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Ingroia, vai a lavorare.

Non avrei dovuto, gli dei sanno quanto non avrei dovuto, ma l’ho fatto.

Ieri sera, invece di massacrarmi a Ruzzle o dedicarmi a qualche sana lettura, ho visto “ServiGio Pubblico”.

E mi sono incazzato abbestia.

Ma scusate, dico, ma Ingroia – proprio quello là, il parMigiano della Costituzione, il Che Guevara dei Tribunali, il guatemalteco errante, quello insomma – ma mi dite che cazzo mi rappresenta ?

Voglio dire: non sa di che cazzo parla, non riesce ad esprimersi in un italiano corretto nemmeno a calci (di Di Pietro ce n’è solo uno, e ci basta, grazie, e comunque è inimitabile quindi non ci provare), riesce a farsi prendere per il culo pure da Mara Carfagna, dice cose talmente cretine che addirittura riesce ad irritare Santoro, costretto a zittire il pubblico di scimmie meccaniche a gettone che gli hanno messo in studio, fa pure finta di essere un vero magistrato e rimesta nei più beceri e ritriti argomenti che ormai nemmeno i politici dell’ ultim’ ora utilizzano più perchè sono troppo sputtanati anche solo per farci una chiacchiera al bar.

In un momento così delicato, dove la magistratura con tutti i suoi esponenti (tutti:  quelli in carica, quelli in pensione, quelli in aspettativa, quelli morti) dovrebbe preoccuparsi di prendere le distanze dalla politica di qualunque colore e di dimostrarsi per una volta “terza” e superiore rispetto alle tonnellate di puttanate che si sparano in campagna elettorale, questo cazzone infasciato che fa ? Fa un partito, si candida e va pure in televisione ? A parte che secondo me un partito che contiene nel nome la parola “rivoluzione” dovrebbe essere cassato d’ ufficio, ma cazzo, a prescindere… lascia perdere, no ? Arivattene a fare in culo in Guatemala, oppure resta qua, insomma vai dove cazzo ti pare, ma fai una cosa… cerca di lavorare e guadagnarti quei due soldi che ti danno. Senti a me, lascia perdere, non sei capace. E non far perdere tempo a Santoro, che cià da fare e “tiene famiglia”. Soprattutto non far perdere tempo a noi.

Rimettiti la toga e vai, che lavoro ne hai.

Ma guarda che roba… poi dice uno s’ incazza. E non sto parlando di politica, eh ?

Sopatro e il bue, la denuncia, l’autodenuncia e la voglia di cambiare le cose

Un breve, ma “efficace” e recente scambio di commenti durante una conversazione tra amici, mi è bastato e mi è avanzato per ricordare una storiella che ho appreso durante i miei studi al liceo e che ho poi con piacere ritrovato anni dopo su un libro di Roberto Calasso, grande esperto di mitologia greca. Ve lo ripropongo. E a buon intenditor…

Nell’antichità, gli uomini sacrificavano agli dèi i frutti. Mai gli animali, di cui non si servivano neppure per nutrirsi. Ad Atene, un certo Sopatro aveva posto sulla tavola, in sacrificio ad Apollo, una focaccia e alcuni dolci. Arrivò ad un certo punto un bue che, vedendo le offerte incustodite, le in parte divorò e in parte calpestò. Accecato dalla rabbia, Sopatro afferrò un’ascia e si abbattette sul povero animale, uccidendolo. Ben presto, si riebbe dalla furia che fino a un attimo prima lo aveva posseduto e si rese conto del tremendo gesto di cui si era reso protagonista. Colmo di vergogna, seppellì il bue e scappò in esilio a Creta. Venne in tutta Atene una grave siccità. I campi e gli alberi scarseggiavano di frutta e tutto si inaridì. Tipico segno che un qualche dio si era offeso. Ignara, una delegazione di ateniesi si recò presso l’oracolo di Apollo per chiedere spiegazioni. La Pizia rispose che solo lo stesso Sopatro avrebbe potuto liberare la città da quella condizione  e che, se avessero punito con la morte il vero colpevole, mangiando le sue carni senza scrupolo, e avessero poi rimesso in piedi il morto come nulla fosse, tutto si sarebbe risolto. Gli ateniesi corsero dunque a cercare Sopatro, il quale suggerì l’impresa da compiere. Prelevarono un bue da uccidere e scelsero delle fanciulle come portatrici d’acqua (acqua che serviva per affilare un’ascia e un coltello). Quando le armi furono opportunamente affilate, un ateniese porse l’ascia, un altro colpì il bue, un altro lo sgozzò. Dopodiché i restanti ne scorticarono le membra e tutti assaggiarono la carne dell’animale. Infine, ricucirono la pelle, la riempirono di fieno e misero in piedi la sagoma impagliata nella stessa posizione che aveva quando era viva. La addirittura attaccarono a un aratro come se lavorasse. Passarono dunque al giudizio sull’assassino (la cui morte, come aveva detto la Pizia, sarebbe servita ad espiare il peccato di Sopatro). Tra tutti coloro che avevano partecipato all’uccisione del bue, “le portatrici d’acqua indicarono come più colpevoli di loro quelli che avevano affilato le lame, mentre quelli che avevano affilato le lame indicarono quello che aveva portato l’ascia, questi indicò colui che aveva sgozzato, e chi aveva fatto questo indicò il coltello. Quest’ultimo, non avendo voce, fu accusato dell’uccisione”. E venne, allora, gettato in mare.

In epoche più recenti molti teologi analizzarono il sacrificio e il processo che ne conseguì. “La colpa primordiale è la colpa che fa sparire l’esistente”. Il primo vero colpevole, infatti, è stato il bue, che ha mangiato la focaccia e i dolciumi destinati in sacrificio agli dèi. Secondo colpevole, poi, come decretato dagli ateniesi, è stato il coltello. I due condannati, dunque, sono accomunati entrambi da un grande svantaggio: il non avere la voce. “Chi non ha la parola, viene condannato subito”. Chi ha la parola, invece, vedi Sopatro, le fanciulli portatrici d’acqua, colui che ha affilato il coltello, quello che ha scagliato l’ascia, colui che ha fatto a pezzi il bue e tutti in generale coloro che lo hanno mangiato, hanno ricevuto la dilazione della condanna.

Chi non parla viene trattato da zucca, si dice nel dialetto della mia zona, e viene chiamato a scontare una pena di cui non ha colpa. I più furbi, invece, non solo trovano il modo di scaricare barile ma, non prendendosi la responsabilità delle proprie azioni, contribuiscono col loro comportamento sbagliato a rafforzare un sistema già di suo disonesto. Sistema al quale poi si adattano e assuefanno profondamente.

Denunciate. E ribellatevi. Stravolgete le cose e cambiate questo sistema, sbagliato e omertoso.

Comunità internazionale ? “Foera d’i ball” !

Non mi sto aggiornando più di tanto su questa faccenda, primo perchè sono leggermente impegnato per i cazzi miei e non è che ogni conflitto quasi-mondiale posso distrarmi più di tanto, secondo perchè se no mi incazzo di brutto.

Solo alcune rapide considerazioni (alcune le avrò pure già fatte, scusatemi se mi ripeto, è l’età):

Si stanno scannando da mesi in gran parte del nordafrica e sono cadute una marea di teste, per non parlare di un paio di “presidenti” che si sono dati alla macchia. C’è una rivoluzione della madonna. Possibile che per la cosiddetta “Comunità internazionale” (si legga: mucchio di stati che fanno come cazzo gli pare finchè non arrivano gli Stati Uniti a spiegar loro bene a chi devono dare retta) esista solo ‘sta cazzo di Libia ? Cioè, voglio dire, che in Egitto c’è andata la NATO ? Che l’ONU ha cagato forse la Tunisia ? In Siria chi cazzo c’è andato ?

Poi, a me sembra che in Libia sia successo questo: un certo numero di persone (vogliamo dire un quarto della popolazione abile ? Forse un quinto) a cui sta Continua a leggere Comunità internazionale ? “Foera d’i ball” !

Questa è roba seria, non è Ruby.

Quanto mi piacerebbe se per un attimo, solo un attimo, tutti si fermassero a riflettere su quello che sta succedendo.

Ma sul serio, non pensando solo ai cazzacci nostri. Sul serio.

Perchè qui – scusate la franchezza – sento come un enorme dito ossuto e calloso con anello e sabbia che gira pericolosamente intorno al nostro culo e vedo con desolazione e un disarmante senso di impotenza che le reazioni del Paese sono principalmente due:

1) “Ecco, ‘sti marocchini sì che sanno come si fa, loro sì che hanno il senso della rivoluzione, dovremmo prendere esempio da loro“;

2)”Vediamo un po’ come si può sfruttare anche questa cosa per dire che Berlusconi è uno stronzo“.

E, mie care Signore e miei stimati Signori, mi sa che non avete capito un cazzo. Ma proprio un cazzo niente, eh ?

Perchè nel primo caso non avete tenuto conto di alcune lievissime differenze fra le situazioni e le mentalità dei popoli: quelli che si stanno menando da quelle parti hanno Continua a leggere Questa è roba seria, non è Ruby.