Marzo è un passaggio, che lo si avverta o meno fuori e dentro di sé. È una transizione rilevante, che traccia una linea sottile, quasi invisibile ma potente, fra le stagioni fredde e quelle calde. Non è l’autunno che scivola muto fra le braccia dell’inverno, o la primavera che si fa da parte e lascia il palcoscenico all’estate: questi sono passaggi lievi, naturali, connessi da una continuità che non lascia spazio alla sorpresa. Marzo, invece, come settembre, ci prepara al nuovo, alle incognite, alle metamorfosi profonde.

Se faccio appello alla mia memoria, ammetto che, del mese di marzo, ho ricordi abbastanza confusi. L’ho amato molto durante l’infanzia e l’adolescenza perché recava con sé la promessa di giornate più dolci e azzurre, e la bellezza di lunghe passeggiate in compagnia a raccontare il presente e il domani, con la vivace freschezza della primavera nella mia mente ancora bambina. Rammento le fitte distese di violette nei prati e l’aria frizzante a risvegliare sogni, progetti e auspici. Era un passaggio vissuto con ottimismo e un po’ d’incoscienza, che a distanza di anni suscita sorrisi e tenerezza, ma anche tanta nostalgia, perché sappiamo che quello, in fondo, era il sale della vita.
Adesso, invece, osservo marzo con discreto interesse, un po’ di stanchezza e una briciola di sana diffidenza. Mi chiedo, come ogni anno, che cosa mi regalerà questo mese volubile e indefinito, e mi domando come sarà questa primavera, che cosa significherà per la mia vita. Ma forse è più saggio non porsi troppi interrogativi, forse è più saggio agire, muoversi, lasciarsi andare a questo flusso e coglierne le opportunità, perché rimuginare a lungo può condurre alla paralisi, all’inazione.

E ora, come da tradizione su questo blog, ci chiediamo come trascorrere al meglio questo mese buffo e capriccioso, infantile e sorprendente. Forse il segreto è semplice, quasi scontato: accoglierlo affettuosamente con i suoi pregi e i suoi difetti, ma non lasciarsi dominare dai suoi umori altalenanti. Approfittare dei giorni più miti per lunghe passeggiate nella natura, e tracciare qualche progetto da portare a compimento durante la primavera. Poche cose, lo so, ma l’esperienza mi ha insegnato che conviene cominciare senza presunzione ed eccessive pretese: è il primo passo a contare, il primo cauto motore silenzioso e defilato che può determinare i mutamenti più importanti.
















