Ieri sera a teatro"Non è vero ma ci credo" una commedia in tre atti del 1942, scritta da
Peppino De Filippo.
Il biglietto è stato il regalo di Natale di mio figlio, che ho molto apprezzato. Sempre bello rivedere le commedie di De Filippo! Bravo Enzo De Caro e tutta la compagnia!
Questa abbastanza divertente fa ridere e riflettere ancora oggi sul tema delle superstizioni, un tema connaturato con la napoletanità.
Dalla commedia fu tratto un omonimo nel 1952, con la regia di Sergio Grieco
Trama
Il
commendatore Gervasio Savastano è un convinto superstizioso; i suoi
affari al momento non vanno bene e lui ritiene che la colpa sia
attribuibile ad un suo impiegato, Belisario Malvurio, cui attribuisce
influssi negativi. Anche in famiglia ci sono problemi: sua figlia Rosina
si è innamorata di un giovane, che il commendatore non conosce ma che
ritiene non essere all'altezza della ragazza. All'improvviso sembra però
che la fortuna si ricordi del commendator Savastano: in azienda si
presenta un giovane che si chiama Alberto Sammaria e pare essere gobbo e
con il suo arrivo gli affari ricominciano di colpo ad andar bene. Anche
la figlia del commendatore sembra aver ritrovato la sua serenità: il
giovane di cui era perdutamente innamorata pare essere diventato un
lontano ricordo. Tutto sembra filare liscio, gli affari prosperano e le
asperità vengono appianate quasi sempre grazie all'intervento di
Sammaria. Ma lo scompiglio arriva all'improvviso: Alberto Sammaria
confessa al commendatore di essersi innamorato di Rosina e per questo
motivo è determinato a voler dare le dimissioni. Il commendatore è
disperato, ma troverà una soluzione: convincerà sua figlia a sposare
Sammaria. Dopo un'iniziale resistenza dovuta alla malformazione fisica,
la ragazza si convince. Ma un incubo sconvolge i sogni del commendatore:
che i suoi nipotini ereditino il difetto fisico di Sammaria. Il
matrimonio si celebra, ma il commendatore non riesce ad allontanare i
suoi timori, ne parla con il suo medico personale e comunica ai ragazzi
la sua intenzione di invalidare le nozze. Ma alla fine scoprirà di
essere stato raggirato, con la complicità di sua moglie, di sua figlia,
del suo medico e del neo genero: Sammaria non è altri che il giovane di
cui Rosina era sempre stata innamorata e la gobba era solo un artificio
cucito nella giacca, per consentirgli di entrare nelle grazie del futuro
suocero. Il commendatore si convince, riassume il temuto impiegato
Belisario Malvurio e cede all'amore dei due giovani, anche perché, pure
se non è gobbo Sammaria ha portato bene. (Da Wikipedia)