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giovedì 15 dicembre 2016

Untrue.

I believe in Father Christmas.

Riciclo questo titolo. Diffondo atmosfera e nostalgia. Progressive e nenia declinati con una voce sfarzosa, preziosa, e allo stesso tempo oscura e profonda. Io la vedo quella parabola, nitida e luminosa, un percorso in ascesa, veloce carro e ancor più veloci le renne, disegnano delle linee ben definite che nemmeno lo spot Ikea ha potuto rovinare, anzi… lì c'è un babbo che irrompe in casa in mutande e tipici berretto e casacca e sul divano, ad attenderlo impaziente, c'è un gran bell'esemplare di 'renna' bruna e prosperosa. Se la scoperà a breve. Avrei voluto idearlo io uno spot così. Grazie Svezia. Io, intanto, orecchio e naso ben sviluppati, comincio ad avvertire la maturazione dei frutti del duro impegno. Sincronizzo il battito di ciglia con l'appetito sempre buono e opero la fusione tra talento e immaginazione. Non diventerò forse un gigante del settore, ma andrò fiera per l'ampiezza del pubblico raggiunto. Perfetta crooner. Vibrante e grave. Rauca e sottile. Voce al di fuori del coro. Matita sempre ben affilata. Mano veloce e morbida. Instancabile e tenace. Pressione accurata e giustamente esercitata. È pronto. Ho fatto un buon lavoro.

From the beginning.


ELP. Music.

martedì 3 maggio 2016

I loved you. Then I realised.

What before meant.

E io so cosa sia il prima e il dopo. Questi anni me l'han mostrati. Entrambi.

È una fascinazione resistente la mia, nei confronti del muovere e muoversi: la partenza, il viaggio, il salpare, la navigazione. Il mezzo non importa, che comporti camminare, volare, pedalare, ruotare, fondamentali sono il non-luogo di continuità e il distacco dalla dimensione quotidiana, terrena, il distacco, l'annullamento e la compenetrazione. Sembrerebbe un paradosso, un contesto incoerente e distinto.

Del resto teoria e studio poco si conciliano con il profondo e complesso rapporto ch'è instaurato con la casualità. E invece, nel mio caso, è completamento del cerchio. La quadratura. Il nesso. L'approdo in vista di una successiva ripartenza. Silenziosi e vuoti. Privi di angoscia, ansia, inquietudine, convulsioni. Disincantati ci si prepara meglio, fuor da ogni prigione tra alti - le grandi aspirazioni  - e i bassi - i fallimenti disastrosi, e si autodetermina il proprio stato, vitale e dinamico. Semplicemente si va.

La meta del viaggio, indefinita, ché così vuole lei, è tutta da scoprire. Oggi Più Che Mai.
Spensierata, sospesa e salutare.

I am set free.


mercoledì 16 ottobre 2013

Apri



Batte in testa. Procedo a strattoni. Effimero. Mi fermo sul ciglio, sotto i miei piedi un burrone… rimango in bilico e sento l'odore del vuoto. Sul collo porto il suo profumo e davanti sempre, per sempre, sento la maschera affilata nella quale si spalanca una fessura color vermiglio, corre lungo la guancia e si fa strada. Refrattario. Non cedo, no. Credere? Mai. Alla negligenza, all'intransigenza gelida, all'alterigia, all'ipocrisia resisto, resisto. Mi apparve nuda. Ha il sapore del tabù, divertito e proibito. Delizioso. Ostentava sicurezza e invece era in tremenda balìa del mio desiderio. Se n'era persuasa, si dispose e rimase immobile ad attendere, gioiosa e sensuale. Non parla più. Tartagliava fino a qualche istante fa. Osteggiato. Purtroppo l'ho conosciuta troppo tardi. Non avrò abbastanza tempo per darle ciò che meriterebbe. Tutte le altre si inginocchiano per farmi contento. Vietato. Lei invece, fiera e forte, non l'apprezzeresti un euro, talento vero, controcorrente, m'ha schiaffeggiato, e ora? Vivo per lei. Paradiso al rovescio. Stravagante e squisito. Cibo esotico e prodotto nostrano. Disturbante e mai accomodante, ma vero, vera, verità, di quelle esperienze appaganti alla fine delle quali a pancia in sù, guardi sognante il soffitto e dici Eterno. Sigaretta.


Quando una verità è chiara, è impossibile che ne nascano partiti e fazioni. Voltaire

martedì 2 novembre 2010

no satisfaction


Sono uno spasso, non c'è ombra di dubbio. M'invento occasioni di risus abundat anche nelle situazioni più anguste e sinistre. Il più delle volte son risate sardoniche, raffiche spiazzanti e spazzanti, tempeste che non hanno bisogno di avvisaglie, si scatenano e sorprendono. Portate sempre un ombrello richiudibile, vi conviene. Quanto sei stupida! Oh, grazie, tu invece che srotoli metrate di muso e tiri fuori dal cilindro quintalanze di fesserie per farti bella e buona e brava, che sei? La butti giù pesante, ti aggrappi sulla schiena di quel poveretto tuo fidanzato che tu ti ostini a chiamare 'il mio amico' perché fa più fine… sei intelligentissima, ma smettila, e taci, anzi, fa di più e accontenta file e file di persone impazienti, scaotizzati, fai un po' di raccolta differenziata di rumori e puzze e capelli in posa, fighetta della peggior specie, la miss della schierata accozzaglia che Alekermitt volentieri prenderebbe come protagonista del suo prossimo episodio de 'La notte dei truzzi', quella che naturalmente fa la più brutta fine che io abbia mai potuto vedere al cinema, in tv… e in radiodramma. Grazie Socio mi faresti un piacere, ti pago è ovvio, se proprio non dovesse essere efficace la mia pubblicità, il mio mestiere tra l'altro. Dicevo… son tanto tanto divertissement, presa di fondoschiena e scivolo spesso, sui miei stessi apprezzamenti, sui miei stessi commenti, volo via e atterro pesantemente sulle mie stesse uscite di sicurezza… no, li vedo i cartelli, l'ho visto il disegnino uomo/donna, ma non sono mica scema, preferisco l'uomo, no? Eppoi che due… non casca mica il mondo, per una figurina ogni tanto, è avanguardia, regole che saltano, vento di cambiamento, controsenso tipicamente mio. Cosa credete, io scientificamente imperverso, sperimento e studio i risultati. Così già so, durante, poco prima, e subito dopo, chi sia così resistente da sottoporsi al prossimo… turno, si ripeteeee. Montagne russe, ce le avete ben in mente? Ecco, sottosopra, giro della morte, senza via di scampo una volta che si sia imbracati, voci fuori campo, urla disumane e la mia voce megafonata divertita e coinvolgente che nel cielo grigio e triste colora e stria un arcobaleno disarmonico… centrifugato di cori e acuti, sono attrice che recita vari generi, tendo costantemente a sottovalutarmi, liquida e frivola, ma in assoluto schizzo ed evolvo, mediamente libera e per nulla soggetta a razionalismi e generalissimi ordini dall'alto, mood che dalla superficie erudisce nel profondo della mente, beffarda e demenziale filastrocca, spigliata e vorace, come timida e risparmiatrice. Sei una contraddizione vivente! Ultimo scoppio isterico: cada la spada sulle tue polverose e mediocri osservazioni, non vi puoi proprio rinunciare, eh? Lo so, barbie, lo so, è difficile per la tua coerente rappresentazione dell'irrealtà, accettare, o solamente immaginare, quanto io sia indaffarata a cambiare questa stigmatizzazione sociologica, è un macigno che il tuo big-gym non riuscirà mai a spostare, massa informe e destino arido, tanta grassa ignoranza sui vostri bei muscoli tirati a lucidi con calorico olio… invece che passar le ventiquattrore a tirar sù pesi, avrebbe potuto soddisfare te, in articolati venti minuti di sano sesso! Tutto sudore e fatica sprecata. Sì, hai ragione, non vibrare più ora, sei più irritante della Pausini e Hilton insieme, critica genuina e spontanea, un consiglio materno: va a giocare da un'altra parte! Io mi diverto così, e non sono mai soddisfatta finché non constati e calcoli quanto si possa ancor essere strafottenti e dannatamente imprevedibili! Free-drink… e consumazione slow!

martedì 12 ottobre 2010

dear…


Scosta quei capelli ché non vedo l'espressione che hai negli occhi. Maledetto pagliaio in disordine, ti ci nascondi e ti prepari ad attaccarmi. È un berretto al quale non potresti mai rinunciare capitano. Ai gradi sì, quelli li hai staccati a morsi e li hai sputati lontanissimo. Avevi un progetto e lo hai completato. Sei contento? Che inietti? Nel candido letto ci sono chiazze scure. Un variegato da intenditori. Buono, ricco, mai superficiale. Sotto la scorza da impassibile e carismatico, gratta, gratta eccolo, lo scavezzacollo, eccezione e conferma, sì, però le regole lasciamo che le rispettino altri, io ho voglia di viaggiare, molla gli ormeggi e salpiamo. Dispiega quel lenzuolo, soffiaci vento e via… linfa vitale, sento rintocchi lì ad ovest, non mi va di attraccare, non la voglio ancora la terraferma, arrampicati sull'albero maestro e allontanala, quando scenderai ti prometto notti insonni e rumorose e spruzzate leggere di nostalgiche tonalità. Vuoi che salga anch'io? Solcheremo i cieli, rasenteremo la pazzia in vista della celestiale melodia e nella tua chioma si fermeranno i cirri a donare riposo alle nostre lingue stanche e alle nostre pagine piene. Molto romantico. Delizioso e stretto. È tutto un buon presupposto, tu mi ricordi, ma io non credo, è perfetto, troppo…. Scelta dei tempi e livelli emozionali, sofferto insieme, splendido stato di grazia. Qualcosa mi ticchetta sulla spalla… tocca corde dimenticate, profonde, crudele e rilassato. Io no, perdo l'equilibrio, mescolo e rimescolo, mi rabbuio e sfavillo, m'incupisco, un ultimo barlume… è il tocco di quella libertà che mi ucciderà, dedicami una canzone quando non ci sarò più, dovrà essere legata indissolubilmente all'immersione intima che aprirà e chiuderà, dialogo distensivo, pianto e riso, rumori di sottofondo, usci socchiusi e correnti d'aria improvvisa, una secchiata d'acqua… sale negli occhi e sulle labbra, capelli intasati e orecchie zuppe, tu mi lecchi sul polso, depositi una traccia indelebile, m'arrabbio, ma rido, tu batti le mani, contento, standing ovation: tempi duri e grinta da vendere, energia e sogni, stagioni piene, caldo sopportabile, freddo scolastico, ispirazione da canuto bambino, scherzi e giochi, vita e sincerità, sorte tirata e salvezza guadagnata, sposta quella virgola, non mettere il punto, non esagerare con i sospensivi, sono impigliata da una ragnatela tessuta ad arte, io sono il ragno? A turno

lunedì 26 aprile 2010

J.J.

è un marchio impresso, un tatoo folle e nero, un pesante e sottile doppio filo che lega indissolubilmente la mia voce al cuore, il mio stomaco all'anima, una ferita sempre aperta sulla quale sembra che qualcuno aggiunga sempre una bella manciata di sale fino che penetra crudele e impassibile e infuoca e smargina sempre, sempre… mai che possa guarire, mai.
Janis Lyn mi chiamo, Pearl mi chiamano, confusa e felice, disubbidiente e ribelle, abrasiva come il mio timbro vocale, acida e amara come i testi delle mie canzoni strazio e strappo, mordo e deglutisco con sofferenza sensuale e selvaggia ore e giorni, mesi e anni, e mi convinsi che tutto avrebbe potuto cambiare e diventare migliore. Io musa inquietante ho mosso gli ultimi passi nell'illusione che la droga non mi sarebbe più servita… quel buco avrebbe dovuto essere l'ultimo, sulla lapide da poco acquistata la macabra profezia: "Buried alive in the blues" e io mi seppellisco oggi, con il mio miele e con la mia ruggine, con il mio furore e la mia tenerezza, con la mia malinconia e con la mia passione, con il mio blues e con il mio rock psichedelico.



Quando sono sul palco faccio l'amore con ventimila persone, poi torno a casa da sola