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domenica 27 aprile 2025

25 Aprile 2025 in Craft World

Nel metaverso di Craft World — un luogo dove l’immaginazione incontra il dialogo — decidiamo di prenderci un tempo di riflessione. Decidiamo di affermare con forza che la libertà è un bene da nutrire, da raccontare, da proteggere. Scegliamo di metterci in ascolto, di scambiare idee, di porci domande autentiche. A guidarci in questo percorso sarà, con la consueta sensibilità e competenza, la professoressa Lorenza Colicigno.

 

mercoledì 5 marzo 2025

Laboratorio di scrittura, "Lettere d'amore"

Laboratorio di scrittura, condotto da Lorenza Colicigno, a cui ho partecipato in Craft Wordl



 


 

 

 

 

 

 

Tutto il lavoro è stato pubblicato in due E-Book

 https://my.visme.co/view/8r17ddvq-lettere-d-amore-vol-1#s1 

https://my.visme.co/view/76r7x9qx-lettere-d-039-amore-vol-2#s1 

 Recensione di Yvette Marie Marchand,  critica letteraria

 "Quando Lorenza Colicigno mi ha chiesto di leggere e commentare questi due volumi del titolo “Lettere d’Amore”, il risultato finale di un corso di scrittura creativa tenuto da lei in due diversi “luoghi non luoghi” delle etere, Craft e Second Life, semi-alfabeta informatica quale sono, temevo di trovarmi a dover svolgere un compito a cui non fossi, in assoluto, preparata.
Per mia sorpresa mi sono invece trovata piacevolmente coinvolta in una interessantissimo esperimento letterario, svolto online tra persone non fisicamente presenti negli stessi luoghi e anche in un certo senso, nemmeno sempre nella stessa “dimensione”.
L’esperimento coinvolgeva quindi una pluralità di voci, cosa che ha dato vita a due testi vivaci e animati. I due volumi, infatti, offrono degli interessanti spunti d’analisi anche per una che, come me, vive da quasi quarant’anni nel mondo dell’insegnamento della letteratura diciamo in modalità “usuale”. Uno di questi spunti è sicuramente rappresentato dall’idea di aver pensato di usare la forma epistolare per mettere alla prova, come immagino, le lezioni  siano prefisse ad insegnare, e cioè: come scrivere un testo creativo e infine come confezionare un omogeneo testo corale di finzione (nel senso di fiction) in modo da poter catturare l’attenzione del lettore e, allo stesso tempo, permettere ad ogni contributor di avere uno spazio necessario per potersi esprimere al meglio.
La lettera, infatti, è un’entità estremamente “libera”, in quanto non esistono regole fisse che governano la sua lunghezza, né che determinano i suoi contenuti. I vari autori potevano, quindi, esprimersi liberamente utilizzando al massimo ognuno la sua immaginazione, le sue tecniche individuali di scrittura e soprattutto le competenze nella scrittura che il corso aveva fornito.
Sono presenti infatti nei due volumi lettere di diverso tipo: lettere tra figlie e mamme, tra uomini e donne, tra amici, amiche, amanti, mariti e mogli. I contenuti variano e lo stile di ognuna di loro è, infatti, molto personale e distinta, ciò che fa capire che la forma dei volumi è stata una giusta scelta.
In quanto una corrispondenza poi, con qualche eccezione, la maggior parte degli scriventi ha dovuto creare due personaggi distinti, spesso di sesso diverso, cosa che avrà ben messo alla prova i loro talenti di scrittori, prove che in tutti i casi sono state superate molto bene. Il fatto che, come mi sembrava di capire dai testi, tutti i partecipanti del corso siano state donne (se mi sbaglio, sarà un’ulteriore prova della bravura sia di insegnante che di apprendisti), non posso che notare che sono state molto brave a creare personaggi dell’altro sesso. 


Le diverse storie che sono emerse dalla lettura dei vari testi sono poi molto interessanti e coinvolgenti e ciò dimostra che tutti i discenti hanno capito che anche in un testo di finzione, anche nei testi più fantasiosi, la verisimilitudine, nel senso di coerenza alla logica e alla probabilità, è sempre una componente molto importante.
Per entrare più nel vivo dei contenuti, possiamo dire che i nostri scrittori sono stati molto creativi e convincenti. Nelle belle e struggenti lettereallamadrechenonc’èpiù di Lorenza Colicigno che apre il primo di questi due volumi, al lettore viene data la possibilità di entrare nel vivo delle complesse dinamiche che per tutta la vita hanno regolato un rapporto tra una madre e una figlia, rendendolo difficile e creando un distacco importante tra loro. L’autrice, utilizzanodo la tecnica di una serie di diari e note lasciatela dalla madre ormai deceduta, riesce a svelare e spiegare ciò che durante la vita non erano mai riuscite a comunicare l’una all’altra.  

Nella interessante e molto attuale: “Una storia dei nostri tempi” di Eva Kraai, due persone che hanno creato un rapporto significativo e intima online scoprono una verità sorprendente e importante. Nella bella e delicata “Lettera a un amico” di Rosanna Galvani, viene offerta una importante lezione di rispetto e amore amicale, mentre nelle sincere “Lettere d’amore” di Rosa Massaro, da ciò che sembra un sano rapporto coniugale emerge un’inquietante realizzazione che tutto non è sempre quello che possa sembrare.
Il secondo volume si apre con “Allo Specchio” di Fiona Saiman che consiste in una serie di lettere tra due amiche vere, tra due se stesse, che si confrontano virtualmente in Craft. Questo bel testo permette al lettore di riflettere su come la vita virtuale permette di arrivare a conclusioni interessanti anche su quella reale, delle volte avvicinando persone che altrimenti si sarebbero perse nella piattezza del mondo reale. Il testo è brillante e intrigante.
Il testo di “Mister Godot” di Wizardoz Chrome è bellamente inusuale … e anche paradossale e avvincente … quanto il nome del suo scrittore e porta ad un finale sorprendente, mentre “Cara Mamma” di Lux Tergeste contiene delle lettere molto realistiche a una madre, immaginiamo, che stia in casa di cura. La figlia vuole finalmente dire alla madre le cose come sono, ma la mamma le sta sfuggendo probabilmente per qualche tipo di demenza senile. Il testo offre un approccio molto sincero e candido alla questione … forse anche con quella crudezza che lo rende utile oltre che bello e interessante.
In “Amore tra le stelle” di Arcanquest Frank troviamo una storia di amore tra Leonardo, un astronauta, e una donna: un amore che diventerà eterno per una bella trovata dell’autore di questa storia.
Il volume si chiude con “Letter To The Master” di Skye Galileo, che, partendo da un amore molto intrigante di una giovane con un uomo che lei chiama “The Master”, per una esperienza non creata da lei si emancipa e ritorna a prendere la sua strada.


Vorrei infine complimentarmi con Lorenza Colicigno che ha tenuto i corsi di scrittura creativa online, guidando i suoi discenti verso questi bei risultati. Complimenti quindi naturalmente anche a loro … e, soprattutto, a proseguire."
 

mercoledì 4 dicembre 2024

Mostra d'arte immersiva di Sergej Zarf in Craft

 

 


 "Attraverso le lenti dell'Arte: Un Viaggio di Resilienza e Bellezza" è una mostra che presenta una collezione unica di immagini, realizzate in un dialogo tra due forme di “intelligenza”, quella emotiva umana e quella artificiale, che esplora temi di resilienza, forza e bellezza femminile in risposta alla violenza, esplicita e implicita, sulle donne.

Attraverso l'uso di diversi stili pittorici, ogni opera riflette una diversa sfaccettatura che celebra la diversità e la complessità dell'esperienza femminile nel suo cammino di affermazione identitaria: dall'Impressionismo che cattura la leggerezza dell'essere, al Surrealismo che esplora i mondi interni, fino all'Espressionismo che parla delle emozioni più crude.

Le opere sono un inno alla speranza, un richiamo all'azione e una testimonianza della resilienza indomita delle donne di fronte alle avversità.
Non solo una mostra, ma un viaggio emotivo e visivo, un richiamo all'empatia e alla comprensione.

Titoli delle Opere:

"Resilienza Intramontabile" - Stile Impressionista
"Sorrisi Nascosti" - Stile Surrealista
"Spezzando Catene" - Stile Espressionista
"Ombre del Silenzio" - Stile Cubista
"Luci di Speranza" - Stile Realista
"Echi di Libertà" - Stile Astratto
"Riflessi di Coraggio" - Stile Fauvista
"Sussurri di Forza" - Stile Futurista

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Qualche cenno sugli stili

"Resilienza Intramontabile" - Stile Impressionista
Uno sguardo verso l'orizzonte, con determinazione…

Una delle prime cose che salta all'occhio in un dipinto impressionista è la sensazione di incompiutezza. Le pennellate sono poste una accanto all'altra, senza sovrapporsi a strati come nei quadri dell'epoca. Gli impressionisti amavano dipingere all'aperto, en plein air, grazie all'uso dei tubetti di colore e del cavalletto portatile, introdotti nel 1859. Una pittura  ricca di contrasti di luce e ombra, di colori intensi e brillanti, che esprime le emozioni del pittore davanti alla bellezza di ciò che osserva.
"Sorrisi Nascosti" - Stile Surrealista
“Tutto ciò che vediamo nasconde un’altra cosa, vogliamo sempre vedere ciò che è nascosto da ciò che vediamo.”
- René Magritte
Nella sfera onirica, le persone perdono il controllo cosciente sui loro pensieri, permettendo all'inconscio di esplorare liberamente senza restrizioni, spesso attraverso simboli. Il Surrealismo mira a esprimere questi pensieri reconditi, esplorando gli aspetti più nascosti e insondabili della psiche umana, un territorio che Sigmund Freud ha approfondito nei suoi studi, rivelando la natura indomabile e misteriosa dell'inconscio.

"Spezzando Catene" - Stile Espressionista
Gli espressionisti, nell'arte, trasferiscono direttamente le loro sensazioni interiori nella realtà artistica, senza filtri. Utilizzano tecniche come pennellate impetuose, ondeggianti e spesso esagerate nella loro rappresentazione di vari soggetti, per riflettere efficacemente i loro stati emotivi interni. Questo approccio era una risposta diretta alle tensioni e alle inquietudini del mondo moderno, mirando a catturare e comunicare le profonde esperienze emotive dell'artista attraverso la loro arte.

"Ombre del Silenzio" - Stile Cubista
Questo approccio artistico si distacca dalla rappresentazione letterale degli oggetti, privilegiando un'indagine visiva più profonda. Gli artisti che adottano questa tecnica si dedicano all'analisi e alla scomposizione delle immagini per esplorare e comprendere la struttura intrinseca delle cose. Ciò implica un'attenzione particolare alla composizione, alla forma e al colore, piuttosto che alla mera imitazione della realtà superficiale. Questo metodo mira a catturare l'essenza degli oggetti, andando oltre la loro apparenza esteriore.

"Luci di Speranza" - Stile Realista
Il Realismo, sia come corrente pittorica che letteraria, ha le sue origini nel Positivismo, una corrente filosofica incentrata sull'approccio scientifico allo studio della realtà. Si mirava a catturare e rappresentare la realtà sociale nella sua forma più autentica e non filtrata. I realisti si distaccavano dall'uso delle allegorie, tipiche di periodi artistici precedenti, e si concentravano invece su una rappresentazione diretta e fedele dei fatti, dando priorità alla vita quotidiana e alle sue sfaccettature, comprese quelle più dure e meno idealizzate. L'obiettivo era dipingere un quadro accurato e non edulcorato della società, evidenziando le condizioni di vita reali delle persone, soprattutto delle classi meno privilegiate.
"Echi di Libertà" - Stile Astratto
Un processo artistico dove la rappresentazione fedele della realtà viene consapevolmente trascurata a favore di un'espressione più astratta e personale. Forme, linee e colori in modi che possano riflettere e amplificare gli stati d'animo e i sentimenti interiori degli artisti. L'arte intesa come mezzo per esprimere visioni e sensazioni soggettive, piuttosto che riproduzione del mondo visibile.

"Riflessi di Coraggio" - Stile Fauvista
Ci si allontana dalle convenzioni dell'arte accademica, focalizzandosi sulla semplificazione delle forme e rifiutando l'uso della prospettiva e del chiaroscuro tradizionali. Colori vivaci e innaturali, spesso applicando il colore puro direttamente dalla confezione alla tela, e utilizzando linee di contorno decise e marcate. L'elemento centrale non è più il significato tradizionale dell'opera, ma piuttosto la forma, il colore e l'immediatezza dell'espressione. Questi artisti cercano un nuovo modo espressivo, basato sull'autonomia del quadro, dove la relazione con la realtà visibile non è più naturalistica. La natura viene vista come un insieme di segni da cui attingere per una libera trascrizione, permettendo una reinterpretazione personale e creativa della realtà.

"Sussurri di Forza" - Stile Futurista
Nelle opere futuriste, il soggetto è raramente statico, ma è rappresentato in modo da suggerire movimento e azione. Per superare la naturale staticità delle arti visive come la pittura e la scultura, gli artisti futuristi utilizzano le "linee-forza" per trasmettere un senso di velocità e dinamismo. Questi elementi, insieme all'uso di colori e piani che interagiscono attraverso "contrasti simultanei", contribuiscono a creare un'illusione di "dinamismo universale" nelle loro opere. Il Futurismo, quindi, non cerca solo di rappresentare il movimento, ma aspira a catturare l'energia e la vitalità dell'era moderna attraverso questi metodi innovativi.


Sergej Zarf è un creativo digitale ed educatore appassionato che esplora e sperimenta mondi virtuali da più di un decennio. È sempre desideroso di condividere le sue conoscenze e abilità con altri interessati ad apprendere e creare in questi nuovi media.

Collabora con il Museo del Metaverso, un museo virtuale che espone le opere di vari artisti su diverse piattaforme, come Craft World, Second Life e Spatial.

È anche membro di Edu3D, una rete di educatori che utilizzano ambienti virtuali 3D per l'insegnamento e l'apprendimento; si occupa principalmente della redazione del sito Edu3D e della promozione delle attività e dei corsi della comunità di pratica.

È stato coinvolto in numerosi progetti e corsi relativi al video making nel mondo virtuale e all'intelligenza artificiale, tra cui:

- "Riprendiamoci", un corso su come realizzare video in mondi virtuali, utilizzando strumenti come OBS Studio, Shotcut e DaVinci Resolve (2012-2023).

- Pyramid Cafè TV, web tv dedicata a far emergere dai mondi virtuali contenuti e temi trattati negli eventi organizzati in Second Life e Craft World, legati all'arte, alla cultura, all'informazione, alla tecnologia, all'attualità e alla solidarietà (streaming video, montaggio e co-direzione 2012-2014).

- “IT Literacy”, una serie di incontri gratuiti svolti su Zoom volti a facilitare coloro che avevano bisogno di sviluppare competenze informatiche di base e intermedie, soprattutto durante il periodo della pandemia Covid-19.

- Incontri sulla realizzazione di immagini attraverso Intelligenza Artificiale generativa, utilizzando strumenti come EasyDiffusion, GPT-4-All, Alpaca e Prompt Engineering; ha esposto in sei mostre personali e collettive in mondi virtuali e ha pubblicato flipbook online contenenti molte delle sue opere creati dall'intelligenza artificiale e di suoi versi (2022-2023).
 

venerdì 10 novembre 2023

Donne scrivono Donne a cura di Lorenza Colicigno

 


Craft 17 novembre 2022

 

Quando si affronta il tema della scrittura delle donne non è tanto importante ma utile punto di partenza chiedersi se occupi nel tempo quantitativamente e qualitativamente spazi ridotti rispetto a quella degli uomini. Che una poesia antica al femminile esistesse gia' nel V secolo a.C. non aveva dubbi Corinna di Tanagra in Beozia, in gara polemica con Pindaro, che criticava con  ironia ed autoironia la sua conterranea Mirtide, perché «donna di nascita, come lei, era entrata in contesa con Pindaro».  Pitagora IV-V sec a. c. trasse la maggior parte delle sue dottrine etiche dagli insegnamenti di una sacerdotessa di Delfi, Themistoclea, e Filocoro di Atene riempì un intero volume, parlando delle discepole di Pitagora a Metaponto, scienziate e poetesse insieme, la più grande Teano. Antipatro di Tessalonica riservo' a 9 poetesse un epigramma palatino. Nell'antica citta' reale parta di Nisa, nel Turkestan sovietico, Paul Bernard crede di aver individuato una giostra di 10 poetesse greche, a partire da Corinna, Mirtide, Saffo. E Taziano nel Discorso ai Greci inventario', scandalizzato, ben 13 statue di autrici pagane. Presterà attenzione alle «prose» di Pieria Io. Christianus Wolfius, che ne raccogliera' nel '700 Fragmenta et Elogia, esiste poi un archivio contemporaneo delle donne scrittrici che comprende circa mille nomi. Superato l'aspetto quantitativo, entriamo nella questione della qualità, ambito molto delicato, poiché coinvolge non solo un mix di aspetti soggettivi, ma soprattutto oggettivi, cioè tutti gli aspetti legati alla divulgazione e alla trasmissione dei testi letterari, che determinano il gusto letterario, tradizionalmente governata da una cultura maschile, il che comporta che ciò che cambia rispetto agli uomini è il livello di “risonanza”, di “fama”, di “popolarità”, e quindi anche di capacità di incidere profondamente nell'universo della scrittura, dei suoi topoi e modelli. Per tradizione, una tradizione maschile, alla donna è spettato l'hic et nunc della parola orale, all'uomo quello del ubique et semper della parola scritta. Persistere in questo schema di lettura ha generato pregiudizi di cui uomini e donne continuano ad essere vittime, certamente, è tema che necessità di essere contestualizzato e storicizzato. La parola chiave è indubbiamente “durata”, la parola è durata, la scrittura conferma questa durata, e la massima estensione della durata è l'eternità, il dio cristiano non a caso è Verbum. Chi dà durata alla parola attraverso la scrittura inevitabilmente si sente parte di un destino di eternità che passa attraverso la fama, essa ne convalida la capacità modellizzante. Ma se confrontiamo le parole di Saffo, «Morta giacerai, né piu' alcuna memoria di te / ci sara', né ora né mai. Tu non sei piu' partecipe delle rose / di Pieria e come una qualunque anche in casa di Ade / vagherai fra spettri indistinti, svanita», con quelle di Virginia Wolf “Finchè scrivete ciò che volete scrivere, questa è la sola cosa che conta; e se conti per un giorno o per un’eternità, nessuno può dirlo.”, ci accorgiamo di un lungo cammino, nel quale sono stati montati e smontati molti clichet.

 

Cominciamo dall'inizio, da un riferimento mitico, la più antica scrittura femminile nella più antica cultura greca e magnogreca ebbe come protagoniste figure femminili, e ovviamente fu necessario che esse stesse fossero toccate dalla divinità maschile, sto parlando delle Sibille, quella Eritrea e quella Cumana, ma è proprio dal modello sibillino, che sembrano emergere tre coordinate antropologiche della scrittura femminile:

 

1)la scrittrice come detentrice di parole che racchiudono una forma di potere, le parole delle formule, dei riti è proprio questa la più pericolosa, e quindi assimilata alla medichessa, alla guaritrice, diventate spesso “le streghe”, aspetto che è molto presente nella nostra cultura popolare. La parola della donna è stata per molto tempo confinata nello spazio tra il silenzio dell’esclusione e la valutazione del suo  grido come follia. O muta, o pazza, non ci sfugga l'esperienza contemporanea di Alda Merini, o strega. A questo blocco della parola femminile sembrano rispondere queste di Antonia Pozzi: cc stessi e con l’Altro è stata temuta, perché metteva a rischio sistemi di potere consolidati. La tradizione, sempre maschile, ha considerato dominio della donna altri territori oltre quelli dell'oralità, quello della parola debole, la chiacchiera, la narrazione, l’affabulazione “nello spazio del gineceo”, ma la parola che scava alla ricerca della verità e la pronuncia, quella che dà accesso alla comunicazione forte e alla decisionalità, le è stata a lungo preclusa. Ma a noi tocca anche di entrare in questo meccanismo valutativo che considera la narrazione, l’affabulazione, come una sorta di recinto marginale della scrittura femminile.

 

2)    la verità e il coraggio della verità, specificità della scrittura femminile, potremmo richiamarci alla definizione data da Marianne Moore per la poesia: “uno spazio per l’autentico”, e condividere il pensiero di Paola Mastrocola che afferma: “La scrittura femminile, più di quella maschile, è costruita sulla ricerca della verità. Scrivere è riflettere su se stesse, guardare a costo di trovare il buio e l’orrore. E’ questo estremo coraggio dello sguardo”. Una caratteristica della donna che scrive è il richiamo dell’estremo, il suo non mediare, nell’arte come nella vita. Una volta presa coscienza, la donna che scrive la propria ribellione vi si consegna senza riserve. Ed ecco da un lato le scelte di avanguardia nei movimenti letterari, le scelte estreme nella politica (AKhmatova, Barkova, Cvetaeva), nel privato (dalla medievale Eloisa a Lou Salomè, Sibilla Aleramo, fino alle suicide, come la poco nota rionerese Giuliana Brescia, ma molte altre a partire da Virginia Wolf). Tra la ricerca e la pronuncia della verità si pone un altro aspetto della scrittura femminile: la consapevolezza di usare lo stesso strumento dell'uomo, la parola appunto, ma per dire cose diverse e dare sensi diversi. Antonia Pozzi lo dice bene, svelandoci nel contempo quanto questa consapevolezza possa essere motivo di dolore, prima che di orgoglio della propria differenza, in SFIDUCIA

3) La leggerezza, se vogliamo dirlo in termini calviniani, la leggerezza, che può essere intesa come dispersione e ambiguità, come appunto per i vaticini delle sibille, ma sul piano simbolico può anche essere segno di una ricerca di libertà, di sperimentazione di giochi combinatori e di sensi altri, come modo per sfuggire al peso di modelli maschili consolidati.

 

3)    Fernanda Romagnoli parla del tema della sua scrittura, l'amore, e della scrittura stessa come di un “gioco di fonosillabe”, è affascinante il collegamento con le foglie spinte vie dal vento insieme alle parole dei vaticini Sibillini. Ma quella che abbiamo definito leggerezza, è stata dalla critica fino all'età cibernetica tutta rigidamente maschile, definita superficialità. Il fatto che la donna prediliga il tema dell'amore, che lo tratti in termini diversi da quelli tradizionali, ha condannato alla dimenticanza tanta scrittura dell'800. In questo periodo molte donne hanno scritto libri, che, anche se non vi si trova una specifica “presa di coscienza”, sono più interessanti di molti libri maschili, ma, ignorati nelle storie letterarie e nelle antologie, sono “scomparsi”, liquidati dai “critici laureati” come “senza valore”. Eccessivo lirismo, autobiografismo compiaciuto, sentimentalismo sono i vocaboli più ricorrenti. Eppure autrici come Carola Prosperi, Neera, Marchesa Colombi, la Contessa Lara, per citarne alcune, hanno scritto poesie e storie con rivolti psicologici e sociali importanti, ma cosa più grave il giudizio negativo dei maschi ha pesato e pesa come un macigno anche sulla scelta di letture femminili. Perchè questo oscuramento che ha condizionato anche le donne lettrici? Perché le emozioni, il “di dentro”, la visceralità di uno scrivere senza filtri e senza censurare il sentimento, ne hanno determinato la svalutazione immediata, non tanto sulla base di un’analisi critica attenta, ma proprio sulla base della visione del mondo, per criteri, dunque, di pregiudizio sessista. I valori che hanno prevalso sono stati quelli maschili, sono stati gli uomini a decidere cosa avesse o no valore o significato universale. Dice Virginia Woolf: “Il calcio e lo sport sono importanti, la moda, i vestiti, sono futili…Questo è un libro importante, suppone il critico, perché tratta di guerra; questo è un libro insignificante, perché tratta dei sentimenti delle donne in un salotto”.

La scrittura delle donne, dunque, ha un “essere” e un “esistere” proprio, non recinto, limite, bensì sguardo sul mondo che dall'esperienza personale giunge ad abbracciare l'universo delle relazioni con il “sé” e con l'”altro”.

giovedì 28 settembre 2023

etica e Intelligenza Artificiale

 


 In Craft collegamento con SingularityU Milan con un incontro dal titolo

'AI Ethics - Quali domande porsi?'Fruibile in contemporanea:

- in presenza nella sede milanese di IBM

- in live streaming con la webapp di SingularityU Milan e nei

 metaversi di Spatial.io e Craft World.


 

Conduce David Orban, con l'intervento di esperti di settore 

Governare lo sviluppo dell'intelligenza artificiale è ormai considerato un imperativo imprescindibile se si vuole assicurare un mondo più inclusivo, sostenibile e pacifico. L'AI è una tecnologia il cui esponenziale sviluppo sta ponendo all'attenzione della comunità globale l’importanza della definizione di un quadro di riferimento condiviso che abbia un'impostazione etica come proprio fondamento e che veda come fine ultimo la protezione dei diritti e della dignità dell'essere umano.

Negli ultimi tempi, da parte di istituzioni e gruppi internazionali, si stanno moltiplicando le iniziative di definizione di regolamenti e documenti di indirizzo per governare i processi in atto. Ad esempio nel 2021 l'UNESCO ha prodotto la cosiddetta "Raccomandazione sull’etica dell’intelligenza artificiale", il primo standard globale sull'etica dell'AI, strumento normativo che "fissa i principi etici della stessa nel rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali dell'essere umano", con l'obiettivo di fornire strumenti per "identificare, monitorare e valutare i benefici, le preoccupazioni e i rischi dei sistemi di intelligenza artificiale". La Raccomandazione è stata adottata da 193 Paesi. In Europa nel giugno 2023 è stato approvato dal Parlamento europeo l'"Artificial Intelligence Act" (AI Act) un regolamento sull'AI la cui ambizione è istituire un "quadro giuridico uniforme volto a regolare lo sviluppo, la commercializzazione e l'uso dei sistemi di intelligenza artificiale in conformità con i valori e i diritti dell'Unione Europea".

Sono stati definiti come principi fondamentali per un'AI etica: la proporzionalità e il divieto di nuocere; la sicurezza e la protezione; il diritto alla privacy e alla protezione dei dati; la governance e la collaborazione multi-stakeholder e adattiva; la responsabilità ("accountability"); la trasparenza e la spiegabilità; la supervisione e la determinazione umana; la sostenibilità; la consapevolezza e l'alfabetizzazione; l'equità e la non discriminazione.

Governare la "scatola nera" dell'AI sarà un'impresa difficile, ma "abbiamo la responsabilità di gestire questa tecnologia nel migliore dei modi possibili"; sarà nostro compito trasformare la difficoltà caotica in una complessità gestibile dalle macchine ricordando che non ha senso "cercare di imitare gli esseri umani attraverso l'AI, dobbiamo invece sfruttare ciò che le macchine, inclusa l'AI, fanno meglio" (L. Floridi). Lo strumento a nostra disposizione è il design ovvero "l'arte di risolvere un problema sfruttando vincoli e possibilità per soddisfare i requisiti prefissati in vista di un obiettivo", e questo obiettivo è il progetto comune e condiviso di modellare con lungimiranza etica una società più giusta.

domenica 17 settembre 2023

Mostra nel Museo del Metaverso


 Bellissima serata di cultura in Craft World con Elisa Laraia aka Helissa Halasy che ci ha presentato 'LAP Stories - Laboratorio di Arte Pubblica' in collaborazione con il Museo del Metaverso. 

Un'installazione che varcherà i confini dell'Europa per partecipare all'Expo della Scienza in Cina.

'La città diventa un inedito ambiente espositivo. Il fruitore incontra l'arte contemporanea.' - quote E.Laraia. 








 

Dalla notecard di Elisa Laraia

Il LAP Laboratorio di Arte Pubblica ha inteso osare rispondere all'esigenza di vivere lo spazio urbano come luogo di riflessione sul contemporaneo e di scoperta di nuovi spunti interpretativi del quotidiano attraverso l'interazione tra artista e fruitore. Il lavoro ha previsto questa costruzione collettiva nell'attuazione del territorio nazionale il primo laboratorio di arte pubblica, partendo dalla regione Basilicata e coinvolgendo artisti nazionali e internazionali nella progettazione di opere ad hoc che traggano spunto dalla storia, dagli abitanti, dal paesaggio urbano, da tutto il territorio della Basilicata.
Il LAP, nato nel 2009, ha trasformato la città di Potenza in un inedito spazio espositivo, con le sue 7 postazioni permanenti delle dimensioni di 5x2,5m distribuite nella città secondo un percorso di fruizione urbano, progettato sui flussi di maggior transito. Dal 2009 al 2011 il LAP si è avvalso per la curatela del Critico d'arte contemporanea Roberto Daolio, esperto di progetti di Arte Pubblica; dal 2012 coinvolge per la parte curatoriale Bruno Di Marino, critico dell'immagine in movimento; ha esposto opere di Elisa Laraia, Alessandra Andrini e Andrea Nacciarriti, progetto di arte contemporanea dell'hotel Orfeo. Dal 2013 ha intrapreso il suo percorso che mira al coinvolgimento dell'intero paesaggio della Basilicata, tramite l'urban screen, video proiezioni su palazzi storici della regione. Da agosto a settembre 6 eventi hanno illuminato attraverso la tecnica dello Schermo Urbano: il Palazzo Storico in Piazza Gianturco ad Acerenza, il Convento del SS. Crocifisso a Forenza, Palazzo storico di Via Roma a Calvello, il Palazzo degli Uffici a Corleto Perticara, il Teatro Francesco Stabile a Potenza, il vicinato di Via Buozzi nei Sassi a Matera. Gli eventi sono preceduti da problemi di coinvolgimento del territorio attraverso i suoi abitanti tramite laboratori urbani.
Il LAP ha iniziato il cammino per costruire una mappatura etnoantropologica della regione e trasferire esperienze da un paese all'altro. Nell'ottica di rispondere alle esigenze della comunità con il lancio verso l'Italia e il mondo, il LAP dal 2013 ha lanciato il Public Art Award, primo concorso internazionale dedicato all'Arte Pubblica finalizzato a esplorare la regione Basilicata. LAP | Premio artistico pubblico ha fatto sì che la Regione Basilicata balzasse all'attenzione internazionale, raggiungendo un pubblico di 50.000 utenti nel settore dell'arte contemporanea e coinvolgendo nella community del social network Premio d'arte pubblica, sempre in continua evoluzione, più di 300 artisti professionisti provenienti da Francia, Inghilterra, Giappone, Cina, Argentina, Stati Uniti, Messico, Spagna, Etiopia,
Il Premio LAP con il Public Art ha portato in Basilicata l'Alta Formazione sull'Arte Pubblica, strutturando in partnership con l'Università degli Studi della Basilicata, il Dipartimento DiCEM, il Corso Superiore di Arti Visive che ha svolto un Potenza e Matera dal 16 al 22 settembre 2013, con docenti altamente qualificati, Anna Detheridge, Teorica delle Arti Visive, Saggista, Presidente Connecting Cultures, Emilio Fantin Artista, Docente Universitario, Bianco e Valente Artisti, Mariadelaide Cuozzo, Docente di Storia dell'Arte Contemporanea, Università degli Studi della Basilicata, Francesco Marano, docente di Antropologia visuale, Università degli Studi della Basilicata, ospitando 20 artisti da tutta Italia e dal mondo selezionati tramite il Concorso.
Le 261 opere partecipanti al concorso hanno contribuito alla creazione di un archivio di progetti creati ad hoc per la Regione Basilicata, attualmente una disposizione dei 131 Comuni lucani per il raggiungimento dell'obiettivo del LAP: la realizzazione del primo Laboratorio permanente di Arte Pubblica a scala regionale in Italia. Il 3 dicembre 2013 la
giuria del LAP | Public Art Award 2013, composta dal Presidente Spencer Tunick, artista di fama internazionale, e dai commissari Bruno Di Marino, esperto di video arte, e Basak Malone gallerista newyorkese, ha selezionato tra i finalisti in gara i due vincitori della prima edizione del Public Art Premio, il gruppo Maria Angela Capossela e Liviana Davì, con il progetto "L'esposizione del lenzuolo - L'esposizione del lenzuolo", e Marco Rossetti, con il progetto "Sublime Bother".
Il LAP Laboratorio di Arte Pubblica | Public Art Award nella sua programmazione 2014 ha portato in tour nella regione Basilicata le opere vincitrici del LAP | Public Art Award 2013 “L’esposizione del lenzuolo” di Maria Angela Capossela e Liviana Davì e “Sublime Bother” di Marco Rossetti. Il tour è partito in luglio da Potenza, passando per Castelgrande, Lauria, Rivello, Barile, Matera, Calciano, Rionero in Vulture.  Da marzo Marco Rossetti nel suo viaggio attraverso la Basilicata ha creato un inedito racconto fotografico della regione, tradotto in 6 diverse cartoline prodotte in serie limitata di 200 e distribuite negli shops, cartoline che raffigurano le bellezze della regione parzialmente coperte da elementi di disturbo che ironicamente invitano l’osservatore ad approfondire la conoscenza di questa terra ancora da scoprire. Da maggio  anche le artiste Maria Angela Capossela e Liviana Davì hanno visitato la Basilicata con la loro opera “L’esposizione del Lenzuolo”, che, partendo dall’antica tradizione dell’esposizione del lenzuolo dopo la notte di nozze, riflette contro la violenza sulle donne, per sovvertire le posizioni sociali, per trasformare il significato della macchia in consapevolezza di genere. Lo hanno fatto incontrando Donne rappresentative di una sensibilità vera sulle problematiche di genere, prima tra tutte le Donne dell’Associazione Telefono Donna Casa delle Donne Ester Scardaccione di Potenza, unico centro antiviolenza in Basilicata, Presidente Cinzia Marroccoli, partner del LAP. Tante le Donne pronte nelle piazze della Basilicata a portare con sé un lenzuolo per compiere, una volta formato un cerchio,  il lancio del colore in tutte le variazioni cromatiche, escluso il rosso, gesto fortemente liberatorio. Le lenzuola colorate dalle donne sono state esposte in tutte le città attraversate dal LAP; a Matera, il 24 e il 25 agosto, il quartiere Malve nel Sasso Caveoso ha ripreso vita attraverso l'esposizione delle lenzuola di Capossela e Davì, un tassello importante per la candidatura di Matera a Capitale Europea della Cultura 2019, con il LAP, il Comitato 2019 e la Sovrintendenza dei Beni Artistici ed Entnoantorpologici della Basilicata che del LAP sostengono le attività. La luce del giorno ha illuminato nei diversi borghi lucani i Laboratori Urbani e le performance collettive, sino al tramonto, quando le piazze si sono illuminate con gli urban screen del LAP, video proiezioni sui palazzi storici, che portano di luogo in luogo le opere del Public Art Award e l’opera Private Conversation, ritratto etnoantropologico della Basilicata con i volti e le voci delle sua comunità.
Il LAP nel 2015 ha proseguito il suo lavoro di archiviazione etnoantropologica toccando i comuni di Chiaromonte,  Lauria, Agromonte Mileo (Latronico), Calciano e Matera.
Il Tour è iniziato il 5 agosto con il progetto  “Un Chiaro…racconto”, Il Laboratorio Urbano a Chiaromonte ha avuto come sempre protagoniste le video-interviste, che, oltre ad indagare la memoria collettiva del paese sono state incentrate anche sul tema del familismo amorale, riannodando attraverso la memoria degli anziani i fili dell'inchiesta condotta nel 1955 da Edward C. Banfield, in collaborazione con la moglie Laura Fasano, proprio qui a Chiaromonte, oltre che a Rovigo e in Kansas. Il Tour LAP 2015 è poi proseguito con spettacoli multimediali che hanno narrato storie di battaglie e briganti con i linguaggi della contemporaneità, il 13 a Agromonte Mileo, Latronico, per “Magia di luci e suoni in terra di lupi e di briganti”, e a Lauria, con la produzione Arci Basilicata il 20 agosto per “La Battaglia di Lauria” il LAP ha creato uno spettacolo di teatro inmersivo in multivisone nella piazza di San Nicola, rievocando grazie alla compagnia teatrale Amici del Teatro tra video proiezioni ed azioni performative dal vivo, una rilettura contemporanea della storia della Basilicata. Il Tour 2015 è poi proseguito a Calciano, il 5 settembre dove nell’ambito del progetto “Percorsi Generazionali – laboratori permanenti” dell'Associazione Culturale “Santa Maria della Rocca” con il sostegno di Fondazione con il Sud il LAP ha realizzato viedointerviste per la diffusione sul web. Dal 24 al 27 settembre a Matera il LAP per il Balloon Festival, ha realizzato l’opera "I vol(t)i della Basilicata" per risponde all'esigenza del Balloon Festival di descrivere l'irripetibile esperienza del volo in Basilicata.
Il LAP nel 2016 prosegue le sue attività con il progetto Private Conversation | Basilicata Land of Art, nell'ambito del progetto regionale Nuovi Fermenti, nato dal percorso di Visioni Urbane. 5 i Comuni coinvolti: Picerno, Tito, Satriano di Lucania, Pignola e Potenza.
Attraverso parternariati con le 5 associazioni territoriali: Telefono Donna ONLUS Casa delle Donne Ester Scardaccione, Potenza; Associazione Petra, Satriano di Lucania; Associazione Titesemente, Tito; Associazione "Laboratorio teatrale '95", Picerno; Associazione Il Portale, Pignola e con il Liceo Artistico e Musicale di Potenza.
Le video interviste con gli studenti del Liceo Artistico hanno ricostruito percorsi e protagonisti dell'arte del Novecento lucano, oltre Giuseppe Antonello Leone e Maria Padula, cui tanto essa deve. A Satriano di Lucania, si è colta l'occasione per sottolineare negli Urban Lab la consapevolezza diffusa della rilevante presenza nello scenario pittorico del XVII secolo di Giovanni de Gregorio, detto il Pietrafesa; a Pignola, l'Urban Lab ha raccolto la memoria e la sentita partecipazione popolare alla tradizionale Corsa degli Asini, in onore di Sant'Antonio Abate. A Picerno si è scelto il tema dell'adesione della comunità alla Repubblica Napoletana del 1799; a Tito è stata posta al centro del racconto la sentita tradizione delle feste patronali.
Le video interviste precedute dal video contro la violenza sulle Donne sono state presentate nel Tour Nuovi Fermenti | LAP 2016 Private Conversation | Basilicata Land of Art: 12 agosto Satriano di Lucania, 13 agosto Pignola, 27 agosto Picerno, 1 settembre Potenza, 3 settembre Tito.
In questi anni gli utenti sono stati uomini e donne, giovani e anziani, dai 7 ai 90 anni ed oltre, con i quali lo staff del LAP ha lavorato a stretto contatto con la collaborazione delle Amministrazioni, delle Associazioni, delle scuole e dell’intera comunità dei paesi coinvolti. I laboratori negli spazi urbani, hanno prodotto video-interviste, che indagano il legame profondo degli abitanti con il territorio. I cittadini della Basilicata, sono diventati così i protagonisti assoluti del LAP, la loro identità ha preso vita sulle facciate dei palazzi storici della regione, mentre le loro voci si sono propagate nello spazio urbano, nelle piazze, nei vicoli, raccontando ciascuna il proprio vissuto, i luoghi di affezione, le poesie, i sogni e le aspirazioni di una Regione che sceglie l’arte contemporanea per illuminare la sua storia, tra ricordo del passato e attesa del futuro.
Nel 2017 parte il progetto Basilicata Stories realizzato con il contributo della Regione Basilicata
Basilicata Stories è uno spettacolo multimediale itinerante che racconta la storia della Basilicata. Una narrazione del territorio costruita attraverso i saperi dei cittadini. Basilicata Stories è un momento emozionante da vivere in un teatro immersivo che coinvolge le architetture del territorio, Basilicata Stories vuole narrare e portare al di fuori dei confini regionali la storia della Basilicata narrando di personaggi e di avvenimenti. Basilicata Stories è il modo attraverso l’arte pubblica di conoscere la storia della Basilicata ascoltando le voci della contemporaneità.
Le piazze della Basilicata diventano grandi stanze immersive-multisensoriali all’aperto, le cui pareti saranno costituite da quelle dei meravigliosi palazzi storici dei borghi coinvolti, illuminati da urban screen tematici, come inediti luoghi dell’esposizione del sapere lucano.
Basilicata Stories nasce dall’esperienza portata avanti con il LAP Laboratorio permanente di Arte Pubblica di coinvolgimento del pubblico attraverso laboratori urbani e urban screen, videoproiezioni sui palazzi storici realizzate dal 2013 ad oggi nei comuni di Matera, Potenza, Acerenza, Forenza, Calvello, Lauria, Corleto Perticara, Rivello, Chiaromonte, Calciano, Barile, Rionero in Vulture, Castelgrande, Agromonte Mileo, Latronico, Tito, Picerno, Satriano di Lucania, Pignola, Matarea, da cui è scaturito uno storytelling della comunità lucana contemporanea.
Nel 2019 viene inaugurato il progetto “Identità Contemporanea | Contemporary Identity” di Elisa Laraia, a cura di Eleonora Frattarolo, è un’opera pensata per le celebrazioni di San Gerardo 900, patrocinata dal Comune di Potenza, dalla Regione Basilicata, dall’Arcidiocesi di Potenza, Muro Lucano e Marsiconuovo - San Gerardo 1119-2019 - Nono Centenario.
“Identità Contemporanea | Contemporary Identity” coinvolge la città di Potenza con 6 storie, legate all'identità della comunità cittadina, raccontate attraverso la piattaforma del LAP Laboratorio di Arte Pubblica, arricchita in questo 2019 dalla realtà aumentata. Le 6 postazioni 500x250 distribuite nella città, infatti, sono dotate di un contenuto multimediale messo in essere dalle immagini installate, tramite la App “LAP Laboratorio Arte Pubblica”. I 6 volti che occupano le 6 postazioni raccontano le loro storie, come cittadini-fruitori-attori. Essi narrano del “fare del bene” come risorsa essenziale della vita di ognuno. Altre Due Storie sono dedicate al progetto scuola che consiste in visite didattiche nella Città di Potenza e nella distribuzione nelle Scuole di cartoline animate in realtà aumentata, un modo per cominciare un viaggio dalla propria casa verso l'Arte Pubblica nella città.
Il LAP coinvolge i fruitori con il suo forte impatto psicologico, invitandoli ad aprirsi al dialogo con il racconto della propria identità personale; esso, pertanto, vuol mettere in moto nei cittadini una nuova apertura mentale, un nuovo atteggiamento di comunicazione in primis con l’opera d’arte, ma sostanzialmente con se stessi e con la comunità tutta.
Durante il 2019, anno nel quale le opere rimangono installate nella città, il LAP continuerà, con il tour nelle scuole della Basilicata, a intervistare i giovani sul concetto del “fare del bene”, così da implementare continuamente la realtà aumentata.
Nel 2020 sviluppa il progetto Black Box che coinvolge gli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Napoli nell’ambito del Corso di Videoinstallazione tenuto dalla Docente Elisa Laraia, Direttora del LAP
Artist group
Cristiana Amato, Francesca Arduino, Sabrina Attardi, Mattia Barbante, Sabrina Colella, Leila Costanzo, Ilaria Cutolo, Liu Daini, Zhang Dan, Martina dell’Aversana, Sara Fiorentino, Angela Fusillo, Chen Haotian, Gu Haotian, Agostino Iacono, Cui Jianing, Pu Jin, Xue Lingkun, Jiao Linyi, Flora Madonna, Sara Madonna, Ilaria Mignano, Emanuela Palmieri, Roberto Palumbo, Anna Rosaria Passaro, Carmine Pistone, Wang Qihui, Wu Yu Qing, Lucia Riccio, Francesca Sorrentino, Alessandra Russo, Yin Xin, Yan Jing Xuan, Apo Yaghmourian, Yang Yang, Chen Yaxin, Wang Xue Ying, Polina Yarishkina, Zhang Yutong, Zhao Zi Zhu, Zhang Xi Zi.
 
Nel 2021 il LAP ha organizzato nel Palazzo della Cultura di Potenza la mostra Scultura Estesa #1 in partenariato con l'Accademia di Belle Arti di Napoli
Nel 2022 il LAP ha organizzato nel Palazzo della Cultura di Potenza la mostra Emergenze in partenariato con l'Accademia di Belle Arti di Napoli
Nel 2023 il LAP ha organizzato nel Palazzo della Cultura di Potenza l’Evento Quadriennale di Roma, in partenariato con l'Accademia di Belle Arti di Napoli e la Quadriennale di Roma.


venerdì 30 settembre 2022

Ricordando Pier Paolo Pasolini nel Centenario della nascita

 


E' stata una serata letteraria molto interessante, perciò ho voluto fare un copia-incolla dalla notecard per potermi rileggere tutto quanto e condividerlo.

Dalla serata letteraria in Craft Wordl-NoiLab del 29 settembre

Di Lorenza  Colicigno
Buonasera a tutti, ricordiamo stasera in Craft Pier Paolo Pasolini nel Centenario della nascita, leggendo passi dalle sue opere e da "Scritti su Pasolini", curatori Novella Capoluongo e Gianfranco Blasi alias Gianfra Mitico.
Pier Paolo Pasolini (Bologna, 5 marzo 1922 – Ostia, 2 novembre 1975), poeta, scrittore, regista, sceneggiatore, pittore, romanziere, linguista, traduttore e saggista, attore e drammaturgo italiano, è tra i maggiori intellettuali italiani del Novecento; si distingue tra di essi per la impossibilità di contenerlo in confini ideologici e letterari, per la sua versatilità e per il suo amore per la verità, soprattutto intesa come lettura della realtà attraverso il suo sguardo critico verso tutto e tutti. Proprio la sua attenta osservazione, mai neutra, dei cambiamenti della società italiana dal secondo dopoguerra sino alla metà degli anni settanta, ci consentono, oggi, di comprendere meglio le contraddizioni di quegli anni, le cui istanze e le cui conseguenze sono ben visibili oggi. La sua dichiarata omosessualità e la sua fine tragica hanno focalizzato l’attenzione pubblica sulla sua vita privata, in qualche modo condizionando anche l’interpretazione e la comprensione della portata storica della sua riflessione sul mondo e della sua immensa produzione letteraria. Ringrazio Emil Jannings, che in IM in Craft ha voluto indicarmi un interessante sito americano che sta celebrando il Centenario di Pasolini a Chicago, con un logo di straordinaria sintesi: poetry, passion and provocation. A voi tutti un grazie per essere qui ad una serata letteraria nella quale ho voluto dare spazio ad una prospettiva di lettura inconsueta, cioè quella che vede Pasolini legato alla musica, che sia classica, che sia leggera, sempre autoriale, e ballerino provetto nelle balere friulane. Nella notecard inserita nel libro accanto al divano dei relatori trovate notizie utili sull'autore, non mi dilungo, quindi, e passo la parola a Gianfranco Blasi, non senza aver ringraziato prima Tonino Lane per l'organizzazione, Rosanna Galvani, fiona saiman, Laura Antichi, Luciana Mattei, Eva Kraai, Sergeji Zarf per le letture e Rubin Mayo per lo streaming delle letture e per la diretta dell'evento, e ovviamente il nostro ospite Gianfranco Blasi.

Fin dagli esordî in friulano, che comprendono Poesie a Casarsa (1942) e La meglio gioventù (1954; poi ripreso con intenti diversi e notevole incremento di testi: La nuova gioventù, 1975), ben oltre la nozione ermetica di poesia pura, il giovane P. puntava alla scoperta di una lingua intatta, che fosse quasi un equivalente letterario del suo religioso desiderio di purezza (fonderà così nel 1945 l'Academiuta di lenga furlana). Il suo interesse per la poesia dialettale trovò espressione in due importanti antologie: Poesia dialettale del Novecento (in collab. con M. Dell'Arco, 1952) e Canzoniere italiano. Antologia della poesia popolare (1955; poi, in versione ridotta: La poesia popolare italiana, 1960); mentre il suo talento di critico letterario, affascinato più dai modelli della critica stilistica (Auerbach, Spitzer, Contini) che dal sociologismo marxista d'ispirazione gramsciana, si esplicò in una serie di interventi sulla letteratura contemporanea, e soprattutto sulla poesia, che sarebbero confluiti in Passione e ideologia (1960). Gli anni Cinquanta furono gli anni della sua completa affermazione letteraria. La sua prima notevole raccolta di poesie in lingua, Le ceneri di Gramsci (1957), sembra chiudere definitivamente una stagione della poesia italiana. L'ansia profetica dell'Usignolo della chiesa cattolica (pubbl. nel 1958, ma composto prima del trasferimento a Roma) si sarebbe riproposta, dopo la parentesi decisiva delle Ceneri, nei termini mutati di un'ininterrotta controversia (La religione del mio tempo, 1961; Poesia in forma di rosa, 1964; Trasumanar e organizzar, 1971). P. fondava, intanto, insieme a F. Leonetti e R. Roversi, Officina, la rivista della polemica antinovecentesca; era anche diventato condirettore di Nuovi argomenti, rivista fondata nel 1953 da A. Moravia e A. Carocci. E aveva dovuto affrontare difficoltà molto più gravi dopo la pubblicazione dei suoi due romanzi d'ambientazione romana: Ragazzi di vita (1955), per il quale dovette subire un processo per oscenità, e Una vita violenta (1959), che era stato accolto freddamente tanto dalla critica marxista quanto dai giovani critici della neoavanguardia. Ma la vocazione di P., già insofferente dei limiti di un genere letterario, si era orientata verso altri mezzi d'espressione: il cinema (v. oltre), del quale si sarebbe poi occupato anche in veste di teorico, il teatro (Orgia, 1968; Affabulazione, 1969; Calderón, 1973) e il giornalismo (soprattutto, dal 1973, le collaborazioni al Corriere della sera, poi raccolte con altre in Scritti corsari, 1975). In ritardo rispetto alla data di composizione, erano intanto apparsi il romanzo Il sogno di una cosa (1962) e le prose narrative di Alì dagli occhi azzurri (1965), oltre a vari scritti minori. Postume, in ordine sparso, sono uscite raccolte di scritti giornalistici (Lettere luterane, 1976; Le belle bandiere, 1977; Il caos, 1979), di critica letteraria (Descrizioni di descrizioni, 1979; Il portico della morte, 1988), opere narrative (La divina mimesis, 1975; Amado mio, 1982; Petrolio, 1992, romanzo incompiuto che riassume e porta a livello di quasi insostenibile incandescenza tutti i temi dello scrittore), nonché le raccolte complete dei suoi testi teatrali (Teatro, 1988) e poetici (Bestemmia. Tutte le poesie, 1993). Diversi scritti appartenenti alla fervida stagione friulana del poeta sono stati raccolti dal cugino N. Naldini in Un paese di temporali e di primule (1993) e in Romàns (1994); per sua cura sono anche apparse le Lettere 1940-1954 (1986) e le Lettere 1955-1975 (1988). Tutte le opere di P. sono state raccolte nell'edizione diretta da W. Siti (10 tomi, 1998-2003).

Nel cinema P. operò a partire dal 1954, come sceneggiatore (con M. Soldati, La donna del fiume; con F. Fellini, Le notti di Cabiria; con M. Bolognini, Marisa la civetta, Giovani mariti, La notte brava, Il bell'Antonio, La giornata balorda; e, fra i tanti, con B. Bertolucci, La commare secca, autore anche del soggetto). P. dapprima trasferì i frutti della sua ricerca narrativa (Accattone, 1961; Mamma Roma, 1962; La ricotta, episodio del film collettivo Ro.Go.Pa.G., 1963, condannato per vilipendio alla religione di stato), reinventando un linguaggio cinematografico autonomo di alta qualità figurativa (P. era stato allievo di R. Longhi a Bologna). Il linguaggio di P. approdò a risultati più compiuti ne Il Vangelo secondo Matteo (1964), in cui l'armonica fusione del cinema con la letteratura, la pittura e la musica diede l'avvio a quel "cinema di poesia" di cui P. doveva essere in Italia uno dei più convincenti teorici (Il cinema di poesia, 1965; Osservazioni sul piano sequenza, 1967; Empirismo eretico, 1972). Su questa linea, i film che seguirono, soprattutto Edipo re (1967), Teorema (1968) e Medea (1969), accesi da un realismo visionario che, nonostante scarti e manifeste libertà, sorregge poi anche gl'impegni drammatici e linguistici dei film della "trilogia della vita" (o, come altri l'hanno definita, "dell'Eros"), partiti alla riscoperta del sesso attraverso una rilettura delle fonti della grande favolistica mondiale: Decameron (1971), I racconti di Canterbury (1972), Il fiore delle Mille e una Notte (1974). L'ultimo film, uscito postumo, Salò o le 120 giornate di Sodoma (1976), luttuosa metafora del potere e interpretazione in chiave provocatoria del libro omonimo di Sade. Non vanno dimenticati Che cosa sono le nuvole? (dal film collettivo Capriccio all'italiana, 1968) e Porcile (1969). Rimane un grande esempio del cinema d'inchiesta Comizi d'amore (1965), indagine sulla sessualità nell'Italia dei primi anni Sessanta, condotta da P. insieme a Moravia e Musatti. Esemplare parabola della storia d'Italia, dalla predicazione francescana ai funerali di Togliatti, è Uccellacci e uccellini (1966), ultima "legenda aurea" della civiltà italiana.

Pasolini e il Novecento. - L'edizione delle Opere di Pasolini colloca la sua opera tra i classici del secondo Novecento. E a ragione, poiché solo Pasolini (come D'Annunzio e più di Pirandello) ha sperimentato tutti i generi della creazione del 20° secolo: romanzo e novella, teatro e cinema, critica letteraria e saggistica politica, e non meno la poesia. Già questa semplice ragione di "generi" crea un singolare accostamento: D'Annunzio, Pirandello, Pasolini, un essere nel proprio tempo, nel quale la retorica - strumento dell'argomentare, del persuadere, dell'insegnare, leva essenziale di ogni "passione e ideologia" - è esibita, non velata, non nascosta, non lenita da strumenti di "sordina". Sì che non pare ardito oggi dire che Pasolini è stato per l'ultimo Novecento il rovesciamento speculare di quello che fu D'Annunzio all'ouverture del 20° secolo: là fu la parola chiamata a colmare le lacune del tempo, parola di gloria (e di lusso vitale dell'io), qui la parola della negazione, dell'abiezione, dei margini prossimi al niente: "i segni del desiderio di morire, / le occhiaie del vile, / il mento del debole, / … / le scarpe dello statale, / il culo del soldato semplice, / la calvizie del disadattato, / la schiena del condannato a morte" (Il dolore dei poeti, da Poesie marxiste, 1964-65). L'Italia repubblicana trova così oggi due emblemi nobili della propria identità: da una parte Calvino, la ragione e l'utopia, la trasparenza e la levità, l'Italia dell'Ariosto e di Galileo; dall'altra Pasolini, l'Italia di Jacopone e di Belli, di Gioacchino da Fiore e di Gadda: stracci e apocalissi. Una civiltà magmatica - il dialetto friulano e Dante, i tragici greci e gli Evangeli, il sottoproletariato e la Nuova Guinea - ma non più e soltanto latina: Pasolini sa partire da Alba pratalia, alba pratalia delle nostre origini e arrivare alla lugubre Nuova Preistoria che viviamo, alla profezia degli ultimi: "La Negritudine, dico, che sarà ragione". In certo modo - come lucidamente hanno osservato Calvino e Barthes per l'utopia di Fourier - il profetismo pasoliniano si sbilancia oltre la rasserenata compiutezza delle ideologie: supera ogni finalismo della storia prevedendo la fine della storia, e intanto della propria. Nessun altro poeta come Pasolini ha messo in scena, costantemente provandola e riprovandola in parole come sarà nei fatti, la propria morte: "Stesura in 'cursus' di linguaggio 'gergale' corrente, dell'antefatto: Fiumicino, il vecchio castello e una prima idea vera della morte: […] - sono come un gatto bruciato vivo, / Pestato dal copertone di un autotreno" (Una disperata vitalità). Un Pasolini che incarna in sé, come scriverà, il destino di Cassandra: "Basti pensare a una figura come quella di Cassandra, che prevede, anzi vede fisicamente la propria morte" (Nota per l'ambientazione dell'Orestiade in Africa). Una lettura della storia dell'Italia unita, tutta incentrata sulle identità popolari: il cristianesimo e il marxismo; il pensiero laico-liberale, stendardo della borghesia, non fu mai una vera alternativa, ma parve a Pasolini la continuazione del Potere, non la plenitudine della Verità: "Quelli di voi che possiedono un cuore / votato alla maledetta lucidità, / vadano nei laboratori, nelle scuole, / a ricordare che nulla in questi anni ha / mutato la qualità del conoscere, eterno pretesto, / forma utile e dolce del Potere, NON MAI VERITÀ. // […] Vadano, tanto per cominciare, dai Crespi, dagli Agnelli, / dai Valletta, dai potenti delle Società / che hanno portato l'Europa sulle rive del Po: // è giunta per ognuno di loro l'ora che non ha / proporzione con quanto ebbe e quanto odiò" (Vittoria). Erano gli anni di Barbiana e tra poco di Lettera a una professoressa, l'utopia di un'eguaglianza fatta non per accumulo (produzione e consumo: la vagheggiata affluent society), ma per condivisione dell'essenziale: l'Italia di Pasolini e don Milani, Danilo Dolci e padre Turoldo, e anche - sia non indebito il paragone - dei papi veneti del Concilio, papi degli umili. Quella via, via di parola e di pane, di poveri e giustizia, fu l'orizzonte scomodo di Pier Paolo Pasolini: "Ma nei rifiuti del mondo, nasce / un nuovo mondo […] / la loro speranza nel non avere speranza" (La religione del mio tempo, 4). Quella vita che non ha nient'altro, per sostenerla, che il suo consumarla, sacro deserto della fame, della manna, ove si attraversa - come Mosè, come Edipo - il miraggio, "sospinti dalla violenza del suo assillo". Così Pasolini ci ha rinnovato la biblica coscienza del sacro: quella coscienza - di Frazer e Cumont, di Caillois e di Deonna, ma anche di Bresson e di Tarkovskij - che "ciò che è sacro si conserva accanto alla sua nuova forma sconsacrata" (Medea).
(tratto da Enciclopedia Treccani)
Lorenza Colicigno è felice di far parte di questo libro "Scritti su Pasolini”, a cura di Novella Capoluongo e Gianfranco Blasi, dove insieme a 22 altri autori racconta Pasolini.
Questo l’indice del volume, che è disponibile in tutte le librerie, anche online.

 Presentazione del progetto e del libro: Novella Capoluongo Pinto
 Prefazione: Gianfranco Blasi
 Uccellacci e uccellini, una recensione: Edoardo Angrisani
 Il nuovo futuro, una poetica su Pasolini a Matera: Onofrio Arpino
 Il genio di Pasolini- Per me: il rinnovamento: Alberto Barra
 L’incontro con Ezra Pound- il poeta che sfidava il nulla: Gianfranco Blasi
 All’alba di una nuova primavera una poesia nascente: Gianfranco Blasi
 Il vangelo secondo Matteo- Una dedica poetica al “nostro”Pasolini: Carmen Cangi
 Pasolini, il dialetto come strumento poetico e politico
di redenzione popolare: Carmen Cangi
 Un indelebile ricordo: Il mio unico incontro con Pasolini: Novella Capoluongo Pinto
 Riflessione poetica: Novella Capoluongo Pinto
 Per Pier Paolo Pasolini: Echi di un dialogo perduto e ritrovato: Lorenza Colicigno
 Le cantine di Pasolini, la Natività e non solo: Emilio D'Andrea
 Tornare alla sua parola, Leggere e rileggere Pasolini: Lucia Di Tolla
 Pasolini per me: Lauramaria Fabiani
 Una domanda, una poesia: Lauramaria Fabiani
 Il firmamento nero vite: Andrea Galgano
 Pasolini e l’irrimediabile tenerezza: Andrea Galgano
 Noli me tangere: Ione Garrammone
 Idroscalo 1975: Ione Garrammone
 Adolescenza chiaroscurale: alcune note su Pasolini poeta: Donato Loscalzo
 Dove tu splendi: Maria Rosaria Macchia
 Intervista a Pasolini – Il colloquio che non ci fu: Francolando Marano
 Un incontro inconsueto: Così ho scoperto Pasolini: Yvette Marie Marchand
 Sì, credo sia opportuno parlare di lui ai ragazzi: Anna Maria Molinari
 Pasolini e la musica- Che cosa sono le canzoni? Un capriccio
all’italiana – Intervista possibile: Timisoara Pinto
 In morte di Pier Paolo Pasolini- Notte diversa per gente normale: Leonardo Pisani
 Canzone: Andrea Satta
 Una partita di pallone: Andrea Satta
 Una riflessione critica sul mediometraggio “La Ricotta”: Rocco Stella
 Pasolini: Bonaventura Giovanni Tancredi
 Il giorno dei morti ci lasciò: Bonaventura G. Tancredi
 Di notte: Bonaventura G. Tancredi
 Pasolini, poeta corsaro – Riflessioni: Stefano Zangheri

Ogni contributo è preceduto da un’immagine dipinta a colori da Alberto Barra e da una dedica scelta dai curatori.

Intervento di Gianfranco Blasi aka Gianfra Mitico

Pasolini, il profeta laico, l’intellettuale che leggeva le fratture sociali,
anticipandole, contrapponeva la realtà all'irrealtà: identificava la
realtà nella società rurale, nella civiltà contadina, perché era un
modo di vivere molto aderente alle cose concrete, alla natura, alla
terra, ai campi, agli animali. Mentre lui definiva "irrealtà" la nuova
civiltà industriale, perché era qualcosa di artificiale. Criticava il
consumismo che attraverso la televisione stava diventamdo
modello imperante. Chissà cosa avrebbe pensato di Internet e dei
Social. Forse la Rete è proprio l'esempio più eclatante dell'irrealtà,
perché uno dice: ho cento amici, ma chi sono questi amici? Si è
molto virtualizzata l'amicizia, i rapporti personali sono diventati
virtuali e quindi irreali. E quindi questa idea della virtualità, del mondo
industriale, oggi è ancora più evidente, forse nella Rete.

A 100 anni dalla sua nascita quali sono le intuizioni di Pasolini
che più ci appaiono profetiche?

Pasolini aveva la capacità di leggere il presente in profondità,
mettere in relazione con la storia, e dunque intuire la direzione del
cambiamento, dove sarebbero andate a finire le cose.
Una delle sue intuizioni più profetiche – volendo continuare ad
usare questo termine - è l'idea di quanto sia l'economia a decidere,
di quanto il potere più decisivo, più forte, quello che determina le
nostre vite, non è più la politica, e non è più la Chiesa (perché la
religione stava perdendo mordente sulla società italiana) ma è
l'economia.
In una famosa poesia scrive che la massa, non il popolo, si assesta
là dove il Nuovo Capitale vuole, dove il neocapitalismo decide. La
gente fa quello che stabilisce l'economia.
A livello inconscio, tramite la pubblicità per esempio, siamo indotti a
fare quello che l'industria ci comanda di fare, di comprare certi beni,
di sentirci inadeguati se non possediamo una certa automobile o un
certo capo di vestiario e così via. Se ci pensiamo, anche a livello
più generale, quante guerre sono decise dall'economia?
Cosa c'è oggi ancora da esplorare dell’enorme “continente”
Pasolini?

Quando ci mettiamo davanti a Pasolini abbiamo l'impressione di
avere a che fare con un classico, perché è ormai un autore
canonico, però è un classico non ingessato, non fisso, abbiamo
l'impressione che la sua opera sia ancora una sorta di cantiere
aperto. Proprio perché era un laboratorio in cui lui continuava a
tornare sui progetti, a rielaborarli, a rivederli, a riprenderli e così
via. Ecco Pasolini attraverso la sua opera ci consente di
riprogettare il futuro, di ripensarlo in chiave critica, in chiave poetica
e in chiave politica.

Talk by Gianfranco Blasi
Pier Paolo Pasolini, Poesie incivili (aprile 1960)
 
Frammento alla morte (Legge Laura Atichi)

Vengo da te e torno a te,
sentimento nato con la luce, col caldo,
battezzato quando il vagito era gioia,
riconosciuto in Pier Paolo
all'origine di una smaniosa epopea:
ho camminato alla luce della storia,
ma, sempre, il mio essere fu eroico,
sotto il tuo dominio, intimo pensiero.
Si coagulava nella tua scia di luce
nelle atroci sfiducie
della tua fiamma, ogni atto vero
del mondo, di quella
storia: e in essa si verificava intero,
vi perdeva la vita per riaverla:
e la vita era reale solo se bella...
 
La furia della confessione,
prima, poi la furia della chiarezza:
era da te che nasceva, ipocrita, oscuro
sentimento! E adesso,
accusino pure ogni mia passione,
m'infanghino, mi dicano informe, impuro
ossesso, dilettante, spergiuro:
tu mi isoli, mi dai la certezza della vita:
sono nel rogo, gioco la carta del fuoco,
e vinco, questo mio poco,
immenso bene, vinco quest'infinita,
misera mia pietà
che mi rende anche la giusta ira amica:
posso farlo, perché ti ho troppo patita!
 
Torno a te, come torna
un emigrato al suo paese e lo riscopre:
ho fatto fortuna (nell'intelletto)
e sono felice, proprio
com'ero un tempo, destituito di norma.
Una nera rabbia di poesia nel petto.
Una pazza vecchiaia di giovinetto.
Una volta la tua gioia era confusa
con il terrore, è vero, e ora
quasi con altra gioia,
livida, arida: la mia passione delusa.
Mi fai ora davvero paura,
perché mi sei davvero vicina, inclusa
nel mio stato di rabbia, di oscura
fame, di ansia quasi di nuova creatura.
 
Sono sano, come vuoi tu,
la nevrosi mi ramifica accanto,
l'esaurimento mi inaridisce, ma
non mi ha: al mio fianco
ride l'ultima luce di gioventù.
Ho avuto tutto quello che volevo, ormai:
sono anzi andato anche più in là
di certe speranze del mondo: svuotato,
eccoti lì, dentro di me, che empi
il mio tempo e i tempi.
Sono stato razionale e sono stato
irrazionale: fino in fondo.
E ora... ah, il deserto assordato
dal vento, lo stupendo e immondo
sole dell'Africa che illumina il mondo.
 
Africa! Unica mia
alternativa
Testi su Pasolini

da “Scritti su Pasolini”
Echi di un dialogo perduto e ritrovato
di Lorenza Colicigno (Legge Eva Kraai)

T'incontro a Matera, ogni volta al risuonare
del tuo nome - era il 1963 dei miei primi passi
nel mondo dell'etere - mi si svelarono,
avvicinandoti, la tua mitezza,
la tua capacità d'ascolto,
la tua autorevolezza conquistata
contro ogni barriera e confine.

Un'intervista tra una ripresa e l'altra.
Un dialogo dentro altri dialoghi.
Parole e immagini intrecciate agli affanni
dell'uno e dell'altra, mentre prendeva corpo
un Cristo fatto di carne e sangue,
un Cristo che abita Sassi e anime sole,
dimenticate, sospese dalla storia, ora
compagne rudi e tenere di un sacrificio
che ancora brucia. Un Cristo, un uomo,
un te stesso ficcato dentro la storia
da un'intelligenza acuta della parte e del tutto,
del vero e del falso, l'intelligenza tua
aliena dai riti compassati, perfino gelidi,
dei tavoli culturali e politici, ficcato dentro,
e pur libero sempre, le logiche strette
delle convenienze, dei pregiudizi, delle miopi
viste dei potenti e degli impotenti
imboniti rabboniti dominati dai potenti.

Mettevi in scena la violenza della terra
contro il cielo, del cielo contro la terra, tu,
non violento per scelta, per amore, per pietà,
per cultura. La tua voce, a volte limpida,
a volte gracchiante, sotto la spinta delle emozioni,
freddo nelle analisi, appassionato nelle visioni.

La tua voce che diventa lezione di vita
e di morte: "Non ho mai esercitato
nella mia vita alcuna violenza, né fisica
né morale, semplicemente perché
mi sono affidato alla mia natura,
cioè alla mia cultura".  La tua voce, eco
di un tempo ritornante come rito
di parola e di preghiera.

Summary
Lorenza Colicigno's poem recalls her interview with P.P. Pasolini in Matera during the filming of "Il Vangelo secondo Matteo", an encounter that remained indelible in her memory

da “Scritti su Pasolini”
Pasolini e l’irredimibile tenerezza
di Andrea Galgano (legge Luciana Mattei)

[...]L’irraggiungibilità. La sua disperata vitalità è nella crisi del rapporto con la realtà, nel tradimento dei chierici (dirà che i nuovi chierici dell’omologazione saranno preti progressisti che useranno parole libertarie), nel tecno-nichilismo e, infine, nella irredimibile tenerezza: «Questo può urlare un profeta che non ha la forza di uccidere una mosca, la cui forza è nella sua degradante diversità».
La diversità della domanda è il suo urlo senza fine, la ribellione di un abbraccio che degrada, la mancanza («Manca sempre qualcosa, c’è un vuoto in ogni mio intuire ed è volgare questo non essere completo, mai fui così volgare come in quest’ansia, in questo non avere Cristo») e visita dell’alterità:
«Amore con sè stessi senza altro interesse che l’amore, lo stile, quello che confonde il sole, il sole vero, il sole ferocemente antico, sui dorsi di elefanti e i castelli barbarici, sulle casupole del Medioriente col sole della pellicola pastoso, sgranato, grigio, biancore da macero e controtipato, controtipato con altrettanta fisicità che nell’ora in cui è alto e va nel cielo, verso interminabili tramonti di paesi miseri».

Egli che mentre lavorava a quell’umanissimo e divino Vangelo secondo Matteo (1964) in cui ribalta il Cristo-Messia nel Cristo sociale:

«Non figlio di Dio, non preannunciato dai Profeti quale redentore e riconciliatore dell’uomo fattosi, col peccato, nemico di Dio ed escluso dalla Sua visione beatificante, Gesù vi è il denunciatore delle ingiustizie sociali, il fustigatore dei grandi e dei potenti che ne vivono, vittima indifesa lui stesso di una società borghese. Sotto la sua Croce, perciò, non piange la Madonna, Madre di Dio, simbolo e portatrice dei dolori di tutte le madri, bensì una madre tutta e solo umana – la madre del regista – che porta in sé tutte le sofferenze dell’Addolorata; il grido di Cristo morente è quello di un disperato sull’inutilità sociale delle sue parole e del suo sacrificio; ed, alla sua morte, non il velo del Tempio si straccia, ad indicare l’adempimento delle profezie messianiche e l’avvenuta redenzione, bensì crollano i tuguri polverosi dei poveri, con l’auspicio che dalle loro macerie sorga l’attesa Città Terrena di giustizia sociale».

E scrive una lettera a don Giovanni Rossi della Pro Civitate Christiana di Assisi, città dove il regista ebbe, leggendo le pagine del Vangelo nel giorno in cui era lì anche Papa Giovanni XXIII, l’idea del film:
«Sono bloccato, caro don Giovanni, in un modo che solo la Grazia potrebbe sciogliere. La mia volontà e l’altrui sono impotenti… Forse perché io sono da sempre caduto da cavallo: non sono mai stato spavaldamente in sella (come molti potenti della vita o molti miseri peccatori): sono caduto da sempre, e un mio piede è rimasto impigliato nella staffa, così che la mia corsa non è una cavalcata, ma un essere trascinato via, con il capo che sbatte sulla polvere e sulle pietre. Non posso né risalire sul cavallo degli Ebrei e dei Gentili, né cascare per sempre sulla terra di Dio» [...]

da “Scritti su Pasolini”
P.P. Pasolini
Sì, credo sia opportuno parlare di lui ai ragazzi, di Annamaria Molinari
(Legge Rosanna Galvani)

[…] Della poesia di Pasolini si può ricavare una sintesi feconda, che resti pedagogicamente assimilabile rispetto all’età dei ragazzi. Ma molto e di più, vengo al punto, si può fare rispetto al messaggio pasoliniano.
Se Capoluongo e Blasi mi avessero posto la domanda solo quindici anni fa, forse sarei stata più pessimista. Oggi però, davanti al risultato profetico delle visioni di Pasolini sulla destrutturazione del mondo occidentale, credo che un tentativo di realismo educativo possa e debba essere messo in campo.
Anche il trauma sentimentale che questa assurda guerra in Ucraina provoca, con la barbara invasione dei russi, le immagini così dure, i tanti morti, i bambini abbandonati, le famiglie che arrivano disperate alle porte delle nostre case, ci inducono a restituire ai nostri ragazzi un messaggio di verità, di denuncia e, in qualche modo, di ripartenza, di riannodo della nostra e loro vita.
[…]
Quali errori educativi ci rimprovera il poeta e regista friulano? Continuando a leggere si scopre che Pasolini mette insieme borghesia e popolo, che supera la questione di classe, che pure tanto lo ha interessato. Lui è ormai convinto che il nostro modo di amare i figli è sbagliato. Non è libero. La protezione è una corazza che li indebolisce, non li rende pronti alla vita. Che il disastro sociale ingloberà anche i nostri fanciulli e poi i giovani, ecc. Parlerà di un nuovo fascismo, di una morale rigida e dittatoriale, ipocrita e senza bellezza. Una vera e propria catastrofe educativa nonostante un benessere superficiale. Ecco, naturalmente lui è Pasolini, il suo pensiero è drammaticamente colto e profondo. Le sue ferite, anche personali, non possono sfuggire ad un messaggio che appare pessimista, quasi claustrofobico. Ma, a pensarci bene, noi dobbiamo recuperare la dimensione della realtà e la catarsi pasoliniana ha, oggi ci è chiaro, anche una chiave di lettura meno netta. Uno spazio dove incuneare nuove relazioni affettive, educative, pedagogiche. Scevri da ogni moralismo, da donne e uomini liberi. Credo che ai nostri ragazzi dobbiamo più verità e meno certezze. Soprattutto dobbiamo raccontare la storia e il mondo che viviamo offrendo a loro la possibilità del dubbio e della scelta.
Non posso non lasciarvi, però, senza declamare con voi lentamente, dolcemente, con la rabbia pasoliniana dell’incompiutezza del bene e della compiutezza dell’amore universale, la stupenda, struggente poesia dedicata a sua madre. Consiglio questa poesia alle colleghe e ai colleghi perché possano proporla agli adolescenti di oggi, a cui questo legame è obnubilato dall’ossessione del possesso, dal diniego sentimentale. Si tratta di amore allo stato puro. D’altronde l’amore per Pasolini è stato il tema centrale della sua vita d’artista. In “Supplica a mia madre” questo amore, o meglio questa richiesta o esigenza d’amore, diventa evidente, dominante. La mamma nella sua essenza è il ponte verso la vita, verso gli altri oltre sé stesso. La mamma è il traghetto che dà vita al disagio e, allo stesso tempo, è la scialuppa di salvataggio che non deve mai mancare. Una poesia che merita di essere letta e riletta:

Supplica a mia madre (legge fiona saiman)
P. P. Pasolini, Poesie Incivili, 1960

E' difficile dire con parole di figlio
ciò a cui nel cuore ben poco assomiglio.
 
Tu sei la sola al mondo che sa, del mio cuore,
ciò che è stato sempre, prima d'ogni altro amore.
 
Per questo devo dirti ciò ch'è orrendo conoscere:
è dentro la tua grazia che nasce la mia angoscia.
 
Sei insostituibile. Per questo è dannata
alla solitudine la vita che mi hai data.
 
E non voglio esser solo. Ho un'infinita fame
d'amore, dell'amore di corpi senza anima.
 
Perché l'anima è in te, sei tu, ma tu
sei mia madre e il tuo amore è la mia schiavitù:
 
ho passato l'infanzia schiavo di questo senso
alto, irrimediabile, di un impegno immenso.
 
Era l'unico modo per sentire la vita,
l'unica tinta, l'unica forma: ora è finita.
 
Sopravviviamo: ed è la confusione
di una vita rinata fuori dalla ragione.
 
Ti supplico, ah, ti supplico: non voler morire.da “Scritti su Pasolini”
P.P. Pasolini
Sì, credo sia opportuno parlare di lui ai ragazzi, di Annamaria Molinari
(Legge Rosanna Galvani)

[…] Della poesia di Pasolini si può ricavare una sintesi feconda, che resti pedagogicamente assimilabile rispetto all’età dei ragazzi. Ma molto e di più, vengo al punto, si può fare rispetto al messaggio pasoliniano.
Se Capoluongo e Blasi mi avessero posto la domanda solo quindici anni fa, forse sarei stata più pessimista. Oggi però, davanti al risultato profetico delle visioni di Pasolini sulla destrutturazione del mondo occidentale, credo che un tentativo di realismo educativo possa e debba essere messo in campo.
Anche il trauma sentimentale che questa assurda guerra in Ucraina provoca, con la barbara invasione dei russi, le immagini così dure, i tanti morti, i bambini abbandonati, le famiglie che arrivano disperate alle porte delle nostre case, ci inducono a restituire ai nostri ragazzi un messaggio di verità, di denuncia e, in qualche modo, di ripartenza, di riannodo della nostra e loro vita.
[…]
Quali errori educativi ci rimprovera il poeta e regista friulano? Continuando a leggere si scopre che Pasolini mette insieme borghesia e popolo, che supera la questione di classe, che pure tanto lo ha interessato. Lui è ormai convinto che il nostro modo di amare i figli è sbagliato. Non è libero. La protezione è una corazza che li indebolisce, non li rende pronti alla vita. Che il disastro sociale ingloberà anche i nostri fanciulli e poi i giovani, ecc. Parlerà di un nuovo fascismo, di una morale rigida e dittatoriale, ipocrita e senza bellezza. Una vera e propria catastrofe educativa nonostante un benessere superficiale. Ecco, naturalmente lui è Pasolini, il suo pensiero è drammaticamente colto e profondo. Le sue ferite, anche personali, non possono sfuggire ad un messaggio che appare pessimista, quasi claustrofobico. Ma, a pensarci bene, noi dobbiamo recuperare la dimensione della realtà e la catarsi pasoliniana ha, oggi ci è chiaro, anche una chiave di lettura meno netta. Uno spazio dove incuneare nuove relazioni affettive, educative, pedagogiche. Scevri da ogni moralismo, da donne e uomini liberi. Credo che ai nostri ragazzi dobbiamo più verità e meno certezze. Soprattutto dobbiamo raccontare la storia e il mondo che viviamo offrendo a loro la possibilità del dubbio e della scelta.
Non posso non lasciarvi, però, senza declamare con voi lentamente, dolcemente, con la rabbia pasoliniana dell’incompiutezza del bene e della compiutezza dell’amore universale, la stupenda, struggente poesia dedicata a sua madre. Consiglio questa poesia alle colleghe e ai colleghi perché possano proporla agli adolescenti di oggi, a cui questo legame è obnubilato dall’ossessione del possesso, dal diniego sentimentale. Si tratta di amore allo stato puro. D’altronde l’amore per Pasolini è stato il tema centrale della sua vita d’artista. In “Supplica a mia madre” questo amore, o meglio questa richiesta o esigenza d’amore, diventa evidente, dominante. La mamma nella sua essenza è il ponte verso la vita, verso gli altri oltre sé stesso. La mamma è il traghetto che dà vita al disagio e, allo stesso tempo, è la scialuppa di salvataggio che non deve mai mancare. Una poesia che merita di essere letta e riletta:

Supplica a mia madre (legge fiona saiman)
P. P. Pasolini, Poesie Incivili, 1960

E' difficile dire con parole di figlio
ciò a cui nel cuore ben poco assomiglio.
 
Tu sei la sola al mondo che sa, del mio cuore,
ciò che è stato sempre, prima d'ogni altro amore.
 
Per questo devo dirti ciò ch'è orrendo conoscere:
è dentro la tua grazia che nasce la mia angoscia.
 
Sei insostituibile. Per questo è dannata
alla solitudine la vita che mi hai data.
 
E non voglio esser solo. Ho un'infinita fame
d'amore, dell'amore di corpi senza anima.
 
Perché l'anima è in te, sei tu, ma tu
sei mia madre e il tuo amore è la mia schiavitù:
 
ho passato l'infanzia schiavo di questo senso
alto, irrimediabile, di un impegno immenso.
 
Era l'unico modo per sentire la vita,
l'unica tinta, l'unica forma: ora è finita.
 
Sopravviviamo: ed è la confusione
di una vita rinata fuori dalla ragione.
 
Ti supplico, ah, ti supplico: non voler morire.
Sono qui, solo, con te, in un futuro aprile…


TIMISOARA PINTO
Pasolini e la musica
Che cosa sono le canzoni? Un capriccio all’italiana.
Intervista possibile (leggono fiona saiman e Sergeji Zarf)

Se non avesse fatto lo scrittore e il poeta, cosa sarebbe diventato Pier Paolo Pasolini?
Avrei fatto lo scrittore di musica.
Che musica ascolta?
Genericamente della musica classica, sono ossessionato da Bach e da Mozart e quando non ascolto musica classica, allora cerco la musica popolare, ma quella vera, quella raccolta dagli etnologi, quella che ho adoperato nel commento musicale di “Medea”, i canti tibetani popolari, i canti d’amore iraniani, ma non riesco mai a staccarmi da Bach e da Mozart.
La musica leggera quindi non le interessa?
Amando la vita sotto tutti i punti di vista, la amo, in un certo senso, anche in questo suo aspetto che io considero intellettualmente piuttosto volgare, di basso livello in Italia.
Quale aspetto, dunque, la incuriosisce?
La musica leggera italiana mi sembra veramente brutta, però ci sono certi dei momenti in cui non si può prescindere dal fatto che questa musica leggera ci sia. Risentendo certe canzonette di dieci anni fa, c’è quel fenomeno che Proust chiama “Les intermittences du coeur”. Sentendo delle note, pur stupide, di dieci anni fa, improvvisamente quel brano appare ai nostri occhi… nel ricordo acquista un’altra valenza, attraverso il sentimento che ci mettiamo, ma di per sé, la canzonetta ha scarso valore. Voglio dire che le canzoni, anche se non sono belle, possono essere importanti per noi per i ricordi che evocano. Quindi la musica leggera è misteriosamente legata alla nostra vita quotidiana e di conseguenza un certo amore ce l’ho, ma a livello intellettuale devo fare delle scelte piuttosto rigorose.
Lei non ha qualche ricordo legato a una canzone?
Un ricordo particolare non direi, le canzoni non sono mai entrate così a fondo nella mia vita privata da legarsi a un episodio privato della mia vita, più che altro evocano atmosfere, ricordi di certi periodi. In questo senso potrei dire che c’è una canzonetta, “Amado mio” cantata da Rita Hayworth, che mi evoca i tempi in cui andavo a ballare nelle balere friulane, quindi le estati un po’ umide del Friuli della mia gioventù.
Ci dica almeno un nome nell’ambito della musica leggera che ha ascoltato recentemente…
L’unica musica contemporanea che mi è piaciuta di questi tempi è quella dei Beatles e dei Rolling Stones, in Italia forse l’Equipe 84…
Allora qualche “canzonetta” che ha attirato la sua attenzione c’è…
Sulle canzonette potrei dare due tipi di risposte del tutto contrarie, niente meglio delle canzonette ha il potere magico abiettamente poetico di rievocare un tempo perduto. Sfido chiunque a rievocare il dopoguerra meglio di quello che possa fare il boogie woogie o l’estate del ’63, meglio di quel che possa fare “Stessa spiaggia stesso mare”. Les intermittences du coer più violente, cieche e irrefrenabili, sono quelle che si provano ascoltando una canzonetta. Chissà perché i ricordi delle sere o dei pomeriggi o dei mattini della vita si legano   così profondamente alle note che infila nell’aria una stupida radiolina o una volgare orchestra, e anche la parte odiosa, repellente di un’epoca aderisce per sempre alle note di una canzonetta. Pensate a “Pippo non lo sa”. Ad ogni modo, non sono un buon giudice.
Soffro di antipatie e simpatie profonde per i cantanti e le melodie, il massimo dell’antipatia è per la canzonetta crepuscolare, di cui potrei dare come paradigma “Signorinella pallida”. Aggiungo infine che non mi dispiace il timbro orgiastico che hanno le musiche trasmesse dai juke-box.  Tutto ciò è vergognoso, lo so, e quindi devo dire che il mondo delle canzonette è oggi un mondo sciocco e degenerato, non è popolare, ma piccolo borghese e come tale profondamente corruttore.
La tv è colpevole della diseducazione dei suoi ascoltatori anche per questo. I fanatismi per i cantanti sono peggio dei giochi del circo.
[…]
Nel frattempo, però, è diventato anche un autore di canzoni. Com’è nata la collaborazione con Sergio Endrigo per il brano “Il soldato di Napoleone”?
È stato il direttore artistico della RCA, Ennio Melis, a farci incontrare.  Endrigo aveva 27 anni, era di undici anni più giovane di me e aveva già scritto “Io che amo solo te”, “Aria di neve”, “Viva Maddalena” e altre. Tra queste altre c’era anche “Via Broletto”, un testo che poteva far pensare ad alcune ambientazioni o atmosfere che ho descritto nei miei romanzi, ambientati a Roma e nelle sue periferie. Tuttavia, di Endrigo mi interessava la sua storia di esule istriano, le nostre comune origini, lui è nato a Pola, io cresciuto a Casarsa della Delizia, Trieste  a metà strada. Così gli chiesi di cercare fra le mie poesie friulane pubblicate ne “La meglio gioventù” e di musicarne una a suo piacimento e lui scelse “Il soldato di Napoleone”. In calce all’originale friulano, c’era già una mia versione in italiano ed Endrigo partì da quella, senza modificare nulla, se non lo stretto necessario per adattarlo alla metrica della musica che aveva scritto.
[,,,]
Alcune di queste canzoni saranno cantate anche tra cinquant’anni...
Ho scritto due canzonette per Laura Betti, e poi facendo una specie di collage prendendo dei versi da “L’Otello” di Shakespeare, una breve canzone da inserire in un mio episodio che si intitola “Che cosa sono le nuvole” che faceva parte del film “Capriccio all’italiana”, queste mie parole le ha musicate Modugno, e devo dire che l’ha fatto molto bene.

(Timisoara Pinto ha tratto le risposte di Pier Paolo Pasolini da alcuni suoi scritti e dalle interviste in diversi programmi Rai, raccolte recentemente da Elisabetta Malantrucco nello speciale di RaiPlaySound “Pasolini, appunti musicali”)

Gruppi e cantanti contemporanei citati da Pasolini come preferiti
Contemporary groups and singers cited by Pasolini as favorites

1 - Beattles - you cant do that live
https://www.youtube.com/watch?v=y8Dpt7TI9q0&list=PLsIFeK_CcH0dnSNjuB0TxdqmCzjBPZxJj&index=1

2 - Rolling Stones - Streets Of Love
https://www.youtube.com/watch?v=EpeTD2dwF-c

3 -Equipe 84 - 29 settembre
https://www.youtube.com/watch?v=vGCA-320cbM

4 - Amado mio - GILDA '46 Rita Hayworth /HD_w. Lyrics
https://www.youtube.com/watch?v=B9cKV63fa_8

Testi di canzoni scritti da Pier Paolo Pasolini
Song texts written by Pier Paolo Pasolini

5 - P.P.P. - Sergio Endrigo - Il Soldato di Napoleone
https://www.youtube.com/watch?v=5nzIJlbd8AE

6 - Testi scritti da Pasolini, musiche di Piero Umiliani
Laura Betti - Macrì Teresa detta Pazzia
https://www.youtube.com/watch?v=1KCZhxBl1is

7- Laura Betti - La ballata del suicidio
https://www.youtube.com/watch?v=DVMkXe-Juvw

8 - Laura Betti - Valzer della toppa
https://open.spotify.com/track/1sb6Tn1mMLVRrke85pPQLL

Colonne sonore
dal film Il vangelo Secondo Matteo
Soundtracks
from the movie Il Vangelo secondo Matteo

9 – Missa Luba
https://www.youtube.com/watch?v=jOW8sRcz74Q

10 - Signore mio "from a hebrew song" (Il Vangelo secondo Matteo) - https://www.youtube.com/watch?v=OwSGPIZ7WvY

dal film Accattone
from the movie Accattone

11 - Bach: Brandenburg Concerto No. 1 - parte della colonna sono del film Accattone
https://www.youtube.com/watch?v=BOZEj8wyj-I

12 - Giovanni Bach - Passione Secondo Matteo  
https://www.youtube.com/watch?v=h1mzBccy3a8



Sono qui, solo, con te, in un futuro aprile…



 

Teatro: Buongiorno, Ministro!

  Buongiorno, Ministro!  Una commedia comica e divertente con un un cast di tutto riguardo che vede nei suoi protagonisti, Enzo Iacchetti ...