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L'insalata contadina tipica di Ischia

L'insalata cafona ischitana è un piatto tipico tipico della tradizione contadina dell'isola di Ischia. Si tratta di una preparazione estiva e povera, preparata con quello che offriva l'orto. La base è costituita da patate (preferibilmente novelle), pomodori freschissimi e tanta tanta cipolla conditi, come nella migliore tradizione mediterranea, da tanto olio extravergine di oliva e basilico. 
L'insalata contadina, piatto tipico dell'isola di Ischia
La particolarità dell'insalata contadina è che ha tanti nomi quante varianti, una per ogni famiglia dell'isola. A casa mia si chiama insalata della vendemmia, perché veniva preparata e mangiata come merenda dai contadini durante le lunghe giornate di vendemmia. Noi aggiungiamo olive verdi e sedano, ma anche alici e tonno sott'olio quando vogliamo farne un piatto unico. Tra le aggiunte più gettonate ci sono la scarola riccia, le melanzane sott'olio, i peperoncini verdi di fiume, ma anche il peperoncino piccante. Per tutti quest'insalata è l'estate, non può mancare alle cene in terrazza, ma la troverete nei tanti chioschi sulle spiagge per un pranzo fresco e veloce tra un tuffo e l'altro.


Migliaccio di semola, ricetta tradizionale

 

Il migliaccio è un dolce di carnevale napoletano a base di ricotta e semola

Il migliaccio di semola è un dolce napoletano tipico del periodo di carnevale. Si tratta di una torta morbida, basso e profumata di agrumi, preparata con ricotta e semolino (che altro non è che semola non rimacinata) e arricchita da una pioggia di canditi, ne esistono mille versioni, anche salate. 

Avevo già postato una ricetta del migliaccio di semola tempo fa, ma stavolta voglio segnarmi la ricetta tradizionale, per essere certa di non perderla, visto che questa versione mi è piaciuta tantissimo.

Migliaccio di semola

La minestra salvagioia, piatto della tradizione dell'isola d'Ischia

La minestra salvagioia, antico piatto della tradizione contadina ischitana
La minestra salvagioia è un antico piatto della tradizione contadina dell’isola d’Ischia. Si tratta di una zuppa povera a base di fagioli bianchi ed erbe spontanee. Questo piatto è l’antenato di tutte le minestre di legumi e verdure a foglia che si compaiono spesso sulle tavole invernali napoletane: scarole e fagioli, broccoli e fagioli, ma è ancora più povera e contadina perché preparata principalmente con erbe selvatiche. Oggi per me questo è un piatto da re, servono conoscenze botaniche per riconoscere le erbe selvatiche e tempo per scovare i sentieri dove poterle raccogliere. Per preparare questa zuppa mi servono i consigli di mio padre e l’occhio attento di mia madre, mi serve la saggezza di generazioni di ischitani.
 
La minestra salvagioia è un piatto che segue le stagioni, il sapore cambia man mano che dall’autunno ci si inoltra nell’inverno fino ad arrivare alle erbette primaverili. Nei sentieri dietro casa mia ho raccolto borragine, finocchio selvatico, tarassaco, cicoria, rucola servatica, tunz, caccialepre, ma si usano anche il cardo, l’ortica e la raspulella. Alle erbe spontanee si possono aggiungere le verdure a foglia offerte dall’orto, io ho trovato scarole, friarielli e diiversi tipi di broccoli e minestra di cui nemmeno conosco il nome!

Non so bene dove nasca il nome “salvagioia”, forse è legato ai tempi di carestia, quando l’uso delle erbe di stagione era considerato l’inizio felice di un nuovo ciclo, forse indica che questa minestra è nutriente e ricostituente.

Nella cultura contadina ischitana il maiale, sotto forma di cotica o gambetto di prosciutto non può mancare, ma io ne propongo una versione totalmente vegana, ma non per questo meno gustosa. Essendo una ricetta della tradizione, non indico le dosi: si va a occhio!

Minestra salvagioia

Viva la pappa col pomodoro



La pappa col pomodoro, una ricetta tradizionale toscana

Ci sono dei piatti, degli ingredienti che ci riportano all’infanzia, che significano casa, che non sono da ristorante stellato ma sono più buoni di ostriche e caviale. Per me mangiare, preparare del cibo, è innanzitutto un atto d’amore, vuol dire cura, attenzione, in qualche caso ricordo.
Il mio cibo del cuore è il pane col pomodoro. Una fetta di pane, rigorosamente cotto a legna, meglio se del giorno prima, su cui si schiacchiano e si “impruscinano” i pomodori, quelli freschi dell’orto in estate, quelli dei piennuli realizzati da papà in inverno, un pizzico di sale e un giro d’olio, una foglia di basilico in estate e una spruzzata di origano seccato da noi in inverno. In estate spesso lo mangiavo come merenda in spiaggia: semplice e profumato, alle sei del pomeriggio, dopo i bagni e i giochi, era un po’ caldo e mi sembrava sempre più buono che a casa. In inverno ci poggiavamo una fetta di fiordilatte e lo passavamo in forno, giusto il tempo di ottenere una crosticina croccante: che buono!
Ora sono cresciuta, i pomodori li mangio interi e più spesso in insalata, usando il pane per intingere il sughetto che resta, ma non è la stessa cosa e quando ho voglia di tornare bambina, guardo mia madre con l’aria più ingenua che posso e le dico “mamma, mi prepari pane e pomodoro?”.
Nel piatto che vi presento oggi, ho ritrovato lo stesso profumo della mia infanzia, è insieme pane e pomodoro e il sugo della domenica mattina. Preparare la pappa col pomodoro, immergermi nel suo profumo, è  per me fare un vero è proprio viaggio nei ricordi. È un piatto toscano, per prepararlo sono partita dalla ricetta di Juls, cambiandola e adattandola agli ingredienti che avevo e ai miei gusti. Come tutti i piatti regionali, ne esiste una versione per città, la stessa Juls ne indica due. Credo che ogni famiglia abbia la sua ricetta e che ogni volta questa venga adattata alle esigenze e agli ingredienti che ci si trova in casa in quel momento. Questo è il mio modo di preparare un piatto che non appartiene alla mia tradizione, ma che mi ha conquistato. Se non l’avete mai assaggiata, provatela e fate con me un viaggio nei profumi dell’infanzia…

Pappa col pomodoro
La pappa col pomodoro è un gustoso piatto vegano

Il migliaccio di spaghetti, ricetta tradizionale napoletana

Il migliaccio è un dolce tipico che viene preparato a Napoli in occasione del Carnevale, ma spesso questa saporita torta viene consumata anche a Pasqua insieme alla Pastiera. Il migliaccio più diffuso è realizzato con la semola e la ricotta e arricchito con i canditi. Il migliaccio di mia nonna Failina, invece, era a base di spaghetti e scuro di cannella, si tratta di una versione tipicamente ischitana, più povera e senza ricotta.
Il migliaccio di spaghetti - ricetta dolce napoletana

La pizza di scarole in padella, ricetta tradizionale foriana



La pizza di scarola foriana differisce da quella che si prepara negli altri comuni dell'isola di Ischia  nel resto della Campania per vari motivi: quello che salta subito all’occhio è la cottura nella “sartania” invece che in forno. Un’altra differenza sta nell’utilizzo del vino cotto che con la sua dolcezza contrasta l’amaro della scarola e rende il ripieno cremoso. Questa ricetta, pur essendo tradizionale, è poco nota, inoltre in un periodo in cui il vegan è una moda mi fa piacere ricordare che in realtà la cucina italiana offre già tanti piatti cruelty free.
La pizza di scarole in padella, tipica di Forio di Ischia

3 cose da fare a Ischia ad agosto

La lista delle cose da fare sull'isola d'Ischia è lunghissima, perché la più grande delle isole dell'arcipelago campano offre molto oltre al mare e alle terme. Vi prometto un post sulle acque termali e uno sui posti più belli per l'aperitivo, ma oggi vi propongo qualcosa di insolito. Vi propongo un'isola diversa, vi porto lontano dalle spiagge per mostrarvi il suo lato contadino, ma anche quello esotico.
Insolita Ischia: la vista dall'Epomeo
Ecco quindi i miei suggerimenti sulle cose insolite da fare a Ischia ad agosto.

Il ripieno è una cosa seria



Il ripieno in crosta della Pizzeria Ristorante Franco
Faccio il verso a un leit motiv degli anni ‘80, ma tutti gli appassionati di pizza napoletana sanno che trovare un calzone ben fatto è davvero difficile. Non solo bisogna trovare l’equilibro perfetto di tutti gli ingredienti, ma bisogna curarne la cottura in modo maniacale.

Roccocò, dolci di Natale napoletani



I roccocò sono dei tradizionali dolci natalizi diffusi in Campania
I Roccocò sono dei tipici dolci natalizi napoletani. Ho preparato per la prima volta questi biscotti duri e a forma di ciambella e nel farlo mi sono accorta che sono persino vegani: senza uova e senza derivati del latte, sono perfetti per chi soffre di intolleranze.
Il motivo vero per prepararli, però, è che sono buonissimi e profumati, per me hanno il vero aroma del Natale. Questi tradizionali dolci di Natale sono caratterizzati da un intenso profumo di mandarino e dal pisto, una miscela di spezie costituita da cannella, noce moscata, chiodi di garofano, pepe, coriandolo e anice stellato, se non la trovate potete sostituirla con un mix di cannella noce moscata e chiodi di garofano tritati finemente.

Bicchieri di Delizia al limone

La Delizia al limone è uno dei dolci più famosi della Campania. Questo tradizionale dessert è stato inventato in Costiera Amalfitana negli anni '70 e da allora è uno dei dolci preferiti a Napoli, soprattutto in estate. Il suo profumo di limone vi basterò per sentirvi in vacanza, anche se soltanto per cinque minuti.
Realizzare la Delizia al limone è impegnativo, così ho pensato di farne una versione più veloce ma altrettanto buona. Per realizzare la mia delizia al limone al bicchiere ho sostituito il Pan di Spagna della ricetta originale con i savoiardi di Forno Bonomi. Ho scelto questi biscotti perchè sono fatti con gli stessi ingredienti che userei io, farina, uova e zucchero, in particolare, mi sono divertita ad usare la versione Bio perché lo zucchero in superficie ha una grana grossa che aggiunge una consistenza croccante piacevole ai bicchierini. Il risultato è un dolce che unisce le Piccole Dolomiti alle isole del Sud, il burro di montagna ai limoni che si affacciano sul mare.

Pe realizzare la crema della Delizia al limone, ho scelto di rendere il sapore e il profumo di limone più intenso unendo alla tradizionale crema diplomatica al limone del lemon curd. Il lemon curd è una crema di origine anglosassone dall'intenso sapore di limone, può essere usata da sola al pari di una marmellata, ma è perfetta per arricchire e aromatizzare creme e ogni tipo di dessert.
Delizia al limone al cucchiaio
La delizia al limone al cucchiaio, ricetta tipica napoletana

La Pastiera con la crema, dolce tradizionale napoletano

La Pastiera di grano è il dolce tradizionale della Pasqua in Campania. Questo dolce cambia in ogni zona della regione, la pastiera napoletana è diversa da quella irpina o salernitana e anche nella stessa famiglia si usano ricette diverse. La ricetta originale della pastiera prevede il grano e la ricotta, il profumo dei fiori d'arancio è indispensabile, perchè questi ingredienti sono simboli della primavera e della rinascita. La pastiera che vi propongo io potete vederla come la Pastiera di Ischia, ma più che ischitana dovrei dire di casa mia, quella di cui mamma non cambierebbe mai la ricetta e che prepariamo ogni anno per festeggiare Pasqua. La ricetta della mia famiglia prevede anche un po' di crema pasticcera. La pastiera con la crema è molto diffusa nelle zone costiere della Campania.
Pastiera napoletana, ricetta con la crema
La preparazione della Pastiera è piuttosto lunga, per questo vi consiglio di dividere il lavoro: io ho preparato la pasta frolla e la crema pasticcera la sera prima e la mattina dopo ho finito il ripieno, formato e infornato... A pranzo erano pronte e il profumo in casa era così forte che i miei genitori non hanno resistito e hanno voluto assaggiarla anche se era ancora tiepida!
E voi avete mai assaggiato questo dolce? Vi piace? La Pastiera di grano è un dolce dal profumo irresistibile, mentre la si prepara la casa viene invasa dal profumo di agrumi che in cottura si mescola con quello della cannella, del latte caramellato e dà vita al dolce più profumato che esista! Tanti profumi che si amalgano in modo perfetto, chiudete gli occhi e assaggiate: la pasta frolla racchiude un ripieno cremoso, ma punteggiato dai canditi e dal grano...  un'alchimia perfetta! 

Massari a Napoli per una disfida tra panettoni



Il Panettone arriva a Napoli
Se chiedete ai pasticcieri italiani chi è il maestro dei maestri, vi daranno sempre la stessa risposta: Iginio Massari. Il Maestro è entrato nelle case di tutti grazie al programma il più grande pasticcere, ma gli appassionati di pasticceria lo conoscono per i suoi libri Non Solo Zucchero, una vera enciclopedia dell’arte del dolce. Proprio Massari sarà il giudice di un’interessante sfida tra alcuni dei migliori panettoni italiani.

La tradizione napoletana: 'mpustarelle e sfogliatelle



La tradizione napoletana è ricca di piatti da scoprire, ricette che permettono di fare un viaggio nel tempo alla ricerca della ricetta originale o delle mille varianti. Il tema dell’ultimo incontro alla scoperta delle antiche ricette partenopee targato ’O Sfizio d’’a Notizia di Enzo Coccia sono state ‘mpustarelle e sfogliatelle. La giornalista Laura Gambacorta è riuscita a mettere insieme due pizzaioli, un panettiere, un mugnaio e tre pasticceri, che hanno dato vita ai protagonisti del racconto del Professor Fabrizio Mangoni.
La sfogliatella Santa Rosa, dolce tipico napoletano

La finta genovese vegan e i ravioli al provolone del monaco

Alla ricetta della genovese napoletana ho già dedicato un post, è il mio sugo a lenta cottura preferito, è la ricetta salata più replicata del blog, quella su cui ricevo più email e commenti. La genovese è Napoli, racconta una storia di mescolanze, richiede cura, pazienza, amore e lacrime :P la genovese fatta bene è dolce, la genovese frettolosa è indigesta.
In questo caso, la genovese diventa più leggera, diventa vegetariana, anzi vegana! Solo cipolle, un piatto poverissimo ma ricco di sapore. Questo sugo è perfetto con dei rigatoni, ma diventa una delizia con dei ravioli di pasta fresca, ripieni di ricotta e Provolone del Monaco DOP, in un gioco tra la dolcezza della cipolla, la cremosità della ricotta e la sapidità del provolone.
La genovese finta o fujuta è piatto di origine contadina, che oggi si trasforma in un vero lusso. Il lusso del tempo, quello richiesto dalla lunga cottura del sugo, ma anche quello del provolone del monaco. Il provolone del monaco è un formaggio che pochi conoscono, è custodito come un segreto perché la sua produzione è molto piccola, è un segreto della zona detta dei Monti Lattari, poco lontano da Napoli. La sua maturazione deve avvenire con lentezza, senza conservanti, né fermenti. La stagionatura può anche avvenire in grotta e dura almeno sei mesi. Il Provolone del monaco è un prodotto dal gusto unico, strettamente legato ai profumi della sua terra, ha un sapore dolce e burroso arricchito da un leggero e piacevole gusto piccante. Il pascolo dei Monti Lattari, fatto da erbe aromatiche presenti quasi tutto l’anno dove le vacche agerolesi pascolano liberamente, e gli ambienti di stagionatura conferiscono a questo formaggio un aroma ed un gusto intenso, sapori esaltati dalla lunghezza della stagionatura.

Genovese vegan (finta genovese o genovese fujuta)
Finta genovese vegan

Croccantini al cioccolato per le calze della Befana



Benritrovati! Com’è iniziato il nuovo anno? Qui in dolcezza :) così ho deciso di regalarne un po’ anche a voi! Avete mai sentito parlare dei croccantini di San Marco dei Cavoti? Noooo? Allora dobbiamo assolutamente rimediare: questo paesino in provincia di Benevento è famoso per il torrone e i croccantini “Bacio” ricoperti di cioccolato ne sono l’esempio più noto. Il torrone di Benevento, noto sin dal tempo dei Romani, rappresenta il simbolo del Sannio e del suo popolo laborioso, è espressione di artigianalità e genuinità. Esistono tante varianti dei croccantini, io ve ne propongo una versione semplicissima, profumata alla cannella, e perfetta per arricchire le vostre calze della Befana :)
Vi do un solo consiglio: regalateli o finirete per mangiarli tutti in un lampo perché uno tira l’altro!
Croccantini alle mandorle ricoperti di cioccolato

La tradizione diventa moderna


Quando ho pensato di preparare un dolce con la semola per Mangiare Matera il mio pensiero è andato subito ai dolci della tradizione partenopea: prima mi sono venute in mente le sfogliatelle, che a loro volta mi hanno ricordato il profumo della pastiera (che però non ha la semola), che mi ha portato al migliaccio. Il migliaccio è un dolce morbido, basso e profumato di agrumi, preparato con quello che in genere chiamiamo semolino (che altro non è che semola non rimacinata) arricchito da una pioggia di canditi, che si prepara nel periodo di carnevale, ne esistono mille versioni, anche salate. Nei miei ricordi, però, è dolce dal profumo di antico e mi pareva perfettamente nello spirito genuino di Mangiare Matera
Mi sembrava che mancasse ancora qualcosa, così, visto che spesso a carnevale lo si associa al sanguinaccio (una crema al cioccolato scura e profumata), ho deciso di accompagnarlo con qualcosa al cioccolato… Volevo qualcosa di leggero che creasse un gioco con la morbida compattezza del migliaccio, una mousse? No, qualcosa di più cremoso: una namelaka dalla consistenza è leggera e vellutata, che si scioglie in bocca, e profuma di arancia, per richiamare il profumo del migliaccio. Per completare, la nota croccante di uno streusel di semola rimacinata profumato alla cannella, la spezia che caratterizza il migliaccio. E poi un gioco nel piatto, con qualche spicchio di clementina appena raccolta dall'albero, le scorze di arancia candite e la marmellata di arance amare. Mangiare Matera mi ha permesso di divertirmi, di giocare, di dare vita a un dessert ricco di colori e consistenze, in cui ogni componente è perfetta servita da sola, ma l’insieme è qualcosa in più, con gli agrumi in tutte le loro forme che rendono ogni morso diverso dal precedente.

Cioccolato e mandorle per festeggiare: la torta caprese!



Festeggiamo insieme, vi va? Festeggiamo l’autunno, con le giornate che si accorciano ma i cieli più belli e limpidi dell’anno. Festeggiamo con una coccola, che lascia le mani profumate di burro e cioccolato. Festeggiamo con le mandorle, che ci parlano di autunno e di dolci ricchi, che ci avvolgono come un abbraccio nelle sere in cui l’aria è più fresca.

Festeggiate con me le piccole grandi soddisfazioni che mi sta dando questo spazio virtuale, che mi state dando voi. Venite qui, prendete una fetta di Caprese, è il mio modo di ringraziarvi. Il primo grazie va a Raffaele de Il cotto e il crudo, perché il suo contest in collaborazione con La Fiammante è stato per me un divertimento e un piacere e sono ancora più contenta perché sono “sul podio” insieme a due meravigliose ragazze campane: Enrica e Valentina. Se non le conoscete correte a fare un giro sui loro blog, io mi incanto e trovo mille idee ogni volta che li visito. Il secondo grazie lo devo agli organizzatori di IO Chef, sono ancora stupita, ma 45 cuochi hanno ripreparato i 97 piatti partecipanti al contest e il mio è tra i primi 12! All’emozione della scoperta di tanti prodotti che non conoscevo si unisce così quella di sapere che il mio piatto è stato apprezzato da dei professionisti della cucina. Ma il grazie più grande è per voi, perché passate qui a leggermi, mi date consigli e mi incoraggiate, provate le mie ricette e mi scrivete per darmi un riscontro, grazie a Gigliola, a Patty e a tutti quelli che mi danno tanta fiducia da provare una mia ricetta.

Festeggiamo con un dolce semplicissimo da preparare e che non richiede nessun attrezzo per prepararlo, ma che mette sempre d’accordo tutti, di quelli che “al diavolo la dieta oggi merito un premio”. La caprese, come piace a me, è un dolce umido, che si scioglie in bocca, con qualche pezzetto di mandorla più grossolano che interrompe la scioglievolezza e lo rende ancora più interessante. È perfetto per una merenda energetica, a fine pasto con una pallina di gelato o un ciuffo di panna non zuccherata, ma anche così com’è, magari a colazione per partire alla grande. Usate un buon cioccolato fondente, è il segreto per ottenere un dolce buonissimo e per nulla stucchevole. Credo di aver preparato per la prima volta questo dolce alle elementari, in qualità di aiutante di mamma :) da allora l’ho fatto e rifatto decine di volte, provando tantissime ricette, ma è da più di un anno che sono ferma su quella che vi propongo oggi: senza farina, lievito o aromi, solo cioccolato e mandorle e guai a chi conta le calorie! La caprese è un dolce di pancia e di cuore, di soddisfazione, provatela e mi darete ragione…

Torta Caprese

Tempo di bilanci, tra cucina gourmet, pizza e polpette


Sono di quelle persone che non amano il proprio compleanno, perché si tende inevitabilmente a fare bilanci e non sempre sono positivi. Eppure quest’anno mi sento (pro)positiva, fiduciosa, perché nell’ultimo anno ho imparato tanto, ho iniziato a scegliere con sempre maggiore consapevolezza e ne sono felice. Questo discorso è legato al blog e alle esperienze che mi ha portato a fare. Negli ultimi mesi ho conosciuto produttori e consorzi di tutela, ho iniziato a cercare la qualità con sempre maggiore attenzione, ho assaggiato, provato, acquistato prodotti nuovi alla ricerca di buono e giusto. Ho già detto varie volte che sono “viziata”, abituata al sapore e al profumo della frutta e delle verdure che coltiva il mio papà, per me la conserva di pomodori è quella che prepariamo noi ogni anno di mattina presto in una calda giornata di agosto e le marmellate sono tutte fatte in casa con la nostra frutta. Per questo, quando faccio la spesa sono esigente e, se decido di mangiare fuori, non riesco a desiderare nulla che sia meno di quello a cui sono abituata.

Le sfogliatelle frolle, dolce tipico napoletano


Oggi parliamo di Napoli, perché le sfogliatelle sono dolce che assieme al babà è il simbolo della città. Certo, c’è anche la Pastiera, ma è legata alla Pasqua, mentre sfogliatelle e babà sono immancabili sulle tavole domenicali. Posso preparare la torta più buona o scenografica del mondo, ma se mancano le sfogliatelle mia nonna mi fa “e non avete preso nemmeno i dolci?”… Il babà di pasticceria non è particolarmente amato in casa mia, forse perché mio zio ne fa uno divino, mentre le sfogliatelle in genere vengono dalla pasticceria. Da un paio d’anni, però, sono diventata molto attenta ed esigente e non riesco a ritrovare a Ischia quello che è per me il sapore vero della sfogliatella, il profumo del ripieno, la friabilità della frolla… Così invece di inseguire il sapore che ricordavo mettendo alla prova tutte le pasticcerie dell’isola, ho deciso di provare a farle in casa. Ho dovuto rinunciare alle ricce, ché  a detta di uno dei pasticceri più famosi di Napoli (Mario Scaturchio) mettersi a farle a casa è da matti, ma ho iniziato una vera e propria ricerca sulle frolle consultando tutti i libri di cucina napoletana che ho, le ricette online e tutti i pasticceri che mi sono capitati a tiro! Il risultato dei miei tentativi e perfezionamenti è questo: una frolla friabile fatta con lo strutto (la tradizione non ammette deroghe) con un ripieno di ricotta e semolino profumato da arancia e cannella.
Inseguivo un ricordo, un profumo, non so se il vostro ricordo è lo stesso, ma per me questa versione casalinga è diventata la mia preferita, la tradisco solo a Napoli e in pochissime pasticcerie. Farle in casa però ha un altro vantaggio: tutto si riempie di un profumo delizioso e vale la pena accendere il forno nonostante il caldo!
Sfogliatelle frolle


La cassata siciliana al forno

La cassata siciliana al forno

Oggi vi coccolo con la ricetta di uno di quei dolci che vanno assolutamente provati una volta nella vita: la cassata siciliana al forno!
Io adoro il suo guscio frolla che racchiude un ripieno cremosissimo di ricotta di pecora e reso ancora più goloso dal cioccolato e, da sempre, la preferisco a quella classica. 
Da anni preparo la cassata al forno secondo la ricetta che un cuoco siciliano ha regalato a papà in uno dei suoi viaggi. La ricetta originale ha subito diverse modifiche grazie a ricette lette in rete e assaggi di altre cassate, ma ormai a Pasqua e a Natale non manca mai sulla nostra tavola!
Fondamentale è l'uso di un'ottima ricotta di pecora, è questa la vera garanzia per un dolce che ha così pochi ingredienti.

Cassata siciliana al forno
La cassata siciliana al forno
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