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domenica 22 aprile 2012

quanto?

Non so... decisa no, insicura, forse, in precario equilibrio a valutare i pro e i contro, cos'è che mi trattenga, il reale motivo per cui non riesca ormai a rimanere, radici... non ho lungaggini affondate, mai avute; affetti... anche meglio, le lunghezze stavolta si riducono tantissimo, non arrivano nemmeno a sollevar terriccio, non darei noia a una talpa, non potrei infastidire una termite. Ci sono, lo so. L'orgoglio. La caparbietà. La segreta voglia di riconoscere un giorno i segni di una ripresa, il gesto di rivincita: dito medio issato al mondo che guarda stupito, al quale, sghemba ma in piedi, urlo: ci sto! Ci vuole così poco... basta prendere le redini della propria esistenza, tirare forte o mollarle per partire al galoppo. M'accorgo che non sono assicurata, sto cavalcando a pelle, lui suda e io comincio a perdere la presa, scivolo via, s'infastidisce, si blocca e io volo via, tonfo secco, faccia in giù e dita a prelevare frammenti e polvere, ora sì che la pianto. Non era impossibile, nemmeno difficile. Ma a risalirci nemmeno a pensarci. Sarò arciere senza destriero. Farò la guerra senza armi. Darò la vita senza morire. Avrò licenza senza esser ferita. Ritornerò alle mie origini, darò vita alle mie passioni e mi farò cittadina in mezzo ai cittadini. Cos'è questo morso? Mi divora il piede, non posso poggiarlo se non avvertendo una fitta lancinante, quel bastardo al quale avevo offerto soccorso in uno slancio m'ha afferrato e non voleva più mollare. Una bella ferita che s'allarga e si arrotonda sul dorso e sgocciola e puzza. Non vi è traccia di fierezza. Impotenza, quella sì, m'ha presa, soggiogata e abbandonata. Il fuoco antico s'è spento. Disillusione, si chiama, mi chiama a dichiarar resa, mi richiama a gran voce, un'eco potente, sventura piena, colorata di tinte grevi, tristi, orribili, che disegna attorno, dentro, dentro un senso di sconfitta incondizionata. Nell'angolo al quale mi son relegata, io, soldato errante, sfodero la mia lancia e vi sfido a proferire parole, le più belle, le più vere, le più autentiche, sentite e disperanti, pungenti e delicate, quelle avranno la meglio.

Venga un'ora
di vero fuoco un'ora tra me e voi
ma scoppi infine la sacrosanta rissa,
maschere, e i vostri fini giochi,
di deturpato amore: nell'esatto
modo mio di non dovuto
amore e dissipato, gente, vi brucerò

Son ombre, le più cattive, quelle che ti seguono o ti precedono e intanto ti divorano il passo. Io già stanca parlo loro come per ammansirle, ma quelle più forti, incassano e rilanciano, sterco e melma, un guazzabuglio in cui si rotolerebbero ben felici i maiali, ma io, che per disinfezione uso altro metodo, voglio rimaner lucida coi miei pensieri, fuori dal mondo, esclusa dal successo, sola con la mia memoria, riconoscermi nella dignità e nell'esperienza, giusta sorpresa, l'appuntamento con la mia gioia... non è vero che è rara, c'è, è quella ferita, quel segno, quel discorso che ti serve a dire, a restare.


Passo tratto da 'Gli strumenti umani' Vittorio Sereni


cosa c'entra Monti, e cosa l'Imu? c'entrano c'entrano… rimbalzo a FuMuso

martedì 20 marzo 2012

piano


Fa piano... non vedi quanto è placido il fiume? Presto saremo trasportati via, immergiti, rilascia le ultime energie trapassare nel liquido corso della fantasia e abbeverati dei tuoi pensieri, rileggili, annotali. Ascolta come scorrono. Io già non scorgo più il confine remoto che mi separa dalla contingenza. Imprimi dolcemente l'incipit su quel foglio bianco e perditi su strade finora inesplorate, fermati a contemplare l'irreale esse tracciata da bionde corolle, riempita di scarlatto fremito. Quanto vigore, quanta passione han fatto posto all'empio potere? Quanta ingiustizia, quanta sofferenza han creato i vili dorati legami? È tempo di riprendere la narrazione, impugnare penna e intingere le punte, scrivere a lettere di sangue il racconto giovanile, riportare alla mente le pagine più eroiche, spinger via l'impeto bestiale con lo scudo della poesia, della letteratura, della storia...
'Oh despota ingiusto,
amante del buio e nemico della vita,
hai riso dei gemiti di un popolo debole,
mentre la tua mano è imbrattata del suo sangue.
Vai profanando l'incanto della vita
E seminando le spine della sofferenza nel suo campo.

Piano! Non ti lasciare ingannare dalla primavera,
dal cielo sereno e dalla luce del mattino;
ché al di là dell'immenso orizzonte c'è il terrore delle tenebre,
lo squarcio dei tuoni e il furore dei venti.
Stai attento! Sotto le ceneri cova il fuoco
E chi semina spine raccoglie ferite.

Guarda là... Quante teste hai tagliato
e quanti fiori di speranza.
Hai riempito di sangue il cuore della terra
E le hai fatto bere lacrime fino a ubriacarla.
Sarai travolto da un torrente, un torrente di sangue,
e divorato dal fiume ribelle'.
Abu'l-Qasim Ash-Shabbi

Non è stato facile. Le pause e le incertezze han portato via tempo prezioso. La decisione impressa nella memoria infernale, la partenza dolorosa incisa a caldo, il momento di vita evidenziato con colore fluorescente, il distacco evoluto nel viaggio, l'intera esistenza fermata in una piega... è quello il segnale: chiaro e veloce, da là riprendere la narrazione, da quel punto risollevarsi, tendersi verso le braccia vigorose, afferrare le mani estatiche, gustare il vortice delle frasi amorose, sostare sulle labbra ardenti. Cosa aspetti? Nient'altro che quell'atto improvviso: rapimento e fuga, rivoluzione e rinascita, palpiti e gioco di cuori e menti all'assalto dell'ignobile tiranna. Può la propria terra suscitare tali sentimenti? Sì. Tieni vive le braci. Alimenta l'ansia di grandezza. Una vetusta forza serpeggia sotterranea a seminar discordia, a portar via fiducia, a impedire il libero fluire, ogni tanto riemerge, sbuca e interrompe la struttura della fiaba ormai iniziata. Eleviamo la visione, scopriamo lo straordinario lasciandolo sospeso sulle teste dei poveri mortali. Pazza. Forse. Può la follia porre rimedio alla disillusione operata dalla lucidità? Sì. Ma occorre attendere il finale.


Stava viaggiando dal passato al futuro, trasportata senza una meta sul tempo infinito del mare.
O non stava forse compiendo un viaggio interminabile dalla terra della costanza a quella dell’impermanenza?

Yukio Mishima 


lunedì 26 dicembre 2011

respiro


Primavera non bussa lei entra sicura come il fumo lei penetra in ogni fessura.
Fabrizio De André Un chimico

Stappa, muoviti, ho sete! Sto rimuginando e da un po' anche. In questo sono in anticipo. Eh, non mi aspettavi. Pazienza. Non ci pensare troppo. Dovresti solo considerare l'onore della visita inaspettata. Apri. Rileggi. Sottolinea. La trovi a metà opera. Sta lì tratteggiata con cura, nota a lato, scarabocchiata a matita. È mia. Posso farci ciò che voglio. Ho smesso di dar conto. Finii per caracollare rovinosamente una volta che m'ero appoggiata troppo. Quello si scostò e mi lasciò per terra. Fu un attimo. Era un'immagine riflessa. Bastò un'incrinatura o uno screzio, dopotutto. Ma era comodo; ideale, ingenua, pigra, indolente io ho dovuto interessarmi, prendere informazioni, acquistare consapevolezza e a caro prezzo, purtroppo, ma l'autenticità è estranea, molto spesso, all'incanto e alla favola. Affiora, ne senti il profumo, la calpesti appena, ti sventola sul naso e ti colpisce impercettibilmente, avverti una puntura sottile e sanguini; tu la vorresti tenere lontana, è assurda, inconsueta, priva di privilegi… hai le dita livide a forza di afferrare, stringere, trattenere. Inutile. Questione di tempo. Potenza del cambio di stagione. E quella minaccia, esce, esonda, travolge. È arrivata. Ora la vedo in tutta la sua indisciplina, ruvida e incondizionata: piangere lacrime amare e vedersi sospinta in quelle verso lidi lontani a toccare e vivere terre straniere, e sentirsi rievocata in pomeriggi tiepidi ad errare per altri sentieri. Ora so farla vedere. È così che ho iniziato a scrivere… se avessi mai smesso.

Noi non appartenevamo a nessun luogo, a nessun paese, a nessuna classe, a nessuna professione, a nessuna generazione. Il nostro vero essere era altrove, esso aveva per confine l'eternità, e l'avvenire l'avrebbe rivelato: noi eravamo scrittori.
Simone De Beauvoir
L'età forte




la estendo anche agli illustratori…


primavera a dicembre? quando mi pare.. quanta ne sento.. dove voglio.. per chi ne ha

lunedì 6 giugno 2011

intenzioni

Le ho maneggiate tante di quelle volte che son lucide. Me le son girate e rigirate tra le dita; milioni e milioni di volte, guardate e rimirate, studiate e criticate, sospettate e ridotte. Per una, benedetta, altre, tante, distrutte. Una scusa, una fasulla giustificazione e in malora, via tutto. Bastava non sporcarle, non sottoporle al pubblico ludibrio, chi mi disse un giorno: custodiscile, e tienile in serbo, solo per te, chi? Non ricordo, ma so che aveva ragione. Avrei dovuto proteggerle, non sottoporle agli scossoni, all'inondazione dell'ignavia, allo sputo della denigrazione, all'usura dello sdegno, e alla pigrizia del coraggio. E cosa ne avrei tratto? Dal cambio, oggi so, ho ricavato un grande valore che nulla ha da invidiare alla varietà dei suoi elenchi, o allo scherno delle loro smorfie... Qualcuno un giorno disse che non vi è nulla di peggio che non essere compresi. Chi? So bene chi, maestro di poesia ed arte, fondamentale guida, pensiero vitale, genio anche lui violentato. Non gli impedì di arrivare fino a me ed io in sua compagnia vago e scavo, trovo altri giacimenti, nuove risorse. Non già una sorpresa, credevo fosse seme iniettato, invece era lì, indugiava sornione, s'agitava e si crogiolava, attendendo, paziente, che arrivassi a coglierla, lei insieme alle sue simili, in tutta la loro bellezza, esercitando un potere di cui non conoscevo l'esistenza o la tenacia. Coinvolta, in tutto il mio essere, ne sento gli effetti, investita ed onorata di esser stata scelta: l'ho mostrata, fiera, l'ho valutata, prudente; ricchezza sonnecchiante, ma mia, la afferro forte e la cedo volentieri, condividendo con altri l'entusiasmo, lo slancio e il coraggio, l'interiore libertà e il sacrificio degli interessi particolari. Ci sono, gridano ad una ad una. Grande la gioia, aperti i sorrisi, morbide e leali le strette, accoglienti gli abbracci, veri gli auguri, resistenti gli appoggi. La poesia mi offre soccorso, aiuta a riscoprire, a risvegliare. Son tanti i passi che riesco a ricordare, a tratti mi rincuorano, suscitano gratitudine, un moto sano d'ammirazione e di rinnovata azione, avranno un significato quelle parole che scritte più di un secolo fa, fanno capolino dai miei libri impolverati e ammiccano perché siano usate e tradotte. Leggetene e fatene tesoro, distribuitene a piene mani, sbracciatevi finché non vi vedranno e sottolineatele, ripetetele. Saranno come bandiere, come striscioni perenni, scudi contro l'inerzia dell'ovvio, saporite ricette, dense creme che andranno ad emulsionare la cattiveria, ad idratare la ruvidità del quotidiano. Ma esprimetele, imprimetele bene che tutti le possano vedere, insegne luminose sulla vostra fronte, sbatacchiate e insistenti, purezza dei segni contro il buio del silenzio colpevole. La sua lirica, sostegno irrinunciabile, l'ho ripescato non richiesto, l'ho eletto mio saggio suggeritore... farò una figura grama, o, forse, sarò salva, nelle piccole e impercettibili verità polverizzate rintraccerò la modernità: quando un vecchio sa esser giovane e sa tessere con le sue parole dei ricami preziosi, assai più egregi delle sue vivaci cravatte, si fa voce sincera e mezzo di trasporto di idee e intenzioni in una corretta direzione. Attraverso stanze oscure, percorro corridoi nascosti. In fondo all'insidia un varco, m'affaccio e mi bacia, il futuro caldo e abbagliante. Una serie infinita di trappole non è bastata ad imbrattarmi l'anima, ostinata e bruciante, come quel puntino luminoso che spinge dietro la mia palpebra cieca. A me trasgredire... mio quell'ordine insorto.

Proprio l'istante in cui la bellezza,
dopo essersi fatta lungamente attendere,
sorge dalle cose consuete,
attraversa il nostro campo rigoglioso,
lega tutto ciò che può essere legato,
illumina tutto ciò che deve essere illuminato
del nostro retaggio di tenebre.
René Char - 'à une sérénité crispée'

a PrimaveraLocorotondo

giovedì 21 aprile 2011

s'accolla


Lo faccio spesso. È un gioco non molto avvincente, ma una passione e un continuo spunto. Ho una duplice passione: ornitologia e musica. Note e migrazione. Si somigliano, son modulate, raccolte e posate su fili talmente sottili che ci vuol poco e via han già spiccato il volo. Lasciano tracce qui e là. Istinto e mistero. Io offro supporto e tana. In obliquo convivo disinvolta con classico, lento, veloce, imprevedibile e tutto da scoprire, escludo a priori le sterili classificazioni, e ritrovo, ugualmente, una omogeneità di contenuti e identità, derivante dalle sfumature che scolorano, evidenziando affinità e sapienti intrecci.
Nel radar ho già intravisto il segnale lampeggiante. Sta a indicare il passaggio di uno stormo in movimento. So già che, tempo pochi minuti, alcuni esemplari colpiti a morte precipiteranno sugli alberi spogli nel mio giardino. Alcuni son già planati bassissimi, avvisandomi, dell'imminente tragedia. Sono stata sempre una perfetta riserva: sapiente e saggia sporta di consigli, distribuiti non a piene mani, ma con parsimonia, perché si sa, bisogna far sentire la presenza costante, ma bisogna anche saper essere necessarie. Lui è lì, in una pozza di sangue. Piumaggio strapazzato, coda mutilata, zampette straziate.
È difficile salvarlo. Sarebbe più saggio tirargli il collo e non farlo soffrire oltre. Certi uccelli godono delle squisite maniere degli abitanti di alcune terre, e nonostante l'abitudinaria fine alla quale vanno incontro, amano tornare, indugiare fluttuando nel cielo azzurrissimo e scherzare sulle onde sferzanti dei luoghi natii. Le rotte potrebbero esser cambiate, gli istinti dovrebbero esser disciplinati, le sensazioni inconsce dissuase e manipolate… ma è più forte, più potente. Ed eccoli, ogni anno confermare e partire, affrontano mesi di interminabile viaggio sospeso e guidato dalla corrente verso le agognate mete. Arriva la primavera, ma dalla varietà di modulazioni e suggestive note effettuo una povera raccolta: esserini privi di vita, colpevoli delle proprie illusioni, vittime delle proprie delusioni.

venerdì 7 gennaio 2011

resa dei conti


Avrebbe potuto essere l'impossibile. A tutti sarebbe apparso come il paradosso. Immaginate una linea retta che congiunga due punti A e B. Pensate a un percorso. Pensate a un sognatore che dal punto A desideri raggiungere il punto B nel minor tempo possibile, evitando traffico e intasamenti, semafori e inquinamento. Il desiderio, l'anelito d'esser freccia che percorra una distanza infinita in tempo finito. Tale rimarrà. Sogno. Perché forse quell'uno dopo innumerevoli prove, tantissimi rompicapo, raggiungerà la sua meta? Applicando il meccanismo del continuo inseguimento dell'oggetto impiegherà tempo infinito. È un desiderio inesaudito. Ma nel tragitto, viaggio lunghissimo, godrà della vista di bellezze indescrivibili, luoghi rimasti incontaminati per decenni. L'oggetto, das ding, l'operazione impossibile, meglio sarebbe stato non cercar nemmeno di descriverla, ma rimanere in silenzio, quello sì estatico al cospetto di tanta grandezza, tanto infinito, tanto nulla, tanto vuoto. Nella continua rincorsa al migliore, all'eccesso, alla sproporzione, al sofisticato non si riuscirà a incontrar mai l'oggetto desiderato, a vivere l'esperienza di confine. O forse sì… ma a quale prezzo? Il richiamo all'istinto e alla bestialità segna in maniera inconfondibile la rottura con l'ordine culturale verso un ritorno al primitivo, all'originario, il segno dell'oltrepassare il limite, dell'entrata nell'altro. Imparare a morire, a giocare… il giocatore autentico è colui che mette la sua vita in gioco e il gioco vero è quello che pone la questione della vita e della morte. Giocare d'anticipo. Sospendere momentaneamente l'adesione alle cose, uscire dal viluppo di interesse con cui esse si impongono. Giungo ora a B, corrisponde al lato opposto, in cui ero, A. Presenza concreta nella quale mi disperdo. L'ho tanto desiderata. Ma dev'esserci stato un fraintendimento. Non era così… no.

giovedì 7 ottobre 2010

dogma 95 (9)


Questo non è un manifesto religioso. Potrebbe essere invece l'inizio di una nuova onda. Una possibilità di affogare i dinosauri.

Giuro, solennemente, giuro… metto radici nel negoziato tra ministro della cultura e regista, esaspero al massimo le trattative e redigo un decalogo di verità pressoché sconosciute, ma rese necessarie dall'impero della decadenza e della paralisi che corrompe, sevizia e deteriora il nostro vivere. È ormai impellente. Ci sono tutte le premesse: troppi effetti speciali, troppo sentimentalismo becero, assenza di invenzione. Ecologie du regard. Siamo perspicaci, avanziamo sicuri e sbaragliamo la concorrenza. Nulla potrà contro la nostra differenza. È un manifesto. È un programma. È norma. È forma. È linguaggio. Tutto si girerà con macchina steadcam in nome dell'arte, del metodo e della tecnica. Si stabilirà tutto a priori, e diventerà un marchio di fabbrica, seriale finché non avremo raggiunto il perfetto equilibrio. Ne usciranno capolavori. Ve l'assicuro. Campioni d'incasso. Successoni da botteghini esauriti. Ci chiederanno l'autografo. Ci diranno bravi, prima che riusciamo a cominciare… a uscire. Presi d'assalto dai cosiddetti estimatori, agenti e distributori. Un bisiniss internazionale. E noi vogliamo che sia così. Cos'è la visione? È quello che vorremmo che fossimo, quello che sarebbe stato giusto esser già diventati, la meta ambita da volenterosi stagisti e aspiranti registi. Vinterberg diceva in un documentario:
solo le regole specifiche si sono rivelate utili, come quella di girare con la macchina a mano, o di non utilizzare accessori o scenografie ricostruite. Quando si vive in un piccolo paese, è necessario urlare per farsi prestare attenzione. Forse che si sia scoperta l'acqua calda? Può darsi. Se a fronte di critiche sugli scarsi risultati e la mancanza di ingenti somme da spendere si frapponesse finalmente un'originale, tacita e sottintesa volontà di avanzare, approfittare di onorevoli vie d'uscita, scavalcare ostacoli perenni e fare qualcosa di nuovo? Ci sto, sottoscrivo, ultima voce delle dieci: il regista non deve essere accreditato. Il merito è sommatoria di tutti i nove e più… o meno idioti!



… sono i visitatori di un altro pianeta o dello spazio.

lunedì 20 settembre 2010

il quartiere senza sole (8)



Torbido e intriso di disperazione. Ecco, qui. Dopo un'uscita così, cosa volete che dica in più? Son pessimista, me ne dispiaccio e mi auto-rimprovero. Ma quest'è! C'è qualcuno che ride e si diverte. Ma io non ci riesco. Vorrei una pergola a cui aggrapparmi, una di quelle piante di piselli che nei sogni di favola di bambina mi ergevano e mi portavano serena e distaccata sù, più sù, ancora, dai, ancora! Non è questione di stile, è grave malessere che vivo e osservo, lo sento come bruciante carezza di medusa, in acqua quando galleggi sicura e in pace e non ti accorgi della sorpresa impalpabile, fantastica, elegante, bellissima ballerina marina, sa ancora stupire e ferirmi profondamente.
Vedi aggirarsi fantasmi di uomini, miserrimi, personaggi assenti, poveri e sporchi, rattoppano dappertutto, si commuovono davanti a narrazioni del nulla, alleggeriscono e cercano di divertire, truccati come pagliacci, indossano parrucche ricce e pesanti, il naso per nulla buffo, cascante e peloso, funamboli in equilibrio precario, si sporgono dalla finestra sotto l'orologio e si tuffano di sotto, ma sotto la rete non c'è… al suo posto ci avete sistemato una fontana, ma l'acqua non c'è… Bell'intarsio, affascinante, non c'è dubbio, ma finirete coll'intrecciarvi tutti, a non intravedere quale sia l'uscita, e dove sia il bandolo, quale sia il ladro, chi sia il derubato, se il primo dovesse confessare potreste voi testimoniare che nulla vi ha rubato, e vi ha detto anche grazie?
Sferraglia il tram, voci che si sovrappongono alla mia pessima visione, ragionamenti, una vera e propria conferenza, relatori a turno e pubblico adorante, inservienti, manovre, obliterare, controllare, gradini, poltrone, frenata, clacson, bestemmia, fracasso, lamiere… tanta storia, ora, tanto significato, prima. Facciamo un salto fuori da quel tram e guardiamo le facce di quei ragazzi, pulite e belle, idee curate e fini, aspetto virginale, angelico… parole, domande, slogan, distruggere chi, e come?, inutili, le risposte sono nella distruzione, applausi, bronci, tristezza… Tutto molto ordinato e a posto. Per tranquillizzare la gente basta negare l'evidenza. Bisogna starci, starci sempre. Se no passi per quello che protesta sempre. Già chi ci manovra sotto sotto? Il diavolo probabilmente.

domenica 5 settembre 2010

bracco (7)

Zona. Protagonista assoluta. Chi sei? Non ti conosco. Lascia perdere, niente nomi. Non servono. Guarda piuttosto la strada. Impossibile sfuggire alla logica del tranello, tutta puntellata, minata e piena di trabocchetti… mortali. Se non hai qualcuno che ti faccia da interprete non puoi assolutamente uscirne vivo. Intrico stretto e soffocante. Si muove tutto, cambia tutto, si trasforma tutto. Niente è uguale a ieri. Inverosimile. Surreale. Vero. Un capriccio e uno scontento, collegato intimamente con i nostri stati d'animo. Quel che devi fare è guardare dentro quella scatola, cristallizzata e intrinseca c'è tutta la tua vita, l'infelicità e la mancanza di speranza verranno fuori. Come faccio a vederla se non c'è? La senti mentre vai, se a un certo punto non avverti più la fatica e il gesto, riposati, siediti e immergiti. Il mistero ti aspetta. Se saprai raggiungerlo. Giusto era il segno: chi l'ha ravvisato non può fallire nel ritrovarti. Non c'è ritorno. È impossibile. Non si torna indietro per la strada fatta all'andata. Ci sarà una stanza nel cuore, luogo dove si realizzano i desideri. Un sole di sesso femminile, una presenza che possa dare la residua salvezza. Sembrerà inafferrabile, continua e infinita, mai conclusa: la purga dura da sempre… l'attesa è lunga il mio sogno di te non è finito. Guarda, conosci, abbi pazienza. Imbastirai il tuo cammino come un lungo discorso, cancellerai quelle apparizioni mostruose e raggelanti, dipingerai il quadro con i colori dell'incanto, accetterai quel grande regalo che ti è stato concesso di assaporare: il dolore della scoperta del proprio io. God's must deep decree bitter would have me taste: my taste was me. (Gerald Manley Hopkins, 1844-1889)

o sarabanda



che si avverino i loro desideri che possano crederci,
e che possano ridere delle loro passioni!
Infatti, ciò che chiamiamo passione in realtà non è energia spirituale,
ma solo l'attrito tra l'animo e il mondo esterno.
E soprattutto, che possano credere in se stessi,
e che diventino indifesi come bambini:
perché la debolezza è potenza,
e la forza è niente.
Quando l'uomo nasce è debole e duttile,
quando muore è forte e rigido.
Così come l'albero, mentre cresce, è tenero e flessibile,
e quando è duro e secco, muore.
Rigidità e forza sono compagni della morte;
debolezza e flessibilità esprimono la freschezza dell'esistenza.
Ciò che si è irrigidito non vincerà.
(Arsenij Tarkovskij)

sabato 28 agosto 2010

babylon (6)


… tutti i progetti che poi finisco per realizzare esistono non soltanto da prima, ma da sempre… È una sensazione, o qualcosa di più, quella che provo e intanto osservo, li guardo mentre sono occupati a far coincidere la propria idea con quello che il cittadino pensa e vorrebbe, compiono tutta una serie di operazioni atte a sviluppare, predisporre tutto in maniera precisa, i tasselli devono essere ordinati e riposti in una bella scatola colorata, un contenitore che aggreghi, stabilisca, confini. Viene poi richiusa e sigillata in un posto sicuro per poi essere riaperto in occasione dell'inizio del grande gioco. Intanto io sogno, sono i sogni che vengono a me, e io li accolgo, li riconosco uno per uno, son piccoli nuclei autofabbricatisi, si affiancano a me nel lungo percorso intrapreso, sparsi un po' di qua, un po' di là, raccolgono intorno a me tante facce, tanti personaggi, danno contorno e si riempiono di contenuto. Siamo spiati, mi dice Linda. Sì sento, rispondo io. Produttori di incubi che s'inquietano e si muovono rancorosi, cercano di evitare le scale, e se passa un gatto nero, cambiano strada o si toccano. Attributi inesistenti. Per ora è un film muto, tonalità pastello, virato seppia, girato interamente con una vecchia cinepresa. Non abbiamo abbastanza fondi, ma faremo tutto con le nostre forze. Sequenza dopo sequenza, ci prepariamo come si fa come per un lungo viaggio… Rino che fai, sali anche tu? Sì ho un buon latte, servirà. Ma voi, non v'imbarcate? No, si aspetta. Quaggiù c'è da fare! Deh non m'abbandonar. Ma no, la forza del destino ci condurrà fuori dalle logiche opportunistiche. Prenderemo posizione, ci mescoleremo, avremo freddo e caldo. È agosto, ma sembra che sia già marzo. Sù il cappello, annoda la sciarpa, indossa il cappotto, amarcord e futuro, quotidiano sottobraccio e tatuaggio in bella vista, morbido e minaccioso, rigido ed elastico, diverso e uguale, attento a cogliere resistenze ed errori, vigile e irresponsabile. Rino m'aspetta, ripescalo, è tornato a galla, l'hanno sbalzato fuori bordo alla prima occasione. E la nave va…

o nelcuoredellanotteinunacasabuiadaqualchepartedelmondo

giovedì 19 agosto 2010

BOGUS (5)


Hai un bel profilo. Che ne diresti di aiutarmi nel produrre una cosa carina? C'è da pensare a un logo che ci rappresenti e parli di noi. Una strategia. La studiamo e la realizziamo integralmente con le nostre forze. Facciamo un viaggio, rincorriamo i nostri vissuti, li raggiungiamo e riportiamo tutto in un video, lo mostriamo poi in una proiezione pubblica in perfetta sincronia. Sarà un mix esplosivo. Un monumento di fronte al quale inginocchiarsi; il primo, acclamato e imitato, un episodio da incorniciare, inserito in un più vasto programma. Al secondo ascolto apparirà ancora ostico, ma poi col tempo serrando e continuando ad attaccare sulle fasce, vedrai… sarà devastante. L'apice: il controllo, in funzione del quale inserirsi in affondi continui e incessanti, sali con fatica, ma guadagna la cima, i muscoli tirano, hanno sete, infinita, credi che la discesa sia meritata? Male, molto male… la volata in basso è peggiore che la lenta arrampicata… piano, lento, sostenuto, senza fretta. Riprendiamo fiato per due o tre anni, e poi ritorniamo più forti e decisi di prima. In quel frangente saranno disperati, inconcludenti, indecifrabili e incapaci di organizzarsi, lì, a quel punto il colpo di grazia, l'essenza di tutto il piano: la carta religiosa, colliderà con l'altrui discontinuità e li sbaraglieremo, urleremo la nostra parabola, il nostro inno, fanatici e ammiratori, prostratevi e adorate. Sì prendi appunti, che non ci sfugga nulla, è in questi momenti che vien fuori tutta la rabbia recondita e dà vita ad allucinate apoteosi, dobbiamo sfruttare, trarre appieno il valore di queste visioni! La nostra separazione durerà poco, giusto il tempo di raccogliere energie, unire poteri, creare legami e alchimie distorte. Suggelliamo la nostra intesa. Evochiamo il dio della forza. Vedo una spirale che si eleva e sovrasta. Una serie di valori matematici precisa e condensata, massiccia e invincibile.
Hai segnato tutto? Sembriamo io e te. Ci servirà, tutto questo testo, non ho capito bene cosa dica, ma va bene, lo sento!
dall'intercettazione telefonica, in data 20 settembre 1938, tra A. e B., si dispone cattura con arresto immediato dell'illusione della razza e del delirio d'onnipotenza.

o gli analfabeti

mercoledì 4 agosto 2010

chi è? (4)

A trent'anni di distanza siamo qui a parlare sempre delle medesime problematiche, con la stessa verve […], con uguale enfasi […], con pari trasporto […]. Sarebbe stato forse più conveniente per tempo utilizzare quelle persone che propostesi avessero potuto dare una svolta, invece che continuare a girare intorno, sempre più velocemente, e gira gira rigira, non sempre nello stesso verso, ho detto orarioooooooo!, e mescola energicamente, tieni bene il cucchiaio, che purea è? Ma quante volte devo dirlo? Bisogna star attenti a che non si attacchi sul fondo, non si bruci e non vengan fuori noccioli… noccioli? Sì, nùzzl. Le fave p'ì nùzzl non si posson proprio mangiare! E nemmeno quelle che fanno ìacque! Sì annacquate, un liquido che sommerge tutto l'inutile vostro lavoro e aivoglia aggiungere farina, pangrattato, riso… tutti questi espedienti peggiorano la già gravissima situazione in cui versano le vostre, chiamiamole, fave! Non è grave? Ma vattene vai! Incapaci, incompetenti, orgogliosi e superbi. C'è ancora chi si chieda: «ma è possibile che una semplice ricetta, facile da eseguire, che ha come unico ingrediente un legume reperibile ovunque qui metta così in difficoltà?» Possibile? Sicuro! Basta guardare sulla tavola, tutt'apparecchiata con piatti e coppette piene di ogni ben di dio d'accompagnamento al famoso piatto pugliese e si capisce. Mangiate il resto, le fave fanno schifo. Massaie del nulla. In questo lungo lasso di tempo che avete imparato? Trent'anni. Li vedo tutti, piccoli, alcuni nemmeno ancora nati, nei progetti e nei sogni dei loro genitori. Mio figlio diventerà famoso. Ballerà, canterà, ammansirà le folle in aula, disegnerà o costruirà palazzoni, sfilerà, giocherà a pallone in una importante squadra, dirigerà un'orchestra, guarirà i mali del secolo, avrà una banca tutta sua… False immagini, abbandoni, rigidezze, falsità, solitudine, accordi-disaccordi. Son cresciuti e non fanno niente di tutto questo. Cioè qualcuno sì, per metà vita, per l'altra è impegnato in rapporti incestuosi con la propria onestà, e chi avesse profetizzato, in assenza temporanea di coscienza, che, gli altri, avrebbero avuto vita difficile, dovrà guarire egli stesso da queste crisi di onnipotenza, farsi un lungo esame di coscienza e decidere finalmente di tagliare quel cordone ombelicale che lo lega alla radicale e angosciante aridità che ci attacca e ci indebolisce. Dovreste crescere e far crescere. Dovreste andare e lasciar vivere. Le sapete cucinare le fave? No? Siete un vergognoso e irritante fèf'ì'fògghie?! E allora mangiate ciallèdde tutti i giorni. mhhhh… Penso che anche per preparare quella ci vuol arte… che rimane? iàcque càll p'à furcìne! Sì mi sembra giusto! Gong! A tavola, 'ncapriète per tredici, il capotavola, fa le parti per tutti, uguali! toc toc… è inutile bussare qui, non vi aprirà nessuno!

o valledilacrime

giovedì 29 luglio 2010

ossi di sempre (3)



Forse un mattino andando in un'aria di vetro,
arida, rivolgendomi vedrò compirsi il miracolo:
il nulla alle mie spalle, il vuoto dietro
di me, con un terrore di ubriaco.
Poi come s'uno schermo, s'accamperanno di gitto
alberi case colli per l'inganno consueto.
Ma sará troppo tardi; ed io me n'andró zitto
tra gli uomini che non si voltano, col mio segreto.

Cinque terre, quattro intorno, io, al centro, mezzogiorno silente e luminoso, terra arida e rossa e friabile, zolla che sollevi e dai alla luce e condensi un cranio. Hai inglobato e protetto un'esistenza, ora enunci un messaggio metafisico. Nemmeno la più fervida immaginazione avrebbe potuto scoprire un tal segreto, con esclusione di ogni retorica sentimentalista, l'essenziale esprime il senso tragico della vita. Un corpo viene seppellito, un altro viene disseppellito. Lungo un sentiero lungo di cose spente, estinte, come le pietre bianche calcaree levigate dal sole e dal vento e dal mare, emergono altri detriti, simboli di una vita, li cogliamo e li spazzoliamo, li mettiamo in fila, l'uno accanto all'altro, composti e in bell'ordine ci accorgiamo ben presto che è disegno esistenziale, simbolo di una vita seppur umile e antica, non più marginale e meno importante della nostra. Ora di fronte a te teschio, non mi imbarcherò in un trito e ritrito e banale 'essere non essere' ma ti sottoporrò a un monologo, per altri indecifrabile, per me rivelatore di verità e conforto. Non voglio altro che uno spunto di riflessione sulla nostra situazione profondamente tragica che gravita nelle tue orbite vuote, ne fuoriesce e s'imbatte nella condizione dolorosa universale e locale di desolazione assoluta e individuale. È contagiosa e malsana. Il singolo si aggira nel paludoso labirinto del mal di vivere, confuso e perso in una sequenza di avvenimenti di cui non conosce il senso, obbligato alla ricerca instancabile di un anello che non tiene o di una minima verità, è un'occasione questa che suggerisce di sottrarsi al giogo delle necessità, di assaporare l'acido, ma salutare succo dei gialli soli. Saran capaci di sciogliere il gelo del cuore, donandoci la gioia del contenuto delle buone intenzioni e della buona pioggia che cancelli lo squallore e l'attesa.

Si dice che il poeta debba andare
a caccia dei suoi contenuti.
E si afferma altresì che le sue prede
debbono corrispondere a ciò che avviene nel mondo,
anzi a quel che sarebbe un mondo che fosse migliore.
Ma nel mondo peggiore si può impallinare
qualche altro cacciatore oppure un pollo
di batteria fuggito dalla gabbia.
Quanto al migliore non ci sarà bisogno
di poeti. Ruspanti saremo tutti.

È come una vertigine, perdersi nel terso più limpido e secco e prendersi tutto il calore dal carattere irreale delle esperienze straordinarie. Questa sarà la mia avventura, la mia storia, scritta e letta. Ho attinto dal nulla, dal vuoto e dall'assurdo. Il futuro, ipotetico, potrebbe presentarmi un bel miracolo che infrange le leggi della convenienza e dell'indifferenza, abbatte le consuetudini dell'inganno e acquisisce verità e bellezza. Traccio punti, punti di riferimento, li terrò bene a mente, perché possano tornare a profilarsi alberi case colli, voltatevi a guardare e salutare il passato, andreste via zitti con in serbo il gran segreto se tutti fossero indifferenti a dubbi e problemi. Ma così non è. Nessuno di certo è depositario di verità assolute e definitive. Nessuno può considerarsi possessore di fittizia verità. Tutti possono svolgere il proprio compito nel migliore dei modi ed essere ciò che sarebbe giusto essere e non quello che gli altri si aspettano che si possa essere! Verità di vita e senso dell'esistere. La vedo quella muraglia alta con cocci aguzzi di bottiglia, prendo coscienza di quest'effimera fiducia, di quest'universo di illusioni, di questa divina indifferenza, effetto di una stoica demotivazione… cosa spero? Che si rompa col passato. Cosa mi auguro? Che qualche eletto si salvi e ci salvi. Cosa farò? Camminerò. Amo le strade e i sentieri antichi, quelli percorrendo i quali sbuchi in erbosi fossi che immettono negli orti, tra gli alberi dei limoni e pendici di basse vigne, seguo un filo da dipanare su rive che si sfaldano vicino al mare, meccanica e poetica energia positiva del quotidiano, maestro di purezza e di rettitudine.

Non chiederci la parola che squadri da ogni lato
l'animo nostro informe, e a lettere di fuoco
lo dichiari e risplenda come un croco
perduto in mezzo a un polveroso prato.
Ah, l'uomo che se ne va sicuro,
agli altri ed a se stesso amico,
e l'ombra sua non cura che la canicola
stampa sopra uno scalcinato muro!
Non domandarci la formula che mondi possa aprirti,
sì qualche storta sillaba e secca come un ramo.
Codesto solo oggi possiamo dirti,
ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.

… la luce si fa avara - avara l'anima. Quando un giorno da un malchiuso portone tra gli alberi di una corte ci si mostrano i gialli dei limoni; e il gelo del cuore si sfa, e in petto si scrosciano le loro canzoni le trombe d'oro della solarità. EUGENIO MONTALE

o Paula

giovedì 15 luglio 2010

con l'arca o senza (2)

No, Sergio Endrigo, non c'entra nulla, anche se… effettivamente, pensandoci bene, l'affermazione che fatica essere uomini ci sta tutta. E anche polvere bianca, una città si è perduta nel deserto. Partirà, la nave partirà, con o senza noi, dove arriverà questo non si sa. Noè ha redatto la lista, chi c'è c'è, è inutile che vi accalchiate, che strattoniate a destra e sinistra, è evidente che farà passare chi abbia reali possibilità di procreare, e tanto anche, e disponga di concrete disponibilità in tempo, energia e risorse. La fantasia forse potrebbe essere annoverata nei campi deficitari, ma niente paura col tempo, a bordo si potrebbe pensare di organizzare un cineforum con proiezione di documentari, film a tema, non è poi così difficile supplire alla mancanza di idee e originalità. Sono o non sono santi? E allora? Intanto si fan salire quelli che promettono di più… e poi si vedrà. Procuratevi almeno le pastiglie per il mal di mare, si capisce, cavolo, devo pensare a tutto io? Giusto. Già dovrà sorbirsi per tutto il viaggio urletti, mugolii, lamentele, la mia cabina ha una vista pessima, la sua è migliore! e mica durerà 40 giorni e 40 notti come l'altro, eh, no, magari. Sì il rischio della instabilità, della mancanza di tempo per prendere provvedimenti utili ed efficaci, lo studio, la libertà d'azione, la noia. Ma vuoi mettere? 5 anni, tempo utile a disposizione, di là mentre si è in crociera, si decide di tutti noi, vogliamo dar loro una bella sommetta anche? Qualcuno sulla riva già si lamenta: almeno che agiscano per il meglio di tutti! Sarei contenta di pagarli ma che facciano il loro dovere e quella cavolo di colomba che arrivi a destinazione o giuro, la faccio fuori, e pallini belli grossi ce l'ho, mio marito buonanima era cacciatore e m'ha insegnato a prendere la mira. Quindi, occhio, cari 11/12/13, se tutto va bene, perché c'è anche il rischio che si inserisca a navigazione iniziata, paracadutandosi dall'elicottero, il ritardatario che è rimasto in lista d'attesa, col minor punteggio, sì, ma promettente almeno quanto gli altri, se non di più, scalpitante animaletto in urgenza di realizzazione personale e ignaro destinatario di tutte le nostre, le vostre e le altrui maledizioni! Intanto la festa cominci, si preparino i confetti, le bomboniere, gli inviti, le partecipazioni (che nessuno esca scontento), gli striscioni e gli scherzetti, anche quelli sono necessari a rendere l'atmosfera ancor più platealmente faceta, così come la serenata alla bella [¿] di turno. Ecco Noè qui potrebbe avere qualche defezione… in effetti, c'è qualche dubbio su chi possa essere la first-lady/lady-captain/mayor-lady e già Sara pensa a dar una bella ridimensionata alla sua chioma, the big sister si scatenerà sul tiro ai capelli, si sa, l'una, la prima, è più allenata dell'altra, ma non è detta l'ultima parola… si preparano grandi scontri, a bordooooooo!

o l'artedinasconderelaspazzaturasottoiltappeto

domenica 11 luglio 2010

sound track -8


Inutile girarci intorno, vi verrà mal di mare! L.f.d.N.

domenica 4 luglio 2010

ummagumma

Chi più ne ha, più ne metta. Ok, sì, sono d'accordo, ma non credi che ci voglia un criterio di scelta, che sia necessario un momento per decidere tra questo e quello, non sono poi tutti uguali, non è che tutti siano pronti e veloci come te. Che cazzo! Cos'è un'orgia? Un'ammucchiata? Scrivete dei nomi, ognuno faccia una lista e poi ne riparliamo. Io le facce le ho viste. Voi dovreste solo immaginarle. Qualcuno avrà pensato: questa è la mia occasione. Qualcun altro: ma è pazzo? Io: ti piazzo dei nomi che ti verrà un infarto. Anzi farò di più. Insieme ai nomi ti butto giù un bel programma, sì, parole e immagini, tutto scritto per filo e per segno, nove mesi… figuratevi, ne ho! E lo firmo, te lo a u t o g r a f o! Quando voglio so essere intraprendente, e ora mi hai fatto proprio incazzare. Nove mesi di gestazione e intanto sarò impegnato in altri progetti, in altre storie, in altri lavori… non volevi uno disposto a tutto? Che non si facesse problemi, più esperienze hai, meglio è! Mi inviti a nozze… anzi no, per cortesia, facciamo tutto come se: Ci vediamo quando ci vediamo! Ognuno a casa propria. Lo sai che i rapporti fissi mi fanno venire le bolle. Veniamo al succo. Senza segreti e senza doppi fini. Ho un unico obiettivo: farti fare una figura di merda. E intanto prende forma l'idea di immortalare alcuni disegni che ho in testa da un po' e aggiungere musica, titoli e testi, con significato, quasi una dichiarazione di intenti, un'antologia ordinata e rielaborata con uno stile preciso, non m'hai forse rimproverato di instabilità e immaturità? Dopo il periodo travagliato e lisergico arriva il metodo, sperimentale e levigato, lissssscio, geometrico. Ed è tutto talmente vivo, dilatato, istintivo, diverso dal pianificato; rarefatto e innaturale sì, ma vero. Faccio un giro a immaginazione e riesco a ipnotizzare la tastiera, diventa forsennata, le dita accelerano, incuranti della stanchezza improvvisano ta-ta-ta-swiss-ta-ta-ta… lettera-lettera-lettera-spazio-lettera… nemmeno riesco a distinguerle, scorrono indiavolate e i suoni attingono al mistero, fondendo temi d'avanguardia e composizioni classiche, subiscono l'incursione di versi animaleschi e grotteschi, talmente bizzarri che sorprendono persino me. Sotto tua insistenza ho cercato di spiegarti, di anticiparti qualcosa, ma tu non sei tardo, ché andrebbe a mio vantaggio, no, sei incapace e superbo, ti ostini a dichiarare che sarebbe stato meglio che tu dirigessi, orientassi, posizionassi… rimango in silenzio, ora sono reticente, divento inaccessibile. Avvezzo oramai ai tuoi sproloqui mi faccio coraggio, ti interrompo bruscamente e me ne vado nel bel mezzo della reunion, sì sbraitami dietro, sono in anticipo caro mio, figlio prematuro il mio, ma bellissimo e sano, già assaporo la festa, che piacere che m'hai fatto sperimentare, frustarti e legarti, gran bella scoperta, questa sì che è una svolta! Il flauto apre e chiude…

venerdì 2 luglio 2010

la torre di babele


Ti amo e ti odio.
Dividi il mio spazio interiore
amplifichi quello esteriore.
Ci separano case, strade, piazze,
ci combinano innumerevoli corridoi.
Scavano a fondo ambigui,
risollevano irreali, distorti, ridisegnati
dalle intime geografie del cuore.
Un campanile conflittuale e aspro, rigonfia
al suo fianco, memoria incancellabile, emblema
insignificante, segna i cittadini,
freddi e distanti evocati in una cartolina
in cui la città ha sempre fatto da sfondo.
Bianco profilo, quasi intangibile,
frammento in lontananza esasperato e stanco.
Ricchezza inquietante ed orgogliosamente intatta.
Arrivo di lontano e la vedo. È lei?
No, mai, eppur sempre.

giovedì 24 giugno 2010

il mio ulysses

Io avrei sempre desiderato essere la sua Molly, o vorrei esser proprio lui? Naufrago senza ormeggi, illeggibile e drammaticamente destinato all'eterno peregrinare. Solo ventiquattrore? Sarò concentrata e stilisticamente rapida a passare dal monologo al flusso, dalla forma aulica alla fredda cronaca giornalistica. Aperta a tutto, mutevole e fluida, in continuo divenire, in viaggio dentro e intorno alla mia coscienza, senza alcun controllo, sprofondo e riemergo in mezzo ad associazioni libere e casuali e disordinate in un continuo bagno germinativo di pensieri e sguardi. Incoerente riproduco l'inafferrabile, affiora indipendentemente dalla mia volontà e io lo riporto a voi senza alcun confine e alcuna censura della coscienza. Anch'io occasionale pubblico assisto incredula all'apertura della mente che non sa di esser ascoltata, pensa tra sé e non sa di comunicare all'esterno, magnetica e allo stesso tempo dispersiva, magmatica. Non c'è più logica, la sintassi si frantuma, esplode la terminologia, fermenta il periodo, si trasforma la visione mia del mondo, tradizionalmente chiusa, ora senza tempo e senza schema, genera crisi e mobilita la mia apertura agli spazi immensi, spacca la carena della mia indecisione, rivivendo le gesta dell'eroe omerico, tesse egli stesso la tela del suo viaggio infinito, lasciando alla sua Penelope il compito di stendere il velo sulla sua faccia stanca e di chiudere il sipario sulla scena muta…

venerdì 18 giugno 2010

wrong

Cos'e pazz! Tutti inchiodati sulle porte delle sedi… giro l'angolo e ne trovo un'altra. Madida di sudore, assetata, non riesce nemmeno a parlare. Ho dell'acqua in zaino e gliene dò, ma non basta, non capisco bene, ma è tanto che è lì. Criptica e geniale, la trovata. La sfida è persa in partenza, non c'è definizione che tenga. Potrei pensare alle più improbabili, fantasiose, ma non riuscirei mai a rendere l'ironia, il grottesco risaltanti, dà subito l'idea di devastazione, implosione, chiassose e autistiche. IMPLICITE! Ecco, sì. Dietro la ludica pubblicazione di immagini multicolore, sperimentazioni in abbinamenti sempre più arditi, invenzioni brevettate di sovrapposizioni, assemblamenti, derivazioni… sembra che abbiano fatto la scoperta dell'acqua calda. E noi invece, antichi estimatori della compagine della nenia delle fresche notti estive, lasciamo attaccato un messaggio breve, conciso e significativo, iconico, apre e chiude tutta la querelle di un decennio troppo lungo, dispersivo e insignificante, chiacchiericcio da piazza d'aggregazione di mezzogiorni afosi, una parentesi, c'eravamo augurati, "la si chiude o no?", qualcuno estremizza! Una sporca luce negli occhi di alcuni, percuote vorticosamente un baleno, da cupo e funereo si fa sempre più frenetico e irrompe in una caotica, poi precisa e intelligente atmosfera, dolorosa ma curativa. Acqua scrosciante, posandosi fa salire ed evaporare le coscienze sopite, i pensieri cavernosi, gli atti catacombali… teneramente i più determinati accarezzano le teste degli indecisi, infondono coraggio e carica. Sarà un depravato capolavoro sulla solitudine urbana, un bucolico affresco sulla desolazione rurale, s'imporrà la nostra scultura vivente, forse irripetibile, forse priva di proseliti… UNITÀ d'intenti, dolce e dolorosa, si taglia il marcio, PreDestinato a morte precoce e si lascia il buono, poco plateale o mitologico, solo fresco e necessario!

And when she laughs I travel back in time
something flips the switch and I collapse inside

p.s. per chi la voglia ascoltare cliccare sull'esclamativo!

giovedì 10 giugno 2010

apocalypse now (1)



La minaccia di diluvio è imminente. Un bagliore sinistro e via la luce. Avevo appena messo sù la boheme.
L'acqua è cominciata ad entrare al pianterreno. I tappeti galleggiano, i documenti sono zuppi. Tutti si tolgono le scarpe, i calzini e portano via gli scatoloni. Una lunga fila, capofila un ragazzone con le lentiggini e gli occhiali, una lente sola, spessa, l'altra gli è saltata nell'acqua e non si prende certo la briga di cercarla ora.
Sul tavolo ancora i bicchieri, le bottiglie vuote. Abbiamo brindato al nuovo capo. I taralli erano finiti prima che si iniziasse a discutere. E del resto non c'era tanto da parlare. S'era già deciso tempo addietro. Dialoghi strappati per strada. Telefonate brevi. Compromettenti poco, risolutive assai. Tutto stabilito.
La regia spetta a me. Io tiro le fila. Io stabilisco musica, luci, fotografia… Nonostante tuoni e fulmini fossero così forti che c'era bisogno di urlare per farci sentire, abbiamo calcolato, messo fuori, aggiunto, sostituito, per, meno, più, diviso… fatto la spesa, organizzato una sontuosa cena, ingozzati, tracannato, e messi comodi sul divano contiamo i posti vuoti e i mozziconi di candele.


Siamo ben composti, ogni tanto qualcuno si alza per andare a controllare il contatore, altri si affacciano alla finestra per vedere se ha smesso di piovere. Mentre si muovono, mi scatta qualcosa nella mente. Continueremo ad agire al buio. Meglio. Si risparmiano energie. Si evitano scontri. Si fanno fruttuosi incontri. Si stimola il sonno. Si giocano stimolanti scherzi. Ci si nasconde meglio. Ci si sorprende piacevolmente.
La luce torna alle quattro. Nessuno aveva un impermeabile o un ombrello. Chi immagina una simile tempesta a giugno? Quando scendo per fare il caffè mi accorgo che c'è gente che dorme in ogni angolo. Il disco riprende a girare. A tutto volume. Primadonna a spasso.

o innocenzaepanico