Dopo una settimana fatta di viaggi, pendolarismo, corse affannose e tentativi di sopportare tutto e tutti con pazienza e fermezza, finalmente a casa e in santa, santissima pace, com’è giusto che sia.
Stamattina colazione lenta, ben diversa da quella cui sono abituata durante il resto della settimana, e poi una bella passeggiata tranquilla per dialogare con la dorata bellezza di novembre, un mese poetico, intelligente e affettuoso; infine, a coronamento di tanta armonia interiore, un buon pranzo. Nulla di memorabile, si dirà, ed è vero; ma, dopo tanti giorni frenetici, questa monotona normalità è un Paradiso.
Adesso, mentre sto scrivendo queste poche frasi, sono felice di scorgere il buio oltre la finestra della mia stanza, e accolgo con gratitudine la sera d’autunno che allunga le sue ombre a proteggerci. Non desidero altro se non abbandonarmi al flusso di emozioni, sentimenti e pensieri che questa domenica novembrina mi sta riservando; non voglio altro se non aderire con tutta me stessa al presente, a questi minuti, a questo tardo pomeriggio che sembra racchiudere in sé soltanto saggezza e calore.
Buona domenica sera a chiunque passi su questo blog.
Ottobre è scivolato via proprio come doveva. Se ne è andato sotto un cielo plumbeo, le foglie gialle e rosse umide di pioggia e quel profondo senso di sfacelo, abbracciato stretto all’esistenza, che non desta alcun timore – il miracolo di un mese dal fascino arcano. E adesso novembre è fra noi. Mentre sto scrivendo, qualche raggio di sole è comparso d’improvviso illuminando la mia stanza, come a voler salutare il mese che ci accompagnerà per trenta giorni.
Novembre è controverso, spesso poco amato. Non è difficile comprendere i motivi della sua scarsa popolarità: novembre ha il compito di condurci verso il gelo dell’inverno, con le ore di luce che si assottigliano giorno dopo giorno e le frequenti piogge, le nebbie, il fango sulle strade, il vento, la desolazione dei pomeriggi dal cielo tetro.
Eppure…
Eppure novembre è uno splendore, in un modo tutto particolare. Il suo linguaggio ignora le delicate allusioni di ottobre e si fa più chiaro, più diretto, anche se non del tutto, non completamente, poiché le parole aspre e taglienti appartengono soltanto all’inverno. Novembre è uno splendore perché conserva intense, calde sfumature anche se il buio avanza e il freddo si fa pungente, come a raccontarci che il bello e il buono sanno assumere tanti volti, innumerevoli fisionomie, e spetta a noi trovarli, comprenderli, adattarli all’esistenza.
Novembre comincia la sua avventura indossando gli abiti della festa, perché oggi è il giorno dedicato a tutti i Santi. Già il fatto che questo mese inizi in tal modo dovrebbe bastare a renderlo simpatico. Io amo molto il primo novembre perché inaugura la serie delle festività dei mesi freddi, che sono le mie favorite.
Quando le giornate si accorciano e il gelo ci costringe negli ambienti chiusi, le occasioni che invitano alla convivialità e all’allegria hanno il pregio di contrastare le atmosfere malinconiche e il freddo del mondo esterno, aiutandoci ad affrontarli con tanti bei pensieri, qualche speranza e un po’ di sano divertimento. Novembre, quindi, rappresenta uno spartiacque anche in questo senso, se consideriamo che l’ultima festività alle nostre spalle è Ferragosto, utile quanto un lampione spento di notte.
Cucinare senza fretta e con attenzione qualche buon piatto tipico di questo periodo, attardarsi un poco a tavola, dedicarsi ai propri passatempi preferiti, leggere, scrivere oppure chiacchierare con le persone che amiamo davvero, sono una delle benedizioni delle stagioni fredde, benedizioni che cominciano proprio con l’arrivo di novembre.
E adesso, come da tradizione su questo blog, è arrivato il momento felice della lista dei desideri. Cosa fare a novembre? Quali dovrebbero essere alcune delle nostre priorità? Nessuna riposta è definitiva, poiché i gusti e i desideri sono sempre soggettivi; ma lascio qualche idea poco impegnativa, qualche piccola suggestione che ha il sapore delle cose semplici e buone e casalinghe, quelle che apprezziamo dopo aver vissuto innumerevoli tempeste:
– leggere un buon romanzo poliziesco o giallo che dir si voglia, e anche più di uno. L’atmosfera novembrina è una compagna formidabile per immergersi fra intrighi, omicidi, personaggi ambigui e ambienti sinistri. Anche una storia di fantasmi è adatta a questo periodo.
– guardare qualche film della Hollywood che fu. Magari un bel noir o un thriller psicologico, per riscoprire altri mondi, altri modi d’intendere il cinema. In fondo novembre è anche il mese dei morti, dei ricordi struggenti, di chi, pur non essendo più qui in carne e ossa, resta comunque in mezzo a noi. Il passato c’insegna sempre qualcosa e ciò vale anche per il cinema, se ben fatto.
– lavorare a maglia, per chi lo sa fare o desidera imparare, oppure svolgere qualche altro lavoretto. Il lavoro manuale permette di rinforzare la concentrazione, favorire l’autostima e mantenere uno stretto legame con la realtà concreta. Chi svolge soltanto lavori intellettuali dovrebbe dedicare un po’ del suo tempo anche a qualche lavoro manuale.
– passeggiare adagio lungo un bel viale alberato mentre le foglie cadono e l’autunno compie i suoi ultimi, meravigliosi sforzi per mostrarci la straordinaria bellezza del lasciare andare, del mutare dentro e fuori, della necessità di accettare il compimento di ogni cosa. E ascoltare tutto in silenzio.
Un nuovo mese è cominciato e io, per non tradire la vocazione di questo blog, devo parlarne almeno una volta.
Maggio è la primavera al culmine del suo delicato splendore, una magnificenza di colori e un lungo ponte verso la calda stagione estiva. Da questo punto di vista, maggio è la versione giovane e spensierata di novembre, che rappresenta l’apice dell’autunno, l’apogeo delle sue sfumature profonde e una fase di preparazione all’inverno.
Quando penso a maggio, subito la mia mente richiama le immagini di bellissimi giardini fioriti, che sono l’emblema di questo mese vivace e radioso. Le giornate continuano ad allungarsi, i pomeriggi tardano a incontrare la sera e il desiderio di trascorrere ore all’aperto si fa sempre più intenso; i giardini, allora, diventano gli angoli del cuore, gli spazi dedicati a passeggiare, conversare, inventare il domani.
Quale potrebbe essere una lista delle cose da fare nel mese di maggio? Piccole cose, s’intende. Una merenda in giardino, ad esempio:
E passeggiare tra le rose, scrivere poesie, cogliere l’attimo in cui il giorno si lascia andare fra le braccia della sera, danzare, cantare, comprare abiti nuovi.
Ed eccomi qui, dopo alcuni giorni di silenzio. Torno sul blog in un freddo, tardo pomeriggio di novembre, il buio fuori dalle finestre dopo che il giorno è scivolato via in gran fretta, forse in ansia, perché l’autunno corre incontro all’inverno e non fa nulla per nasconderlo.
Che cosa ci ha insegnato questa magnifica stagione? Come ho scritto altrove, l’autunno è uno stile di vita, un modo peculiare di vivere nel mondo, una stagione dell’anima. Nel ripresentarsi ogni anno ci ricorda ciò che tendiamo spesso a dimenticare, soprattutto quando ad abitare dentro di noi è il fuoco dell’estate.
Le lezioni impartite dall’autunno sono semplici soltanto in apparenza. È vero, sono venate da un po’ di malinconia, ma non si può negare che siano sagge e che rivelino un tenace attaccamento alla vita:
Comincia novembre, il mese dell’autunno profondo e intenso, l’autunno che, tutto vestito d’oro e di rosso, non cela i suoi umori più tetri e il malcontento di certi giorni lividi e freddi.
Scompare l’elegante mestizia di ottobre. Ora ci aspettano toni più scuri e nebbie più fitte, perché novembre ha il compito di prepararci all’inverno.
Cosa ci aspettiamo da questo mese? Come lo desideriamo?
Io non voglio che sia altro da sé: lo rispetto troppo per pretendere che si snaturi, che indossi una maschera, che reciti malamente una parte non sua. Novembre non può abdicare al suo ruolo, quello d’insegnarci a sopportare le prime, vere intemperie della vita, il primo gelo, le afflizioni che cominciano a spezzare il cuore.
Ma novembre ci racconta anche la struggente bellezza delle foglie che continuano a cadere, quelle foglie che rappresentano la necessità di andarsene, di chiudere, di terminare un ciclo, di abbandonare.
Questa mattina, il cielo era quello di novembre, l’azzurro sbiadito e addormentato di un giorno di festa placido e indolente. Nel parco di via Sassi trionfava ancora il verde:
Sono giornate meravigliose. La leggerezza è bandita, la superficialità è scomparsa, l’inconsistenza dissolta. Il vento di novembre ci chiama, il tempo muta, l’attesa è proficua. Nulla sarà vano, neppure questi colori frementi di vita:
A novembre anche le case vecchie, abbandonate al loro destino, hanno un’anima. Aspettano che qualcuno si accorga della loro grazia – un omaggio, solo un rispettoso omaggio:
Siate come l’autunno, fieri ma cortesi – e silenziosi, leali, riconoscenti. Siate come le foglie di novembre, di mille colori screziati, bellissimi ma senza narcisismo. Siate cauti, riflessivi, delicati.
Sono i doni della terra, i morti che ritornano, l’intensa felicità di scorgere oltre, di sapere, di non temere nulla. E chiudetele, le porte, chiudetele senza indugio. Sarà l’inizio di una nuova esistenza.
Io sono novembre e busso alla tua porta. Sono l’essenza della vita, quel dissolversi che ti sgomenta, tutto quello che non vuoi vedere – e chiudi gli occhi per non capire. Io sono novembre, ricco di brividi e di colori, il tuo tormento e la tua dannazione. Ma ti regalo lo spettacolo più bello, le foglie al vento, gli alberi rossi e gialli, i tuoi ricordi, le nebbie fitte del mattino.
Io sono novembre, e ti sorreggo e ti consolo. Sono il passato che irrompe nel presente, la vita tua che si aggroviglia, l’infanzia che ritorna, la nostalgia che non sai raccontare. Guardami, guardami con attenzione; e dopo, con molta calma, lasciami andare.
Questa immagine rappresenta forse l’essenza più profonda del mio mese favorito, ricco di sfumature sorprendenti e indefinibili, di colori vivaci e di toni spenti – la vita intera con le sue contraddizioni.
Ottobre termina oggi regalandoci un volto luminoso, pieno di gioia per ciò che è stato e per quello che verrà.
Mi dispiace non aver potuto scrivere abbastanza durante questa meraviglia. Per un blog dedicato al ciclo delle stagioni, certe assenze pesano. Ma ottobre, quest’anno, mi ha regalato un percorso pieno d’impegni e di novità cui non ho potuto sottrarmi.
Oggi il freddo è quello invernale, perché l’autunno s’incupisce giorno dopo giorno, senza lasciarci illusioni: fra non molto dovrà fuggire lontano e accettare che i suoi colori svaniscano sotto il peso opprimente della stagione più fredda dell’anno. Non è ancora finita, è vero; il giallo e l’arancio resistono, l’autunno è forte e non cede mai troppo in fretta. Ma il suo destino è segnato.
E allora voglio fissarne il ricordo con alcune immagini, in parte già pubblicate e in parte no. Comincio con ottobre, il mese più ricco di sfumature e di bellissime stravaganze:
E poi arriva novembre. La serenità di ottobre scompare, ma i colori sono intensi e l’atmosfera si fa rarefatta, talvolta fiabesca:
L’ultima foto, qui sopra, è di stamattina. Un albero spoglio e un altro ancora rigoglioso e giallo: è l’ambiguità della fine di novembre, ciò che è e ciò che sarà, il presente e il futuro prossimo che si mostrano senza incertezze. I passaggi sono così, complicati e sorprendenti.
Passeggiare nel primo pomeriggio di una domenica nebbiosa significa incontrare la quiete assoluta. Ho approfittato di questa giornata di festa per abbracciare novembre in alcune delle strade più belle del quartiere Sant’Agnese vecchia. Ho già mostrato alcuni angoli di questo quartiere la scorsa estate, quando il sole brillava di entusiasmo; adesso, con i colori autunnali, l’atmosfera è cambiata, densa di malinconia, struggente e bellissima.
Finora non ho mai pubblicato le foto di viale Medaglie d’Oro, che è un punto di riferimento di primaria importanza per Sant’Agnese. Il viale collega piazza Manzoni, dove si trova la cosiddetta stazione piccola, e viale Muratori, a ridosso del centro storico. Viale Medaglie d’Oro nacque come strada signorile ed è rimasta tale, nonostante, a quanto sembra, qualche segnale di decadenza. Il suo grande difetto risiede nel traffico insostenibile, che rende molto difficile l’attraversamento dei pedoni; inoltre il viale è caratterizzato da un’alta densità abitativa:
Qui viale Medaglie d’Oro verso la già citata stazione piccola, dove passano i treni che collegano Modena a Sassuolo. La stazione è l’edificio in lontananza, offuscato dalla nebbia:
Qui, invece, il viale in direzione del centro storico:
Via Vedriani è splendida e silenziosa:
Via Bellinzona, che fotografo ora per la prima volta, è una delle strade più famose del quartiere Sant’Agnese, ma appare in affanno perché i segnali di decadenza sono evidenti: alcuni palazzi sono poco curati e la via non è pulitissima. Qui si trovano anche un discount e alcuni negozi cinesi:
Lasciando via Bellinzona e attraversando via Vignolese, si arriva in via Valdrighi, un concentrato di ville e di palazzi di pregio. A sinistra si apre piazzale Riccò, dove sorge la chiesa di Sant’Agnese:
Ed ecco villa Torti, all’angolo con viale Moreali, abbandonata, in disfacimento e a volte vittima di sciacallaggi. Ho pubblicato qualche foto anche lo scorso settembre, ma adesso, con l’atmosfera novembrina, la villa è bellissima nonostante il suo sfacelo senza speranza:
Viale Moreali è uno splendore di ville che si susseguono l’una dopo l’altra, ma lo riprendo solo nell’insieme:
Passo in via Malmusi, elegante e assorta nel grigio di novembre:
Via Malmusi ospitava il più bel cinema di Modena, l’Olympia, una sala davvero elegantissima. Purtroppo il cinema è chiuso da molti anni ed è in rovina:
Di fronte al cinema ho scoperto una villa abbandonata:
Via Malmusi sfocia in viale Trento e Trieste, a ridosso del centro storico:
Attraversato il viale, via Malmusi riprende vita e mostra qualche sua piccola miseria:
Volto le spalle alla spazzatura per immergermi nell’atmosfera della strada, qui ormai alla fine:
Via Malmusi s’incontra con via Andreoli, una delle più belle strade di Sant’Agnese vecchia, a due passi dal centro storico. C’è da dire che, nonostante la via sia tra le più nobili della città, la situazione accanto ai cassonetti non sembra un perfetto modello di decoro:
Proseguiamo lungo la via:
Via Andreoli si dissolve in via Contri:
Qui sorge una delle più belle ville del quartiere: