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lunedƬ 24 giugno 2024

Vite di scienza #11: Joan Clarke

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Devo essere onesto: all'inizio avevo preso in considerazione l'idea di dedicare questa undicesima puntata ad Alan Turing. Ovviamente il tutto nasceva dal lavoro sulla serie video-podcastica delle particelle musicali, poi, però, mentre mettevo a posto l'astrografica sul gioco dell'imitazione, ecco l'ispirazione conclusiva: parlare di Joan Clarke. E così ecco nascere il nuovo episodio di Ritratti. Vite di scienza.
Spero che la prossima puntata possa arrivare giĆ  a luglio, ma non garantisco, per il momento ascoltatevi (o vedetivi) il nuovo episodio:

lunedƬ 25 giugno 2018

Ritratti: Joan Clarke

Estraggo e modifico in alcuni punti la biografia di Joan Clarke che avevo integrato nella recensione del film "Imitation game"
I momenti topici per i nerd guidati da Alan Turing che vinsero la guerra chiusi dentro dei capannoni a calcolare codici di decrittazione erano quelli legati alla progettazione e costruzione della macchina computazionale, chiamata Bombe (la Bomba) e poi Victory (Vittoria) che avrebbe permesso di risolvere il codice della macchina Enigma.
Il gruppo di crittografi che lavorarono a Bletchley Park aveva tra i suoi ranghi anche una donna, che si era rivelata particolarmente abile nella risoluzione di codici: Joan Elizabeth Lowther Clarke (1, 2).
Verso Bletchley Park
La ragazza, come si suol dire, aveva del talento: aveva ottenuto nel 1938 il Philippa Fawcett Prize, intitolato a una delle più note matematiche del XIX secolo, morta proprio in quell'anno, e nel biennio 1939-40 la borsa di studio Helen Gladstone, altra importante figura femminile nel mondo della didattica britannica.
Il talento matematico di Joan, nata il 24 giugno del 1917 nel quartiere londinese di West Norwood, venne alla fine scoperto da Gordon Welchman, docente di un corso di geometria a Cambridge che la Clarke stava seguendo. Fu proprio grazie a Welchman, uno dei quattro matematici recrutati come supervisori nel 1939 per la particolare struttura governativa, che la giovane matematica si ritrovò, non l’unica, a Bletchley Park.
Qui venne assunta presso la Government Code and Cypher School (GCCS) a Bletchley: la ragazza viene descritta come timida, dolce e gentile, mai aggressiva e sempre subordinata ai suoi superiori maschi.
Il GCCS era un gruppo di lavoro che nasceva con l’obiettivo fondamentale di rompere il codice della macchina Enigma, che crittava i messaggi militari tedeschi. Il contesto in cui Joan si trovò a lavorare era, dunque, estremamente segreto e iniziò la sua avventura nel sistema di decrittaggio britannico il 17 giugno del 1940 insieme con poche altre donne (rapporto 1:8 con gli uomini della base) al servizio di Sua MaestĆ  il Re. La paga era bassa, 2 sterline alla settimana, ma Joan riuscƬ a fare carriera ottenendo anche successivi incrementi di stipendio (pur se questo rimase sensibilmente inferiore rispetto a quello dei colleghi maschi con le stesse competenze e qualitĆ ), fino a che non venne inclusa nel gruppo di Alan Turing, costituito da Tony Kendrick e Peter Twinn. In particolare i quattro avevano l’obiettivo di scoprire il codice alla base dell'Enigma Navale, detto Dolphin, molto più complesso, per esempio, dell'Enigma della Luftwaffe.

domenica 11 gennaio 2015

The imitation game: quando il cinema manca di coraggio

In un post su Google+, +Marco Cameriero cita il riassunto che una spettatrice fa all'uscita dal cinema al marito tornato a prenderla:
Parla di uno scienziato pazzo che costruisce una macchina per tradurre i messaggi dei tedeschi, poi la usa quando dice lui perché si crede Dio. Però alla fine forse lo era visto che hanno vinto la guerra. Poi si scopre che era frocio così gli hanno fatto prendere gli ormoni e lui allora s'è ucciso con una mela avvelenata come Biancaneve
Si sta riferendo a The imitation game, il film che racconta di come Alan Turing vinse la seconda guerra mondiale.
Il gioco dell'imitazione
Il titolo del film pone enfasi su un gioco, noto anche come test di Turing, sviluppato dal matematico in un paio di articoli come test per determinare se una intelligenza artificiale ĆØ in grado di diventare indistinguibile da una umana:
[Il gioco] viene giocato da tre persone, un uomo (A), una donna (B) e l'interrogante (C), che può essere dell'uno o dell'altro sesso. L'interrogante viene chiuso in una stanza, separato dagli altri due. Scopo del gioco per l'interrogante è quello di determinare quale delle altre due persone sia l'uomo e quale la donna. Egli le conosce con le etichette X e Y, e alla fine del gioco darà la soluzione "X è A e Y è B" oppure "X è B e Y è A". L'interrogante può far domande di questo tipo ad A e B: "Vuol dirmi X, per favore, la lunghezza dei propri capelli?" Ora suopponiamo che X sia in effetti A, quindi A deve rispondere. Scopo di A nel gioco è quello di ingannare C e far sì che fornisca un'identificazione errata. La sua risposta potrebbe perciò essere: "I miei capelli sono tagliati à la garçonne, e i più lunghi sono di circa 25 centimetri". Le risposte, in modo che il tono di voce non possa aiutare l'interrogante, dovrebbero essere scritte, o meglio ancora, battute a macchina. La soluzione migliore sarebbe quella di avere una telescrivente che mettesse in comunicazione le due stanze. Oppure le domande e le risposte potrebbero essere ripetute da un intermediario. Scopo del gioco, per il terzo giocatore (B), è quello di aiutare l'interrogante. La migliore strategia per lei è probabilmente quella di dare risposte veritiere. Essa peò anche aggiungere alle sue risposte frasi come "Sono io la donna, non dargli ascolto!", ma ciò non approderà a nulla dato che anche l'uomo può fare affermazioni analoghe. Poniamo ora la domanda: "Che cosa accadrà se una macchina prenderà il posto di A nel gioco?" L'interrogante darà una risposta errata altrettanto spesso di quando il gioco viene giocato tra un uomo e una donna? Queste domande sostituiscono quella originale: "Le macchine possono pensare?"(1, 2)
Nel momento in cui Turing lo cita, all'interno del dialogo immaginario con l'altrettanto immaginario detective Nock sembra, in un certo senso, una difesa della sua diversità e con essa del diritto a sentirsi diversi di ciascun essere umano. Questa conclusione, però, non è esplicita e deve essere lo spettatore, per conto suo, a doverla estrarre dal contesto. La scena, infatti, si svolge nella sala interrogatori della polizia in una indagine che non parte esplicitamente per la sua omosessualità ma per una accusa di spionaggio che, tra l'altro, nella realtà non c'è mai stata, come ricorda Alex von Tunzelmann sul Guardian. Diverso, invece, sarebbe stato il peso della difesa di Turing in un'aula di tribunale mentre il matematico ribadisce, con distacco, la sua normalità di fronte a una giustizia ingiusta, proprio come, per esempio, hanno fatto Francesca Riccioni e Tuono Pettinato in Enigma, romanzo a fumetti che nel complesso ha il pregio di essere riuscito a trovare delle immagini emozionali più efficaci di The imitation game.
Il regista, Morten Tyldum, nel complesso ha portato a casa un semplice compitino, dirigendo un film per certi versi incompiuto, che non sa decidersi se essere una storia di guerra, una storia di spionaggio o un film romantico, risultando alla fine un mix, per altro non troppo ben fatto, di tutti e tre i generi. Il film nel complesso si regge sulla bravura degli attori, il protagonista in particolare, ma nulla più: dal punto di vista estetico, mentre la fotografia suggerisce le atmosfere di una spy story o di un giallo, sono completamente assenti guizzi registici che avrebbero potuto rendere il film interessante anche per un pubblico non interessato alla storia romantica. La scena della costruzione di Cristopher (per altro la sua macchina non aveva questo nome!) è lineare e, personalmente, poco emozionale: mi sono, infatti, chiesto come sarebbe stata resa da, per esempio, Ron Howard, o ancora meglio come la mente matematica di Turing sarebbe stata rappresentata da Ridley Scott e dal suo team di lavoro di Numb3rs.
Altro punto particolarmente delicato nella descrizione di Turing ĆØ la sua passione per la corsa e la cura del suo corpo: in particolare con la corsa Turing si concentrava, isolandosi dagli stimoli esterni, mentre nel film la corsa sembra essere utilizzata come un mezzo per scaricare le proprie colpe, come emerge dalla scena in cui Benedict Cumberbatch cade in ginocchio di fronte al sole al tramonto alla fine del suo allenamento. Cumberbatch ĆØ sicuramente un bravissimo attore, ma, seguendo la sceneggiatura, drammatizza eccessivamente una figura in cui i nodi drammatici sono probabilmente concentrati nell'inizio e nella conclusione della sua vita. In questo punto il film decide di non mostrare il suicidio di Turing, menzionato con delle didascalie nella scena finale.
Sia questa mancanza, sia l'assenza di una rappresentazione più coerente della diversità, anche sessuale, di Alan Turing, lasciata al massimo alla voce di Joan Clarke durante un litigio quasi sicuramente inesistente, mostra infine uno scarso coraggio da parte degli sceneggiatori, che evidentemente temevano di realizzare, alla fine, uno spot a favore della diversità.
E' parzialmente confortante osservare come queste critiche non siano troppo distanti da quelle di Andrew Hodges, biografo di Turing, sul cui lavoro si dovrebbe basare il film.