Un’esplosione di ginestre
espande l’oro dei suoi fiori
in un dirupo
scosceso e franoso
su una scarpata
di una strada di città.
Ruba un raggio di sole
ai panni stesi
inebriando di profumo
la città sonnolenta
nella tarda primavera.
Il giallo sorriso
di raggi dorati
ravviva ricordi sbiaditi
di siepi fiorite,
da cui sognare l’infinto
in un tempo acerbo,
dalle mille promesse.
Una fragranza di odori
dalle gole dei monti
alle secche fiumare,
inondava i tratturi dei pascoli
e profumava il latte di miele.
Giunchi secchi di ginestre,
scoppiettanti scintille,
al calore del focolare
raccontavano leggende
di vergini amanti del sole
sepolte da ginestre in fiore.
Ginestre di un tempo maturo
e di un tempo fanciullo,
ginestre sbocciate e appassite
all’amore del sole,
in vacui steli han serbato il mistero
di Madre natura matrigna.
19/06/2015
R.M. ( © )

