All’inizio di primavera

E no, non potevo lasciarmi sfuggire l’occasione: il cielo e l’atmosfera sembravano chiamarmi, sembravano quasi sussurrare il mio nome, e io, io non mi sottraggo mai a certi inviti. Sono uscita presto, allora, sono uscita dopo pranzo, ed è stata una breve passeggiata di un sabato pomeriggio all’inizio di primavera.

Non è accaduto nulla, eppure è accaduto tutto. Ho incontrato la bellezza morbida e il dolce mistero del principio, la vita quasi al suo cominciamento: il cielo grigio ma di luce dipinto, le fioriture bianche e rosa, gli alberi intorno ancora spogli – ciò che resta della triste poesia invernale, destinata a mutare voce, parole e melodie.

E poi il vento, freddo come se fosse ricordo d’autunno avvizzito, il vento messaggero di novità – la metamorfosi. Un garbuglio di luce e di passi stentati, un proseguire ansioso e incerto perché così è l’inizio, sempre ostico e tormentato, un sentiero tortuoso; ciò che fa la differenza è il desiderio di non retrocedere, di farsi coraggio, di accettare rischi e battute d’arresto. Proprio come la primavera bambina, tremante, curiosa e ricca di vitalità.

Il giorno del solstizio

Il giorno più lungo dell’anno è arrivato. Per gli amanti di questa stagione è un momento magico, perché traccia l’inizio dell’estate astronomica, salutandola ufficialmente; per chi, invece, non brilla d’entusiasmo al pensiero dei lunghi mesi d’afa che ci attendono, il solstizio segna uno spartiacque importante, poiché da domani le giornate cominceranno ad accorciarsi.

Però non è il caso di entusiasmarsi troppo: il comprimersi delle ore di luce sarà un processo lento, lentissimo, e ciò significa che gli amanti dell’autunno devono mettersi il cuore in pace e accettare che l’estate reciti il suo copione tutto intero. L’equinozio di settembre è ancora lontano.

Come avviene sempre all’inizio dell’estate, su giornali online e siti di varia natura compaiono i soliti, famosissimi consigli per affrontare il caldo al meglio delle nostre possibilità. Adoro molti di questi articoli o post, talvolta raffazzonati alla meno peggio, perché sono involontariamente comici a causa delle banalità che ci propinano. Le linee guida per non morire di caldo, infatti, sono invariabilmente sempre le stesse:

  • uscire di casa nelle ore più fresche
  • evitare di fare intensa attività fisica all’aperto nelle ore più calde
  • indossare abiti leggeri, preferibilmente di cotone, lino e fibre naturali assortite
  • bere molta acqua

E a questo punto siamo a posto: con simili perle di saggezza, cui nessuno di noi aveva mai pensato, il problema del caldo estivo è definitivamente risolto.

Però l’estate è bella anche per questo, per alcuni servizi giornalistici inconsistenti, per il gossip da spiaggia, per certi discorsi superficiali, per il desiderio di lasciarsi alle spalle ogni fardello.

Benvenuto aprile

Comincia oggi il mese che, più degli altri, racchiude l’essenza profonda della primavera. Aprile, pur essendo emotivamente instabile, non è dispettoso quanto marzo: è più dolce e più tenero, un bambino delicato e sensibile anche quando, piangendo e aggrottando la fronte, si veste di grigio perla in attesa di tornare rosa e azzurro.

Aprile non ha la fiera, maestosa sicurezza di maggio, ma sa incantarci con la grazia soave della sua luce morbida e con la benevolenza dei pomeriggi, che tornano a farci compagnia per molte ore e si arrendono alle ombre della sera con calma squisita, come a volerci rassicurare, come a volerci suggerire che la notte, d’ora in poi, non sarà più troppo scura.

Cominciano le prime, lunghe giornate da trascorrere all’aperto, mentre le stagioni fredde, con i loro preziosi insegnamenti, se ne vanno a riposare, felici di aver svolto egregiamente il loro compito.

Soltanto ospiti delicati

Fatico un po’. Fatico ad abituarmi a marzo, ai pomeriggi sempre più lunghi e ai tramonti che sembrano arrivare troppo adagio. Forse non dovrei scriverlo, perché so di essere abbastanza impopolare: so che il ritrarsi del buio e il trionfo della luce sono fonti di gioia per tante persone. Ma l’inverno è ancora dentro in me, almeno in parte, e non riesce ad andarsene, a trovare la sua via, a rassegnarsi, perché è uno stato d’animo e quasi uno stile di vita. Io non mi sento così, come questo prato con gli alberi in fiore:

Però li amo, questi paesaggi, che ogni anno sanno incantarmi e sedurmi con la loro grazia. La primavera, al pari dell’autunno, si distingue per la bellezza e la varietà dei suoi tanti colori, una bellezza racchiusa in una mirabile armonia, in una magica fusione tra sfumature delicate e toni freschi e vivaci. È sorprendente osservare lo spettacolo dei colori pastello, eleganti e raffinati, che convivono in perfetto equilibro con le tinte primaverili più vibranti, dal croma intenso e vivace.

E, mentre penso a queste magnifiche sfumature, auguro a chi mi legge di ritrovare in sé almeno una piccola parte dei colori di primavera, quel tanto che basta per vivere la nuova stagione con un tocco di benevolenza e di amabilità. Senza dimenticare, però, un insegnamento importante:

Ammetti al tuo cospetto soltanto ospiti delicati, che abbiano la grazia squisita della stagione dei fiori.

Di luce e d’azzurro

L’estate è quel periodo dell’anno in cui te ne stai immobile a una fermata dell’autobus e non sai perché, ma ti senti viva come non mai e felice – e ringrazi il cielo anche se al cielo non credi. Lo ringrazi per il vento inaspettato sulla pelle, per gli abiti leggeri che ti sfiorano appena – libera, libera – e perché sei fatta soltanto di luce e d’azzurro come l’estate.

E ti senti forte, ti senti invincibile, e sfidi l’afa maledetta, e non t’importa di nulla se non di te stessa – un dono, una meraviglia, la chiave che tutto risolve.

Pensi soltanto che non esiste giornata più bella di questa e che dovrebbe durare in eterno – se di eternità ci fosse speranza.

Estate, cielo e mutamento

Forse è un bene che oggi il cielo sia distratto, l’azzurro scomparso sotto il peso di un colore indefinito. L’estate ha deciso di riposarsi un poco, dormire qualche ora per tornare a splendere radiosa.

Forse è un bene, dicevo, perché s’intravede la possibilità del mutamento. Dell’estate, infatti, molti amano le certezze, quello sfolgorio quotidiano di luce indomita e il brillare degli alberi al sole, giorno dopo giorno, come a proseguire in eterno. Così, il cielo riluttante e sbiadito di un pomeriggio di luglio qualsiasi ci racconta che persino l’estate, prima o poi, sarà costretta a oltrepassare l’orizzonte.

Cena estiva

Si sa, d’estate la sera compare tardi, come se non volesse saperne di arrivare; così, si apparecchia per una cena all’aperto quando il giorno è ancora trionfante e sembra non dover finire. Questa è una bellezza tutta estiva, un dono, cenare in compagnia di alberi e di fiori, mentre la luce si stempera adagio nella notte – e lunghe conversazioni, e noi che non possiamo dormire.

La nostra primavera

Il pomeriggio scorre radioso, di luce chiara che inonda le strade e sugli alberi brilla – la nostra primavera, quella che non ricordi.

Il pomeriggio scorre, passeggia assorto verso il tramonto; poi tace e s’addormenta, s’addormenta fra le morbide braccia della sera, tra le fitte pieghe nere del suo mantello stanco – poi s’addormenta, è vero, ma tu non riposi.

Giovedì

Il giovedì mi ha sempre fatto pensare alle ombre, in qualsiasi stagione, ombre intese come un affievolirsi della luce, il lento inizio del processo che conduce al termine della settimana. Non tutto si è concluso, c’è ancora spazio per azioni e progetti, non è ancora giunto il momento di fermarsi; ma il sipario comincia a calare, lo si voglia o no. E a volte questo pensiero è un conforto.