E no, non potevo lasciarmi sfuggire l’occasione: il cielo e l’atmosfera sembravano chiamarmi, sembravano quasi sussurrare il mio nome, e io, io non mi sottraggo mai a certi inviti. Sono uscita presto, allora, sono uscita dopo pranzo, ed è stata una breve passeggiata di un sabato pomeriggio all’inizio di primavera.

Non è accaduto nulla, eppure è accaduto tutto. Ho incontrato la bellezza morbida e il dolce mistero del principio, la vita quasi al suo cominciamento: il cielo grigio ma di luce dipinto, le fioriture bianche e rosa, gli alberi intorno ancora spogli – ciò che resta della triste poesia invernale, destinata a mutare voce, parole e melodie.
E poi il vento, freddo come se fosse ricordo d’autunno avvizzito, il vento messaggero di novità – la metamorfosi. Un garbuglio di luce e di passi stentati, un proseguire ansioso e incerto perché così è l’inizio, sempre ostico e tormentato, un sentiero tortuoso; ciò che fa la differenza è il desiderio di non retrocedere, di farsi coraggio, di accettare rischi e battute d’arresto. Proprio come la primavera bambina, tremante, curiosa e ricca di vitalità.

















