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mercoledì 21 novembre 2012

STARBOOKS LA SECONDA RICETTA:RAPE,PANNA,PANCETTA...

Ed eccoci al secondo appuntamento del nostro amato starbooks ed ecco le ricette imperdibili  che vi invito a leggere e a ...fare :

Vissi di cucina - Popcorn salato al cioccolato

Mapi La Apple Pie di Mary Pie - Crisp Cinnamon Cookies

Arabafelice - Pulla Bread

Ema Arricciaspiccia - Gingerbread town

Dani Menu turistico - Oat cookies

Andante con gusto - Vanilla cookies

Ale only kitchen  - Petti d'anatra al forno con chips di topinambur


 Per la  seconda ricetta di questo Starbooks  ho scelto un altro piatto salato, rapido e dal sapore particolare . ingrediente principale: la rapa.
Non amo questa radice e l’unico ricordo che ho,  sono le minestre di rape e patate che mi faceva mia nonna. Quelle mi piacevano soprattutto perché me le faceva lei J e poi perché sapeva insaporirle in modo speciale rendendole particolari e gustose. Mia nonna era slava con  “ramificazioni “ genealogiche astroungariche e quindi sono cresciuta con questi gusti diversi dalla zona in cui sono vissuta e vivo  ( il Piemonte , per inciso)

Questa ricetta la dedico a lei, a questa donna straordinaria , dalla vita da romanzo. Una donna semplice ma con un infinità generosità e  con la saggezza grande degli umili che mi ha insegnato tanto senza saperlo .Mi sento orgogliosa della mia discendenza incasinata e “mistissima” e soprattutto orgogliosa di discendere da lei che rappresenta l’essenza delle donne della mia famiglia : donne fortemente indipendenti,   che sembrano brusche  e  asettiche di sentimenti ma che in realtà sono capaci di affetti esagerati che tengono però gelosamente e discretamente  ben nascosti.
A pochi eletti  l’onore di conoscerci davvero ma per tutti la disponibilità e la condivisione di quello che abbiamo.
Tornando alle nostre rape…eccomi quindi a sfogliare questo libro e ritrovare similitudini di atmosfere e di sapori, eccomi dunque a scegliere le rape, che, come “immagine” mi piacciono tantissimo (uff…la solita donna superficiale  J … )


foto presa dal web
Pochi gli :

Ingredienti:
1 kg di rape
Sale (non precisata la quantità)
300 gr di pancetta in un’unica fetta
200 ml di panna da cucina
½  cucchiaino di noce moscata
Pepe nero

E veloce l’esecuzione :

Lavare le rape e tagliare la cima e il fondo. Se le rape sono grandi, tagliarle a metà e/o in quarti senza pelarle. Farle bollire in acqua salata per circa 10-15 minuti , fino a quando saranno tenere, quindi scolarle.
Nel frattempo tagliare il pezzo di pancetta in cubozzi e farli frigugliare (termine tecnico J ) in padella senza aggiungere condimento.
Scaldare il forno a 200°.
Mettere le rape bollite in una pirofila, mescolarle con la pancetta compresa di condimento .
Versare la panna in un pentolino e far scaldare fino a quando diventa densa poi aggiungere salee noce moscata.
Aggiungere la panna alle rape e alla pancetta mescolando bene il tutto.
Infornare per 10 minuti.

L’autrice ce la presenta come la sua versione rustica quindi niente raffinatezze nordiche alla Renè Redzepi , celebre chef del Noma di Cophenaghen ,che pure lui prepara le  rape ma con porridge di miglio e formaggio di capra e non solo….
( piccola digressione:  comunque a me questo chef incuriosisce :piatti preparati con  muschi e licheni, bacche “strane”, germogli, funghi … mah ???  )

La ricetta non mi è dispiaciuta anche se le rape, secondo me, andavano pelate (  ma è un questione di gusti ) : conservando la buccia è rimasto abbastanza intenso il sapore “amaro” della radice.
Il mix di sapori invece l’ ho trovato vincente e simpatico : il “dolce” della panna , il “saporito” della pancetta ben si sposano con le rape , in questo piatto  inequivocabilmente invernale, da neve…

Mi sento poi di fare un’altra osservazione positiva (provata dalle mie ricette  “postate” ad oggi ) :   la velocità e la semplicità di esecuzione , comune denominatore che ho riscontrato anche in altri piatti descritti nel libro. Ritengo sia un particolare da non sottovalutare , soprattutto parlando di ricette che potrebbero benissimo far parte delle nostre libagioni natalizie . Una possibilità in più di presentare nella  nostra tavola piatti nuovi e originali senza doverci impegnare più di  tanto. Viste le vite frenetiche dei più , che nel periodo di feste diventano ancor più intense, questa caratteristica la trovo un “plus” interessante…

mercoledì 1 febbraio 2012

HO FATTO IL BOEUF BOURGUIGNON DELLA JULIA CHILD...:-)



Ebbene si l’ho cucinato : il boeuf bourguignon.
Erano anni che l’avevo segnato nella mia lista “to do” e nel frattempo mi ero (nell’ordine) guardata un bel po’  di volte il film “julia e julie” (ammetto che la ricetta del boeuf era anche una scusa…), scaricato l’ebook di “mastering of art of french”, tentato di leggerlo J, vagato sul web per copiare, imparare da altri che prima di me si erano cimentati in questa ricetta…, visto più volte il video della julia child in persona che cucina il BB…
Mi sono giudicata pronta per intraprendere la mia impresa…
Innanzi tutto di una cosa sono certa : la pentola che ho utilizzato per cucinarlo è uguale a quella della julia…quando l’ho vista qui nel video (che allego) mi sono detta : ma quanto sono avanti???
O forse….quanto sono indietro…visto che la pentola è visibilmente datata ma , perfetta per questo tipo di cotture.
Tenendo conto che il video sarà degli anni 50/60 , mi sento di dire che il mio boeuf è stato cucinato in una pentola, se non proprio d’antiquariato, vintage di sicuro!!!

Ma bando alle ciance veniamo alla ricetta…
L’ho tradotta , trovando poi nel web il corrispettivo italiano,  perfetto…vabbè…
In pratica anche degli ingredienti ne ho fatto una ricetta : un po’ del mio, un po’ del libro e un po’ dal web ecco la ricetta per il mio

Boeuf borurguigon :
Ingredienti:

- una fetta di bacon (compresa di cotenna)
1 cucchiaio di olio d'oliva
1Kg e 1/2 di manzo magro tagliato a cubetti di circa 4-5 cm di lato- (il mio era circa 1 kg scarso)
 1 carota affettata
 1 cipolla affettata
1 cucchiaino di sale
1/4 di cucchiaino di pepe
2 cucchiai di farina
1 bottiglia da 750ml di vino rosso giovane corposo-io ho usato un barbera Ceppi Vecchi 
450/500ml di brodo scuro di manzo
1 cucchiaio di concentrato di pomodoro
 2 spicchi d'aglio schiacciati
1/2 cucchiaio di timo
1 foglia di alloro sbriciolata
1 rametto di prezzemolo

PER LE CIPOLLINE-
Circa 25 cipolline bianche pelate ( - io ho preso una confezione di quelle borettane)
23g di burro
1 cucchiaio e 1/2 di olio
 120g circa di brodo di manzo (o vino rosso o vino bianco)
sale e pepe
prezzemolo
1/2 foglia di alloro sbriciolata
 1/2 cucchiaino di timo

PER I FUNGHETTI-
Funghi champignons (ho preso una confezione)
 2 cucchiai di burro
1 cucchiaio d'olio
sale e pepe

E adesso inizia il difficile, ma credetemi, quando dico così, intendo il difficile a scrivere il procedimento, perché poi, alla fine, posso affermare che , a parte il tempo di cottura, questo piatto è veramente facile…e se lo dico io, mi dovete credere…
Ho fatto molta più fatica a leggere le istruzioni che a fare , tanto che alla fine mi sono dimenticata di aggiungere il prezzemolo fresco al piatto e dalle foto capite che è vero! La spruzzata di verde sarebbe stata molto più scenografica e avrebbe dato al piatto quel sentore di fresco che ci stava….anyway…

Preriscaldare il forno a 250°
Per prima cosa togliere il grasso ( cotenna) dal bacon e tagliarlo a bastoncini.  e cuocerli  in 3,5 dl di acqua. Scolarli ed asciugarli con la carta da cucina.
Tagliare la carne a tocchetti abbastanza grandi e asciugarla con lo scottex

 E qui inizia il complicato : bacon e cotenna , nati fratelli siamesi, li abbiamo separati e separate continuano le loro storie :
il bacon  va rosolato con l'olio a fuoco moderato per 2-3 minuti, finchè non si brunirà leggermente, dopodiché va messo in una casseruola (di quelle che possono andare anche nel forno)
nello stesso grasso del bacon ci facciamo rosolare carota e cipolla affettate per qualche minuto.
il grasso (cotenna)  va messo in un’altra padella e rosolato o meglio, sciolto , senza superare la soglia di fumo . quindi si rosolano  i pezzi di carne pochi per volta da tutti i lati 
(se il grasso si asciuga troppo aggiungere un filo d’olio.)
Quando la carne è ben rosolata ,il tutto va aggiunto alla pentola dove abbiamo già messo il bacon.
Sempre in questa pentola aggiungiamo le cipolle e le carote rosolate nel bacon.
mettiamo sale e pepe e due cucchiai di farina   mescolando  bene in modo che tutta la carne sia ben infarinata.
Mettiamo la pentola in forno per cinque minuti, mescoliamo di nuovo e rimettiamo  in forno per altri cinque minuti.

Togliamo la pentola dal forno e portiamo la temperatura  a 160°.
A questo punto copriamo la carne con il vino rosso e il brodo affinchè sia tutta coperta.
Aggiungiamo il concentrato di pomodoro, le erbe aromatiche (timo, alloro sbriciolato e qualche foglia intera) e l’aglio
rimettiamo in forno e cuociamo per circa 3/4 ore, controllando ogni tanto che il liquido non assorba troppo (credo sia impossibile…)

Io ho tenuto la pentola coperta per circa 2 ore e l’ultima ora (l’ho cotto per 3 ore) ho lasciato la pentola scoperta.

E mentre il nostro boeuf cuoce lentamente lentamente , si posso preparare cipolline e funghi :
Cipolline:
In un tegame riscaldiamo l'olio e il burro finchè non sfrigoleranno, quindi buttiamo le cipolline e facciamo rosolare per 10 minuti .
Versiamo  il liquido : (io ho messo un pluc (pochino)  di vino e il resto brodo) ,aggiungiamo  sale e pepe, e erbe aromatiche. Copriamo e lasciamo  sobbollire piano piano per 50 minuti (girando di tanto in tanto)  : il liquido dovrà essere assorbito tutto o quasi.
Funghetti:
Tagliarli a fettine regolari. Scaldiamo  in un tegame l'olio e il burro, quando sono caldi farvi saltare i funghi.

Il tempo di cottura non è poco ma nel frattempo io sono riuscita a farmi una maschera al viso (avvenimento straordinario più che fare il boeuf bourguignon !),rispondere a mail, sistemare foto sul pc e ho anche  letto qualche pagina dell’ultimo tomo in lettura “il fiume dell’oppio “ di Amitav Gosh…e dite se questo non vuol dire ottimizzare i tempi…

Intanto fuori inziava a nevicare aggiungendo pathos a questa ricetta che vuole, esige, pretende, temperature fredde e paesaggi invernali…
Quando il tempo stava per scadere , ecco arrivare un sms della petire reine che comunicava al castello la sua presenza per cena!!
Ciambellani e valletti si erano  messi subito all’opera per allestire una tavola degna di Marie Antoinette e il cuoco di corte (ehm…io)  era tutto contento per la ricetta particolare che aveva  preparato, senza   sapere che avrebbe avuto l’onore di essere assaggiata dalla regale fanciulla…

Siamo ai tocchi finali :
togliamo la casseruola dal forno , filtriamo il fondo di cottura, tenendo da parte la carne e il resto.
Facciamo restringere la salsa (se serve. a me non era servito..)
Rimettiamo la carne nella casseruola con cipolline e funghi  e versiamo sopra la salsa ben densa…
Una “spruzzata” di prezzemolo tritato di fresco sopra il tutto e…
The end!!!


Io l’ho servita con riso integrale bollito e condito con un filo d’olio extravergine d’oliva.

Avevo  annunciato in modo enfatico il piatto a Marie Antoinette che, arrivata in perfetto orario, già sedeva a tavola.
“et voilà” questa sera boeuf bourguignon “ detto con toni altisonanti
E lei : “bef …cheee?”
E io “ ma quello della julia e julie”
“ e…chi sono?”
Essendo pur sempre la madre della petite reine, ho incassato regalmente il colpo basso infertomi
Poi ho pensato che , in effetti, la regina aveva ragione a non conoscere questa ricetta….vuoi mettere l’immagine del boef e quella dei….macarons?????
Ha comunque apprezzato pure lei questo piatto che per me è stata una sorpresa di gusto…
Il vino (abbondante) ha regalato un sapore forte e deciso senza risultare pesante grazie alla lunga cottura che ha mantenuto solo i profumi e l’essenza del favoloso barbera che avevo utilizzato…
E la neve scendeva…e la serata era diventata regalmente magica …anche senza …macarons!

mercoledì 4 gennaio 2012

MINESTRONE NR.1 : EBBENE SI, SONO (ALMENO UN PO') A DIETA...:-(



E’ ufficiale. Sono a dieta. Mai nella mia vita ero arrivata a tanto ma…ubi maior…
E’ da troppo tempo che i miei pantaloni mi stanno sempre più stretti, le gonne si accorciano perché quello che era il “giro fianchi” sta diventando pericolosamente il “giro vita” , i golfini bon ton, gentili e chic, sembrano striminziti sopra a forme sempre più … giunoniche. Non va bene ! io sono un ex magra, anzi, ex magrissima. Ricordo con nostalgia, le pseudo diete per ingrassare ! Inside sono ancora una magra, tanto che quando mi capita di andare in giro per negozi ed acquistare un capo senza provarlo (cosa che faccio spesso…) me lo immagino indossato e mi vedo in un certo modo che non assomiglia nemmeno lontanamente alla triste realtà che vedo davanti allo specchio di casa quando mi guardo . L’effetto di “morbida caduta” che immaginavo ,in realtà diventa un effetto fortemente …strech…orribile. Se è possibile lo passo a Marie Antoinette , dal fisico da modella , alla quale sta bene ogni ciofeca che indossa…
Capita di sovente, di acquistare entrambe lo stesso articolo : l’unica cosa che cambia è la taglia !
Ricordo, qualche anno fa, durante una nostra uscita di shopping sfrenato (bè, si fa per dire…) , appena giunte  casa , avevamo aperto sacchetti e sacchettoni per ammirare il nostro bottino e ci eravamo accorte che avevamo acquistato , in pratica, una sorta di “doppione” di quello che avevamo già solo con qualche piccola e impercettibile differenza…: il pull con scollo a V beige aveva qualche bottoncino in più ai polsi oppure la nuance era leggermente diversa da quello che era già ben riposto nell’armadio !La palette dei colori per entrambe spazia dal beige, marrone, grigio, nero e i modelli che ci piacciono sono, quasi sempre , i soliti … e se fino a qualche anno fa potevo (con orgoglio) rubare i suoi jeans  ora è una mission impossibile !
Certo la mia blasonata figlia ama arricchire il suo armadio con capi alla moda , di tendenza che per me escono ,giustamente, dal seminato ai quali non potrei comunque attingere , taglia a parte, per un discorso di…età !
Non voglio assolutamente dire che sono una “bigotta della moda”, anzi! Amo le signore agées che stanno al passo con i tempi e anzi, a questo proposito ho scoperto un blog sul look delle over anta  (ma molto ott… anta!)(advancedstyle) , favoloso! Foto rubate per strada a donne con gusto , a volte eccentrico, ma assolutamente originali e ironiche, a discapito degli anni e di un fisico non più da top model!
Insomma ho solo  voglia di sentirmi ancora a mio agio in un bel paio di jeans , per nulla stretti ma, morbidi al punto giusto , possibilmente strizzati un po’ in vita da una cintura blasonée oppure di rimettermi il mio adorato tubino nero smanicato senza sentire il contorno manica stringermi sulle spalle e sulle ascelle , con la possibilità di respirare tranquillamente senza sentire cuciture che premono . Mi piacerebbe rimettermi 3 pull (leggeri, per carità) uno sopra l’altro come un tempo…per avere quel effetto multistrato che fa molto shabby-finto hippie –ballerina di danza classica , che mi fa impazzire!
Bene , detto,questo, ecco la “ricetta” che ufficializza l’inizio della mia dieta…o meglio, l’inizio di un approccio al cibo cercando di contenersi almeno un po’ senza perdere la voglia e la passione di sperimentare ricette nuove e la necessità di trasgredire ogni tanto…altrimenti che vita è????

Minestrone di verdura nr.1

I minestroni sono tutti uguali e tutti diversi. Le verdure si susseguono in elenchi vari e variabili . ecco trasformare patate e carote in una zuppa di legumi , aggiungendo , chessò, lenticchie, fagioli o ceci.
Oppure diventare un minestrone “benessere” ai “radicali liberi” (che più liberi non si può…) aggiungendo cavoli, cavolfiori, cavolini di bruxelles e broccoli…
Questo temo (sigh…) sarà il mio minestrone nr 1 , il primo di una lunga serie che accompagnerà questo  percorso di “remise en forme”, nel quale voglio credere.

Ingrdienti:
patate
zucchine
carote
cavolfiori
broccoli
dado vegetale

tocco finale : lenticchie

mettere le verdure a bollire in una pentola d’acqua e far cuocere per circa mezz’ora.
Io ci metto un dado vegetale e poi frullo il tutto con il minipimer. Questa volta, avevo avanzato un pugno di lenticchie e le ho stufate a parte , con uno spicchio d’aglio, un goccio d’olio e due foglie di alloro.
Le ho poi aggiunte (senza frullarle) al passato.
A chi piace (a me no) grattugiare prima di servire del buon parmigiano e condire con un filo d’olio extravergine d’oliva.

Per me  ecco l’inizio di una “sofferenza” . Ma se mi accorgo che dopo mesi (diciamo tre…) di sacrifici non vedo nulla…mi darò alla caccia sfrenata di ricette super ingrassanti e mega caloriche!!! Alla faccia dei jeans e del tubino….w i caftani!!! J

lunedì 5 dicembre 2011

ROSE E VIOLE A DICEMBRE...


La colpa è sua solo sua. Di quel meraviglioso attrezzino che mi pela il limone in un attimo regalandomi ciuffi eterei di buccia gialla.
Era nella mia wish list da anni ma, si sa, la vita è fatta di priorità L e il mio grattugino veniva sempre scalato da oggetti più “urgenti”…
Mandavo messaggi nell’etere che ,però, non venivano mai colti fino a quando , durante una delle mie elucubrazioni culinarie con  il mio amico Carlo Maria  è uscito fuori questo argomento:bucce di limone e arance…
Lui ,sensibile quanto me a ingredienti e oggettini da maniaci culinari ( e non son cose brutte… J ),  ha colto subito e mi ha regalato questo oggetto del desiderio!!!
Molto, molto felice quando l’ho ricevuto ,oltre al dono in sé, per questo feeling speciale che ci unisce e che rende questa amicizia importante.
Da quando posseggo questa magica grattugia mi impegno a cercare ricette che contemplino l’atto del grattugiare le scorze degli agrumi…
Cosa che peraltro mi capita di fare anche in ricette in cui non è richiesto, ma questo si chiama “tocco dello chef” che poi, se vogliamo, è quello che fa la differenza!!! J
Ritornando alle ricette ,  ecco capitarmi tra le mani (ehm sempre dalparrucchiere ) questi:
dolcetti soffici glassati al mandarino o meglio:

Rose soffici alla glassa al mandarino

Ingredienti:
120 gr burro morbido
120 gr zucchero
120 gr di farina 00
2 cucchiaini di lievito (io ho usato la farina autolievitante)
2 uova
Il succo di un mandarino

Glassa:
succo di 3 o 4 mandarini
80 gr zucchero


Montare il burro con lo zucchero quindi aggiungere le 2 uova, il succo del mandarino e la farina con il lievito. Versare il composto negli stampini , io ho usato quelli a forma di rosa, regalo di Marie Antoinette ma la ricetta prevedeva di utilizzare gli stampini in alluminio per babà, quelli piccoli (diam. 4 cm).
Cuocere in forno a 180° per circa venti minuti.
Nel frattempo preparare la glassa cuocendo a fiamma media lo zucchero con il succo dei 4 mandarini fino ad ottenere un composto bello denso.
Sfornati i dolci si mettono su una gratella e si ricoprono con lo sciroppo al mandarino.
Profumati e eleganti ,perfetti per un tè con le amiche ma anche per una colazione ricca e chic.
Il “tocco dello chef” è stato, grattugiare con la mitica grattugia di cui sopra, un po’ di buccia di limone che ho messo nell’impasto…non troppa però altrimenti mi sfalsava il sapore, nascondendo l’aroma del mandarino.
Non ho grattugiato la buccia del mandarino perché avevo quelli con buccia sottilissima e non si prestavano…magari con le clementine si riesce a fare! Ci proverò di sicuro…
Tutte le bucce grattugiabili ora sono allo studio J e diciamo che mi va di lusso visto il periodo natalizio nel quale il sapore agrumato ci sta eccome…di sicuro queste nuvole di bucce finiranno nel mio classico pandispezie, così come pure nel mio classico patè di Natale, creando una sorta di “rivisitazione”  necessaria per rendere più nuove queste mie vecchie ricette e per utilizzare più spesso la mitica grattugia…J
Un Natale che arriva in sordina regalandoci giornate con temperature molto al di sopra della media tanto che nei miei piccoli balconi le viole fioriscono prorompenti.


Mi hanno detto che la viola è un fiore d’inverno, che non teme il gelo ma anzi si fortifica grazie a lui ed è per questo che l’ho scelta aspettando nebbie e temperature glaciali  che tardano ad arrivare . Nel frattempo mi godo questo anomalo  cielo azzurro che sa di primavera e mi godo anche queste rose alla glassa di mandarino dal sapore dicembrino, in attesa di vedere la neve soffice e leggera come …la nuvola di limone della mia mitika grattugia….:-)


giovedì 1 dicembre 2011

SFORMATINI DI ZUCCA E UN "7 LINKS" MANCATO...:-)



La zucca è tra gli “oggetti” che preferisco. Dico “oggetto” perché già prima di assaggiarla , mi piaceva la sua forma, il suo colore, la sua…ambientazione.
Ho imparato a conoscerla meglio, anni e anni fa, quando la mia amica inglese jenny , mi aveva fatto assaggiare una torta ,con la zucca appunto,e da lì è stato amore a prima vista…
Oltre ad essermi regalata ,sempre ai tempi, un favoloso abbonamento alla rivista inglese “waitrose food illustraded”, ad essere rimasta affascinata dalla cucina inglese che credevo, erroneamente, pressoché pessima, ho iniziato a  provare ricette, dolci e salate,  con protagonista …la zucca!
Questo preambolo per dire che più di dieci anni fa , la zucca , non era propriamente “a la page” come ultimamente…e i miei “esperimenti” erano giudicati addirittura “strani” oltre a far sì che i miei piatti venissero assaggiati ( e mangiati) solo…da me e dalla mia amica Jenny! J
Anyway…con il tempo le abitudini alimentari sono cambiate e la zucca è diventata un ingrediente normale per zuppe, tortini, dolci,ecc…
Io ho fatto di tutto con lei : dai dolci (ovvio!) a rotoli salati e saporiti, a pani , a minestre e vellutate …e oltre a gustarla in queste preparazioni me la godo spessissimo preparata in questo modo vergognosamente semplice ma, vi assicuro, buonissimo!
Prendete una bella zucca mantovana, la pulite dai semi, la tagliate a fette senza togliere la buccia le stendete su una teglia coperta con carta forno. Un bel giro d’olio extravergine, del rosmarino (meglio se fresco tagliato a rametti sparso qua e là)
Forno a 180° per circa mezz’ora/45 minuti…quando la zucca è abbrustolita, senza essere bruciata ed è cotta (provate a punzecchiarla con una forchetta: dovrà risultare tenera con la consistenza tipo una patata bollita), la togliete dal forno, mettete sale e una generosa macinata di pepe nero et voilà, pronta per essere gustata!
Io tolgo la buccia che, dopo la cottura in forno, si leva facilmente ma la mia amica inglese la mangiava “con”
…de gustibus…
Io in questo sapore dolce/salato mi perdo e proprio la zucca così preparata è la base per questi mini soufflé alla zucca e parmigiano
Purtroppo per questa ricetta non ho le dosi precise anche se, di solito,  peso sempre tutto…
Sono però sicura che la semplicità estrema di questi soufflé renderà chiunque in grado di prepararli…dosi a prescindere J

Ingredienti: per 6 soufflè
mezza zucca mantovana di dimensioni medie ….ma non so indicarvi il peso
1 uovo intero
1 cucchiaio di farina autolievitante
Una generosissima grattugiata di parmigiano (tanto ma proprio tanto)
Una piccola robiola
Sale
Pepe
 alla zucca precedentemente cotta al forno va tolta la buccia e va resa in purea (a mano o con il robot) dopodiché si aggiungono tutti gli ingredienti fino a formare un composto della consistenza della polenta.
Le dosi in realtà non sono “fisse” e non dico questo per darmi una giustificazione per non aver pesato i miei ingrdienti J , nel senso che la zucca potrebbe essere più o meno umida e richiedere più o meno parmigiano , più o meno farina…quindi è d’obbligo farsi aiutare da un po’ di sano istinto!
Ho riempito uno stampo di silicone per 6 muffins e ho infornato a 180° per circa mezz’ora.
I miei soufflé non sono venuti perfetti…ho messo troppo poca farina e quindi , una volta sfornati, sono risultati mollissimi e si sono quasi rotti mentre li toglievo dallo stampo…
Per ovviare  a ciò, potrebbe servire , utilizzare i pirottini di carta forno da infilare negli stampini prima di mettere il composto di zucca, così , caso mai, risultassero un po’”mollini” sarebbero comunque contenuti dal pirottino senza rompersi , diventando ancora più gradevoli per una presentazione scenica degna di una rivista patinata…
Non è stato il mio caso …anzi l’aria rustica e un po’ “decandente” (nel senso “architettonico” del termine…) si è abbinata perfettamente agli ingredienti di accompagnamento che avevo previsto…
I salumi , very country :-),  non sembra si siano offesi per l’aspetto “grunge” dei miei soufflè alla zucca , anzi, hanno contribuito con “professionalità” a  questo insieme di sapori perfetto!

7LINKS:
n.b.:volevo scusarmi con chi mi ha gentilmente coinvolto nel simpatico gioco dei 7 links…ma non ci riesco !!! innanzi tutto perché ,pensandoci bene , non ho un post “controverso” , non ho un post che ha avuto un “successo” particolare ,e non so nemmeno dire quale avrebbe dovuto averlo , e non saprei nemmeno dire quale sia il più bello…
Diciamo che ,in effetti, ho scoperto di avere un blog …anomalo con post che non hanno una connotazione particolare  (ehm...o forse l'anomala sono io) J
Il mio blog è volutamente “in sordina” sapendo di non poter offrire quello che i vostri  blog offrono…quindi vi ringrazio per aver passato anche a me il testimone dei 7 links, mi sento “importante” per questo, ma non me ne vogliate se ...passo! J


domenica 27 novembre 2011

ZUPPA DI LIMONE : UNA RICETTA "RUBATA" E..."PICCOLE" MANIE :-)

Spesso mi succede di strappare le pagine da giornali vari, quando vedo una ricetta che mi interessa Lo faccio per non costringermi a tenere quantità esagerate di riviste anche se questo espediente non mi esime dall’avere una libreria quasi a loro dedicata! Subisco il fascino dell’edicola in modo devastante! E quando mi capita di entrare in quei bellissimi store che vendono libri e riviste italiane ed estere la debacle finanziaria è certa!
Arrivo sempre alla cassa con un discreto numero di riviste e pure qualche libro non previsto a preventivo…
Ma mentre i libri mai e poi mai li butterei, mai e poi mai potrei strappar loro pagine, con le riviste vado giù più piatta J e strappo e butto… J))
Ultimamente però mi capita di farlo anche con riviste non…mie!
La mia mamy me lo avevo detto che nella vita andava così : passano gli anni e volano via i fremi inibitori… quindi eccomi andare dal parrucchiere e strappare pagine pure dalle sue riviste. L’educazione mi fa però chiedere il permesso…
“scusa Franco, posso strappare la pagina di questo giornale?” chiedo con un sorriso reso ancora più ebete dal fatto che ho i capelli divisi in ciocche contenute in carta stagnola e fermate qua e là da mollettoni …
Lui gentile  annuisce ma a volte mi fa notare che il giornale è proprio quello nuovo, non posso proprio aspettare di strapparla la prossima volta?
Eh no, caro Franco , la psicotica raccoglitrice di pagine di giornali deve avere subito l’oggetto del desiderio, non posso aspettare…
Invece : “ah, già scusa….andrò in edicola a prendere questo numero”
Grrrrrrrr
Inutile dirvi che uscita dal parrucchiere vado davvero  a comperare la rivista incriminata  
.Il problema grande è però dove mettere tutte queste pagine volanti, come raccoglierle in modo pratico, ordinato e possibilmente…elegante ! (noblesse obblige, sono pur sempre la mamma di Marie Antoinette! J )
Allora vado alla ricerca di “porta listini” (ho scoperto si chiamano così) sorta di raccoglitori con buste di plastica nelle quali inserire i fogli . Ovviamente cerco quelli con più  “pagine” e   personalizzo le  copertine ad hoc : ecco lanciarmi su internet scaricare un po’ di foto d’autore (trad: qualsiasi purchè NON mia!!!) e, utilizzando Photoshop o similia,  creo copertine a tema : “primi piatti” “ dolci” “ to do” (di questi “porta listini” ne avrò  non so quanti) “menu importanti”, ecc…..
Questi vanno riposti nella libreria delle riviste e la giusta rotazione sarebbe :
prendo le riviste di cucina che mi ispirano, le tengo intonse per qualche anno , poi durante pomeriggio domenicale uggioso, piovoso, grigio, prendo il malloppo e inizio le mie “scelte editoriali” strappando pagine a destra e a manca , cercando già di dividerle per tema .
a queste si devono aggiungere anche le pagine volanti che raccolgo ogni tanto (ogni giorno???) da giornali, stampate da internet,ecc….
lo scenario che si presenta mi vede seduta per terra in mezzo a montagne di fogli e foglietti, impegnatissima e serissima e, soprattutto, soddisfattissima quando butto via i “poveri resti” dei giornali e risistemo la libreria con la selezione  effettuata convinta di aver creato nuovi spazi per ….nuove riviste. Il più delle volte rimango amaramente delusa perché lo spazio ottenuto è molto inferiore alle aspettative  anche perchè il numero delle riviste che ritengo "da buttare" è sempre molto esiguo  e i “porta listini” nuovi sostituiscono bene o male lo spazio occupato precedentemente  dai giornali e oltretutto, stilisticamente parlando J, non sono proprio belli da vedere. Da qui un ulteriore studio per cercare di capire se è meglio metterli di taglio o di piatto…
insomma come potete immaginare non è cosa semplice , soprattutto è molto ma molto difficile trovare una ricetta perché non mi ricordo MAI dove posso averla archiviata , per cui, ogni tanto prendo una “raccolta” a caso e scopro pagine dimenticate e trovo idee insperate…
tra le mie pagine volanti (ancora da archiviare) ecco questa :

Zuppa di limone
(dosi per 4 persone)

ingredienti:
2 cucchiai di maizena
1 lt brodo di pollo
4 cucchiai di riso
1 limone
2 uova
Noce moscata
Sale
pepe

Sciogliere i 2 cucchiai di maizena in una ciotola con parte del brodo di pollo .
Il rimanente lo mettete sul fuoco e , al bollore, buttate i 4 cucchiai di riso. Per 10 minuti li fate cuocere a pentola coperta a fuoco basso. Poi togliete il coperchio e fate cuocere per altri 10 minuti abbondanti. Nel frattempo grattugiate la buccia del limone e ne se spremete metà, tenendo il tutto da parte.
In una ciotola sbattete le uova con una piccola frusta versando il succo del limone poco alla volta.
Regolate di sale e pepe profumate con la noce moscata e aggiungete la buccia del limone precedentemente grattugiata.
Quando il riso sarà ben cotto, più del normale , versate il poco brodo nel quale avevate fatto sciogliere la maizena  e mescolate con una frusta e  frullate il tutto con il minipimer ottenendo una crema alla quale aggiungerete anche la “salsa” al limone .
Rimettere la zuppa a fiamma bassa per far addensare e servire.
A me questa zuppa è venuta densissima quindi ritengo un “di più” aggiungere la maizena. Già il riso frullato dà la giusta densità a questo piatto, almeno , secondo me.
L’ho assaggiata molto curiosa e  mi è piaciuta tantissimo! Veloce da fare e d’effetto.
Perfetta con una veste rustica ma non male anche in veste più glam, servita in  tazze bianche moderne e lineari ma senza dimenticare un tocco di “ancien” che fa chic ed ecco perfetti i mestoli della nonna per servirla !


Il preambolo a questo piatto per dirvi che la ricetta di oggi proviene dalla pagina strappata ad  una rivista …del mitico parrucchiere…ma lui non lo sa…
di sicuro lo sa la signora che era seduta vicino a me che mi aveva  guardata  malissimo ma ho cercato di far finta di niente , non senza fatica .
In effetti non ero  proprio a mio agio ma anche per questo, la mia mamy, mi ha detto che con l’età si migliora! Passando gli anni dovrei riuscire a fare anche un sorrisino alla signora in causa e magari fare anche qualche battutina ironica!!! Wow!! Non vedo l’ora di avere 80 anni!!!


sabato 11 giugno 2011

POLPO 4 SEASONS



Dopo due giornate di piacevole , interessante , istruttiva, trasferta lavorativa, avevo proprio voglia di mettermi ai fornelli.
Sono stata in Francia, vicino Parigi e di questo mio viaggio di lavoro vi parlerò prossimamente perché ha avuto un piacevole risvolto  gourmand …ma non voglio anticipare nulla…
Dicevo… oggi avevo proprio voglia di cucinare qualcosa di sfizioso e complice la dolcemetà che mi aveva  “relazionato” sulle ricette seguite in tv in mia assenza, eccomi prendere spunto da una ricetta del mitico Simone (sky gambero rosso).
Non so cucinare il pesce e questo compito lo lascio volentieri a chi lo sa fare dedicandomi ad altro e anche questa volta la cottura del polpo non è opera mia .
Di questa ricetta innanzi tutto mi ha incuriosito l’abbinamento polpo/asparagi e quando ho iniziato a pulire e tagliare gli asparagi , la palette di verdi che avevo sotto agli occhi, ha aggiunto un altro punto a favore di questo piatto. Assolutamente “schiava” delle armonie cromatiche  ho trovato il verde perfettamente abbinato al rosa scuro del polpo e ai  tocchi di giallo pallido delle patate bollite e subito il pensiero è andato al colore del piatto in cui servire questa ricetta : BiancoJ avevate dubbi???


Nella semplicità è insita l’eleganza e questa ricetta dai mille profumi e dai tanti colori  non poteva che chiedere un’ambientazione …minimal !
È una ricetta relativamente veloce e di sicuro effetto. Si può mangiare calda, tiepida e anche fredda.
A voi la scelta.

Ingredienti:
1 polpo di circa 800 gr decongelato
500 gr di asparagi
2 patate
basilico
sale grosso
olio extravergine d’oliva
aglio

Mettete il polpo in acqua fredda con sale e uno spicchio d’aglio. Portate a bollore e far cuocere per circa 40/50 minuti ,poi spegnere e far raffreddare nell’acqua.
Il polpo decongelato cuoce prima perché il congelamento lo frolla  e fa rimanere il polpo morbido.
Mentre il pesce cuoce , fate bolire le patate che taglierete poi a piccoli pezzi.
Preparate quindi gli asparagi: con un pelapatate li pulite , poi tagliate la parte più dura (quella  bianca).e li tagliate a piccole rondelle fino alla punta che taglierete invece per il lungo (in 3 o in 4 parti)
Fate scaldare in una padella l’olio extravergine con uno spicchio d’aglio e quando “sfriguglia” (ehm…scusate il termine tecnico) mettete gli asparagi che vanno rosolati e cotti per circa 10 minuti  non di più. Devono risultare cotti ma al dente. Salate alla fine.
Il polpo, una volta cotto, va tagliato a pezzi , più o meno grandi, andrebbe  fatto grigliare per renderlo più...sfizioso, ma non è obbligatorio: va benissimo anche solo bollito.

Salsina:
Olio extravergine  ,basilico e sale grosso

Mettere il basilico insieme al sale grosso nel bicchiere del minipimer e azionare a scatti.. Il sale  fa si che il basilico si triti in minor tempo evitando il surriscaldamento delle lame che lo  farebbe annerire .
Quando il basilico è quasi tritato del tutto, aggiungere l’olio extravergine a filo fino a formare una salsina piuttosto liquida che, una volta pronta, si può anche filtrare , ottenendo così un composto meno denso .io non l’ho filtrata perché la preferivo così , diciamo che la densità di questo pseudo pesto è a scelta.

E ora veniamo alla parte più divertente e creativa : l’impiattamento  che è assolutamente libero, nel senso che nessuno vieta di tenere ben divisi i 3 sapori creando una sorta di 3 “cupole” : una di polpo, una di asparagi e una di patate : il tutto irorato dalla salsina…
Oppure creare una base di patate …o di salsina….
Io ho scelto come “base” gli asparagi, poi il polpo e infine qualche  cubetto di patata.
La salsina al basilico l'ho messa sopra a tutto…
Il verde chiaro che accoglie il rosa carico reso luminoso dal giallo tenue e infine un verde più carico che ,senza essere invadente,  abbraccia il tutto.
Il sapore è delicato e raffinato. Nessuno dei  sapori  è prepotente ma convivono in perfetta armonia regalando un piatto originale ed equilibrato.
Servito freddo: perfetto per una calda sera d’estate e servito caldo è l’ideale per una cena d’inverno, quando si ha nostalgia di mare e di sole : insomma un vero polpo da 4 stagioni, ops , da 4 seasons (fa più cool!!!) :-)

domenica 30 gennaio 2011

BON ANNIVERSAIRE MARIE ANTOINETTE !


Quando stamattina mi sono svegliata il paesaggio che mi si è presentato aprendo la finestra è stato, a dir poco, da vera sorpresa. La neve! E chi se l’aspettava!!! Dopo qualche nanosecondo però tutto mi è stato chiaro: poteva la petite reine avere una giornata normale per il suo compleanno?? Direi di no!
Quindi ecco la bianca neve che le ha regalato uno scenario ovattato e romantico come le si addice !

Come sempre, al suo compleanno la torta la fa la mamy (cioè io) e come sempre le torte si rivelano dei…flop! Ma questo mi accade spesso ed è già documentato nel mio giovane blog (vedi mio compleanno e …suo compleanno dell’anno scorso)
Avevo chiesto alla blasonata figlia che torta volesse per son anniversaire e lei, pensandoci un po’ aveva proclamato : una millefoglie.
Ah bè, “solo” ??? ho subito escluso di preparare da me medesima la pasta sfoglia, quella sarebbe stata rigorosamente da super (surgelata, arrotolata, stesa…come l’avrei trovata , l’avrei presa)
Per la crema pasticcera mi sono letta un po’ di ricette qua e là ed ho scelto questa:

Ingredienti:

½ litro di latte intero
100 gr di zucchero
50 gr di farina
5 gr di fecola
4 tuorli
Scorza di limone grattugiata
Vaniglia
1 conf. Di Panna fresca

Ho scaldato il latte con la scorza di limone grattugiata e la vaniglia raschiata e ho portato ad ebollizione. Nel frattempo ho montato i tuorli con lo zucchero e ci ho aggiunto poi la farina e la fecola. Dopo ho versato il latte bollente sulla crema di uova e ho rimesso sul fuoco per qualche minuto, fino a quando, cioè la crema si è addensata. L’ho fatta raffreddare coprendola con una pellicola . Ho poi montato la panna che ho aggiunto alla crema e ho quindi farcito i miei tre strati di pasta sfoglia cotti nel forno a circa 200° .
Flop perché?
Punto A : la pasta sfoglia era cotta troppo poco e ne ho comprata una di un “modello” poco burroso. Quindi il risultato è stato una pasta troppo secca ma non friabile e troppo “rigida”
Punto B : la sfoglia si è gonfiata troppo nel forno nonostante l’avessi bucherellata qua e là. Quindi la millefoglie è risultata di un’altezza spropositata e inelegante !
Punto C : avendo voluto esagerare ho utilizzato tutta la pasta sfoglia comprata e la crema era sufficiente a ricoprire gli stari di un velo sottile o poco più che è stato assorbito dalla pasta rendendo il dolce piuttosto asciutto.
Punto D : nonostante gli strati gonfi e la crema scarsa la millefoglie nella notte è “svenuta! Quindi al mattino l’altezza era accettabile ma la consistenza era gnucca e poco “aerea” e leggiadra.
Punto F : ma la crema era buonissima!!!

Marie Antoinette mi ha fatto lo stesso i complimenti, o meglio, mi ha detto che “si forse non era il top delle millefoglie ma era mangiabile “ è già qualcosa.
Inutile dirvi che a metà mattina mi era preso il panico nel vedere il risultato! Tanto che ero già pronta a fare una crostata al volo . Poi ho deciso di tagliare il dolce a rettangoli e ho servito solo quelli centrali , più ricchi di crema e più presentabili!
Per fortuna il pranzo era intimo e ho potuto rimediare sfruttando meno della metà del dolce.
È il resto della torta??? Bè, come sapete non mi formalizzo e giusto a merenda ne ho mangiata un’altra fetta dal look improponibile ma dal gusto accettabile.

La petite reine diventa sempre più grande e l’augurio che le faccio è quello di saper guardare avanti con tutto l’entusiasmo possibile per affrontare la vita che ha davanti. Ha già una bella età (19 anni!!!) :-) e purtroppo si guarda intorno e il futuro la spaventa ma spero riesca a tirar fuori la grinta necessaria per manifestare al meglio le sue doti…
Tra le quali un’eleganza e una classe innate che la rendono anche fin troppo snob rispetto alle sue coetanee e come mamma di regina ( e che regina!) non potevo non contribuire alla sua immagine di charme : come piccolo pensiero un... rouge a levres chanel , noblesse obblige! :-)

lunedì 24 gennaio 2011

TORTA ZEBRATA...TORTA COPIATA! ;-)



Ecco che arriva forte il profumo…era troppo tempo che non sentivo questo inebriante aroma spargersi per la casa! Zuccheroso, cioccolatoso…un dolce che sta gonfiando nel forno e sprigiona aromi caldi, rilassanti.
Un dolce che è stato una prova …dopo averlo ammirato in uno dei miei blog super preferiti ho subito voluto cucinarlo. Un dolce semplice, essenziale nei suoi ingredienti ma con un effetto assolutamente originale e sorprendente. Ho seguito alla lettera le istruzioni della Stefania et voilà, il miracolo della pasticceria si è compiuto. Anche nel mio dolce sono apparse le deliziose variegature che caratterizzano questo dolce. Questo ensamble di colori mi sembrava arduo a farsi e lo ritenevo “roba da imparati” e invece no! Anch’io sono riuscita a rendere l’immagine che volevo al mio morbido impasto bicolor !
Quante volte quante, non ho fiducia in me stessa! Non oso, mi blocco convinta di non essere all’altezza! E quante volte invece, forte della quotidianità di certi gesti, mando a farsi benedire , per esempio, il semplice e collaudato impasto delle crepes facendolo…impazzire.
Ma quando sotto ai miei occhi un pane particolarmente impegnativo lievita in modo esagerato e , una volta messo in forno, si gonfia ancora e diventa dorato e fragrante al di là delle mie aspettative, non esiste felicità maggiore! Così pure per i dolci che nel forno affrontano la prova più dura ma ne escono vittoriosi e profumati sono soddisfazione pura per me. E tutte queste cose hanno il peso del miracolo al quale assisto estasiata e soddisfatta.
Sono esagerata? Forse si ma credo di essere compresa da chi, come me, dopo giornate pesanti in cui nulla si incastra come dovrebbe o quando i pensieri sono troppo grevi anche per chi è abituato a sopportare, cosa c’è di meglio che dedicarsi a ciò che piace, che gratifica, che rilassa ?
La stanchezza del giorno si cancella alla prima mescolata di impasto, anzi, già quando preparo gli ingredienti sento una scossa nelle braccia, nelle mani…energia che si rinnova , che incomincia a fluire. Nasce e cresce l’entusiasmo per le piccole cose che fanno apprezzare il senso della vita.
Ecco l’impasto prima di cuocere nel forno che è già bello da vedere e lascia ben sperare nella sua riuscita.




Mentre i dolci cuociono nel forno spesso li guardo e quando vedo che lievitano perfetti sento dentro di me una contentezza assolutamente incomprensibile ai più…guardo attraverso il vetro del forno e sorrido e mi dico: ma quant’è bello!! Ma quanto è riuscito bene!




E non vedo l’ora si sfornarlo, di assaggiarlo presa da una sorta di frenesia ….
È un momento intimo , non c’è condivisone durante quei momenti, semmai dopo…quando lo faccio assaggiare a qualcuno o quando, forse, ne scrivo sul blog …ma fino a quei momenti è un rapporto stretto e unico tra me e il dolce /pane che preparo. In cucina ci siamo solo io e gli ingredienti, elementi alchemici che doso come una maga nel suo antro magico…niente formule esoteriche ma oggetti pratici che si trasformano in alleati mitologici (ehm…per esempio il mio KA!!!) capaci di rendere ancora più favoloso il tutto.
A volte sono sola in casa , nemmeno Eu ,il gatto, rimane sul divano ma con un miagolìo prepotente chiede di uscire. Tempo prezioso, solitario, creativo, che pochi sanno apprezzare ritenendo anche gli attimi di solitudine tristi e pesanti. Non è così per me che nell’assenza di rumori, di cose, di persone, ritrovo la pace e la quiete dopo la tempesta…confortata anche dal profumo della torta appena sfornata.
Non vedo l’ora che raffreddi. Non vedo l’ora di tagliarne una fetta per vedere se anche il mio dolce mi regala l’interno a righe che tanto mi ha colpita e mi è piaciuto. Il tempo scorre lento e quindi ne approfitto per scrivere …
“sfornatelo quando è tiepido” dice la Stefania . e io aspetto il “tiepido”…
Ecco , tocco la teglia, per essere certa della temperatura giusta per sfornarlo. Prendo la gratella , appoggio il dolce, lo lascio raffreddare ancora un po’ e intanto prendo il coltello e penso : dove mettere la fetta per la foto? Come ambientare il tutto? Di sicuro in cucina perché qui il dolce è nato, perché qui si respira ancora più forte l’aroma del cioccolato e della vaniglia. Ed ecco il taglio…siiiiiiiiiiiii!!! Ci sono le righe variegate!!! Evvvvvai!!!
Veloci le le foto (con il cellulare …eh, si) e poi l’assaggio! Che fatto da dolce tiepido è ancora più una libidine! Eh si perché gli ingredienti sono ancora più morbidi e voluttuosi! Il cioccolato si sposa alla perfezione con l’impasto che sa vagamente di vaniglia grazie allo yogurt aromatizzato…

Inutile dire che mi sono mangiata...ehm...ben 2 fette, alla faccia della dieta! :-)))
Per la ricetta vi rimando alla mia musa ispiratrice perché l’ho fatta uguale uguale…





martedì 18 gennaio 2011

MT GENNAIO: "OPEN" DI INVOLTINI DI VERZA ALLA PANISCIA "STRUTTURATA" ;-)

mtgennaio2010


C’è chi destruttura e chi…struttura! :-)
Un po’ per simpatia e un po’ per caso ho deciso di “copiare” la mitica Stefania
Ma al contrario ! Sono partita dall’idea della paniscia (destrutturata): piatto tipico delle mie zone (novarese) .:trattasi di risotto con salamino della duja cotto con un brodo di verdure e fagioli dove la verza la fa da padrona…e ho “strutturato” !
Ho trasformato il tutto in involtini di verza ripieni di gorgonzola e salamino , guarniti con salsa di fagioli … un piatto very very light, insomma…
D’altra parte a me la verza ispira calorie. Il suo gusto carnoso, ricco e saporito me la fa abbinare ad ingredienti ancora più sostanziosi e grassi di lei!
Quindi la ricetta è la seguente:
n.b.: attenzione è una ricetta “open” e intendo con questo che ogni suo ingrediente è una ricetta finger’s food a sé…quindi qui si mangia dal primo momento della sua preparazione fino alla fine (fin a quando cioè si sforneranno finalmente gli involtini!) o meglio, io ho fatto così ( e poi mi lamento dei fianchi mediterranei…)

Ingredienti :

verza
salame della duja o cotechino
gorgonzola (non fa parte della ricetta della paniscia ma è novarese doc!)
uovo
pane grattugiato
sale
pepe

mentre sbollentate le foglie di verza, sbriciolate il salamino della duja (salume tipico delle mie parti) in mancanza di questo, secondo me ci sta bene anche un “sano” cotechino (già cotto) …
mentre fate questa operazione è doveroso assaggiarne un po’ (magari con un pezzo di pane , bello croccante e fragrante preferibilmente integrale o alle noci ) : delizioso !!!!
Dopo pochi minuti di cottura, stendete le verze su un canovaccio e fate raffreddare.
Mettete il salamino (o cotechino) in una ciotola e aggiungete un po’ di pane grattugiato, un uovo intero e il gorgonzola. Anche qui è meglio scegliere quello bello morbido che andrà rigorosamente assaggiato (questa volta con bel grissino magari alle olive che rende l’assaggio più glamour) …divino, svenevole…..!!!
La fetta prendetela bella grande perché, si sa, questi assaggi sono tentatori, e se fate come me, metà è finito spalmato sui grissini (il numero di quelli che ho sbocconcellato non ho il coraggio di scriverlo)
Mescolate bene il tutto e vi garantisco che anche così è da libidine : lo vedrei bene spalmato sui crostini di polenta e passati in forno…..(ma non ho a casa la polenta già bell’è fatta, mannaggia!)
Prendete le foglie di verza e riempitele con il composto, formate dei pacchetti e mettete in forno a 180° per circa mezz’ora con un filo d’olio .
Nel frattempo ho aperto una scatola di borlotti (ebbene si, ho utilizzato quelli in scatola! Ma nulla vi vieta di utilizzare quelli secchi e di cuocerli secondo le ricette che sapete) scolandola e sciacquandola bene.
Ho frullato i fagioli con un filo d’acqua di bollitura delle verze, sale, pepe e un po’ di peperoncino giusto per dare un po’ di carattere al tutto senza però prevaricare troppo il sapore . Ho ottenuto una crema morbida …che ho assaggiato (e ti pareva!!!) con 3 o 4 (o 5 o 6) triangolini di famigerate pallide patatine vendute in sacchetto black (una delle mie rovine….)
Buuuuuono!!! Una sorta di “humus” che vedrei bene come aperitivo estivo sotto un pergolato…
Cotti i pacchettini di verza si “impiattano” (ma quanto mi piace ‘sta parola!!!!) così:
salsa di fagioli fatta scaldare come base sulla quali si dispongono i suddetti involtini che ho poi cosparso con una generosa macinata di pepe multicolor…(quelle miscele pronte che in pratica non danno un granchè di sapore ma fanno un po’ scena….)
Se proprio vi sentite ispirati, fate un risottino veloce ( bianco , con brodo vegetale e parmigiano o del sano riso in bianco va benissimo) che completerà questa “paniscia” strutturata…
Quindi ricapitolando:
crostini di pane alle noci con salame della duja (cotechino) sbriciolato
grissini alle olive con ciuffi di gorgonzola
mix di salame/gorgo/uova su polenta gratinata al forno
humus di borlotti al peperoncino su triangoli di patatine (rigorosamente del sacchetto black!)
e , last but not least :
saccottini di verza alla paniscia strutturata
ops….ma manca il dessert………….mannaggia!!! ;-)

e con questa ricetta partecipo al mitico mt gennaio !!!

domenica 16 gennaio 2011

TORTA DI RISO...FINALMENTE :-)



Non so da quanti anni volevo fare la torta di riso. E quando dico anni, intendo proprio “anni anni”: già ai tempi dell’università (quindi illo tempore…) amavo questo dolce e mi concedevo, ogni tanto, una colazione in un barettino del centro (de milan. n.d.r.) in cui servivano, precorrendo i tempi, in una sorta di buffet, varie torte e brioches tra cui la mitica torta di riso.

Da allora è sempre stata nell’elenco delle “cose da fare” ma …mai fatta!

In queste giornate di inizio anno che mi vedono non proprio in forma, con mille pensieri, dubbi, timori, avevo proprio bisogno di aggrapparmi a qualcosa e , ovviamente, la soluzione è stata quella di fare una torta. Quale? Sfogliando tra i mille appunti, foglietti e fogliettini ecco spuntare la torta di riso.

Magicamente avevo tutti gli ingredienti (pochi ed essenziali a dire il vero) a parte il tipo di riso necessario: avevo solo il “carnaroli”, perfetto per fare un buon risotto un po’ meno buono per questo dolce che necessita di un riso “originario” o di un “sant andrea” (tipologie di riso ad hoc per dolci e minestre)

Uno dei tanti lati positivi di fare un dolce è il profumo che si sprigiona mentre cuoce e qui, tra la cottura nel latte e scorza di limone per circa 40 minuti più la cottura nel forno (altri 50 minuti) , l’aroma che si spande per la casa è assicurato per …ore!!!!

E l’aromaterapia insegna che , a livello sottile, i profumi sono energia positiva pura! E io confermo! :-)

Come dicevo, ho utilizzato proprio gli ingredienti “basic” ma penso si possa arricchirlo anche con altri profumi : cannella, noce moscata, vaniglia…e aggiungerci poi frutta candita e non , cioccolati vari…

I miei ingredienti sono stati:

1 l latte intero

200 gr riso

200 gr zucchero bianco

4 uova intere

la buccia grattugiata di 1 limone

uvetta ammollata

ho messo a bollire il latte con lo zucchero e mezza buccia di limone grattugiata. Raggiunto il bollore ho messo il riso e ho fatto cuocere per circa 50 minuti in modo da formare una sorta di crema densa (nella quale però i chicchi di riso rimangono “evidenti”). Ho travasato questo composto in una ciotola e ho fatto raffreddare. Ho aggiunto quindi l’altra metà di buccia grattugiata di limone, l’uvetta strizzata e le 4 uova intere (una per volta , mescolando bene prima di aggiungere l’altra).

Ho trasferito il tutto in una teglia imburrata e passata con il pane grattugiato.

Teglia da 20 cm di diametro( ma la prossima volta ne utilizzerò una più larga e più bassa)

La tortiera da 20 cm regala un dolce alto e troppo “mapposo” per i miei gusti. Per “mapposo” intendo : pesante sia in sapori che in grammi ! (dò quindi ragione a chi , a ragion veduta, approva la torta di riso bassa!)

Forno a 200° per circa 10 minuti e poi a 170/180° per almeno altri 40.

La prossima volta però la infornerò subito a 180° perché la temperatura troppo alta mi ha bruciato subito la superficie (e quindo ho abbassato la temperatura di colpo) non facendo cuocere bene “il sopra” del dolce facendo si che , anche da freddo, rimanesse una sorta di cremina in cima, risultato di una cottura non proprio perfetta. Tutto questo però non ha alterato il gusto, anzi. Quel dolce svenimento della torta , sembrava quasi fatto apposta tanto che mi hanno chiesto se avevo aggiunto panna o similia…

Il gusto della torta di riso è antico, semplice, confortante .Trovo poi che abbinata ad un buon caffè sia perfetta per una merenda o un per break in qualsiasi momento della giornata.

Una mega fetta poi, potrebbe sostituire anche un pranzo leggero magari con un succo di frutta e un cappuccio…

Sarà che io farei colazione sempre ,anche a pranzo o a cena ,quindi queste soluzioni alternative ai soliti pasti mi piacciono, so però, che sono forse idee un po’ troppo “crucche” (trad.: super nordiche) e poco italiane!

Anyway…

Finalmente l’ho fatta! Ho fatto la torta di riso! Un’idea che avevo in mente da lustri in un attimo ha preso forma , senza “preavvisi”, senza particolari organizzazioni o elucubrazioni: detto , fatto !!(da NON confondersi con “cotto e mangiato” !;-) …..) E quindi come inizio dell’anno direi che non è niente male … questa mia scelta mi fa ben sperare per trovare l’entusiasmo e il coraggio anche in altre situazioni della vita che spesso mi vedono in balìa di troppi pensieri che mi trasportano qua e là senza permettermi di aggrapparmi a ciò che è voglio veramente.

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