Ok, non siete riusciti ad intrufolarvi alla festa qua sopra. E tutto quello che avete in agenda per la sera del ventiquattro è il solito cenone in famiglia.
Magari non sapete di cosa parlare con tutti i parenti che non vedete da un bel pezzo, che avreste anche continuato a non vedere ma che però vi allungano la solita busta e voi vi sentite un po' in imbarazzo ma la pigliate lo stesso.
E allora, per dire qualcosa in tema, eccovi un breve concentrato di argomenti natalizi che ho raccolto in giro per voi.
Babbo Natale: la genesi. Al culmine dell'inverno, i germani festeggiavano Odino, principe degli déi. Odino era uno a cui piaceva farsi notare: galoppava su Sleipnir, un cavallo con otto zampe, era coperto da un largo mantello, aveva in testa un cappellaccio e portava regali o castighi agli abitanti del mondo. Stessa cosa faceva per i finlandesi l'Uomo Inverno, che però non andava a cavallo, ma su una slitta trainata da renne. Gli antichi romani festeggiavano, al culmine dell'inverno, i Saturnali, e credevano che non fare regali portasse sfiga. Per i britanni, Old Winter (Vecchio Inverno) girava casa per casa, ma senza distribuire regali: bussava alle porte, chiedeva alle famiglie come stavano e beveva con loro un bicchiere di vino.
25 dicembre. Se festeggiamo il Natale proprio in questa data, lo dobbiamo all'uomo che vedete qua sopra. Era più o meno la metà del quarto secolo quando papa Giulio I stabilì che la nascita di Gesù dovesse essere fissata al 25 dicembre. In questo modo le festività pagane – che non potevano essere soppresse se non a prezzo di tumulti e abiurie – vennero mutate in cristiane, e l'abitudine di scambiarsi i doni non venne persa. Insomma, una mossa degna di un politico navigato.
La storia dei regali. Scommetto che a parecchi di voi tutta questa storia di scambiarsi i regali sembra qualcosa inventata dalle multinazionali o da qualche associazione dei commercianti. In realtà, è roba vecchia persino più di Gesù Cristo.
Circa cento secoli prima di Lui, gli uomini smisero la vita nomade e si diedero all'agricoltura. Coltivando, si accorsero di una cosa: si accumulava più cibo del necessario, che si poteva mettere da parte. Quando l'inverno era al suo culmine, più o meno in questo periodo, i nostri antenati tiravano un sospiro di sollievo: ce l'avevano fatta, la stagione poteva solo migliorare. E allora i PR dell'epoca organizzavano una gran festa, e tutti tiravano fuori il cibo o la bevanda che aveva risparmiato. Scambiatisi i doni (tutta roba da mangiare), si ballava e cantava fino all'alba. Ed eccoci così arrivati agli assalti ai centri commerciali di oggi.
Albero. I missionari notarono che i germani adoravano la quercia. E allora gli mostrarono l'abete. "Vedete?", gli dissero, "è un triangolo: nel vertice in alto c'è il Padre, e nei due in basso il Figlio e lo Spirito Santo". I germani, non ancora convinti, chiesero se i loro dèi avrebbero potuto dimorare nell'abete. E i missionari, con una faccia degna di un rappresentante di aspirapolveri, risposero: "Senz'altro". I germani adottarono senza difficoltà Gesù Cristo tra i loro dèi, misero in soffitta la quercia e presero ad adorare l'abete.
Slitta. Secondo la tradizione, le renne della slitta di Babbo Natale erano otto, come le zampe del cavallo di Odino. Le renne hanno tutte un nome (Dasher, Dancer, Prancer, Vixen, Comet, Cupid, Donden, Blitzen) e nella nostra traduzione sono diventate Brillo, Ballo, Balzo, Burbo, Stella, Amore, Dondo e Turbo. Per inciso, è praticamente impossibile guidare una slitta tirata da otto renne. Non provateci a casa.
Coca Cola. Fino al 1931, il vecchio Santa Claus era vestito di pelle o di pelliccia, con calzoni verdi, pipa in bocca e boccione di vino in mano. Poi arrivò la Coca Cola, e lo scelse come testimonial (tenendoselo fino agli anni sessanta, visto che non doveva pagarne i diritti a nessuno). Ingaggiò il pittore Harold Sundblom che gli rifece il look, dando alla sua divisa i colori del marchio Coca Cola, aggiungendo la barba bianca, il cappuccio, l'aspetto rotondo e ridanciano ed eliminando pipa e vino. A meno che non accada qualcosa di altrettanto epocale, l'iconografia di Babbo Natale resterà così com'è anche dopo l'estinzione della Coca Cola.