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mercoledì 25 settembre 2013

London Design Festival 2013 - Design e cultura contemporanea nel centro di Londra



Dal 14 al 22 settembre, in varie location londinesi,  si è tenuto il London Design Festival 2013. 

La manifestazione, giunta alla sua undicesima edizione, intende promuovere Londra come capitale mondiale del design e punto d’incontro dei maggiori rappresentanti internazionali della progettazione.  
Numerosissime sono state le aziende impegnate in eventi, laboratori, incontri e allestimenti di forme e spazi originali. 
Il design è per tutti. - come ha spiegato Ben Evans, il direttore del London design Festival - Il LDF è stato pensato per soddisfare tutti gli utenti, con esposizioni per addetti ai lavori da affiancare a installazioni pubbliche.

E tra gli allestimenti nei diversi quartieri londinesi, 
-         a New Oxford Street: Designjunction con Lightjunction ha messo in scena l’illuminazione
-        100% Design: la creatività in mostra
-         Tent & Super Brands London: i talenti emergenti della progettazione

Da Londra, notizie e foto di S. L. F. per Righeblu. 

Lampada yo-yo



poltrone Cowrie




Foto di S.L.F.

domenica 12 febbraio 2012

Dimensioni del tempo e arte del viaggiare... scorci di Sud Est Asiatico

Vat Phu - Champasak - Laos
foto da http://blog.bittercoder.com


Un post scritto da tempo e lasciato lì, tra le bozze, in attesa...

L'arte del "Viaggiare" non è nella semplice ricerca e visita dei luoghi. E' nella visione personale della conoscenza, sostenuta dalle storie, dai riti e dalle esperienze, nell'interazione con il quotidiano di chi quei luoghi "vive".
Itinerari interiori, dove le dimensioni del tempo e dello spazio convivono, in armonia con i lenti ritmi del divenire...  Come in questi scorci di Sud Est Asiatico, raccontati da un'archeologa italiana, in questo datato ma interessante e sempre attuale
articolo di Massimo Morello. 

"Ascoltate le fiabe e cantate con i khmer"
da: la Repubblica web, settembre 2006

- VITE IN ALTRI MONDI/1 -  Il Sud Est Asiatico, la sua gente, la sua dolcezza e bellezza, raccontati da un'italiana che ha scelto di lavorare qui: Patrizia Zolese, archeologa consultant dell'Unesco. 
di Massimo Morello        Foto di Andrea Pistolesi

 -  Mi faccio raccontare le favole per capire l'immaginario locale.
Immancabilmente c'è una strega, o un principe, una bella ragazza. Solo che non finiscono per vivere assieme felici e contenti.
In Laos, per esempio, la ragazza muore e si trasforma: in un albero, un pesce.
Quando me le raccontavano, mi commuovevo.
"Peccato, non ha sposato il principe" dicevo. E loro si sorprendevano. "Ma come, pensa: si è trasformata in un pesce tutto colorato". Per loro era una cosa bellissima".

Patrizia Zolese , archeologa, è lei stessa una straordinaria affabulatrice.
Le sue storie si susseguono come le sigarette che continua ad accendere.
Sono scorci su mondi perduti e regioni arcane.
[...]
Scorrono scene di viaggio in Balucistan, persa al confine tra la frontiera pakistana e quella afghana, una zona di trafficanti d'armi, tè, oppio, clandestini e gli incontri coi Pathan, i guerrieri delle montagne dell'Afghanistan orientale:
"Ero amata e trattata come una principessa".
Ricorda Karachi trent'anni fa:
"Le mille e una notte. Feste a tema. E se il tema era il verde, per le signore era semplice: si coprivano di smeraldi".

L'arrivo in Laos, nel 1990:
"Non c'era luce, non c'erano strade, abitavo in una capanna sul Mekong con una collega francese".

Patrizia Zolese è responsabile archeologico-culturale per l'Asia della Fondazione Lerici, consultant dell'ufficio Unesco per l'area Asia-Pacifico, esperta d'architettura orientale al Politecnico di Milano. 

Vat Phu - Champasak - Laos
foto da http://blog.bittercoder.com
Trascorre sei mesi l'anno in Italia e gli altri sul campo, tra il sito di Vat Phu (nelle foto di queste pagine), nel sud del Laos, definito "la culla della civiltà khmer", e quello di My Son, sulla costa centrale del Vietnam, uno dei più importanti centri dell'antico regno dei Champa.
Entrambi
consacrati dall'Unesco Patrimonio culturale dell'umanità, proprio per il lavoro delle missioni archeologiche di cui Patrizia è direttore tecnico.
Stava progettando un'altra missione in Birmania - non usa il nome "ufficiale" di Myanmar - ma è stata bloccata dall'embargo nei confronti di questa nazione, accusata di violazione dei diritti umani.

"Secondo questo principio dovrebbe essere nella lista nera mezzo mondo", obietta. "Personalmente, consiglio a tutti di andare in Birmania. Il turista sensibile, che entra in contatto con la gente, è un narratore, un veicolo d'idee. E le idee non si fermano. Le idee capovolgono le situazioni".

Le esperienze di una persona così diventano inevitabilmente lezioni di vita e di viaggio.

"Non viaggio per viaggiare, se non ho motivo di conoscenza. Il viaggio è un mezzo di comprensione. Capire che cosa ha condotto qualcuno a lavorare in cima a una montagna: questo ti fa capire i meccanismi della storia. La ricerca di me stessa passa anche attraverso questo studio, l'osservazione, il contatto con le persone".

In questa ricerca Patrizia ha sempre seguito la via più difficile, a volte politicamente scorretta.

"Non dobbiamo andare nei Paesi facili. Più i posti sono "diversi", lontani dal nostro modo di pensare, più possiamo acquisire conoscenza, siamo costretti a entrare in contatto con la realtà locale. Bisogna arrangiarsi, saper inventare".
È una regola esistenziale.
"Può capitare di trovarsi in situazioni in cui non si sa che fare, ma poi ti rendi conto che è una scuola esistenziale. Il viaggio è bello perché è una prova di resistenza alle proprie solitudini".

Alcuni ricordi, però, sembrano turbarla.
"Non tutto si può raccontare. Mi sembrerebbe un'offesa violare certe sensazioni, la solitudine. Entri in un vortice di solitudine cui non puoi opporti, devi farne parte, saperlo sfruttare".
Forse è proprio per la sofferenza che può accompagnare il viaggio, o forse per la sua formazione professionale, che Patrizia mantiene un atteggiamento di rigore.

[edizione 2009]
immagine da http://www.library.ohiou.edu
"Come educatrice mi stupisco delle giustificazioni alla "stupidità". Perché devo abbandonare i miei allievi al concetto della stupidità? Devo guidare i miei allievi a vedere il bello".
Il che vale per chiunque.
"Le persone che viaggiano devono essere motivate con onestà intellettuale, pronte a capire, con un minimo di preparazione. Leggere qualcosa della storia, guardare una mappa: questo è categorico. Bisogna viaggiare con coscienza, tanto più oggi. Il viaggio è talmente facilitato che può svilirsi. Anche a chi ha poco tempo, consiglio di evitare i percorsi canonici. Il viaggio come riproduzione delle cose che hai nel tuo Paese è totalmente inutile".

Secondo l'archeologa l'esperienza del viaggio dovrebbe seguire quella del viandante d'una volta, colui che passava dal caravanserraglio alla casa, sperimentando sempre una differente accoglienza psicologica.

"Ricordo ancora la morbidezza dei cuscini delle case anatoliche dove mi fermavo a dormire nei miei primi viaggi. Ricordo l'odore della cucina al mattino, un odore di yogurt, di miele. Ricordo l'affetto delle persone che mi ospitavano. Sono le persone che fanno i Paesi. E le persone saranno i nostri ricordi. Il ricordo dei panorami è destinato a sfumare, i visi resteranno vivi. Sono loro che ci faranno compagnia quando non potremo più viaggiare".

Per capire le persone e i loro Paesi ci vuole tempo. Non in senso lineare, bensì interiore.

"Devi prendere il viaggio come una pausa dal tempo. Abbandonare la velocità, di comunicazione, d'immagine, di pensiero. Sederti su un sasso e parlare con un pellegrino. Osservare il gesto elegante del pescatore che getta una rete. Scambiare esperienze, gioie e dolori con un altro simile che vive a longitudini estreme".
Patrizia ricorda quello che le diceva il suo maestro, Giuseppe Tucci, il più grande orientalista italiano del Novecento.
"Potrai trovarti in cima a una montagna. Potrai parlare con un pastore. Attenzione a come gli parli, potrebbe essere un filosofo".

Il Sud Est Asiatico secondo Patrizia è una sorta di metafora delle diversità.

"È un mondo: all'interno delle stesse nazioni ci sono usi, costumi, etnie diverse. Hai diverse facce, costumi, metodi di porsi. Va tenuto presente. Noi siamo abituati a essere monoculturali e monoreligiosi".

È in questo mondo che si può affinare l'arte del viaggio.

"Devi esercitarti alla comprensione, selezionare le immagini, i volti, i gusti, per avere la percezione delle differenze tra i popoli, i cibi, gli accostamenti cromatici delle architetture, i concetti estetici".

I compiti che Patrizia pone all'aspirante viaggiatore sembrano abbastanza difficili, e forse se ne rende conto anche lei. Ma non fa sconti.

"Sono Paesi complessi. Proprio per questo dobbiamo studiarne la storia, almeno dal periodo coloniale. Sapere a che cosa ha portato e di cui ancora vediamo i segni. Il viet, appena ti diventa amico, la prima cosa che ti racconta è che cosa ha fatto negli anni '70. Questa storia bisogna conoscerla. Viaggiare deve essere anche un atto politico, di una politica con la P maiuscola".

Sono questa storia e questa politica, secondo Patrizia, che rendono il Sud Est Asiatico un posto sicuro.
[...]
Il livello successivo di conoscenza è quello dell'identità culturale:
"In Sud Est Asiatico è l'armonia ciò che governa l'essere civile. L'uomo è civile se riesce a stabilire armonia tra sé e l'altro, non turbare l'armonia dell'altro. Quindi, alla domanda "come stai?" la risposta è sempre "bene". Si vede moltissimo in Laos. Dove chiunque ti saluta con un sorriso. Dove la gente non urla. Perché la voce alta può turbare la tua tranquillità. Anche in momenti gravi, in discussioni accese, la voce non si alza perché chi alza la voce è un animale".

In quest'ottica armonica rientrano altre semplici regole.
"Essere modesti, non fare prediche. Ascoltare gli altri. Non toccare i capelli dei bambini perché la testa è il luogo della mente. Non fissare le donne, anche se sono libere, perché si imbarazzano. Non rifiutare il cibo che ti offrono. Non andarsene in giro seminudi perché è un'offesa all'etica e al pudore. Tutti comportamenti per i quali non dovrebbe esserci bisogno di una ricerca antropologica. E poi ricordiamoci sempre che in questa parte del mondo conoscono il nostro passato d'arte e cultura: cerchiamo di non disilluderli".

Il galateo è importante per Patrizia soprattutto come codice di partecipazione e condivisione.

"Ora che si è sviluppato il turismo interno è interessante dare un'occhiata a dove vanno i locali. Basta rivolgersi alle agenzie del posto. Così è possibile partecipare a riti, matrimoni, feste, tanto più che gli ospiti stranieri sono considerati un segno di status.
L'importante è porsi in maniera costruttiva e curiosa. E allora fatevi tradurre i testi delle loro canzoni: capirete com'è visto l'amore, qual è la percezione del corteggiamento. E poi cantate con loro: è una forma di comunicazione, di condivisione della felicità".

Per lei, però, il modo migliore per godersi questa parte del mondo è ancora più semplice.

"Stare seduti sui seggiolini dei bar e fumarsi una sigaretta in pace con i locali. Godendo di quell'istante come loro, che sono pochi anni che hanno questo lusso. Viet, lao, cambogiani, birmani sono pieni di storie che vale la pena ascoltare".  -


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martedì 3 gennaio 2012

Arte e tradizione a Città della Pieve



Pur conoscendola, si potrebbe trovare ancora qualche valido motivo per inserire questa città tra le méte possibili per una visita, anche di un solo giorno, da programmare proprio nel periodo delle festività natalizie.  
Città della Pieve, piccolo centro di antiche origini, si trova in Umbria nel territorio posto al confine con la Toscana
Dall’alto della sua posizione è possibile ammirare un paesaggio magnifico, spaziando dai monti Sibillini al Cetona e dalla Valdichiana fino al lagoTrasimeno
Anche l’Arte qui trova una sua particolare collocazione: Città della Pieve ha dato i natali a uno dei più importanti pittori del Rinascimento italiano,Pietro Vannucci detto il Perugino, maestro del grande Raffaello.
[Pietro Vannucci detto il Perugino - Città della Pieve - Cattedrale S. Gervasio e Protasio]
In Via Vannucci, all’interno dell’oratorio di Santa Maria dei Bianchi è conservata una delle sue opere più importanti, “L’Adorazione dei Magi” di Città della Pieve, assolutamente da non perdere. 
 
[Adorazione dei Magi di Città della Pieve - Pietro Vannucci detto il Perugino - da Wikipedia -]
Nell’affresco, sullo sfondo di un paesaggio umbro idealizzato, si notano i personaggi in movimento, diretti verso la capanna come in un sinuoso corteo cavalleresco.
Molto particolari e delicate nell’aspetto sono le figure in primo piano, ritratte in abiti e atteggiamenti eleganti, in una rappresentazione d’insieme che esprime equilibrio, serenità e armonia.
[Battesimo di Gesù - Pietro Vannucci detto il Perugino - Città della Pieve - Cattedrale dei S. Gervasio e Protasio]


Alcune opere del Perugino, e di altri importanti artisti come il Pomarancio, si trovano in diversi edifici religiosi come la Cattedrale dei S. Gervasio e Protasio, risalente all’ VIII secolo d.C. e ricostruita successivamente con materiali e stili differenti.
Nei pressi della Cattedrale si trova Palazzo della Corgna, la residenza voluta dal nobile Ascanio, marchese di Castiglione del Lago, il quale ne affidò la progettazione all’architetto perugino Galeazzo Alessi.
 

[Palazzo della Corgna - Città della Pieve - obelisco etrusco V sec. a. C.]
L’ingresso e le stanze dell’edificio presentano decorazioni con dipinti di carattere mitologico e sacro;
[Palazzo della Corgna - Città della Pieve - sala delle muse]
gli affreschi nella sala grande, realizzati da Salvio Savini, sono ispirati alle Metamorfosi di Ovidio.
Da alcuni anni nei sotterranei del Palazzo si rinnova la tradizione di allestire il Presepe Monumentale.
[Presepe monumentale - Città della Pieve - edizione 2010]
Anno dopo anno, con dedizione e passione, sono stati realizzati impianti e scenografie sempre più efficaci.  La ricostruzione delle scene e le ambientazioni, inoltre, evidenziano riferimenti a situazioni problematiche, di interesse attuale, quali input di riflessione sulle condizioni dell’umanità.
L’apertura è prevista fino all’8 Gennaio, tutti i giorni, con orario 9.30-12.30 e 15.00-19.00.
Altre iniziative interessanti, se il tempo consente, sono “il percorso dei vicoli”
- un caratteristico itinerario che permette di scoprire angoli affascinanti all’interno del borgo - e “il percorso del paesaggio”, con le diverse terrazze per un “belvedere” sui panorami dell’Umbria e della Toscana…
[ Immagini: Gennaio 2011]

lunedì 31 maggio 2010

Un parco da scoprire, l'Orto botanico di Roma

Pur trovandosi in una zona centrale come Trastevere, tra Via della Lungara e il colle del Gianicolo, l'Orto Botanico di Roma sembra poco frequentato e meno noto di altre aree verdi urbane aperte al pubblico.
L'ingresso è situato in Largo Cristina di Svezia, vicino a Palazzo Corsini sede dell'Accademia dei Lincei,  e l'accesso è a pagamento.
L'area, ampia circa 12 ettari, era originariamente destinata alla funzione di "hortus herbarum" per il Vaticano, una sorta di "Giardino dei semplici" in cui coltivare piante dalle virtù curative per preparati terapeutici.

In seguito, con l'istituzione della prima cattedra universitaria di Botanica, il "Giardino dei semplici" fu trasformato in "Orto Botanico".
 Successivamente,  con una serie di interventi strutturali e adattamenti,  si è trasformato in importante centro per lo studio e la tutela delle specie vegetali fino a  divenire parte integrante del Dipartimento Universitario di Biologia de la "Sapienza".
Per una visita al parco è possibile seguire i percorsi suggeriti nella pianta consegnata all'ingresso oppure si può procedere secondo i propri interessi o, semplicemente, percorrere i viali alla ricerca di un po' di tranquillità e relax.


Molto scenografico è il viale delle palme che attraversa il giardino con una vista prospettica sulla fontana dei tritoni e lo scalone monumentale.

A sinistra, procedendo, si arriva al roseto dove è possibile osservare esemplari di rose più semplici, a 5 petali, derivate dalle prime rose spontanee e varietà più moderne, con fiori più complessi.


Nella zona umida, percorsa da rivoli d'acqua, si attraversa la valletta delle felci e poi, in salita, la zona dei bambù.
Seguendo l'itinerario si può osservare il giardino giapponese, oppure proseguire verso il bosco mediterraneo sempreverde.

Scendendo lungo il viale costeggiato da conifere, si arriva allo scalone del Fuga, fiancheggiato da due platani monumentali.


Dietro il "Giardino dei semplici", con le piante officinali, si trova la serra tropicale che è possibile visitare seguendo gli appositi percorsi.

Il foglio guida, consegnato all'ingresso, consente di scegliere opportunamente i percorsi d'interesse e, considerata la vastità dell'area, valutare i tempi necessari al completameto degli itinerari.

Anna righeblu ideeweekend

Aggiornamento: Ringrazio Annarita Ruberto per aver segnalato (05/06/2010) questo post sul suo interessante blog di divulgazione scientifica "Scientificando"

mercoledì 7 aprile 2010

La leggerezza de "l'ombra della sera"


"L'ombra della sera è la più famosa, straordinaria ed esile figura etrusca di giovinetto, rappresentata in un bronzo votivo del III secolo a. C.
E' l'opera-simbolo di Volterra e, pur non essendo unica nel suo genere, è ritenuta tra le più singolari espressioni della scultura etrusca del periodo.

Sulla storia del ritrovamento esistono diverse versioni: in una di queste il recupero, del tutto casuale, sarebbe avvenuto per merito di un archeologo francese, riparato in un casale della campagna volterrana a causa di un improvviso temporale.
Egli avrebbe notato la statuetta mentre il padrone di casa la utilizzava come attizzatoio nel camino!
In ogni caso, dopo il recupero e diversi passaggi in case museo, fu acquisita da Mario Guarnacci,
abate archeologo e collezionista fondatore del Museo Guarnacci di Volterra, nelle cui sale sono custoditi reperti di grandissimo valore, tra i quali anche la preziosa "ombra della sera".
La statuetta bronzea, alta circa 58 cm è la rappresentazione di una giovane figura maschile nuda, con un corpo filiforme esageratamente allungato in tutte le sue parti, tranne che nella testa, modellata secondo giuste proporzioni.
L'idea dell'ombra, allungata a dismisura contro il sole del tramonto, pare abbia fornito ispirazione a Gabriele D'Annunzio nell'attribuzione del nome assolutamente appropriato!
La scultura, tanto antica quanto originale nella "modernità" della forma, avrebbe ispirato artisti contemporanei come Giacometti.
Nel video, "l'ombra della sera" utilizzata nella sigla di uno sceneggiato RAI del 1975 "Ritratto di donna velata", ambientato a Volterra...

Anna righeblu ideeweekend

domenica 14 febbraio 2010

Amor sacro e amor profano - celebrazioni in arte


In tema di celebrazioni dell'Amore e dell'innamoramento, mi piace ricordare il dipinto di Tiziano "Amor Sacro e Amor Profano".
Il titolo, com'è noto, deriva dalle controverse interpretazioni dell'opera che, al contrario, nell'intento dell'autore voleva rappresentare l'esaltazione dell'amore nella sua dualità, sensuale e celestiale.
Il dipinto si trova a Roma, esposto nelle sale della Galleria Borghese.
Nel sito del Museo è consultabile una pagina dedicata all'opera.
Inoltre, nel canale Youtube del Ministero per i Beni e le Attività Culturali è pubblicato un interessante video (chiudere prima la playlist in barra laterale):





Anna righeblu ideeweekend

domenica 10 gennaio 2010

L'Abbazia di Montecassino: storia, arte e misticismo.


Chi non conosce questo splendido Monastero?
Quasi l'Araba Fenice delle Abbazie: risorta
magnificamente, come il mitico uccello, dalle rovine di ben quattro distruzioni!
Dal 529, quando San Benedetto vi pose le basi della sua "regola", il Monastero fu più volte distrutto: prima i Longobardi, poi i Saraceni, un terremoto e, infine, lo spaventoso
bombardamento del 15 Febbraio 1944 quando, sotto le bombe degli alleati, fu ridotta ad un cumulo di macerie.
Pur nelle avversità, lo spirito della regola benedettina "ora et labora" non ha mai abbandonato
questo luogo che, nel corso dei secoli, ha prodotto opere e codici miniati preziosissimi.
Il prestigio di Montecassino, quale centro monastico preminente dal punto di vista ecclesiastico e p
olitico, assume particolare rilievo con la guida dell'abate Desiderio.
C
on quest'ultimo, l'Abbazia viene ricostruita secondo criteri di magnificenza artistica e architettonica, in linea con la posizione di rilievo raggiunta.
Anche dopo le ultime distruzioni, nella ricostruzione si segue il vecchio modello architettonico, secondo il principio: "dov'era e com'era".


Nel chiostro d'ingresso, sito del primitivo tempio dedicato ad Apollo, sorgeva l'oratorio in cui morì San B
enedetto, nello stesso atteggiamento raffigurato nel gruppo bronzeo (foto 2) donato dal cancelliere tedesco Adenauer.
Il successivo Chiostro del Bramante, in stile rinascimentale, presenta al centro una cis
terna ottagonale, fiancheggiata da slanciate colonne corinzie sormontate da una armoniosa trabeazione.


Dalla balconata si può ammirare una splendida vista sulla Valle del Liri e, a destra, il monumentale Cimitero Polacco dove sono sepolti i valorosi soldati polacchi che "....hanno dato il corpo all'Italia, il cuore alla Polonia e l'anima a Dio per la nostra e altrui libertà".


Attraverso la
scalinata, preceduta dalle due statue di San Benedetto e Santa Scolastica, si arriva nell'antiportico del chiostro dei Benefattori e da qui,


guardando verso il basso, l'armoniosa architettura del chiostro del Bramante, con la sovrastante loggia del Paradiso, sembra perdersi nell'azzurro del cielo, in una visione fantastica!



Sul chiostro dei Benefattori si erge la
facciata della Basilica



il cui interno è stato ricostruito seguendo il modello preesistente e riutilizzando, ove possibile, i frammenti marmorei di pareti e pavimento della vecchia Basilica distrutta.
La decorazione pittorica, completamente perduta nell'ultima distruzione, è in gran parte mancante.


Tra gli ambienti visitabili, la Sagrestia, il Coro, la Cripta e le Cappelle sono sicuramente da vedere, ma negli intervalli tra le sante messe.


Da non perdere, inoltre, la visita alle sale del Museo, preceduto da un porticato dove si trovano elementi architettonici rinvenuti nelle ville dell'antica Casinum romana.
Nelle sale espositive del Museo, oltre ai preziosi documenti storici, sono conservati bellissimi corali, manoscritti e legature.



Cassino - Rocca Janula

Notizie utili:
Abbazia di Montecassino - Cassino (FR) - Lazio.
Da Nord e da Sud: Autostrada
A1, uscita Cassino.

Inverno:
Orari visita (ora solare): 8,30 - 12,30 e 15,30 - 17.
Gli orari sono rigidi
. I visitatori non possono restare all'interno oltre gli orari di chiusura.


La Basilica è visitabile negli intervalli tra due messe successive.

Orari Messe domenica e festivi:
9.00 - 10,30 (in gregoriano) - 12.00

Altre notizie utili: QUI e QUI.


Itinerari nel Lazio:
Basso Lazio
1. Acropoli di Arpino - Veroli - Abbazia di Casamari - Chiostro di Casamari - Isola del Liri: la cascata grande - Monte San Giovanni Campano - weekend al castello - Colle San Magno - Aquino: chiesa di Santa Maria della Libera - Abbazia di Montecassino -


Anna Righeblu Ideeweekend


giovedì 5 novembre 2009

Edgar Mueller, 3D Street artist

Non conoscevo la particolare arte di Edgar Mueller e ringrazio la mia amica blogger, Dadda - Tittieco, per avermi inviato questo Power Point (per la qualità della resa in video, purtroppo, non sono riuscita a fare di meglio...):



Una prospettiva incredibilmente sorprendente e realistica!
Mueller è considerato, a ragione, uno dei più grandi street artist al mondo e, di recente, un'agenzia italiana gli ha affidato la realizzazione di una importante opera 3D per Austria Turismo.
I video originali e le immagini delle sue opere sono qui... Che ve ne pare?


Anna righeblu ideeweekend

giovedì 22 ottobre 2009

Affreschi recuperati - Bormio, chiesa di Santo Spirito.

Un esterno così semplice trarrebbe in inganno chiunque e, se non ci fosse il cartello turistico, la chiesa di Santo Spirito passerebbe quasi inosservata.
E’ uno degli edifici più antichi e sorprendenti di Bormio, con un interno assai semplice ma pieno di affreschi particolarmente belli.

La chiesa, edificata nell’XI secolo e sconsacrata all’inizio del XIX, è stata utilizzata come magazzino e abitazione e si trova in Via Roma, poco distante dalla chiesetta di San Vitale.

Al suo interno, con una sola navata e la volta a botte, presenta numerosi affreschi, recuperati grazie ad un recente, provvidenziale restauro.

I dipinti, opera di artisti bormini come il Sermondi e milanesi come De Buris, risalirebbero al XV secolo.

La volta presenta la rappresentazione della Trinità con gli evangelisti, e la discesa dello Spirito Santo sui dodici apostoli nel giorno della Pentecoste.

Tra loro, stranamente, sono raffigurate anche la Madonna e la Maddalena, la cui presenza non è citata negli Atti degli apostoli.

Soprattutto la presenza di quest'ultima appare più insolita, anche se si giustifica con il culto che, per la Maddalena, era particolarmente sentito nel Bormino.

Se siete a Bormio, cercate la chiesa sconsacrata: è assolutamente da vedere!

Anna righeblu ideeweekend

Post correlati e itinerari: Bormio - ponte di Combo - Sciatt

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