Un
dolce che per Pasqua si prepara sempre il giorno prima, preannunciando col suo
profumo inconfondibile, l’imminente arrivo delle feste è la Pastiera
napoletana.
Vederla
sulla tavola accanto alla cassata siciliana (di cui una parte è passata dal
forno il giorno prima) sortisce nei commensali di casa mia sempre lo stesso
dubbio amletico: quale mangio prima?
Si, perché anche se a fine pasto si è pieni da scoppiare, il dolce ci sta! Ovviamente dopo il cannolo che un vero siciliano,
soprattutto in questo giorno di festa, ha “l’obbligo” di consumare, sia anche
in formato mignon!
La
pastiera, antichissimo dolce pasquale partenopeo, fa parte della tradizione
della nostra famiglia da sempre, si lega ad una storia personale, quella della
mia mamma e ad una storia antica, quella del Regno delle due Sicilie.
Meno
conosciuta in Sicilia, è una torta di pasta frolla croccante ripiena di un impasto
formato da ricotta, grano bollito, uova, cannella, acqua di fiori d’arancio e cedro
candito.
Il grano è
l’ingrediente principale di questo meraviglioso dolce ma cuocerlo richiede un
procedimento piuttosto lungo, tanto che per la sua preparazione molti ricorrono
al grano precotto, me compresa. Il risultato è sempre ottimo!
Le varianti della ricetta
tradizionale sono diverse, come pure le storie legate alla sua origine. Si
sostiene che essa accompagnasse le antiche feste pagane per celebrare il
ritorno della Primavera: la ricotta addolcita simboleggia la trasfigurazione delle
offerte votive di latte e miele tipiche anche delle prime cerimonie cristiane,
a cui si aggiungevano il grano, augurio di ricchezza e fecondità e le uova,
simbolo di vita nascente.
Un’altra storia molto nota
racconta della moglie del re Ferdinando II° di Borbone, Maria Teresa D’Austria,
che cedendo alle insistenze del marito, conosciuto per la sua proverbiale
golosità, accondiscese ad assaggiare una fetta di Pastiera sorridendo per la
prima volta in pubblico. Ferdinando, non si fece scappare la battuta: “Per far
sorridere mia moglie ci voleva la Pastiera, ora dovrò aspettare la prossima
Pasqua per vederla sorridere di nuovo”. Comunque siano andate le
cose, la pastiera onora ancora oggi la tavola pasquale di napoletani e non!
Un’ultima
curiosità: il nome
Pastiera sembrerebbe derivare dall'abitudine, consolidata per un certo periodo
di tempo, che vedeva utilizzare al posto del grano cotto la pasta cotta;
tutt'oggi ci sono ancora massaie che preparano la pastiera utilizzando paste
del tipo spaghetti o capellini.
