Visualizzazione post con etichetta Enheduanna. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Enheduanna. Mostra tutti i post

giovedì 11 maggio 2023

In fuga su una zattera sumera

Lo scorso anno ho frequentato un corso di scrittura creativa nel mondo virtuale di Craft, diretto dalla prof.ssa Lorenza Colicigno. Mi sono cimentata in questa mia prima esperienza e in attesa che tutti i lavori del gruppo dei partecipanti al corso vengano pubblicati, insieme a tutte le esperienze molto coinvolgenti, voglio riportare questo mio racconto qui nel blog.

In fuga su una zattera sumera 

 
 Seduta davanti al camino, Elena è nella sua casa, dopo una giornat,a di lavoro, ha bisogno di rilassarsi. Accende il suo pc e con un clic va su Pianeta 3D, un mondo immateriale tridimensionale, a cui si è iscritta da poco. Qui, in questo luogo incantato, silenzioso, sospeso tra cielo e terra, in un’isola deserta che si riflette nel mare dai colori cangianti, a seconda della luce del giorno, appena libera dal lavoro di avvocata, le basta un clic per ritrovarsi in una nuova dimensione, dove ogni rumore della vita è attutito e resta in lontananza. Si muove cauta, ma allo stesso tempo è desiderosa di nuove conoscenze e avventure in quel nuovo mondo.
Nascosta nel suo avatar, è una giovane donna attraente, ha un trucco leggero, occhi azzurri, indossa un abito sportivo, pantaloni attillati e maglietta scollata e aderente dello stesso colore, si muove con disinvoltura facendo ondeggiare i lunghi capelli biondi, cammina speditamente e riesce a saltare o a volare da un posto all’altro. Si guarda intorno e vede qualcuno seduto su una panchina di fronte al mare.
Si avvicina quasi timorosa, quando si sente chiamare, è Amdir, (colui che vigila, è il significato del suo nome) l’avatar di un trentenne dalla voce maschile, d’altra parte  solamente la voce, in questo mondo immateriale potrebbe essere vera!
 −  Ciao! Chi sei? − Non può trattenersi dal chiedere (Anche se sospetta di  ricevere una risposta  che non sempre corrisponde a verità).
 −  In questo mondo possiamo essere quello che vogliamo e io qui sono un appassionato di storia. E tu chi sei?
 − Io sono alla ricerca di nuovi mondi! Mi sto ambientando, giro un po’ di qui, un po’ di là… Ho capito che potrei diventare chiunque io voglia essere, potrei creare il mio io che ho sempre sognato, potrei cambiare il mondo!
 −  Vuoi che ti accompagni  sull’isola delle donne scrittrici? – Le chiede Amdir.
Lei risponde di sì, si accorge che le ha  inviato un teleport e con un clic è subito da lui.
Elena rimane subito colpita dalla barca dei Sumeri, sulla vela un’iscrizione: Una stanza tutta per sé, Enheduanna, signora di tutti i Me.
1. Regina di tutti i me, troppo numerosi per tenerne il conto,
che sorgi come una luce splendente
2. Donna determinata, rivestita di fulgida radianza,
amata da Anu ed Urash (la moglie di Anu),
3. Prediletta di Anu,
tu sei grande su tutti i sigilli,
4. Tu che ami la giusta corona,
che è perfetta per il sacerdote,
5. resa potente da tutti i suoi sette me …
6. mia regina! Tu sei la custode di tutti i grandi me!
7. Tu che hai preso i me,
tu che hai tenuto i me nelle tue mani.
8. Tu hai riunito i me,
tu li hai tenuti stretti al tuo petto.
9. Come un drago, tu scagli veleno sulla terra del nemico.
10. Nelle regioni dove saetti come il dio Ishkur (o Ninurta),
Asnan non esiste più, secondo il tuo volere.
11. Acque turbinanti inondano le terre del nemico
12. Tu sei la Suprema in Cielo e in Terra, tu sei Inanna!

Elena resta affascinata da quella scritta, le sembra di ascoltare una voce che proviene dalla profondità del tempo, non conosce questa scrittrice e vorrebbe saperne di più. Si trova nell’atmosfera giusta per essere trasportata  nel terzo millennio A.C. e si mette ad ascoltare la voce  di questo sconosciuto, pur con una certa diffidenza. Ma Amdir, nota la sua titubanza e la rassicura dicendole che la storia di Enheduanna è emersa dalle scoperte archeologiche, due grandi sigilli appartenenti al periodo di Sargon, su cui è inciso il suo nome, entrambi rinvenuti nella necropoli di Ur[Uruk, nell’odierno Iraq].
 Poi le dice: − Ora ti invio un teleport, seguimi, se vuoi saperne di più!
Elena, incuriosita accetta e si trova alle mura della città di Ur, che le appare, in quel mondo immateriale, in tutto il suo splendore, come uno dei primi grandi centri urbani della civiltà sumera.
Esterrefatta, non crede ai suoi occhi, ha la sensazione di  essere catapultata in quella civiltà. Cammina sulle strade lastricate e tra viali alberati di palme, si sofferma ad osservare i giardini pensili, è completamente immersa in quel tempo antico tra scuole, poeti, scribi e artigiani di favolosi lavori di arte e architettura.
Si spinge fino al centro della città, dove le  appaiono i templi in tutta la loro bellezza e maestosità e tra essi lo ziggurat di UR, una costruzione in mattoni su tre livelli, con tre rampe di scale, simile ad una piramide egizia.
 
Allora Amdir la invita a salire e le racconta che in quel tempio, dedicato al dio Nanna, dio della luna sumera, nel Giparu, la parte più alta del tempio, probabilmente il luogo dove Enheduanna viveva, fu trovato uno splendido disco di alabastro, che contiene non solo il suo nome, ma anche altre informazioni sul suo conto. Elena legge l’iscrizione sul disco:
 “Enheduanna, sacerdotessa zirru, sposa del dio Nanna, figlia di Sargon, re del mondo, nel tempio della dea Inanna”.
Poi osserva alle pareti del tempio, tra piastrelle smaltate multicolori, le immagini di reperti e, dalle didascalie scopre, altre notizie. Il suo nome significa sacerdotessa, ornamento del dio (o della dea)”,vissuta nel 2285- 2250 a.C. circa. Era figlia del famoso re Sargon e della regina Tashlultum,  le venne conferito il titolo di En, "alta sacerdotessa" del dio Nanna, il dio della luna sumera, una divinità amata e potente.
Nel corso degli anni vissuti nel complesso del tempio di Nanna, Enheduanna aveva scritto quarantadue inni, noti come "Inni del Tempio". In essi, descriveva le città in cui si ergevano i grandi templi e gli dei e le dee a cui erano dedicati. Il più famoso è la "Exaltation of Inanna", un poema di 153 righe scoperto nel 1968 dagli assiriologi William W. Hallo e J.J.A. van Dijk. Allora  Elena chiede con una certa apprensione:
 − Gli "Inni del Tempio", scoperti solamente nel 1968?  −
 Amdir chiarisce subito: − Sì, questo è avvenuto perchè solo allora sono state ritrovate numerose testimonianze scritte che ci permettono di identificare con certezza il nome dell’autrice, in quanto la maggior parte degli scritti provenienti dalla biblioteca di Assurbanipal sono anonimi.
 −  Mi meraviglio che non si sia data importanza a questi scritti, − osserva Elena − considerando che la scrittura cuneiforme dei Sumeri è stata una delle prime scoperte della storia!
Allora Amdir aggiunge:
− Enheduanna era consapevole dell’enorme lavoro svolto e del suo talento religioso, politico e letterario, perciò aveva firmato tutti i suoi scritti e fu la prima scrittrice  a scrivere in prima persona. I suoi inni furono copiati dagli scribi per cinque secoli. Per la sua capacità creativa e l'influenza che ebbe sulle generazioni future di scrittori mesopotamici Enheduanna fu definita la "Shakespeare della letteratura sumera".
− Scusa! −  Lo interrompe Elena, incuriosita, − Voglio leggere un inno che appare su questo menu a tendina, un inno di ringraziamento alla dea per averla riammessa al tempio, dopo l’esilio.
Poi aggiunge:
 − Mi spieghi di cosa si tratta?
 − Come vedi, Enheduanna è una donna che parla di amore e di felicità, ma che si è dovuta anche confrontare con sentimenti più duri, come il dolore, la perdita e l’esilio.
-Le sue composizioni fanno rivivere le principali divinità mesopotamiche e indicano dove si trovano i loro templi, ma sono soprattutto preghiere che emanano umanità, parlano di speranza e narrano dei timori della vita di ogni giorno. Se sei interessata, puoi continuare a leggere cliccando sulle immagini delle tavolette sumere, che vedi in quel riquadro!
E allora Elena, più che mai interessata, legge qualche altro inno e scopre altri particolari.
Enheuanna è sacerdotessa-principessa e poeta e attraverso la lingua della devozione, espressa in poesia, celebra contemporaneamente la propria liberazione spirituale e psicologica dal ruolo di figlia obbediente, da un padre molto autorevole. È figlia di Sargon di Akkad, ma sceglie di scrivere in lingua sumerica, nonostante l’accadico fosse la lingua della famiglia e la lingua ufficiale dell’impero del padre, proprio per affermare la sua autodeterminazione come donna.
Poi Elena esclama:− L’esistenza di questa poeta è confermata da questi suoi scritti! Allora non si tratta di una figura leggendaria!
−Sì, giusto! − Amdir cerca di puntualizzare −Secondo gli storici il ruolo della principessa è stato senza dubbio importante per consolidare l’impero del padre. Sargon ripose grande fiducia in sua figlia, affidandole il compito delicato di fondere le credenze religiose e le divinità dei Sumeri con quelle degli Accadi, in modo da dare la necessaria stabilità interna.
 −Ma che meraviglia! – Esclama Elena – Oltre ad essere la prima poeta, fu anche la prima ambasciatrice di pace, la prima mediatrice culturale!
−Forse riuscì a fondare il primo impero multiculturale e multilingue del mondo! Fu veramente una donna geniale!
Successivamente Elena si sofferma quasi estasiata di fronte ad una foto che riproduce una scultura di Enheduanna e immagina questa donna antica, colta, dalla personalità forte e incisiva, che ricopriva ruoli diversi in quella società complessa come quella della Mesopotamia e vede nella sua storia le donne che camminano sulle strade dell’oggi, nel nostro tempo. In lei si può cogliere  il vessillo dell’emancipazione e del riscatto, il coraggio di decidere, la volontà di vivere in sé e per sé.
Infine esce fuori dal tempio seguendo Amdir. Dall’alto della scalinata fa uno zoom per dare un ultimo sguardo alla città, guarda la doppia cinta di mura, le case di mattoni, i numerosi canali di irrigazione, la foce del Tigri e dell’Eufrate...le sembra di rivivere saghe e racconti di antichi miti.
 Poi esclama:
− Wow! E’ stata una vera immersione nella storia di questa donna, attraverso il suo passato possiamo spiegarci il presente! Ogni donna dei nostri tempi può scoprire il femminile che ci determina, ogni donna  sa di avere tanti <me>!
Poi rivolgendosi ad Amdir: − Una mia curiosità, come mai tu hai tanto interesse  per le scrittrici donne?
 −  Come ti ho detto, sono appassionato di storia e la storia è fatta anche di donne che non hanno avuto voce, hanno avuto l’infortunio  dell’oblio e  da secoli non aspettano altro che far parte della storia.
Questa donna mi ha particolarmente colpito per i suoi <me>!
E tu in quali di questi <me>ti ritrovi?
 −  Oggi non sono in vena di confidenze con sconosciuti, magari se ci incontriamo qualche altra volta possiamo parlarne. Comunque grazie! Non sapevo che in questo mondo immateriale si potessero trovare queste perle di cultura!
Elena con un clic esce da Pianeta 3D e ritorna alla sua vita reale. Lei è una donna indipendente, vive da sola nella sua casa, appassionata del suo lavoro di avvocata, esperta di diritti civili delle donne, svolge la sua professione in uno studio famoso di Napoli, in una zona del Vomero.
Ripensa a quell’incontro interrotto così bruscamente, pensa a quel mondo virtuale dove può volare con la semplicità con la quale cammina, può teletrasportarsi in ogni dove, persino nel tempo! Vorrebbe poterlo fare anche nel mondo reale, ma sta vivendo un periodo di crisi, avverte un senso di vuoto e di  solitudine.
Non ha più certezze e capisce una volta per tutte che il mondo non è come lo immaginava finora. Nulla dura per sempre  e avverte un senso di solitudine.
Ha compiuto da poco quarant’anni e forse i suoi primi capelli bianchi le fanno fare un consuntivo della sua vita.
Le viene in mente una frase ripetuta sempre da sua mamma “Senza un uomo accanto, una donna non è nulla”… Lei non ha mai creduto a questi pregiudizi ed ha lottato sempre per la sua indipendenza, infatti aveva scelto una professione strutturata al maschile, che non prevedeva la declinazione al femminile ed ha preteso sempre essere chiamata “avvocata”.
Laureata con il massimo dei voti, era stata rifiutata da vari studi, perché donna, poi era stata accolta in uno studio di  soli colleghi maschi che ne avevano apprezzato le doti di intuito, una  naturale capacità di ascolto e un’intelligenza emotiva che le consente di entrare in empatia con i problemi delle clienti. Si è sempre battuta per la giustizia di genere, ma ultimamente la costante e impari lotta per competere  con il potere dei suoi colleghi maschi  nelle aule dei tribunali, l’ha un po’ stancata. Ha osato un po’ troppo scontrarsi con dei colleghi delle controparti, eppure ha  agito sempre con estrema attenzione e cautela nel rispettare  il codice deontologico nel rapporto professionale!

Da un po’ di tempo ha paura anche di controllare le mail, riceve offese e minacce da un cyberstalking, ha qualche sospetto, ma non riesce a trovare alcuna prova per denunciarlo, in quanto cambia spesso identità e invia le mail da un server estero,  per cui è impossibile individuarlo. Quella sera però, si fa coraggio, apre le mail e trova un messaggio  di Amdir: “Ci vediamo domani sera su Pianeta 3D, ti porto a teatro, c’è una rappresentazione su Enheduanna. Ciao!”
Elena rimane sconvolta.
 −  Com’è possibile?  Non gli ho dato il mio indirizzo, né alcuna password!
Mi ha teso una trappola! Questo è uno di quelli che s’intrufolano nella tua vita, senza chiederti il permesso! Sarà un pervertito!
 Elena sa che in questi universi virtuali  si annidano gli stessi pericoli della vita reale. Droga, pedofilia, prostituzione, stupri: poco importa che non si tratti di vita reale, il rischio è lo stesso! Perciò si sta avvicinando a questi Mondi virtuali con estrema cautela e non avrebbe mai dato il suo indirizzo al primo avatar  incontrato!
Comunque vuole vederci chiaro e la sera successiva, con un clic entra in Pianeta 3D. In bacheca legge l’avviso: “Alle ore 21, Syusy Blady recita l'Inno a Inanna, dal Poema più antico del mondo di Enheduanna.”
Vede che Amdir è on line e gli scrive in chat:” Come hai fatto ad avere il mio indirizzo di posta elettronica?”
Lui subito risponde:”Non è così! Incontriamoci su quella panchina vicino al mare e ti chiarirò tutto!”
Allora Elena siede sulla panchina, osserva il mare leggermente increspato e resta estasiata nel riflesso della luna piena che disegna sulle onde un flebile scintillìo argenteo sulle onde. Potrebbe rilassarsi, rapita dalla meraviglia del paesaggio, ma rimane perplessa nelle sue preoccupazioni.  Subito arriva Amdir e, con una voce suadente, le dice che lui  nella vita reale è un investigatore informatico che fornisce  consulenze tecniche su richiesta, non solo di privati, ma anche di giudici, pubblici ministeri e Forze dell’Ordine, le dà tutte le sue credenziali e indirizzi e le promette di aiutarla a scoprire questo mittente sospetto. Poi aggiunge:
 − Potrebbe essere un hacker che ti sorveglia anche su Pianeta 3D, perciò si firma con il mio nome! Potrebbe anche appropriarsi del mio avatar! Massima attenzione ma non preoccuparti! Andiamo a goderci questo spettacolo a teatro!
E così la teletrasporta a teatro, lo spettacolo è già iniziato: le danzatrici ballano al ritmo di musica con simboli e gesti che ricordano divinità antiche. Poi al tintinnìo di campanelli appare Enheduanna, avvolta in un mantello rosso che le copre anche il viso, con una voce squillante e potente recita con una certa enfasi:
“Io sono stata mandata dal potere
e sono giunta su quelli che si riflettono in me
Prendetemi con voi
ovunque voi siate
in qualunque tempo
Non ignoratemi
perché io sono la prima e l’ultima
L’onorata e la derisa
La meretrice e la santa
La moglie e la vergine
La madre e la figlia
La sterile dai molti figli
La compassionevole e la crudele
Stai in guardia
Non odiare la mia obbedienza…
Quando sono debole non abbandonarmi
E non temere il mio potere.”    (Qui il video )
Elena viene coinvolta in un ascolto emozionale attraverso questo monologo e riconosce in questa donna leggendaria, che canta la sua dea, il ruolo di archetipo femminile. Lei è contemporaneamente regina della terra e del cielo, della materia e dello spirito, dell’oscurità e della luce, dell’abbondanza della terra e guida celeste. Incarna il femminile regale e indipendente dalle tante sfaccettature: guerriera, amante, madre, seduttrice. Può rappresentare il modello ideale della donna moderna, spesso madre e donna emancipata e donna dai tanti “me” al tempo stesso.
La prima poetessa della storia, la prima a firmare le proprie opere, parla dei sentimenti, della vita e della religione e fa della poesia la Dea di tutte le dee.
Elena si lascia coinvolgere da una carica emotiva, ha bisogno di riflettere, ringrazia Amdir e gli confessa che comincia ad avere fiducia in lui:
 −  Ho trascorso una serata veramente distensiva, in questo viaggio nel tempo, sei stato il mio Virgilio! Ci sentiamo per risolvere anche il problema dell’hacker?
 − Sì! Inviami la tua password per accedere alla posta!
Elena esce da Pianeta 3D, ma prima di disconnettersi controlla il profilo di Amdir sui social. Scopre che vive a Milano e che è un investigatore informatico, quindi tutto dovrebbe corrispondere a verità. Tira un sospiro di sollievo e gli invia la sua password. Poi si abbandona sul divano.
È una notte inquieta e buia. Una di quelle da passare insonni, con stormi di pensieri carichi di ansia e di solitudine. Sente l’eco del canto di Enheduanna: “Prendetemi con voi in qualunque tempo…” riconosce se stessa, rivede alcune  donne sue clienti, violentate, abbandonate, derise e maltrattate…Prende coraggio e sale su quella zattera sumera in cerca di una via di fuga dalle sue paure.

giovedì 29 aprile 2021

Enheduanna, la prima poeta della storia

Inno a Inanna – Il poema più antico del mondo scritto da Enheduanna “.Il suo nome significa sacerdotessa, ornamento del dio (o della dea)”, vissuta nel 2285-2250 a.C. circa. Era figlia del famoso re Sargon e della regina Tashlultum. 

Figlia del re Sargon di Akkad, "re delle quattro parti", cioè re dell'intero mondo conosciuto, inviata a sud, nella magnifica città portuale di Ur, le venne conferito il titolo di  En,  "alta sacerdotessa" del dio Nanna, il dio della luna sumera, una divinità amata e potente. La sua nuova posizione conferisce a Enheduanna un'influenza senza precedenti. Nel corso degli anni vissuti nel complesso del tempio di Nanna, Enheduanna compone quarantadue inni, noti collettivamente come "Inni del Tempio". In essi, descrive le città in cui si ergono i grandi templi, i templi stessi e gli dei e le dee a cui sono dedicati.  Il nome di Enheduanna è stato scoperto su due grandi sigilli del periodo di Sargon. Entrambi i manufatti sono stati trovati nella necropoli reale di Ur[Uruk, odierno Iraq]


Syusy recita l'Inno a Inanna, dal Poema più antico del mondo di Enheduanna

  

Inno a Inanna – Il poema più antico del mondo scritto da Enheduanna, Alta Sacerdotessa della Luna

Io, En-ḫedu-ana, reciterò una preghiera per te. A te, santa Inanna, darò libero sfogo alle mie lacrime come una birra dolce!

Esilio da Ur

Tu mi hai chiesto di entrare nel santo chiostro, il giparu,
e io vi sono entrata, io, l’alta sacerdotessa, Enheduanna!
Ho recato con me la cesta rituale
e ho levato il mio canto di lode per te.
Ora, però, sono relegata in mezzo ai lebbrosi
e non posso più vivere con te.
Le tenebre si approssimano alla luce del giorno,
intorno a me si fa buio.
Le tenebre si approssimano alla luce del giorno
e lo ricoprono con tempesta di sabbia.
La mia tenera bocca di miele d’improvviso si confonde.
Polvere è il mio bel volto.

Da Inno a Inanna, IX

 

REINTEGRAZIONE DI ENHEDUANNA
La dea, signora della sala del trono,
ha accettato la preghiera di Enheduanna.
Ella è ancora la prediletta di Inanna.
Questo giorno fu fausto per Enheduanna,
al quale ella si presentò vestita di fulgide gioie;
nella sua veste risplendeva di femminile bellezza.
Al pari del primo raggio di luna che ascende all’orizzonte:
come splendidamente ella era vestita!
Quando Nanna, il padre di Inanna, fece il suo ingresso,
tutto il palazzo benedisse Ningal, la madre di Inanna,
e dalle porte del cielo si levò alto l’Osanna.
[Da Inno a Inanna, XVII]
 
Enheduanna cercò di combinare armoniosamente le divinità del popolo accadico e quelle dei sumeri che governava. L'oggetto principale del suo culto, almeno quello che sopravvive, non è il suo "dio-marito" Nanna, ma sua figlia, Inanna, la "Signora Cielo", detta anche “Splendente”.

Per i sumeri, Inanna è l’amorevole dea della fertilità, della bellezza, dell'amore e della sessualità, corrispondente alla dea accadica Ištar (Ishtar), che regna anche sull'amore e il piacere, ma è anche una dea “della guerra e della distruzione, una tempesta orgogliosa e terrificante e una grande paladina della giustizia.” Nei suoi scritti, Enheduanna combina le due dee in una, come risulta dalle sue preghiere.

Di gran lunga la più nota di queste è la "Exaltation of Inanna", un poema di 153 righe scoperto nel 1968 dagli assiriologi William W. Hallo e J.J.A. van Dijk. Per la sua capacità creativa e l'influenza che ebbe sulle generazioni future di scrittori mesopotamici W.W. Hallo definì Enheduanna la "Shakespeare della letteratura sumera". 


Rilievo Burney, l'Inanna alata - corrispondente alla dea assira Ishtar


1. Regina di tutti i me, troppo numerosi per tenerne il conto,
che sorgi come una luce splendente
2. Donna determinata, rivestita di fulgida radianza,
amata da Anu ed Urash (la moglie di Anu),
3. Prediletta di Anu,
tu sei grande su tutti i sigilli,
4. Tu che ami la giusta corona,
che è perfetta per il sacerdote,
5. resa potente da tutti i suoi sette me …
6. mia regina! Tu sei la custode di tutti i grandi me!
7. Tu che hai preso i me,
tu che hai tenuto i me nelle tue mani.
8. Tu hai riunito i me,
tu li hai tenuti stretti al tuo petto.
9. Come un drago, tu scagli veleno sulla terra del nemico.
10. Nelle regioni dove saetti come il dio Ishkur (o Ninurta),
Asnan non esiste più, secondo il tuo volere.
11. Acque turbinanti inondano le terre del nemico
12. Tu sei la Suprema in Cielo e in Terra,
tu sei Inanna!

 Nin-me-šárra (Signora di tutti i "Me" o "L'esaltazione di Inanna"),  incipit.


Letteralmente Signora di tutti i Me, cioè di tutti i poteri divini. “Me” è un termine antico usato per esprimere un potere cosmico o soprannaturale che controlla o influenza l’intero universo materiale e immateriale; un potere di cui Enheduanna era la custode e l’interprete. “Me” resta comunque un’espressione difficile da tradurre o quanto meno da interpretare univocamente.


Inno di Enheduanna-Tavoletta YBC-7169


La scrittura di Enheduanna era allo stesso tempo sofisticata ed estremamente personale. Fu la prima autrice nota a scrivere in prima persona.
Sopravvisse anche alla deposizione e all'esilio , per poi tornare alla sua posizione nel tempio sacro di Ur.

I suoi inni furono copiati da scribi per almeno cinque secoli… Dopo la sua morte, un inno le è stato dedicato da un compositore anonimo, indicando che potrebbe anche essere stata venerata come una divinità stessa.” Le sue preghiere divennero leggendarie. 


"Enheduanna è acutamente consapevole dell'enorme lavoro che ha svolto, nessuno prima di lei aveva messo il proprio nome in un'opera letteraria e si era soffermato sulla novità riflettendo sulla propria grandezza. Nella dedica alla fine dell'Inno al Tempio 42, scrive":

la persona che legò insieme questa tavola
è Enheduanna
il mio re non lo ha mai creato prima
 questo non lo ha fatto nascere

La poesia di Enheduanna

Il suo modo di scrivere è molto personale e diretto. Le sue composizioni fanno rivivere le principali divinità mesopotamiche e indicano dove si trovano i loro templi, ma sono soprattutto preghiere che emanano umanità, parlano di speranza e narrano dei timori della vita di ogni giorno. Enheduanna restò sacerdotessa per oltre quarant’anni. Sargon ripose grande fiducia in sua figlia, affidandole il compito delicato di fondere le credenze religiose e le divinità dei Sumeri con quelle degli Accadici, in modo da dare la necessaria stabilità interna al suo regno. 

Le composizioni religiose di Enheduanna, attraverso i Babilonesi, hanno influenzato e ispirato le preghiere e i Salmi della Bibbia ebraica e gli inni omerici della Grecia. In queste composizioni, seppure debole, sopravvivono gli echi dell’arte di questa donna straordinaria. E’ difficile stabilire quali siano le opere che si ritengono ispirate da Enheduanna e quali siano, al di là delle opere citata, quelle scritte da lei. Molte composizioni sono datate a centinaia di anni dopo la sua morte.

Probabilmente Enheduanna usava esibirsi e recitare le sue poesie durante i rituali sacri. Non si tratta di una figura leggendaria: Enheduanna è realmente esistita e la sua esistenza è stata confermata dai suoi scritti, anche se non si conoscono le vicende della sua vita e quando sia morta.

Al giorno d’oggi il suo nome sembra essere stato dimenticato. Non si sono avute più scoperte legate alla sua storia, dopo il ritrovamento del disco di alabastro, scoperto dall’archeologo inglese Sir Leonard Woolley nel 1928. Resta il fatto che Enheduanna è una delle rare poetesse che, accanto alla greca Saffo, ha avuto un grande impatto sulla cultura e la poesia di tutti i tempi. Dopo più di 4000 anni Enheduanna è ancora fonte di ispirazione per scrittori contemporanei che compongono poesie rifacendosi al suo stile.

Da Figlie della madre

Si tratta di poemi di magistrale bellezza (che si trovano pubblicati, ad esempio, dalla Venexia editore), importanti anche perché considerati da studiose/i di varie nazionalità “il primo resoconto scritto della coscienza di un individuo sulla propria vita interiore”. Nella fattispecie un’individua, che canta la sua dea, riconoscendo ad essa il ruolo di archetipo femminile, in quanto le appartengono sia elementi divini che terrestri, e pertanto può essere celebrata anche come rappresentazione del potenziale femminile, di cui Enhuanna dimostra di avere piena consapevolezza.

Attraverso la lingua della devozione, espressa in poesia, la sacerdotessa-poeta celebra contemporaneamente la propria liberazione – spirituale e psicologica – dal ruolo di figlia obbediente da un padre molto autorevole. Infatti Enheuanna è figlia di Sargon di Akkad, ma sceglie di scrivere in lingua sumerica – nonostante l’accadico fosse la lingua della famiglia e la lingua ufficiale dell’impero del padre – attribuendo alla scelta delle parole con cui dire e dirsi la via maestra della propria autodeterminazione come donna.

La forza di questa antichissima madre, pur nascosta dentro l’oblio che molte vicende del passato subiscono – se non per certi interessi di nicchia, se così si può dire, che periodicamente li riportano alla luce dello scambio culturale e del confronto – ha “lavorato” nel corso delle genealogie fino a improntare di sé i versi di più giovani discendenti di quell’antica cultura, che oggi deperisce sotto la barbarie della violenza, ma che affida ancora alla voce poetica di donne la sua ispirazione millenaria.

Tre poesie per omaggiare la poetessa

Propongo alla lettura alcuni testi che mi hanno molto colpito e che riguardano Enheduanna. Sono tratti da Non ho peccato abbastanza. Antologia di poetesse arabe contemporanee, a cura di Valentina Colombo (Mondadori, 2007).

Enheduanna e Goethe 

Siamo diversi:
tu hai pensato e poi scritto i tuoi versi,
io ho dato vita alle mie poesie,
poi ho espresso il mio pensiero.
Perché mi biasimi quando chiamo a raccolta
le schiere di amanti ed esiliati
nel cimitero dei giorni?
Hai risvegliato donne che ho rinchiuso nelle prigioni dell’inferno.
Occidente, sono perniciosa…
Nessuna pietà nel mio cuore.
Ma sono la sacerdotessa dell’immenso dolore,
trascino via la tua terra dalle reti delle parole
mentre tu mi trascini al tuo Divano occidentale-orientale.
Siamo entrambi equilibristi sulla stessa corda
anche se destinati a due abissi diversi.
Spalanco le finestre delle tue parole,
trovo la mia bara nelle tue elegie,
esiliata, abbandonata da un Oriente distante.
I miei anni sono destrieri feriti dalle tue lance…
Non smettono di nitrire.
Straniera in casa tua
ma a casa mia
sovrana del lamento.
Oriente, che cosa mi hai fatto?
Ti ho amato, ma mi hai portato solo vergogna.
Mi hai sfigurata come un esercito di cieche Shahrazad,
hai superato ogni limite danzando sul mio corpo,
mi hai nutrita del desiderio delle stelle
nei rapidi istanti del fulmine…
ma tutto ciò da dietro un velo.

[Amal al-Juburi (1967) Iraq]

Sono una donna

Nessuno può immaginare
quel che dico quando me ne sto in silenzio
chi vedo quando chiudo gli occhi
come vengo sospinta quando vengo sospinta
cosa cerco quando lascio libere le mani.
Nessuno, nessuno sa
quando ho fame quando parto
quando cammino e quando mi perdo,
e nessuno sa
che per me andare è ritornare
e ritornare è indietreggiare,
che la mia debolezza è una maschera
e la mia forza è una maschera,
e quel che seguirà è una tempesta.
Credono di sapere
e io glielo lascio credere
e io avvengo.
Hanno costruito per me una gabbia affinché la mia libertà
fosse una loro concessione
e ringraziassi e obbedissi.
Ma io sono libera prima e dopo di loro,
con loro e senza loro
sono libera nella vittoria e nella sconfitta.
La mia prigione è la mia volontà!
La chiave della mia prigione è la loro lingua
ma la loro lingua si avvinghia intorno alle dita del mio
desiderio
e il mio desiderio non riusciranno mai a domare.
Sono una donna.
Credono che la mia libertà sia loro proprietà
e io glielo lascio credere
e avvengo.

[Joumana Haddad (1970) Libano]

Donna d’acqua

L’acqua non è scivolata verso di noi
ardendo con la violenza della sete.
Perché l’acqua segue le mie tracce
dimentica dei sui canali
e delle pianure alluvionali?
Perché non poggio il mio viso
sull’orlo dell’acqua
per sapere
come ha potuto nasconderci il suo colore,
come le abbiamo fatto perdere l’odore?
Perché non divento il segreto dell’acqua?
Perché non divento femmina per il suo maschio,
e lo aspetto nella caraffa
fino al sopraggiungere dell’estate?

[Amal Musa (1971) Tunisi]

Testo a cura di Silvana Sonno

   https://it.wikipedia.org/wiki/En%E1%B8%ABeduanna

Teatro: Buongiorno, Ministro!

  Buongiorno, Ministro!  Una commedia comica e divertente con un un cast di tutto riguardo che vede nei suoi protagonisti, Enzo Iacchetti ...