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giovedì 6 giugno 2013

CANEDERLI VERDI per Quanti modi di fare e rifare


Siamo al 6 giugno, non sembra lo so, fa ancora freddo e piove, piove molto, il nostro clima, ha smesso già da alcuni anni di regalarci le 4 stagioni, quelle belle primavere fresche, estati calde, ma non soffocanti, il 2003 è stato l'anno della calda estate ed è stato l'anno che ha segnato il confine del cambiamento climatico. Mentre scrivo, sono le 23,30 sta piovendo e oggi, leggevo poco fa, i Castelli romani sono stati ricoperti da un manto bianco: grandine, ne è caduta tanta da coprire tutto con un manto candido tipo neve e forse sarà un'estate perturbata, pazienza. Comunque questi buonissimi  knodel o canederli sono molto adatti ad un clima fresco vista la loro origine. 

giovedì 28 marzo 2013

Pizza di Pasqua al Formaggio


La pizza al formaggio, pecorino e parmigiano, è una di quelle cose che non può mancare sulle tavole di alcune regioni del centro Italia la mattina di Pasqua,  sicuramente a casa mia, da quando ero piccola, mia nonna ha sempre fatto sia Schiacce unte o Panine unte della Val di Chiana, queste al formaggio e quelle con l'anice che io adoro. Queste, è già il terzo anno, che prendo la ricetta di Paoletta, pubblicata da Paola Lazzari, che scrive nel blog Ammodomio di Ornellasulla Cucina Italiana qualche anno fa. Questa pizza  si accompagna a salumi vari, e uova sode, molti non disdegnano di accompagnarla ad un buon cioccolato amaro magari delle uova, ma che sia un cioccolato almeno al 70% di cacao. Provatela e con questa vi auguro una Pasqua in tutta allegria e tranquillità. Scrive Paoletta che questa ricetta ha più di un secolo, ma come potrete vedere, è perfetta.

Ingredienti:

5 uova biologiche
300 grammi di farina 0
200 grammi di manitoba
100 ml di acqua
25-30 grammi di lievito di birra 
1 cucchiaino di zucchero
1 cucchiaino di sale, non di più, i formaggi sono già salati
1 cucchiaino di pepe, macinato al momento
5 cucchiai di olio evo (io Dante)
50 gr di strutto (non sostituire)
250 grammi di formaggio grattugiato, parmigiano e pecorino romano, se preferite che prevalga il sapore di un formaggio basta, all'interno dei 250 grammi cambiare le percentuali.


Sciogliere il lievito con un cucchiaino di zucchero nell'acqua tiepida e lasciatelo gonfiare per 5 minuti.
Mettere  le farine setacciate in un contenitore, fare un pozzetto al centro e  farci cadere il lievito sciolto nell'acqua, impastare con poca farina, deve venire una pastella morbida, copritela con la farina che sta intorno e lasciate riposare 55/60 minuti (autolisi, qui una buona spiegazione)
Intanto sbattere le uova, aggiungere il sale, il pepe i formaggi e l'olio, amalgamare e far riposare.
Dopo un'ora l'impasto sarà tutto screpolato a quel punto aggiungere il composto di uova e continuare ad impastare, poi lo strutto, se l'impasto fosse troppo morbido potete mettere un po' di farina, ma complessivamente, questa non deve superare i 600 grammi. Il mio impasto l'ha fatto la macchina del pane e dopo l'ho lasciato lievitare per un'ora, a quel punto l'ho messo nella teglia unta di olio, coperto con pellicola sempre unta, in forno con la luce accesa, dopo qualche ora è arrivato al bordo della teglia.
Accendete il forno a 200°C con una teglietta piena d'acqua sul fondo, infornate subito così la pizza si può sviluppare ancora prima che arrivi il calore forte, cuocete per circa un'ora e poi fate la prova stecchino, lasciatela comunque asciugare in forno anche dopo averlo spento, mettetela sulla griglia dopo averla tirata fuori dalla teglia.
Lo stampo da usare è di quelli in alluminio leggero, svasato, e queste le misure: altezza cm. 12, base inferiore cm. 16 e base superiore cm. 21, io ho usato quelle caldaie con i manici in simil ottone, la cottura è stata buona.

 

martedì 19 aprile 2011

Risotto al pecorino, con caglio di fiori di cardo, in un letto di carciofo



Lui è l'unico riso al mondo invecchiato 7 anni. E' nato, tanti anni fa, in una bellissima cascina del...vercellese, Tenuta Colombara. La storia della tenuta inizia nel 1300 e potete immaginare prima di arrivare ai giorni nostri di quante e quali cose sarà stata testimone, vi dico solo che la coltivazione del riso inizia nel 1500. Nel 1935 viene acquistata dal sig. Cesare Rondolino e la filiera del riso ritorna ad essere completa, dalla coltivazione nei campi, alla trasformazione del risone in riso bianco, al confezionamento, con le migliori tecniche antiche e moderne viene prodotto il riso Acquerello. Tutte le spiegazioni, che sono affascinanti le potete trovare qui. Ci sarebbero mille cose da scrivere, io mi limiterò ad elogiare la bontà di questo riso, unico al mondo e ad estrernare la mia soddisfazione quando ho saputo di poter collaborare con loro, è un riso difficile da trovare, io lo stavo cercando da tanto tempo, dopo che ne avevo sentito parlare una volta, diversi anni fa, in televisione in una trasmissione. Sono abituata a comprare risi molto buoni, non prendo il primo che capita o quello più reclamizzato, quasi sempre biologici, o biodinamici, ma Acquerello è un'altra cosa. Provatelo. Quando si apre quella lattina si avverte che siamo di fronte ad una cosa importante e, sebbene minimo, emana un odore di stagionato, e quel leggero colore ambrato lo rendono unico.
Non potevo non fare un risotto importante con un riso come questo e girando domenica mattina per i mercatini che ci sono a Roma nei quartieri, ho trovato, da un produttore di formaggi che conosco, un meraviglioso pecorino cagliato con fiori di cardo. A me che non sopporto il caglio animale una fortuna così....l'ho assaggiato, era stupendo, un pecorino pastoso, fresco ma non molle, con una crosta da non togliere, solamente da spolverare, con un retrogusto impercettibile di cardo, di carciofo...mi possono capire solo le persone che amano queste cose, eccomi qua ad illustrarvi la ricetta.



Ingredienti:
 
250 grammi di riso Acquerello invecchiato 7 anni
brodo vegetale fatto precedentemente con verdure varie
pecorino con caglio di fiori di cardo
scalogno
olio evo
burro
sale
1/2/3/4 carciofi dipende da quanti siete a tavola

Preparare il brodo vegetale e tenerlo sempre al caldo. Tritare lo scalogno e farlo appassire in olio e burro, quando è biondo metterci il riso e farlo tostare, quando, prendendo in mano un chicco lo sentite caldo vuole dire che la tostatura è pronta, cominciate a versare dei piccoli mestoli di brodo, e continuate ad aggiungerne fino a fine cottura, aspettando sempre che abbia assorbido il mestolo precedente. Nel frattempo prendete un carciofo, cercate di aprirlo allargando le foglie e appena ci riuscite togliete le foglie centrali lasciandone solamente uno o due giri, mettete a bollire acqua e aceto e quando bolle metteteci dentro il carciofo o i carciofi, lasciateli dentro alcuni minuti ma non troppo, toglieteli e metteteli a testa in giù con le foglie aperte. Le altre foglie centrali mettetele a cuocere e, un volta cotte fateci una salsina frullandole con il minipimer.
Controllate se il riso è pronto, alcuni minuti prima metteteci dentro il pecorino tagliato a pezzetti, la quantità dipende da quanto lo volete saporito, spegnete e fatelo mantecare aggiungendo un pezzo di burro, tenetelo coperto fino al momento di impiattare.
Versate la salsa a specchio nei piatti, passandola da un setaccio, appoggiateci un fondo di carciofo e dentro il riso. Credo di non dover aggiungere altro, il carciofo mangiatelo perché è cotto.