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domenica 17 luglio 2022

My fifty.

I'm not easy. Those who pretend to care about you and well, actually they don't. They say they like you and if they don't like you… they don't tell you.

He says he likes you, very much, when the specimens of man perform these peculiar courtship dances. At first… he must be impeccable. Convincing. He's kind and thoughtful. He fills me with all manner of attention.

He needs to be prepared to make a good impression. He and her aren't that different. 'You're not so far'. 'You are not so different from me, really'.  Then he struggle. Gets evasive. 

He devolves into banality. Such a gentleman. What a coward.

I'm not easy. I'm different. So far. 

Being in society. I can't. I don't know. I travel by camper, I eat with my hands, I lick my fingers, I sleep in the tent. I'm not a serious woman. I'm strong. I don't need care and any attention. I'm a free woman.

Or at least it looks that way.

I just can't get enough. I can't get enough of me. Is always too little. Time. Space. Life. Love. I can't delight no one. I can't. No matter how hard I try to please… to welcome… 

This is way.

What a pity. Such a waste. Of time. Of will. Of pleasure.

I'm not easy. I'm different. So far. 



Anversa. Luglio 2022. My fifty years.

Simple. I'm not easy. I'm across. I'm beyond. 

I'm inside, inside people, inside things.


🎧 Animal Instinct. The Cranberries.

domenica 19 dicembre 2021

being traversed



Era uno schizzo a matita sul mio taccuino. Ci sono linee di ingressi, muri e tetti che ho fissato nella mia memoria. Ci sono gli odori di tramonti e albe e i colori di terre lontane, diverse. Mai troppo. Perché i luoghi son come le persone. Li scelgo, sono scelta, le scelgo. Anche a mia insaputa. L'ho iniziato a luglio. Lo finisco oggi. Lo manderò non so quando. È quasi impossibile che io ceda qualcosa di mio a meno che io non scelga di farlo pensando a qualcuno. Poca gente può dire di avermi veramente avuta. Anche a pezzetti. Qualcuno mi ha parlato di eternità un giorno. Confermando, se ce ne fosse stato bisogno, una mia visione: l'attimo, o gli attimi, la perfezione di una frazione di secondo, l'unicità e la non ripetibilità di quella. E si può dire che ne abbia vissuta. Ho cercato di fissarlo lì, in quel profilo e in quei capelli leggermente mossi, nelle ciglia, appena visibili, socchiuse a cercare la luce e a godere dell'ombra. Come altri miei lavori è chiaro e oscuro allo stesso tempo. Fuoco e ghiaccio. Luce e tenebra. E ora diventa tuo. Un pezzo di me che annulla la distanza, sfuma le differenze e si dona a te. È un invito sempre valido. Nei miei innumerevoli dubbi, ogni tanto, mi lascio vincere, mi faccio attraversare. Un uomo, l'uomo, mi disse che troppo fuoco e troppo fuoco alla fine si spengono… non ci credevo, ma l'ho lasciato fare.

🎧 Sandpaper kisses. Martina Topley-Bird.

Le scelte, per un po’ sembra possibile rimandarle, ma poi te le ritrovi sempre alle calcagna. E poi comprendi che hai già fatto le tue senza saperlo. Irvine Welsh.

mercoledì 25 novembre 2020

All thoughts fly

Painting Leave a Mark.
🎧 Hammers. Nils Frahm.

His hands are like hammers. Twenty-one million times he got to swing those hammers. On my skin. And below. And it wouldn't be enough. All thoughts fly: hands rubbing against each other, hands that close, hands that open, hands caressing, strong hands that come into the mouth, hands that trace the scars on back… Any fluent perception or clear meaning is made impossible for several minutes, but eventually things come together in a gesture: the shaking of two hands. I can still remember the feelin' of his hand on my skin. But not enough for me anymore. All thoughts fly.

martedì 29 marzo 2016

The past is now.

It's so cold in this house
open mouth swallowing us.

Cocci. Livori. Turbamento più percepito che vissuto. Dubbi ch'assalgono mentre si svolta, si percorre una viuzza, si scende per una scala ripida e stretta, si sente un odore. L'intero mi riporta indietro e quella parte che mi sbalza in avanti è così poco, è solo una esigua differenza col tempo che fu e viene a risiedere qui. Non è un dettaglio. È tutto. Un allarme non più silenzioso, è cominciato con una pulsazione, poi s'è fatta schitarrata potente. Il presente: un aggiornamento eccessivo, un suono oscuro, inopportuno e importuno. La nostalgia è più calda, più rassicurante, più indulgente. Si propaga in ogni angolo di questa casa, punto d'equilibrio tra capolavoro e schifezza. Si rischia di rimaner piantati, o impantanati (a seconda dei punti di vista). Manca sempre qualcosa: ad una onnivora, capirete bene, non basta mai nulla. Ora, prima, per il dopo si vedrà. Le voci s'attenuano come il ricordo della sua pelle. S'evitano domande esplicite, s'eludono risposte ovvie. Si finisce tritati, schiacciati contro le pareti bianche, qui dove tutto è nuovo. Troppo. Ritornello definitivo, intimo significato. Ci sono. E gli altri?

So here they are.
Maybe.


mercoledì 10 giugno 2015

V a d o .






http://youramusoduro.tumblr.com/post/119591436295/illustrazione-drawing


'Io sto con…'. 'Io esco con…'. 'Io mi vedo con…'. Mi faccio tanti dubbi io. E anche quando, una volta fugati, ci ritorno su, son lì, immutati. Me li rifaccio. Le persone no. Quelle, una volta perse, son risucchiate in un vortice sconosciuto e che non mi do pena di conoscere. Potrei rincontrarle, sì forse, in un altro luogo, in un'altra epoca, ma rimarrebbero perse e io le saluterei come facce già viste, ma collocate chissà dove, quando e perché? Nel mio inventario d'esistenze, nella autobiografia mia, non vengono citate se non per mezzo di iniziali. E a quelle iniziali riuscirei ogni volta ad attribuire un nome e un cognome e un soprannome nuovi. Ho sempre voglia di materia, poca di aria, di pratica, per niente di teoria. Non prendo nota, scorro veloce, memorie, traversate, contemplo brevemente. Son cosciente che tutto tenda a scomparire e perciò prima che accada, assaggio, gusto, consumo. Non ho tempo per recuperare tracce superficiali, scavo a fondo, verso la densità. E vado avanti a dispetto del sorriso stampato su quella fotografia, per rispetto di quel gesto e di quella espressione felice. Sbiadirà, ma io sarò lontana, distante, salva.
'Mi vedo con…'. 'Esco con…'. 'Sento…'. 'Sto con…'. No, non sono impegnata. No, non ho un rapporto. Ho un hobby. Son solita intrecciare vite, tessere trame e unirle tra loro. Ho cominciato GoT dalla III stagione, Breaking Bad dalla IV, Mad Man dalla VI, Black Mirror dagli episodi di natale, True Detective da Colin Farrell. Non seguo il filo delle storie. Dipanare credo sia sempre riferito almeno a un chilo di casereccio e le briciole… quelle le lascio alle formiche.

martedì 13 gennaio 2015

At least. For now.

Corpo nudo. Turgido. Scuro. Viso scavato. E non solo. Figura e didascalia celate dietro un bellissimo sorriso, ma troppo magro per poter rappresentare la salute. Voce profonda, ma stentata. Elegante, ma stentata. 
Potenzialmente potrebbe ambire a ricchezze e riconoscimenti, ma troppo insicura, troppo sempre troppo sempre insoddisfatta.
Con sua madre che sprona o regola, esercita o ossessiona, ma non riesce a contenere e quella esuberante, ne fa intuito, estro, ideale perduto, ma visibile in controluce.

Bella Lei. Ha capito tutto. Non ci si lascia sopraffare e dalla malattia e da tutto ciò ch'è estraneo, aggressivo, distante, invadente, irrispettoso, deturpante, egoista, menefreghista, indifferente, qualunquista, stoicamente inoculato.
Non sembrano aggettivi adatti a definire il cancro.
Come no?
Sua mamma conosce l'importanza delle parole, ma anche quella del ritmo, dell'opportunità di dirle o di tralasciarle. Lei anche, e ora le ha per sé - non rivela il male - e le conserva in attesa di vendetta servita come e se si potrà poi servirla.

Ora serve camminare su tappeti spessi, per non far rumore, per attutire il dolore. E quello sbuffa quando non lo si può tenere dentro, tenere a freno i nervi già tesi e le emozioni. Vorrebbe esser contagiata dalla stessa fredda impassibilità. E non sempre riesce. Narrano d'arte d'arrangiarsi, d'ironia che salva. E lei dispone di entrambe, ma sotto la patina dell'impulso si nascondono la coscienza e la consapevolezza d'esser debole. Sensibilissima. 
Sempre la mamma, quando la vedeva sofferente, non sapendo, diceva: 'Oggicosè?' tutt'attaccato, senza apostrofi.


di seguito una diapositiva di 'Come mi faccia attaccare facilmente, ma allo stesso tempo disintegri con altrettanta semplicità. Sniffatevela voi'.

Leggo, ascolto, penso, guardo tutto e piano, con la fatica che ne consegue. 
E rallento ancora. Piano. Più piano. E chiudo. Occhi. E apro. Sensi. 
Almeno per ora.

domenica 28 dicembre 2014

presente, già, storia

Se c'è una cosa che non le riesce bene è misurare le percezioni, rendere reali delle astrazioni di per sé meravigliosamente semplici al solo fine di adeguare la propria arte al contesto, all'imbuto della forma-normalità, alla tragedia del comune.

Potrebbe essere il trionfo dell'improvvisazione. Ci si abbandona a una ripetizione creativa, a un loop o milioni di essi che si adagiano piano, prendendosi ognuno il suo tempo, lento, lentissimo: nasce, cresce, matura e muore nell'arco vitale di un ciclo mai uguale a se stesso. Tessuto liquido, percussione gassosa. Lui è perennemente lì, ma non riesce a trovare uno spazio ben definito tra l'epidermide e il contenuto, un flusso di coscienza fascinoso, subdolo, libero.

E invece viene incapsulata, imprigionata in una impressione estetica e non estatica, alla quale manca la profondità, un apparato monodimensionale, un pensiero registrato in studio e non esibito dal vivo. Scarso dinamismo, realismo estetico fine a se stesso. Giocoforza maniacale, cosmesi bieca e cieca imposizione. Lei è lì, perennemente ribelle, violenta nemesi. La goccia cinese contro il machete. Intrico. Intrigo. Passo in avanti. Scivolata indietro. Taglio netto ed espressione viva poco ispirata.

Un momento e un giorno. Un giorno e un anno. Sembra lontano e remoto. Nel futuro. Il presente è già passato. Storia sfocata e tremula. Lo fermo nella memoria e nella mente, ora. E improvviso.



lunedì 10 novembre 2014

bugiarda favolosa

Per ritrovare la vera me bisogna abbandonare tutte le altre piattaforme in rete, fare un salto e arrivare qui. Solo su questo spazio sopravvive, pur ben nascosta, la reale vicenda. Mi potreste incontrare dappertutto, ma simulo alla perfezione e mi muovo a mio agio tra grottesco e irriverente. Qui, invece, lo sguardo leggero e beffardo si smarrisce come in vicoli stretti e troppo simili, inciampa come su sconnessi e irregolari sampietrini. Il mondo di fandonie si sgretola davanti al passo incerto e al respiro affannoso. La stanchezza si fa sentire impietosa. Nessun pensiero profondo, né sgomento né travolgente passione. La voce narrante si rompe perché nelle orecchie risuona piantata, fissa la melodia di Arvo Pärt. Emozione tutta mia, indivisa e indivisibile. Mi volto indietro e mi sferza un vento odioso e fastidiosissimo. Guardo avanti. Niente di speciale. Cosa mi aspettavo? Tutto, tranne il nulla dove un tempo doveva esser stato così tanto. Ma so che devo andare, per perdermi ancor più. O per perdere tutto il resto.

A ciascuno il suo.






domenica 15 dicembre 2013

quando



C'è una grande lacuna da colmare e non dispongo di un grande e pesante bagaglio per poterlo fare. Bisognerebbe riscrivere gli eventi, documentarsi in profondità, andare a ripescare testimonianze ed esperienze e io non ho un ricco e vasto archivio per volerlo fare. Mi rimane la possibilità di riconoscere gli zombie che ancora popolano la mia nazione e quelle ad essa vicine, e quelle da essa distanti, guardarli in faccia, stringere loro le mani, il più delle volte idealmente, mai fisicamente, sostenerne l'andamento traballante e incerto, ascoltarne le storie, spesso già sapendo come vanno a finire, mai abbastanza preparata, sempre poco allenata allo squallore, alla violenza, alla resa. Le terre che calpestano sono insanguinate e scavate dalle ossa dei loro cari, le acque inquinate dalla putrefazione dei corpi abbandonati alle correnti, l'aria appestata dalla acidità della polvere da sparo. Le storie sono accomunate e legate dalla mancanza di vita, le linee interrotte dai gesti precisi, ancor più rallentate per fissare ancora una volta l'ultimo respiro, l'ultima presenza.


domenica 10 aprile 2011

al netto delle bugie



Ho capito... ero bimba e disegnai l'immaginazione prima, ne venne fuori l'architettura delle mie aspirazioni principali: una casa col tetto piazzato in giù, cuneo azzurrissimo e le fondamenta che si radicavano in un verde intensissimo. Questa sono io, capovolta. Cresciuta a dismisura, le mie gambe a circondare tortuose geometrie, arzigogoli sempre più spessi, viticchi e volute che giocano coi nembi, gli occhi piantati nella roccia, fiori dalle orecchie ad appendersi e riempire le facciate e a salire, sù, più sù, chioma rampicante ed ombreggiante, alberelli per ogni dito delle mani. Frutta, tanta frutta, more, fichi, pere piccolissime, fragoline rossissime. Tu pino secolare, marittimo e profumatissimo, dal tronco inclinato e le fronde che accarezzano e solleticano le mie cosce, s'agitano come mare in tempesta, si placano e mi baciano. Una bimba non può spingersi oltre... anche se un ramo induceva in tentazione. La maestra Teresa finse disattenzione o ingenuità. Io mi ripetei, altrettanto decisa a farne una serie; risultai forse ossessiva, disegnatrice compulsiva e le matite colorate mi furono sequestrate. Bene pensai. Andrò in giardino a costruirne una vera. E lì in Scalea nacque e crebbe una pianta di piselli incastrata tra un coccio di vaso e una piastrella colorata, blu, di fianco un pinolo diede la vita a un arbusto che di lì a poco, si fece grande e voltato a destra a richiamare il mare. Questa sono io, stravolta. Mi allungo velocemente ad immergermi nella natura, lì solo trovo la mia essenza, lei custode dei sentieri che conducono alla verità, il senso ultimo di ogni venatura di roccia. Il vento mi porta a folate la voce dell'esperienza, un canto soave e duro allo stesso tempo, riuscirò a destreggiarmi, sopravviverò al passato e mi confonderò col presente, preparandomi al futuro, rinnovando ogni istante della mia fantasia, perché sia chiaro, oggi son necessari sognatori nuovi, il mondo rinato e riconosciuto, il mio mondo interiore, invisibile, bello di una bellezza altra.
Son tesa... ad accettare di scoprire cose che non corrispondono per forza a ciò che ho creduto vero sino ad oggi.
passi tratti da I diari di Rubha Hunish

lunedì 4 aprile 2011

niente di meglio

Psicopolizia o meno io non posso far altro che sognare. Protagonista e voce narrante. Il racconto inizia e non so come andrà a finire. Risaputo che io odi i finali scontati e felici. Qualunque sia, fate che basti da solo a rendere tutta la storia interessante, avvincente e forte. Tempestatemi di domande, perché, per come e per quanto. C'è un infinito esuberante di fantasie qui, una riserva che non mi vede mai inoccupata e che mi rende ancor più intemperante e irrazionale. Da una cantina buia i bagliori delle bombe, son gli strali di un dio incomprensibile, imperscrutabile quando stende la sua mano benedicente sulla testa dell'imperatore tiranno, crudele nel momento in cui schianta al suolo il giusto partigiano. Come può permettere ciò? Son ancora una bambina e di fronte al piede imponente e contro quello sguardo crudele rivolgo il mio libero: Abbasso il re!


ma la rivoluzione a quei tempi era ancora lontana…
Hamid Ziarati

a tutti i bimbi che giocano nella guerra,
a tutti gli adulti che giocano alla guerra

giovedì 10 febbraio 2011

cattivo appoggio

In fiamme, nell'incendio degli autunni
arde a volte il mio cuore,
puro e solo. Il vento che lo desta
tocca il suo centro e lo sospende
nella luce che sorride per nessuno:
quanta bellezza liberata!
Octavio Paz

Mi leverò una mattina e, disincantata come una cicala alla fine della notte insonne, mi lascerò sedurre dalle tue pagine, infiammare e spegnere, capovolgere e mescolare… a quattromila metri di altitudine cosa potrei pensare, sbrecciando il velo di nebbia che finge buio profondo, quando già è giorno fatto? Difficile… impossibile; il peso che accerchia e minaccia la mia testa, non scompare ed io appaio ebbra e deliro, non riesco a godere, non riesco a raccontarmi la trama, una gioia gratuita che non m'emoziona, non lascia nemmeno un minuscolo segno mentre tento, inutilmente, di strapparmi via la sbornia. Si festeggia laggiù, son sicura, sarò accolta e riverita, mi faccio irretire dalla sorpresa del capitolo secondo, nel quale si descrive così in dettaglio altezza ed elasticità del trampolino, mi precipito e arrivo fino al pontile, faccio appena in tempo a frenare: è troppo distante l'acqua, troppo freddo lo spruzzo ma l'istante e il salto sono una cosa sola; è necessario navigare, vivere non è necessario… prima d'esser un motto sporcato dai fascisti, era un sano detto latino.


Your blue eyeshadow it's not exactly blue though I refuse to call it anything but your blue

venerdì 14 gennaio 2011

dietro il dito…


Magistrale dote, grande sensibilità, anima grande… supremo stile, fini capacità… shhhhhh… il mio ricordo è rivolto a un mattino in cui non avvertivo alcun rumore, nessun suono, nemmeno una frenata, neanche un rombo. C'era un silenzio assoluto che descriveva in maniera suggestiva la serenità e la percezione assoluta di un mondo diverso, ormai perso. Non immaginavo allora che quella sensazione sarebbe stata l'ultima, poche le occasioni di assaporarla nuovamente, abile la mia mente va, si appisola e si risveglia, dolcemente posata sul freddo guanciale, disarmante e consistente, come solido tocco, rosso e caldo tondo della gota sull'abbagliante panno. Colgo l'essenza intima delle cose, dei passi mossi fuori dal letto, emozione infinita e definita di impareggiabile bellezza e con gli stessi occhi guardo orgoglioso allo specchio della natura, poggio come allora lo sguardo ancor celato dalle amorevoli ciglia del sonno e vengo rapito dal bianco contorno… la sua pelle era bianca come appena uscita dal bucato. Chi ha lanciato in corsa il convoglio? Chi ha posto tra noi tutta questa lontananza? Dovrei rubare dei momenti e scandirli col colore delle stagioni, dovrei trascorrere e appassire senza che il tuo sentimento possa suonare le canzoni che tanto mi piacciono e m'intrattengono? Abbasso la testa e pago il caro prezzo, un sentore di tristezza mi seppellisce e cristallizza le tue ali in continuo moto, le cucio e le saldo al tessuto fluente, i fili rimangono lenti, pronti e pazienti, ecco, le tue dita scorrono e pizzicano corde dimenticate, feconda terra da macchiare e bagnare. Non ho il coraggio di guardare la tua tagliente bellezza, un riflesso mi colpisce e mi toglie la vista, trafitto e devastato. Lavo la bocca e tolgo il sapore nostalgico, mi guardo la mano, ho coperto la realtà semplice e pura, ho contemplato l'inesistente, sei qui, apro il varco e ti raggiungo. Tanto bianco, troppo buio.


Le figure e lo sfondo non avevano alcuna affinità tra loro, e lo sfondo, vago nell'oscurità, si mescolavano in una specie di mondo simbolico, ultraterreno.

lunedì 13 dicembre 2010

scomparto mente


Chiudi… ti rubo un bacio. Cos'hai scartato? Asso di cuori. In un laboratorio di nuove emozioni, tra una spiata attraverso la tenda accostata e una sbirciata fuori dal finestrino, scorrendo dal braccio appoggiato al tavolinetto fino al collo abbandonato alle tue labbra, hai avvicinato furtivo l'orecchio e hai rimarcato, lentamente, sillabandolo, l'ultimo invito a correre nel vagone ristorante. Lo sai non si può. Non ci credi nemmeno tu. Stralunata alternando voglie e ritrosia hai favorito invece le mie carezze, e ora nella poesia dell'allungata geografia delle tue gambe, sei addormentata e in pace. Io vado con la memoria ai miei estenuanti viaggi, di là del confine, attraverso i confini, in compagnia di improvvisati cacciatori e affabili prigionieri delle mie storie, nelle quali non ci sono catene, né divise, né marchi, né colpo in canna. Vagonate di bestiame che sprigionano un odore che fa perdere i sensi. Lasciali stare. Non serve riportare a galla tanto marcio. Non è marcio, abbiamo imparato a viaggiare? Siamo in grado di accogliere? È un'ossessione. Ti consiglierei di non pensar troppo… Io divago, mi perdo, arrivo fino alla motrice e mi accorgo ch'è disabitata. Faccio parte di un mondo a parte che ondeggia e sbalza ad ogni scossone, ad ogni cambio non proprio perfetto, fermi e sempre in moto, un corpo solo, un'anima sola, insieme di corpi e anime smembrate, quando varchiamo quegli scalini e sentiamo il pfuf dell'ermetica chiusura, diventiamo isola su parallele disunite, prevedibili, strane, eterogenee, imperscrutabili…

mercoledì 17 novembre 2010

Are you dead?



Ma è nuvolo? Non c'è più luce… cos'è successo? C'è da tagliare il grano, raccoglierlo e stiparlo. Non hai fatto il tuo dovere. I fiori che avresti dovuto estirpare sono ancora lì. Non credere che io non mi accorga della tua inerzia. Non fai altro che provocare, opporti, e intanto sprofondi, sempre più disperato, sempre più solo. Giri in tondo, e scavi la tua buca. Quando sarai stremato, una bastonata ti precipiterà nel centro. Continua a girare. A forza di strattonare ti rimarrà un lungo e largo taglio sulla gola, tira. Continua a tirare. Ti ho succhiato tutto il midollo, randagio, abbandonato, ma pieno di energia divina. Ogni volta cade, ansimante, e ogni volta si rialza, in una forma di schizofrenica lotta tra auto-distruzione e spirito di sopravvivenza. Disadattato ti ho raccolto per strada, ti ho ripulito, ti ho nutrito. Ma tu sei refrattario ad ogni tipo di guinzaglio, non pieghi mai quella testa pulciosa, quelle orecchie orgogliose, sei un visionario, non sei capace di esercitare un controllo sulle tue creazioni. Ti fai e ti mescoli con le tue stesse stupefacenti escrezioni. Non sopporto più il tanfo… Lo fai apposta. Sei strafottente e algidamente pretenzioso… Ti prenderei a pedate, ma so che mi farebbe male. È come toccare ghiaccio. Ti bruci e non capisci perché, butti fuori anelli di vapore e intanto continui a sentire un caldo infernale. Sordido e selvatico l'ego tuo se ne va dopo aver rotto il giogo. Avrei dovuto metter in conto quest'ultimo strappo. Bentornato. Che fai Ian? Mi chiedi con in bocca un tozzo di pane e tra le unghie un osso. Tu rimani, vado via io.

lunedì 25 ottobre 2010

sfoglia…

… gira. Agita. Non è qui. Ti farei saltare io, per bene. Non ha per niente un buon sapore, secondo me ci hai messo troppa menta, o troppo rum. C'è un fondo di amaro che non sopporto. Crisi? Lavora. Precario? Espatria. Ignorante? Leggi. Il fatto è che sì, ti dico, capisco. E invece no, non riesco a calzare quei panni, mi farebbero sembrare un clown. Dovrei forse spe ri menta re. Rimango immobile per una giornata. Piazzo un bel piedistallo, mi impiastriccio la faccia con del cerone rosso, m'isso e sotto la pioggia o il solleone m'aspetto. … continua a girare. L'intruglio non è ancora ben prodotto. Ci hai passato sù una zaffata di caldo e candido troppo raffinato. Un attimo fa mi avrebbe fatto girare la testa, ora mi sale sù un soffio di schifo. Sei in buone mani. Ti farò diventare famoso. Che? Chi te l'ha chiesto? Lavoro? Crisi. Viaggio? Pirata. Leggo? M'infiammo. Credo, farò una strage. Mi caricherò sulle mani tutta l'anima che riuscirò a prenderti e mi saturerò gli occhi, sempre più contrasto, ancora di più. Una cosa è certa non sai mischiare, scuotere e sbattere e non provi gusto nemmeno ad incazzarti. Tutto quello che devi fare è farti ricoprire, andare alla deriva, in quel largo cambio di rotta ti lasci naufragare e poi, se ne hai voglia, riemergi e ti perdi in questo nero senza lime, spruzzaci soda e passamelo. Trito? No, per la precisione, è spaccato di vita mia a mano. Ora.


il cielo non mi giura tregua…

martedì 12 ottobre 2010

dear…


Scosta quei capelli ché non vedo l'espressione che hai negli occhi. Maledetto pagliaio in disordine, ti ci nascondi e ti prepari ad attaccarmi. È un berretto al quale non potresti mai rinunciare capitano. Ai gradi sì, quelli li hai staccati a morsi e li hai sputati lontanissimo. Avevi un progetto e lo hai completato. Sei contento? Che inietti? Nel candido letto ci sono chiazze scure. Un variegato da intenditori. Buono, ricco, mai superficiale. Sotto la scorza da impassibile e carismatico, gratta, gratta eccolo, lo scavezzacollo, eccezione e conferma, sì, però le regole lasciamo che le rispettino altri, io ho voglia di viaggiare, molla gli ormeggi e salpiamo. Dispiega quel lenzuolo, soffiaci vento e via… linfa vitale, sento rintocchi lì ad ovest, non mi va di attraccare, non la voglio ancora la terraferma, arrampicati sull'albero maestro e allontanala, quando scenderai ti prometto notti insonni e rumorose e spruzzate leggere di nostalgiche tonalità. Vuoi che salga anch'io? Solcheremo i cieli, rasenteremo la pazzia in vista della celestiale melodia e nella tua chioma si fermeranno i cirri a donare riposo alle nostre lingue stanche e alle nostre pagine piene. Molto romantico. Delizioso e stretto. È tutto un buon presupposto, tu mi ricordi, ma io non credo, è perfetto, troppo…. Scelta dei tempi e livelli emozionali, sofferto insieme, splendido stato di grazia. Qualcosa mi ticchetta sulla spalla… tocca corde dimenticate, profonde, crudele e rilassato. Io no, perdo l'equilibrio, mescolo e rimescolo, mi rabbuio e sfavillo, m'incupisco, un ultimo barlume… è il tocco di quella libertà che mi ucciderà, dedicami una canzone quando non ci sarò più, dovrà essere legata indissolubilmente all'immersione intima che aprirà e chiuderà, dialogo distensivo, pianto e riso, rumori di sottofondo, usci socchiusi e correnti d'aria improvvisa, una secchiata d'acqua… sale negli occhi e sulle labbra, capelli intasati e orecchie zuppe, tu mi lecchi sul polso, depositi una traccia indelebile, m'arrabbio, ma rido, tu batti le mani, contento, standing ovation: tempi duri e grinta da vendere, energia e sogni, stagioni piene, caldo sopportabile, freddo scolastico, ispirazione da canuto bambino, scherzi e giochi, vita e sincerità, sorte tirata e salvezza guadagnata, sposta quella virgola, non mettere il punto, non esagerare con i sospensivi, sono impigliata da una ragnatela tessuta ad arte, io sono il ragno? A turno

venerdì 8 ottobre 2010

meccanismi


Sta per scattare. È un congegno preciso. Orologeria. Minuteria. Gioielleria. Dramma e comicità nel contempo. Incipit e conclusione che danno tono e senso; sconosciuta tragicità che mi strappa un sorriso e mi toglie il fiato. Mi ha staccato di netto l'innocenza, ghigliottina del passato, speculare evento nel corso della rivoluzione del mio pensiero. Vent'anni fa avrei pensato male, causa tabù e larghissimo senso di colpa, oggi militante della resistenza ad oltranza contro ogni tipo di tirannia, inauguro felicemente la seconda metà della mia rassegna filmosofica. Devastante e crudele per il mio senso d'orgogliosa inappetenza cinematografica estiva. Mi infilo di soppiatto e sfilo schierandomi dalla parte dei soliti sospetti, diventando l'ostaggio dallo sguardo vuoto, assumendo l'aspetto del condannato, quello della foto-tessera segnaletica inespressiva e inquietante. Ciak, riciak, decimo ciak, ventesimo… Operazione conclusa, film consegnato alla distribuzione in sala. I critici per forza rimangano fuori. Ne ho destinati tanti nelle spedizioni oltregalassia, anni luce lontani, fuori dalle stelle. È tempo di operare, somministrare un bel sedativo alle burocrazie inutili e dannose. Mi rifiuto di piegarmi, ho un dolore lancinante zona lombare, non crediate che io non possa scegliere la posizione che più mi si confà, ho passato l'adolescenza a studiare, bacio il mio primo uomo per fargli dimenticare il brutto mestiere che fa: il becchino, procamùrt, si dice al mio paese, sottofondo musicale manco a dirlo I'm old fashioned di Coltrane; mi faccio toccare per la prima volta durante la rassegna di fuochi d'artificio, bel botto; mi lascio andare definitivamente e con passione, durante un film, di Antonioni, e non erano ancora arrivate le scene imputate di provocata estasi; era scritto nel mio DNA, dalla non aspettare!

mercoledì 6 ottobre 2010

la cosa

Idea allo stato gassoso. Una sostanza indefinita che si poggia su un gomito con la mezza faccia nella mano a guardarmi, bocca piegata in un ghigno perfido, occhio mezzo chiuso e storto, naso arricciato e unghie nel velluto della guancia. Lasciano un segno e una riga violacea. È inutile che ci passi sù il palmo o una spazzolata carezzevole. Ormai hai fatto il danno. E la mia idea? Sì stupenda, tutto ciò che avresti potuto desiderare. Ma non basta. Come, e il tutto? Cosa vuoi che me ne faccia? M'impegno, il risultato non cambia, il voto non mi interessa e l'aspetto è immutato, lo stesso suono da mesi, mhhh… identico all'idea che ho di te. Indefinita. Tu sai che stai facendo un errore. Lo senti. L'intuito deve aver fatto la sua comparsa anche in te, in qualche remoto angolino, ci ha scavato una piccola dimora, 1 metro quadro, bagno, letto e cucinotto. La ragione ha il sopravvento. Le sensazioni se vuoi te le impresto. Ne ho quante ne vuoi. Buone, cattive, medie e da scartare, ma sempre istinto è, e che a te piaccia o no, fanno parte del pacchetto regalo. Ritirare alla cassa lo scontrino. Sarà pure gratis, ma io voglio far le cose in regola… non si sa mai, dopo, qualcuno voglia rendere o esprimere lamentele. Capire, decifrare, capire? Ma basta, non puoi precisar metodo su tutto, ti allontaneresti irrimediabilmente dal bello e una volta perdute quelle strade che fai? Rimani sul ciglio a goderti la vista, magari fai uno scherzetto a qualcuno? Io sì, lo farei. Giappone mio maestro di cinema e di vita. Tu? No, aspetti l'autobus ci salti sù e ingrani la marcia giusta. Non sono io, quella. Ma siediti e goditela. Nelle cuffie avrà sicuramente la musica che piace a te. È finzione, e tu fai da controfigura. L'ambientazione è adatta a te. Aderiscile sulla sinistra, puoi aggiustare le luci, ma il set non lo costruisci tu, non illuderti. Io alla macchina da presa spero che un incidente al momento giusto faccia più piacevole e incoerente tutta la realizzazione. Cosa diavolo… ah, sì, bè, bello. Prendi il cestino, ho preparato dei panini, strozzati. Giusto, sbagliato, giusto! Rimedio, scusa, m'hai persa.


lunedì 13 settembre 2010

T2


Vendo Westfalia T2, benzina, cilindrata 1584cc, aprile 1971, colore bianco-verde originale, manutentato con ricambi originali. Le caratteristiche tecniche finiscono qui. Ma questo non è un annuncio come tutti gli altri su trovit o su vendomì! Il mio pulmino è magico, ragazzi! Tre volte in Olanda, un ritorno in patria germanica, e mitico viaggio in Svezia-Finlandia-Norvegia-Danimarca! Hal si chiama! Io non sono altro che la sua nutrice, il suo carburante, lui è intelligenza e vento del nord, non potrei controllarlo o provare a frenarlo. Lui decide e calcola il percorso, non ci si organizza, non ci si carica inutilmente, si prende e si parte! Folgorazione e rivelazione del pensiero per tutti e per nessuno. Ogni volta che ci entro, metto in moto e vado, mi copro di enigmi, di significati e di ambiguità profetiche che posson essere una benedizione o costituire una grande disgrazia… Prendo congedo dal bene e dal male e m'immergo nella musica, nelle visioni, nel tempo buttando dal finestrino ogni tipo di pensiero e la forma sofisticata e fredda. A bordo immagini, sentimenti e sensazioni immediate e primitive, faremo un viaggio lungo, senza manipolazione delle tappe, spontaneo e sensibilmente legato alla fantasia, al simbolo senza volto, isolato dai tecnicismi, legato all'arte del saper vivere con tutto ciò che si trova a portata di mano. Le mani sul volante, i piedi in aria, gli occhi nel vento, malinconici e comici, silenziosi e loquaci, pessimisti e irrimediabilmente romantici, nudi ed esposti al contagio della natura per poi ritornare più forti o più folgorati, superuomo o spirito stremato senza nessun'altra energia. Cos'è per noi due lo spirito di gravità, non ne conosco l'origine, non voglio sapere dove vada a parare quel sentiero che due ingressi e due uscite presenta, è un serpente che si morde la coda, un attimo che può durare un'eternità, noi lo lasceremo a casa, bagaglio mai assicurato alla nostra griglia, valigia mai riempita. Perché me ne separo? Hal è impazzito, non ne vuol più sapere di me. Si sarà innamorato, deve aver incontrato qualcuno, sarà stato la pompa del distributore, il ponte alla revisione, si ribella alla sua matrice, anima in sospensione e continua nel suo viaggio, sceglie un timoniere diverso e io ritorno agli uomini… manina in alto, sì, caro, le permetto un ballo.

Io sono per la prima volta felice di aver vissuto tutta quanta la mia vita. E l'attestare questo non mi basta ancora. Vale la pena di vivere sulla terra.