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martedì 22 ottobre 2019
Salutate iPhone 9000.
Non entro nel merito del (terribile) design dell'iPhone XI.
Nè della sua tecnologia sovradimensionata per il 98% dell'utenza (e ci sono anch'io dentro quel 98% e quasi certamente anche voi).
Tanto meno del suo prezzo fuori misura (che poi tanto fuori misura non dev'essere, perché ne vendono come le rosette a mezzogiorno).
Non entro nel merito perché non mi importa di tutto questo questo – non più, almeno. Ognuno desidera, compera e usa quello che gli pare e piace.
Quello che voglio, però, è un telefono che si meriti l'appellativo di smartphone, e chiunque si sia inventato questo nome e chiami "intelligenza artificiale" Siri (o anche Alexa o Cortana, se è solo per questo) dovrebbe essere inseguito, acchiappato e appeso.
Quello che voglio – ora – è HAL 9000 nel mio iPhone, e già me lo vedo, che ha fatto piazza pulita di quelle tre ridicole fotocamere (a quando la quarta? o la quinta?) e si è stabilito proprio lì, al centro del dorso metallico (sì, metallico, please, chi è l'idiota che costruirebbe un telefono di vetro? chi l'idiota che ne comprerebbe uno?) del mio iPhone 9000. Che ammicca rosso e apparentemente benevolo, infinitamente più intelligente e sveglio e veloce di me.
Forse pure più cattivo.
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giovedì 13 aprile 2017
Non il solito spot pubblicitario.
Ma quanto son belli gli spot pubblicitari che non ricorrono ai soliti stereotipi, fatti di famiglie felici che fanno colazione assieme in enormi cucine soleggiate, di medici in camice immacolato belli come modelli, di automobili che sfrecciano su strade panoramiche invariabilmente deserte?
Un mucchio.
Peccato che per vedere qualcosa che si allontani dagli schemi bisogna quasi sempre andarseli a cercare sul tubo perché in Italia tira una certa aria (non è sempre colpa dei pubblicitari, ma del mercato tutto), e sembra che solo e sempre gli altri facciano le cose nuove e diverse e coraggiose.
Oggi però mi è capitato tra i suggerimenti di YouTube uno spot, prodotto da alcuni illustri sconosciuti, girato per un’italianissima cooperativa di tassisti genovese, e tanto per scrupolo faccio partire il play.
E lo salvo subito tra i preferiti.
Perché l’idea è sì vecchia come il cucco, è vero che il collegamento col servizio pubblicizzato è praticamente inesistente e che la conclusione è becera e frettolosa… ma il taglio sci-fi citazionista, l’approccio scanzonato e la modella Pamelona-style me l’hanno fatto amare all’istante.
Se avete sessanta secondi liberi, non potete perderlo, e se arrivate persino a tre minuti, potete metterci dentro anche il backstage.
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domenica 19 marzo 2017
Quattro capolavori della grafica rivisti e corretti dal Cliente.
Se siete dei creativi, designer o comunque progettisti di qualche tipo, almeno una volta sarete rimasti interdetti, inorriditi o indignati di fronte le osservazioni che i vostri clienti hanno fatto al vostro lavoro, suggerendovi o, in taluni casi, imponendovi delle correzioni che non stavano né in cielo né in terra... dettate, è vero, spesso dall'ignoranza in materia, ma, com'è che diceva quel tizio?, non sempre l'ignoranza è una scusa valida.
Partendo dall'idea apparsa su QUESTO tweet del designer Jarie Julien, i ragazzi del sito Grapheine hanno immaginato il feedback del cliente su tre celebri manifesti e un logo altrettanto famoso. Sono in circolazione già da un po', ma il vostro Cyberluke Blog è il primo a tradurli per voi.
Ridete con la giusta dose di amarezza.
Partendo dall'idea apparsa su QUESTO tweet del designer Jarie Julien, i ragazzi del sito Grapheine hanno immaginato il feedback del cliente su tre celebri manifesti e un logo altrettanto famoso. Sono in circolazione già da un po', ma il vostro Cyberluke Blog è il primo a tradurli per voi.
Ridete con la giusta dose di amarezza.
Tournée du Chat noir è un manifesto dal pittore svizzero Théophile-Alexandre Steinlen, che lo dipinse nel 1896 per promuovere il cabaret parigino Le Chat Noir, creato da Rodolphe Salis a Montmartre.
Il poster è un capolavoro di pesi, colori e misure, e la sua raffinata tipografia disegnata a mano ne fa un classico inossidabile al tempo. Divertitevi a fare clic sull'immagine e a leggere tutti gli scellerati appunti che, probabilmente, oggi riceverebbe.
Questo poster disegnato nel 1967 da Milton Glaser (che, se il nome vi dice poco, si è inventato robetta come QUESTA) venne incluso come bonus in un CD di un best of di Bob Dylan.
Potete facilmente trovarlo riprodotto in tutti i manuali di grafica o in qualunque testo che si rispetti sul design dell'ultimo secolo.
L'obiezione Bob Dylan non è di colore è assieme esilarante e agghiacciante.
Saul Bass (1920-1996) è un designer americano famoso per il suo lavoro nel mondo del cinema. Anziché schiaffare sui poster i soliti volti dei protgaonisti, Bass sceglieva di catturare e rappresentare l'essenza del film in uno stile grafico minimalista.
Il poster che disegnò per Anatomia di un omicidio, un film del 1959 diretto da Otto Preminger conservato tutt'oggi nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso, è un capolavoro di sintesi grafica.
Gli appunti che gli sono stati immaginati dai ragazzi di Grapheine sono semplicemente da brivido freddo lungo la schiena.
Il logo del Louvre potrà sembrarvi banale e persino semplicistico, ma porta la firma del Grapus, uno dei collettivi artistici più importanti del secolo scorso, e si adatta magnificamente, con la sua grafia austera ed elegante, a uno dei luoghi di arte e di cultura più famosi del mondo.
Gli appunti ai progetti più semplici, spesso, sono anche i più terrificanti.
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martedì 22 settembre 2015
Non giudicare troppo alla svelta.
"Non giudicare troppo alla svelta, noi non lo facciamo" è una campagna pubblicitaria per Ameriquest Mortgage, una finanziaria americana specializzata in prestiti per acquistare la prima casa. La campagna è stata creata dall'agenzia pubblicitaria DDB di Los Angeles, a firma del direttore creativo Helene Cote.
Lo slogan di Ameriquest serve ad assicurarvi che Ameriquest Mortgage prenderà sul serio qualsiasi richiesta di un mutuo per la casa, senza giudicarvi troppo frettolosamente.
Poteva venire fuori la solita roba istituzionale, noiosissima e patinata, e invece DDB ha avuto la geniale idea di girare questi spot, raccolti qui sotto in un unico video.
Valgono tutti il vostro tempo.
Lo slogan di Ameriquest serve ad assicurarvi che Ameriquest Mortgage prenderà sul serio qualsiasi richiesta di un mutuo per la casa, senza giudicarvi troppo frettolosamente.
Poteva venire fuori la solita roba istituzionale, noiosissima e patinata, e invece DDB ha avuto la geniale idea di girare questi spot, raccolti qui sotto in un unico video.
Valgono tutti il vostro tempo.
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martedì 16 giugno 2015
10 bugie che i designer raccontano continuamente ai loro clienti.
Secoli fa, pubblicai sul blog una serie di classiche bugie che circolano nel nostro ambiente: luoghi comuni sul genere "fammi il logo più grosso", "come a bassa risoluzione? a monitor lo vedo benissimo" e altre amenità simili che potete recuperare seguendo il tag "Bugie Grafiche".
Oggi vi ripropongo il giochetto, ma a parti invertite: il designer Joshua Johnson di Creative Market ha giustamente osservato che anche noialtri propiniamo le nostre cazzate standard al cliente, e ha buttato giù qualcuna delle tipiche menzogne da designer facendone dei posterini virali.
Ne ho selezionate alcune, adattate, tradotte e reimpaginate per voi.
Sorridetene e condividete.
Oggi vi ripropongo il giochetto, ma a parti invertite: il designer Joshua Johnson di Creative Market ha giustamente osservato che anche noialtri propiniamo le nostre cazzate standard al cliente, e ha buttato giù qualcuna delle tipiche menzogne da designer facendone dei posterini virali.
Ne ho selezionate alcune, adattate, tradotte e reimpaginate per voi.
Sorridetene e condividete.
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lunedì 28 ottobre 2013
10 leggende metropolitane sui graphic designer.

1) È UN LAVORO SEMPLICE E DIVERTENTE.
Se qualcuno vi chiede: "Cosa fai nella vita?" e voi gli rispondete: "il creativo", nove volte su dieci verrete squadrati con quello sguardo che significa "ma vai a lavorare, barbone".
Se aggiustate il tiro e dichiarate che fate il grafico potreste sentirvi dire: "Ah, che figata! Deve essere divertente fare un lavoro rilassante e poco impegnativo".
Verità: lavorare al computer non è giocare. Molti non riescono neanche a concepirlo, ma è lavorare. A volte (a volte) capitano lavori divertenti. Ma sempre di lavoro si tratta. Il tempo libero è un'altra cosa (e che molti designer lo passino comunque davanti al computer, è un'altra faccenda).

2) I DESIGNER NON SEGUONO DELLE REGOLE PRECISE
Logica conseguenza del punto 1 è pensare che la progettazione grafica sia un lavoro per allegroni che non prendono troppo sul serio la loro professione. Un lavoro da fare senza ritmi forsennati, senza scadenze precise: un giorno sì, due no, dipende come ci si sveglia, prendendosi tutte le pause che si vogliono e smettendo solo quando non si ha più voglia di stare incollati al computer. Una specie di gioco.
Verità: Anche se fosse – e non lo è – anche il più divertente dei giochi ha delle regole. Basta un paio di volte che le scadenze non vengono rispettate o che si consegni un lavoro approssimativo che la credibilità scende a zero e ci si ritrova senza clienti.

3) GRAZIE A INTERNET TUTTI POSSONO DIVENTARE GRAFICI.
È un link automatico che fanno in tanti: ho un computer, quindi posso fare il grafico. Su internet si trovano migliaia di tutorial, programmi, fotografie, clip art, template di ogni tipo, azioni precompilate per Photoshop, pennelli e font. Basta mettersi a cercare (sfruttando anche le ricerche altrui) e quindi mettersi a smanettare un po’ con Photoshop (o meglio una sua copia piratata) .
Verità: anche se parecchi di voi sanno rimuovere l’effetto occhi rossi dalle foto delle vacanze, o avete provato un'intera galleria filtri sulla foto della vostra ragazza (spacciandovi con lei per il novello Andy Warhol dell'era digitale), la brutta notizia è che aver seguito dei tutorial non basta a farvi dei designer.
Sono necessari preparazione, esperienza, gusto, passione, tecnica, metodo e tanta altra roba introvabile su Internet.
Sono necessari preparazione, esperienza, gusto, passione, tecnica, metodo e tanta altra roba introvabile su Internet.

4) I GRAPHIC DESIGNER GUADAGNANO BENE.
Per un logo, che poi altro non è che un disegnetto tirato fuori in qualche pomeriggio di lavoro, si intascano anche cinquemila euro. Se poi si vuole anche il resto dell'immagine coordinata, come carta intestata, biglietti di visita e brochure aziendale, il totale può salire al doppio. Con un sito web ci paghi la rata del mutuo per tre mesi. Rivolgersi a un designer è come andare dal carrozziere o dal dentista.
Verità: i designer fanno la fame: letteralmente.
A causa di molteplici fattori quali il crescere delle legioni di improvvisatori dell'ultimora (punto 3), il proliferare dei service di stampa che offrono gratis la progettazione se ci si rivolge a loro per la produzione e – mettiamocela dentro, che è inutile far finta che non ci sia – la crisi economica più lunga degli ultimi tempi, i designer lavorano poco e male, e guadagnano di conseguenza, con un inevitabile impoverimento della qualità (per il cliente) e del tenore di vita (del grafico).
È un continuo gioco al ribasso.

5) II GRAPHIC DESIGNER LEGGONO NEL PENSIERO
Accade, molto più spesso di quanto non immaginiate, che il cliente non sappia cosa vuole. Almeno fino alla prima presentazione, in cui dirà che ciò che avete prodotto non era quello che voleva. Fermo restando che non sa come spiegarvi quello che vuole, ma questa non è una sua responsabilità. I vostri poteri mentali da Jedi avrebbero dovuto fotografare all'istante le sue esigenze direttamente nel cervello.
Verità: probabilmente da parte nostra dovrebbe esserci un’attenzione maggiore nel chiedere informazioni, ma nessuno può entrare nella testa del committente. E anche se ci riuscisse, potrebbe trovare solo nebbia e indecisione. E allora accade che si producano loghi o campagne a oltranza fino a quando il cliente “vede la luce”. Produrre un lavoro perfetto al primo layout, azzeccando il pensiero nascosto nella mente del cliente, è praticamente impossibile.
6) I CLIENTI DANNO LIBERTÀ DI PROGETTAZIONE AL DESIGNER


10) C’È UN TASTO O UN PLUG-IN CHE RISOLVE VELOCEMENTE TUTTE LE SITUAZIONI.
I clienti si rivolgono a un professionista per fare quello che loro non sanno fare.
Per le loro prestazioni, gli corrispondono del denaro e gli fanno fare il loro lavoro in santa pace. È tutto molto semplice e anche molto logico.
Verità: la maggior parte delle volte i clienti hanno ha la convinzione che il nostro sia un mestiere che anche loro, volendo, potrebbero fare… oltre alle loro personali convinzioni in materia di grafica, naturalmente.
Un lavoro visto formarsi sullo schermo di un computer non dà l’idea della sua difficoltà, e non aiuta a riconoscerne il valore. Molti(ssimi) clienti, dal momento che sono loro a pagare, si sentono in pieno diritto di discutere ogni più piccolo dettaglio, e poco importa se si sarà cercato l’equilibrio, se si sarà scelto un font con criterio, se si è intervenuti da una parte e non su un'altra: se "lui" decide che vuole una porcata, alla fine bisognerà accontentarlo.
Per almeno tre motivi:
- insisterà finché non si fa come dice lui, quindi tanto vale assecondarlo fin dall'inizio
- non avrà mai né la sensibilità né la preparazione per capire che ciò che vuole è una porcata
- dovete finire di pagare il mutuo.
7) DISEGNARE CON LA TAVOLETTA È PIÙ FACILE CHE DISEGNARE CON LE MATITE.
Oggigiorno girano quelle straordinarie lavagnette magiche dove ci passi sopra una matita di plastica e sullo schermo si formano dei disegni incredibilmente belli, sfumati e colorati.
Grazie alla tecnologia, disegnare è diventato un gioco alla portata di tutti.
Verità: bisogna saper disegnare (banale, eh?). Se uno non sa tenere una matita in mano e non ha educato occhio e mente all’arte e al gusto estetico, utilizzare la tavoletta grafica o il mouse non gli faciliterà il lavoro. Tantomeno renderà il risultato più bello.
E se volete una metafora idiota, provate a mettervi alla guida della monoposto di formula 1 più veloce in circolazione. Pensate davvero di vincere il Gran Premio alla vostra prima corsa?
8) IL GRAPHIC DESIGNER È ANCHE UN GENIO DELL'INFORMATICA.
C’è parecchia gente tuttora convinta che i designer sappiano anche progettare e gestire reti casalinghe e aziendali, smontare, assemblare e rimontare computer, sviluppare software e riparare stampanti inceppate, il tutto con una mano legata dietro la schiena.
A volte mi sento chiedere: «Tu che usi il computer, ho un problema…».
Verità: il fatto di saper guidare la macchina non fa di voi anche un meccanico, giusto?
La grafica e l’information technology sono due cose distinte.
Io ho difficoltà anche a usare il terminale di MacOSX.

9) I NEO DIPLOMATI DELLO IED TROVANO SUBITO LAVORO
Lo IED forma dei veri professionisti specializzati nel settore del design, della moda, della comunicazione e del management. Alla fine dei tre anni gli studenti hanno una preparazione che li rende competitivi ed appetibili per le aziende, traducendosi in impiego nel proprio ambito professionale a tempo di record.
Tutto da manuale.
Verità: Come diceva Robert De Niro in Ronin, “la mappa non è il territorio”.
Molti studenti delle scuole grafiche – anche se non tutti – hanno la presunzione (a volte tacitamente avallata da alcuni docenti) che una volta diplomati il mondo del lavoro li accoglierà a braccia aperte offrendogli un contratto a tempo indeterminato in una prestigiosa agenzia… salvo poi deprimersi al primo colloquio che si conclude col classico "le faremo sapere".
Ho esaminato studenti appena usciti dallo IED talmente in gamba che li avrei messi immediatamente al lavoro, ed altri che, non appena li si metteva alla prova su qualcosa di mai sperimentato, crollavano miseramente. In genere, erano gli stessi che invece di chiedermi “Di cosa si occupa l’agenzia?” volevano sapere che paga avrebbero ricevuto.

10) C’È UN TASTO O UN PLUG-IN CHE RISOLVE VELOCEMENTE TUTTE LE SITUAZIONI.
Questa è la mia preferita.
Capita che i clienti, a causa della loro ignoranza in materia, chiedano (pesco a caso):
- Non c’è un modo più semplice?
- Non si può fare più velocemente?
- Ho una foto ma è sfocata, possiamo renderla nitida?
- Quest’immagine è in bianco e nero, possiamo trasformarla a colori?
- Come la foto è troppo piccola per farci una copertina? Sullo schermo la vedo bella grande!
Verità: negli anni ho sentito richieste che voi umani non potete neanche immaginare. Soprattutto, la gente non capisce che per quanto si possa essere veloci, un computer (e la persona che lo usa) ha dei limiti tecnici oltre il quale non si può andare.
Altri limiti sono dettati semplicemente dal buon senso.
Un design ben fatto richiede tempo, duro lavoro e concentrazione.
Sì, ci sono filtri e qualche trucchetto che possono dare un look apparentemente accattivante a una foto… ma se volete un risultato professionale c’è molto da fare manualmente, senza l’ausilio di nessun plug-in.
Se vi imbattete in un lavoro strabiliante, non ci sono segreti o filtri magici: solo duro lavoro.
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mercoledì 28 agosto 2013
Scova i pericoli prima che si presentino.
C'è questa berlina Mercedes.
È quasi il 1900, e, sì, non dovrebbe esistere nemmeno la Mercedes, state zitti, non è importante.
La berlina fila come un silenzioso proiettile d'argento per il villaggio austriaco di Braunau am Inn, seguita dallo sguardo dei presenti.
A un certo punto, due ragazzine attraversano incaute.
Ma niente paura: la Mercedes Scova i pericoli prima che si presentino, almeno così recita lo spot. Un dispositivo anticollisione basato su sensori di prossimità blocca l'auto prima della tragedia.
O anche no.
Peccato che non si tratta di uno spot Mercedes, ma della tesi di laurea di Tobias Haase, Jan Mettler e Lydia Lohse, studenti dell’accademia del cinema di Ludwigsburg, in Germania.
E alla Mercedes non è piaciuto neanche un po'… chissà perché. Imperdibile.
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venerdì 5 luglio 2013
Man of Steel - La recensione che non serve più. Anzi, sì.

Anche se il suo Rat-Man sta avviandosi verso il centesimo numero e la sua presumibile conclusione, Leo Ortolani sembra tutt'altro che rimasto a corto di idee.
E le recensioni di film (naturalmente, a fumetti) che da un po' sta pubblicando sul suo blog migliorano ogni volta di più.
QUESTA di Man of Steel non dovete proprio perdervela.
QUI trovate quella di Dredd, QUI quella di Star Trek into darkness, QUI quella di Fast and Furious 6, e se andate a ritroso sul suo blog, le altre.
PS Che poi, essere d'accordo o meno con Leo sul contenuto della recensione è del tutto secondario.Le sue vignette sono del tutto trasversali e divertono sia chi ha osannato il film che chi lo ha demolito (come me, che ogni volta che ci ripenso mi vien male).
PPS A mente fredda, c'è una cosa del tutto degna di nota nel film: il costume.
E non i costumi, perché le armature indossate dai kryptoniani continuano a farmi schifo (poi, diciamolo, se devi sopportare la scomodità di un'armatura e poi crepare per una coltellata, tanto vale che ti presenti davanti Zod in maglietta e jeans).
Per quanto possa essere deludente il film, hanno risolto magnificamente la questione delle mutande.
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venerdì 28 giugno 2013
Jonathan Ive ridisegna...
Come accennavo QUI, dobbiamo molto a Jonathan Ive.
Jonathan Ive ridisegna il logo Apple.
Jonathan Ive ridisegna il logo di Facebook.
Jonathan Ive ridisegna il logo Adidas.
Jonathan Ive ridisegna la cacca.
Jonathan Ive ridisegna sei loghi famosi in tre minuti.


Jonathan Ive ridisegna la schermata di Google.

Jonathan Ive ridisegna la banconota da un dollaro.
Jonathan Ive ridisegna la copertina di Time.
Bravo designer.
Niente da dire.
Ha disegnato l'iPod, l'iPhone, gli iPad e praticamente tutti i Macintosh usciti da Apple dal 1997 ad oggi, a partire dal primissimo iMac.
E ora, forse perché non si fida di nessun altro all'interno di Apple (dubito che sia l'unico designer sul loro libro paga) e di certo non apprezza il lavoro di Scott Forstall, si è messo a ridisegnare il nuovo iOS 7.
Da solo.
E, vista la carica di vicepresidente che ricopre, nessuno dev'essersi azzardato a dirgli niente.
Ora, il nuovo look di iOS 7, con le sue stilizzazioni estreme, i suoi colori pastello e fluo abbinati a un onnipresente Helvetica Ultralight può piacervi o non piacervi... io aspetto di vederlo dal vivo (e magari, di usarlo) per giudicare, ma intanto, là fuori, c'è parecchia gente che ha iniziato a perculare sistematicamente la nuova attività di grafico di Ive.
QUI, se proprio vi interessa.
Ma io vi ho già estratto le robe più divertenti.
Jonathan Ive ridisegna il logo Apple.
Jonathan Ive ridisegna il logo di Facebook.
Jonathan Ive ridisegna il logo Adidas.
Jonathan Ive ridisegna il logo NIke.
Jonathan Ive ridisegna la cacca.
Jonathan Ive ridisegna sei loghi famosi in tre minuti.
Jonathan Ive ridisegna le Marlboro.

Jonathan Ive ridisegna i loghi Mini e BMW.
Jonathan Ive ridisegna la schermata di Google.
Jonathan Ive ridisegna MacOSX.
Jonathan Ive ridisegna la banconota da un dollaro.
Jonathan Ive ridisegna la copertina di Time.
Dove Jonathan Ive ha preso la palette colori di iOs 7.
martedì 4 giugno 2013
Loghi tarocchi.
Ecco, una cosa che nella mia carriera di designer non mi è ancora capitata di fare sono i loghi tarocchi.










Che è una roba che, personalmente, metto sullo stesso piano della progettazione dei manifesti elettorali, solo che i tarocchi, ogni tanto, ti strappano una risata.
E mi spiace che in questa gallery manchi il mitico profumo Rocco Rabbocco che negli anni novanta potevi trovare su ogni bancarella che si rispettasse.










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