Stomachion

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mercoledƬ 24 luglio 2024

La leggenda del Malombra

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Partiamo dal folklore. Nel risvolto della copertina dell'agile libretto edito da Edizioni Spartavo sta scritto che
(...) il Malombra è una figura dell'immaginario popolare del Meridione italiano, antesignano dei supereroi più amati (...)
E allora ho voluto approfondire la faccenda, cercando di navigare nel modo migliore possibile tra le nebbie sollevate dal romanzo Malombra di Antonio Fogazzaro, che ha in comune con la leggenda solo il nome scelto per la famiglia della protagonista.
La leggenda del malombra, o forse sarebbe meglio dire della malombra, è più che un riferimento a un'unica figura ben precisa comune al folklore orrorifico del sud Italia, è un riferimento a spettri che hanno in comune un unico obiettivo: tormentare i vivi. Per esempio a Bari
(...) ha le sembianze di una figura femminile, ĆØ un mostro con i capelli fatti con le criniere dei cavalli e con le frange dei tappeti.
In Molise ĆØ un mostro che la notte ĆØ solito sedersi sopra il malcapitato, rendendogli difficoltosa la respirazione.

martedƬ 18 giugno 2024

Bisesto

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Abbiamo una storia quasi gaimaniana. Da un lato un musicista di Venezia, Flavio, che sta cercando di portare a termine un concerto che dopo trent'anni vede la reunion sul palco della sua vecchia band punk. Dall'altro la Morte che gli fa visita e gli comunica che, per via di un disguido burocratico, dovrĆ  giocarsi la possibilitĆ  di restare ancora in vita in una specie di caccia al tesoro contro un avversario sconosciuto. Chi dei due vincerĆ , otterrĆ  salva la vita.
La caccia al tesoro si sviluppa attraverso i cimiteri di Venezia, Milano, Firenze, Roma e ha un che di Figlio del cimitero. O quasi. Morte, invece, ha una caratterizzazione un po' volubile, quasi schizofrenica, a differenza del corrispettivo sandmaniano. Nel complesso, però, nonostante questi elementi di vicinanza con le opere citate, sembra mancare qualcosa, un qual certo mordente, in particolare nella caccia al tesoro cimiteriale. Mordente che, invece, è presente nei flashback che raccontano la storia della band e su cui, in pratica, si regge tutto il romanzo.
Alla fine una lettura gradevole, nonostante il potenziale inespresso.

giovedƬ 7 marzo 2024

Ambizione nel deserto

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All'inizio Ambizione nel deserto non ĆØ riuscito a conquistarmi. Poi con il proseguire delle pagine il protagonista ideato da Albert Cossery, il giovane Samantar, inizia a guadagnarsi le mie simpatie, e con queste anche il romanzo.
La storia è ambientata nel Dofa, un piccolo e povero emirato dove l'imperialismo occidentale non è arrivato per il semplice motivo che non c'è alcuna risorsa da sfruttare. La vita, quindi, scorre placida e tranquilla senza stress e, soprattutto, senza la schiavitù di attività destinate ad arricchire politici locali e imprenditori occidentali. A un certo punto, però, qualcosa inizia a smuoversi nell'emirato: un gruppo di ribelli inizia a eseguire attentati in giro con l'obiettivo di sollevare la popolazione alla ribellione. A quel punto Samantar, che non ha alcun ruolo ufficiale, decide di indagare.
Cossery, così, ci porta attraverso un mondo per noi normalmente lontano, proponendo riflessini mai banali sulla società occidentale, ma anche, in maniera meno esplicita, sulla stessa società arabica. E' inevitabile, per il lettore, interrogarsi su cosa rende l'uomo civilizzato e in fondo è l'unica questione veramente degna di riflessione che ci propone l'autore. Giusto per restare nello spirito di Samantar.

mercoledƬ 2 febbraio 2022

Il diluvio

Anni luce, The White family e Il diluvio sono una trilogia, ma non te ne rendi conto fino a che non arrivi a leggere l'ultimo libro, che mette insieme i personaggi dei primi due romanzi, aggiungendone di nuovi.
La trilogia, però, ha anche altre caratteristiche interessanti. I primi due romanzi non sono legati strettamente uno all'altro, quindi possono essere letti anche in un ordine diverso rispetto a quello cronologico, ma vanno letti prima de Il diluvio, in modo da rendere non solo i personaggi, ma anche molti passaggi più chiari al lettore. Inoltre l'ambientazione di Anni luce prima e The White family poi non è esplicita: si può solo immaginare di essere in Gran Bretagna, a Londra, ma nulla è effettivamente detto in maniera evidente. Questo permette all'autrice, Maggie Gee, di spostare il genere dal racconto urbano di tipo sociale verso la fantascienza, che comunque contempla questo particolare punto di vista.
Il diluvio in particolare è ambientato una decina di anni dopo la conclusione di The White family. Ritroviamo i personaggi dei primi due romanzi, ma anche alcuni in più, mentre il mondo intorno a loro non solo è cambiato, ma si è fatto più esplicito. L'ambientazione è distopica, con due schieramenti, di cui quello in cui è ambientata la storia ricorda e non poco 1984 di George Orwell, ma non tanto per il controllo ferreo sui cittadini, quanto per i proclami continui e per uno stato di guerra permanente. Ovviamente fatta direttamente sul territorio nemico.
In questo senso la visione, già parzialmente pessimistica emersa nei due romanzi precedenti, non muta poi molto e anzi la si potrebbe dire ancora più pessimistica, visto che è proiettata nel futuro rispetto agli eventi descritti nei primi due romanzi. Se poi pensiamo che Il diluvio è del 2004 e guardiamo come oggi sono, a 17 anni di distanza, i paesi occidentali, e a quanto il romanzo sia incredibilmente attuale, non possiamo non pensare alla forza previsionistica della Gee, che in fondo in questa sua visione pessimistica aveva perfettamente ragione.
Se poi a questo aggiungiamo la vividezza dei personaggi, il modo intricato ma più che plausibile con cui le vite dei personaggi si intrecciano una all'altra, e il racconto più che preciso delle differenze sociali della società in cui si muovono, il tutto attraversato da un leggero gusto ironico, otteniamo un romanzo al tempo stesso appassionante e ricco di emozioni. Il diluvio Maggie Gee Giovanni Giri Edizioni Spartaco 2005 324 brossurato 16 8887583471

giovedƬ 16 gennaio 2020

Un anno da assassino

Rudolf Hess è stato un gerarca nazista. Forse non come altri, ma pur sempre un gerarca nazista. Era il numero tre del partito, dopo Hitler e Göring, anche se veniva escluso dalle riunioni dove venivano prese le decisioni più importanti. Certo il suo segretario, Martin Bormann, era sempre presente e d'altra parte, nonostante fosse considerato un moderato, non protestò contro l'invasione della Polonia, che diede il via Purtroppo alla seconda guerra mondiale.
Suo medico personale era Georg Groscurth, ma a differenza di Hess non era nazista, tutt'altro: era un membro attivo della resistenza e utilizzò la sua posizione di vicinanza a Hess per salvare molte persone durante il regime nazista. Purtroppo, come capita a chi resiste, Groscurth venne arrestato: era il 4 settmebre del 1943. La sua condanna a morte venne firmata dai giudici Roland Freisler e Hans-Joachim Rehse per poi essere portata a termine l'8 maggio del 1944.
Dei due giudici, Rehse, l'unico sopravvissuto alla guerra, venne assolto dall'accusa di crimini di guerra: il tribunale che lo giudicò era quello della Repubblica Federale Tedesca, la Germania Ovest, per intenderci. Nel frattempo la vedova di Georg, Anneliese Groscurth, anch'essa medico, chiese a più riprese giustizia per il marito. La risposta della democrazia fu renderle sempre più complicato il suo lavoro di medico e, di conseguenza, il suo compito di madre, con due giovani orfani da tirare su. Insieme ai due figli, però, Anneliese ospitava ogni tanto in casa il piccolo Friedrich Christian Delius che, diventato uno scrittore, decise di raccontare la storia di Anneliese.
La scelta del genere, però, non ricadde sul documentario giornalistico, ma sul romanzo: il protagonista del quale era uno studente che, subito dopo l'assoluzione di Rehse, decise di farsi carico di un compito gravoso, quello di uccidere il giudice nazista. Si diede un anno di tempo per prepararsi e preparare un piano accurato, durante il quale ricostruì tutta la vicenda, avvicinandosi ad Anneliese. In effetti è proprio lei la vera protagonista del romanzo, ancora di più del marito, che nonostante tutti i problemi che uno stato che si autodefiniva democratico, non perse mai la forza.
Il merito del romanzo, dunque, è quello di raccontare la storia dei Groscurth, che dedicarono la loro vita agli altri, resistendo contro i soprusi dei regimi nei quali vissero. Vorrei, però, chiudere con una piccola osservazione che mi aveva fatto notare mia sorella quando lo lesse: nel momento in cui scrivo su it.wiki le voci dedicate ai coniugi Groscurth sono completamente assenti, mentre quella di Hess è presente. Inoltre nella voce in italiano di Delius Il mio anno da assassino non viene neanche citato (certo non lo è neanche in quella in inglese). Speriamo che qualcuno vi porrà prima o poi riparo.

mercoledƬ 2 ottobre 2019

Una mucca indiana a Sarajevo

Tra il 1992 e il 1995 la Bosnia è stata territorio di una guerra etnica e civile caratterizzata soprattutto dalla forte presenza dei cecchini in molte delle città bosniache, prima su tutte Sarajevo. Uno degli elementi più stupefacenti, almeno per qualcuno che si reputa abbastanza lontano dalla religione, è come le ideologie che hanno diviso la popolazione bosniaca hanno di fatto separato amici e parenti, persone che fino al giorno prima erano in rapporti più o meno stretti e che poi si sono ritrovate dai due lati della barricata. Per la maggior parte la scelta è stata in un certo senso dettata dalla paura di essere isolati dalla comunità religiosa di appartenenza, per altri la conclusione di un percorso di odio. Ad ogni modo la Bosnia è stata di fatto invasa sia dalle forze di pace di ONU e NATO, sia da cecchini e mercenari di altre nazioni che videro nella guerra in Bosnia un'ottima occasione per lucrare sulla morte.
In tutto questo contesto la cittĆ  di Sarajevo ha resistito a un vero e proprio assedio, opponendo alla violenza la forza della vita e della cultura, di cui la cittĆ  ĆØ stata sempre ricca. Ed ĆØ proprio tutto questo che Lorenzo Mazzoni racconta ne Il muggito di Sarajevo, un romanzo indubbiamente realistico, ma al tempo stesso incredibilmente surreale. Per capire soprattutto quest'ultimo punto, basta riassumere il romanzo attraverso questi pochi elementi:

martedƬ 20 agosto 2019

The White family: una bianca famiglia inglese

Seconda recensione consecutiva di un libro edito da @EdizioniSpartac
Dopo Anni luce affronto, con una scelta cronologica legata all'anno di uscita originale, quello che viene considerato il migliore romanzo di Maggie Gee, The White Family.
Uscito nel 2002 e portato in Italia da Edizioni Spartaco nel 2010, si concentra su una famiglia della periferia inglese in quell'epoca di passaggio tra II e III millennio, quando la società britannica, con decenni di anticipo rispetto a quelle del continente europeo (e soprattutto rispetto all'Italia) devono affrontare seriamente i problemi di una crisi economica continua da un lato e di un multiculturalismo subito dalle vecchie generazioni dall'altro. Protagonista è la famiglia White, guidata da un uomo vecchio stampo, che ha combattuto contro il nazifascismo e che ora combatte contro le orde dei vandali come guardiano del giardino di Albion Park. Alfred, però, un bel giorno si sente male, così tutta la famiglia corre al suo capezzale, dal figlio più giovane, Dirk, alla figlia Shirley, che si ostina ad avere compagni non bianchi, fino al figlio maggiore, Darren, che passa da un matrimonio all'altro. E accanto a loro ecco la madre May, una donna minuta e devota al suo Alfred, e Thomas, amico di vecchia data di Darren, ed Elroy, il fidanzato di Shirley.
E' un bel mix di personaggi quello che la Gee mette in scena tra le pagine di The White Family e traccia in maniera analitica e precisa tutte le difficoltà e le contraddizioni di una società in trasformazione. La generazione di Alfred ha, infatti, combattuto la seconda guerra mondiale, riportato sull'Europa la fiaccola della libertà, ma ora vede le attività commerciali più tradizionali chiudere, mentre la fermezza con cui ha difeso i valori sul campo di battaglia prima e in casa poi ha generato la frammentazione della famiglia e una visione deviata di quegli stessi valori, in cui non solo il non inglese, ma soprattutto il diverso diventano nemici di cui diffidare. In questo senso è interessante la lettura del romanzo della Gee perché, trasportata ai nostri tempi, ci permette di vedere questa ondata di intolleranza che sta attraversando l'Europa come una conseguenza della dialettica del nemico che ha intriso la società europea durante la seconda guerra mondiale.
Purtroppo vale a ben poco la consapevolezza che acquisisce Alfred nel suo percorso in ospedale, una consapevolezza che gli apre la strada verso la sua personale redenzione, perché alla fine è solo questo: una redenzione personale e non di tutta la società.
Vorrei, in chiusura, rilevare come, a differenza di quanto avvenuto con Al tempo di papà, questo The White Family è stato più difficile da leggere, per la forte similitudine tra quanto accaduto ad Alfred nella finzione e a mio padre nella vita vera.

lunedƬ 19 agosto 2019

Annibale, Spartaco e Garibaldi

cc @edizionispartac
Dopo Magellano, Armstrong e il magizete Guido Trombetti torna alle Edizioni Spartaco con un altro trio di tutto rispetto, Annibale, Spartaco e Garibaldi. I tre personaggi storici che danno il titolo al libretto snello per numero di pagine e veloce nella lettura sono accomunati da un medesimo, forte desiderio di libertĆ , per la quale combattono con tutte le loro forze.
Trombetti romanza senza troppi scrupoli le loro vicende, introducendo anche l'espediente di un rapporto particolare con gli animali a loro vicini, come un'elefantessa per Annibale o il suo cavallo per Spartaco. Nel caso di Garibaldi, Trombetti decide di porre l'attenzione su Azeglio, uno dei suoi luogotenenti, cui lo scrittore affianca un pappagallo. Ognuno dei tre racconti lunghi (o romanzi brevi che dir si voglia) viene chiuso da un approfondimento storico scritto da Paolo De Marco molto utile per contestualizzare nel modo migliore possibile le vicende dei tre personaggi storici e apprezzare ancora meglio l'operazione di "romanzamento" compiuta da Trombetti.
Un libro scorrevole, divertente grazie a un abbastanza evidente pizzico di ironia, che permette di approfondire la storia e apprezzarne i protagonisti in un modo differente rispetto alla classica visione un po' scolastica cui siamo normalmente abituati.

lunedƬ 17 settembre 2018

Anni luce

In un anno la luce viaggia per quasi dieci milioni di milioni di chilometri.
Vola dal sole alla terra in otto minuti. Attraversa l’intero sistema solare in 11 ore.
La luce arriva fino alla stella più vicina della nostra galassia, Alfa Centauri, in quattro anni, quattro anni freddi e abbaglianti. Ma ci sono centinaia di migliaia di stelle, nella nostra galassia.
Dopo ottantamila anni di viaggio tra vapore interstellare, polvere e stelle, la luce ha attraversato la galassia. Ma si tratta soltanto di una galassia tra un numero inimmaginabile di galassie. La luce di almeno centomila milioni di galassie viaggia verso di noi, dentro di noi, oltre noi.
La luce impiegherebbe migliaia di milioni di anni per attraversare l’intera porzione di universo osservabile. Ma per noi un solo anno ĆØ un tempo lunghissimo; guarda quanta strada ha giĆ  fatto, la luce.
Con una descrizione di questo genere nel prologo un romanzo come Anni luce di Maggie Gee non poteva non conquistarmi immediatamente. Il problema ĆØ che, nonostante l’ottima scrittura dell’autrice, i punti di interesse del libro sono proprio le digressioni scientifiche (soprattutto astronomiche) iniziali e finali (e a volte anche al centro) di ciascun capitolo. Denotano, giĆ  solo leggendo quella che ho messo qui sopra, la cifra stilistica del romanzo: partire da una panoramica iniziale (che può anche essere di genere “intimista”) per scendere fino al protagonista.
L’idea del romanzo, comunque, ĆØ racchiusa tutta nelle ultime righe della citazione da cui sono partito: raccontare tutto quello che succede in un anno a una coppia, Lottie e Harold, agiata, che improvvisamente scoppia, e al figlio di lei, Davey, che si ritrova in mezzo ai due litiganti in un momento delicato del suo processo di crescita.
Un prologo, un epilogo, 12 mesi, 52 capitoli, un intreccio di vite dalla separazione fino allo scontato ricongiungimento in cui i protagonisti alla fine guadagnano una conoscenza reciproca più profonda e consapevole. Un romanzo che, alla fine, si regge soprattutto sulle capacitĆ  narrative e di approfondimento dei personaggi dell’autrice.

martedƬ 10 luglio 2018

L'odore della polvere da sparo

Il mattino del giorno 29 aprile [1947] oltre mille contadini provenienti dalla campagna circostante e di qualche comune viciniore armati di zappe, randelli e grossi bastoni, inscenarono in questa piazza Prefettura una violenta manifestazione, chiedendo l'abolizione totale dell'ammasso, la libera macinazione del grano e la soppressione del Consorzio Agrario.
Così scrive il prefetto di Potenza nel resoconto della manifestazione contadina che si stava tenendo nel capoluogo lucano. La polizia non rimase con le mani in mano e sparò sulla folla, o più precisamente in aria, ferendo 16 persone di cui due, Antonio Bastiano e Pietro Rosauno, morirono successivamente in ospedale.
In questo contesto politico ĆØ ambientata la prima parte de L'odore della polvere da sparo di Attilio Coco, che a partire da quella vicenda particolarmente cruenta, racconta la vita di Gianni Ceccante, all'epoca studente di liceo, quindi attore affermato. Questa viene narrata al giornalista Pietro Mattei, che in un certo senso ricostruisce la complessa vita di un uomo cresciuto in un ambiente libertario, un po' nascosto un po' manifesto tra la libreria e l'orologeria.
Coco, pur inserendo forti elementi libertari nel suo testo, riesce a non cadere nella facile trasformazione del romanzo in un piccolo saggio, ma anzi costruisce una vicenda interessante, a tratti misteriosa, dove le lunghe mani del potere influenzano le persone in modi decisamente intangibili.

sabato 5 maggio 2018

Gesti convulsi

Più che un romanzo sono cinque racconti legati uno all'altro dalla conoscenza reciproca dei protagonisti, un tempo componenti della band Gesti convulsi: ogni racconto ruota intorno a un singolo gesto convulso (anche se il giudizio dipende fondamentalmente dal lettore) fatto dal protagonista, uno di quei gesti che cambia la vita e il modo di vederla.
A volte con essi arriva una consapevolezza che migliora il protagonista, a volte, semplicemente, ĆØ l'inevitabile conseguenza di situazioni poco trasparenti.
In questo modo, però, Gesti convulsi di Alessandro Bresolin, scritto in alcuni punti con un'intensità psicologica vicina a quella del miglior noir, raggiunge un'efficacia che con un romanzo classico sarebbe stato difficile: raccontare l'umanità al contempo nella sua piccolezza e nella sua grandezza.

giovedƬ 3 novembre 2016

Iddu: il richiamo del dio del fuoco

La seconda magica lettura di un'estate fa by @andreavismara2 per @edizionispartac
«Be', il libero arbitrio ce l'hanno dato in dotazione proprio per questo, per rovinarci la vita con le nostre mani, se vogliamo».
«Ah, una filosofa, bene. Senti, ma perchĆ© non finisci quella brodaglia e te ne vai a dispensare buoni consigli altrove? Non ho bisogno di un'infermiera».
Dieci persone, sparse in giro per il mondo. Ognuna ĆØ in cerca di qualcosa: un amore, un padre, una fuga, un riposo.
Ognuna di loro ha una vita che in qualche modo e per un qualche motivo deve abbandonare, un qualche dramma alle spalle, piccolo o grande che sia, ma comunque sufficientemente importante da spingerli a compiere, a un certo punto, una scelta. Non ĆØ certo l'unica che hanno compiuto nella vita, ma ĆØ quella che, quando ti giri dietro e rivedi il film, ĆØ quella con la "esse maiuscola", quella che ti fa dire "ecco, senza quella scelta, ma proprio senza quella, sarei completamente diverso, ora, la mia vita sarebbe completamente diversa".
Sono dieci persone, dieci personaggi in un certo senso, scritti e diretti da una forza più grande di loro, una sorta di richiamo inesorabile, che sottrae loro quello che ci piace chiamare "libero arbitrio".
In un certo senso ciascuno dei dieci personaggi, alla fine, accetta questo semplice fatto, accetta quel numero limitato di desideri che Iddu gli ha concesso:

giovedƬ 30 aprile 2015

Magellano, Armstrong e il magizete

Che cos'ĆØ il magizete? E' una buona domanda. Ancora migliore ĆØ provare a rispondere alla domanda, piuttosto che archiviare la parola come il parto della fantasia particolarmente sciolta di una bambina.
Ma in fondo cos'è la fantasia? La si può classificare? E soprattutto la si può rinchiudere e incanalare entro i confini del nozionismo?
La fantasia ĆØ un mescolare di generi, un sogno con una sua realtĆ . Essa diventa concreta nelle parole degli scrittori, ma anche nelle azioni degli esploratori, che portano a compimento sogni e progetti e avventure. Quando tutto questo si scorda, si scordano le fantasie e le avventure e le esplorazioni, si rischia di restare bloccati in un tempo organizzato da altri, solo apparentemente accettando le scelte operate da chi ci sta intorno: alla fine si vive male ogni giorno che passa, in una irrequietezza difficile da zittire o da tenere a bada.
E' su questi tre registri, quello dell'avventura fantastica, dell'esplorazione reale e del grigiore quotidiano, che gioca Guido Trombetti in Magellano e il magizete. Da una parte ecco un confronto e al tempo stesso una rappresentazione (teatrale o cinematografica ha poca importanza) tra gli esploratori, quelli veri, e gli scrittori, che i viaggi li hanno solo immaginati (a parte qualche eccezione) all'interno del Club degli Esploratori. A questa linea narrativa, ecco si sovrappone quella ambientata in una scuola, appartenente al passato rispetto all'azione fantastica nel Club, con Alice, Giuseppe, Giulio e Italo e la loro maestra Gina, la classica maestra più interessata al nozionismo che a stimolare la mente dei discepoli. E quindi ecco Giuseppe adulto, con un lavoro anonimo e poco stimolante in un paesotto più o meno sperduto, dove il suo capo pretende di controllargli ogni passo della sua vita, persino di trovargli moglie. In un certo senso Giuseppe arriva a sentirsi un po' come Alice con la maestra, chiusa in uno di quei dilemmi impossibili da risolvere, sempre ripresa senza mai realmente capire perché, fino alla reazione ultima della pagina bianca come disegno in classe.
E come si riparte dal foglio bianco?

sabato 14 febbraio 2015

Il sabotatore di campane

Questo non ĆØ il primo libro di Paolo Pasi che leggo, ma continua a non deludere mai! Non so se il messaggio di  Pasi ne "Il sabotatore di campane" era uno solo o tanti, io ne ho trovati tanti, e soprattutto tanti spunti su cui riflettere.
La storia inizia con l'arrivo di Gaetano, anarchico non più così giovane, in un piccolo paese, Roccapelata, dove vuole sabotare la campana della chiesa. Ha tutto l'occorrente con sé per raggiungere il suo obiettivo, ma quando arriva sul campanile, oltre a scoprire che non c'è una vera campana con il batacchio ma i suoni sono registrati, trova lì il prete e per una spinta un po' troppo energica da parte di Gaetano, il prete cade dalle scale e muore.
Questa morte viene scoperta quasi subito e Gaetano si costituisce. In una storia come siamo abituati a leggere o vedere nei film, il racconto finirebbe qui, e invece nel libro di Pasi la storia inizia proprio qui. Gaetano, nonostante racconti la verità, non viene creduto. A complicare le cose ci pensano gli abitanti stessi, che poco per volta raccontano alcune cose (a volte anche poco piacevoli) che conoscono riguardo al prete, e che rendono così le indagini sempre più difficili. In aggiunta, in quei giorni, arriva a Roccapelata anche un giornalista che riesce a scrivere un articolo sugli avvenimenti davvero molto appetibile.
Quell'articolo suscita un grande interesse e iniziano ad arrivare fotografi e giornalisti per intervistare e sapere come procedono le indagini. Questa nuova situazione rende gli abitanti sempre più "chiacchieroni", ognuno di loro ha una storia da raccontare in merito alla morte e alla vita del prete, cercando di convincere la polizia a metterli nella lista degli indagati, per finire sotto l'occhio dei riflettori. Perché hanno capito che se sono indagati i giornalisti li intervistano, li fotografano, insomma li rendono "famosi". Così "famosi" che faranno nascere persino un reality, mettendo telecamere ovunque, soprattutto nelle case degli abitanti.
Tra una confessione e una ripresa, Gaetano racconta la sua di vita, fatta di viaggi, incontri, manifestazioni e amore, una donna condivisa con un altro uomo da cui nascerà una figlia, della quale non si saprà mai chi è il vero padre perché i papà sono due. Una figlia che vede raramente ma il loro legame non si spezzerà, tant'è che alla fine... alla fine lo scoprirete solo se leggerete il libro, perché vale la pena!
Ci sono stati momenti in cui ho avuto timore, non per il racconto in sé, ma per come si trasformano le persone quando annusano un po' di notorietà e di soldi, timore che questo potrebbe diventare reale. Ma anche speranza, che finché ci saranno libri come questo, che aiutano a riflettere su ciò che siamo, forse non tutto è perduto.