Aprile dolce dormire. Chi non conosce questo adagio popolare? È un detto famoso, che si riferisce a quel senso di spossatezza che colpisce molte persone in questo dolce periodo dell’anno, quando le giornate più lunghe e il tepore del clima sanciscono una rottura definitiva con la stagione precedente.
Anch’io appartengo alla schiera di coloro che, ad aprile, sono assaliti da una sorta di astenia, da un desiderio di dormire a lungo, profondamente, e, nel mio caso, da un senso di vuoto che fatico a spiegare. È un’indefinibile sensazione di assenza, un girare intorno a me stessa senza trovare un significato in ciò che faccio e sentendomi priva di una rotta, una guida, un riferimento – non so davvero cosa, tanto sono confusa.
È un dato di fatto: i mutamenti, anche quelli positivi, richiedono sempre uno sforzo, un riadattamento che passa attraverso una fase di incertezza, talvolta persino dolorosa. Si tratta di uno sconquasso, non ci sono dubbi, e mi colpisce che sia un mese come aprile, tenero e delicato, a creare questo piccolo terremoto che ci investe nel corpo e nella mente.

E in questo stato in cui mi sembra di oscillare fra la veglia e il sonno, il pensiero che stia per arrivare il lunedì, giorno detestato dalla maggior parte dei mortali, mi opprime e mi lascia quasi senza parole. Credo che aprile sia inadatto al lunedì, penso che non abbia nulla a che fare con questa giornata che sembra sempre troppo lunga, troppo monotona – troppo e basta.
Ma se continuo con questi toni rischio di straparlare, perché mi sento debole e, per così dire, in fase di assestamento; pertanto la finisco qui e auguro a chiunque passi sul blog una buona, nuova settimana di aprile.














