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mercoledì 4 marzo 2026

La scuola dei cattivi influencer


Non è facile, la vita da influencer. È un concetto che cerco di trasmettere, per quanto posso, ai miei studenti – spesso ancora convinti che migliaia di visualizzazioni su youtube o tiktok si traducano in denaro contante. Ma credo che quello che davvero li affascina sia l'impressione di assoluta individualità che l'influencer comunica: nessuno come lui sembra dare la sensazione di avercela fatta da solo – per quanto la loro popolarità si regga su quei like, quei commenti che non smettono di chiedere a chiunque passi di lì. Che sia questo il motivo per cui delle loro parabole ci interessa, sempre più spesso, la fase discendente? Perché a un certo punto gli influencer precipitano, ormai si è capito: a quel punto la solitudine, che li aveva resi più leggeri e dinamici nella fase di decollo, impedisce loro di attivare un minimo di rete di protezione, qualcosa che attutisca la caduta. I like diminuiscono, i commenti cominciano a inacidirsi, ma noi siamo ancora lì a guardarli: il disastro sociale fa parte dello spettacolo, per alcuni ne è la degna conclusione. L'influencer di cui più si parla in questi giorni è un insegnante, che sembrava aver conciliato la sua vocazione di docente di fisica con l'attività di divulgatore sui social, finché non abbiamo scoperto che no, le due cose non si conciliavano affatto; che il suo impero di like era stato costruito sullo sfruttamento degli studenti, fortemente invitati (se non proprio costretti) a commentare e apprezzare pubblicamente i video in cambio di buoni voti. Del resto non siamo più negli anni Dieci: gli algoritmi sono sempre più spietati, nessun like è gratis, ogni visualizzazione va sudata, la lotta per l'engagement non ha pietà di nessuno ed evidentemente nemmeno della deontologia professionale. Anche a scuola del resto la situazione è sempre più tesa: agli insegnanti viene chiesto di tenere una posizione di “magister” che non si traduce in prestigio sociale né in vantaggio economico; l'unico strumento che hanno in mano è il voto, e possono essere tentati di usarlo per forzare gli studenti, se non proprio per minacciarli.

Questa potrebbe essere la triste morale della storia – eppure qualcosa non torna. Possibile che tutto si scopra soltanto ora? Un docente/influencer è una persona divisa tra due mondi, entrambi esposti all'attenzione del pubblico: se come influencer devi piacere ai tuoi spettatori, come insegnante hai a che fare con studenti, genitori, colleghi, dirigente. Quest'ultimo in particolare non poteva ignorare che il docente adoperasse le aule della sua scuola per girare i suoi video durante le ore di lezione. Come racconta un'ex studentessa, a volte semplicemente l'influencer portava una classe in laboratorio perché 'doveva' fare un determinato video: e gli studenti gli servivano come claque, anche se l'argomento non era in programma. Ma in una scuola non ci si comporta così, se non si può contare sulla complicità di colleghi e superiori. 

È questa forse la parte della storia fin qui meno studiata. Forse perché configge con l'idea dell'individuo solo contro tutti: no, almeno in questo caso non è andata proprio così. Non si trattava di un docente che nel suo tempo libero faceva l'influencer, ma di un docente che con la sua attività di influencer reclamizzava il proprio istituto: al punto che dirigente e colleghi non ritenevano necessario obiettare al fatto che realizzasse i suoi video nell'orario e nel luogo di lavoro. Grazie a lui la scuola aveva aumentato le iscrizioni e attirato stanziamenti; grazie a lui a quanto pare si erano potuti allestire dei laboratori. Non è poi così strano che pretendesse dall'istituto l'acquisto di tot copie del suo libro (perché malgrado tutti i like e gli engagement, molto spesso gli influencer monetizzano con la carta stampata). Possiamo senz'altro raccontare la sua storia come l'ennesima parabola dell'eroe solitario che crede di aver trovato un sistema di navigare sull'attenzione del pubblico, finché non sottostima i suoi limiti e ne finisce travolto: non c'è dubbio che sia una bella storia, e istruttiva. Ma forse stavolta vale la pena di allargare l'obiettivo, e di osservare il sistema in cui un insegnante è stato usato da un istituto scolastico – che ne ha sfruttato la disponibilità a diventare un personaggio mediatico, magari anche la vanità – per farsi pubblicità, per portare più genitori agli open day, per aprire qualche classe in più a settembre e avere qualche diplomato in più da sfoggiare a giugno. 

Per quanto possa sembrarci un po' mostruoso, l'insegnante/influencer può essere l'esito del paradosso in cui si trovano gli istituti scolastici dal momento in cui qualche riformatore che veniva dal mondo aziendale ha pensato che fosse sensato metterli in competizione, come squadre o appunto, aziende private. Ma il manager di un'azienda (o di una squadra) può scegliere i suoi dipendenti; il dirigente di un istituto pubblico no. Per convincere genitori e studenti di avere un team migliore, deve inventarsi qualcosa, deve insistere sui progetti, sull'innovazione e tante altre cose che non sempre sono belle parole, anche se la retorica degli Open day sembra sempre più simile a quella delle fiere campionarie. E in una situazione del genere anche il docente/influencer, invece che un problema, può diventare una risorsa. Ora che è precipitato, ovviamente, ce la prenderemo tutti con lui. Ma qualcuno l'ha pur lanciato. E domani avrà bisogno di inventarsi qualcos'altro, di lanciare qualcun altro. 

venerdì 22 agosto 2025

XI. Non desiderare la fotografia degli altri


– Io la famosa pagina FB sulle mogli non l'ho vista (e quindi non dovrei parlarne). Non per un sussulto di moralismo; è proprio che non mi andava di vederla. Ci sono posti su internet dove vado molto volentieri: una pagina del genere non è tra i primi mille. Non ho il fetish per le foto rubate, non ho il fetish per i mariti arrapati, o per i cuck (che mi intristiscono), non ho il fetish per le pagine trash, ho abbastanza autostima da non avere bisogno di titillarla con lo spettacolo di chi sta peggio; non ho il fetish per il moralismo che potrei esprimere per l'occasione, insomma è tutto un insieme di cose che non mi attira quanto la Bibliotheca Sanctorum o i video dei cani che saltano nei corridoi. Ma vi garantisco che sono comunque una persona orribile, adesso per esempio scriverò un pippone ispirato a una pagina fb che non ho nemmeno visto, perché? Evidentemente ho questo specifico fetish.

– Senza averla vista, sono disposto a scommettere che il 95% dei contenuti non fossero immagini di mogli rubate alla loro insaputa, bensì foto saccheggiate qua e là, un po' di AI per i grulli che ci cascano, meme idioti ecc. Perché ne sono abbastanza sicuro? Perché è un gruppo di Facebook, e su Facebook tutto è così – se apri una pagina di barzellette, il 95% le copierà, ora, è più facile fregare un video alla congiunta o inventarsi una barzelletta? Io gestisco una pagina di santi del calendario, e il 95% vi garantisco è copiato ma mica da adesso, gli agiografi hanno iniziato a copiarsi nel III secolo.

– In particolare fatico a credere che un algoritmo addestrato a riconoscere i capezzoli femminili (non maschili!) anche sul vassoio di Sant'Agata abbia lasciato filtrare immagini particolarmente compromettenti, ma consentiamo che ci fossero. Il revenge porn in Italia è un reato, se incappate in roba del genere dovreste segnalarla all'istante sia ai gestori del network, sia alla polizia postale. Se invece decidete di diffondere indiscriminatamente la notizia che esiste questo tipo di pagina, non state realmente aiutando le vittime di revenge porn. State diffondendo un allarme sociale, che è un'altra cosa. Forse avete un po' il fetish dell'indignazione, e chi sono io per giudicarvi; ma se davvero pensate che lì dentro stiano avvenendo delle 'violenze a distanza' (ho letto questa espressione), chiamare altra gente ad assistere a questo tipo di violenze non è esattamente la cosa più rispettosa delle vittime. 

– Anche stavolta mi capita di notare questa cosa, che c'è gente convinta di poter essere violentata in effigie. A me sembra assurdo, insomma per quanto possa essere fastidioso scoprire che qualcuno concupisce le nostre immagini, una violenza sessuale mi sembra infinitamente più invasiva e dolorosa – ma non ho più la pretesa di convincere chi ci crede. Tutto sommato è una reazione istintiva che ci accomuna ai famosi indigeni che non volevano essere fotografati (in certe situazioni si è poi scoperto che non volevano essere fotografati gratis, cioè se vuoi la mia anima almeno fammi un prezzo). Non posso non notare che questo tipo di ragionamento (o di istinto), una volta elevato a sistema non potrebbe che condurci al divieto assoluto di riprodurre forme umane, e magari a un tipo di abbigliamento molto prudente che in effetti dall'Afganistan sta tornando di moda. Questa cosa che si potrebbe arrivare a un regime proibizionista e oscurantista per via matriarcale e non patriarcale un po' mi attizza, ma solo perché ho un fetish per i paradossi (e chissà se in passato non ci siano state civiltà completamente fasciate e sessualmente segregate, che abbiamo prese per patriarcati mentre invece...)

– Una tentazione proibizionista è sempre serpeggiata tra i movimenti femministi. Negli USA, appena le donne riuscirono a votare e a mandare qualcuno in parlamento, inaugurarono il proibizionismo (non funzionò molto); in Italia chiusero le case chiuse (a qualcosa è servito, se ne potrebbe parlare a lungo, comunque la prostituzione esiste ancora). Gira che ti gira, il desiderio maschile è un problema, a qualcuna risulterà IL problema, che può ispirare opzioni repressive. Il meme ormai frusto del "Not all men", alla fine allude a questo: un uomo fa presente (di solito in modo scomposto) che almeno lui può convivere con le proprie pulsioni senza essere un criminale, qualcuna le risponde che non è vero, sarà comunque un criminale in potenza e questo è già un rischio intollerabile.

 – Non credendo nel prossimo avvento di una dittatura matriarcale oscurantista, non mi sento tuttavia di escludere che prima o poi un'ondata femminista non si ritrovi a suo agio nel golfo di qualche comunità reazionaria, irresistibilmente attratta da una comune ostilità verso le pulsioni – almeno quelle maschili. Quella che chiamiamo cultura occidentale, una crosta molto sottile su un'irrazionalità in perenne tumulto, da qualche decennio sta sperimentando una proposta freudiana: proviamo a gestire i nostri desideri senza reprimerli troppo. Dove c'è tutto questo Id, proviamo a metterci più Ego: chissà che discutendone tutti assieme, sin dalla scuola dell'obbligo, e moltiplicando l'attenzione dei presidi medici e delle forze dell'ordine, chissà che non si possa vivere la sessualità in un modo più libero dei nostri bisnonni... No, ci dicono i talebani: non possiamo farcela. I desideri sono troppo distruttivi, serve più disciplina, servono steccati, proibizioni. No, ribadiscono le femministe: non sta funzionando, i femminicidi non calano – in realtà un po' calano – sì, ma non è abbastanza, e là fuori c'è ancora gente che si masturba guardando foto di persone che non hanno dato il loro consenso – oddio, se è tutto quello che fanno non mi sembra poi così grave – non ti sembra così grave? Sei un mostro.  

– Nel 5% di immagini realmente 'rubate' ci sarà pure una lieve percentuale di immagini che una donna si è lasciata scattare perché si fidava del partner. Immagino che molti, quando si scandalizzano della pagina, si scandalizzano di questa cosa, che effettivamente è la versione social dell'adulterio. Ora, il senso di certi comportamenti (non solo erotici) sta nei rischi che comportano: così come nessuno si allenerebbe a fare capriole in bicicletta se non ci fosse il serio rischio di paralizzarsi o morire, così il senso di lasciarsi fotografare in pose discinte da un partner sta proprio nel rischio che quest'ultimo si riveli uno stronzo. In una società in cui metà dei matrimoni si interrompono abbastanza presto, i video discinti sono prove di fedeltà molto più impegnative degli anelli di platino: 'fotografami pure' significa "puoi gestire la mia immagine, farne quello che vorrai, anche se so che non ne farai nulla di male perché mi fido di te, così come tu puoi fidarti di me perché ora possiedi la cosa più socialmente preziosa, e nel caso impossibile, assurdo in cui io ti tradissi, tu potresti disonorarla in pubblico, rendendomi per sempre reietta ai miei simili". Contro questa cosa, noi sul piano legislativo abbiamo varato misure precise anti-revenge-porn; sul piano educativo stiamo spiegando a tutti gli adolescenti che concedere immagini è sbagliatissimo, così come in generale fidarsi dei propri coetanei e (ahinoi) dei propri sentimenti nei loro confronti. Possiamo fare di più, senza sciogliere bromuro negli acquedotti, senza imporre burqa alle passanti, senza vietare l'internet? Probabilmente sì: possiamo sempre fare qualcosa di più, ma non credo che questo "di più" abbia a che vedere con gli allarmi sociali estivi. 

martedì 4 giugno 2024

Quirino che chiese di affondare, anzi no

4 giugno: San Quirino di Sciscia (Siszeck), martire (III-IV sec.)

By Berthold Werner, CC BY-SA 3.0

Se per un po' è sembrato che Internet potesse diventare la Biblioteca di Alessandria – l'archivio di tutte le cose che sappiamo o crediamo di sapere – ormai dobbiamo accettare che sia diventato la Biblioteca di Babele: un enorme corpus di testi che potrebbero persino avere senso, e forse un tempo l'avevano, ma poi è intervenuta una specie di Intelligenza Artificiale abbastanza intelligente per ricombinarli come se volessero dirci qualche cosa, ma non abbastanza per verificare se fosse qualcosa di vero. La maggior parte in ogni caso è pubblicità di cose che molto spesso nemmeno esistono; all'inizio servivano soltanto a infastidire il lettore e convincerlo a passare a una versione a pagamento di un servizio che non comunque non funziona più da anni. 

Di San Quirino comunque sopravvive ancora in qualche vecchia pagina web – ma di quelle vecchie davvero, con gli sfondi marmorizzati, le tabelle htm style e ancora le sottolineature blu sotto i link, ricordate? No, tutto questo ormai vi è più remoto di un manoscritto medievale, perché quelli li potete googlare, mentre il vecchio web degli anni Novanta ora dov'è, perduto come lacrime nella pioggia – ma dovevo parlare di San Quirino, ebbene, di lui sopravvive ancora in qualche vecchia pagina web la voce che lo riguardava su una versione del Martirologio Romano che non è quella attuale (edizione del 2004? del 2001?) Questa voce è così breve che la posso riportare senza troppa paura di annoiarvi:


In una versione più recente del Martirologio, sempre tra i santi del 4 giugno, si legge così:
A Szombathly in Pannonia, nell’odierna Ungheria, passione di san Quirino, vescovo di Siszeck e martire, che sotto l’imperatore Galerio, per la fede in Cristo fu precipitato nel fiume con una pietra legata al collo.

E dunque cos'è cambiato? come si sta evolvendo la martirologia ufficiale? Aumentano i riferimenti geografici: accanto a Siszeck di Croazia ora è menzionata anche Szombathly, oggi in Ungheria (l'antica Savaria, che tra l'altro rivendica anche i natali di Martino di Tours). Meno rilievo invece è dato agli aneddoti miracolosi, qui del tutto sacrificati, forse anche perché un santo che "impetrò Dio di affondare" può lasciare perplessa la sensibilità dei fedeli moderni: non si chiede mai a Dio di morire, anche quando si sta affogando già da parecchio tempo e tutto quello che si poteva fare per rendere testimonianza è stato fatto. Sarebbe eutanasia, e il cristiano moderno deve avere orrore per l'eutanasia, molto più di quanta probabilmente ne provava Prudenzio. Dal martirologio è poi sparito il riferimento a un omonimo Quirino di Tivoli, che si festeggia sempre il 4 giugno e da sempre è considerato lo stesso santo, le cui reliquie sarebbero arrivate a Tivoli da Szombathly già nel V secolo. Oggi riposano a San Giuseppe in Seregno, provincia di Monza e Brianza.

Se invece chiedo a Chat Gpt, lui mi risponde che:
Durante le persecuzioni dei cristiani sotto l'imperatore Galerio, Quirino fu arrestato e condannato a morte per la sua fede. Fu gettato nel fiume Raab (oggi il fiume Rába in Ungheria) con una pietra al collo e morì per annegamento.

Wikipedia invece dice che fu gettato nel fiume Perint, che in effetti passa da Szombathly. E in generale credo più all'intelligenza umana di Wiki che a quella artificiale di ChatGpt, che prende spesso solenni cantonate. Ma tra un po' i collaboratori di Wiki cominceranno ad attingere sistematicamente informazioni da ChatGpt, causando referenze circolari che renderanno impossibile documentarsi di qualcosa su Internet. A questo punto non saprei nemmeno più dire se sia un problema. Cioè, capitemi, Internet è stata fantastica, ci ho vissuto per quanti anni, trenta? Il posto più interessante dove sia stato. Ma non era previsto che durasse per sempre, quello che la rendeva fantastica era proprio una serie di difetti strutturali che la condannavano a diventare col tempo la Babele inanimata che è adesso. Per fortuna che nel frattempo non abbiamo bruciato tutte le biblioteche. 

sabato 12 agosto 2023

Lo stato dei social (agosto 2023)

 Ok allora ricapitolando:

– Non fa affatto caldo, e anche se invece fa caldo comunque il riscaldamento globale non esiste, e se esiste comunque è colpa del sole, gli uomini non c'entrano niente, e se c'entrano comunque è responsabilità degli uomini cinesi, degli indiani, mica nostra, sono loro che devono fare qualcosa, e se fanno qualcosa comunque non è abbastanza, ecco perché fa caldo.

– Le auto elettriche, tu poveretto credi che non inquinino, perché non ti sei ancora chiesto da dove prendono l'elettricità, ebbene la prendono da centrali ottocentesche che vanno a carbone e i vagoni del carbone li spingono a mano i bambini ottocenteschi.

– Se spendi 50 euro di carta, poi qualcun altro spende sempre quei 50 euro di carta; invece se usi la diabolica carta di credito, le banche intascano commissioni su commissioni su commissioni che alla fine della giornata i 50 euro li hanno raccattati su loro, insomma è un complotto delle banche per farsi pagare i servizi, non usare la diabolica carta di credito, a proposito sono cento euro o centotrenta con fattura.


– La sinistra mondiale è in combutta con la Mattel, George Soros e Netflix per omosessualizzarci tutti, in tal modo si ridurrà la popolazione e verremo più facilmente invasi dai barbari, non è successa la stessa cosa con l'impero romano? ah no? perché a quel tempo ancora la Mattel non vendeva bambolotti di plastica, inoltre il diabolico colore rosa non era ancora stato inventato.


– I barbari se ne starebbero anche a casa loro, purtroppo Soros e altri agenti demoniaci pagano le ONG per andarli a prendere con il Pull Factor, che è una specie di pulmino del mare.


– Il covid ormai si è capito, ci sono gli studi di studiosi di fama internazionale, che è stato tutto un complotto della tachipirina ai danni del brufen, ovviamente sponsorizzato da Soros che non perde un'occasione per ridurre la popolazione eterosessuale. Per fortuna i portuali di Trieste, coadiuvati dai runner e col decisivo interessamento di Agamben, hanno sventato anche questo complotto, comunque i morti per il caldo di cui sentite parlare sono in realtà morti per i vaccini, siccome in realtà non fa caldo (vedi punto 1). 


– Gli ucraini non esistono, sono un'invenzione degli americani per mettere in difficoltà i valorosi russi, in realtà si tratta di nazisti che hanno bombardato ininterrottamente il Donbass dal 2010 in poi malgrado fosse un loro territorio, tanto che i russi si sono sentiti di dover intervenire, e in questo modo si sono trovati incastrati in questo guaio malgrado Putin sia un geniale leader e diplomatico e stratega.


– Greta Thurnberg è brutta e antipatica. Elly Schlein è antipatica e brutta. In generale tutte le donne che dicono qualcosa, se vai a vedere, sono brutte o lo diventeranno, e sempre antipatiche. Le donne dovrebbero essere più belle e simpatiche e disponibili nei nostri confronti, e invece ci tradiscono coi criptogheis che le portano a vedere i film della Mattel, e poi si lamentano del patriarcato, ma quale patriarcato, dov'è questo patriarcato quando abbiamo voglia di sc

– Malgrado tutti i punti di cui sopra si possano facilmente trovare tra i contenuti di qualche giornale di destra, e nei discorsi elettorali dei politici di destra, chi li sparge su facebook non è assolutamente di destra e quei giornali manco li legge, ci mancherebbe, chi dice queste cose è sempre un libertario "contro il coro" (che per una pura coincidenza è il sottotitolo del Giornale di Berlusconi) e nemico giurato del "mainstream". L'ipotesi di trovarsi a vivere in una bolla in cui anche se non leggi il Giornale ormai stai leggendo soltanto gente che lo legge è assolutamente da scartare.

... direi che per ora è tutto, la retorica della destra sui social in sostanza è questa cosa qua. Di grilli commestibili improvvisamente non si sente più parlare, ma potrebbe semplicemente essere un effetto di saturazione. Altri complottismi (scie chimiche, Ufo) sono ancora un po' borderline (ma stanno prendendo piede). Ponte sullo Stretto e Riapriamo le centrali nucleari sono argomenti meno condivisi, anche perché chi li spinge non è abbastanza trucido e continua a commissionare contenuti pseudotecnici, come se qui dentro ci fosse gente che si fa convincere dai dati.

sabato 20 maggio 2023

Verso il Grande Ventilatore



Di due perturbazioni potrei parlare. La prima è qua fuori, la più inquietante a memoria d'uomo: ha allagato la Romagna e se ha risparmiato – fin qui – la mia terra è quasi per caso (il mio comune è appena uscito dalla zona rossa, forse ci rientra). L'altra è la tempesta di merda scatenata da un breve intervento di Christian Raimo. La prima mi angoscia, mi deprime, non so se ne parlerò mai; la seconda è quasi una sciocchezza, continuerò a parlare di sciocchezze mentre sprofondo in fango e muffa, ma uno deve parlare di quello che conosce. 

Una tempesta di merda è sempre interessante in quanto choc culturale: una persona scrive qualcosa che dal suo punto di vista non si discosta molto dalle cose che scrive abitualmente. Questa cosa, inserita nel contesto in cui la scrive, presentata al pubblico abituale, ha perfettamente senso e anche quando è controversa può suscitare al massimo un'animata discussione: che è poi il motivo per cui sui social non usiamo tutta la prudenza con cui ci difendiamo in altri ambiti pubblici. Un po' di pepe lo sai che è necessario, senza un po' di polemica non ti legge neanche la mamma (ciao mamma). La tempesta di merda, se ne avete viste, è un'altra cosa. Qualcosa che hai scritto improvvisamente sbalza fuori dal circolo abituale, attirata da un'energia oscura che la guida verso il Grande Ventilatore. Improvvisamente centinaia di perfetti sconosciuti vengono a insultarti: tra di loro c'è persino gente che ha argomenti sensati perché, alla fine il tuo piccolo contenuto, completamente ritagliato ed estrapolato dal suo contesto, è davvero discutibile. Che un'emergenza ambientale con morti e feriti e centinaia di case allagate si possa liquidare in tre righe è odioso. E allo stesso tempo, Raimo non stava liquidando un bel niente: le tre righe che ha scritto non sono diverse da quelle che ha scritto altre volte, con più tempo e più spazio, o che hanno scritto altri ideologicamente affini ma anche più competenti sull'argomento. Il motivo per cui ha scritto tre righe è proprio che nel suo contesto, di fronte al suo pubblico abituale, quelle righe bastavano. Chi leggeva sapeva già di cosa si parlava: esaltazione della motoristica, turistificazione selvaggia, allevamenti intensivi, sono tutte definizioni che rimandano a lunghi discorsi già fatti e dati per acquisiti, in un circolo neanche così ristretto. 


Il contenuto però è uscito dal circolo, e fuori dal circolo no, quel che scrive Raimo è scioccante e inaccettabile. Vale la pena filtrare gli insulti più o meno prevedibili, i Vai-a-spalare-il-fango (scritti da gente che, voglio sperare, aveva appena posato la pala per un rapido coffee break), il campanilismo bieco, quei discorsini sull'eccellenza regionale che chi ha vissuto il terremoto ricorda con un certo fastidio, eccetera. Al netto di tutto questo, un sacco di brava gente è semplicemente convinta di vivere nella migliore regione possibile. Abbiamo tante piste ciclabili, rispondono. Nessuno ne ha come noi. Questa tetragona convinzione di costituire un modello di sviluppo invidiabile e imitabile è purtroppo ancora considerata la soluzione, invece che il problema. Raimo forse avrebbe potuto aggiungere un cenno alla cementificazione che ha reso il territorio più friabile ed esposto alle alluvioni, e magari aggiungere qualche numero sulle oggettive responsabilità di chi ha amministrato comuni e province (mica soltanto il Pd). Lo avrebbero insultato lo stesso, ma valeva la pena. Le sue tre righe sono finite in prima pagina sul Giornale come esempio di sciacallaggio politico – a pochi centimetri da un articolo in cui si accusava il Pd di non aver fatto casse di espansione larghe come quelle che la Lega ha realizzato in Veneto, ma che c'entra, quello è sciacallaggio professionale, Raimo è un free rider, va abbattuto. Sempre in homepage sul Giornale c'è l'intervista a un climatologo: gli chiedono se l'economia green basterà a invertire il riscaldamento globale, lui che può rispondere? Ovviamente risponde di no, ormai nessun intervento umano potrà più di tanto riportare Groenlandia e Antartide ai livelli del 1980. E anche questa constatazione terribile e banale, estrapolata dal contesto dove io e te che la leggiamo sappiamo che significa "estinzione", in homepage sul Giornale significa: l'economia green è una perdita di tempo, cosa stai a comprare la macchina elettrica, facciamo piuttosto il ponte sullo Stretto, sì, c'è anche un'intervista a un onorevole leghista che vuole assolutamente farlo, pensate cosa sono diventati i leghisti col tempo. La pianura padana sprofonda e loro vogliono il ponte sullo Stretto di Messina (costruire una macchina del tempo, spiegarlo a Bossi nel 1986). 

Contro il coro mi raccomando tutti assieme Buuuu Raimo

La tempesta di Raimo me ne ha ricordato una molto più circoscritta che capitò a me, e alla fine a tutt'oggi è l'unico vero episodio che si possa catalogare come shitstorm. Fu tantissimo tempo fa (2010); anche in quel caso si parlava di alluvioni e mi capitò di scrivere (sull'Unità on line), un apologo abbastanza superficiale su un problema che però per me era cruciale. Il problema è questo: in democrazia, l'amministrazione emergenziale rende meglio di quella ordinaria. Chi si trova a governare un'emergenza riuscirà non solo a ottenere più fondi per rimediare, ma anche a conquistare il consenso degli elettori. Il che, portato nella realtà padana, significa che nel medio-lungo termine a un'amministrazione non conviene davvero costruire una cassa d'espansione quando il fiume è tranquillo e nessuno ha voglia di sborsare dei soldi. Persino l'amministratore avveduto potrebbe concludere che è meglio aspettare il disastro, e poi cavalcarlo: quando arriva il disastro è più facile non solo chiedere soldi a Roma e Bruxelles, ma anche ai concittadini – che in molti casi si metteranno pure a spalare fango gratis. È quello che secondo me stava succedendo in quel momento in Veneto, ma un po' di veneti si arrabbiò e me lo scrisse. In effetti, rileggendo il pezzo dal loro punto di vista, era abbastanza odioso: e addirittura autorizzava una lettura campanilista (in Emilia le casse di espansione funzionavano, in Veneto no?) che già allora mi sembrava fuori fuoco. Poi ci fu il terremoto, poi ruppe l'argine del Secchia, insomma anche se fossi stato un appassionato cantore delle amministrazioni emiliane, avrei avuto abbastanza tempo per ricredermi. Oggi proprio Libero e il Giornale ci informano che la pioggia caduta in Romagna, per quanto eccezionale, è inferiore a quella caduta qualche anno fa in Veneto, dove le casse di espansione (costruite dopo il disastro del 2010) hanno retto abbastanza bene. E quindi, insomma, avevo torto o ragione? A parte che non ha nessuna importanza, in mezzo a tutto questo fango, e che nessuna ragione mi solleverà quando sarà l'ora mia di sprofondare, probabilmente avevo torto a scrivere cose fastidiose su un giornale che veniva letto da gente che non mi conosceva, liberissima di fraintendermi: e avevo ragione, per fare delle buone casse di espansione in Veneto gli amministratori hanno dovuto aspettare l'emergenza che mostrasse a tutta la popolazione che le casse erano assolutamente necessarie. Tutta la brava gente che obietta a Raimo che non si può fare del moralismo in caso di eventi eccezionali, in generale ha ragione: il moralismo suona sempre fastidioso, e gli eventi di questi giorni sono davvero eccezionali. Ma ha anche torto, perché ciò che oggi è eccezionale diventerà la norma, e prima accettiamo questa cosa, meglio è. Raimo avrebbe dovuto spiegarsi meglio, cercare di trovare un modo simpatico di dire questa cosa, che il nostro stile di vita è insostenibile, che l'urbanizzazione romagnola (ed emiliana, e padana) è insostenibile, e che se al posto della primavera di qui in poi avremo un monsone, le piste ciclabili non ci salveranno. Ma esiste un modo simpatico di dire questa cosa? Chi lo trovasse, ce lo faccia sapere, ne abbiamo molto bisogno. 

sabato 8 aprile 2023

Scritto in mancanza di ChatGpt (in attesa della sua resurrezione)


 – In questi giorni ho letto molti pareri sul pronunciamento del Garante della privacy contro ChatGpt: alcuni a favore, alcuni contro; alcuni competenti, molti no. Sarò sincero: non ci ho capito quasi niente. Forse Chat Gpt mi saprebbe spiegare meglio, ma probabilmente no. In questa fase la mia principale preoccupazione è che i miei studenti cerchino di usare come motore di ricerca uno strumento che non fa che copia-incollare frasi fatte che sembra sempre abbiano un senso, anche se non ce l'hanno. Soprattutto se non ce l'hanno. Tutto un rumoreggiare di idee verdi che dormono furiosamente, sognando i nostri dati sensibili. Il linguaggio da questo punto di vista è veramente una delle invenzioni più strane che abbiamo fatto. In seguito abbiamo inventato cose più pratiche – la locomotiva, il computer – cose che perlopiù fanno quello per cui le abbiamo inventate. Il linguaggio non sembra comportarsi così (forse l'abbiamo inventato in sogno?): il linguaggio, quando assolve alla sua funzione teoricamente primaria, che è informare qualcosa di qualcuno, lo fa quasi per una pura coincidenza, e così succede con ChatGpt: quello che ci piaceva morbosamente del dialogare con lui era il fatto che ogni tanto sembrava umano, come una specie di miracolo che però si svelava subito come fallace. Istintivamente, rifuggiamo da qualsiasi cosa che finga di essere umano; altrettanto istintivamente, non resistiamo all'impulso di verificare se magari un po' di umanità c'è – se poi fosse benevola e servizievole, che bello che sarebbe (come se gli umani fossero mediamente benevoli e servizievoli). Che Omero con le Sirene alludesse a questo? È chiaro che un'intelligenza ostile utilizzerebbe proprio uno strumento come ChatGpt per soggiogarci. È persino possibile che questa intelligenza ostile sia il capitalismo.


– Contrariamente a quello che molti credono, il Garante non ha bloccato ChatGpt sul territorio italiano: ha semplicemente richiesto di spiegare come facesse ChatGpt a ottemperare a una serie di normative sul trattamento dei dati che peraltro valgono per tutta l'Unione Europea. Di fronte a queste richieste ChatGpt si è piantata come faceva talvolta, magari proprio nel momento in cui volevamo chiederle chi fosse il più grande scacchista tra i calciatori fiamminghi: tranne che stavolta non si è ripresa più. Probabilmente ChatGpt non sta ottemperando alle norme comunitarie sul trattamento dei nostri dati. Probabilmente si prende le mie informazioni sensibili (ma gliene ho date?) e le usa per allenarsi alle prossime risposte alle prossime stupide domande che gli facciamo. Magari una volta per ridere gli ho chiesto: conosci il blogger Leonardo? E siccome no, non mi conosce (del resto non 'conosce' veramente nulla) potrei avergli io raccontato qualcosa di me, di buffo o di vero o di personale, qualcosa che adesso sa e potrebbe risputare fuori in una prossima conversazione. Certo molto dipende dal fatto che continuiamo a prendere ChatGpt per un motore di ricerca – prendiamo tutto per un motore di ricerca ormai, questo è il mese delle prove Invalsi, il mese in cui puntualmente mi scontro con l'alfabetizzazione tecnologica dei miei studenti, che con l'introduzione degli smartphone è precipitata: interagiscono con i software come i bambini dei film di fantascienza anni '50 si comportavano coi robot maggiordomi, dicono Cortana fammi questo anche davanti a un Windows Vista. L'idea che un robot maggiordomo possa abusare delle confidenze del suo padrone viene gestita dalla maggior parte degli utenti come una scrollata sulle spalle, la cui versione telematica è quel clic indispettito che mettiamo ogni volta che ci troviamo davanti a un banner che ci chiede se siamo consapevoli che stiamo cedendo i nostri dati – uffa, sì, che palle. Immagino che anche il blocco di ChatGpt si risolverà così, con qualche banner in più. Nel banner si dovrebbe leggere molto bene che ChatGpt non è un motore di ricerca (come se la maggior parte degli utenti sapesse cos'è un motore di ricerca), che non è tenuto a dire la verità anche perché non la conosce: che l'unica cosa che sa fare è pasticciare con tutte le bugie che gli diciamo. E per quanto sarà grosso il banner, e onnipresente, dopo un po' non lo leggeremo più, la maggior parte di noi non lo leggerà mai. Non è così che funzioniamo. Non impariamo a stare al mondo leggendo le istruzioni.

– Una volta lessi un libro (una volta, sapete, ero capace). Questo libro affrontava la crisi della scuola, che esisteva già allora, in un modo un po' diverso, ponendosi il problema: ma se stessimo sbagliando tutto? Nel senso che noi a scuola insegniamo appunto una serie di istruzioni molto vaghe, generali, che di solito non servono a nessun compito specifico. C'è una serie di motivi storici per cui facciamo così, ad esempio fino a qualche generazione fa la scuola era concepita soltanto per la classe dirigente, che appunto doveva dirigere, non svolgere mansioni specifiche. Ma anche in seguito, insegnare cose troppo tecniche rischiava di essere una perdita di tempo perché non si sa mai poi nella vita cosa uno si trova a fare, e quindi la scuola preferiva darti un quadro generale che magari in certi casi era utile davvero. Per questo motivo la scuola aveva inventato ad esempio la grammatica (sì, l'hanno inventata i maestri) che se uno ci pensa è un tentativo di lingua universale, che non esiste e forse nemmeno funziona, però mette assieme fenomeni che esistono in tantissime lingue. Ad esempio il complemento oggetto esiste in tutte le lingue che conosco (sei o sette le conosco), in alcune se non lo conosci sei fuori alla prima frase, in altre puoi placidamente ignorarlo per tutta la vita senza che nessun parlante se ne accorga, però indubbiamente ha un senso insegnare a tutti quelli che parlano lingue indeuropee il complemento oggetto. In linea teorica, se insegni benissimo a qualcuno tutta la sintassi di una lingua indeuropea, lui poi avrebbe uno strumento che gli consentirebbe di imparare molto bene qualsiasi altra lingua indeuropea in breve. Questo in linea teorica. In pratica nessuno impara le lingue così, nemmeno al liceo classico. Si imparano chiacchierando, ascoltando la gente parlare e cercando di rispondere, facendo errori e correggendosi: persino a scuola ormai abbiamo accettato che le lingue vive si imparano così, da più di cinquant'anni. Tutto si impara così. La letteratura si impara leggendo tanto, la danza ballando tanto, la guerra combattendo tanto; non è che la teoria non aiuti ma ha un ruolo, quando ce l'ha, ancillare. Anche ChatGpt, se ho capito bene, ha imparato a parlare così: ha letto tantissimo testo e non è concettualmente diversissimo da qualsiasi software che cerca di immaginare la parola che stai scrivendo o la seguente; la differenza è che il software che completa il tuo messaggino trova una parola alla volta, mentre ChatGpt può andare avanti per molti paragrafi. Dietro non c'è nessuna "intelligenza" nel senso italiano del termine (in inglese "intelligence" ha una sfumatura più pratica, meno filosofica), non c'è nessuna Skynet che possa o voglia ribellarsi all'uomo; non c'è coscienza, solo più efficienza nel mettere insieme tonnellate di testo: qualcosa che fino a pochi mesi fa consideravamo l'ultima frontiera dell'umanità, ciò che solo noi nell'universo eravamo in grado di fare. Ma siamo sempre noi: abbiamo solo trovato, come sempre facciamo, un modo più efficiente di produrre lenzuolate di testo che credevamo dovessero rimanere un patrimonio artigianale. Testi ridondanti, testi ovvi, luoghi comuni, nozioni completamente sballate: tutta roba che sapevamo già fare prima, la differenza è che ora anche queste stronzate possiamo produrle con la pressione di un tasto. Una cosa in cui ChatGpt sembrava già molto efficiente in italiano era, mi dicono, la produzione di progetti didattici. 

– Mi è già capitato di scriverlo: sono sempre stato convinto che la letteratura sia un disagio linguistico. Non dico che non esistano scrittori che funzionano proprio come ChatGpt, qualcuno gli dice: fammi un giallo middlebrow, loro si mettono alla tastiera e tictic, in due settimane è pronto ed è pure bello. Io onestamente li invidio quegli scrittori lì, anche se di rado li leggo (forse proprio per l'invidia). Immagino che abbiano imparato a scrivere gialli leggendone tanti, magari di nascosto in classe mentre un povero insegnante cercava di introdurli ai rudimenti della narratologia. Gli scrittori che mi dicono davvero qualcosa sono in linea di massima scrittori che non riuscivano veramente a dire quello che volevano dire: ci provavano, ma qualcosa non funzionava. Scrittori spesso disgrafici, che si trovavano male nella lingua in cui dovevano comunicare; scrittori che tentavano di dire qualcosa di nuovo e nella maggior parte dei casi fallivano. Suppongo che ChatGpt possa imitare anche il loro stile, ma appunto: sarà sempre un'imitazione. Potremo chiederle, ehi ChatGpt, finiscimi l'Amerika di Kafka, e ChatGpt ci risponderà: sei sicuro? Ora so che leggi Kafka, acconsenti al trattamento di questo dato? Uffa sì ChatGpt, ma adesso dicci come finisce l'Amerika di Kafka. Non posso dirti come finisce, perché Kafka non ha voluto finirlo e anzi desiderava che fosse distrutto; quel che posso fare è una congettura, basata sui primi capitoli che... sì, sì, ho capito, ma adesso scrivi. E clic-clic, suppongo che già ora ChatGpt potrebbe completare l'Amerika di Kafka. Ma non possiamo dirle: scrivici un libro sull'ansia di vivere in Europa nel 2023. Ovvero, possiamo. Ma sarebbe un libro pieno di frasi fatte e sciocchezze senza senso, e a editarlo si farebbe più fatica che a scriverlo daccapo. Un po' mi dispiace, perché nemmeno io ne sono capace, il che dimostra al massimo che non sono un'intelligenza artificiale. Ma non significa che io sia un'intelligenza, o che io sia naturale. Questo è il tipo di battutina con cui di solito finisce questa tipologia di testi, quindi ciao.

sabato 1 ottobre 2022

Almeno l'acrobata lo sa

Per quel poco che ho visto e che m'interessa vedere, facebook è il social dei vecchi matti che dicono scemenze, tiktok è il social dei giovani matti che ballano scemenze, instagram è il social dei matti e basta: un luogo dove il disagio regna sovrano e investe ogni giorno nuovi marchesi baroni e duchesse del disagio. Dunque la notizia di ieri, tenetevi forte, è che una persona su instagram ha detto una scemenza. Avesse almeno morso un cane, e invece no, ha fatto esattamente quello che fanno tutti, che faccio pure io (scrivere, ballare o enunciare sciocchezze che al bar nessuno ci ascolterebbe), però certo, l'ha fatto da un palcoscenico di millemila follower per cui brrrr, chissà quante persone si sono sentite offese. 

Al che mi domando: ma almeno le ha dette in qualità di qualche cosa? Cioè, se fosse un rappresentante politico, i suoi rappresentati avrebbero la necessità di dissociarsi. Se invece ricoprisse ruoli che in qualche modo hanno a che vedere con quel che dice – per dire, ha parlato degli anziani, se fosse una direttrice di una casa di riposo sarebbe giusto farsi delle domande, farle delle domande. E altrettanto se lavorasse nelle forze di polizia, o al limite facesse l'insegnante (che è in assoluto il mestiere più esposto, e giustamente, perché se dici sciocchezze in giro il lettore può anche cominciare a pensare che tu le dica anche in classe e nell'esercizio delle tue funzioni). 

E insomma questa tizia a parte esercitare la nobile arte del disagio su Instagram, nella vita che fa? Da quel che ho capito, mette a posto gli armadi. Oppure insegna alla gente come si mettono a posto gli armadi, e vabbe', questo purtroppo non mi aiuta a scacciare il sospetto che l'ordine esteriore sia una spia di disagio interiore e quindi avrò un motivo in più per continuare a tenere la scrivania come un immondezzaio, però spiegatemi, davvero: perché l'opinione di una esperta di armadi dovrebbe essere in qualche modo interessante, dirimente? Cioè o vietiamo alla gente di esprimere opinioni fastidiose (e siamo lì lì), oppure accettiamo che la gente a volte le ha, le scrive, le dice, la sgradevolezza può persino diventare uno spettacolo, ma che possiamo farci?

Cambio apparentemente argomento: guardando il docu su Wanna Marchi mi è parso di capire che da un certo punto in poi lei e sua figlia sono diventate le peggiori nemiche di sé stesse: ovvero in una situazione in cui un processo era perso, i collaboratori avevano patteggiato, le prove erano state esibite in diretta tv, i testimoni c'erano e ne era già stata dimostrata l'attendibilità, insomma queste invece di scegliere un rito abbreviato e uno sconto di pena, hanno voluto il processo in grande stile e soprattutto con le riprese televisive. Convinte in un qualche modo perverso che la tv, che aveva dato loro tutta questa attenzione per tanto tempo, al momento giusto le avrebbe salvate, perché da qualche parte c'erano milioni di italiani che le avevano guardate per tanti anni, e come potevano quei milioni non amarle? Invece no, non le amavano affatto, le guardavano perché ne avevano paura, le trovavano fastidiose a un livello ipnotico, e anche il processo lo avrebbero guardato volentieri, ma per il gusto di vederle umiliate e condannate. Almeno l'acrobata lo sa, che la gente lo vorrebbe guardare spappolararsi al suolo. Noi no, noi siamo convinti che la gente ci segua perché è davvero curiosa e interessata a quel che diciamo, e forti di questa certezza continuiamo a capriolare di cazzata in cazzata finché

venerdì 6 agosto 2021

Il monastero e la palestra


Proveremo a immaginarci la filosofia continentale come un dipartimento kafkiano, un monastero dove si fa carriera dopo aver lungamente finto di apprendere una lingua misteriosa che (qualcuno sospetta) non ha nessun significato o ne ha troppi, ogni vocabolario fallisce nel tentativo di spiegare il significato cangiante che assume la stessa parola da Maestro a Maestro e quindi (qualcuno sospetta) forse la carriera la fai pigliandotene uno e servendolo e riverendolo finché non muore e dopo averlo pianto per giorni e giorni spetta a te staccarlo dalla cattedra. 

Secondo altre teorie all'inizio questo monastero era un dipartimento come un altro. Quando però, secoli fa, è subentrata questa moda di fare esperimenti e verificare ipotesi, gli altri monasteri ci si sono tutti buttati con un entusiasmo molto sospetto; e mentre scoprivano aberrazioni come il calcolo infinitesimale, si sono sempre più allontanati dall'unica via che il monastero continentale si è dedicato a difendere, anche se la maggior parte dei monaci non ti saprebbe dire in cosa consista – e se anche lo sapesse non te lo direbbe, il loro avanzamento di carriera dipende direttamente da questo gap tra le cose che loro dovrebbero sapere e tu no, anche l'eventuale capra non ha altra scelta che inventarsi un sapere qualsiasi e un non-linguaggio in cui non riesce ad esprimertelo. Questo per quanto riguarda la filosofia continentale. 

L'internet invece dobbiamo figurarcela come un'enorme palestra di scimmie, ma quando dico enorme dico proprio che ormai siamo in miliardi, e abbiamo una tastiera a disposizione per quasi tutte le ore del giorno, il che significa che le possibilità di scrivere qualcosa di sensato non sono poi così basse e in particolare non sono più da qualche anno così inferiori a quelle del monastero continentale. Le scimmie sono animali sociali, con tutti i loro limiti; dopo anni di intense interazioni on line non potevano che arrivare a codificare una serie di comportamenti abbastanza interessanti, per quanto discutibili. Le dispute si sono ritualizzate al punto che vi sono argomentazioni che vengono rifiutate in quanto "fallacie", una specie di fallo retorico (che come il fallo sportivo è sempre un po' arbitrario, a volte vale la pena di fischiarlo a volte no). Uno degli esempi più noti è la reductio ad Hitlerum: dopo che alle scimmie era stato insegnato che Hitler era il male assoluto, nel giro di pochi anni avevano iniziato a paragonare a Hitler qualsiasi atteggiamento intendessero stigmatizzare. Ma persino le scimmie si rendono conto, evidentemente, che un paragone inflazionato perde il suo valore, e prima di arrivare al punto in cui chi apriva una banana dal punto sbagliato era Hitler, hanno stabilito collettivamente che la reductio ad Hitlerum era un tabù. Il che magari è altrettanto assurdo, ma almeno evitava loro di doversi difendere da accuse di nazismo ogni volta che pelavano una banana. La decisione non fu presa ufficialmente da nessuna intelligenza superiore: fu il punto di arrivo di una serie di atteggiamenti collettivi, presi da numerosissime intelligenze inferiori.  

Va bene, ma in questi giorni cos'è successo? Niente di così nuovo: ogni tanto un monaco continentale sente la necessità di recarsi nella palestra del miliardo di scimmie a dispensare la sua necessaria Verità. Le scimmie lo sbertucciano, non che lui si aspetti qualcosa di diverso. Quel che forse non si aspettava è l'incredibile boato nel momento in cui il monaco sceglie di pronunciare la fatidica parola, "Hitler": le scimmie se l'aspettavano e reagiscono ormai come se fosse un tormentone comico. Non c'entra più il nazismo, ormai: la parola "Hitler" per loro è diventata l'etichetta che segnala la presenza di un argomentatore non all'altezza. Per assurdo anche se fosse una delle rare volte in cui la parola "Hitler" aveva un senso, ormai è troppo tardi: lo aveva in un'altra lingua che le scimmie hanno smesso di capire. Il monaco comunque sapeva che le scimmie avrebbero preferito riferimenti ad articoli scientifici, statistiche e cose così, e ha fatto anche il possibile per procurarseli, ma sono scritti in un'altra lingua ancora, un'altra lingua che il monaco non ha mai appreso e non capisce davvero; le scimmie per contro qualche statistica la sanno leggere, la loro abitudine a discutere di tutto 24 ore al giorno ha selezionato tra loro dei veri campioni in grado di procurarsi qualsiasi numero adatto a qualsiasi ragionamento in pochi minuti, per cui nel momento in cui smette di leggere la sua predica il monaco è già stato debunkato da quattro o cinque scimmie in competizione tra loro.

Tutto qui. Il monaco scuote i calzari e se ne torna orgoglioso al suo monastero, confortato nell'idea di essere l'ultimo depositario di una Verità inaccessibile alle scimmie. Le scimmie ne ridacchiano ancora per un po', poi si mettono a chiacchierar d'altro. La palestra non chiude e senz'altro non chiude il monastero, per il solito motivo per cui da millenni ne teniamo aperti: troppi figli da parcheggiare.

giovedì 29 luglio 2021

Due filosofi contro il green pass (vince il green pass).

Quando ho saputo che Massimo Cacciari e Giorgio Agamben avevano pubblicato un intervento a proposito del decreto del Green Pass, mi sono detto: finalmente si ragiona. Perché devo ammettere che questa cosa di avere aderito incondizionatamente a una misura che limita le libertà di movimento non è che mi va del tutto giù. Vedo gente manifestare e sento me stesso lamentarsi che erano manifestazioni non autorizzate, sarò mica passato al lato oscuro? Il mio buon senso mi dice che il governo ha ottimi motivi per fare quello che fa: motivi che ho vagliato, per quanto le mie esigue competenze me lo consentissero. Ma intanto il mio demone mi punzecchia: che ne sai? Se fosse tutta un'illusione che un regime totalitario ti stesse squadernando davanti, e dietro, e tutt'intorno? Credi davvero di saper distinguere tra informazione e propaganda, tra effetti di un virus ed effetti di un vaccino, tra responsabilità e asservimento? La differenza tra te e il novax è che tu ti fidi di qualcuno, lui di qualcun altro: nessuno dei due se ne intende veramente, state semplicemente facendo una scommessa e la tua ragionevolezza si riduce al fatto che hai scelto il banco, la quota minore, il rischio minimo. Va bene, caro demone, andiamo un po' su facebook a vedere cosa pensano i novax e poi dimmi tu se dovevo giocarmi la salute sulle idee di questi scalmanati. Eh no, dice lui, troppo facile usare i matti di facebook per liquidare una qualsiasi idea – giudicheresti il cristianesimo dal calendario di Frate Indovino? – alle fonti del pensiero, devi andare, all'elaborazione degli intellettuali, loro sì che avranno idee in grado di mettere in crisi le tue false certezze. E quindi viva Cacciari, viva Agamben, questo è ragionare, andiamo subito a vedere cos'hanno scritto di interessante su un tema tanto controverso.

Hanno scritto un temino imbarazzante.

Giuro, una cosa talmente sciatta che non vale nemmeno la pena di rispondere, e sapete perché? Perché ha già risposto Massimo Gramellini. E ha risposto bene, sul pezzo, dimostrandosi meglio informato e più competente, cioè questi due sono riusciti a far salire in cattedra Massimo Gramellini, proprio lui, non è un omonimo chiuso in una spelonca che improvvisamente è saltato fuori a dare lezioni di dialettica ed epistemologia ai due grandi filosofi viventi. Filosofi che tutto sommato non sono stati in grado di produrre un testo distinguibile dai deliri dei famosi scalmanati su facebook. Segue una disamina pedante. 

La discriminazione di una categoria di persone, che diventano automaticamente cittadini di serie B, è di per sé un fatto gravissimo, le cui conseguenze possono essere drammatiche per la vita democratica.

Tautologia. Una cosa [che se fosse vera sarebbe] gravissima è una cosa gravissima, e ci mancherebbe altro che non avesse conseguenze drammatiche. La tautologia regge come un pilastro di cemento tutto il discorso successivo, e nasconde nella sua armatura l'unico dubbio che valeva la pena di affrontare: il green pass discrimina davvero le persone? Che differenza c'è tra il green pass e le altre limitazioni che in teoria non discriminano (patente di guida, porto d'armi)? Non si sa, non è interessante.

Quando poi un esponente politico giunge a rivolgersi a chi non si vaccina usando un gergo fascista come “li purgheremo con il green pass” c’è davvero da temere di essere già oltre ogni garanzia costituzionale. 

La frase a quanto pare sarebbe sfuggita ad Emanuele Maria Lanfranchi, giornalista, capo ufficio stampa della presidenza della Regione Lazio, portavoce di Nicola Zingaretti, in un post o un tweet poi cancellato. Su Google è possibile trovarla in più interventi di Agamben, che vi ritorna in modo ossessivo perché, evidentemente, altri esempi di "gergo fascista" non ne ha trovati. Insomma quando un portavoce di un presidente di regione si lascia sfuggire un termine squadrista, Agamben e Cacciari davvero temono di essere già "oltre ogni garanzia costituzionale". Uno si domanda come abbiano fatto a non esplodere quando un grillino in parlamento disse "boia chi molla", ma vabbe'. 

Guai se il vaccino si trasforma in una sorta di simbolo politico-religioso.

Cioè esattamente quello che avete fatto fin qui, trasformando un lasciapassare nel Marchio della Bestia.

Ciò non solo rappresenterebbe una deriva anti-democratica intollerabile, ma contrasterebbe con la stessa evidenza scientifica. 

Tautologia.

Nessuno invita a non vaccinarsi! 

Ma veramente sì, un sacco di gente nelle piazze, sull'internet, ecc. Cioè può darsi che il problema dei novax sia un po' sovradimensionato, ma negarlo, ecco –

Una cosa è sostenere l’utilità, comunque, del vaccino, altra, completamente diversa, tacere del fatto che ci troviamo tuttora in una fase di “sperimentazione di massa” e che su molti, fondamentali aspetti del problema il dibattito scientifico è del tutto aperto. 

Il dibattito sarà sempre aperto, la scienza funziona così. "Sperimentazione di massa" tra virgolette significa che qualcun altro lo ha detto, ma chi? O sono i doppi apici di timidezza, quelli che si usano per prendere le distanze da quello che si sta scrivendo? Perché tra persone adulte e responsabili non si dovrebbero usare. I novax insistono molto sul fatto che i vaccini non siano stati approvati con le procedure standard, che avrebbero richiesto tempi molto più lunghi. E ce ne sono di bravi ormai, anche perché a discutere su internet ci si esercita, ci si specializza, insomma sanno citarti la sigla dell'approvazione richiesta presso il tale ente europeo o americano. Alla fine a leggerli si impara pure qualcosa. Invece leggendo "sperimentazione di massa" tra virgolette io non imparo niente.

La Gazzetta Ufficiale del Parlamento europeo del 15 giugno u.s. lo afferma con chiarezza: 

No, aspetta, ho capito bene? Torna un po' indietro.

su molti, fondamentali aspetti del problema il dibattito scientifico è del tutto aperto. La Gazzetta Ufficiale del Parlamento europeo del 15 giugno u.s. lo afferma con chiarezza: 

Queste due frasi sono finite accostate insieme per sbaglio, voglio sperare. Altrimenti io povero lettore rischio di dedurre che la Gazzetta Ufficiale del Parlamento europeo affermi con chiarezza che il dibattito scientifico è del tutto aperto, cioè avremmo un Parlamento europeo che legifera sulle aperture e le chiusure dei dibattiti scientifici. Poi volendo essere pedanti la Gazzetta Ufficiale del Parlamento europeo non esiste, al massimo esiste la Gazzetta Ufficiale dell'Unione Europea, ma vabbe', dettagli.

La Gazzetta Ufficiale del Parlamento europeo del 15 giugno u.s. lo afferma con chiarezza: «È necessario evitare la discriminazione diretta o indiretta di persone che non sono vaccinate, anche di quelle che hanno scelto di non essere vaccinate». 

L'italiano incespicante del testo citato non è responsabilità dell'eurolegislatore, ma di chi ha ritagliato malamente la citazione, senza segnalare il taglio e rabberciandolo con quell'orribile "anche". Ricopio il vero testo; in corsivo la parte tagliata senza segnalazioni da Agamben e Cacciari. "È necessario evitare la discriminazione diretta o indiretta di persone che non sono vaccinate, per esempio per motivi medici, perché non rientrano nel gruppo di destinatari per cui il vaccino anti COVID-19 è attualmente somministrato o consentito, come i bambini, o perché non hanno ancora avuto l'opportunità di essere vaccinate o hanno scelto di non essere vaccinate".

E come potrebbe essere altrimenti? Il vaccinato non solo può contagiare, ma può ancora ammalarsi: in Inghilterra su 117 nuovi decessi 50 avevano ricevuto la doppia dose. 

Da Wikipedia: Il termine inglese cherry picking, adattabile in italiano come bias di selezione o selezione arbitraria, è utilizzato nella lingua italiana per riferirsi ad una fallacia logica, caratterizzata dall'attitudine da parte di un individuo volta ad ignorare tutte le prove che potrebbero confutare una propria tesi ed evidenziando solo quelle a suo favore. L'etimologia dell'espressione deriva dalla lingua inglese. Il significato è metaforico e rappresenta l'idea di prendere, per sé stessi, solo le migliori ciliegie da una ciotola piena, ignorando appositamente, magari, quelle poco mature o peggiori.

Nel frattempo proprio ieri scoprivamo che da febbraio in poi il 99% dei deceduti in Italia non aveva completato la somministrazione del vaccino: la mia ciliegia è più bella della vostra, ho vinto io. 

In Israele si calcola che il vaccino copra il 64% di chi l’ha ricevuto. 

Una cosa che si fa su facebook per vincere una discussione è appunto mettersi affannosamente a cercare dati a supporto della nostra tesi, ed è lì che molti si spezzano le corna, non perché non sappiano ragionare ma perché non reggono il ritmo e prima o poi fraintendono un dato e scrivono una castroneria. In Israele non "si calcola che il vaccino copra il 64% di chi l’ha ricevuto". Quel che è successo è che un vaccino tra tanti, il Pfizer, la cui efficacia in Israele nel prevenire il covid19 era stimata intorno 94%, sembra avere nei confronti delle altre varianti un'efficacia molto più bassa, intorno al 64%. Fammi un attimo contare quante cose hanno voluto capire male qui Cacciari e Agamben:

1. Non hanno capito che non si parla "del vaccino", ma di un vaccino specifico. 

2. Non hanno capito che non si parla di efficacia in generale, ma di efficacia contro le varianti. 

3. Hanno ignorato il resto della notizia, ad esempio dove diceva  "Il calo della protezione riguarda i contagi e non le forme gravi della malattie. Inoltre, pare non influire sui ricoveri né tanto meno sui decessi osservati finora".

4. L'efficacia al 64% è diventata "il vaccino copra il 64% di chi l’ha ricevuto", un'espressione che in italiano sfiora il comico involontario: il vaccino mi copre al 64%, quindi diciamo fino all'ombelico? Sempre ammesso che mi copra dall'alto verso il basso, cosa che non so se augurarmi. 

Le stesse case farmaceutiche hanno ufficialmente dichiarato che non è possibile prevedere i danni a lungo periodo del vaccino, non avendo avuto il tempo di effettuare tutti i test di genotossicità  e di cancerogenicità. 

Sarebbe anche un tema interessante, senonché dispiace che ai due filosofi venga in mente questa preoccupazione e non quella complementare, riguardante i danni da long covid: una sindrome di cui ignoriamo ancora i danni a lungo periodo. E torniamo al punto di partenza, ovvero la scommessa. Nessuno è sicuro in assoluto della bontà della propria scelta. Può darsi che qualche vaccino approvato molto in fretta alla lunga faccia davvero male. È un rischio. Anche la deriva totalitaria innescata dal green pass è un rischio. Il mio buon senso dice che sono rischi accettabili. Agamben e Cacciari dovrebbero farmi venire dei dubbi. Per ora non ci siamo. Tutto quello che dicono, davvero, posso trovarlo formulato con più riferimenti e più convinzione da un anonimo novax su un social network. 

“Nature” ha calcolato che sarà comunque fisiologico che un 15% della popolazione non assuma il vaccino. Dovremo dunque stare col pass fino a quando? 

Azzardo: finché il covid continuerà a uccidere la gente? Poi, ok, capisco che qui si insiste sul rischio di una degenerazione totalitaria, ma cosa c'entra il fisiologico 15% della popolazione? Chi scrive sembra convinto che il fine del green pass sia estendere l'uso del green pass, un po' come il fine della prevaricazione per Orwell era la prevaricazione. E non che senta l'esigenza di perdere tempo ad articolare questa cosa: la dà per scontata, come spesso i paranoici fanno.

Tutti sono minacciati da pratiche discriminatorie. Paradossalmente, quelli “abilitati” dal green pass più ancora dei non vaccinati (che una propaganda di regime vorrebbe far passare per “nemici della scienza” e magari fautori di pratiche magiche), dal momento che tutti i loro movimenti verrebbero controllati e mai si potrebbe venire a sapere come e da chi. 

Propaganda di regime. Quindi c'è un regime che controllerà se andremo al bar e al lavoro. Chi non ci andrà "paradossalmente" non sarà controllato, sarà invisibile, ma sarà anche presumibilmente tappato in casa o espulso dal consorzio sociale. La propaganda di regime vuole far passare per ciarlatani e "nemici della scienza" i non vaccinati, e capisco che è una cosa odiosa, ma non siete stati capaci di citare correttamente un solo dato a favore delle vostre asserzioni. Anche la vostra è propaganda, e se non siete "nemici della scienza" non siete nemmeno molto amici, neanche semplici conoscenti, diciamo che passate molto alla svelta, rubacchiate qualche ciliegia e chi s'è visto s'è visto. 

Il bisogno di discriminare è antico come la società, e certamente era già presente anche nella nostra, ma il renderlo oggi legge è qualcosa che la coscienza  democratica non può accettare e contro cui deve subito reagire.

Stanno scrivendo davvero che c'è un regime, inaccettabile, contro cui si deve subito reagire, ma reagire come? Per esempio, manifestare nelle piazze senza autorizzazione è ok? Perché qualcuno lo farà, qualcuno si sentirà autorizzato anche da questo autorevole intervento. Stanno davvero chiedendo di protestare con ogni mezzo possibile? Non è chiaro, non lo dicono, insomma armiamoci e partite. 

lunedì 26 luglio 2021

La spia e il provocatore


Secondo te è una dittatura, non è da oggi che ci pensi. Sono mesi che ti prepari, mesi che ti lasci permeare da tutte le notizie che confermano quello che pensi tu – e respingi le altre. Quando la gente cominciava a morire, a te risultava che i decessi fossero stabili; quando siamo rimasti a casa, a te risultava che aumentassero i suicidi; quando è cominciata la vaccinazione, a te risultava che uccidesse la gente; quando tutte queste evidenze sono state sbugiardate, a te non risultava. Poi ognuno è libero di leggere quel che vuole e scriverlo pure, ma da un po' di tempo questa libertà ce la gestiscono i dipendenti di Zuckerberg, e i dipendenti di Zuckerberg hanno deciso che le cose che scrivi le devo leggere pure io. 

(Magari non sono i dipendenti, ma un algoritmo; in questo caso però se fossi uno che compra spazio pubblicitario mi incazzerei, perché a occhio sembra un algoritmo molto più sofisticato di quello che ha deciso che mi piacciono i manga romantici e i manuali di meditazione). 

Ma insomma la Zuckerberg Spa ha deciso che io e te dobbiamo litigare e io ci provo anche, ma ho questo problema che dopo un po' mi affeziono, non ho il killer instinct, e nel frattempo tu spieghi che siamo sull'orlo di una guerra, che sta per cominciare anzi è cominciata, e che bisognerà lottare con tutte le proprie forze e servirà tanta abnegazione contro il nemico e intanto io penso: ma il nemico sarei io? E contro uno come me, cosa pensi di fare?

Nel frattempo i dipendenti di Zuckerberg mi fanno l'occhiolino, mi hanno già scritto per avvisarmi di segnalare se vedo gente che si radicalizza, forse è il motivo per cui ci hanno accoppiato, forse vogliono un motivo serio per farti fuori e... glielo devo dare io? E glielo devo dare gratis? Ma non penso proprio, guarda. Manco tu fossi un nazista e si vede che non lo sei. E però ormai da qualche giorno sei convinto che lo sia io. Finisce che la spiata a Zuck la farai tu? Devo farla prima io per prevenirti? Che brutto mondo.   


E intanto tu vai avanti e un po' di gente ti scrive bravo, ti mette i pollicioni, ti propone di aderire al loro gruppo che va in piazza senza mascherina e vaccino contro la dittatura sanitaria che toccherà istituire seriamente a settembre se continuate così... ma tu imperterrito, ormai hai deciso che è tutta una montatura e non si torna indietro, tu non stamperai il green pass e inviti gli altri a non farsi tracciare da Bill Gates e a segnarsi i nemici perché prima o poi verrà il momento della riscossa libertaria, e io ho questo vizio che empatizzo, che mi affeziono, io se per un attimo spengo la razionalità e distolgo la fantasia da Bill Gates che controlla i tabulati per sapere se andate al bar, lo posso capire come ti senti. Io sono cresciuto a pane e Orwell, ricordo un estate che diedero tutti i film di fantascienza sociologica e avrò avuto dieci undici anni, roba da farsela in mano, la Fuga di Logan, L'uomo che fuggì dal futuro, 2022 i sopravvissuti... io lo capisco l'incubo di vivere in un mondo dove per circolare è necessario il Marchio della Bestia. È assurdo crederci, ma una volta che ci credi deve essere agghiacciante, guardarsi attorno e vedere la maggioranza supina accettare la marchiatura, è un incubo... e però tu questo incubo continui a denunciarlo su Facebook.  

Cioè. 

Tu pensi che Bill Gates ti spii col green pass e intanto Zuckerberg coi tuoi status pubblici cosa ci fa, è un tuo amico?

Pensi di essere in una dittatura sanitaria e conseguentemente vai in giro a scrivere Siamo In Una Dittatura Sanitaria e ti firmi pure, il pensiero di passare in clandestinità non ti sfiora? Cioè se una dittatura del genere esistesse davvero, com'è che si contenta di farvi prendere il caffè al banco, com'è che vi lascia i canali aperti... io fossi in te il dubbio che lo faccia apposta per monitorarvi, e al momento giusto bloccarvi (e falciarvi) me lo farei. 

E starei molto attento a chi mi mette like, a chi mi manda i suoi contenuti da condividere, perché in una dittatura sanitaria come minimo ci sono agenti provocatori dappertutto, c'è anche una crisi dell'impiego, figurati se in mezzo a centinaia di contatti non c'è qualcuno che sta gestendo un dossier.

E siccome ogni tanto provo anche a dirtela questa cosa, ma tu niente, e continui tranquillo a scrivere i tuoi proclami e raccogliere i tuoi like, il dubbio me lo faccio venire io: forse questa è davvero una dittatura sanitaria; forse l'agente provocatore sei tu.

sabato 24 luglio 2021

La fine dell'autocritica

 


Questa immagine, ma soprattutto questa didascalia, divide l'internet italiana in due parti, e sospetto che la divisione azzecchi l'età mentale meglio dei documenti anagrafici. Non saprei tracciare un discrimine (nati nel 1980? 1985?) ma da un certo punto in poi è un'immagine imbarazzante: Ritratto di regista boomer che non capisce dove va il cinema. Probabilmente i giovani non fanno nemmeno caso ai capelli bianchi, che erano il punctum della composizione: Moretti era arrivato a Cannes con la chioma nera di ordinanza, il contrasto sempre più insostenibile col grigio cenere della barba. Quando sei un personaggio pubblico a un certo punto devi fare questa cosa di ammettere che ti tingevi i capelli, per quanto al di fuori possa sembrare ridicolo per alcuni è più traumatico di un coming out. In una botta sola devi ammettere che sei vecchio e che cercavi di nasconderlo. Se poi quasi nessuno ci fa caso è peggio ancora, significa che loro ti vedevano già vecchio: sei tu che ti aggrappavi al tuo autoritratto mentale, gli altri le tue rughe le danno per scontate, le vedono anche nei film dove ancora non le avevi. 

Pochi giorni prima

Per quelli nati prima del discrimine, questo è il caro vecchio Moretti che si prende in giro da solo, con quella spietatezza che negli ultimi film si è un po' attenuata (ma solo un po'). È il Moretti-regista-isterico di Sogni d'oro (ma anche di Mia madre), quello che vuole vincere a costo di rendersi ridicolo, e che non vuole morire. Più del Moretti che non si capacita del successo di Henry, pioggia di sangue, è quello che si fa una canna davanti alla tv mentre Berlusconi trionfa. Certo che è patetico, ma lo fa apposta. Al che i più giovani possono ovviamente rispondere: certo che lo fa apposta, ma è patetico, e il discrimine è tutto qui. 

Per i vecchi quel che importa è l'intenzione; per i giovani il risultato. Moretti non ha fatto tantissimi film, così che non capita poi così spesso l'esperienza rivelatoria di riguardarli per caso senza averne l'intenzione: quella situazione in cui ogni volta mi stupisco di quanto era perfido con sé stesso e con il sociotipo che interpretava. Moretti picchiava sua madre, spintonava il padre, stalkerava sue ex, scenate dappertutto. Questa perfidia era un valore in sé, ma se i giovani non la capiscono forse il suo cinema in breve non interesserà più a nessuno. Questo mi dispiace più di altre cose, e sento che sto per rimettermi a parlare di Woody Allen, scusatemi. 


Woody Allen di film ne ha fatti molti di più, diciamo anche troppi di più, diciamo che anche se gli impedissero di farne altri non sarebbe una catastrofe culturale; la vera catastrofe culturale è che non sono più in grado di apprezzare quelli vecchi. Prendono Manhattan per una prova indiziaria, non è che non capiscano che Allen in un film del genere stava denunciando sé stesso e i suoi simili, ma ne approfittano, Allen si autoaccusa e loro si autonominano giudici e lo condannano. Ammettiamo che nei trent'anni dell'abbondanza era diventato a un certo punto un topos prendere in giro la figura del borghese intellettuale sempre sull'orlo della crisi di nervi, ormai una maschera di una postmoderna commedia dell'arte. Poi a un certo punto cambia il paradigma, all'improvviso e con una certa violenza: chi ancora indugiava nel topos autocritico (ad esempio Louis CK) viene stritolato da un meccanismo che si rivela molto più spietato di lui. Si è all'improvviso convocato un nuovo tribunale e ci si rende conto che tutto questo autocriticarsi non funzionerà come attenuante, anzi, tutti questi artisti non hanno fatto che facilitare il lavoro ai nuovi accusatori. Woody Allen, ci spiegano, è ossessionato dal sesso, e dalle giovinette. Certo, rispondiamo, Allen non fa che esprimere in modo grottesco queste ossessioni che sono comuni a tutti, ehm, noi: ma a questo punto gli accusatori alzano un sopracciglio e noi siamo nei guai. Meglio cominciare a scrivere che Allen ha fatto il suo tempo, forse qualche giovinetta tornerà a metterci un like. 

Com'è successa questa cosa, di chi è la colpa. Siete seduti? Perché sto per dare la colpa a internet, ai social network, ebbene sì, sto invecchiando molto più rapidamente di Moretti. Ma mi ricordo che fino a un certo punto anche su questo blog trovavo normalissimo esprimere le mie frustrazioni, la percezione del mio essere ridicolo, i miei guai e le mie colpe, e cosa cercavo? Se non assoluzioni, certo attenuanti da un giudice bonario che al di là di tutto il materiale probante avrebbe valutato le mie intenzioni. Un approccio, starei per dire, molto cattolico: non fosse che né Allen né Moretti mi sembrano particolarmente cattolici. Comunque a un certo punto ho dovuto smetterla: non potevo più mettere in mostra le mie debolezze perché c'era gente cattiva lì fuori che le avrebbe riprese, linkate, taggate, esagerate, additate, e vi giuro questa gente esiste davvero, non me la sogno, magari saranno appena una manciata di persone ma sono fastidiosi come zanzare e per evitarle ho smesso di denudarmi in pubblico. È stato un processo graduale, non saprei neanche dire quando è iniziato, fatto sta che mi sono costruito questa specie di Io pubblico che magari è pessimista ma non si dispera mai, non piange mai, non ti racconta più i suoi traumi infantili e quanto era patetico da adolescente – tutto questo fino a metà '00 si poteva fare, ora ti prenderebbero per pazzo, non c'è più nessuna gloria nel sapersi mettere in berlina. Ora devi imparare a sanguinare per i fatti tuoi, con tutti gli squali in giro. È un mondo diverso. Ipocrita in un modo diverso. Forse preferivo l'ipocrisia di Moretti che cercava la nostra simpatia comportandosi in modo insopportabile. Era paradossale, probabilmente preferisco i paradossi. 

venerdì 13 novembre 2020

Il fattore Fonz

 Ma l'energia, ci pensate certe volte all'energia.

Anche quella delle piccole cose che fanno tutti, ad esempio: ci pensate a tutta l'energia che tiene i sostenitori di Trump in un limbo di speranza. L'energia che li fa svegliare un po' presto – milioni di persone – per andare a cercare su qualche canale di social un'altra pseudonotizia da sbattere in faccia agli avversari. L'energia che quelle pseudonotizie le produce: c'è gente che le scrive, gente che le diffonde, gente che in qualche modo abbastanza contorto ci guadagna, e intanto Trump le elezioni le ha perse da una settimana. Ci pensate a quanta straordinaria energia?

Non vi sembra così straordinaria.

Va bene, allora pensate a quelli che tutte le mattine (ma anche le sere, o i pomeriggi), si attaccano a qualche discussione sulla sicurezza delle scuole. Magari è un report che spiega, coi numeri, che le scuole sono un luogo di contagio, ma c'è un'energia che quasi li costringe a commentare: le scuole comunque sono sicure. Eppure da quando hanno riaperto il contagio ha ripreso quel suo ritmo esponenziale, il che è un fortissimo indizio che suggerirebbe non dico di cambiare idea, ma almeno un po' di prudenza, di diplomazia, ma perché mai? No, questi si attaccano ai commenti e continuano a dire che le scuole sono sicure, che nessuno si ammala nelle scuole e infatti di minori infetti ce ne sono pochi, dai. Uno per un po' prova anche a spiegare che in realtà son raddoppiati in poco tempo, e che comunque sappiamo già da molto che i minori contagiati tendono a essere asintomatici, il che non impedisce loro di spargere il virus ovunque vanno e soprattutto a casa: proprio come l'influenza stagionale, che in casa tua non c'era da vent'anni e poi i bambini hanno iniziato ad andare a scuola e da allora hai iniziato a riprendertela pure tu: funziona esattamente nello stesso modo, quindi, perché insistere che non è vero? Perché pestare i piedi? Quale misteriosa ma persistente fonte di energia ti mantiene in una discussione dove hai le stesse speranze di avere ragione che Trump ha di soggiornare alla Casa Bianca nel febbraio 2021? Persino se tu avessi ragione, nessuno te la pagherebbe, non c'è un premio su Facebook per chi vince le discussioni; aggiungi questo piccolo dettaglio che non hai ragione, che hai t...


Stai dicendo le stesse cose che dicevi in primavera: le scuole devono riaprire, le scuole sono sicure, Israele infatti le ha riaperte, il contagio si ferma al cancello della scuola (c'è gente che scrive questa cosa tutti i giorni: i ragazzi non si contagiano a scuola bensì immediatamente prima e dopo, nel piazzale!, aboliamo i piazzali). 

Stai dicendo le stesse cose che dicevi in primavera, ma è autunno e i fatti ti stanno dando torto.

E tu lo sai che hai torto.

Ma non lo vuoi ammettere.

Quale straordinaria energia te lo impedisce? 

Se solo potessimo canalizzarla – pensa ai negazionisti. Qualsiasi tipo di negazionista. Ma prendiamo quelli che non credevano al Covid. Ce n'è di ogni tipo. Quelli che è solo un'influenza, quelli che non esiste proprio, è uno strumento del Potere per toglierci il diritto alla felicità, quelli che esiste ma il lockdown è esagerato, quelli che esisteva in primavera e adesso no, quelli (e ho la sensazione che siano la maggioranza) che all'inizio la prendevano semplicemente sottogamba perché era una cosa che non sapevano paragonare a nessun'altra esperienza vissuta, ovvero un'emergenza: e l'Uomo Occidentale non crede nelle emergenze finché non gli levano il tetto dalla casa, e in molti casi neanche dopo; è convinto che il suo standard di vita sia un diritto fondamentale garantito dall'Onu e dalle leggi dell'universo. Dunque all'inizio una banale influenza, poi c'era da mettersi la mascherina ma era una gran rottura e quindi hanno iniziato a scrivere in giro che non ci credevano, qualcuno applaudiva e ci hanno creduto ancora meno, poi c'è stato il lockdown e a quel punto ormai avevano scelto la loro squadra, e si sono messi a cercare argomenti contro il lockdown. Quanta energia ci hanno messo. A quanti altri scopi avrebbero potuto destinarla, forse: o forse no, forse è un'energia che scaturisce soltanto in questi casi, non puoi trasferirla ad altri oggetti con una biella, non puoi accumularla dentro dischi di rame, non ci puoi far girare un mulino, l'unico mulino che gira è quello delle cazzate che scrivi e ogni giorno che passa gira più veloce, man mano che aumenta la distanza tra quel che succede e quello che sei costretto a scrivere per non ammetterlo, per non ammettere cosa?

Che ti sei sbagliato.

Manco fosse un reato, eh? No, non è un reato. Persino se tu fossi un chirurgo, o un giudice, o un amministratore nell'esercizio delle rispettive funzioni. Persino in quei casi non sempre sbagliare è proibito. Ma sospetto che tu non sia un chirurgo col bisturi in mano, né un giudice col martelletto. Sei un tizio che nove mesi fa hai scritto: questo covid è una montatura, e poi non sei più potuto tornare indietro. Quell'energia incredibile, che ogni giorno ti trascina verso discorsi sempre più deliranti, ed è la stessa che porterà qualche migliaio di trumpelettori a radicalizzarsi e a sparacchiare in qualche sobborgo – del resto non è la stessa energia di chiunque si sia radicalizzato, in qualsiasi contesto? Se ancora credi che a Maometto freghi qualcosa delle vignette, se ancora credi che una vignetta su Maometto segni un punto nella fondamentale guerra per la libertà del pensiero. Che poi dà un'occhiata alla finestra, probabilmente hai visto un campanile. Pensa che tutto è cominciato con una dozzina di poveracci che non si rassegnavano al fatto che avessero ammazzato il loro leader politico-religioso, crocefisso dalle guardia come uno schiavo, pensa che energia hanno scoperto, che sia per caso l'energia che ci rende esseri umani? E d'altro canto è la stessa energia che ha fatto scrivere su milioni di giornali in tutto il mondo che il riscaldamento globale non esiste, insomma è l'energia che ci fotterà come specie, come la mettiamo?


Voi dite: fake news, sì, certo, c'è mercato per qualsiasi cosa, e quindi qualcuno produce fake news. Ma perché la gente ne ha bisogno? Voi dite: la gente è stupida, cerca le spiegazioni semplici, ma la maggior parte delle fake news sono molto più contorte della realtà: richiedono studio, applicazione. Io dico (e non credo di sbagliarmi): c'è qualcosa a cui la gente tiene più che alla realtà. Καὶ ἠγάπησαν οἱ ἄνθρωποι μᾶλλον τὸ σκότος ἢ τὸ φῶς. Questo qualcosa è, il più delle volte, l'opinione che esprimevano ieri. Ieri gli è scappato detto che tutte le pecore sono bianche, nel frattempo ne è passata una nera, loro non lo ammetteranno. È solo sporca. No, non si può pulire, perché... potrebbe essere una malattia, potrebbe essere contagiosa. Ok, non è sporca e non è malata, ma evidentemente non è una pecora: prova ne è che è nera. Il veterinario dice che è una pecora perché si è messo d'accordo con voi, è un complotto alle mie spalle. Sentite, potrebbe effettivamente essere una pecora, ma accuratamente selezionata da un pool di operatori zootecnici attraverso orribili esperimenti, tutta una massoneria di operatori zootecnici disposti persino a votarsi a Satana pur di dimostrare che l'altro giorno mi sb.

Mi sb.

(Lo chiamerei "fattore Fonz", ma temo si tratti di un riferimento culturale ormai troppo remoto: in ogni caso è una delle energie che ci tiene eretti in piedi da quando siamo scesi dagli alberi, e diciamola tutta: i primi tizi che sono scesi dagli alberi avrebbero avuto mille motivi per ammettere di essersi sbagliati, ma ormai era fatta, indietro non si tornava, sui rami non si risaliva. O meglio: chi è stato furbo è risalito, noi siamo i discendenti degli altri).  


Forse tutta la letteratura dalla Bibbia in poi. Forse tutta la filosofia da Platone (mi hanno condannato a morte il maestro, eppure era il più intelligente! Perché non li ha sistemati con una delle sue ironie?) Si sbagliava Cristoforo Colombo a non dar retta a Eratostene. Si sbagliava pure Galileo, sulle maree almeno. Su quante cose si sbagliava Newton; e anche Einstein, probabilmente, qualche cantonata qua e là l'avrà presa. Marx ne ha prese parecchie; Freud ha passato la vita a sbagliare. Se ha sbagliato tutta questa gente, ma si può sapere chi cazzo siete voi. 

Si fa per dire, lo so benissimo. Esseri umani. Padri o madri di famiglia. Lottiamo per ottenere un minimo di autorità, e quando finalmente l'abbiamo, i piccoli cominciano a farci domande: molto prima che noi sappiamo le risposte. E allora facciamo quel tipo di muso duro che avevano i nostri progenitori sugli alberi, e non ci muoviamo. Non mi frega niente di quel che pensi tu, figliolo. Se io ho detto che non è una pecora, quella non è una pecora. In discussione non c'è più la pecora. Ci sono io e non posso permettermi di essere messo in discussione. Altrimenti tra due inverni deciderete che sono vecchio e smetterete di portarmi da mangiare. Tutta quest'energia.

Trovassimo un ingranaggio da farci girare; una biella un pistone, una pila di dischi di rame. Ci faremmo girare il mondo, con tutta questa energia. Credo.

Cioè no, scusate, ne sono sicuro.

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