mercoledì 24 giugno 2015

2001: Odissea nello spazio e la tipografia.

Due avvisi importanti prima di leggere questo post.
Il primo: è per gli intrippati di 2001: Odissea nello spazio, per i designer o/e per – soprattutto – una combinazione delle due cose.
Il secondo: è tutto nato da una segnalazione di Lorenzo di un monumentale post pubblicato tempo fa su typesetinthefuture.com, dal quale è tratto gran parte del materiale che sto andando ad esporvi. La ricerca è stata talmente estesa e dettagliata che merita di venire riproposta anche qui.
Anzi, se siete dei veri fan e seguaci della Chiesa Del sacro Monolito Nero, dovreste condividerla anche voi.

E ora, lasciatemi ripetere per la milionesima volta: 
questo film è un capolavoro.
Nella visionarietà delle immagini. Nella regia. Nel montaggio. Nella creazione di un futuro che è invecchiato poco o nulla in quasi mezzo secolo. Nella colonna sonora. Nelle soluzioni visive adottate all'epoca. Nella cura dei dettagli e nella visione d'insieme.
Questo post verte su uno degli aspetti meno considerati ma non meno curati in 2001: l'uso dei caratteri e della tipografia.


E iniziamo proprio dai titoli di testa, brevi e sull'immortale tema di Also Sprach Zarathustra: Kubrick sceglie un carattere pulito, semplice, senza grazie: è il Gill Sans, uno dei più classici di tutti i tempi.
I più attenti noteranno che decise di scrivere il numero 2001 con le "O" maiuscole al posto degli zeri. Il perché potrebbe risiedere, ma questa è una mia speculazione personale, sull'ossessione di Kubrick per la figura geometrica del cerchio... mai troppo citata e ripresa come in questo film. 
Il primo atto del film è ambientato prima della comparsa dell'Uomo sulla Terra.
Un periodo indefinito che Kubrick ha voluto poeticamente chiamare L'alba dell'Uomo.
E per sottolineare che non aveva nulla di futuristico, ha impiegato un carattere graziato e – diciamocelo – poco interessante: l'Albertus.
Ma dobbiamo preoccuparcene poco, perché sarà la sua sola apparizione in tutto il film.
Attraverso uno degli stacchi di montaggio più geniali della storia, presto si viene proiettati nel futuro, dove la font che sembra farla da padrone è l'Eurostile, nello specifico nella sua variante Bold Extended.

Nella cabina di pilotaggio dello Shuttle Pan Am (aerolinea, tra l'altro, fallita nel 1991) troviamo un primo assaggio dell'impiego dell'Eurostile Bold Extended sugli schermi consultati dai due piloti, in un' inquietante anticipazione delle schermate dell'interfaccia grafica di HAL 9000, come vedremo più avanti.
L'Eurostile Bold Extended sembra essere una specie di standard nell'anno 2001 immaginato da Kubrick, perché compare anche sui pulsanti a disposizione della receptionist sulla base lunare Clavius.
Alcuni hanno fatto notare di come l'Eurostile possa essere facilmente confuso col Microgramma, un carattere tipografico creato nel 1952 da Aldo Novarese e Alessandro Butti, gli stessi designer dell'Eurostile: in realtà, anche ad un esame attento, le due font sono praticamente indistinguibili.
La cosa che le differenzia realmente è che l'Eurostile, a differenza del Microgramma, comprende anche le lettere minuscole e tutti i segni d'interpunzione.
Ritroviamo l'Eurostile anche in altri contesti, come ad esempio nella schermata del videotelefono che il dottor Floyd usa per chiamare sua figlia sulla Terra, nelle istruzioni del gabinetto a gravità zero o nella mappa che gli astronauti americani consultano prima di recarsi sul sito lunare dove è stato rinvenuto il Monolito, mappa che mescola Eurostile Bold Extended, Futura Medium e qualcosa che sembrerebbe Univers.

Per il secondo (e terzultimo) cartello che vediamo nel film, Kubrick sceglie di impiegare un altro grande classico font privo di grazie: il Futura, un carattere tipografico senza grazie progettato nel 1928 dal tipografo e grafico tedesco Paul Renner.
Tuttavia, la font sembra aver subito qualche modifica: le "punte" della lettera "N" sono state ammorbidite, e la "M" maiuscola sembra essere quella del Gil Sans.
Vai a capire il perché.

Ad ogni modo, il Futura è largamente impiegato a bordo della nave spaziale Discovery: pulsanti, interruttori e diciture e avvertimenti sono – principalmente – scritti con questa font.
Ad esempio, sui pannelli di controllo delle capsule d'ibernazione, dove, tra l'altro, è riportata tutta la sequenza di istruzioni per il risveglio degli astronauti dormienti.
Tanto per rimarcare la maniacalità di Kubrick, un dettaglio come questo (le diciture non vengono inquadrate che per pochi, brevissimi istanti) sono estremamente precise e coerenti, e qualcuno si è preso la briga di ingrandirle e trascriverle:

1. Impostare pulsante Livello per l'attivazione ipotalamo.
2. Attivare stimolazione elettrica dell'ipotalamo per 12 minuti. 
3. Impostare arricchimento del livello di zucchero nel sangue (se è indicato un livello secondario, attivare livello primario (vedi fase 4) per 75 minuti, poi passate al livello secondario per 40 minuti. 
4. Attivare l'arricchimento degli zuccheri nel sangue del soggetto per 110 minuti. 
(...)
7. Attivare pulsante della temperatura per aumentare la frequenza respiratoria. 
8. Attivare il controllo tiroxina a livello 4 per 30 secondi, a livello 6 per 30 secondi, e al livello di 9 per 10 secondi per ristabilire la normale attività endocrina. 
9. Quando il soggetto inizia a rabbrividire, il risveglio sta per avere luogo. Disattivate il monitoraggio del cervello, il connettore-soppressore e la banda termoregolatrice.
10. Subito dopo il risveglio, attivare il vibromassaggiatore per 2 minuti. 
11. Il soggetto ora può alzarsi e affrontare il normale decorso post-ibernazione.

Il carattere usato per il monitoraggio dei segnali vitali degli astronauti ibernati sembra il solito Eurostile Bold Extended, ma potrebbe trattarsi anche di una variante di Univers leggermente esteso.
Eurostile Bold Extended è anche, come abbiamo visto, la font utilizzata dall'interfaccia grafica di HAL 9000: sebbene la maggior parte delle comunicazioni tra HAL e l'equipaggio avvenga in forma verbale, i sistemi di monitoraggio della nave e dello spazio esterno sono tutti sotto il suo controllo e diligentemente riportati sugli schermi quadrati presenti sul ponte della Discovery.

Se siete affascinati dalla grafica minimalista dell'interfaccia di HAL, che proprio alla sua elegante essenzialità deve il fatto di essere arrivata fino ai nostri tempi senza invecchiare, vi consiglio caldamente di installare sul vostro Mac il salvaschermo di The Hal Project, che ne propone due versioni (una basica gratuita e una a pagamento) davvero, davvero ben realizzate.
Proseguendo nella disanima tipografica di 2001, non possiamo che continuare a riscontrare l'estrema coerenza grafica nelle varie diciture di cui è cosparsa la Discovery: il Futura Bold è impiegato, tra gli altri posti, sui portelloni di accesso delle capsule d'attività extraveicolare (Anna, Betty e Clara, anche se nessuno nel film le nomina esplicitamente) e sugli interruttori del tipo switch-off con cui Bowman e Poole si isolano acusticamente all'interno di una delle capsule nel tentativo di non essere uditi da HAL.

Nel frattempo, è arrivato il momento del penultimo cartello: Kubrick ritenne necessario introdurre qualche minuto di schermo nero accompagnato da un pezzo di Ligeti, e per farlo scelse di annunciarlo da un cartello scritto, stavolta, interamente in Gill Sans:
A un dato punto del film, le cose iniziano a collassare.
La paranoia di HAL lo porta a commettere il suo primo omicidio deliberato nello spazio, tagliando il cavo che teneva ancorato il povero Frank Poole alla capsula, assieme la sua fornitura d'ossigeno... e, tanto per stare sicuri, lo investe con la capsula stessa spingendogliela addosso alla massima accelerazione possibile.
Ma è solo l'inizio, perché mentre Bowman si precipita all'esterno per recuperarne il corpo, HAL disattiva i sistemi di sostentamento degli astronauti ibernati, uccidendoli letteralmente nel sonno.
È una sequenza efferata, eppure gelida nella sua totale assenza di movimento.

Lo spettatore non può che seguire la veloce, inconsapevole agonia degli astronauti e la loro morte attraverso le schermate, composte, sembrerebbe, in Univers, una font senza grazie disegnata da Adrian Frutiger nel 1956. E, sì, assomiglia molto ad un Helvetica Condensed, ma chi se ne intende (molto più di me), assicura che questi schermi sono scritti in Univers 67 Bold Condensed.

Bowman riesce a rientrare nella Discovery dalla quale HAL ha provato a sbatterlo fuori a morire, e lo spettatore può notare altre scritte in Futura Bold (Chiusura d'emergenza, ma soprattutto sul pannello avvitato sul portello del centro di memoria logica di HAL).
Una scritta più piccola avverte che l'accesso a questa particolare sezione della nave è consentito solo in caso di emergenze in conformità al regolamento EM 014.


Nella successiva Scena Madre in cui Dave Bowman esegue una sorta di lobotomia digitale estraendo, una per una, le memorie solide di HAL, possiamo notare come queste siano numerate e contrassegnate in Univers 67 Bold Condensed.

Non appena termina il filmato automatico partito alla disattivazione di HAL, compare il quarto e ultimo cartello della pellicola: Giove e oltre l'infinito. 
E, stavolta, è tutto autentico Futura al cento per cento.

Inizia quindi l'ultima parte di 2001, la più visionaria, psichedelica, delirante ma anche più stimolante del film.
Migliaia di parole sono state scritte nel corso dei decenni per cercare di spiegare il viaggio dimensionale di Bowman, il monolite, la stanza bianca e la genesi del bambino stellare... e anch'io avrei da dirne, ma non è questa la sede: nessuna delle sequenze finali contiene più tipografia, quindi possiamo saltare direttamente ai titoli di coda.
Completamente composti in Futura, con le uniche, curiose eccezioni della "M" (in Gill Sans) e della "W"(che non riesco a riconoscere).
E questo, signori, è tutto.

Scrivendone e ripensandoci a mente fredda, 2001 mi è sembrato persino meglio di quando l'ho rivisto l'ultima volta... mi toccherà rivederlo. 

martedì 23 giugno 2015

Elvis e la tempesta.


Elvis è il mio gatto e, a che io ricordi, è il primo gatto veramente tutto mio da sempre.
Elvis è scemo come solo i gatti molto allegri e molto inconsapevoli sanno essere.
Per gran parte del suo tempo, Elvis dorme di un sonno che assomiglia più al coma profondo. Quando è sveglio, Elvis va in cerca di coccole, cibo, prede visibili e invisibili, non necessariamente in quest’ordine.
Elvis apparentemente ha una visione del mondo limitata e butta il suo sguardo superiore e indifferente sulle vicende umane in un modo che spesso lo invidio.

L’origine di Elvis è incerta.
La veterinaria che me l’ha affidato quando era lungo solo quindici centimetri, ha detto che era stato trovato mezzo morto in strada, coperto di sangue e con bocca e lingua spaccate.
Ho cresciuto Elvis come un figlio e l’ho portato con me attraverso cinque traslochi. In ogni casa, si è adattato alla grande e si è trovato i suoi spazi personali.

A guardarlo, sembrerebbe un gatto nibelungo, una variante a pelo lungo del Blu di Russia. I primi soggetti conosciuti in Europa provenivano da Arkhangelsk, in Russia, da cui il nome Gatto di Arkhangelsk, Arcangelo Blu.
È un mistero come un gatto insolito come lui sia finito qui.

Però Elvis non sa di essere di un gatto di razza e quindi non se la tira.

Oggi me ne stavo sprofondato sul divano a leggere, ed Elvis, come tante altre volte, mi ha raggiunto senza alcuna fretta e si è fermato – perfettamente di fronte a me – a fissarmi.
È una cosa che fa spesso.
Ho alzato lo sguardo verso di lui e ho ricambiato il suo sguardo.
Per un minuto.
Per due.
Al terzo minuto, ho perso la battaglia e ho abbassato gli occhi.

Sono rimasto perplesso e anche un po’ inquieto.
Elvis all’improvviso sembrava mortalmente serio e mi fissava con quello sguardo del tutto indecifrabile che è proprio solo dei gatti e di quelli che riescono a vedere che sta arrivando una tempesta molto, molto prima di te.

“Fin qui, tutto bene” mi ha detto il mio gatto, che è pure un appassionato di Kassovitz. Io ho chiuso il libro, ho annuito e sono andato ad aprirgli una scatoletta di tonno.

Poi sono uscito. Quando sono tornato, non è venuto ad accogliermi. Dormiva in un sonno profondo come un coma, ma sono sicuro che mi ha sentito lo stesso.

mercoledì 17 giugno 2015

Il Luogo Comune è Sempre Affollato.


Diego Cajelli è uno sceneggiatore – milanese fino al midollo – autore (tra gli altri) di Diabolik, Dampyr, Zagor, Long Wei e dell’espansione a fumetti dell’universo narrativo del poco fortunato Il Ragazzo Invisibile di Salvatores.
Ora, dei titoli appena citati, sappiate che non ho letto assolutamente nulla... ma in compenso ho avuto modo di conoscere Diego e la sua personalissima scrittura attraverso le pagine di Diegozilla, blog che negli ultimi anni, con frequenza quasi quotidiana, ha aggiornato con dosi massicce di intelligenza, sarcasmo affilato e uno spirito d'osservazione non comune. 
Non ho sempre condiviso i suoi punti di vista e alcune delle posizioni che ha preso su alcuni argomenti erano un pelo troppo radicali per i miei gusti... ma è stata di sicuro una delle letture più piacevoli e genuinamente divertenti che abbia potuto trovare sul web. 

Oggi Diegozilla ha cambiato piattaforma e format ed è diventato, a mio avviso, meno fruibile di una volta, ma la buona notizia è che parte di quei contenuti, la crème de la crème diciamo, è stato raccolto, rieditato e pubblicato in un volume dove i suoi post sono diventati altrettanti racconti brevi.
Delle quattro sezioni in cui Il Luogo Comune è Sempre Affollato è idealmente diviso (La vita, Milano, i Fumetti e Tutto il resto), la quarta è composta di pezzi e articoli inediti (o comunque difficilmente reperibili) che costituiscono un'ulteriore spinta all'acquisto... oltre, naturalmente, al fatto incontrovertibile che Diego scrive davvero, davvero bene.
Lungi dall'essere una mera lettura da ombrellone, Il Luogo Comune è Sempre Affollato ha il format perfetto per essere assimilato in piccole, gustose dosi nei momenti di relax, il che ne fa una lettura particolarmente adatta a questa stagione.

È disponibile già da qualche settimana in due edizioni (io naturalmente ho preso la limited edition con copertina – fantastica – disegnata da Ale Giorgini) e, oltre che su Amazon e in libreria, potete comprarlo QUI.

La cura editoriale è buona, con qualche riserva per la qualità della copertina, e il prezzo è ai minimi storici per la foliazione e il genere.
Fermamente consigliato a tutti, persino ai non-milanesi.

Autore: Diego Cajelli
Editore: Limited Editions Books
Pagine: 128, brossurato
Prezzo: € 12,90
Prima edizione: 28 maggio 2015

martedì 16 giugno 2015

10 bugie che i designer raccontano continuamente ai loro clienti.

Secoli fa, pubblicai sul blog una serie di classiche bugie che circolano nel nostro ambiente: luoghi comuni sul genere "fammi il logo più grosso", "come a bassa risoluzione? a monitor lo vedo benissimo" e altre amenità simili che potete recuperare seguendo il tag "Bugie Grafiche".
Oggi vi ripropongo il giochetto, ma a parti invertite: il designer Joshua Johnson di Creative Market ha giustamente osservato che anche noialtri propiniamo le nostre cazzate standard al cliente, e ha buttato giù qualcuna delle tipiche menzogne da designer facendone dei posterini virali.
Ne ho selezionate alcune, adattate, tradotte e reimpaginate per voi.
Sorridetene e condividete.

lunedì 15 giugno 2015

Di Windows Phone 8.1, e se dovreste aggiornare o no.


Poco tempo fa il mio telefono (un Nokia con Windows Phone) mi ha proposto l’aggiornamento alla versione 8.1.
Con il solito misto di incoscienza totale e curiosità, ho cliccato su “installa!”
Me ne sono pentito?
Lo scoprirete leggendo questo post.

Prima di iniziare a scassare il cazzo sulla scelta di NON assoggettarsi a uno dei due sistemi operativi mobili largamente più diffusi in circolazione (iOS e Android), lasciatevi dire una cosa, e lasciatevela dire in tutta onestà. Un terminale Windows Phone, con le app di servizio e una dozzina di aggiunte (ad esempio Whatsapp, Skype, Facebook, eBay), può tranquillamente soddisfare le esigenze del 90% di tutti voi.
Sì, parlo con voi che avete bisogno di uno smartphone per fare foto, inviare messaggi, usare i social network, navigare su Internet, leggere le mail e ovviamente, telefonare.
Windows Phone fa tutto questo e moltissime altre cose, alcune delle quali pensate proprio per venire incontro alle esigenze di chi magari ha un approccio più basico alla tecnologia.
Dove non può competere con iOS e Android è sul numero di applicazioni disponibili, tuttavia, se guarderete nel suo Store, scoprirete che non manca proprio niente. Il mio consiglio è di concentrarvi più sull’usabilità del sistema operativo che sull’ecosistema, la cui valutazione è sempre soggettiva.

Tutto nuovo? Seriously?
La nuova versione di Windows Phone (per brevità WP8.1), è stata rinnovata in ogni singolo aspetto. O così almeno dicono a Redmond.
L’interfaccia resta simile a quella di WP8 ma si arricchisce di qualche particolare: l'orario, l'intensità del segnale e la batteria ora sono sempre visibili, è possibile cambiare la quantità di icone scegliendo un layout a tre colonne e la lockscreen può essere personalizzata anche con dei live background derivati dalle app (ad esempio, quella dell’app Meteo).
Ora si può assegnare una foto di sfondo alla schermata delle Tile: se sceglierete quest’opzione, le Tile diventano trasparenti e lasciano intravedere la foto di sfondo. L’effetto di parallasse non è suggestivo come quello di iOS7, ma è piacevole.

Da adesso si possono creare cartelle all'interno della schermata home, come già facevano iOS e Android. Possono contenere tiles di diverse dimensioni e vengono mantenute le animazioni che consentono di tenere sotto controllo l'arrivo di nuovi contenuti per le singole applicazioni (non tutte le tiles sono animate, e qualcuna lo è diventata proprio in occasione di questo aggiornamento, come lo Store che ogni tot ore mostra gli arrivi più rilevanti per il parco apps).


Un nuovo Centro Notifiche
Per quanto le file funzionino piuttosto bene e siano reattive, un vero Centro Notifiche è un’altra cosa. Ora WP 8.1 ne ha uno simile a quelli di iOS e Android, e si richiama scorrendo il dito sulla parte alta dello schermo.
Sulla lockscreen si possono aggiungere notifiche brevi e, per alcune applicazioni, anche le notifiche approfondite... il tutto nella grafica essenziale ed elegante a cui gli utenti di Windows Phone sono abituati.

Parlami, sono Cortana
Cortana è l’assistente virtuale di Windows Phone. Prende il nome dall'entità virtuale del videogame Halo, parla correttamente italiano e ha una voce migliore di Siri.
Esattamente come Siri e Google Now, non ha niente a che vedere con l’intelligenza artificiale. Ha un buon riconoscimento del linguaggio umano, è molto comoda in qualche frangente e del tutto inutile in altri.
Rispetto a Google Now, che impara dalle ricerche e analizzando la vostra posizione usando il GPS del telefono, Cortana si basa sulle informazioni contenute in quello che Microsoft chiama Notebook, una specie di diario utente configurabile. Diciamo che si sono sforzati... ma il suo apporto reale nel quotidiano è minimo.
Semplifica parecchio alcune operazioni come puntare una sveglia o creare un itinerario sul navigatore, ma è incapace di rispondere anche alle domande più semplici, dirottandovi direttamente sui risultati del suo motore di ricerca, che vanno consultati alla vecchia maniera.
In altre parole, scordatevi un’interazione tipo HAL 9000: Cortana è un software che fa finta di essere umano, non possiede un briciolo di intelligenza e va usato come un’estensione del’interfaccia utente. Niente di più, niente di meno.


Tutto il resto
Naturalmente c'è tutta una serie di altre migliorie, o anche solo semplici cambiamenti. 
Del tipo, Xbox Music adesso ha maggiori funzionalità, si avvia più in fretta e scorre più rapidamente la libreria brani. In Messaggi si possono selezionare più sms per la rimozione o l'inoltro contemporaneo. Per la gestione delle reti Wi-Fi ora è disponibile un'opzione per utilizzare una VPN (Virtual Private Network), che consente – in presenza di hotspot pubblici – di avere maggiore riservatezza e protezione per i dati personali.
Infine, tra i nuovi requisiti hardware è arrivato il supporto a dispositivi fino a 7" o con risoluzione 1280x800, supporto VoLTE (Voice over LTE) per effettuare chiamate sulle reti mobili di quarta generazione e a Quick Charge per la ricarica rapida e altre robe sparse.

Insomma, conviene aggiornare?
Che poi, è l'unica, vera domanda sensata. E la risposta è semplice, e pure un po' scontata.
Se vi interessa tutta la roba che vi ho elencato o descritto qua sopra, aggiornate pure.
Il prezzo da pagare, come sempre, non lo pagherete a Microsoft, o meglio, indirettamente sì, perché potrà venirvi la voglia di cambiare il terminale.
Perché, se nessuno ve lo ha detto o non lo trovate scritto da altre parti (forse perché si vergognano a scrivere una cosa tanto ovvia), il vostro telefono andrà più lentamente.
È tutto rallentato. Tutto. 
Lancio delle app, risposta delle medesime, ritardo nella fluidità dell'interfaccia – che prima era un piacere vederla muoversi, cento volte più elegante di qualsiasi iPhone o terminale Android-based.
Passate a Windows Phone 8.1 e vi ritroverete tra le mani un device di certo con un mucchio di feature in più, ma anche meno performante (parlo di qualsiasi telefono con più di un anno di vita anagrafica, ovviamente).
A seconda dei casi (dotazione di ram e velocità del processore), questo rallentamento sarà più o meno evidente.


L'acqua calda.
Prima che me lo diciate voi, sì: ho scoperto l'acqua calda. E già che ci siete, potete anche mettere via tutte le vostre stronzate da fanboys, perché Microsoft non è certo la sola ad adottare questo tipo di politica. Apple fa esattamente la stessa cosa (sì, parlo per esperienza diretta), e provate a chiedere a un utente Android e vediamo se ha la faccia di cascare dalle nuvole.

Il software dei telefoni cellulari, proprio come quello che gira sui vostri PC e i vostri Macintosh, a questo serve: a farli diventare vecchi, quando vecchi non sono.
Perché Microsoft, Apple, Google, Acer, Sony,Toshiba, Asus, una sola cosa devono fare per sopravvivere: vendere.
Di continuo. 
E per Apple, Google, Acer, Sony, Toshiba, Asus, lavorano milioni di persone, che domani stesso perderebbero il loro impiego, in catena di montaggio come dietro una scrivania, se smettessimo di aggiornare i nostri device, accorgerci che sono diventati più lenti e rimpiazzarli con altri nuovi di zecca.
Spesso, Apple, Google, Acer, Sony, Toshiba, Asus siete voi o un vostro fornitore o un vostro cliente. Non ne possiamo venire fuori.
Vedi anche alle voci: consumismo, fordismo, obsolescenza programmata.

E ora, valutate voi.

martedì 9 giugno 2015

Di Mac OS X El Capitan e del San Francisco che uccise l'Helvetica Neue.


Potete leggere altrove, su siti ben più intrippati di questo, sulle "novità" Apple introdotte dal prossimo 10.11 (chi sperava che avremmo avuto un OS XI sarà rimasto deluso, immagino).
Le vedete riassunte nella schermata qui sotto, si tratta per lo più di una serie di aggiustamenti a Yosemite (El Capitan, in effetti, è la montagna più alta del parco nazionale di Yosemite): nuove gesture, supporto a Spotlight con chiavi di ricerca ereditate dal linguaggio naturale (del tipo: "Documenti lavorati il mese scorso"), Split View (avete presente Snap in Windows? sostanzialmente, la stessa cosa), un nuovo Mission Control, il motore di rendering grafico Metal (portato in dote da iOS) e un'infinità di interventi alle app proprietarie.

Tutta roba che potete approfondire altrove, dicevo.
In realtà, questo post si concentra sul San Francisco, la nuova font di sistema di Mac OS 10.11 (e del prossimo iOS 9) ereditata dall'Apple Watch e che va a sostituire l'Helvetica (durato una sola release su Mac).
Il San Francisco era stato progettato specificamente per funzionare bene su display molto piccoli ma molto definiti come quello di Apple Watch, ma ha un'ottima resa anche sui grandi display Retina.

Nell'immagine qui sotto, ne sono evidenziati dei dettagli che ne permettono una più facile lettura anche utilizzandolo in piccolissime dimensioni. Una delle trovate per migliorare la leggibilità è che le lettere minuscole sono il 75% dell'altezza delle maiuscole, rendendone le dimensioni superiori a quelle di un carattere tradizionale... e se guardate bene (lo so, sono pippe da designer) anche la “e” e la “a” sono più aperte del solito.
L'immagine (QUI per vederla ingrandita) mostra anche come appare il carattere San Francisco in diverse dimensioni e stili, e lo avvicina molto ai font Open Sans ed Arial.
Ma, perché l'Helvetica (il Neue, nella fattispecie) è durato così poco, su Mac OS? Sostanzialmente, perché non funziona bene quando il corpo è troppo piccolo. Intanto bisogna pensare che viene visualizzato su uno schermo, non stampato su un pezzo di carta.
Il suo contrasto è troppo basso, e alcune lettere (vedi l'esempio qui sotto) finiscono con il confondersi: il numero 1, la elle minuscola e la lettera i diventano quasi indistinguibili ai corpi più piccoli.

Helvetica, inoltre, all'epoca non fu progettato pensando al web: per l'uso di menu a discesa e pulsanti, il Lucida Grande, utilizzato nel MacOS X fin dalla sua prima release, è molto più leggibile.
Lo stesso vale per il Gotham... altra bellissima font ma che, da quando è stata introdotta in Twitter, ne ha di fatto diminuito la funzionalità.


Apple, che da sempre ha fatto della cura tipografica dei suoi software uno dei suoi punti di forza, dev'essersi resa conto del problema, ed è corsa ai ripari adottando il San Francisco.
Non l'ho ancora visto renderizzato su uno schermo, quindi non sono in grado di esprimere un'opinione... ma di certo progettare da zero un carattere pensando in primis per cosa sarà utilizzato (in questo caso, un'interfaccia grafica) è il migliore approccio possibile.

Voi, nel frattempo, se vi interessa l'argomento, potete leggere l'ottimo articolo QUI (è in inglese, ma si capisce tutto abbastanza bene).
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