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venerdì 8 gennaio 2016

Cyberluke Awards: il cosplay

Avrete di certo sentito dire, e più di una volta, che la parola cosplay viene dalla contrazione di costume e play, e che quindi significa “giocare” con i costumi.
È una definizione imprecisa e ampiamente spacciata per buona, e probabilmente l'equivoco deriva – almeno nel nostro Paese – dalla traduzione approssimativa apparsa sulla pagina di Wikipedia Italia prima di un suo aggiornamento più simile a quello riportato sulla pagina americana: 
Cosplay is a performance art in which participants called cosplayers wear costumes and fashion accessories to represent a specific character or idea.
Anche questa definizione è parziale, ma quello che salta all’occhio è il verbo “represent (rappresentare)”. Lo scopo del cosplay è, più di qualsiasi altra accezione vogliate dargli, rappresentare un personaggio: muoversi come lui, comportarsi come lui, dargli un'anima, una faccia e un corpo, anche se solo per il tempo di una fiera.

Per conoscere la storia completa e dettagliata di come sia nato il termine cosplay, vi rimando a QUESTO articolo (per i diversamente angolofoni o per chi va di fretta, il succo è: Il termine kosopure è stato inventato nel 1984 dal giornalista Nobuyuki Takahashi per descrivere l’usanza di travestirsi da personaggi di fantasia durante un convegno a cui era presente e per il quale doveva fare un servizio).
Un termine nato in modo del tutto aleatorio da una persona estranea all’ambiente e usato per riassumere a grandi linee ciò che il tipo stava guardando. Il termine – diventato velocemente cosplay in inglese – ha preso poi piede ed è entrato nell'uso comune per distinguere le persone che semplicemente si mascheravano per altri motivi... ad esempio, per carnevale.
Chiarito questo, era un umido inverno del 2007 quando abbracciai il mio lato ludico e partii per la Fumettopoli di Milano... e con in valigia un costume da Batman che avrebbe fatto invidia a Bruce Wayne in persona. Metterlo assieme mi era costato un mucchio, ma l'ultima cosa che volevo era sembrare un tizio con addosso una calzamaglia e una maschera da Carnevale.
Azzittendo il mio senso del ridicolo (aiutato, va detto, da un cappuccio in gomma nera che copriva metà della mia faccia), entrai. Mi feci scattare uno zigallione di foto, mi mescolai tra i cosplayer, fui con loro e uno di loro. E tornai a casa con un bel sorriso e la voglia di averne ancora.

Poi sia chiaro, è tutt'altro che un ambiente perfetto.
Ci sono – anche qui – gelosie, rivalità e invidie da star del quartiere (o anche del condominio). Manca ancora un'identità da accettare e da mostrare con orgoglio.
Durante le manifestazioni ci sono ancora delle goffaggini da evitare (nella gestione dei cosplayer presenti in fiera, la loro accoglienza e il modo per valorizzarli e metterli al servizio della fiera stessa).
Ci sono media partner da trovare e una copertura sui media da rivedere dalle fondamenta.
C'è un lato culturale che esiste ed è ben evidente ma che non riesce ad uscire dagli spazi in cui è confinato (talvolta inadeguati).
Ci sono delle cose vecchie (intese come meccanismi, modi di ragionare di persone che vivono la cosa dall'esterno) da abbattere.
Ci sono tante piccole cose che si potrebbe perfezionare con poco sforzo e che darebbero un grande risultato.
Ma cazzo, la gente alle fiere del fumetto arriva in massa e il motivo è che si diverte.
E questa è una grande base da cui partire per costruire qualcosa di ancora migliore.

Negli ultimi dodici mesi, ho cambiato cinque volte personaggio, e quest'anno ne è in arrivo uno nuovo. Se la cosa diverte anche voi, restate sintonizzati.





giovedì 7 gennaio 2016

Cyberluke Awards... anzi, no (parte 6).


PHOTOSHOP & WORKS
Riguardando l'archivio del blog, ma, soprattutto, trovandomi a declinare l'offerta di pubblicare dei tutorial su una rivista specializzata, mi sono reso conto di una cosa: non parlo quasi mai di come realizzo le mie robe in Photoshop.
Ed è strano perché Photoshop fa parte della mia vita quotidiana, lo uso per lavoro, lo uso per divertimento, lo uso anche quando non dovrei usarlo.
Eppure, ne parlo raramente sotto il piano "tecnico", e ho smesso di dilungarmi sulle novità introdotte a cadenza regolare da Adobe su quello che considero il suo prodotto di punta, e forse il software più popolare al mondo.
Il fatto è che appartengo a quella categoria di designer che si trova già molto, molto bene col software che ha a disposizione, e se incontra intoppi nella lavorazione non crede che una versione superiore del programma possa cavarlo d'impaccio, o anche magari solo velocizzarlo.
Vi basti sapere che non c'è stata una sola versione di Photoshop, successiva alla CS, che abbia installato sul mio Macintosh appena questa sia stata rilasciata, e credo che questo dipenda sostanzialmente da due ragioni.

La prima è che, quando mi sono abituato a un determinato ambiente di lavoro e so metterci le mani letteralmente ad occhi chiusi, l'idea che una nuova versione abbia introdotto sconvolgimenti nell'interfaccia mi appare attraente come cambiare d'un tratto la strada che faccio da anni per tornare a casa: potrebbe essere più breve e più piacevole, ma ho poca voglia di sperimentarlo per magari trovarmi male e senza possibilità di tornare indietro.
La seconda ragione è che ho maturato ormai da tempo la convinzione che Photoshop sia diventato uno di quei prodotti arrivati in una specie di vicolo cieco tecnologico: in altre parole, è talmente efficiente che è quasi impossibile migliorarlo in maniera significativa.
Ogni nuova versione viene propagandata da Adobe come un concentrato di migliorie e di meraviglie mai viste prima, mentre non vengono mai – comprensibilmente – menzionate le maggiori richieste hardware dell'applicazione.

Invece, di versione in versione, i computer più datati diventano inutilizzabili per l'esecuzione del programma.
È un meccanismo collaudato e tacitamente accettato un po' da tutti: alcuni la chiamano obsolescenza indotta, e la sua applicazione più eclatante possiamo osservarla nei sistemi operativi mobili. Device performanti e reattivi vengono rallentati dalle nuove versioni degli OS, a loro volta resi necessari per l'esecuzione di qualche app di largo consumo spesso gratuita.
Voi cambiate lo smartphone ogni uno o due anni, e siete contenti che finalmente tutto fila a meraviglia. Finché non arriva qualcosa che installate e che ve lo rallenta di nuovo, e ricominciate.

E, sì, questo potrebbe sembrare l'ennesimo pezzo di denuncia sull'obsolescenza coatta dell'hardware, ma in realtà è su Photoshop che mi stavo concentrando: ho letto attentamente delle novità introdotte sulla versione CC. Tutte piuttosto interessanti ma nessuna che mi sembri così sconvolgente.
Non ho intenzione di fare alcun nome, ma conosco un bel po' di gente che non ha affatto bisogno dell'ultima release di Photoshop. Che, anche se avesse a disposizione tutti i suoi formidabili strumenti di correzione e modifica avanzati, continuerebbe a produrre immagini scadenti e poco interessanti. Se così non fosse, chi possiede un'Hasselblad da uno zigallione di megapixel scatterebbe (invariabilmente) fotografie migliori di chi può contare su una modesta Nikon di cinque anni fa.
Anche il possesso di un computer più veloce o più potente non significa assolutamente nulla (nel caso di Apple, poi, come feci notare QUI o QUI, non significa neppure necessariamente che un modello più recente sia migliore).


La ragione per cui ho fatto questa lunga premessa è per ricordarvi che, anche se qualcuno vorrebbe suggerirvi il contrario, una nuova versione di Photoshop non vi renderà più creativi, né vi farà sbrigare prima il vostro lavoro (salvo in alcuni, particolari casi su cui il marketing Adobe spinge abilmente il pedale)... anzi, vi potrebbe rallentare, qualora cerchereste di farla girare su una macchina troppo datata.
Se proprio volete migliorarvi nell'utilizzo professionale o semiprofessionale (per tutti gli altri, consiglio di scaricarsi gratuitamente Photoshop Fix per il vostro tablet o smartphone e vivere felici), continuate ad osservare, quanto da più vicino possibile, il lavoro dei grandi professionisti.
Restando consapevoli che esistono tante strade per arrivare allo stesso risultato.
Che esistono tanti modi di usarlo quanti sono i modi di tenere in mano una matita.
Che c'è sempre qualcuno, là fuori, più in gamba di te ed è qualcuno da cui potresti imparare qualcosa e magari un giorno superarlo, te ti sbatti a sufficienza.

Adoro Photoshop e credo davvero che sia il software più straordinario di ogni tempo.
Sono molto più critico sui suoi aggiornamenti, e se ne possedete una vecchia versione, tipo una CS2 o CS3, sappiate che potete comunque contare su strumenti potentissimi e realizzare praticamente qualsiasi cosa vi venga in mente, come una sorta di dio digitale in un universo virtuale che esiste solo dentro il vostro computer.

Imparate tutto quello che potete sul programma, ma poi fate a modo vostro.

Ho calcolato che, nell'ultimo anno, ho prodotto circa quaranta gigabyte di nuove cose in Photoshop, tra progetti personali e commissioni. Alcune di queste cose le avete viste qui sul blog, altre potreste averle viste sul web o in libreria o in edicola, altre ancora erano cazzeggio puro e sono rimaste su qualche bacheca Facebook o sul mio hard disk. Alcune di loro le giudico molto riuscite, altre le rismonterei e le rifarei da capo. Tutte mi hanno insegnato qualcosa in più e renderanno – spero – i miei prossimi lavori migliori. 
Qui sotto, trovate, un po' alla rinfusa, alcune delle cose uscite fuori nel 2015.

mercoledì 6 gennaio 2016

Cyberluke Awards: i fumetti

FUMETTI
Ne ho comprati pochi, ma quei pochi mi sono piaciuti al punto che mi sono permesso di strombazzarli e consigliarli in giro praticamente a chiunque mi è capitato a tiro.
Per il terzo o quarto anno di fila dovrei tessere le lodi di Zerocalcare, che riesce a mantenere una qualità elevatissima sia restando all'interno del suo canone più abituale (le storie pubblicate sul blog o su Wired e BestMovie) che cimentandosi in prove dal respiro più ampio (il bel reportage dal confine turco-siriano pubblicato su L'Internazionale).
Ma sarei un po' monotono.
La roba Marvel ho smesso definitivamente di comprarla, dopo la chiusura dell'ottimo Superior Spiderman e l'ennesimo reboot che prelude ad un universo che ormai ha davvero poco a che fare con quello con cui sono cresciuto e che avevo imparato ad amare (nonostante i vari passi falsi e le sempre maggiori strizzate d'occhio all'universo cinematografico). Il trattamento, poi, riservato a personaggi storici come i Fab 4 e l'universo mutante tutto, ha tanto il sapore del marito che si evira per far dispetto alla moglie, e suppongo non ci sia bisogno di ricordarvi Fox che parte abbia in tutto questo.
È qualcosa che non ha nulla a che fare con la mia idea di fumetto, e per ora abbandono Peter Parker, Tony Stark e soci. Probabilmente, si saranno fatti un gran numero di nuovi lettori nelle fasce più giovani, ma se serviva una spinta, a quelli più vecchi, per cedere definitivamente il passo, quella spinta è appena arrivata.

Una delle cose più interessanti lette quest'anno, ad ogni modo, proviene dalla collana Fantastica di Mondadori Comics (che ha finora proposto ottimo materiale di area franco-belga di genere fantascientifico, fantasy e horror: QUI parlai dello splendido Complesso dello scimpanzè).
Mi ero ripromesso di parlarne ad opera conclusa, ma credo dovremo aspettare ancora qualche mese. Sto parlando di Prometeo, eccezionale saga dai toni apocalittici e cospiratori scritta dal bravissimo Cristophe Bec. Un fumetto complesso, articolato e forte di un nutrito numero di personaggi e di ambientazioni disegnati con stile iperrealistico. 
Dentro quest'opera monumentale l'autore riesce – miracolosamente – a far convivere tematiche che spaziano dalla mitologia greca all’ufologia, dalla fisica quantistica alle teorie del complotto e parecchio, parecchio altro.
Visivamente meraviglioso e, a livello di testi, curatissimo e strutturato.
Per la primavera di quest'anno ne è atteso il quinto e conclusivo volume.


Un altro paio di segnalazioni le riservo rispettivamente per un prodotto nuovissimo e uno – invece – vecchio di oltre vent'anni. Il primo è Noumeno, italianissimo fumetto dove filosofia, politica, tecnologia e metafisica si fondono in un racconto a più livelli passando per un segno che ricorda più di ogni altro le cose migliori di Bill Sienkiewicz.
Se non si compromette nella conclusione, rischia di essere la rivelazione dell'anno.

Il secondo è la prima edizione italiana, ad opera di Magic Press, di Robocop versus Terminator, graphic novel che vede coinvolti due dei maggiori franchise degli anni novanta firmata da un nome del calibro di Frank Miller (del tutto a suo agio anche con lo sci-fi e i viaggi nel tempo), e da quello di Walter Simonson, vero erede della lezione di Jack Kirby: storia originale, circolare e immaginifica che si reinventa le origini di Terminator una tavola via l'altra. Spassoso.

domenica 3 gennaio 2016

Cyberluke Awards... anzi, no (parte 3).


CINEMA
Continua ad essere un bel periodo per i Marvel studios e qualsiasi roba mettano in campo in ambito superoistico, compresa la – per me, mediocre – serie Agents of Shield. Tutti gli altri cercano di entrare in scia, malamente (come Salvadores e il suo insalvabile Ragazzo Invisibile, o la Fox con uno dei flop più annunciati dell'anno... peccato, perché per me I Fantastici Quattro è stato meglio, per dire, dell'ultimo Thor o dei Guardiani) o generando hype senza precedenti (il prossimo Batman vs Superman).
Io mi ci diverto molto meno che una volta, tant'è che non inserisco nè Age of Ultron (di cui ho parlato QUI) né Ant-Man nei primi dieci film di quest'anno, ma va detto anche che il sottoscritto si sta allontanando sempre di più – anagraficamente – dal target di riferimento. Quindi, poco da meravigliarsi.

Poi, naturalmente, c'è stato (e c'è ancora) Star Wars a capeggiare la sempre più compatta schiera di sequel, reboot od opere "tratte da". Avevo delle aspettative su alcuni, in parte sono state disilluse, in parte credo che abbiamo avuto dei discreti prodotti d'intrattenimento. 
Sotto la voce reboot/remake riusciti e graziati pure dal successo commerciale ci mettiamo Jurassic World (ne ho parlato QUI).

Appena passabile il nuovo capitolo di Bond e pessimo quello di Terminator (QUI la mia recensione completa). Per il primo è quasi un delitto non essere riusciti a saper mantenere l'altissimo standard di Skyfall, per il secondo ammetto che fino all'ultimo ho sperato che non fosse un disastro completo, invece è venuto persino peggio di Salvation.
In compenso, due degli outsider sono stati due soggetti originali, entrambi fantascientifici ed entrambi pienamente riusciti: sto parlando di Ex Machina e Automata, che, per quanto mi riguarda, hanno fatto meglio anche di Chappie/Humandroid che non mi ha lasciato dentro nulla all'uscita dalla sala né più tardi, riguardandolo in home video.

Per la categoria "tamarrate di gran lusso", difficile non parlare di Mad Max, Mission: Impossible e il settimo capitolo di Fast and Furious 7 (quest'ultimo, per me, uno dei migliori film dell'anno nell'ambito dell'intrattenimento più puro... forse perché era quello dal quale mi aspettavo meno).

Parlando di soggetti originali slegati dai soliti franchise, impossibile non citare Imitation Game (cast perfetto, colonna sonora e fotografia di primissima qualità), Birdman (forse più un esercizio di stile che qualsiasi altra cosa) e il recentissimo Il Ponte delle spie (Spielberg e un immenso Tom Hanks che regalano un classico istantaneo per tutte le generazioni). E, restando dalle nostre parti, il magnifico Suburra che, al netto dei suoi limiti in termini di taglio (Sollima viene dalla televisione e si nota un pelo di troppo) e script (le cazzate ci sono ma sono mascherate bene) è il film italiano dell'anno, senza se e senza ma.

Invece, se dovessi nominare un unico film che racchiude tutta la delusione, tutte le aspettative non corrisposte, tutto quello che poteva essere e non è stato, non avrei dubbi: il Jobs di Danny Boyle (è uscito in USA nel 2015 e da noi arriverà non prima di ancora qualche settimana, quindi, per quello che mi riguarda, vale). Non un film brutto, ma semplicemente sbagliato. Se vi interessa, QUI spiego tutti i perché e i percome.

C'è altro?
Sì, c'è tutto il sommerso del cinema che non riesce a trovare una strada per la distribuzione, ma è proprio là fuori, spesso a portata di clic: richiede solo un po' di costanza nello scoprirlo (ma chi vuole sa dove cercare) e la pazienza di guardarselo in originale (ma credo non sia più un problema per nessuno).
Se non ne avete mai sentito parlare, vi raccomando caldamente Coherence (un thriller metafisico girato con due spiccioli ma potentissimo nella sua scrittura ciclica), After the Dark (fuori dagli schemi, intelligente, impietoso e foriero di riflessioni per nulla banali) e I Origins (lento finché vi pare ma uno di quei film che vi lascia dentro qualcosa dopo i titoli di coda).

E questo, grossomodo, è tutto. Non parlo (e non ho parlato) del nuovo Episodio VII perché chiunque, dall'uomo dalla strada a quello che ha fatto di Star Wars una religione (a me potete trovarmi più o meno a metà strada) si è sentito in dovere di recensirlo, smontarlo, esaltarlo o coprirlo di fango, e io ho scelto la strada di quello che voleva entrare in un cinema, divertirsi e basta (peraltro, riuscendoci in pieno).
A volte, tutto quello che dovremmo fare è rinunciare a giocare al Piccolo Critico e abbandonarci alle emozioni, e Star Wars, in questo senso, è un film perfetto.


sabato 7 giugno 2014

La vita è come una scatola di cioccolatini.


Vi avviso: è un post piuttosto lungo, poco o nulla allegro ma, per alcuni versi, terapeutico (per me) e (per qualcun altro) chiarificatore sulla mia scarsa presenza sul mio blog, sui vostri e sui social in generale.

Come vanno le cose?
Abbastanza male. Grazie. Immagino che un paio di stronzi/e ne saranno contenti, che la maggioranza sarà giustamente indifferente e che a qualcuno dispiacerà.
È così che vanno le cose.
Detto questo, oggi sto abbastanza bene da portare avanti impicci e lavori, e quindi anche per aggiornare il blog (per onestà, devo pure dirvi che ho un sacco di tempo da ammazzare)… e poi siete in tanti che ancora passano di qui, e sparire nel nulla non è mai stato elegante per nessuno.

Facciamo qualche passo indietro.
Tipo, fino allo scorso dicembre.
A ripensarci ora, per quanto adesso possa sentirmi un idiota, immagino non avrei potuto farci niente comunque. Se qualcosa inizia a scricchiolare in quell'ammasso di organi, muscoli e nervi che poi è il corpo che hai ricevuto in dotazione, la tua prima reazione è minimizzare (a meno che tu non sia un ipocondriaco… ma non è questo il mio caso).
In altre parole, se l'uomo medio sente un doloretto alla schiena un lunedì mattina mentre si issa ad aprire il cassonetto, non è che quello il martedì corre a farsi una lastra. 
Si costruirà mille spiegazioni, parecchie delle quali assolutamente plausibili e perfettamente sensate, e, nove volte volte su dieci, aspetterà che passi da solo. 
Uno psicologo la chiamerebbe negazione, altri superficialità, ma, diciamocelo: la maggioranza di noi, per via della natura umana (conoscete?), tende a sottovalutare certi segnali, o, ancora peggio, attribuirgli un'interpretazione di comodo.

Per questo motivo, quando – reggendo due borse di acquisti prenatalizi per mano – salgo fino al mio appartamento (un secondo piano senza ascensore) e arrivo alla porta col fiatone, la prima spiegazione che la mia parte negazionista formula è: "Minchia, sto davvero invecchiando. Zero anni di sport su cinquanta di vita alla fine si stanno facendo sentire".
Pensiero cancellato naturalmente cinque minuti dopo, una volta ripreso fiato, attaccato l'iPod allo stereo e sistemate le robe in frigo e negli armadi.
Perché i campanelli d'allarme squillano. Come gli antifurti sotto casa. Ma nessuno scende mai a vedere se qualcuno sta rubando effettivamente qualcosa, giusto?

Sbagliato, perché al fiatone poi arriva a fare compagnia una tosse stizzosa, che ben presto fa comunella con un respiro rumoroso che sembra che fumi dalle elementari e invece in vita mia avrò messo in bocca dieci sigarette in tutto (e tutte per darmi un tono prima di buttarle via con la faccia schifata).

Intanto, il me stesso che era tornato dall'ultima Lucca Comics bullandosi dentro di sé di essere rientrato ogni sera in albergo più fresco e riposato di parecchi altri suoi compari cosplayer con svariate primavere in meno sul groppone, è irreperibile.

Al suo posto c'è un tizio che inizia a chiedersi seriamente se non debba per caso iscriversi in uno di quei luoghi di perdizione ed edonismo e sudore che sono le palestre, comprare dei pantaloncini ridicoli, una fascia per capelli con una virgola bianca ricamata sopra e cercare di recuperare quella Forma Perduta che tanto gli permetteva di illudersi di continuare a cazzeggiare come un trentenne fresco di laurea. Ad libitum.
Invece, decide di farsi qualche analisi, i soliti prelievi di sangue e un bell'ECG, che viene fuori così regolare che lo posta persino su Facebook, tanto per ribadire, magari più a se stesso che ad altri, che sotto la pelle e la carne, c'è un cazzo di Terminator.

La realtà è che è difficile, anche per un negazionista medio come me, concliare quei risultati col fatto che, fattosi febbraio, respiro sempre peggio, e che, così, giusto per stare sicuri, tempo e soldi per una lastra al torace si trovano e così esco dal primo laboratorio di radiologia che trovo con un rotolo di fogli di plastica neri che porto a decifrare dagli Oracoli dell'era moderna. I dottori.

Il fatto che dentro la mia testa una pallina d'acciaio da flpper inizi ad andare su e giù sbattendo contro le pareti come cercando di imboccare un'uscita è qualcosa che avverto a malapena e metto sotto silenzio sotto la voce "paranoie".

E il mio medico ci mette del suo, osservando tranquillissimo le radiografie e dicendo di non preoccuparmi, che sembra uno spostamento di uno dei polmoni causato da un trauma, e con me che cerco di ricordarmi se sono caduto dallo scooter negli ultimi dieci anni, ma no, i miei voli dalla Vespa li ho fatti ma ancora giravano le ragazze coi capelli cotonati e il trucco alla Cindy Lauper, quindi, sai che c'è?, facciamo una TAC e ci togliamo il pensiero.
Così riarrotolo i miei fogli neri e me ne torno a casa, ma senza riaccendere l'iPod sotto il casco, perché la pallina ha ricominciato a fare casino e non mi godrei la musica. 

Così come pian piano smetto di godermi altre robe, i sensi all'improvviso tesi a monitorare nuovi eventuali campanelli d'allarme che potrebbero fornirmi un indizio che una macchina a raggi X non è riuscita a cogliere.
Intanto s'è fatto Aprile, sto facendo conoscenza di alcune strutture sanitarie romane che fino all'altro ieri non erano che scritte sui cartelli stradali, e mi sdraio dentro una grossa macchina bianca, rotonda, lucida e col logo della General Electric in bella vista. La macchina scansiona il mio torace facendolo in mille fette elettroniche che poi dà in pasto a un'altra macchina amica sua.
Guardo il soffitto sopra di me, mentre la macchina mi ronza addosso.
Mi sento bene.
Mi sento male.
Penso che potrei restare dentro questa macchina bianca per sempre, a fissare il logo General Electric, cullato dal ronzio dei servomotori, congelato in un'illusione di protezione meccanica per tutto il resto della vita, senza dover scendere dal ripiano imbottito e scoprire cosa mi hanno scovato dentro.

Sono in tanti a dire che vogliono la verità, tutta la verità, nient'altro che eccetera eccetera. Non è che a me non interessi, ma per certe verità non c'è tutta questa fretta.
O magari, è esattamente il contrario, e io so anche questo.


È una mattinata soleggiata di sei o sette settimane fa che, in una stanzetta dell'ospedale Forlanini, un chirurgo dalla testa accuratamente rasata e più giovane di me di qualche anno, osserva le immagini digitalizzate della mia trachea su un monitor ad alta risoluzione e, senza troppi giri di parole, mi serve una delle mani meno favorevoli della mia vita, dando un nome e una spiegazione ai miei malanni, e in quel momento esatto la pallina nella mia testa imbocca l'uscita e ne finisce ingoiata.
La seguono nello scarico, come giocattoli galleggianti in una vasca, tutte le spiegazioni plausibili e iperrazionali messe in piedi negli ultimi mesi da una qualche sezione specializzata della mia testa, lasciando solo una riga di sporco sulla ceramica.


Mi sento come quello che ha pescato la pagliuzza più corta e vorrei raccontarvi che non sono stato troppo a rimuginarci sopra e anzi sono passato ad affrontare realisticamente la faccenda per la prima volta in cinque mesi, ma non è stato così.
Passo i successivi giorni con la testa piena d'ovatta, a scorrere pagine web utilizzando keywords diverse dalle solite Christina Aguilera hot high heels babes barricandomi metaforicamente dentro la testa da quelle parolette pronunciate dal chirurgo, ma con le finestre spalancate a farle tornare dentro un attimo dopo, perché scemo quasi certamente sì, ma pazzo non ancora.

Scoprire di non essere un Terminator mi ha lasciato sinceramente sorpreso, e più di ogni altra cosa la sensazione è quella di uno a cui hanno appena acceso la luce nella stanza dove stava camminando tranquillo e scopre di trovarsi su una passerella sospesa su un abisso.


E questo ci porta a:
...adesso.
Si è affrontato il problema per tempo e nella maniera giusta.
Il chirurgo dalla testa rapata era tutto contento perché "è stato un intervento bellissimo", qualsiasi cosa volesse dire e la situazione sembra essere sotto controllo.
Sono fuori dal Forlanini già da qualche giorno e io cincischio in giro senza avere troppo da fare per la prima volta in, diciamo, vent'anni.
È una mattinata come tante e, se me lo chiedeste, vi direi che è un periodo in cui, tenendo conto delle mie generali condizioni di salute, non posso davvero lamentarmi.
Quanto ai cioccolatini del titolo, beh, direi che non serve che ve la spieghi.

mercoledì 11 dicembre 2013

Cinquanta cose prima di andare.


Non so se ci avete fatto caso, ma qualche giorno fa è comparso, giusto qui nella colonnina di destra, un piccolo countdown che significa esattamente quello che c'è scritto: dal prossimo primo gennaio, sospendo a tempo indefinito gli aggiornamenti del blog.
In altre parole, lo chiudo.
I perché sono pochi, ma buoni. Se volete, ve li snocciolo, in ordine rigorosamente sparso:

- ho meno voglia di quando ho iniziato.

- quando inizio a scrivere un post, penso sempre più spesso: ma a qualcuno fregherà qualcosa di quello che sto per dire?

- credo di aver già detto tutto quello che mi sembrava importante. E anche parecchia altra roba meno importante, per non contare i post risibili che, a ragion veduta, erano importanti solo per me.

- sto dirottando altrove la mia attività lavorativa, e questo mi porta via una quantità di tempo incredibile. Tempo che naturalmente, sto sottraendo al blog. E non mi va di tenere in piedi un blog sciatto o con un post la settimana quando va bene.

Quindi, da qui al 31 dicembre, cercherò di mantenerlo aggiornato e curato a modino come spero di avere sempre fatto, dopodiché si chiude (e ne restano comunque altre centinaia di migliaia in giro, alcuni dei quali veramente ottimi e meritevoli di essere seguiti). Per quasi tutti sarà un evento inavvertibile, e ci mancherebbe pure che non fosse così.

Questo non vuol dire che non sia grato a voialtri che, chi silenziosamente, chi meno, mi abbia seguito finora: come ho già detto in tante altre occasioni, siete voi e siete sempre stati voi a dare un senso a tutto questo.
Quindi, grazie. Grazie davvero a tutti, nessuno escluso.

Poi, oh, a riaprire si fa sempre in tempo. Se ritrovo voglia, ispirazione, tempo, cose da dire che valgano la pena di essere dette.
Prima di lasciarci col consueto post del meglio di ogni anno (ma per quello dovrete aspettare il 30 o il 31), ho raccolto qui cinquanta cose che voglio ancora dirvi, che magari sarebbero potuti diventare altrettanti post o magari no, ma vedete, al massimo ci andavo avanti fino a febbraio.


1) Anche se l'ho già detto: sto cambiando lavoro.

2) Sì, resto più o meno nel mio campo. Che è quello di vendere fumo. Con un pelo di stile, si spera.

3) Sono preoccupato.

4) Ma sono pure ottimista, anche se in un modo strano che capisco solo io.

5) Non so se aggiornerò mai Photoshop.

6) Apple. Continuerò a guardare con attenzione la roba che fa uscire, ma non ho intenzione di comprare più niente col logo della mela se non tornerà ad innovare veramente.

7) Situazione politica italiana. Quest'anno, credo di aver capito delle cose. Tutte brutte.

8) Gli idioti, gli ipocriti e i rancorosi esisteranno sempre. Fino all'ultimo giorno dell'umanità. E finché non ci saranno leggi contro l'idiozia, l'ipocrisia e il rancore, dovremo tenerceli. Facciamocene una ragione.

9) Ho capito che sono negato per la cucina. Pazienza.

10) Continuerò a scrivere recensioni per fantascienza.com, almeno finché mi chiederanno di farlo.

11) Continua ad esistere anche il mio tumblr. Il sito, invece, è scaduto il dominio e non l'ho rinnovato. Ma io, non so perché, ho sempre creduto pochissimo nei siti web per promozione personale.

12) Mi piacerebbe, comunque, riaprire un sito web professionale. Chi vuole darmi una mano o anche solo qualche dritta si faccia vivo.

13) Ho iniziato a seguire Akta Manniskor (o Real Humans), è una serie svedese sugli androidi che si svolge ai giorni nostri. Sto solo all'episodio tre, ma me ne sono già innamorato.

14) Ho rivisto Johnny Mnemonic ed è invecchiato malissimo. Ma male male male.

15) Nell'agenda "cose da vedere nel 2014" ci va infilata assolutamente la seconda stagione di Utopia e la terza di Black MIrror. E magari la seconda de Les Revenants.

16) Sto considerando attentamente il car sharing.

17) Luigi, Enrico, Laura. Siete bravi e non ve la tirate. Cosa rara. Restate così.

18) Alex, Germano, Angelo, Davide. Ammiro quello che fate. Davvero. Non smettete.

19) Matteo, invece a te ti voglio bene. Sei migliore della maggior parte della gente che conosco.

20) Ho sempre più voglia di scrivere qualcosa che ancora non so cos'è. Ma so come.

21) Il 2013 non è stato poi così male. È che arrivati a dicembre, tutti gli anni sembrano brutti. Ma non è vero.

22) Le vie per l'inferno sono lastricate di buone intenzioni, dicono. Forse non sempre, ma qualche volta sicuramente.

23) Più osservo i miei gatti, più li invidio.

24) Facebook è un acquario. Non riesco ancora a scorgerne l'evoluzione. Forse non ne ha nessuna possibile, a parte il numero degli iscritti.

25) Se non i Google Glass, i suoi successori porteranno a un cambio di paradigma. Ci scommetto quello che volete.

26) Ho capito che il mondo si divide in chi è genitore (o lo è stato) e chi non lo è (o non lo è ancora). Tutte le altre divisioni sono poca cosa.

27) No, non sto per diventare padre.

28) Il 2014 potrebbe essere l'anno che torno a dare un pugno a qualcuno. In faccia. Forte.

29) Non capisco proprio quelli che preferiscono l'inverno all'estate. Sul serio, avete dei problemi.

30) Prima o poi, subìamo tutti uno scambio di ruoli. È solo questione di tempo.

31) C'è un sacco di gente che ragiona in modo diverso da me. Basta che mi stia alla larga e tutto continuerà ad andare bene.

32) Non so se mi urta più la domanda Cosa fai a capodanno o Cosa hai fatto a capodanno. Sto preparando delle risposte ad hoc. 

33) Non mi fido dei backup sui dvd, sugli hard disk e manco di quelli sul cloud. Continuo a pensare, in maniera retrograda se vi va, che bisogna stampare più roba possibile se la si vuole tramandare nel tempo.

34) La gente, là fuori, è cafona e quel che peggio è incoraggiata ad esserlo. In modi che ad elencarli adesso brucerei tutte le cinquanta cose da dire.

35) Il mio scooter dovrebbe avere la dannata retromarcia. Perché una cosa che pesa duecentoquaranta chili non deve avere la retromarcia?

36) Uno dei miei miti di gioventù era Victor Bergman.

37) La raccolta differenziata non salverà il mondo e nemmeno le lampadine a basso consumo. Non farò mai la raccolta differenziata. Ve lo scordate proprio.

38) C'è una richiesta di approvazione su Facebook che fa spavento.

39) Nel 2014 dovrei fare la parte del cattivo in una produzione parecchio promettente. E, a blog chiuso, non so come farò a farvelo sapere e a bullarmici.

40) Sempre nel 2014, sperimenterò la barba, dopo quasi vent'anni di viso glabro. Ho anche un modello, ma non ve lo dirò mai.

41) Non aprirò un account Twitter. Continuo a chiedermi perché qualcuno dovrebbe trovare interessanti i miei pensieri a botte di 160 caratteri.

42) Perché io non mi diverto a fare cose che sembra divertano molto le persone normali? Perché?

43) Ho concluso che sono più i libri che voglio rileggere che quelli che voglio leggere. È una cosa sbagliata?

44) Apro Facebook. Crostata alla Nutella in forno gnam gnam. Chiudo Facebook.

45) Se mi offrissero abbastanza soldi, farei la maggior parte delle cose che critico negli altri, non tutte ma alcune sì, e questo pensiero mi deprime.

46) È da quando sono piccolo che mi dicono che c'è crisi e che quest'anno, a Natale, solo regali utili. Ma andatevene affanculo.

47) A volte ho difficoltà a mandare subito affanculo la gente. Tentenno quel brevissimo lasso di tempo affinchè mi rompano il cazzo di nuovo.

48) Sappiate che Arianna è una santa dotata di una pazienza sovraumana.

49) Voglio bene a meno persone di una volta, ma il bene complessivo dovrebbe essere rimasto lo stesso (non vedo perché dovrebbe calare). A conti fatti, i superstiti ci hanno guadagnato.

50) Magari lo riapro, il blog, un giorno. Anzi, no.
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