Il governo italiano ha sospeso gli aiuti ai palestinesi

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martedì 14 maggio 2019

Gli angeli zappano per te

15 maggio – Sant’Isidoro lavoratore, contadino col pilota automatico (1070-1130)



[2013]. Un altro Isidoro; questo non si nasconde in remoti conventi, non soffre di misteriose patologie e non inventa Internet; al limite può essere considerato il primo utilizzatore di un pilota automatico, perché è sostituito nelle sue incombenze da un angelo che si mette a zappare quando Isidro ha bisogno di pregare; e ne aveva bisogno spesso, essendo un santo.

Isidoro il contadino viveva con la moglie, Maria Toribia (beata, patrona dei lavori domestici) nei pressi di Madrid, cittadina araba riconquistata di fresco da sovrani cristiani, che mai avrebbe sospettato di trovarsi al centro di una nazione molto di là da essere disegnata sulle cartine, la Spagna. Colleghi invidiosi notano la sua abitudine ad assentarsi spesso dalla postazione di lavoro; se ne lamentano con il boss, ma questi constata che a parità di salario la produttività di Isidro è superiore a quella dei compagni. Miracolo! O più semplicemente Isidro ha scoperto le virtù rigeneranti del break, quattro secoli prima dell’introduzione del caffè nella penisola iberica.

Perciò Sant’Isidoro l’agricoltore è anche il vostro patrono in questo esatto momento, cari internauti che senza nessuna necessità al mondo siete venuti a vedere se c’era qualcosa di nuovo da leggere qui: e ve la meritate, lettori in pausa caffè, senza di voi nessuno avrebbe mai inventato l’internet; che consta al 70% di siti frequentati da gente che procrastina impegni professionali mentre sorbisce bevande calde. E fate bene, sarete molto più produttivi dopo che vi sarete rilassati un po’. Ma facciamola comunque corta – l’angelo ha detto che vi copre altri due minuti, non di più.

sabato 22 ottobre 2016

Matteo Renzi, l'uomo del Vaffanbagno

Io credo che se cinque anni fa avessimo chiesto ai sostenitori del neonato Movimento Cinque Stelle "che cosa vuoi davvero"? pochissimi avrebbero risposto "Beppe Grillo al governo". Nemmeno Beppe Grillo avrebbe detto una cosa del genere.

Molti avrebbero risposto, invece: "chiudere Equitalia": e Grillo tra loro.

Il Post
E quindi oggi chi deve festeggiare: Matteo Renzi che governa e si prende la responsabilità di politiche non sempre popolari, o Beppe Grillo che senza sporcarsi le mani ottiene quello che Beppe Grillo per primo ha desiderato e formalizzato in una richiesta? Equitalia è solo un nome; alcuni debiti restano, altri Renzi li condona per motivi elettorali che non scandalizzano nessuno. Ma "chiudiamo Equitalia" era uno slogan, e chi l'ha coniato ha evidentemente conquistato l'egemonia nel dibattito politico.

Perché perder tempo a governare quando puoi ispirare l'azione di governo a distanza, da un blog, e tirare pure un po' di soldi coi banner? Grillo dice: abbasso la casta! e Renzi s'ingegna a ridurre i parlamentari. Grillo tuona contro le auto blu, Renzi le requisisce e le mette all'asta su eBay. Grillo richiama l'attenzione sul fatto che molta gente è costretta a pagare gli interessi sui debiti, e Renzi provvede. Grillo ottiene quello che domandava e Renzi forse vincerà il referendum che gli preme tanto: ma con che faccia viene a proporsi come alternativa all'antipolitica? Perché non dovremmo considerarlo, piuttosto, un grillino dal volto umano? Uno che dal movimento del Vaffanculo ha preso due o tre istanze che funzionavano, le ha moderate aggiungendo qualche spezia progressista o liberale, e con questo polpettone prova a vincere, anche lui, un po' di elezioni?

Certo, "Bye bye Equitalia" suona molto meno truce di "Chiudiamola". In parrocchia, da bambini, non volendo offendere troppo il nostro interlocutore (e non sapendo ancora molto di sodomia), a volte dicevamo "vaffanbagno". Matteo Renzi è un po' così, uno che cerca di combattere il Vaffanculo col Vaffanbagno. Magari funziona.

giovedì 28 aprile 2016

L'anno che ci colpì in testa

Nel gennaio del 2014 Pierluigi Bersani fu ricoverato - emorragia cerebrale. Tutto sommato gli andò bene, e un mese dopo era già in grado di votare la fiducia al governo Renzi. In aprile fu Gianroberto Casaleggio ad accusare dolori al capo. Anche lui prontamente operato per un edema, anche lui sembrò rimettersi. Bersani è del '51, Casaleggio del '54. Entrambi venivano da un anno molto complicato: la campagna elettorale, la crisi al buio, la sofferta rielezione di Napolitano, la tremolante parabola del governo Letta. In mezzo a tutto questo, la trasformazione del M5S da movimento di opinione a principale forza d'opposizione parlamentare, con le inevitabili defezioni ed estromissioni.

Per la Z era forse previsto
un secondo volume (zuzzurellone!
zimbello! zozzo!)
A distanza di qualche anno forse cominciamo a dimenticarci di quanto fu pesante il 2013. Lo fu per me, che avevo un posto fisso e scribacchiavo - lo fu senz'altro molto di più per personaggi pubblici e leader che si trovarono, contemporaneamente, alla berlina sui media, e soli davanti alle decisioni più importanti. Non è così assurdo ipotizzare che lo stress pre- e post-elettorale sia stato una delle cause del malore di Bersani: e Casaleggio forse negli stessi mesi era sottoposto a una tensione ancora maggiore. In più, doveva far fronte alla curiosità faziosa dei media: un'esposizione a cui Bersani era abituato per formazione, mentre per un consulente-imprenditore come lui si trattava di una relativa, e sgradita, novità.

Certo, Beppe Grillo la taglia un po' troppo semplice quando dice: l'avete ammazzato voi giornalisti. Ed è abbastanza indicativo che di fronte all'intrusione dei media, il cosiddetto guru delle nuove tecnologie abbia reagito alla vecchia maniera, accumulando querele. Diciamo che trasformare un'idea un po' vaga di democrazia dal basso in quella macchina da guerra che è diventato il M5S richiedeva uno sforzo di energia che qualcuno ha pagato. A un certo punto anche Grillo si sentiva "stanchino": Casaleggio era già stato operato almeno una volta. La politica è sangue, sudore, riflessi nervosi, materia cerebrale. I giornalisti certo non usano i guanti, ma in generale è il pubblico che non ha pietà. Io perlomeno nel mio piccolo non ne ha avuta, e lo sfogo di Grillo un po' lo capisco.

giovedì 14 aprile 2016

Ja, Sie werden durchkommen (Sì, passeranno)

Cari eventuali lettori austriaci: ho scoperto in questi giorni, come tutti, che il vostro governo ha pensato di risolvere una futura emergenza migranti alzando un muretto di 250 metri al Brennero.

L'affetto che provo per la vostra bella terra e per voi non mi impedisce di domandarvi: ma voi sul serio ci credete ancora a questa cosa di essere austriaci, che a Robert Musil sembrava un anacronismo già nel 1919? È che ne conosco parecchi a cui sta stretta l'Italia o persino l'Europa: possibile che a voi calzi ancora bene un concetto come l'Austria - per carità, comodo, confortevole, heimlich, ma insomma - pensate solo alle autostrade. È da un po' che si usano. Non ce n'è neanche una diretta tra Innsbruck e Vienna. Si passa, come sapete, dalla Baviera. Lo spazio di Schengen lo avevamo inventato anche per superare questa sciocchezze - voglio dire, due frontiere per andare dal Tirolo a Salisburgo? Sul serio vorreste tornare a un'Europa così?

La seconda è: avete sentito parlare di Mouaz Al Balkhi e Shadi Kataf? In caso contrario vi rimando a Mazzetta. Per farla breve è la storia di due profughi siriani che dopo qualche mese d'attesa nel limbo di Calais, non avendo abbastanza fondi per pagare qualche scafista che li portasse in Inghilterra, si sono comprati due mute da Decathlon e hanno provato a farsela a nuoto. Da Calais a Dover. Il cadavere di uno dei due lo hanno trovato in Olanda, l'altro in Norvegia. Storia abbastanza agghiacciante.

Ora, ditemi voi.

La disperazione che porta un giovane siriano a tuffarsi nella Manica e a tentare di attraversarla a nuoto, qualcuno sul serio pensa di contrastarla con un muretto di 250 metri in fondo al valico? È vero, è gente che non ha mai visto le Alpi.

Ma hanno visto di peggio. Si conteranno i soldi in tasca, magari compreranno un paio di scarponi allo Schoelzhorn Sport, saranno a Gries prima che canti il gallo. Di lì è tutta discesa fino a Schönberg. Se ce l'ha fatta Annibale, credete di fermarli?

martedì 16 febbraio 2016

A governare comincia tu


A pochi mesi dalle tormentate dimissioni di Ignazio Marino - il sindaco a cui si imputavano scontrini sospetti e parcheggi in divieto di sosta - il centrodestra sta pensando di candidare Guido Bertolaso, che risulta tuttora iscritto nei registri di alcune procure. Poi per carità, su questo blog sono tutti innocenti fino al terzo grado - Bertolaso semmai si può criticare per come ha gestito diverse emergenze, in modo magari non illegale ma abbastanza disastroso - e comunque non è senz'altro il candidato peggiore che si poteva trovare, anzi.

Però sul serio i romani di centrodestra se lo voteranno? Un tizio che si porta con sé già gli scandali pregressi, uno che dopo qualche mese o anno al Campidoglio potrebbe essere processato per omicidio colposo? Possibile che Forza Italia e compagnia non riescano a trovare un nome un po' più credibile, votabile? Perché a questo punto danno veramente la sensazione di tirare a perdere. Dopotutto Roma ormai è un tale caos, forse è meglio chiamarsi fuori. Come sta facendo ormai da anni il Movimento 5 Stelle coi suoi candidati qualunque.

Sul finire del secondo anno di Renzi, gran parte dell'arco parlamentare sembra intento a mettere in scena l'opposizione, più che a praticarla davvero. A volte mi domando se non ho sottovalutato il tizio: più probabilmente stavo sopravvalutando i suoi avversari, e la loro determinazione a batterlo, sbandierata a parole, negata dai fatti. Non ho altro di intelligente da aggiungere, per cui mi cito: "Non siamo in uno di quei momenti storici in cui il popolo intravede in un individuo il concretarsi del destino collettivo. Piuttosto in uno di quei secoli bui in cui il potere è un po' di chi se lo piglia, di chi passava nel palazzo in quel momento in cui i pretoriani fanno fuori il Cesare pazzo e nessun altro accetta di farsi acclamare".

sabato 6 febbraio 2016

Aspettarsi corerenza da Beppe Grillo

(L'hanno presa bene)
Non so se qualcuno ha già notato il paradosso: da una parte c'è un politico (Beppe Grillo) che ha sempre creduto nel vincolo di mandato, che ora chiede ai senatori del suo partito di "votare secondo coscienza"...

...e dall'altra ci sono i suoi detrattori, che invece nel vincolo di mandato non ci hanno mai creduto - e più volte hanno difeso il principio per cui i senatori del M5S non sono i pigiatasti del privato cittadino Beppe Grillo - e adesso se la prendono con lui. Che ha fatto? Ha chiesto ai parlamentari del suo partito di votare secondo coscienza.

E dunque come funziona questa cosa di rinfacciarsi la coerenza? Ok, Grillo è incoerente, ma chi lo critica non lo è in eguale misura? Forse alla fine ci appassioniamo di politica proprio perché è un gioco di specchi. Le questioni di principio diventano questioni di metodo, i metodi materia di compromesso, i compromessi petizioni di principio, e così via, all'infinito.

Cosa vorresti domani? Un'Italia un po' più civile in cui gli omosessuali possono farsi una famiglia. Servirebbe una maggioranza di sinistra - non c'è. Possiamo offrire ai centristi un po' di sottosegretariati e confidare nella coerenza di Beppe Grillo. Sulla seconda cosa spero nessuno facesse davvero affidamento.

mercoledì 6 gennaio 2016

Emiglio è ancora meglio?

Secondo me è andata così: a metà anni Novanta qualcuno alla Giochi Preziosi scrisse un numero sbagliato su un documento. Una virgola spostata, o uno zero in più. Cose che succedono.

Il risultato è che il signor Preziosi ha capannoni dismessi pieni di Robot Emiglio, e continua a comprare spazi pubblicitari sotto le feste per ricordarci che Emiglio è meglio. Lo stesso spot (non questo) da dieci anni. Lo stesso robot di plastica che andava ai tempi della Fiat Tipo. Stavano sostituendo i telefoni a gettone coi telefoni a schede magnetiche. Se siete passati per qualche negozio di giocattoli sotto le feste avrete visto uno dei simboli del lato oscuro del Natale - la piramide degli scatoloni di Robot Emiglio. Costa pure un sacco di soldi.

Voi però nel negozio ci andavate per cercare i Paw Patrol.

Non li ha promossi nessuno. Sono introvabili. Quando arrivate alla corsia giusta, tra l'oggettistica dell'orsetto Paddington e il merchandising di Peppa in offerta speciale da due anni, c'è il classico buco. Sono gli animaletti di Paw Patrol. Nessuno intendeva venderteli a Natale. Poi Cartoonito aveva un buco nel palinsesto e lo ha riempito con le repliche del simpatico cartone animato in cui i cuccioli forniscono servizi socialmente utili in cambio di crocchette.

E adesso Skye è introvabile.

Skye è la cucciola che pilota l'elicottero - è anche l'unica di cui si può desumere il sesso femminile (secondo me è femmina anche il dalmata pompiere, ma non è chiaro). Il lupetto poliziotto e il bulldog cantierista te li tirano dietro, ma Skye non si trova. Tutti i negozi di giocattoli di tre popolose province italiane. Amazon. Ebay. Niente. Santa Lucia non ce l'ha fatta, e ha passato la pratica a Babbo Natale. Babbo Natale ha chiesto alla Befana. La Befana ha proposto uno sconto sul robot Emiglio.

(E anche queste feste ce le siamo messe alle spalle. Sarà un grande 2016).

domenica 8 novembre 2015

L'anno che Valentino ha perso contro uno, boh, con una moto.

Fatevi passar la rabbia, perché meglio di così davvero non poteva andare. Valentino Rossi ha vinto nella sua carriera non so quanti mondiali di cui a me, e a milioni di persone come me, non è fregato niente.

Oggi invece ha perso, partendo in fondo allo schieramento a causa di una penalizzazione di cui si è parlato molto ma di cui non mi era fregato niente fino a oggi, quando ho visto Valentino Rossi risalire dieci posizioni senza farsi prendere dalla rabbia.

Quando poi l'ho visto perdere lo stesso ho sentito qualcosa; mi sono sorpreso a sperare che in questo periodo Valentino Rossi abbia risolto le sue pendenze col fisco, non solo perché per la prima volta nella vita ho tifato Valentino Rossi - non sarebbe la prima volta che tifo uno sportivo non irreprensibile - ma perché nei prossimi giorni mi potrebbe capitare di tirarlo fuori coi ragazzini, Valentino Rossi, come esempio di vita o perlomeno di carattere, come esempio di come certe volte si vince anche quando non si vince, e viceversa. Del resto domattina sarà difficile parlare d'altro.

Ma ho la sensazione che ne parleremo anche tra un anno, e tra dieci, e quando ormai nessuno si ricorderà più bene quanti motomondiali ha vinto Rossi, ma ci ricorderemo di quello in cui è stato in testa alla classifica fino all'ultima gara, e ha perso contro uno di cui nessuno si rammenta più il nome.

Io perlomeno me lo sono già dimenticato, e anche voi dovreste.

mercoledì 21 ottobre 2015

Assolto per non aver commesso un fatto interessante

Se Erri De Luca non va in galera, siamo tutti contenti. Se lui nel frattempo si richiama a Mandela e Gandhi, non si può fare a meno di notare che loro in prigione ci hanno passato degli anni, proprio perché incitavano alla rivolta contro regimi repressivi.

Se De Luca sostiene che l’Italia odierna sia un regime analogo; che il potere asservito al profitto rubi la terra e l’acqua agli abitanti; e che sia giusto pertanto ribellarsi e sabotare... se la pensa così, potrebbe persino aver ragione, ma a questo punto in galera dovrebbe volerci andare volentieri proprio proprio come ci entrava Gandhi; il quale mai si sarebbe spinto a cavillare, come l’avvocato di De Luca, sull’accezione più o meno estesa del termine "sabotare". Perché insomma, questo Stato repressivo che condanna uno scrittore per le sue opinioni, in Italia almeno da questa sentenza non risulta. De Luca ha fatto bene a difendersi, ed è comprensibile che festeggi: ma in cuor suo dovrebbe essere deluso.

Io invece sono perplesso. Sabotare un cantiere è un reato? Pare di sì. Incitare a commettere un reato non è istigazione a delinquere? Non in questo caso. Quando usciranno le motivazioni della sentenza, le leggerò. Per ora l'unica ipotesi che mi viene in mente è quella triste del buon senso; il giudice potrebbe aver concluso che nessuno al giorno d'oggi si arma di martelli e tronchesi per aver letto un testo di Erri De Luca. Più che l'innocenza di uno scrittore, la sentenza ratificherebbe lo scarso credito della sua professione, la letteratura.

mercoledì 15 luglio 2015

L'UE è un'enorme Padania

Che la vicenda greca sia stata una sconfitta per l'Europa può anche essere possibile; trovo più difficile considerarla una sconfitta della democrazia, colpita al cuore da tecnocrati, banchieri, economisti, eccetera. Scusate se da qui sembra proprio l'opposto: c'è fior di tecnocrati ed economisti che parla ormai da anni della necessità di condonare i debiti alla Grecia - del resto chi mastica un po' d'affari sa da sempre che la bancarotta fa parte del gioco del debito e del credito; per tacere della necessità geopolitica di non creare altre turbolenze nel Mediterraneo. Fosse stato per il Fondo Monetario Internazionale, o per i vertici Nato, i greci da questo tunnel sarebbero già fuori da un pezzo. Non è un malvagio ministro delle finanze tedesco a voler la Grecia fuori dall'Euro: è la maggioranza degli elettori tedeschi. E baltici. Se non carpatici. E questo, mi rendo conto, è uno choc.

Lo è almeno per molti della mia generazione, che guardavano all'Europa come all'orizzonte di fuga dal bassissimo livello della politica italiana. Per anni abbiamo invocato un'Europa che ci salvasse dalla grettezza dei parvenus leghisti, e oggi scopriamo che a nord della Padania non c'è necessariamente più welfare e libertà, ma una Padania altrettanto gretta e parvenue, moltiplicata per venti. La retorica contro il sud fannullone e parassita la conosciamo bene; l'ansia dei popoli appena approdati al benessere occidentale, che sospettano di poterlo perdere da un momento all'altro, non dovremmo faticare molto a capirla. A non volere un'Europa unita nella buona e nella cattiva sorte non sono tecnocrati e banchieri - ai quali anzi si può rimproverare di aver fatto un passo più lungo della gamba, mandando avanti una moneta unica nella speranza che creasse le premesse per qualcosa di più solido - ma gli europei. Non tutti, no, ma la maggioranza. Quella che in democrazia decide, ahinoi.

lunedì 13 luglio 2015

L'europistola alla parete

Di economia capisco poco, a differenza di tutti a quanto pare. Quello che sta succedendo purtroppo continua a sembrarmi ragionevole non già da un punto di vista finanziario (ci perderemo tutti) o men che mai strategico (sembra che abbia prevalso l'autolesionismo), ma ahinoi, narrativo. Il Grexit è la famosa pistola appesa alla parete nel primo atto, che nel secondo qualcuno fatalmente impugnerà, sennò che storia sarebbe. Non già i greci, che pure qualche tendenza suicida l'avevano mostrata, ma - colpo di scena - i tedeschi. Dietro di loro, gli europei più giovani e affamati, meno propensi a comprendere la tragedia di una nazione che ha vissuto per decenni al di sopra delle proprie possibilità.

Dire che questa è la fine dell'Europa mi sembra un po' ingiusto: per quanto l'ultimatum alla Grecia (75 anni dopo il nostro) possa risultare disastroso, è una delle scelte maggiormente condivise che i dirigenti europei abbiano preso. Si tratta semplicemente di un'Europa molto diversa da quella che avevamo immaginato: a trazione centrosettentrionale, con a disposizione ancora qualche serbatoio di manodopera sottosviluppata nelle nuove province ad est. Il mediterraneo avrebbe ancora un'importanza strategica, ma vallo a spiegare ai politici (e ai loro elettori). Vista dalle pianure baltiche, la Grecia deve sembrare un pastrocchio piccolo e sacrificabile.

L'Italia - si spera - sarà un'altra faccenda: però a questo punto possiamo aspettarci davvero di tutto. I nostri rappresentanti hanno seguito tutta la cosa con la consueta superficialità e mancanza di visione: ma prendersela con loro è già un morsicarsi i codini sulla via verso il mattatoio. Con questi tedeschi (e lettoni, e finlandesi, e slovacchi, ecc.) non ci avrebbe salvato un De Gasperi: Renzi evidentemente non lo è.

domenica 31 maggio 2015

È facile confonderli

Quindi quelli erano…
“La concorrenza”.
“I comunisti”.
“Una specie”.
“Non li immaginavo... così”.
“Erano giovani”.
“E niente bandiere”.
“Così è facile confonderli”.
“Avete visto cosa hanno fatto… mi hanno circondato e... hanno tirato fuori quegli affari”.
“Gli smartphones”.
“Proprio come se fossero i nostri. Non me lo sarei mai immaginato”.
“Che immaginava che sarebbe successo?”
“Non so. Un lancio di monetine. Una statuetta sui denti”.
“I tempi sono cambiati”.
“E invece sono venuti a farsi il selfie. Cosa sta succedendo?”
“Non se la prenda troppo, Presidente”.
“Domani tutti mi prenderanno in giro perché non so riconoscere la mia gente, mi daranno del vecchio rincoglionito. Ma cosa sta succedendo a loro? Perché non mi hanno cacciato via?”
“Erano giovani”.
“I giovani di solito erano i più incazzati. Possibile che io non faccia più paura?”
“Presidente…”
“Neanche un po’ di rabbia? Niente?”
“...È stato solo un misunderstanding, vedrà che domani dichiareranno di essersi incazzati tantissimo per la sua provocazione”.
“Forse sono davvero un vecchio rincoglionito”.
“No, Presidente, lei no…”
“Posso accettare di essere un vecchio rincoglionito. Ma resto lo stronzo di sempre, non è che se mi invito a casa vostra voi vi mettete in posa. Sono sempre il vostro nemico numero uno, v’ho battuto per vent’anni, non scordatevelo mai”.
“Non se lo scordano, Presidente”.
“È una questione di rispetto”.
“Siamo arrivati, Presidente”.
“Questi sono i nostri, quindi?”
“Questi sì”.
“Da cosa li distingue?”
“Più nokia che iphones”.

sabato 30 maggio 2015

Come democristiani avete ancora molto da imparare

Può persino darsi che Rosy Bindi sia la cinica manovratrice che dipingete, e che la pubblicazione nell’ultimo giorno di campagna elettorale di un elenco di candidati con pendenze giudiziarie (i cosiddetti impresentabili) sia un colpo basso contro Renzi. Perché no.

Un'accusina da niente
Dopo tanti anni di tiro alla Bindi, l’accusa di machiavellismo è almeno qualcosa di nuovo. Il punto è che, subdola o meno, la Bindi non ha fatto altro che recepire le direttive votate all’unanimità dal parlamento: potrà anche far male come un colpo basso, ma è stato un colpo regolare. Invece a strepitare su twitter che non si fa così, che non è giusto, che non è bello, cosa si ottiene? Magari sbaglio, ma vista da lontano la scena di Scalfarotto e Faraone che danno lezioni alla presidente della Commissione Antimafia non è proprio quella che mi aspetterei da un partito che domani si gioca un appuntamento elettorale importante. Sul serio non è giusto, non è bello, informare i cittadini che il tal candidato è stato rinviato a giudizio?
Faraone ci spiega a cosa non serve
la Commissione Antimafia.

Il renzismo vi tira fuori il peggio. C’è un tipo di arroganza che il vostro boss si può permettere - è il suo stile, e poi davvero il boss è lui - che trasferita ai sottoposti suona terribilmente falsa. Lui peraltro ci aveva anche provato, a minimizzare la cosa. Si vede che un po’ di scuola DC l’ha frequentata: che l’idea di lavare in casa i panni sporchi in casa non gli è aliena. Voialtri invece boh, sembrate una compagnia di quarantenni al ristorante che si fomentano tra loro.

giovedì 28 maggio 2015

Il ministero che vuole più Microsoft a scuola (e chi paga?)

Egregio Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca:

sono un docente che ogni anno partecipa alle rivelazioni Invalsi. Ogni anno sono tentato di protestare pubblicamente per il fatto che il MIUR continui a usare Microsoft Office. Un prodotto costoso (e deperibile) che non offre a docenti e funzionari nulla che non sia possibile fare con prodotti più leggeri e, soprattutto, gratuiti. Poi ogni anno la stanchezza prevale.

Le scrivo perché ho scoperto che il 15 maggio ha stipulato un protocollo di intesa con la Microsoft, che prevede “percorsi formativi rivolti ai dirigenti scolastici su tematiche relative alla didattica e alla gestione delle risorse”, e per i docenti “una serie di incontri di formazione sulle tematiche dell'innovazione nella didattica”, il tutto a “titolo gratuito”: e ci mancherebbe che la Microsoft volesse pur esser pagata, per entrare nelle scuole a pubblicizzare i suoi prodotti.

Egregio Ministro, noi non abbiamo bisogno di lezioni gratis su come usare programmi costosi e deperibili. Avrebbe più senso qualche lezione su come usare altri programmi, che fanno tutto quello che fa Microsoft Office, però gratis. Per una formazione del genere varrebbe persino la pena di pagare: e sarebbe comunque un investimento.

Un tempo la Microsoft era lo stato dell’arte del software. Oggi è un marchio prestigioso che ti imbottiglia l’aria che respiri e prova a vendertela. Mi spiace che ci sia cascata: in ogni caso nelle mie classi quella roba lì non entra più. Saluti.

mercoledì 27 maggio 2015

Un voto utile (non a Matteo Renzi)

È dai tempi in cui era solo un sindaco di belle speranze che Renzi propone di vincere sfondando al centro: conquistando elettori moderati e delusi da Berlusconi. Non è che l’idea non abbia un senso, soprattutto nel momento in cui B. tramonta dopo aver divorato tutti i suoi più plausibili eredi. Però a questo punto almeno la manfrina sul voto-utile-a-sinistra ce la potrebbero risparmiare. Se vuoi piacere ai liberisti all’amatriciana, e per farlo vari riforme liberiste all’amatriciana, magari al centro sfondi, ma ti scopri al bordo. Non lo sapevano i renziani che sarebbe andata così? Lo sapevano: ma attaccare l’autolesionismo a sinistra è una di quelle classiche cose che funzionano sempre. Berlusconi ci ha campato 20 anni; normale che abbia degli emuli.

Per quel che conta, ho sempre creduto al voto utile (o meglio: non-idiota). Ho sempre notato che chi col suo voto cercava di punire un centro-sinistra troppo tiepido, otteneva puntualmente il risultato opposto, un ulteriore intiepidimento. Ma stavolta? Più in là in quella direzione non credo che Renzi possa andare. A questo punto il margine di manovra è più a sinistra che a destra. Quanto agli avversari, non sono mai stati così deboli e divisi. Berlusconi non è più la belva in grado di approfittare di ogni minimo vantaggio, ma finché resta lì fa ombra a qualsiasi germoglio di futuro: ritardarne la caduta potrebbe quasi avere un senso tattico (detto questo, io Toti non lo voterei mai. O liguri, fate un po’ voi, io mi fido).

martedì 26 maggio 2015

Renzi è in crisi, o è solo quello che vogliamo sentirci dire?

Il momento in cui Renzi spiega che la Liguria non è un “caso nazionale” è probabilmente poco successivo al momento in cui un sondaggio riservato comincia a dirgli male. Ugualmente, l’idea che la Liguria sia la sua "ultima spiaggia" mi sembra un po’ forte. Non sarà l’esigenza giornalistica di individuare svolte del destino anche dove c’è una banalissima rotonda? Non dovesse vincere al primo turno, la Paita passerà al secondo in assoluto, otterrà la maggioranza relativa; e dopo qualche giorno non farà più nessuna differenza. Anche l’enorme astensione in Emilia sembrava dover aprire una discussione, subito chiusa perché progetti credibili alternativi a Renzi, fuori o dentro del Pd, per ora non ce n’è.

Non ce ne sarebbero neanche se invece di vincere per 6 regioni a 1, come prometteva qualche tempo fa, o per 4-3, come dice oggi, il Pd risultasse sconfitto. Poco credibile: ma i sondaggi tendono a illudere gli sconfitti negli ultimi giorni; è una tendenza mondiale (vedi UK). Più che a prevedere i risultati, ormai servono a creare suspense.

Alla fine basta scegliere tra tante rilevazioni quelle che insistono a vedere un testa-a-testa finale: non le più attendibili, ma le più intriganti per i lettori. Poi si vota davvero e le maggioranze silenziose (e timide) si dimostrano più prevedibili. Che il blocco sociale coagulatosi intorno a Renzi si stia già squagliando mi pare discutibile, ma ne so meno del più piccolo dei sondaggisti, che è impossibile che sbagli sempre. Dal punto di vista statistico, almeno.

lunedì 25 maggio 2015

Podemos e la generazione invisibile (in Italia)

È normale che oggi la sinistra italiana guardi a Podemos, come era normale che guardasse a Syriza ieri; mi chiedo lo stesso se questo affannoso voltarsi qua e là in cerca di modelli vincenti non sia un equivoco. Ieri il futuro doveva arrivare dalla Grecia, oggi dalla Spagna; e se invece fosse già passato, e non ce ne fossimo accorti? Se Podemos e Syriza nascono a sinistra ma attraggono fette di elettorato diverse, profittando di un diffuso sentimento anti-austerity; se mettono in crisi il bipolarismo tradizionale, forse il Podemos italiano c’è già stato, e non è passato così inosservato: era il Movimento Cinque Stelle.

Certo, Grillo non è Iglesias. Il primo viene dalla tv e, moderno San Paolo, una volta convertito alla politica dal basso ha emesso una fatwa contro il satanico strumento che pure lo ha reso un volto noto a tutti. Il secondo viene da quella galassia dei movimenti che 14 anni fa protestava a Genova: ha scritto una tesi sui Disobbedienti e fatto un po’ di carriera accademica mentre si faceva conoscere come conduttore e opinionista in tv. Vista da qua la Spagna sembra un’oasi serena, dove l’accademia non è vista con sospetto, e la tv non seleziona urlatori ma leader intelligenti e affabili. E torniamo all’eterna domanda: cos’è andato storto da Genova in poi? se al governo c’è un venditore di pentole, e all’opposizione un vecchio comico stanco, sarà colpa di quei due o di un’intera generazione che in dieci anni non si è fatta viva con leader, con progetti, con qualcosa?

domenica 24 maggio 2015

L'Arcigay che si boicotta da sola

Oggi, mentre in Irlanda i gay festeggiano la vittoria del referendum sul matrimonio, l’Arcigay chiede a iscritti e simpatizzanti di evitare alcune località del lago di Garda, ree di ospitare i raduni delle Sentinelle in Piedi. È un gruppo di estrazione cattolica (ma anche qualche islamico pare sensibile al messaggio omofobo) che prega nelle piazze contro aborto e matrimonio gay.

La Minaccia Omofoba.
Non essendo numerosi né rumorosi, nessuno se ne accorgerebbe, se i loro avversari non cadessero ogni volta nello stesso trabocchetto, protestando contro di loro in modo più o meno molesto, e trasformandoli nelle vittime che essi pretendono di essere. L’invito dell’Arcigay al boicottaggio è un autogol esemplare: che avranno mai fatto di male ristoratori e commercianti di Desenzano o Salo; di quale reato omofobo si saranno macchiati, se non sono riusciti a impedire a qualche decina di tranquilli fanatici di trovarsi in piazza? Che dovrebbero fare da qui in poi per evitare ritorsioni: chiedere a sindaco o prefetto di impedire una libera manifestazione?

Nei libri si leggerà che in Italia il matrimonio gay arrivò in ritardo rispetto agli altri Paesi dell’Europa occidentale. Gli storici spiegheranno il fatto con l’influenza del Vaticano. Con un po’ di fortuna passerà inosservata l’insipienza dall’Arcigay, che mentre i gay irlandesi vincevano un referendum, se la prendeva coi commercianti di località turistiche assai più gay friendly della media, perdendo tempo in zuffe da cortile con quattro bigotti.

In Italia si chiacchiera, in Irlanda ci si sposa

La repubblica d'Irlanda ha legalizzato le “attività omosessuali” nel 1993: prima costituivano reato. Nel 2010 è stata varata una legge che introduceva le unioni civili anche tra coniugi dello stesso sesso; nel ‘15 queste unioni sono state quasi equiparate al matrimonio; da oggi i gay irlandesi possono sposarsi. È stata un’evoluzione rapida, ma graduale. Questa gradualità è un aspetto importante: la legge del ‘10 magari era insoddisfacente, ma ha consentito a tante coppie di uscire allo scoperto e mostrare la propria normalità. I cittadini, cattolici e no, hanno potuto osservare le coppie gay, si sono resi conto che non costituivano nessuna minaccia sociale, e in capo a cinque anni le hanno accettate e istituzionalizzate.

In Italia che abbiamo fatto per tutto questo tempo? Ne abbiamo discusso. Neanche molto in verità, visto che favorevoli e contrari alle unioni gay sembrano refrattari a qualsiasi compromesso. Eppure tre anni prima degli irlandesi, nel 2007, si discuteva alla Camera dei DiCo: una proposta che non piacque nemmeno a diversi esponenti gay: troppo tiepido, bisognava ottenere di più. Magari tutto. O niente. Non si ottenne niente. Sono passati 8 anni e le coppie gay, in Italia, continuano a non godere di nessun riconoscimento. Ora, con calma, arriverà in parlamento il ddl Cirinnà: e chi non voleva farsi riconoscere qualche diritto da Rosy Bindi, cercherà di ottenerli da Giovanardi. Spero che malgrado tutto ci riesca: è già molto tardi.

sabato 23 maggio 2015

La Card di Lodoli, la sconfitta di Baricco

È come se per Lodoli il prof migliore non fosse quello che si aggiorna professionalmente, bensì colui che nutre la sua mente con libri e spettacoli teatrali. Occorre perciò sollecitarlo in tal senso, corrispondendogli parte del salario in sconti su libri e biglietti e non in denaro (col quale rischia di saldare insulse bollette, invece di elevarsi sul piano culturale). Più che un premio agli insegnanti, la card sembra un’idea per assicurare un indotto minimo a scrittori e teatranti. Lodoli al mattino insegna e la sera scrive e forse pensa: non sarebbe un mondo migliore se i miei colleghi al mattino insegnassero e la sera mi leggessero?

Mi spiace che alla corte di Renzi abbia vinto lui e perso Baricco, pur così applaudito alla Leopolda. Non per il valore letterario, ma perché B. vedeva il problema in modo diametralmente opposto, e un giorno osò scriverlo: basta aiuti al teatro, investiamo tutto nella scuola e nella tv. Inutile foraggiare prodotti culturali di nicchia, se a scuola alleviamo analfabeti; il teatro rinascerà quando e se scuola e tv produrranno cittadini in grado di apprezzarlo. Mi pareva l’unica proposta logica, ma alla Leopolda Baricco non la portò (non ne ebbe il coraggio?) Ha vinto il modello-Lodoli, che insiste a vedere nella classe docente non un insieme di lavoratori che deve adeguarsi a determinati standard professionali, bensì una casta intellettuale che celebra la propria identità andando a teatro, leggendo libri: “cultura”, insomma in senso antropologico.

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