28 maggio: San Giusto di Urgell, glossatore cattolico di poesie d'amore
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| Biblioteca universitaria di Bologna |
28 maggio: San Giusto di Urgell, glossatore cattolico di poesie d'amore
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| (Lorenzo Sabbatini, Ambrogio e Agostino). Ma sul serio devo passare l'eternità a conversare con 'sto tizio che, Sant'Iddio, non sa leggere un versetto senza parlare a voce alta? |
Dunque io, che ho cominciato a leggere quasi prima di cominciare a pensare, sui cartelli stradali, i titoli dei giornali, io che ho imparato a leggere in officina sulle latte di OLIO FIAT con le lettere bene in evidenza, a un certo punto ho trovato i fumetti e per molto tempo non ho cercato di meglio. In seguito ho letto anche altre cose, il Codice della Strada e Svetonio in originale, ma probabilmente la cosa che riesco a leggere meglio, che mi viene più naturale leggere, sono i fumetti: una vignetta dopo l'altra, la nuvoletta in alto prima della nuvoletta in basso, certe linee sottendono il movimento e la didascalia è una voce fuori campo. Migliaia di Topolini e poi Giornalini, e Dylandog e tutto il resto, ma so che non è stato così per tutti. C'è gente che i fumetti non li legge.
Oggi i giornaletti non si vendono quasi più, e chi vuole sopravvivere nell'ambiente lo sa, che margini non ce ne sono: la poca gente che ancora legge vuole storie, storie consequenziali, intricate ma non troppo, vignette ortogonali e magari anche qualche didascalia. Additare Moebius ai giovani aspiranti fumettisti sarebbe da criminali. Altro che storie in forma di fiore. Non c'è mercato per questa roba. Ripensandoci, non c'è mai stato, nemmeno in Francia, Métal Hurlant è durato quel che è durato. E allora?«Però manco mezza libreria: loro stavano ai libri come io sto a una suora», ridacchia una delle fate della scuderia, la più spiritosa e, probabilmente, la meno ignorante.
Non avrai altro Autore al di fuori di meQuello che mi ha spinto a farlo, come ho detto all'inizio, è che da questa risibile querelle estiva e premestruale si sia arrivati come sempre a ipotizzare un fantomatico scrittore fantasma che è il vero autore dei libri che pubblico a mio nome. (Giorgio Faletti)
Finché non arrivate in libreria, e la musica cambia di colpo. Lì è puro Ottocento, si direbbe che fuori vi stia aspettando il maggiordomo in livrea con la carrozza: tutti Autori con la A maiuscola, e anche tutte le lettere del nome e del cognome, tutte in maiuscolo, sbalzate in oro e in lapislazzuli, più evidenti del titolo; uno non compra Io sono Dio di Faletti, uno compra GIORGIO FALETTI Io sono Dio: e guai, maledizioni, anatemi, a chi solo insinua che dietro GIORGIO FALETTI possa esserci un po' di lavoro di gruppo. È vietato anche solo pensarlo: GIORGIO FALETTI deve essere un artigiano che si scrive tutto da solo, dal titolo fino al più umile apostrofo. Esatto, sì, li mette tutti a mano, gli apostrofi, uno a uno. Altrimenti, boh, non c'è più gusto a leggerlo. Così a conti fatti GIORGIO FALETTI è l'artigiano più pagato d'Italia. Fattura milioni ed evidentemente non ha nemmeno un ufficio stampa, un pr, un amico che gli dica ehi, Giorgio, va bene fare il duro, ma non si trattano così le signore. Puoi avere tutti i buoni motivi del mondo, ma la sindrome premestruale no, non si tira fuori in una polemica la sindrome premestruale. Voglio dire, i duri non lo fanno. Rileggiti i classici: te l'immagini Marlowe, te lo immagini Mike Hammer coinvolti in una polemica letteraria con una biondona fatale? Uno schiaffone può anche scapparci, se la fata fa l'isterica, ma un accenno al mestruo no, è un tabù, una cosa definitivamente non anglosassone, di una mediterraneità inemendabile, come faccio a spiegartelo meglio... è una cosa che... non ti aggiunge centimetri al pisello, capisci?
Now that I am dead I must submit to an epitaph
Choupon, c'était moi
“Tutt'altro! Può sembrarti un disegnatore di pupazzetti, ma è un grandissimo artista. Guarda le facce, guarda quante espressioni. Con tre tratti di china riusciva a rendere centinaia di espressioni, mantenendo uno stile chiaro ed elementare. Trovo tutto questo molto progressista e democratico”.
Fai finta di essere un intellettuale. Uno di quelli che s'intendono di tutto e niente, dai, puoi farcela.| «Repubblica» mi chiede di spiegare secondo quali criteri, ogni anno, vengono attribuiti i Premi Nobel. | E probabilmente ti pagherà bene per il servizio... |
| Non ne so molto. | Beh, questa è un'ammissione importante: sai di non sapere. C'è una sola cosa che a questo punto dovrebbe fare un uomo di cultura, su un quotidiano progressista: documentarsi. Lo farai? Dopotutto ti pagano... |
| In primo luogo, bisogna tener conto che attribuire dei premi internazionali di letteratura, specie in un paese piccolo come la Svezia, non è cosa facile. Un giurato deve conoscere le letterature francese, inglese, americana, tedesca, italiana, austriaca, polacca, russa, danese, slovacca, maltese, bulgara, araba, rumena, boema, norvegese, finlandese, lituana, lettone, estone, albanese, ungherese, serba, kosovara, greca, pachistana, indiana, uigura, uzbeca, cinese, giapponese, argentina, nicaraguense, costaricana, brasiliana, vietnamita, peruviana, colombiana, boliviana, cambogiana e del Turkmenistan e dell' Antartide e dell' Africa equatoriale e del Bangla-desh e dello Sri-Lanka. | Ehi, cos'abbiamo qui? Una lista inutile, una di quelle cose che fanno i bambini a scuola per prendere tempo e sprecare righe. Cos'è, Citati, non hai fatto i compiti? Non ti sei documentato? E dove sta scritto che un giurato svedese debba conoscere davvero tutte quelle lingue? (aggiunta di Luigi dai commenti: parte da inglese e francese, ma arriva fino al Turkmenistan, all'Antartide, all'Africa equatoriale, ed è un po' come se ci stesse dicendo, strizzando l'occhio agli altri padroncini bianchi annidati nei suoi lettori: "ma sì, dai, dove ci stanno gli zulù e i pinguini, e pensa tu se io devo perdermi dietro a quegli scarabocchi da selvaggi"). |
| Non ne sarei mai capace. Temo che i giurati di Stoccolma non siano molto più bravi di me. | Finta modestia, abbastanza fuori luogo dal momento che nella giuria, oltre agli accademici svedesi (esperti di letteratura svedese e di null'altro), fanno parte membri di altre accademie nazionali, professori di letteratura e, soprattutto, tutti i Nobel della letteratura viventi. Possibile che non ce ne sia qualcuno molto più bravo di te? Magari anche una mezza dozzina, eh, Citati, cosa dici? |
| Purtroppo, come diceva Madame de Ségur, i giurati di Stoccolma «ont des idées». | Madame de Ségur diceva probabilmente così, ma forse qualcuno non capirà. Il francese ormai lo studiano in pochi, triste ma è così. Quei pochi poi rischiano di non capire lo stesso, perché la frase di Mme Ségur è estremamente evasiva. (“Hanno delle idee? Quali idee?”) Si tratta di un eufemismo, perfetto se pronunciato nel salotto giusto, ma non su un quotidiano, dove gli articoli dovrebbero avere un fine divulgativo. |
| Uno scrittore deve stare «per il progresso»: | Ah, ecco. Insomma, il premio Nobel è un premio progressista. Sicuro? L'espressione “per il progresso” è virgolettata: è una citazione? Da cosa? Da un documento dell'Accademia? No. Dal testamento di Alfred Nobel? Nemmeno. |
| quindi niente premi a Borges e a Nabokov, che hanno (per Stoccolma) opinioni singolari sulla storia umana. Nemmeno Kundera va bene, anche se ha scritto due capolavori, perché ha idee viziose sulla letteratura - e poi ci vuole misura, anche e soprattutto nel non amare il comunismo. Sebald era troppo triste. Alice Munro racconta storie troppo minime. Bisogna stare sempre dalla parte del bene. | Naturalmente l'accademia di Stoccolma non ha mai spiegato perché non ha premiato Borges o Nabokov: i giurati si limitano a spiegare perché premiano x, non perché al suo posto non hanno premiato y e z. Qui Citati si sta semplicemente togliendo qualche sassolino nella scarpa, perché i suoi scrittori preferiti non hanno mai vinto il Grande Premio, il che è evidentemente un'ingiustizia. |
| Se Pamuk ha avuto il Premio, non è stato per i suoi bellissimi romanzi (figurarsi, quelle mescolanze intollerabili di miniature persiane e assassinii), ma perché è anti-razzista. | ...poi un bel giorno un autore che piace a Citati vince il Nobel: e lì cosa succede? Forse che Citati si rallegra? No: scuote la testa e dice: “Voi non siete in grado di tollerare quelle mescolanze di miniature persiane. Lo avete premiato solo perché è anti-razzista”. |
| Ed è anche consigliabile non essere troppo intelligente (peccato gravissimo). | Alè. Come dare in dieci mosse del fesso a un centinaio di scrittori del Novecento. Ammirate e imparate. |
| Non saprei esattamente quali e quante siano le dosi che compongono lo scrittore-Nobel. Probabilmente, qualche dose di Gunther Grass, di Pearl Puck, di Quasimodo, di Giosuè Carducci, di Hemingway, tagliate, oliate e frullate da un cuoco di vaglia. | Altri autori che non piacciono a Citati. Avete presente quei blogger sedicenni che sotto la testata spiegano quali sono i divi preferiti e quelli detestati? Citati è così, sixteen forever. (Da notare anche la sciattezza formale: tre refusi su cinque nomi! “Gunther Grass” si scrive Günter Grass, “Pearl Puck” è in realtà Pearl S. Buck, e persino Giosue Carducci sarebbe meglio scriverlo senz'accento! Citati non lo sa, ma è sopravvissuto all'ultima generazione di correttori di bozze competenti, e da qui in poi commetterà errori imbarazzanti). |
| Insomma, lo scrittore-Nobel è identico allo scrittore-Campiello. | Vedete, è in queste piccole cose che si rivela la grandezza (o la piccolezza) di uno scrittore. C'è gente che parlandoti di un chicco di grano riesce a farti vedere l'universo: a Citati invece danno da spiegare come funziona il più prestigioso premio letterario mondiale, e finisce per produrre una frecciatina da salotto italiano rivolta a cinque, sei persone. |