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lunedì 3 febbraio 2014

PANE "SVEDESE" SUPER VELOX ...;-)


Premessa: deve piacere. Deve piacere il gusto "forte" del pane di segale e dei cerali. Deve piacere la consistenza un po' "umida" e compatta. Deve piacere un retrogusto caramelloso e amaro nello stesso tempo. E se tutte queste caratteristiche piacciono, bè, questo è il vostro pane.

Ho già detto che adoro l'ikea? Si l'ho già detto, forse una milionata di volte . Mi piace perché è semplice, lineare, alla moda, di gusto nordico, easy e ...facile.
Si è facile perché i mobili si montano facilmente (bè, abbastanza facilmente) , perché puoi trasformare casa con due cuscini e una tenda nuova che riesci a farti da sola anche se non sei una sarta, perché puoi portarti la cucina (intesa sia come mobili che come cibo!) svedese in casa usando i loro surgelati e,  per questo, io non mi formalizzo di certo.

La bottega svedese è quindi un appuntamento irrinunciabile per me. Acquisto soprattutto marmellate , farine e una bevanda al gusto di sambuco che mi piace un sacco e mi fa sentire molto sweeden !

Il pane di questo post ha questa confezione :



la cosa molto simpatica è la preparazione .

Aprite la scatola e troverete "polvere" di farina mista ai cereali . Le istruzioni dicono di aggiungere solo acqua direttamente nella confezione che terrete ben chiusa e agiterete al fine di amalgamare bene il tutto.
Si otterrà una sorta di "pastella" dalla consistenza simile alla polenta morbida.
Il tutto verrà versato in uno stampo  e dopo 45 minuti di riposo, si infornerà a 200° per un'ora .
Fine! Facile vero? E senza pericolo di insuccessi! Questo pane riesce sempre!

Questo pane è perfetto con burro freschissimo e salmone (per rimanere in tema ikea) ma io lo trovo ottimo per il patè, tanto che è già da qualche Natale che lo propongo ai miei famigliari  che lo hanno accolto con entusiasmo nonostante la diffidenza iniziale.

Si sposa bene con marmellate e creme di nocciola e tagliato a cubetti piccini e tuffato in una ciotola di caffellatte fa ritornar bambini regalando però un sapore nuovo, più deciso che lo trasformo in nuova idea per una colazione originale.

E' un pane sano e ricco di fibre e ha un colore very chic...
Insomma ottima ricetta , originale e di sicuro successo! Come inziare la settimana meglio di così???? Buona settimana a tutti voi

giovedì 19 settembre 2013

mercoledì 19 settembre 2012

STARBOOKS :CROQUE MADAME MUFFINS DI RACHEL KHOO



Eccoci alla seconda ricetta dello STARBOOKS  di settembre.
Diciamo che per me questa ricetta è la Rachel Khoo : il primo   video che ho visto è stato quello dei croques madame, la prima sua ricetta che mi ha colpito (positivamente) e incuriosito è stata questa, quindi ringrazio di cuore le amiche “starbookiane” per avermi dato la possibilità di scegliere e fare questo piatto.

la Rachel li inserisce  nel capitolo “snack time” dove ci stanno alla grande ma non amando particolarmente gli spuntini durante il giorno, io li gusterei volentieri in una cenetta easy accompagnati da una fresca insalata.
Questi croques c'entrano poco con i muffins veri e propri...probabilmente la Rachel ha deciso di chiamarli così in quanto allestiti e cucinati negli stampini ,appunto,da muffins,  per rendere il risultato finale un pò più scenico...
Ingredienti:
6 grandi fette di pan carrè senza la crosta
3 cucchiai da tavola di burro fuso
75 gr di prosciutto tagliato a cubetti o a striscioline
6 uova piccole
Per la salsa mornay :
1 cucchiaio da tavola di burro (circa 20 gr)
1 cucchiaio da tavola di farina
200 ml latte tiepido
½ cucchiaino di mostarda di digione
½ cucchiaino di noce moscata
30 gr di groviera  grattugiato (o   o anche parmigiano o cheddar)
Sale e pepe

Per fare la salsa : sciogliere  il burro in una pentola a fiamma bassa. Aggiungere farina e mescolare energicamente fino ad ottenere una pasta liscia. spegnere il fuoco e far raffreddare per 2 minuti. Gradualmente aggiungere il latte mescolando. Rimettere la pentola sul fuoco , aggiungere la mostarda e la noce moscata e far cuocere a fuoco lento  mescolando per 10  minuti fino a quando la salsa si è addensata, senza bruciarsi,  con la consistenza di una salsa al pomodoro . spegnere il fuoco. Aggiungere il formaggio grattugiato (tenendone da parte un po’ per la guarnizione) ..se la salsa è troppo densa aggiungere un po’ di latte, se è troppo grumosa, passarla al colino.

Accendere il forno a 180°. Appiattire le fette di pan carrè con un matterello. Quindi spalmarle , in entrambi i lati, con il burro fuso.

Disporre in uno stampo di muffins le 6 fette di pane mettendoli negli appositi vani facendo aderire il pane bene al fondo aiutandosi con un piccolo bicchiere. Distribuire il prosciutto a dadini nei “cestini” quindi rompere un uovo per ogni muffin (se le uova sono troppo grandi, togliere un po’ di albume prima di versale) .mettere due cucchiai di salsa sopra alle uova e cospargere con formaggio grattugiato e pepe.

Cuocere in forno circa 15/20 minuti, dipende da quanto cotto piaccia l’uovo.

Servire immediatamente…

 

.L’idea mi piace quindi per me, la Rachel, prende una stelletta.
Purtroppo però non mi sono assolutamente trovata con le dosi :

la salsa: se si seguono quantità e ingredienti riportati, la salsa mornay potrebbe essere sufficiente per 12 muffins (non 6) e forse più.
Nel suo video, infatti, lei il latte lo aggiunge a occhio mentre mescola …
Quindi io dimezzerei le dosi di sicuro.
Ho utilizzato gli stampi per muffins in silicone , e tenendo conto che devono essere riempiti con pane, prosciutto a pezzetti e  uovo, al massimo ci stanno due cucchiai, scarsi,  per croque…

75 gr di prosciutto tagliato a cubetti o a strisce : troppo anche questo.
Mi è persino venuto il dubbio che lei avesse usato stampi di profondità diversa ma, riguardando il video, ho visto che erano esattamente come i miei (solo non di silicone)

Miei errori: ho acquistato il pan carrè di formato “normale” e non quello in grande fette come c’è scritto negli ingredienti…ho unito due fette piccole con il mattarello mentre le schiacciavo e devo dire che la resa è stata discreta, quindi, se per caso non doveste avere le fette di pane “large” sappiate che potete fare come ho fatto io!

Uova: il formato delle mie uova era standard ma, un uovo intero più gli altri ingredienti, non ci sarebbe stato nella formina da muffin. Ho fatto un po’ di “cinema” per togliere un po’ d’albume da ogni uovo e dopo un primo tentativo fallito ,così ho fatto: ho messo un tuorlo in ogni croque , tenendo gli albumi in una ciotola. Albumi che ho poi versato un po’ per ogni muffin ,dosandolo così  al meglio. 

Nonostante le dosi da rivedere la ritengo comunque una  ricetta  da fare e rifare : simpatica  , tutto sommato, veloce e di sicuro effetto!
E poi, particolare da non sottovalutare,  sono davvero buoni !!!
(p.s.: ho fatto le foto senza cospargerli di pepe ma ci vuole!!! non dimenticatelo…voi!)

E ora ecco i link per le altre favolose ricette delle mie amiche /colleghe dello starbooks:

Menu Turistico  - Soupe au pistou

Vissi d'arte e di cucina - Nids de tartiflette (nidi di formaggio e patate)

La Apple Pie di Mary Pie - Sabayon aux Saint-Jacques 

Patty di Andante con gusto - Soufflé au fromage

L'Araba di Arabafelice in cucina! - Pain Briè

Ale di Ale only kitchen - Gratin de choufleur avec une chapelure aux noisette

La Gaia Celiaca - Poluet au citron et lavande

 e...un mon petit dessin pour vous et…bon apetit !


domenica 10 giugno 2012

ESPERIMENTO DI LIEVITATURA IN ...FRIGO. RISULTATO? UN PANE...MAGICO! :-)




Cosa c’è di più terapeutico di fare un dolce o, ancora meglio, il pane? Per me non c’è niente al mondo meglio di questo! Reduce da giorni in cui non ero proprio in forma, ecco riprendere contatto con il mondo . l’aver voglia di cucinare è sempre un ottimo segno dopo giornate da ameba…malata!!!! J
L’idea di preparare qualcosa arriva sempre ad orari inaspettati e scomodi (sera inoltrata per esempio..)  e così è stato anche questa volta, in più ancora qualche strascico di stanchezza da convalescente non mi permetteva di essere nel pieno delle mie energie , . nonostante tutto ciò ho deciso di fare un pane e , vista la situazione, di fare anche un esperimento.

Fare il pane mi piace anche per il tempo che serve affinchè la nostra pasta lieviti a dovere, coccolata e accudita più di un bambino. Va impastata bene (io mi faccio aiutare dal KA ma “finisco” di impastare  io prima di mettere il panetto a lievitare…perché voglio sentire l’impasto sotte le mie mani , perché si deve creare quel rapporto utile ed indispensabile alla buona riuscita del tutto)
Va fatta lievitare secondo i tempi prestabiliti (almeno un’ora e mezza) ,va ripresa , rimaneggiata con delicatezza e poi messa ancora a lievitare  fino al momento topico che è il suo ingresso nel forno!
Ma l’altra sera non avevo tempo di seguire così amorevolmente  il mio pane quindi ho sperimentato la lievitazione a freddo : nel frigorifero!

Ma non solo, per rendere l’esperimento ancora più interessante, ho utilizzato un misto di farine integrali quindi con un potere lievitante minore della farina bianca manitoba.
E ho aggiunto pure  dell’uvetta sultanina ammollata che lo  avrebbe reso ancora più “pesante”…
“se lievita questo panetto, lieviterà qualsiasi tipo di pane” mi sono detta e animata dalla speranza più ottimistica mi sono messa all’opera.

Ingredienti:
250 gr di farine di farro, segale, integrale(generica) e farina 0 nelle seguenti proporzioni:
50 gr farina di farro
50 gr. farina di segale
50 gr farina integrale
100 gr farina 0 manitoba
120 ml acqua tiepida
5 gr lievito granulare
Una manciata di uvetta sultanina
3 rametti di rosmarino
Olio extravergine di oliva
1 cucchiaino scarso di sale fine 

Per prima cosa ho messo in ammollo in acqua tiepida l’uvetta (circa 15 minuti)  . ho quindi preso le foglie del rosmarino e le ho tritate fini fini. Poi ho iniziato a fare il mio impasto mettendo nel vaso del KA : le farine ,il lievito, il rosmarino tritato. Ho strizzato bene l’uvetta e l’ho infarinata , quindi l’ho versata insieme alle farine . ho aggiunto l’olio, l’acqua tiepida e,infine, il sale. Ho azionato il KA fino a quando ho visto formarsi una palla della consistenza perfetta. A quel punto l’ho tirata fuori dalla ciotola d’acciaio e l’ho impastata con le mani per un altro po’…mi scuso per l’imprecisione dei tempi ma , dato che faccio il pane da circa vent’anni, ed ogni volta è una nuova storia ,non ho tempi fissi e stabiliti, come non ho quantità fisse e stabilite che dipendono molto dall’umidità, dal tipo di ingredienti , dal mio umore…

Il pane è un processo alchemico dove insieme alle farine, ai  lieviti, alle acque utilizzate c’è la nostra  parte “sottile” che influenza il procedimento e la resa finale. Nessuno riuscirà a farmi togliere dalla testa questa mia idea. Il pane che sforniamo ha una parte di noi che a volte lo rende superbo, a volte accettabile e a volte…da buttar via.
C'è un pizzico di magia intorno a noi, ogni volta che facciamo il pane...
Sapevo di rischiare il flop : non ero in formissima, tentavo una lievitatura poco naturale, i miei soliti tempi sarebbero stati sfalsati…chissà cosa sarebbe successo?
Una volta reso il panetto liscio e morbido  ,l’ho messo in una ciotola infarinata, l’ho coperto con la pellicola e, ebbene si, l’ho messo in frigo.
Erano circa le 22,30 di sera…
Mattino , ore 8,30.  Apro il frigo con il timore di trovare la mia adorata palla di pane uguale alla sera prima senza segni di “gonfiamento” e invece…
Il pane aveva lievitato benissimo gonfiando pure la pellicola! L’ho tirato fuori e l’ho lasciato per qualche minuto a temperatura ambiente affinchè si acclimatasse, ho tolto la pellicola e ho tolto il panetto soffice e raddoppiato (come minimo!!!) e l’ho sgonfiato leggermente e delicatamente ,impastandolo un poco. Ho quindi dato la forma di due belle pagnottine che ho messo sulla placca del forno, rivestita con carta oleata. Ho praticato con la forbice tre tagli e le  ho  fatte riposare per circa un’ora abbondante, coperte da uno strofinaccio

Forno a 180° (il mio è potente) pagnotte infornate e cotte per circa 20/25 minuti. Non le  ho spennellate  né con  uovo, né latte, né acqua perché non volevo rischiare che l’ottima lievitatura “sgonfiasse” a causa del liquido aggiunto  “on the top” (anche se poco) …

Il risultato direi non male!!! J mi sono gustata questo pane appena sfornato (come faccio sempre) e devo dire che era davvero buono, magico...
L' abbinata uvetta e rosmarino mi è piaciuta da impazzire anche se trovo sia ancor più perfetta con la farina manitoba e basta. La prepotenza di gusto delle farine integrali ha invaso un po’ troppo il contrasto dolce/erborinato dell’uva passa e del rosmarino.
Da provare quindi la versione “pane bianco”, pane più discreto e generoso nel concedere il ruolo da protagonista agli altri ingredienti aggiunti.

Poteva mancare il mio set di polyvore in onore al mio pane  ?

panemagico

mercoledì 15 febbraio 2012

IL MIO PATE’ MELO’ E IL SUO INTIMO AMICO, IL PANE AI 7 CEREALI




Vediamo se questa volta ho capito bene l'EMMETI  di febbraio …anche se non garantisco.
Avrei mille giustificazioni per un altro flop,  ma non ho la firma dei genitori…e quindi non credo valgano…
Diciamo che il patè è uno dei miei  piatti preferiti che preferisco però mangiare che fare…
A parte il mio patè di fegatini di pollo. È mio perché è tra i piatti del nostro pranzo di natale che avevo vinto anni e anni fa, cioè quando avevo iniziato a cucinare…
Mia zia leru aveva/ha i tortelli, mia mamma il cappone e io la mousse al prosciutto e …questo patè.


Un patè che un anno mi viene buonissimo un anno mi viene uno schifo…un patè che ha un’anima, un carattere , volubile a seconda degli ingredienti, del tempo, del mio umore…
Per questo mt il mio approccio è stato molto ,molto rispettoso e molto discreto. Volevo che il mio patè assorbisse un po’ dell’atmosfera di questa giornata nuvolosa, fredda , dai colori languidi  ma doveva anche trasmettere il calore del mio cuore nel prepararlo,la lentezza dei miei movimenti quasi studiati per non rovinare la crepuscolare armonia della mia cucina avvolta dal silenzio e dal grigio del tempo.
Per accompagnare questo patè melò ,un pane scuro , quasi nero perché  doveva nascondere la luce accecante dei raggi del sole che i chicchi di grano sprigionano comunque sotto forma di farina. Non doveva  turbare la mia personalissima palette di colori che avevo scelto per questo ensemble.
Il pane ai  (ben) 7 cereali :  semi di sesamo,di girasole, farina di mais, di segale, d’orzo, d’avena, di fiocchi di riso, il tutto contenuto in un mix già pronto venduto nei super ,al quale devi aggiungere lievito ed acqua.

Un pane da accompagnamento perfetto che deve lievitare per ben 3 ore altrimenti le farine integrali  non si sollevano nemmeno di un millimetro…dopodiché si regala il prezioso bottino al forno per circa 25/30 minuti (tenendolo però sotto controllo) per poi riprenderselo e farlo raffreddare su di una gratella mentre lui spande per l’aere il suo profumo forte , intenso,di pane antico , che lo fa diventare amico intimo del mio patè melò.

Patè di fegatini di pollo
Ingredienti:
250 gr di fegatini di pollo puliti
250 gr di burro
2 cucchiai di brandy
1 pizzico di noce moscata
Sale e pepe
Tagliare il fegato a pezzettini e far saltare in 50 gr di burro , per circa 10 minuti.
Toglierlo dalla padella e asciugarlo con la carta da cucina , quindi metterlo nel mixer.
Nella padella dove avete cotto i fegatini , far sciogliere 150 gr di burro dopodiché metterlo nel mixer.
Togliere la pentola dal fuoco e deglassare con i cucchiai di brandy grattando bene i residui con il cucchiaio di legno e mettere nel mixer.
Aggiungere la noce moscata , il sale e il pepe.
Azionare il mixer fino ad ottenere un vellutato purè che metterete nello stampo prescelto.
Far sciogliere in un padellino i rimanenti 50 gr di burro  e farli intiepidire.
Quindi versare il burro sciolto sulla superficie del patè.
Mettere in frigo per qualche ora prima di consumare …io lo preparo il giorno prima.
Tirare fuori il patè dal frigo circa un’ora prima di servirlo.
 
Per questo mt un’ambientazione crepuscolare (anche se mi sento poco signorina Felicita di gozzaniana memoria) che abbina  però ad  un gusto vagamente shabby , un tocco di grigio molto high tech J per armonizzare l’antico al nuovo  .
il mio patè melò è un patè storico,da tradizione antica , di famiglia e pur nella sua semplicità  mi ha  reso raffinati i tanti  antipasti  natalizi e non , che lo hanno visto protagonista ed con questo spirito che lo posto per l'MT così regalo anche una piccola parte di me...


lunedì 9 gennaio 2012

LA VERA (?) FOCACCIA : TENTATIVO NR. 1

 photo by Marie Antoinette

Evidentemente per me ,la parola “ dieta” ha un significato particolare…
Vista la ricetta che non solo posto oggi , ma che ho bellamente e abbondantemente assaggiato …
Diciamo che nella vita esistono delle priorità e il mio piccolo blog è assolutamente sul podio .
Complice una bellissima giornata genovese trascorsa con persone speciali , durante la quale abbiamo mangiato (eh bè….) e parlato di cibo ( eh bè…), eccomi tornare a casa con la vera ricetta per fare la focaccia genovese/ligure. Quella bella unta e stra unta, morbida che la mangi e non la smetti più…
Cioè, il segreto era , in realtà, custodito dalla dolcemetà che aveva seguito attentamente la spiegazione del marito di una cara amica, nonché autrice di uno dei blog più tosti che esistano, che, in onore di questo, diventa, de facto,  esperto pure lui del “da mangiare”…
Il segreto riportatomi consiste nel cuocere nel forno la focaccia quasi in…salamoia, cioè coperta completamente di acqua ,”e forse, poco olio…”avevo aggiunto io, “No, solo acqua.. Ma proprio coperta completamente. Devono “uscire” solo le “montagnole” che si formano pizzicando la pasta” riportava la dolcemetà.
E qui mi tocca ammettere un mio limite, che di sicuro, ha origini psicologiche…
Spesso, anzi, sempre, quando leggo una ricetta che giudico “troppo” , non ho il coraggio di attenermi a quanto scritto. Per “troppo” intendo ricette con , per esempio, un numero spropositato di…uova , una quantità di burro…imbarazzante, tempi di cottura eccessivi, insomma particolari di sicuro determinanti per la riuscita che a me …spaventano e mi bloccano.
Soffro di blocco da…eccesso.
Ricordo ancora una ricetta riportata in un libro della Ruth Reichl, non ricordo bene quale fosse (li ho letti tutti…) nel quale, in una ricetta per una torta, erano previste 12 uova, ma forse erano di più. Il mio primo pensiero era stato “mai potrei fare una torta che preveda tutte quelle uova”
Perché, mi chiedo (ogni tanto), perché reagisco così????
Anche per questa focaccia le sicure direttive della dolcemetà mi erano sembrate “troppo”
“come… TUTTA coperta d’acqua?????” avevo chiesto
“ Tutta.” la risposta
Ma non ce l’ho fatta…mettevo l’acqua sulla superficie con un piccolo pennellino piatto (che mi piace un sacco), quasi fossero spennellate di…fard.
E lui “ma no! Di più!”
“ma guarda che il pennello ne trattiene di acqua!!! Ne scende, sai!”
“si ma se deve essere coperta devi rovesciarla l’acqua!”
Rovesciarla???? Solo sentire quella parola così, rovinosamente onomatopeica, stavo male….solo alla fine ho inclinato un poco la ciotola dell’acqua ,facendola scorrere, piano ,piano , sempre aiutata dal fido pennellino…ma non ce l’ho fatta a metterla tutta.
“ dai, per questa volta proviamo (plurale…:-)…) a metterne poca e vediamo come viene…”
E con questa frase ho infornato la mia/nostra focaccia.


Bè, la foto (opera della petite reine!!!) parla da sola! È venuta buonissima ma, in effetti non morbida e “umida” come avrebbe dovuto e so perfettamente che la “colpa” (metto tra virgolette perché “colpa” è un sostantivo che giudico “troppo” …:-) o no???? ) è solo mia…
La dolcemetà non ha infierito e persino Marie Antoinette che era presente prima, durante e dopo il film della focaccia, l’ha giudicata buona anche se un po’…secca, mentre se la mangiucchiava con piacere (sempre dosato e non troppo manifesto : noblesse oblige!!!)
Inutile dire che, dieta a prescindere, dovrò riprovare la ricetta anche perché proprio oggi un’altra mia cara amica ,la Nadia, ligure pure lei, mi ha dato anche la sua versione che prevede , ebbene si, che si metta acqua abbondante , ma, emulsionata con l’olio (4 parti di acqua e 1 olio ) e non proprio a copertura totale…
Ma non solo ! Mi ha fornito anche la ricetta “very original” della focaccia di Recco, quella della Manuelina che , cito , “praticamente l’ha inventata”.
E allora non resterà che seguire passo, passo, le preziose dritte della Nadia…e vi farò sapere.
Insomma proverò tutte le versioni del mondo fino a trovare quella perfetta …:-)
E se dovrò sforare la dieta sarà solo ed esclusivamente per esigenza di blog, sia chiaro…
Ubi maior….;-)

domenica 9 ottobre 2011

BENVENUTO AUTUNNO: UN PANE PER TE! :-)


Luce perfetta,  temperatura ideale per accendere il forno con piacere, voglia di cucinare qualcosa che ..mi  piace, che mi fa star bene …
Quest’estate la mia amica Chiara mi aveva regalato un “kit” di farina di spezie per fare il pane , modello altoatesino. Quei pani scuri, con tanta farina di segale che profumano di kummel, quel profumo di finocchio forte che  li caratterizza   e  mi riporta ai miei tempi di bambina. Perfetto per questa giornata di vero autunno nella quale sfogare finalmente la voglia di cucina senza le solite corse ma  con il fare lento e rilassato che richiede la preparazione del pane .
raramente riesco a muovermi con lentezza, nemmeno se me lo impongo ma , a volte, la necessità di fermarmi e di concedermi ritmi diversi prende il soppravvento e riesce a domare la mia natura. La sensazione è strana e bellissima nello stesso tempo. Mi sembra di vivere in un mondo ovattato, quasi al rallentatore ed è naturale fissare colori, immagini, sensazioni assaporandone i lenti passaggi così ,preparare il pane diventa una sorta di tempo sospeso nel quale i silenzi e le ore che scorrono diventano una vera e proprio  terapia per l’anima .
l’unica compagnia  ammessa ehm, anzi, le uniche due compagnie ammesse, sono : il KA per impastare  e…Eu, il gatto, che dorme accoccolato sulla sedia sotto al tavolo (altro segno che il freddo autunno sta davvero arrivando…)
Ho sempre preferito impastare il pane con le mani, è un piacere infinito, un rilassamento magico, ma da quando ho il mitico KA  ho demandato a lui l’onere anche perché ho qualche problema alle mani e temo anche, a breve,  interventi in vista (sarà l’età???) …anyway…
E poi la penso come la mia “amica” Nigella , che scrive :
”c’è davvero una buona ragione per lasciare che sia un mixer dotato di gancio impastatore  a fare il duro lavoro al tuo posto. Ma ciò che ti direi è permettiti il gusto di finirlo, di fare un paio di minuti di impasto terapeutico, dopo che la macchina ha svolto il suo efficente compito. Penso, forse in modo errato, che grazie a questo il pane sia migliore”
E io cara Nigella, la penso proprio come te e anch’io dopo aver guardato il KA in azione , prendo con devozione il panetto e lo lavoro ancora un po’ per sentirlo mio, per trasmettergli la passione e l’amore che serve a renderlo …migliore J
Mi piace  dosare gli ingredienti , prepararli e metterli nella ciotolona del mio KA …
ecco : 1 kg farina, spezie, 600 ml circa di acqua tiepida, lievito in cubetto (2) , olio, sale…

e poi aziono e controllo…a volte devo aggiungere farina, a volte devo aggiungere un po’ d’acqua. Il risultato deve essere comunque un panetto compatto, liscio e morbido.


Le farine integrali, hanno bisogno di più liquidi e in questo mix di farine  della Chiara la percentuale di farina di segale era molto alta e quindi ho dovuto aggiungere acqua.
So giò che il pane finale non sarà ultra lievitato e bello gonfio, ma sarà basso e compatto ma è la carattersitica  delle farine povere di glutine che tendono a “gonfiare” di meno.
Ecco qui il panetto, con il taglio a croce, prima della lievitazione che sarà di almeno 2 ore…


Nel frattempo ho potuto dedicarmi a cose che rimandavo da mò, cose che hanno il sapore dell’antico alle quali ,un tempo, mi dedicavo. Anni e anni fa ricamavo, ricamavo e ricamavo…J ma anche lavoravo all’uncinetto , un ‘arte che mi aveva insegnato la mia adorata nonna che ha lavorato fino all’ultimo centrini, tende, tovaglie, bordi per lenzuola…
Morale: essendo ancora in “sistemazione casa” post trasloco , tra le mille cose c’era anche quella di “restaurare” un cuscino antico …e così,piano piano, ho fatto pure quello…:-)
Dopo 2 ore abbondanti ecco il panetto lievitato:

l’ho sgonfiato un po’ ma , sempre come dice la Nigella,  senza quella soddisfazione che regala l’impasto “bianco” (senza farina integrale)  : questo risulta più denso e molto meno morbido e soffice.
Gli ho dato la forma di due filoni , li ho coperti e messi già nella teglia , poi  li ho fatti ancora  lievitare per circa 1 ora e mezza .
Prima di infornarli li ho spennellati con acqua e olio e  ho messo , più per decorazione che per gusto , i semi di papavero
Forno a 180° per circa 30/40 minuti , dovete controllare che non bruci ed eventualmente abbassate un po’ la temperatura.
Quando ho sfornato i miei filoni,  ho “bussato” sotto al pane per sentire un suono vuoto a dimostrazione di cottura avvenuta!
Il profumo era unico! Fragranza di pane appena sfornato con note mielate e spezie, soprattutto il cumino riempiva l’aria! Il colore di corteccia rimandava alle foglie  d’autunno, la giornata si stava concludendo e la luce  era quella soffusa e sfocata prima della sera…
Per rendere meglio i colori ho fatto la foto al mattino dopo con la lue più calda  e avvolgente , per trasmettere ancor di più il calore di questo pane che rappresenta la stagione che più amo.
Lo abbiamo mangiato con amici durante una cena informale  a base di salumi e formaggi nostrani : solo taglieri addobbavano il tavolo e noi con i nostri piatti ci servivamo di pane, di gorgonzola, di salame di fegato …bevendo un ottimo Barbera e del favoloso Sauternes con i formaggi che lo richiedevano.
Un cesto colmo di uva bianca e nera era a disposizione non solo per gli occhi…
Buon autunno a tutti.



martedì 29 marzo 2011

1MO TEST PER FORNO : PANE AI SEMI DI GIRASOLE


Difficile trovare tempo per sé, difficile ma…non impossibile! :-) se la stanchezza non mi stronca , facendomi addormentare secca sul divano ecco che dentro di me scatta la voglia irrefrenabile di cucinare qualcosa e quando mi capita, al 90% significa : pane. Come più volte detto , mi annoto una marea di ricette ma quando mi prendono questi “raptus” non penso minimamente a quelle … anche perché gli ingredienti per preparare il pane sono pochi e sempre presenti : farina, acqua, sale, lievito ai quali, si può aggiungere di tutto.
Ma l’altra sera ho utilizzato solo farina e acqua , eh si, avendo acquistato tempo fa una confezione di farina per pane ai semi di girasoli alla quale si deve aggiungere solo acqua!

Questa ricetta ha avuto però un valore aggiunto importantissimo perché era quello di testare il forno “nuovo”. Ho messo le virgolette perché ,in effetti, il forno è tutt’altro che fresco di giornata…essendo ubicato da tempo nella magione della dolcemetà nonché mia futura casa. I mobili della cucina di suddetta casa facevano parte del pacchetto “tutto compreso” e alla mia dolcemetà la cosa era andata bene…peccato che io ,invece, quando avevo visto questa cucina old, mi ero quasi sentita male. La mia cucina (sigh, dovrò dire ex cucina) era nuova di pacca, bianca (come sognavo da sempre) ,lineare, comoda, insomma bella . Nulla faceva ancora presagire eventuali convivenze e quindi non avrei mai pensato di trovarmi ad abbandonare il mio regno dei fornelli…ma ubi maior…
Quando da due case , dotate di ogni confort , se ne deve tirar fuori una ,è inevitabile avere dei “doppioni” che non possono convivere. È stato il caso, molto combattuto , delle nostre due cucine.
La sua cucina era stata fatta su misura (anni, anni e anni fa) e quindi smantellarla sarebbe stato un costo che,al momento, non possiamo permetterci. La suddetta cucina è immensa (esagero un po’ , ma è davvero molto grande) tanto che, per assurdo, ci sarebbe stata benissimo anche la mia completa! E in un primo momento avevo deciso così: non volevo lasciarla e mi ero convinta che sarebbe stata benissimo. Senonchè un giorno Marie Antoinette mi dice : “mamma ma la nostra cucina lì non c’entra niente. Sembrerebbe di entrare in un esposizone di mobili! Non è la prima volta che lasci cose che ti piacciono per cambi epocali….quindi basta! Volta pagina e lascia perdere ”
Tuffo al cuore e piccola consapevolezza che forse la petite reine non aveva tutti i i torti.

Mia (ex)cucina : laccata bianca lucida con top grigio antracite
Cucina della dolcemetà: legno ciliegio + isola e  top in marmo “pepe/sale”
…come abbinare il tutto???

La dolorosa decisione di lasciare a mia volta nell’appartamento la mia cucina è arrivata poco a poco insieme alla scelta di acquistare comunque qualche pezzo nuovo per riporre le mi batterie culinarie ( e per “batterie” non intendo solo pentole ma tutto quello che voi sicuramente potete immaginare)
Cosa abbinare ad una cucina old style (per fortuna senza troppo frizzi e lazzi dei tempi andati!) creando un insieme comunque armonico?
Acciaio. Tecnico, lineare, professionale, a suo modo , un classico. Quindi ecco nascondere le piastrelle di cotto tra le basi e i pensili della cucina old, con lastre di acciaio inox e aggiungere mobili in acciaio con top nero/grigio scuro. Le 4 pareti bianche sono state dipinte 2 in grigio scuro e 2 bianche e sono ancora alla ricerca di particolari e ammennicoli vari per renderla gradevole …a me ! (sono iper critica e paranoica, lo so)
E tra le mie tante paranoie ce n’era una alla quale ho fatto fatica a rinunciare : volevo portare almeno il mio forno, quello che mi ha regalato tanti momenti di soddisfazione durante le mie cake therapy, quello che non mi ha mai sbagliato una cottura, non mi ha mai bruciato un arrosto…
Quindi abbiamo preso mobili nuovi tra cui uno per forno ad incasso. Nel momento in cui ho dovuto mettere in vendita la mia amata cucina mi sono trovata davanti all’impossibilità di offrire una cucina completa di ogni cosa tranne il forno! Quindi ho dovuto accettare questa dura, durissima realtà : lasciare per sempre il mio forno e adattarmi anche al forno old…

Prima nota negativa : il suddetto forno è ubicato sotto ai fuochi, il mio era ad altezza occhi, comodo e perfetto per controllare la cottura.
Seconda nota negativa : era conciato da buttar via
Terza nota negativa : piangevo quando lo guardavo pensando al mio…
Quarta nota negativa: il mobile appena acquistato previsto per (il mio ex)  forno ad incasso ha dovuto essere sostituito …
Prima nota positiva: mi sono accorta solo in questi giorni che è un forno blasonato
Seconda nota positiva: è di dimensioni maggiori del mio : è più largo
Terza nota positiva : avevo cucinato, qualche giorno fa, dei dolcetti ikea surgelati e, ammetto, sono usciti perfetti.

Quindi mi sono messa all’opera è ho compiuto un’opera di trasformazione rendendolo ….nuovo e brillante. Non vi dico quanto ho faticato ma sono soddisfatta del mio risultato.
Ora non restava che metterlo alla prova , la prova più difficile : la cottura del pane.
Quindi eccomi qui con il mio panetto lievitato , agitatissima e speranzosa nella buona riuscita…
Questo forno è più potente del mio , quindi la prossima volta dovrò abbassare la temperatura. Nel mio forno tenevo 180° ed era perfetto , in questo 180° sono troppi…
Il pane si è cotto bene ed era bello croccante ma l’interno non era cotto come dico io. C’è da dire che questi preparati per pani ai quali si aggiunge solo acqua, danno come risultato una pane che io chiamo “tedesco” e con questo intendo con un gusto particolarmente acido, lievitano poco perché hanno una percentuale di farina di segale e/o integrale e rimangono leggermente “umidi” e con l'interno abbastanza "compatto",  tutte caratteristiche che mi piacciono, per carità, ma non sono quelle del “mio” pane.

Direi primo test : passato. Urge però metterlo alla prova con un lievitato fatto come si deve …non so quando ma ci riproverò anche perché questo forno diventerà “il” forno e dovrò imparare a conoscerlo bene per tirar fuori il meglio di lui.
Una nota dolente che rimarrà tale for ever è la posizione: in effetti avere il forno alto è miliardi di volte più comodo, averlo in basso mi costringe a piegamenti ai quali non ero più abituata e, alla mia età, potrebbe essere problematico e rischioso. Il colpo della strega per controllare i miei manicaretti al forno sarebbe davvero troppo.,…;-)






venerdì 11 marzo 2011

DANUBIO THERAPY O BEAUTY RELAX???

danubio3mt



Ci sono momenti in cui tutto si incastra magicamente. Vi trovate del tempo inaspettato, magari dopo giornata d’ufficio pesante, e vi regalate, chessò, un giro in centro, una visita ad un’amica ,una puntatine dall’estetista per un bel massaggio, ;-) …oppure vi fiondate dritte a casa (senza fare le solite mille commissioni) , chiudete a doppia mandata , vi mettete comode et voilà….cominciate a preparare un lievitato…
Ci vuole tempo, tanto tempo , perché il risultato soddisfi e quindi, non è cucina da tutti i giorni.
Ci vuole l’occasione, ci vuole l’ispirazione ed è proprio quello che è successo a me l'altra sera : un incastro magico!
Arrivata a casa con ancora la luce (e già questo sa un po’ di miracolo!) …sola! La regina era , come sapete, in India, la dolcemetà con i suoi ragazzi fuori a cena e io nella mia casa (mia ancora per poco) con Eu che comunque appena svuotata la ciotola se n’era uscito .
L’idea era di godere di questo qualitytime (come dice la mia amica Rita) in un dolce far niente , tra libri, riviste sfogliate con (finta) noia dopo un bagno rilassante tra candele e profumi e invece, sono andata in cucina e mi sono accorta della bella fetta di gorgonzola piccante e pensare ad un’idea per la sfida dell’MT di marzo ,è stato un attimo…mi sono guardata intorno ed ecco che un sacchetto di prugne secche mi capita a tiro. Why not?
Avrei preferito i fichi secchi ma ho fatto di necessità virtù : le prugne avrebbero ingentilito il forte sapore del gorgonzola : aggiudicato!
Ho guardato con sguardo amorevole il mio KA e mi sono messa all’opera…
Fantastico impasto, dosato perfettamente, complimenti alle indicazioni della tery!
È lievitato in modo fantastico e questa è la soddisfazione più grande quando si preparano pani & C.
Mi è piaciuta l’idea delle palline che lievitano e formano un unico insieme gobboso e carino.
Ho utilizzato uno stampo a forma di cuore ma non si è rivelata una buona soluzione perché la resa “stilistica” è stata quella di un pane che avrebbe dovuto essere tondo al quale mancava un pezzo: dell’idea romantica del cuore si è persa la traccia…
Pezzo che in effetti ci sarebbe stato, essendo avanzata la quantità di pasta proprio per fare l’ultimo panetto che ho dovuto cuocere solo soletto…ma tutto nella vita ha un senso: infatti questo panetto fuori dal coro è stato quello che ho assaggiato e fotografato ,appena sfornato .
Bè devo dire che non era malaccio: il formaggio fuso al punto giusto avvolgeva la prugna e smorzava il suo essere dolce.
Doppia contentezza: la prima di aver “panificato”, per me una foodtherapy che non delude mai e la seconda di aver preparato un Danubio in netto anticipo sui tempi da me fissati, cosa che capita molto ma molto raramente !
Riflessione doverosa: sarà normale scegliere di impastare, aspettare le lievitazioni, mettere in forno, fotografare (si fa per dire) , assaggiare e andare a letto ad ore turche piuttosto che pensare pigramente a sé, concedendosi coccole da area benessere : doccia, bagno, creme e relax????
Probabilmente faccio parte di quella categoria di donne che si lamenta per non avere mai tempo per fare tutte quelle belle cose che ci piacciono , tipo manicure, cure capelli, beauty & c, ma che forse, non le ha tra le sue priorità .
E quando ,la mattina seguente, ho visto sul tavolo in cucina il mio Danubio l’ho trovato davvero bello ! bè, al contrario di me che avevo il capello sconvolto , il viso stanco ,bisognoso forse di qualche maschera rivitalizzante e un leggero mal di schiena (sarà un po’ di stanchezza …) ma la prossima volta che mi trovo del tempo regalato, mi occuperò di me, me lo prometto pur sapendo che davanti ad una crema corpo da spalmare con calma e devozione e davanti ad un libro ricco di ricette invitanti, sceglierei di sicuro il secondo!
Eh si, è proprio vero: al cuor non si comanda! :-)

Ingredienti:
500 gr farina (300 gr Manitoba + 200 gr farina 00)
150 ml latte
3 tuorli e 1 uovo intero
1 cucchiaino di sale
Lievito di birra
1 cucchiaio di zucchero
1 cucchiaino di miele
100 ml di olio extravergine di oliva
Ripieno:gorgonzola prugne secche


per l’impasto ho seguito la ricetta di Tery e dopo la prima lievitatura ho fatto i panozzi tondi riempiendoli con un pezzo di gorgonzola e una prugna secca.Li ho messi nello stampo e ho fatto lievitare fino al raddoppio , poi spennellata di uovo e ho infornato a 180° per circa 20/25 minuti.

martedì 23 novembre 2010

LE AMICHEDELCUORE ...


Una delle cose che amo di più fare è invitare le mie amichedelcuore a cena. Il numero delle invitate può variare da 1 a 6 (il massimo che riesco ad ospitare chez moi senza intoppi), il giorno rigorosamente infrasettimanale perché ,ça va sans dire, il week end è dedicato alla famiglia (mariti, figli, fidanzati, …)la cena deve essere tassativamente informale e molto ma molto easy in quanto l’ “invitatrice” (cioè io) lavora (ebbene si) e quindi il tempo a mia disposizione per cucinare è pochino.
Via libera a ricette che fanno scena e sono buone (indispensabile!) e che si preparano in fretta o in anticipo garantendoci una bella fetta di tempo da dedicare a noi, alle nostre chiacchiere (motivo principale dei nostri incontri!) L’ultima cenetta è stata molto “intima” in quanto eravamo in…due, io e l’Alda! Marie Antoinette ha lasciato il castello per uscita con amici regalando, in modo discreto, alla madre (io) uno spazio di quieta libertà.
L’unica ricetta degna di nota della serata è stata la torta di pane salata, della quale esistono mille versioni a seconda degli ingredienti , questa la chiamo :
Di pecorino e salsiccia in torta rustica

Pane avanzato
Latte
1 uovo
pecorino grattugiato (tanto)
salsiccia a pezzi
zucchina grattugiata
sale (pochino)

il procedimento è il solito delle torte di pane: si ammolla il pane tagliato a tocchetti nel latte fino a che diventi bello morbido. Se il tutto è troppo liquido , si strizza. Si mette, poi, in una ciotola con : 1 uovo, il pecorino grattugiato , la zucchina tagliata a crudo a julienne e la salsiccia (fatta prima sfrigugliare in padella)
si aggiusta di sale e si mette in una teglia rivestita con la carta forno.
Si inforna a 160° per una ventina di minuti e poi si alza a 180° per almeno ancora mezz’ora.
Solo la prova stecchino ci darà la conferma se la torta è cotta o meno. Tenete conto che , raffreddandosi tenderà a diventare più compatta, quindi anche se vi sembra “mollina” poi si ricomporrà…si può fare bassa bassa o alta, dipende dai gusti e si può gustare sia fredda che tiepida/calda .
A me ne sono uscite due : una alta circa 2 cm e l’altra circa 4.
Le quantità sono ad occhio, in quanto dipendono dalla quantità di pane avanzato. Come avevo già detto, io assaggio il tutto da crudo per dosarmi negli ingredienti e questo metodo, anche se poco fine si è sempre rivelato infallibile!
Per questa cenetta l’ho preparata il giorno (ehm…sera/notte)prima e l’abbiamo mangiata fredda in quanto si è accompagnata ad un tomino di capra con melanzane al funghetto, quindi la sua funzione era di essere tipo un pane…il primo , dato che diluviava e il tempo ispirava un conford food, ecco super pronta la mia pasta&fagioli speedy che ultimamente , lo ammetto, sto sfruttando un po’ troppo, ma …mi ispira!!! La foto è…sfocata ma è l’unica che ho e ci tenevo a pubblicarla lo stesso, per fissare ancor più nella memoria la nostra cenetta.


La mia amica Alda fa parte delle mie “amichedelcuore” con le quali condivido gioie e dolori della mia vita. Ci sono amichedelcuore che conosco da 30 anni e più, ce ne sono di più “nuove”, ma tutte accomunate da un feeling speciale che me le rende uniche e indispensabili.
Le mie “amichedelcuore” sono: alda,rita,roberta,pierangela, ilaria, cristina e ho deciso in questo piccolo mio spazio virtuale di dedicare, nel tempo, ad ognuna un post. La cena di martedì scorso è stata la prima occasione per raccontarvi dell’Alda.
L’Alda è un’amica “recente” , galeotti furono i colloqui a scuola con i prof, dato che i nostri figli erano compagni di scuola al liceo. Con lei è stato un colpo di fulmine che ci ha elettrizzate fin da subito. Primo argomento che ci ha unite : i libri e la scrittura. Lei maniaca di libri quanto me e poetessa per passione , suo è il libro “Caleidoscopio” del quale ho parlato qui che vi consiglio di prendere e, non perché è una mia amica, ma perché è un piacere per l’anima leggere le sue delicate righe nelle quali è facile ritrovarsi. Io non amo particolarmente la poesia perché non sono preparata culturalmente ad apprezzarla e capirla appieno , ma le sue poesie mi trasmettono emozioni e questo è un innegabile merito dell’autrice.
Detto questo abbiamo altre cose in comune: la passione per il web e un blog, il suo è per me un appuntamento quotidiano! Delle mie amichedelcuore è la più tecnologica e quindi capisce le mie ore trascorse a navigare perché lei fa lo stesso!!! Ci scambiamo siti e info oltre a scriverci mille sms.
È una donna manager , realizzata sul lavoro , capace ed intelligente . è una donna un po’ maschile , nel senso che non le appartiene il mondo domestico più di tanto (beata lei!) per mille motivi…non è una cuoca ma quando cucina è bravissima !! mi ricordo ancora un suo arrosto in crosta morbidissimo e cotto perfettamente. Non è una donna “mastrolindo” con la passione per i prodotti lavavetri e altro. Madre premurosa e presente ma non chioccia . amante dei viaggi , di cinema, di fotografia ,della cultura e snob quel giusto che…ci sta! Immagine: very young : caschetto castano con frangia , minuta ,look elegantemente sportivo. . Niente tacco 12 per lei : altro punto in comune!!! :-)
Amiamo entrambe la pigrizia costruttiva trascorsa , per esempio, alle terme o a farsi qualche massaggio. Amiamo le stesse borse: capienti come valigie e…ehm…preferibilmente firmate (ne abbiamo 2 o 3 preferitissime!!!) è un’amica che in un mio momento buio mi ha regalato un week end magico nella sua casetta in montagna dove abbiamo mangiato in posti deliziosi, abbiamo passeggiato in mezzo alla neve e abbiamo parlato ininterrottamente per 3 giorni…e ditemi se questo non è amore!!! :-)) è stato uno dei più bei fine settimana della mia vita e non esagero! Ha saputo prendermi per mano e farmi ritornare la voglia di fare cose belle e gliene sarò grata tutta la vita!
In ultimo scrive biglietti favolosi…e con orgoglio e un pizzicò di vanità (concedetemelo) vi scrivo questa sua piccola poesia a me dedicata scritta come biglietto per un mio compleanno di qualche anno fa.

Un mondo di seta

Chiarore profumato,
Di cera cremisi,
Acquarelli delicati,
Briciole di nuvole,
Lettere consumate,
Pagine da scrivere.

Focacce calde,
rapsodie.

Nella cornice un mondo,
il tuo mondo
di seta colorata

giovedì 18 novembre 2010

PANE NOTTURNO...



EbBene si anche per il pane, per me, vale il discorso della cake therapy, per ben due fondamentali motivi.
Il primo : fare il pane è terapeutico e mi fa star bene e poi , preferibilmente lo faccio di sera/notte Non esagero a dire “notte” in quanto come ben sapete il tempo delle lievitazioni , quelli devono essere e, non solo, spesso variano (prolungandosi…) a causa della temperatura esterna, dell’umidità, delle…paturnie nell’aria. Si, perché di tutti cibi ,il pane è quello che , sempre secondo la sottoscritta, percepisce di più le “energie sottili” della panificatrice e con questo intendo affermare che sei hai le .... in giostra è meglio non fare il pane ma forse è meglio mettersi sul divano a leggere un bel libro, uscire a farsi una corsetta (che scarica) , farsi un bagno caldo corredato da candele,ecc….
Questo però, paturnie a prescindere, non è stato caricato da influssi grevi ,piuttosto è stato un pane stranamente trascurato a causa le circa mille altre “cosette” che avevo da fare quella sera (pre party - vedi post precedente)…
Di solito il pane io lo amo e lo accudisco dal primo momento della preparazione. Da quando preparo gli ingredienti…mi muovo già in modo lento, armonioso, pieno d’amore vero verso quello che sarà il mio pane e durante le lievitazioni lo seguo, lo controllo, lo accarezzo, rispettando i suoi tempi e le sue richieste.
Con questo pane non è stato così, o meglio, all’inizio l’amore c’era (ehm…come sempre nella vita…) anche perché il pane alle noci è il mio preferito, sia da fare che da mangiare, poi…bè poi mi sono persa (ehm…come a volte accade nella vita…) . Insieme alla sua preparazione avevo da preparare altri due cake, una decina di tartellette di brisè (che andavano cotte in bianco) + il “ragù” di castagne che avrebbe accompagnato un saporito cotechino (inserito poi nelle tartellette con il suddetto ragù)
Inoltre, perché no?, ho caricato una lavatrice, dimenticando di togliere dallo stendino i panni già asciutti (che ho tolto poi al volo, quando i nuovi panni lavati e umidi chiedevano asilo per essere stesi ) , ho sistemato rumenta ( o pattume,o scovazze o…immondizia) differenziata (traduzione: 6 viaggi ,carica come un cammello , da casa al cortile , con Eu, il gatto che simpaticamente giocava tra le mie gambe con il rischio di inciampo…)
Non contenta , e assolutamente dimentica del mio pane che lievitava da troppo tempo, ho deciso anche di farmi una frettolosa manicure : mi ero illusa che il più era fatto e che era finalmente giunto il tempo per me.
Mi ricordo del pane: acc…..!!!Andata bene! Lo ritrovo lievitato benissimo: il panetto è bello gonfio e morbido, una goduria! Lo sgonfio delicatamente preparandolo alla seconda lievitazione dandogli già la forma desiderata : treccia.
Ricopro e…accendo il computer!!! Errore, anzi, errorissimo! I minuti, le ore volano . Mi muovo leggiadra tra un sito e un altro, tra un blog e un video su youtube…ma non solo!!!
Udite, udite , Marie Antoinette decide proprio in quel momento (ore circa 22,30) di sconvolgere la sua camera : spostare il letto e la scrivania e il comodino e la cassettiera…insomma un mini trasloco.
Temendo di sicuro rimostranze dei “simpatici” vicini per rumori “fuori orario” con il rischio di sfratto immediato, tento di convincere la petite reine di rimandare a…data da destinarsi.
Non se ne parla nemmeno! La regina ha deciso, punto e basta.
Trovarci entrambe (era inevitabile che il “popolino” venisse coinvolto nelle grandi manovre di palazzo….) immerse tra scatole, abat-jour, cuscini, libri, ecc….è stato un attimo…
“sposta di qui”
“no, gira di là”
“ahia, mi fai male…ferma …ferma….così mi pesti un ditoooooo”
“miiiiiiiiii…che imbranata!!! Lascia stare , faccio io… tu sei anziana…”
Inutile che indichi chi diceva cosa, di sicuro lo avete capito!
Morale, sfidando il verdetto della possibile riunione di condominio straordinaria che verrà di sicuro indetta dopo il casotto che abbiamo fatto, siamo riuscite a sistemare il tutto verso quasi mezzanotte!
Stremate e totalmente insoddisfatte (urge nuova sistemazione) ,ci siamo buttate sul divano.
“faccio una tisana?” dico
“oh, si grazie cara”fa Marie Antoinette
appena entro in cucina: IL PANE!!!! Oh my God!!!!!
Stralievitato…troppo!!! Perchè il rischio è lo sgonfiamento repentino al primo cambio di temperatura, come, in effetti, è stato!!!
Non solo, vista l’ora e la stanchezza, l’idea di dover aspettare che fosse cotto, mi faceva venire una leggera nausea…
Ho fatto le tisane, per la precisione: camomilla a me (doverosa!) e tisana al finocchio a Marie Antoinette.
Lei poi si è ritirata nei suoi appartamenti , ala nord/ est del castello…e io mi sono ritirata nelle cucine ala nord/nord fino a completa cottura del pane, rigorosamente seduta al tavolo per non addormentarmi!
Il mio pane alle noci, nonostante sia stato trascurato ,si è comportato bene e mi ha regalato un profumo rassicurante e caldo , una croccantezza quasi da forno a legna e un sapore sublime…
Cosa ho fatto nel mentre???? Ho preso una delle mie adorate (famigerate) moleskine delle liste e ho iniziato : titolo “cose da fare”
Masochista??? Forse un cicinin (trad.: pochino) ma dovevo occupare quel tempo con qualcosa di carino, stimolante e energizzante, come sono , per me, le liste “whath-to-do”….
Morale: dopo la cottura del pane sono riuscita a stare in cucina un’altra mezzo’ora buona : ehm…dovevo completare , come piace a me , la lista…altrimenti che senso aveva , o no???
p.s.: secondo me la camomilla ha su di me un effetto contrario…la prossima volta provo con …una tanica di caffè, vuoi mai che mi rilassi ???:-)))))

giovedì 14 ottobre 2010

ANCORA PANE...


Eh, si, ancora pane! Sarà il freddo, sarà la luce, sarà la voglia di casa, la voglia di forno e poi a me impastare e fare il pane piace, mi gratifica , mi illumina!! Si , mi illumina perché mentre sono con le mani in pasta :-) e mi rilasso piano piano , penso…penso…e spesso mi vengono delle illuminazioni filosofiche che mai avrei avuto in situazione di vita “normale”…
Sono una persona contorta, insicura, mi faccio mille e mille paranoie su tutto. Spesso credo di essere convinta di una cosa e subito dopo penso esattamente il contrario. Mentre faccio il pane, spesso tutto mi sembra chiaro e definito, i dubbi scivolano via come le gocce di pioggia sul vetro , sento il profumo del lievito (che mi fa impazzire!!! Più del bulgari jasmine noir : il mio preferito !!!) che, probabilmente influisce sui miei neuroni e sinapsi e mi rende più rilassata e ben disposta verso il mondo. I problemi trovano (quasi sempre) una soluzione o perlomeno un’idea di possibile soluzione.
E' un processo lungo che cammina ,mano nella mano, con l’impasto, la prima lievitazione, la seconda , la cottura e termina con lo “sfornamento” : apoteosi …divina.
In questa iperbole scorrono le mie elucubrazioni. Sono delle più varie : spaziano da Marie Antoinette (ha iniziato l’università e siamo in mega crisi : sarà stata la scelta giusta?) ,a problemi famigliari, al lavoro, alla cellulite+rughe (eh,si anche questo!), alla dolce metà, al tempo che non basta mai, alla insoddisfazione della vita, …insomma chi più ne ha più ne metta…
Possono essere pensieri stupidi, paranoie ataviche, non-problemi…
A volte però il mio pane è proprio un pane “problematico” e non mi piace sia così perché nel prepararlo immetto la mia energia sottile del momento e si rischia la mal riuscita, si rischia di avere un pane pesante, greve, che ha assorbito quest’onda grigia .
E quando capita (perché capita!), è un pane al quale non ho dato la meritata attenzione dimenticando qualche ingrediente : il classico è farlo senza sale.
E qui psicologicamente parlando, potremmo aprire una conferenza a tema.
Un panetto che lievita, ha “in nuce” la sua realizzazione futura, è già l’oggetto che sarà, e se manca un ingrediente come il sale è sintomatico . Se l’ottimismo è profumo della vita il sale metaforico è quello che la rende più gustosa, più saporita e più piacevole ed è inconsciamente normale dimenticarlo mentre sono assorta in bui pensieri perché non lo vedo, non riesco a farlo entrare nei miei meccanismi mentali che stanno, in quel momento, analizzando i miei pensieri in modo “sciapo” , senza entusiasmo.
Questo è quello che accade quando parto male a preparare i miei lievitati : non metto il sale .Mai. Poi in corso d’opera il mio umore migliora sempre ma , oramai, il danno è fatto!

Diverso è quando mi approccio alla mia adorata panificazione con spirito più leggero e spensierato. Già dall’impasto sprizzo gioia e voglia di fare e anche se il mio cervellino macina sempre (ubi maior…), sono già in fase “risolutiva” e fare il pane contribuisce ancora di più a trovare rimedi, soluzioni perfette, ai fastidi della vita. Questi pani/dolci/focacce/ecc…sono buonissimissimi…lievitano in modo perfetto, si lasciano impastare docilmente e prendono obbedienti le forme che decido di dare loro. Nella seconda lievitazione danno soddisfazioni insperate, per terminare con un gran finale dopo la cottura, regalandomi pani gonfi e morbidi, croccanti e colorati , profumati e fragranti.
Mi innamoro ogni volta di questi pani e sono orgogliosa di me (grosso successo per una che ha l’autostima sotto ai piedi!) Quando porto il pane in tavola , sentendomi forte e infallibile la mia frase storica è “ scusate, non posso farci niente se questo pane mi è venuto perfetto” ;-)

Questo che ho fatto è una pane ai cereali la ricetta è la stessa di questo (senza le nocciole) : la differenza sta nell'utilizzo di una farina ai cereali che avevo preso in Francia. L'intreccio invece l'ho copiato da questo interessante blog

Quando ho tagliato e assaggiato la prima fetta, i pensieri si sono dissolti e sono saliti in alto insieme al vapore che usciva dall’impasto (si, lo assaggio quando è sempre troppo caldo !) : scomparsi casini famigliari, rotture di lavoro, introspezioni psicologiche pesanti, …solo una sorta di nulla cosmico che dura giusto il tempo di gustarmi quella prima fetta…
“mamma…mamma….MAMMA (crescendo di tono)…ti sei accorta vero che è completamente senza sale?”
ops…
Marie Antoinette (lo assaggia anche lei subito!! Qualche gene mio ce l’avrà no???) mi ha portata alla dura realtà ma io con sguardo sognante me ne sono infischiata di questo piccolo particolare…lo farcirò con prosciutti e formaggi saporitissimi, o creme e cioccolati dolcissimi.
La catarsi si è compiuta anche questa volta Lo ammetto, ero partita male,molto male a preparare questo pane , colpa di pensieri dolorosi che fanno male e prosciugano…ho fatto il pane lo stesso e, seppur senza il solito sale, è stato, come sempre, terapeutico .

Finchè al mondo esisterà il pane fresco…le cose non potranno mai guastarsi in maniera irreparabile”
“la regina dei sogni” C.B.Divakaruni

domenica 3 ottobre 2010

TOUJOURS NOISETTE ET... PORQUOI PAS , ASSIETTE ;-)


Quest’autunno , è per me, l’autunno delle nocciole! Ho avuto autunni/funghi, autunni/uva, autunni/sciroppo d’acero…
È iniziato con questa torta ed è continuato con un bel sacchetto colmo di nocciole che mi ha portato una cara amica. Solo a vederle le nocciole sono belle: il loro colore, la forma , peccato non ce ne siano alcune con il loro “cappellino” di foglie verde chiaro e magari attaccata a qualche rametto…un po’ ne ho messe in un cestino per arredare un angolo della cucina e un po’ le utilizzate per fare una delle cose che amo di più cucinare : il pane.
La ricetta non c’è, o meglio, dopo anni di prove e di “studi” ho una mia ricetta standard alla quale aggiungo vari ingredienti.

Ingredienti:
500 gr farina manitoba
1 cubetto di lievito o una bustina di lievito liofilizzato
Zucchero (un pluc)
½ cucchiaio di sale
100 gr nocciole tritate fini
300 ml circa di acqua tiepida
Uovo e nocciole per guarnire



Per l’impasto oramai ci pensa il mio fantastico KA ma non riesco, una volta tolta la palla di pasta dalla ciotola, a non impastarla un po’ anch’io! E’ un piacere unico al quale non rinuncio!
Fate sciogliere nell’acqua tiepida il lievito con un po’ di zucchero. Mettete nella ciotola la farina, le nocciole tritate e il sale. Fate un buco nel mezzo e versate l’acqua con il lievito e iniziate ad impastare o azionate il vostro robot preferito! :-)
Quando l’impasto è liscio ed elastico mettetelo a lievitare coperto da un telo per almeno un paio d’ore.
Controllate ogni tanto e se doveste accorgervi che è lievitato stupendamente in meno tempo, meglio! Deve quasi raddoppiare di volume.
Una volta lievitato prendete il vostro panetto (che profuma già di nocciole!) e lo impastate nuovamente per sgonfiarlo un pochino. Date la forma desiderata e mettete sulla teglia del forno coperto da un tela per ancora un’oretta.
Quando lo scoprirete il vostro pane vi avrà regalato un’ulteriore lievitatura ! non resta che spennellarlo con l’uovo e decorarlo con nocciole sgusciate.
Metterlo in forno a 180°/200° (dipende dal vostro forno) per circa mezz’ora, fino a quando sarà diventato di un bel colore dorato.

Questo è stato il pane di una cena con amici , menu (c’è da chiederlo?) autunnale:
prosciutto crudo e fichi
risotto alla zucca e salsiccia
cotechino con castagne
dischetti di polenta con gorgonzola
crostata coperta di mele cotte e fichi

il tutto annaffiato da uno stupendo Teroldego di Rotaliano (il mio rosso preferito), mentre per il dolce un classico e raffinato Ferrrari!


Ho apparecchiato con piatti “standard” di tutti i giorni presi alla mitica Ikea dove spesso bazzico perché posso , a prezzi ragionevoli, regalarmi un’immagine nuova di casa sia che si tratti di tende, cuscini che di stoviglie e io mi perdo tra queste cose e se potessi ogni giorno, ma proprio ogni giorno, comprerei qualcosa per la casa, per la cucina ! MA …è arrivato nella mia città un “pericolo” !!! Hanno aperto uno store che fa parte di quella catena di centri commerciali che ha il nome della famiglia veneziana che ne è la proprietaria ;-) e ha il reparto casa stupendo! Prezzi non proprio da ikea ma ,ogni tanto una piccola concessione ce la possiamo fare! Oggetti dal gusto raffinato ed elegante e poi, lo ammetto, ho già adocchiato due o tre o forse anche quattro, cosette niente male…
Certo che l’acquisto piatti diventa anche necessario per scopi blog-eschi! Non posso fotografare ogni cosa che cucino sempre negli stessi piatti ! Ma non posso nemmeno comperarmi , chessò, cinque servizi diversi!
Ecco l’idea : prendo un servizio da sei completamente “spagnato” ! traduzione : scelgo sei piatti fondi e sei piani e, bè già che ci sono anche, sei piattini dessert , che più mi piacciono anche se fanno parte di servizi diversi e, qui sta il bello, l’originalità del nuovo servizio starà appunto nella totale differenza (= spagnatura!) delle stoviglie!!!
Che ideona, vero??? Quando si dice : la necessità aguzza l’ingegno!
Sono certa che se qualche designer famoso lo proponesse diventerebbe molto “in”, “trendy” e anche “cult” , apparecchiare così…
In attesa di investire in questo nuovo acquisto utilizzerò come basi per i miei piatti supporti “creativi”… sapete cosa ho fatto??? Ho preso una cassetta di legno , quelle brutte della frutta&verdura e…l’ho dipinta di bianco …eh, si un bellissimo effetto decapato molto shabby chic !!!
Ehm…si capisce che tra le mille crisi che mi attanagliano in questo periodo (no comment) c’è anche quella….economica?? ;-) no, vero???
Bè e poi dopo i piatti…toccherà alle tovaglie… mi butterò sul riciclo dote famigliare (traduzione: mamma hai per caso delle tovaglie che non usi???) molto molto “vintage”…
;-))))))

venerdì 24 settembre 2010

PANE CON INTRECCIO "DA STUDIO" ...per me :-)



Se parliamo di pane bisogna andare indietro nel tempo… diciamo anche circa a vent’anni fa .
Illo tempore (eh, si è proprio il caso di dare una connotazione antica al tutto chiedendo aiuto alla lingua latina che ben rende l’idea!) non solo non esistevano le macchine per il pane casalinghe ma era difficile trovare libri sull’argomento. A dire la verità uno l’avevo scovato. Durante le mie vacanze estive, che allora trascorrevo in trentino (posto che amo) avevo comperato uno dei primi libri sul pane (casa editrice "del posto") convinta di aver trovato finalmente il segreto per cucinarlo come si deve . Confortata dalle bellissime foto ero sicura che avrei sfornato delizie a non finire.
Ma la realtà era stata ben diversa! L’autore (furbastro) non parlava dei tempi della doppia lievitazione e di altri piccoli ma indispensabili “segreti” utili alla panificazione perfetta! :-)
I miei risultati erano stati deludenti . A volte sfornavo un pane così duro che sembrava cemento, a volte invece il mio impasto si trasformava in una specie di “blob” (si, proprio quello del film di fantascienza!) molle e appiccicoso (mi era capitato quando mi ero cimentata in un pane al formaggio !!!) ne è passata di acqua sotto i ponti e in quegli anni avevo studiato ogni libro, ogni rivista , per imparare.
Le riviste erano in inglese! Of course! Perché quelle italiane non consideravano ancora la possibilità di fare il pane in casa mentre in Inghilterra erano già dotati di macchina casalinga (che avevo incominciato a cercare in ogni dove!) . Provavo ogni cosa : impastare il pane con l’acqua minerale, usare farine speciali, tempi di lievitazione, gradi di cottura, insomma era una mania!
Poco per volta e dopo aver avuto alle spalle tanti insuccessi ecco che il mio pane diventava sempre più come lo volevo io.
Ero riuscita, anni dopo, a prendere la macchina del pane (una delle prime!) ma preferivo comunque farlo a mano. O meglio, a volte usavo la macchina solo per impastare e poi facevo fare le lievitazioni fuori macchina così come la cottura anche perché, non mi piaceva e non mi piace quel cubozzo di pane che è il risultato del procedimento completo delle macchine per pane che vorrebbe essere una sorta di pane a cassetta.
Mi piace dare diverse forme a quello che sforno : a ciambella, a girasole, sfilatino, treccia…e, ultimo, questo magico intreccio!
Uno dei miei pani preferiti e uno di quelli che mi viene meglio è il pane alle noci , forma preferita : la classica pagnotta tonda , misura media ! E poi c’è il pan brioche! Proprio con questo pane ho voluto provare questo intreccio “universitario” vista la proprio non immediata esecuzione , perché lo trovavo perfetto per questo tipo di impasto. Il suggerimento l’ho preso da un blog che seguo e che mi ha rimandato qui
Dico subito che ho dovuto stamparmi tutte le foto con i passaggi dell’intreccio convinta che dopo due o tre panini mi sarebbe venuto spontaneo. Errore! Io fino all’ultimo panino, munita di occhiali da presbite calati sulla punta del naso, ho intrecciato seguendo attentamente le istruzioni!


La soddisfazione è stata però grande! Innanzi tutto impastare e dare la forma al pane credo sia uno di quei piaceri unici che solo chi ha provato può capire. Si impasta e si crea : e’ un’espressione artistica fare il pane!
Belli questi panini solo che non sono venuti morbidi come piacciono a me. Evidentemente l’impasto avrebbe dovuto essere più molle per regalarmi più sofficità ma erano mangiabili lo stesso!
Prima di infornarli li ho spennellati con l’uovo ma non andava fatto, o forse ne andava messo pochino. Ma io quando spennello mi faccio prendere dall’entusiasmo (come con lo “spargino” dello zucchero a velo) e continuo e continuo perché mi diverto a “tinteggiare” …il riusultato è che sembrano plasticosi e troppo lucidi ,caratteristiche che stonano con la natura del pane , sia dolce che salato, che io preferisco più opaco e “rudemente elegante” :-)
Ma son dettagli!!!
Sono stati comunque apprezzati e non solo da me!
Ecco la mia ricetta per il pan brioche:

ingredienti:

500 gr farina (io mescolo circa metà di “00” con quella “0”)
200 gr latte
80 gr burro
100 gr zucchero
2 cucchiaini di sale
1 cubetto di lievito (oppure una bustina di lievito disidratato)

Mescolo e impasto bene il tutto fino ad ottenere una bella palla elastica, morbida e che non appiccica (ma che non deve essere troppo “secca”)
Metto a lievitare in luogo tiepido, per circa un’ora ( ma anche di più. Fino a quando è aumentato almeno del 50% di volume. Quando sono fortunata aumenta anche del doppio! Dipende dal clima, dall’umidità, da come doso l’impasto…dal mio umore e dalle mie paturnie. Sconsiglio di fare il pane quando si è incavolate o “disturbate” :l’insuccesso è in agguato! ) . Copro il panetto con amore con uno strofinaccio perfettamente coordinato con la ciotola che lo contiene . Capirete che è fondamentale :-) : il futuro pane sarà contento di crescere in armonia di colori !!! ;-)

Una volta lievitato, lo impasto ancora un pochino per sgonfiarlo leggermente, dopodiché gli do la forma desiderata. In questo caso : l’intreccio.
Dopo faccio lievitare almeno un’altra ora sempre coperto dando uno sguardo al pane , prima di coprirlo, come quello che si dà quando si mette a nanna un bambino! Lui (il pane) deve sentirsi…amato!

Quando scopro l’impasto e vedo che è lievitato il giusto (non ci sono tempi standard. Diciamo che per me , un’ora è il minimo) accendo il forno .
Qui bisognerebbe aprire un capitolo a parte. Ho provato mille temperature diverse e ho provato con forno statico, ventilato, ecc…
Per il mio forno è ideale la modalità “ventilato” e i 180° per la cottura.
circa mezz’ora per un pane di medie dimensioni, per i panini sono sufficienti anche solo venti minuti.

Sono monotona, lo so, ma il profumo che si spande per la casa è terapeutico , rivitalizzante, coccoloso, inebriante, materno, insomma a me mette in pace con il mondo!
Appena sforno il pane è inevitabile scottarmi per assaggiare subito . So che è sbagliato , che il pane andrebbe raffreddato ma…non ce la faccio.
Anche in questo caso ho assaggiato subito e mentre assaporavo il dolce delicato e la punta di salato che lo rende unico, ho pensato che in un cibo così povero è racchiuso l’archetipo della bontà!



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