandonato per far sgorgare un unico abbandono, un sì limpido, liquidissimo, elaborato e sviluppato fino all’ossessione e allo sfinimento.
Un oceano di suoni da attraversare e per farsi attraversare, si alternano nella struttura della pelle a anche più a fondo, brano a brano, senza che nulla intacchi l’uniformità e la forza dell'atto, vorace, potente che trascina e si fa trascinare nelle braccia e dalle braccia. Virus, contagio, cura, guarigione.
Citami qualcosa della Nin. E perché dovrei? Non imparo mai nulla a memoria. Ma posso farti rivivere quelle parole. Son dentro me. Sono impastate insieme alla ragione, annotate dai sensi, evidenziate in maniera unica e inequivocabile, modificate, unite e separate, riprese e spostate. All'interno non riesco a controllarle, sono i dialoghi di personaggi mai domi, si rincorrono, scompaiono e riappaiono dopo anni; sono gli abiti velati che nascondono e sfuocano i tratti, le forme e le rotondità. Sbalordiscono anche me. Vorrei che le loro narrazioni fossero più precise, e per frammenti ci son riuscita, ma sempre più spesso difettano di spessore, precisione e profondità. Colano, sbavano, scivolano e io con loro, non posso spiegare gesti e scelte, non posso definire schemi e assorbire formule valide per prevedere il futuro. Puoi plasmarle, spennellarle, percepirne i contorni, attribuire loro significati sempre differenti. Io amo come vivo, per scrivere percezioni, per capire devo portare a galla il detto-non detto, il senso-non senso. Questa è la chiave per accedere al mio mondo, complesso e controverso, sfumato e fondo. Attingi, apri se riesci, recupera visioni e simboli sempre che non ti spaventi osare, scavare, toccare.
L'amore non muore mai di morte naturale. Muore per abbandono, per cecità, per indifferenza, per averlo dato per scontato, per inanità, per non averlo coltivato. Le omissioni son più letali degli errori consumati.
È su queste note che ti immagino, anzi ti vedo, ora su di me. Glaciale autore di uno dei più efferati omicidi in sequenza di fotogrammi: ricomponi e monti, seppellisci e riesumi, affondi e riemergi. Non è forse questo il senso della trasfigurazione e dell'evocazione? Credo. Questo è il significato reale, il lancio riuscito, il volo immenso e l'atterraggio magnifico della tua predicazione. Perché intanto mi parli, mi inciti, sembri smarrito e invece mi ritrovo, lieve e violento elargisci benedizioni e sfumi le maledizioni, irruente e morbido, accendi una tensione infinita, mi confondi e dilegui il presente nell'assente. Forse ora comprendo cosa intendessi quando ho detto a mezza voce 'sono disperata': smarrimento in una sfuriata di ossessioni, inerzia nella frenesia di provocazioni. Cos'altro potrebbe essere se non conseguenza di spaesamento: il susseguirsi di colpi e di pause, di assalti e di rese, di ricongiungimenti e di sconfitte. Disarmante gioco di noise e dolcezze, delirio distorto, anarchia pura nella quale mi immergo trascinandoti e sorreggendoti. Sì, ho capito che avresti potuto ammazzarmi a tuo piacimento. Nessun uomo mi aveva mai fatto sentire così. Di quelli che riconosci perché hanno lo stesso nervo scoperto, lo estraggono per scudisciare o per blandire. Apparentemente sconclusionata composizione di forme e colori, ammasso disordinato e inquinato di sensazioni e voglie, disegno commosso e mitico tappeto su cui si sperimenta una inaspettata e spaventosa tenerezza e insieme un senso di incompiuto terrore incendiario. Nero ambasciatore della paura s'erge, lasciando sempre un senso d'incompiuto anche quando riempie, bruciando anche quando inonda e scorre.
Mi sei preso una sera, così per caso, per caos mio, e tuo. Ti sei presentato come un eccesso di voce, quell'acuto che spara improvviso mentre stai parlando piano. Come il singhiozzo che ti interrompe un vecchio discorso, lo hai iniziato e non lo finirai mai. E intanto in quello si insinua umido e caldo un anticipo di trama, lo sfogo amaro di una vita insoddisfatta, piena a metà.
Basta un motivo futile, l'originale sortilegio rivela lo squarcio, lo schema se ne va a puttane, e scopre balle, belle e sacre, anche inutili e dannose. Sai, di disimpegno, l'apparenza, dell'aggiungere inganno, ottieni un mondo di imprevisti. Io rinvio partenze solo per il gusto di assaporare l'apoteosi dell'approdo in mezzo a tante interferenze, incagli e deviazioni, m'annullo perché sia più intimo e continuo il contatto, ennesimo in ordine di tempo, primo e ultimo insieme.
Appunto l'indirizzo, annoto i numeri, disegno il percorso, ma già, da qualche accenno confessato a me stessa, soffro di sconfitta anticipata, come se avvertissi le scosse e misurassi già i danni dei crolli. Cosa incoraggi? Io son lì già a registrare inversione di marcia e cambio direzione. Un'altra, perché per quanto curiosità e rabbia io possa nutrire, la noia la farà sempre da padrona. E cercare attuali stimoli, e favorire fortuiti incontri, e ritrarre volti e corpi di fantasmi del passato e di spasimi futuri. Vivere una vacanza eterna, amori meno interessanti, ma senza storie.
Mi son presa tempo. Ben cinque anni. Silenzio. Oro con sfumature violente dalle fortunate e generosissime forme. Il lavoro è stato incessante, le fatiche grevi, ma le pause altrettanto lunghe alla ricerca di equilibri sempre più sottili, affilati, ma che tagliano nel profondo. Del resto ho imparato a far la barba. Sì, col rasoio a scatto e chi si sottopone al mio tocco risulta rilassato, riposato, s'affida a me… a me collo e guance, naso e zigomi e io mi fletto, mi insinuo, mi intono, punto e rado bene. Ho un'ambizione: scoprire cosa c'è sotto quel primo strato di pelo folto, poi sotto il secondo di peluria, e infine sotto il terzo, il più sofisticato, duro, pesante. La bravura sta nell'eleganza del taglio, nella leggerezza dell'addentrarsi… nella densità dei tuoi chiaroscuri, con i quali disegno il perimetro delle tue sensazioni e gioco con le mie. Trovo sempre il bandolo nel vortice dei ricordi, l'essenza della mia confusione. È quella in cui lavoro meglio, vivo bene e t'invito volentieri, a salire, per vedere la mia collezione di dischi scheggiati e cartoline ritagliate e incollate una sull'altra. Il suono dei vinili segnati è sensuale: urla di donna nel momento più intenso del piacere. Il colore e la forma dei puzzle di luoghi è grazia e ripiegamento su di sé: fumo di sigaretta nel post orgasmo. Sontuoso e prolungato respiro grazie al quale tutto ritrova, finalmente, la sua giusta dimensione… un nastro, il flusso. Infinito. Riavvolto capovolto l'otto
Ne incontro spesso, malvolentieri. Sono tutti presi, forse un po meno di me, a me appaiono più distratti del solito e mi ingannano. Sarà perché nell'aria che preferisco respirare io c'è sempre una strana sospensione elettrica, una tensione che blocca ogni possibilità di riflessione, sarà perché attendo che sia qualcun altro a definire ciò che io tratteggio appena e che non mi va di cancellare né tanto meno correggere, che ecco lì il prossimo sta già dissolvendo piano, mi sta instillando la diffusa tranquillità, quella del 'tanto va così', 'godiamocela finché ce n'è'. Io ci metto del mio. Mi lascio riempire. Succhio quanto basta per far arrivare il flusso e quello si travasa totalmente. C'è chi m'ha definita botte colma senza rubinetto. Vero. Puoi scoperchiare, guardar dentro, ma non puoi aprire e berne. Se cerchi bene troverai perdite. Quelle. Solo. È il risultato di una impostazione minimalista, ma non è scelta intenzionale. È cominciato tutto con un contrasto netto tra dare e avere, continua con il bisogno di contenere e finirà con uno scoppio sonoro quando le fasce creperanno definitivamente dopo millenni di colpi, baci, spinte violente, amplessi dolci, carezze profonde. Non è mai stato un percorso lineare, molto personale, poco coerente, variegato assai. Continuerà a scorrere liberamente. Inutile tenermi.
Una volta ho preso un treno per amore. Ferma in posti dove non mi conosce nessuno. Antonio Giardi
Un grande movimento di corpi scarnificazione con iniziale implosione interna. Poi come per malvagia magia si sentono rumori spaventosi, cigolii sinistri e si verifica l'impensabile, il mai augurato, sferraglia, si piega, si contorce e dal blu benevolo si scatena l'inferno e la devastazione. Un grande urlo muto scaturisce e si propaga dalla voragine aperta, come il lamento del cetaceo ferito a morte, sordo richiamo di un'intera umanità dimenticata e abbandonata. E l'umanità è femmina che ripulisce e si netta del peccato a cui è tentata e alla beatitudine a cui aspira. Respira violenza, attrae buio, emana luce asfittica. Non è che un atto, debole, veloce come un soffio, gelido come il metallo a cui si aggrappa, dolce come l'ultimo ricordo piacevole. Eppure la deflagrazione che ne consegue è strepito e scheggia, maestosa manifestazione di grandezza e di potere l'uno sull'altra: un'opera con orchestra al completo, magnifica, commovente, solenne celebrazione, vita e morte unite da un'unione indissolubile, e allo stesso tempo, brevissima. L'amaro pianto che sgorga, mormorato, marciato lentamente, corrode i corpi su cui scorre, sembrano stille di sudore e invece son lacrime sacre, umettanti, salvifiche, riflesso di cielo all'imbrunire quando le divinità non vorrebbero congedarsi da noi mortali.. insolito rituale, dormi con me giorno, veglia su di me notte.
Durante i raid israeliani sono rimasti uccisi più di dieci bambini. Che almeno si sono risparmiati un'infanzia atroce.
Le sirene hanno suonato in tutta Tel Aviv. Oddio, speriamo non abbiano svegliato nessuno!
Due esplosioni si sono udite a Tel Aviv. Netanyahu: "Scusate, è la mia suoneria".
Le forze israeliane hanno colpito 120 obiettivi all'interno della Striscia. Che è diventata una Linea Tratteggiata.
Come fanno due, diversissimi, complicati, orgogliosi a trovarsi e rimanere amici nonostante la profondità della voragine che li separa? Necessaria l'esperienza, fondamentale la spontaneità. Uno intrattiene, l'altro trattiene. Colonna sonora condivisione, trama battere e levare. Sulla linea d'onda le loro parole si inseriscono e suonano alla perfezione sulle cinque righe dello spartito e creano la comune armonia. C'è chi la esegue in maniera rigorosa, chi ne fa uno spettacolo divertente. La musica li guida, li unisce e li contrappone lasciando sempre lo spazio e l'accordo ideali, quelli in cui ci si muove liberamente e rispettosi, consapevoli e attenti, mandano in scena ogni giorno una sinfonia mirabile. Accelerano, si rilassano, arpeggiano su quelle corde, disegnano un vuoto in cui si perde volentieri, gli scenari avvolgono e ipnotizzano, amplificano il dolore e la felicità fino ad apici impensabili. C'è un'invenzione che mantenga quella visione mistica? C'è il momento dell'arcano risalire, dello slancio e quello della distorsione, del truce avvitamento, del ricadere. Ritmo che sostiene collassa e precipita. Non penso che riuscirei a perdonarmi una simile debolezza, l'assillo della conclusione e l'insorgenza dell'ombra quotidiana mi inducono al paradosso e all'ambiguo, tutta protesa alla vitale danza orgiastica, congiunta e sposata da una cifra romantica, non da un cerchio dorato. Il nostro è un modulare opposti e paradigmi, nei quali mi istruisco e mi educo proprio perché vorrei che la pausa, quella che rimane lassù, schietta frattura e coloritura intensa, abbagliante, non definisca, non racchiuda. Non son fatta per la pace.
Un cameraman palestinese ha perso una gamba. Venendo promosso a "Telecamera".
Trovo allucinante che si parli tanto dello scontro fra israeliani e palestinesi, e non dell'accorpamento delle province di Pisa e Livorno.
Ban-Ki-Moon lancia un appello contro le violenze a Gaza. 3 Morti.
Non so se ho più cicatrici sul corpo o nello spirito.
Frasi pronunciate da un tizio con cui vado molto d'accordo, e ancora non ci siam visti chissà poi..., scrive su Spinoza e sul suo spinoso (e per questo motivo) adorabileblog, Dan, per gli amici 11, anche su Twitter.
Per me, preghiera, è stare in silenzio in un bosco. Stare Silenzio Bosco. Tutto ciò che serve, quel che non è vitale. Io coinvolta nella traiettoria confusa e lui ombroso e implacabile seduttore mi irretisce, mi incanta. La traccia apre il percorso, segna i nuovi confini del sentire rumori sparsi sul sottofondo, dell'esplorare spazi incontaminati che lasciano un vuoto incolmabile fatto di strazianti linee di pianoforte e tentano di riempirlo con distese di fiati respirati e soffiati nell'oscurità densa e abbondante. Sono un'infiltrata, inserita nel flusso, s'agita e m'attraversa come un brivido elettronico: sublime e brutale elemento di congiunzione, rivelazione dell'esistenza d'innesti tra pathos sanguinante e fredda determinazione al minimalismo, a tratti senza futuro. Intro, svolgimento, turbine. La giostra dai colori offuscati sfrutta la forza della danza delirante, sciamanica, scossa e quieta a intervalli irregolari guidata dalla musica degli oggetti. Calpesto, folto e pieno, e sembra che non lasci segno la mia suola. Un lampo attraversa il fitto fogliame e mi colpisce, anima il mio battito, spinge fino a sconvolgere l'intero sistema nervoso, mi lascio trasportare, dispersa, lo lascio fare, confusa, sempre più ammaliata, lo faccio insinuare violento. Sono plastica da modellare sotto il suo tocco divino. In lui cerco rifugio, a lui ribadisco le ragioni della mia inesorabile resa. Implode il moto fino a scemare in tintinnio tenue e leggera flessione, declino inesorabile. Lo sguardo rivolto all'algida miscela che paralizza parzialmente spirito e corpo e mani a stringere quel punto minuscolo, l'ordine della bellezza, i segreti dell'universo… declino, accoglie, recita pianowho is Kate?
Frase iniziale Mario Rigoni Stern
Passi tratti da L'ultima amante di Hachiko - Banana Yoshimoto
Intromissione.. nessuno gli dà il permesso e quello s'è già accomodato, sprofondato nella poltrona e piedi sul tavolino. Non sono fissato coll'ordine, ma educazione vuole che mai mi sia sognato di entrare in casa altrui, piazzarmi così e nemmeno essermi presentato. Si chiama colpo di fulmine. Puoi chiamarlo come diavolo vuoi, ma già ho voglia di scaraventarlo fuori a calci in culo.
Avvicinamento: ha spostato prima un piede poi l'altro, s'è seduto composto, diciamo, e ha cominciato a parlarmi con tono suadente, con tecnica ammaliatrice. Si chiamano espedienti e io lo lascio fare. Ci sa fare, sì.
Intreccio.. di mani, gambe e gole, schizofrenie, magici momenti di estaticità, miscela sempre interessante, dal sapore familiare e allo stesso tempo esotica. Si suol definire colpire nel segno. E io spingo quel dettaglio, stando attento a rifuggire stilemi e stereotipi, muffa stantia e abuso di abitudine, lo spingo verso il salto finale da elemento dentro l'altro elemento portante della ballata: il ritmo. Sento gli ultimi singulti, al limite, poco prima della resa ultima, vischiosa, contorta.
Delusione: morte inaspettata. Non lo puoi rimettere sù. Ne uscirebbe un suono rotto, sguaiato. È il compendio soave, forse troppo breve, ma umanamente riconoscibile. Si chiama orgasmo. Chi lo sfoggia dilunga solo, ma non gode appieno. Io preferisco un'enfasi minimale. Mia imperfetta perfezione. Ramificazione alla cui sommità prelevare, gelosa, curiosa, personali sorprese, dolci rivelazioni. I detrattori zittiti. Gli inguaribili pessimisti invitati al prossimo.
Ho soggiogato quel quadrante, ho afferrato le lancette, sgusciato ed eviscerato tempo e modi, da brava massaia raccogliendo ingredienti espedienti e inclinazioni, mi accomodo e ti cucino ben bene non ignorando la quantità, esaltando la qualità. Non mi dilungherò in particolari poco interessanti, andrò subito alla carne soda, sezionandola, insaporendola, lasciandola in intingolo con bacche di ginepro e robusto vino rosso; sprigionerà un profumo intenso, rilascerà umori e ne assorbirà altri... una deliziosa tortura per le mie mani, una piacevole sorpresa per il tuo palato. C'è una segreta abilità ascosa ai più: quella prodigiosa attitudine a creare immagini dal nulla, alterarne natura e gusto, farne nutrimento, trasferirlo in un universo parallelo nel quale celebrare in liturgia suprema la forza e la potenza dell'energia vitale che ne scaturisce. Non è forse questo il paradiso? I sensi. Non sono ancora sazia. Ho spiluccato, ho intinto il tuo taglio più remoto nella percezione pura e intima. Guido ora la mia lama a incidere sull'omero e lì la mia papilla si scatena, scaltra, infida, indaga e rimuove ogni tuo ultimo indugio. Cosa mi trattenga dallo sferrare il successivo attacco è la precisa volontà di sperimentare sulla piega del tuo accavallamento un'ipotesi di percorso, una tattica di tortura, uno spartito lungo le cui linee si muoia e si rinasca adagio, veloce, allegro, molto allegro, io chiave di sol, poggiata lieve sulla seconda a sottolineare a riempire a muovere la notazione un'ottava sopra, un'ottava sotto, preda, predatore, si inseguono, si confondono, si infondono, si compenetrano, si smarriscono, si ricongiungono, ricomponendo una corrispondenza tra il dentro, il fuori, lo smarrimento interiore, un fugace e dilatato desiderio di sperimentazione sulla superficie. È tutto così disturbante, niente è più evidente, i ruoli si sono invertiti, il carnefice nella costruzione artefatta viene sbalzato su un piano inferiore, a coprire o ad attutire i rimbalzi, soccombe, la vittima cangiante sovrasta e si perde e fluttua, congelata e perennemente sospesa nell'infinitamente, indecifrabile, l'emblema a forma di spirale nella quale convergono a scandire le cinque armonie. Uno schermo piatto, ma malleabile, oscuro e riflettente si pone tra i due: i loro profili si congiungono, le loro proiezioni felici, cozzano, si scontrano, s'intersecano, s'insegnano l'incastro, a far scaturire la scintilla della creazione di un nuovo universo fatto di acqua e calda luce vivificante. Il mio punto generatore, il suo impulso. Si avvicina. Lo imploro, lo raccolgo e il ventre levitato sussulta, riempito, grato. Il piede, impazzito, s'attorciglia e rilascia, il ginocchio si avvita, memorizza, compie un giro attorno al fianco, il bacino batte il ritmo e suda, scioglie, la lacrima, la fatica impiantando le radici nelle fossette. Si allontana…
Credo nella bellezza di tutte le donne, nella perfidia della loro immaginazione che mi sfiora il cuore, nell'unione dei loro corpi disillusi con le illusorie sbarre cromate dei banconi dei supermarket, nella loro calda tolleranza per le mie perversioni
Pazza dal terrore e dal dolore, in corpo un unico diabolico sospetto e non riesco a trovare conforto, nessuna quiete, m'agito, stringo nei pugni e mi strappo capelli e certezze e continuo a incidere nella carne dei miei palmi una parola sola: godo. Potrei continuare sù per il braccio, ma in un secondo mi siete sopra a bloccarmi le mani afferrandomi e spingendomi sul pavimento con tutto il peso. Maledetti. Ma le gambe non riuscite, no. Continuo a strattonarvi forte. E la testa? Continuo a ruotarla in maniera innaturale. Riuscirei a divincolarmi se volessi. Ora, però, ammiratemi; lo vedete, quel guizzo improvviso negli occhi? Prima spauriti e invocanti scampo, ora si aprono e ordinano e lusingano. Sì che ci state pensando da un po'. Leggetevi pericolo, sentitevi straziati. Le mie parole, i miei suoni, minacce e terribili castighi. Scossa, onda persistente, succhio la vostra resistenza e vi trasmetto lusinghe e divinazione. Orrido e lungo il canto della sirena, vi inietto veleno sputandovi addosso tutta l'allucinazione che riesco a tirar fuori. Per un po' vi dondolate insieme a me, inchiodati, paralizzati. Vi guardo fissi, siete imbambolati, neutralizzati e ottenebrati, in mio potere. Vi contraete e vi distendete. Le dita attorno ai miei polsi, le ginocchia appuntite sul mio ventre. La voce cupa e robusta vi irretisce e la bocca si apre in un sorriso suadente, si trasforma in un ghigno violento. Un calcio sferrato ora a uno ora all'altro e riesco a catapultarvi lontano. Sbattete sul muro alle mie spalle e rimanete lì esanimi e impotenti. Perché continuo a negare l'evidenza? Dovrei accettarmi per quella che sono: lasciare che mi si creda capace, seriamente utile a soddisfare i desideri più bassi, se così si vogliano considerare. Intanto dovrete capire quanto e quando le nottate infernali siano inserite per mezzo della mia volontà nelle pratiche mie, senza furore né violenza. Son forze ignote quelle che animano i miei indistinti mugolii, son impulsi bestiali che guidano le inquietanti evoluzioni, non c'è da studiare, da osservare, non sono un fenomeno da verificare, mi si deve solo osare…
A conferma della lunga esperienza e della fresca educazione fa il suo ingresso nel nuovo mondo il bel tirocinante, e, presto, forte della sua tenacia e delle sue prestazioni, s'appresta a raccoglier stima e pratica. Rumore di incisione antica, profumo intenso di inchiostri, acido e dolce, rulli e macchina di Stanhope, torchi in legno che gemono e caratteri che s'imprimono e spingono sul foglio bianco, voraci e superstiziosi, attaccati come due amanti che nelle contorsioni e nel combaciarsi a perfezione, nel vai e vieni continuo, nella ginnastica delle cosce e nella lotta e nel sollievo, ricerca la perfezione della composizione e il giusto compenso. Gode di salute, si sente, ha una gran sete, quasi inestinguibile; divina arte quella, s'accentua ed eccede il piacere, quella sommità calva, alla quale fanno corona ricci e folti accenti morbidi, percorso come da scosse, venuzze sottili e sostenuto dai preziosi gioielli… han realizzato una superba maiuscola tutta intarsi, tondeggianti abbellimenti che si spalancano sul dipinto blu a sfondo bianco. È una meraviglia sulla quale si posa la mano curiosa a toccare il rilievo, a sciogliere i nodi e a leggere le dolcezze del disegno, a stringere titubante o ad accarezzare impetuosa, gli occhi infuocati e la bocca arsa, come una beona che non smette di oliare fauci e labbra e non ne ha mai mai abbastanza. E lì ti conduce, la nuca costretta e il cuore tenuto e sorretto, con parole sinuose e mezzi suoni tremanti: non è un amore? Sicura di aver per le mani un pessimo affare, ma abbastanza pazza per andare fino in fondo senza ritegno giù nel profondo. Subire e umiliarsi, impadronirsi dello scettro e tornare alla carica per capriccio o per scrupolo: non è la tua maggiore qualità? Sale e scende per rampe ripide e per rapidi sguardi sulla bozza appena realizzata, la ammirano, la scrutano, la ripongono, la rivalutano. Si dev'essere realisti o sognanti? Gentili o sbrigativi? Non vale il calcolo, e il rimuginare, quel che conta è il vibrato dell'arnese, il trasporto, lo stordimento e la sorpresa che sbalordisce e risveglia dal sonno leggero, quello in cui sogni e realizzi, dimentica e caduta dalle nuvole su chiodi e spine, inquieti, stremati, ma sempre caldi, umidi, vogliosi. Incalza, serra, torna carica… il problema è rimasto insoluto e richiede il tuo contributo, il dono della seconda vista che dondoli docile, solleciti con continui assalti e incursioni improvvise, l'inebriante dichiarazione di resa della lingua generosa che sollecita, corre, paga, e riscuote, la bocca avara usuraia, prezzo pieno sommato agli interessi. C'è un gioco di circostanze imprecise e una miscela di impulsi che fanno affluire i guai in gran quantità e malgrado si è preparati certe sfumature scompaiono e si fondono ad ubriacare e disorientare cosicché si corre il pericolo di promesse non mantenute o ignorate, di precauzioni calunniate e distratte. L'assedio è finito, lo spasmo si placa, la nemica ancora si aggira ma stanca anch'ella, giace inerte; avido ma appagato, quasi indifferente, abbandonate le forze, sbigottito e svuotato, ma ancora debitore… pugno rilassato, dita attratte dal morbido della coperta, vellutata al tatto, vergata, polverosa, riposano e già meditano vendetta. Si scopre tattica, non rinuncia a strategia e attacco, riparte dritta alla meta, i polpastrelli, alleati insostituibili, studiano le mosse per riprendere il processo di realizzazione di quella meravigliosa illustrazione, contornata da un fregio classicamente graziato, carattere incline alla conquista. La sua opera sfogliata, divorata, assaggiata e risputata… le frulla l'idea malsana, il suo, talento e vizio celebrano liturgia e rituale diabolico: dedita, illimitata, convulsa, rabbiosa, malata ninfa
continua…
Ieri ho pensato a te, a te che mi premevi le gambe contro stando in piedi, alla stanza che vacillava, mentre io cadevo su di te nell'oscurità senza sapere niente. E ho tremato gemendo di piacere.
Henry Miller ad Anais Nin - L'immagine iniziale è Iris Nero, 1906, di Georgia O'Keeffe
Quasi nessuno lo ammette. Chi ne parla lo fa sottovoce o urlando sguaiatamente, ma nasconde la reale natura della trama. Il fatto è che ti sfugge, ti si sottrae in continuazione, al di là di ogni tentativo possibile non riesci ad identificarla, più tuffi la mano destra nel secchio delle esche, la sinistra a reggere la canna, più quella scappa, si rivela per una frazione di secondo sul pelo dell'acqua ad agitare le branchie in cenno di saluto e via… negli abissi delle storie, nelle divagazioni tematiche, nelle decomposizioni surrealistiche, nelle digressioni a sovrapposizione, nei piani delle regressioni.
Ti fa un'interruzione pubblicitaria da incubo al di fuori di ogni immaginario, deflagra e distrugge qualsiasi idea di narrazione, la riduce a brandelli e marciume. Devi prenderli per quel che appaiono ed evidentemente sono: frasi sospirate, suggestioni forzate. Sei stanca e stressata, rimani a lungo non pervenuta, non esisti se non su quello schermo, un minuscolo puntino luminescente che testimonia il tuo passaggio qui tra noi o una tua apparizione nello sviluppo lineare di un'esistenza.
È necessario un atto di remissione. Bisogna leggerla tra le righe, qua e là frasi e non detti, tra le scosse e le interruzioni, viverne spaccature e rotture, amarne ferite e lacerazioni. Raccogli tutti i se, immagini la realizzazione di tutte le ipotesi, e hai ancora l'impressione di essere a zero. È una continua paranoia pretendere che quel corpo assuma una forma diversa dal fantasma che da anni abita le tue stanze segrete, un essere onnivoro, micidiale arma da guerra che sembra voler fagocitare te e tutto l'immenso cumulo di dubbi, giudizi critici e tabù.
Ecco cosa ci vorrebbe: un bel missile che tracci una traiettoria nuova, una parabola insolita, il lunghissimo viaggio attraverso questa mia terra sconosciuta addentrandosi e lasciandosi avvolgere nell'abbraccio mortale, nel fuoco della dissoluzione, interpretando e frugando, facendo di sé e dei propri punti d'attacco, di te e delle trincee di difesa, lenta lentissima esperienza.
Cominci, rivivi, t'impegni in ricerca ed esplorazione, attenta a non farti sfuggire nulla, nemmeno il più frivolo particolare, devi spazzare le tinte cupe e oppressive, giacere e divertirti, conservare l'elemento colto insinuando sorrisetti triviali: sensibilmente edotta e insidiosa seduttrice, mentalmente disturbata e geniale stratega.
Preparati, sto accumulando fascine, comincio ad elaborare trance esplosive, passerò al setaccio le voci che circolano nell'aria, userò le loro vibrazioni, le onde che legano e liberano i nostri corpi, i flussi in cui siamo immersi, l'arco di tempo che dovremo percorrere per ritrovarci e perderci subito dopo, il morbido giaciglio in cui adagiarci ed agitarci, impiegherò tutto ciò per farne miscela e scintilla: quello che cerco è fuoco, disturbo e folle gioco, straccia la mappa, cancella gli schemi, è mio l'ardente scoppio, mie la gioia del volo, la certezza della disfatta; ha contorni sfumati la conoscenza della resa e il disequilibrio sublime della non gravità, il mio nome su quel missile.. i miei amamenti.
poi era venuto il giorno in cui aveva conosciuto per la prima volta il legittimo proprietario di un sogno che lui aveva fatto
Comincia in prurito, un oscuro bisogno, vitale e profondo, prosegue con un tic, e gran finale, realizzato e celebrato su grande schermo dei miei giorni e delle mie notti, il rito, si esalta tra due dita malate e oziose che afferrano quel frammento tragico e stringono, fino a soffocare corpo, carta, anima, ma non lasciano sfuggire nulla, nemmeno la cenere... la traggono dentro, la sospirano, la vedono salire fino a quella parete in alto, colorata d'azzurro macchiata di giallo ocra. Trascende sulla cupezza del materiale, sulla meschinità dell'umano il demone, fa voli notturni e dilania, si unisce con il delirio, preda e si nutre, sputando fuori decoro e cura. Il mistero è tutto qui. Ti serra l'umido pertugio, ti strizza fino a farti svenire, ti riempie e ti vuota come se fosse aria quella che succhia e rimani comunque attaccata e semi cosciente, ma viva, iniettato di veleno greve, ma vive. Continua in punta di lingua, in inglese per intenderci, traducibile in spagnolo, se preferisci; ha lo stesso senso di lettura, l'intonazione sale, si acuisce e si sviluppa in eroticissima spirale, suadente e strisciante, s'avvolge ai miei ricci ai quali ben s'intona. La chioma folta e confusa, rovinata all'indietro o intrecciata alle tue gambe, intrise dell'aroma di caffè appena fatto, amaro e forte, perché devo tenermi sveglia ad aspettare, per ricominciare... ancora e ancora. Grosso e sensibile, puntato come un'arma invincibile che offende e mai si difende. Perché dovrebbe? Niente di più piacevole che esser impugnato e manovrato a spalancare trame e percorrere tessuti, a svolgere e coinvolgere nella grandezza e nella pienezza, possente e impetuoso, l'intimo attraverso la superficie. Complicazione prevedibile la maschera di dolorosa passione fusa con la tua faccia. Ha preso fuoco insieme a me; brucia, arde, giace e viene ripreso, masticato e inumidito, sorretto e precipitato.
Ti è caduto il tabacco fratello, ti è caduto. Tu mi avevi detto che era acceso. Ma ti sei dimenticato di dirmi che il tuo tabacco ti è caduto.
Come a little closer, come closer. So I can see you.
Illustrator not illustrious
gypsy illustrator on instagram 😈 all my trips, all my journeys
musatemi
illustratrice ero(t)ica on pinterest 🌶
a musoduro
Di segni e di sogni.
Diecimila Me.
Tutti i mostri che ho in testa.
AMICI MIEI ATTO IV
AMICI MIEI ATTO III
DieciMille
aMusoDuro una su tante
amici miei atto II
TUTTO
fuorché ogni cosa
DISLUCCHETTATEVI
13febbraio2013
amici miei - atto I
MAV c/o SPINOZA.it
sfottetevene su fu Muso
dissipatio humani generis
doll
PARALLELAmente
verrà svelata, a poco a poco, l’essenza particolare che può crearsi tra te e me, ma mai tra altre due persone - David Grossman
SCRASCIA (spinazza)
Ilva: tromba d'aria. Cos'è una definizione di Vendola?
PRIMOgiornodiSCUOLA
Perché vuoi sempre spiegare? Perché vuoi sempre scoprire che cosa c'è dietro? E più dietro ancora, sempre e solo dietro? Come sarebbe una vita limitata alla superficie? 'La rapidità dello spirito', Elias Canetti
prendi la mia mano e balliamo questo valzer, tra le volte della cattedrale, avvolgendoci come la bobina di un film straniero… - Fionn Regan
fuori dalle quinte…
cambio d'abito
azzurro finale sublime.. mio
Un'acqua corse, una speranza / da berne tutto il verde / sotto la signoria dell'estate - Vittorio Sereni
angel dust
FU muso
la mia sala da tè
collettivo-grazia-a-delinquere
dio non ha bisogno dell'arte
farmer in the city…
GAIA ONORARIA
Quasi tutti avevano in sè qualche stortura. In me, viceversa, c'era qualcosa che preferiva 'la luce' alla 'tenebra N.B.
Chi, vagabondando per i viali della città, non ha sognato un mondo che invece di cominciare con la parola esordisca con le intenzioni
e quello per cui mi riapro stelo di pallide certezze
Questo diario è il mio kief, il mio hashish, la mia pipa d’oppio. E’ la mia droga e il mio vizio. Invece di scrivere un romanzo, mi sdraio con questo libro e una penna, e indulgo in rifrazioni e diffrazioni
BadTrip
cit. Emma Peel
fase REM
No pasarán!
Meglio morire in piedi, che vivere in ginocchio.
solo un essere libero proiettandosi oltre la durata, può avere la meglio su ogni rovina
ritorno al mondo nuovo Aldous Huxley
La notte era notte e solo notte
Ma dipingere e scrivere per me sono in fondo la stessa cosa.
sono stupito dall'immenso sperpero di energie che ho dedicato a speranze del tutto vuote. Se avessi riversato altrettanta energia nel disperare, avrei forse ottenuto qualcosa
immersione
LA DONNA ALATA
perché ora conosceva il significato della paura, e per giunta nella sua forma più violenta: la paura della morte dell'essere amato, della perdita dell'essere amato, della perdita dell'amore
les herbes folles
quell'al di là di tutto
il mio nome è rosso
La fantasia fa parte di noi come la ragione… Gianni Rodari
ACCESSO NEGATO
PRENOTAZIONE EFFETTUATA
'quanto più crudelmente m'arse…'
l'oppositore
EVACUAZIONE
giornaLETTI
e non solo
mecanica de amor
letti e riletti
de profundis
il principe felice e altri racconti
il ritratto di dorian gray
Il principe Serebrjanyj
il salvacondotto
le tue lettere hanno occhi
il dottor zivago
a piena voce
la cimice
lo stormo bianco
io sono la vostra voce
Le rose di modigliani
il processo
il castello
un medico condotto
la metamorfosi
la signorina giulia
the moon is down
furore
to a god unknown
il derviscio e la morte
lettera di una sconosciuta
l'esclusa
uno nessuno e centomila
il fu mattia pascal
il diavolo sulle colline
la luna e i falò
le ragazze di s.frediano
metello
una vita violenta
ragazzi di vita
il sogno di una cosa
PETROLIO
la donna di sabbia
il libro dell'inquietudine
la strada di swann
confessioni di una maschera
lo specchio degli inganni
neve di primavera
la voce delle onde
paula
naked lunch
sulla strada
howl
Il resto di niente
Il maestro e margherita
favola inquieta
E' la ragazza con le mani più fredde e le labbra più calde che io abbia mai conosciuto
lì in fondo sembra che ci sia qualcuno ad aspettarci
semivuoto
dal nero al verde
psytrance
NIDOaCAPO
la finestra di fronte
è voce e silenzio
Provochi il mio malumore, mi conduci nel gioco cattivo del sogno e mi spingi dentro l'umido rifugio appena svoltato l'angolo. Scegliamo con cura i momenti e i luoghi, il vino e il pane, il bicchiere e le carni, apparecchiata siedi a consumare ogni istante del nostro tempo. Un giorno di festa è per noi il nostro incontro, ci fa unici e indivisi, io timido e brusco, attendo; tu ardita e morbida, mi versi generoso il succo dell'oblio. Ti scopro e ti prendo quando si fa sera, nel nero mi tendo e ti afferro, nudità aperta alla mia mano calda, irriverente e regale tu siedi sul mio trono, tutta la notte. Al mattino ci empiamo di significato, ci sveliamo verità e ci congiunge il fresco drappo. Acqua e latte ti fanno dolce, fresca, sole e cielo si aprono al nostro passaggio. Risaliamo colline, e discorriamo di noi. Tu hai cambiato il significato umano del termine vita, me ne hai reso una fetta, ora ti guardo e dietro le spalle, prego, e scaccio via l'ombra malvagia che vuol divorarti il passo.
il nero che conta
la vera prigione
Non è il tetto che perde Non sono nemmeno le zanzare che ronzano Nella umida, misera cella. Non è il rumore metallico della chiave Mentre il secondino ti chiude dentro. Non sono le meschine razioni Insufficienti per uomo o bestia Neanche il nulla del giorno Che sprofonda nel vuoto della notte Non è Non è Non è. Sono le bugie che ti hanno martellato Le orecchie per un'intera generazione È il poliziotto che corre all'impazzata in un raptus omicida Mentre esegue a sangue freddo ordini sanguinari In cambio di un misero pasto al giorno. Il magistrato che scrive sul suo libro La punizione, lei lo sa, è ingiusta La decrepitezza morale L'inettitudine mentale Che concede alla dittatura una falsa legittimazione La vigliaccheria travestita da obbedienza In agguato nelle nostre anime denigrate È la paura di calzoni inumiditi Non osiamo eliminare la nostra urina È questo È questo È questo Amico mio, è questo che trasforma il nostro mondo libero In una cupa prigione.