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martedì 12 novembre 2019

Daily Batman

Sapete cosa hanno di speciale le figure iconiche?
Che potete mostrarle, raffigurarle e sistemarle in qualsiasi contesto – anche significativamente diverso da quello in cui erano state concepite in origine – e non perderanno la loro potenza visiva e concettuale nel vostro immaginario.
Per capire meglio di cosa sto parlando, vi segnalo il magnifico (e surreale) lavoro di Daily Batman, che, chissà, forse ispirato dal suo stesso cognome, ha giocato con una delle figure più iconiche della cultura pop: il suo progetto si chiama Daily Batman, ed è di qualità superlativa.
Merita la vostra attenzione.


mercoledì 31 agosto 2016

Agenda autunno-inverno 2016.

Anche questa estate sta per finire.
Ecco la consueta carrellata di libri e fumetti in arrivo nelle prossime settimane che più attendo con impazienza.




Chiedi alla luce, di Tullio Avoledo
Marsilio Editore, 486 pagine 
Uscita: 8 settembre

Se o chiedete a me, Tullio Avoledo è uno che è partito a velocità di fuga, inanellando un romanzo uno più bello dell'altro (spesi ottime parole a riguardo QUIQUI e QUI), coniugando il cosa (thriller con pesanti contaminazioni ucroniche, complottistiche, fantapolitiche e di speculazione pura) con il come (uno stile elegante, ironico, personalissimo ed evocativo) come nessuno, e sottolineo nessuno scrittore italiano non solo c'è mai riuscito, ma non ci ha neanche provato.
Poi succede qualcosa di brutto e Avoledo sforna tre romanzi mediocri, uno dopo l'altro. Il primo è scritto a quattro mani con Davide Boosta Di Leo, ed è, ad essere benevoli, fiacco, poco originale, goffo e davvero, davvero poco credibile.
Ma scrivere un romanzo brutto può capitare a chiunque, e i lettori affezionati sanno anche perdonare scivoloni in una produzione di così buon livello.
Solo che poi Avoledo si innamora del ciclo narrativo post-apocalittico di Metro 2033, creato dal collega russo Dmitrij Gluchovskij, e per quello scrive due romanzi completamente nuovi.
Mediocri sotto ogni punto di vista, almeno per chi amava il "vecchio" Avoledo, che, forse del tutto volontariamente, sembra voler abbassare l'età media dei suoi lettori (e non a caso, le sue ultime cose sono state pubblicate in Italia da Multiplayer edizioni).
Ebbene, a due anni da La Crociata dei bambini, è ora in uscita il nuovo romanzo Chiedi alla luce, la cui sinossi (QUI, sulla pagina di Marsilio editore) svela poco o nulla: potrebbe essere una cagata galattica o il libro della rinascita. A mia memoria, non ho mai comprato un romanzo il giorno stesso della sua comparsa in libreria, ma stavolta, in virtù delle numerose ore di lettura di primissima qualità regalatemi dallo scrittore friulano, potrebbe essere la volta buona.


Batman: the Last Crusade, di Frank MIller, John Romita jr. e Brian Azzarello
Uscita italiana: settembre (RW Lion)

Quello che penso della miniserie DKIII – The Master Race (Razza suprema, nell’edizione italiana) lo trovate scritto fuori dei denti QUI.
La puzza di operazione commerciale andata a male si sentiva fin dal primo numero, e arrivato al terzo ho gettato la spugna. È un fumetto autocitazionista, posticcio, fuori tempo massimo. È un fumetto inutile.
A riabilitare il binomio Frank MIller/Batman, però, potrebbe arrivareThe Last Crusade: una storia one-shot di 57 pagine ambientata circa un decennio prima di Dark Knight Returns e che ne costituisce, per certi versi, un prologo.
Anche se facilmente reperibile in rete in originale non ho voluto dargli più di una rapida occhiata per godermi al meglio l'edizione italiana in arrivo, ma il poco che ho visto mi pare visivamente molto piacevole... e la maggior compressione narrativa di certo gioca un ruolo fondamentale, scartando circonvoluzioni stilistiche o di script fini a se stesse (che, a mio avviso, hanno segato le gambe a a The Master Race).

sabato 7 maggio 2011

Storia di tre sfortunate graphic novel digitali.

Mi sono ricapitati in mano, mettendo ordine nella libreria, alcuni autentici reperti archeologici editoriali.
Tre albi a fumetti che avevo archiviato dentro la stessa, asettica busta di plastica trasparente. Li ho tirati fuori e, probabilmente per la prima volta negli ultimi cinque anni, li ho di nuovo sfogliati.
E, ancor più distintamente dell'ultima volta, mi sono sembrati, pur con tutta la benevolenza del caso, più datati di un albo di Jack Kirby degli anni sessanta… anche se erano stati realizzati tutti tra la fine degli anni ottanta e gli anni novanta.
Cosa li aveva fatti invecchiare tanto rapidamente?
Erano tutte e tre graphic novel realizzate al computer.
Sì, proprio quando i computer più veloci in commercio costavano decine di milioni, erano meno potenti di un Nokia 3110 e Internet era ancora roba per i militari.
Insomma, i tempi erano tutt'altro che maturi... ma ogni epoca ha avuto i suoi pionieri, e qualcuno doveva fare il primo passo.
Qualche coraggioso artista che pensò di poter produrre qualcosa di interessante e di commerciabile non usando matita e chine, ma con un Macintosh, una certa visionarietà, voglia di sperimentare e molto, molto tempo a disposizione.
E, naturalmente, con una casa editrice alle spalle che credette nei loro progetti… nessuno dei quali, osservando l'assai tiepida risposta del pubblico, ebbe un seguito, decretando di fatto l'estinzione del fumetto digitale, e relegando il computer alla sola colorazione delle tavole.

Restano, tuttavia, a fare un pezzetto di storia, questi tre albi, la cui triste storia vado ora a raccontarvi.

Nel 1988, l'artista Mike Saenz mette in cantiere e produce la prima graphic novel digitale commerciabile (il precedente era Shatter, troppo sperimentale per dirsi tale, sempre di Saenz): Iron Man - Crash, sotto l'egidia della Marvel Epic.
La trama: l'alter ego di Iron Man, l'industriale Tony Stark, vende parte dei progetti della sua armatura a una società giapponese, nella speranza di portare i benefici della sua tecnologia a tutto il mondo.
Ma il mondo è chiuso in una fredda guerra tecnologica e tutti, compresa la superspia Nick Fury (ormai in pensionamento) gli consigliano di andarci coi piedi di piombo, temendo che una tecnologia tanto avanzata possa finire in mani sbagliate.
Cosa che, puntualmente, si avvera. Ovviamente sarà proprio Tony Stark, in trasferta in Giappone, a dover affrontare i cattivi che nel frattempo hanno realizzato un gran numero di (brutte) copie della sua armatura.

Anche se non particolarmente brillante e un po' semplicistico, Crash è abbastanza interessante, e sfoggia un mucchio di tecnobubbles che aiutano a rendere attuale e credibile la vicenda.
Poi, certo... i personaggi, i tagli e le sequenze sono parecchio piatti e privi di movimento, ma proprio i colori basici e le sfumature rudimentali ne fanno qualcosa di indicibilmente pop che non sarebbe dispiaciuto a Lichtenstein.
E comunque, Saenz riesce a tirare fuori il massimo dalle tecnologie dell'epoca, lavorando su computer dalla potenza oggi ridicola e con pochi megabyte di ram a disposizione... e già questo basta a rendermelo simpatico e il suo Crash degno di interesse.
QUI potete scaricare l'intera graphic novel (in inglese). Il link è valido 15 giorni.



Donna Matrix, di Mike Saenz (1993)

Per nulla scoraggiato dal modesto successo di Crash, Saenz ci riprova cinque anni dopo con la prima graphic novel CGI in 3D: Donna Matrix, realizzata per la Reactor Press.
Cosa posso dire?
La storia era talmente classica da sguazzare nel banale: un androide di fattezze femminili, costruito come oggetto di sollazzo sessuale e bardato in stile sadomaso, svalvola e comincia ad ammazzare a destra e a manca.

Anche se le intenzioni di Saenz erano buone, il risultato appare più simile a una serie di screenshot di un software di entertainment per adulti su floppy disk che a un fumetto.
Visti oggi, i personaggi e gli ambienti in 3D appaiono irrimediabilmente rozzi e al limite del ridicolo, anche se rispetto Crash, va riconosciuto a Saenz il coraggio di aver provato a realizzare tutto in 3D, usando una delle primissime versioni di Illustrator per la realizzazione dei baloon, del lettering e delle onomatopee.
Probabilmente, avrebbe dovuto provarci cinque o sei anni dopo, e con software come Poser avrebbe prodotto risultati parecchio migliori.
Se vi ho incuriosito, potete scaricare da QUI il primo numero di Donna Matrix. Per 15 giorni da oggi.

E ora - la creme de la creme: dal 1990, a firma del fumettista spagnolo Pepe Moreno, Batman: Digital Justice è un'opera brillante e parecchio ispirata.
Non è un titolo "elseworlds", anche se non rispetta la regolare continuity di Batman.
Tutto ciò che riguarda questa graphic novel è stupefacente, dalla storia avvincente e dalle idee innovative (che saranno poi utilizzate in qualche misura nella serie animata di Batman Beyond) alla grafica bellissima e di sapore retrò.
A tutt'oggi, a oltre vent'anni dalla sua pubblicazione, Digital Justice è ancora – probabilmente – il miglior esempio di fumetto digitale mai prodotto.
Ho un'edizione rilegata di questo libro, comprata su un marciapiede nel mio primo viaggio a New York, e ancora mi stupisco ogni volta che lo sfoglio. Mi piacciono anche i richiami a Max Headroom e le plateali influenze di Tron.
La storia è ambientata nel futuro in una Gotham City dominata dalla tecnologia, funzionante attraverso sofisticate reti informatizzate però controllate ancora da esseri umani, molto tempo dopo la morte del Batman originale.
La vicenda ruota attorno James Gordon, detective del dipartimento di Polizia di Gotham City e pronipote del Commissario Gordon, che assumerà l'identità di Batman per liberare la città da un virus informatico senziente, predisposto dal Joker, anche lui ormai morto da tempo.
Il nuovo Batman è coadiuvato da un'intelligenza artificiale chiamata Batcomp, programmata dal compianto Bruce Wayne, e dal robot Alfred, rimasti dormienti per decenni nell'oscurità ben protetta della batcaverna. Partecipa con Gordon nella sua nuova crociata contro la criminalità e i funzionari corrotti un adolescente street-punk che – manco a dirlo – diventa il nuovo Robin, e una sensuale popstar di nome Sheila Romer, in arte Gata, che diventa la nuova Catwoman. Pur essendo in un primo momento un'avversaria di Batman, alla fine ne diventerà amante ed alleata.Come già detto, Batman Beyond deve aver attinto a piene mani da Digital Justice per ricreare le sue atmosfere, e anche l'idea di un Joker sopravvissuto alla sua morte reincarnto in un virus informatico funziona alla grande.
Ciò nonostante, Digital Justice rimane ancora una “curiosità”, una perla rara occasionale senza seguito e senza un effettivo riscontro nel mondo del fumetto.
Il computer è ancora qualcosa di distante dal mondo delle nuvole parlanti ed il suo impiego è dovuto quasi esclusivamente ad artisti isolati e pionieri del settore: all'inizio degli anni novanta, utilizzarlo a livello industriale è utopistico.
Un vero peccato che, salvo una sua apparizione a puntate su Corto Maltese, Batman: Digital Justice non sia mai arrivato nelle librerie e fumetterie italiane.
Ho reso disponibile il download di Digital Justice da QUI (link valido 15 giorni). Se siete invece interessati all'edizione cartacea, potete trovarlo abbastanza facilmente su eBay e a prezzo modico.
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