Le previsioni meteo ne avevano parlato: nel giorno dell’Epifania sarebbe arrivata la neve. E stamattina, quando mi sono alzata, ho trovato la sorpresa:

Erano anni che non si vedeva, qui in città, una bella nevicata. L’impressione iniziale è che non debba continuare a lungo, che forse terminerà presto; però è una novità e, dato che è arrivata in un giorno di festa, non mi dispiace. Ma se penso che domani dovrò uscire e tornare a pieno titolo nel mondo, mi assale un po’ di amarezza.
La neve regala al paesaggio un incantevole tono fiabesco finché possiamo restarcene a casa, senza doverci tuffare nel traffico cittadino fatto di autobus affollati e maleodoranti, macchine che spuntano da ogni dove e corse affannose che spesso, anche se fatichiamo ad ammetterlo, ci sembrano prive di significato. Di fronte agli aspetti prosaici dell’esistenza, il fascino della neve tende a dissolversi e a rimanere legato ai ricordi d’infanzia, alle mattine in cui potevamo osservarla dai vetri delle finestre chiuse, senza preoccuparci di nulla se non del presente stretto, di quel momento magico che sembrava senza fine.
Intanto, mentre si avvicina l’ora di pranzo, la neve continua a cadere fitta e a trasformare il paesaggio: dopo un’ora dalla prima foto, gli alberi e il parco appaiono in parte candidi, immobili, addormentati sotto il peso delle intemperie.









































































