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giovedì 2 luglio 2020

The sound of the letter itself.

To roll. Keep the point of the tongue in the middle of the palate. It seems to most a slight false note, but no.
It's an extra bowl. The notes of wonderous music. As the crackling of the fire, or the soothing sound of rain. The gently noise of the wind blowing through the leafs. A passionate embrace by the bonfire.

One tells that the hunter was wandering in the forest when he heard a beautiful sound. A considerable time elapsed: one said to the other, I really wonder if there is a witch out in the wood. A singing witch. Her voice has indeed a strange sweet sound! Shall we go there and see what the cause of it is?

And many went. They belonged to different expeditions and went at different times. Too much. Far too many. They didn't know. They didn't understand. And say that she is evil. Condemned her to death and burned her. And she sang. 

She wanted nothing more than to be understood. And loved by. Freely. That would be a world that does sound beautiful, and one where understanding would be the norm, and that is an idea worth spreading.

The witch. Lilith goddess.
The hunter fell in love with her and dedicated a song to her memory.
She sings his song as she burns.

The Occitan Language, mystery and miracle, is an act of faith towards the mountain, the wood, the love for the mountain, the wood. It's the most wonderful thing I'd ever heard.


Dins l'aiga de ta boca
Ai begut a l'amor.
A l'ombra de ta soca
Ai colcat un totjorn.

S'èri poèta e se m'aimaves
Aital seriá nòstra cançon.
Mas siás de fusta dins mos braces
E trauca, trauca lo cusson.

Al flume de ton pèl
Ai negat ma rason.
Ai daissat lo tropèl
Per seguir ta sason.

E puèi me soi penjat
Al negre de tos uèlhs.
La sason a cambiat
Per un autre solelh.

Las raras de ton còs
M'an donat un país.
La jòia de mon sòrt
Me trapa mai que ric.

D'autras causas encara
Me viran l'esperit.
Mas çò que ne son ara
Aquò es pas escrit.

And I thought you were the most amazing, most wonderful thing I'd ever seen - Ever.
To roll the R. To sharpen the knife. With it open old and new wounds that do not heal. There is no forever. Except for the pain. 🎧 R.I.P. Sepultura.

mercoledì 20 novembre 2019

Don't ask me why.



Every disaster made us wish for more, for something bigger, grander, more sweeping. Don De Lillo. White Noise.

Sometimes their death makes me want to die. And sell though I must, I do so with a heavy heart. Since I love them in spite of everything. Forgive us, giants. Please, forgive us for disturbing your nest.



martedì 29 novembre 2016

Penumbra.

Come Giano. Bifronte. Futuro e passato. Gettati qua e là. Sguardo all'uno e all'altro. Covo segreto. Cerco. Scovo. Ti accarezzo forte. Prendo colore e intingo arti. Realizzo molteplici sfumature  psichedeliche che si mischiano all'aria gelida, dissipano il calore e creano magia. Temperano, stemperano. M'insinuo. È strana e curiosa. Apprensione e suggestione. Ma è sinergia vitale. Che trova materia grezza e rende pregevole. Almeno per il tempo di un orgasmo. O quello per finire un cheese-cake. O per una scarpinata lungo un sentiero di montagna innevata. E tutto nasce dall'incertezza, dal grigio titubante, dal timido risveglio, dall'invisibile presenza.





The trip. Still Corners. 6:14 minuti. Quello che dicevo applicato a musica.

sabato 4 maggio 2013

torno sù

Sono al terzo anno e mi cimento in un tormentatissimo flusso interiore che mi porti avanti e indietro, sopra e sotto, dal passato al presente, dagli alti ai bassi. E' viaggio fieramente femminile: prendo il necessario e tutto stipo con disordine accurato nel borsone semi-morbido ché non si deve mai rinunciare al proprio stile e alla propria linea di pensiero, ci si conceda qualche fermata breve a considerare l'altrui e si tiri dritto quando la roba esposta proprio non attira la nostra attenzione. Il mio è metodo astrattamente ben collaudato: mi tormento le unghie, le limo quanto basta a non sfilare le autoreggenti, efficace per avvertire il dolore, linea di dialogo continua dialettica con la morte. Il marchio riconoscibile dell'interiore in subbuglio, il segno del sospetto verso l'esterno, il colore della guerra eterna tra me e gli altri, quando sia nato, quanto sia cresciuto, dovrei soppesare e misurare, ma non potrei giungere ad alcuna soluzione, quindi accumulo identità sconvolta, soggetto scarsamente definito, compatto, imballo e spedisco, aggiungendo un piccolo biglietto di scusa destinato a chi riceverà il bagaglio scomodo. I conti con me stessa li faccio ogni giorno, ma c'è un teorema che possa aiutarmi a calcolare e definire il nucleo, a decodificare il punto focale? No, che non c'è. Narro e m'offro visioni, mie, assecondo personali intuizioni, interpreto la sostanza, emergo e m'affondo, supero ostacoli vecchi e ne invento di nuovi, mi vuoto e mi riempio di sottintesi e di mai detti. Allora qual è il punto? Non ce n'è. Questo è il punto.



mercoledì 20 febbraio 2013

come respirare, mangiare, respirare

Non ha mai avuto confini precisi, né uno svolgimento e nemmeno una collocazione inconfondibile. Inutile sarebbe datarla o attribuirgli un luogo di nascita. Lei è un'opera frammentaria, separata in tanti spezzoni sparsi così in uno spazio nero, a volte talmente sbiadito che potrebbe assumere forma di nebbia. Ma la nebbia non ha forma. Oh, sì che ce l'ha ed è l'unico esempio di materia che le si incolla sulla faccia, appesantisce i capelli, schiaccia le spalle e allo stesso tempo solleva una decina di centimetri dal terreno, ne avverte la sostanziale, grigia, umida carezza e vaga con lei, dentro lei, su di lei, in lande desolate, ma in mezzo a tanta umanità e molta più massa animale. Anche gli inanimati acquistano una propria esistenza in mezzo alla nebbia, tutti confusi, tutti sfumati.. steli d'erba che si ammassano sotto i suoi piedi, ghiaia fine che s'ispessisce e si compatta: una lunga traiettoria di passi che sarà bene dividere in tappe cosicché si possa evitare di urtare un barattolo di colore e di sentirlo rotolare a imbrattare e violentare quel paesaggio delicatamente tratteggiato. Lei sa distinguere. Lei è in grado di riconoscere la superficie dell'anello di congiunzione tra volere e potere. Lascia al caso il più delle occasioni: è incredibilmente piacevole abbandonare enfasi e artificio e far sì che, unica guida sia la figura a lei più familiare, la sua natura. Sarà questa a dar rifinitura al suo manoscritto? Molto improbabile. Aderirà totalmente al suo ambiente, vi si mescolerà in maniera gioiosa, in esso si stranierà e da esso sarà vinta. Così facile ammalarsi, guarire, riammalarsi. Salire, precipitare, risalire. 




Tutto è sensazione di ostacolo che bisogna vincere: io e il monte siamo; altro no. E non devo esser che io, in vetta.
Scipio Slataper

venerdì 17 settembre 2010

non ritorno

Non leggono tanto, ma scrivono molto! Tante frasi, alcune filosofiche altre meno, verità e bugie, corrette, comicamente errate, messaggi d'amore, invettive violentissime, disegni, quadri, animazioni. Alcuni, lo ammetto, sono dei capolavori. Del resto miei amici-colleghi, quello fanno oggi. Graffitano un po' qui, un po' là. Beati loro, mi verrebbe da dire. On the road, free & poor? Forse no. Dio c'è, ascoltalo. Un tizio beve coca, l'altro la tira. Avanzo sospettosa, mi avvicino a una panchina e sento puzzo di bruciato. Intorno carte, cartoni, una coperta a brandelli… non è una quadrata scozzese di lana! Passa un ciclista notturno. Sta fischiando un ritornello che conosco, ma non ricordo. Ora son attenta a un gruppetto di ragazzi che urlano più in là, il petrolio ci salveràààààà. Sferraglia l'undici e per un attimo mi distoglie. L'autista mi interroga con lo sguardo, ma passa oltre. Mi chino, scosto l'ammasso di polvere e cenci, e scopro, trabocca fuori una lacrima, seguita da un'altra e un'altra ancora… Un occhio franco e minaccioso in buona scrittura mi fissa, sta inquadrando il collo della bottiglia secondo uno schema preciso, ma la pellicola è finita, in programma c'era un appuntamento, cocci, vetro rovesciato, arti calpestati e battuti, carbone, vino versato, simposio mancato, maleficio a conferma della tradizione epica che presagiva la tragedia futura. Mi faccio l'autopsia. Intervengo sull'ultimo che ho visto prima di girare l'angolo: Vive! Boia io! M'impongo lo stesso giaciglio. Mi adagio e veglio. Brindiamo. Dio c'è, forse sì, che sia troppo comodo e non si smuova?

domenica 22 agosto 2010

sound track -7


l'uomo che cammina…