Ipazia in una illustrazione del 1908
di
Jules Maurice Gaspard
Siamo nella seconda metĆ del IV secolo ad Alessandria d’Egitto. La cittĆ , fondata intorno al 330 a.C. da
Alessandro Magno, ha ancora le sue due meraviglie, una ufficiale, il famoso
faro di Alessandria, che delle sette meraviglie del mondo antico è quella a essere durata di più, crollata nel XIV secolo a causa di ben due terremoti. L'altra è la famosa
biblioteca di Alessandria, troppo giovane per entrare nella lista delle meraviglie, che risale al III secolo a.C., mentre la biblioteca venne edificata intorno al 48 a.C. Ed ĆØ proprio tra le sale di quella perduta biblioteca che mi piace immaginare
Ipazia, matematica, astronoma e filosofa dell’epoca, tenuta in cosƬ grande considerazione che le era persino concesso di avere degli allievi.
Figlia del filosofo e matematico
Teone, gli succedete nell'insegnamento di tali materie. Non abbiamo molte informazioni dirette sui suoi specifici interessi di ricerca. Sappiamo, però, sia grazie agli scritti di storici come
Esichio di Mileto, sia grazie alla testimonianza diretta di allievi come
Sinesio, che Ipazia si interessò di geometria e in particolare delle coniche, scrivendo un
commentario sulle
Coniche di
Apollonio di Perga e un altro sull'
Arithmetica di
Diofanto di Alessandria, il padre dell'algebra noto soprattutto per le equazioni
diofantee, quelle che possono essere risolte solo con numeri interi.