La stagione dei giardini

Ma come si fa? Come si può resistere all’atmosfera, alle tinte, al clima della stagione primaverile? Come si possono conservare serietà, rigore e profondo senso del dovere quando a maggio tutto, intorno a noi, sembra cospirare per distrarci?

A primavera bisognerebbe fare spesso colazione in giardino, lasciandosi sopraffare dal verde e dal profumo dei fiori, in un abbraccio morbido e silenzioso con la stagione, che deve essere la vera protagonista dei momenti che trascorriamo all’aperto, una protagonista da rispettare, amare e comprendere:

Più che la stagione dei fiori, la primavera è per me la stagione dei giardini. In nessun altro momento dell’anno i giardini raggiungono tanta bellezza, uno splendore e una sinfonia di luci, ombre, aria tiepida e colori inebrianti che sembrano provenire da un Altrove remoto e sconosciuto:

È l’armonia fra dolcezza e vigore, tenerezza e vitalità, a rendere la primavera così ammaliante, un’armonia che scompare con l’arrivo dell’estate.

Benvenuto aprile

Comincia oggi il mese che, più degli altri, racchiude l’essenza profonda della primavera. Aprile, pur essendo emotivamente instabile, non è dispettoso quanto marzo: è più dolce e più tenero, un bambino delicato e sensibile anche quando, piangendo e aggrottando la fronte, si veste di grigio perla in attesa di tornare rosa e azzurro.

Aprile non ha la fiera, maestosa sicurezza di maggio, ma sa incantarci con la grazia soave della sua luce morbida e con la benevolenza dei pomeriggi, che tornano a farci compagnia per molte ore e si arrendono alle ombre della sera con calma squisita, come a volerci rassicurare, come a volerci suggerire che la notte, d’ora in poi, non sarà più troppo scura.

Cominciano le prime, lunghe giornate da trascorrere all’aperto, mentre le stagioni fredde, con i loro preziosi insegnamenti, se ne vanno a riposare, felici di aver svolto egregiamente il loro compito.

Un ricordo di giugno

Quando mi soffermo a riflettere sul mese di giugno, affiora inaspettato un ricordo lontano. Non ne so le ragioni, ne ignoro i motivi profondi, ma succede: risale d’improvviso dall’abisso scuro delle esperienze passate, e si presenta come un ospite inatteso, imponendo la sua presenza.

In apparenza è una memoria insignificante, che forse non meriterebbe neppure di essere scritta in un post; ma la forza con cui mi sorprende è tale da non lasciarmi indifferente e da richiedere la mia attenzione.

Era giugno, avevo sei anni e mi trovavo nella mia casa in appennino. Mentre calava la sera, il giardino si riempiva di lucciole e io seguivo mia zia che, volendo fare una passeggiata, andava incontro a suo marito, di ritorno dal lavoro.

L’ho detto: è la memoria di un fatto banale, ordinario; ma, se qualcuno mi chiedesse di colpo cosa penso di giugno e quali emozioni suscita in me, risponderei con quell’immagine di tanti anni fa, avvolta nella nebbia del tempo, ma tuttora in grado di trasmettermi uno strano senso di pace.

Pace, tranquillità. Forse perché, in quel momento, non pensavo ad altro che non fosse la passeggiata, quel camminare sereno sulla strada mentre le ombre della sera danzavano sui monti. E non mi ponevo domande.

Per me, il mese di giugno è tutto racchiuso in questo frammento di quiete che appartiene al mio passato remoto e che, ogni anno, arriva in visita e s’intrattiene abbastanza a lungo. Il tempo necessario per regalare un senso, un sapore, una tinta vibrante a ciò che sembra privo di colore.

Il mio ottobre

Ogni anno mi stupisce per il suo incedere calmo, rispettoso, per quella grazia fatta di silenzi e sguardi malinconici – le ombre dense, ieri e oggi, il tempo che si dissolve.

Ottobre è un enigma, il non sapere dove andare, il cielo che ascolta ma non risponde. Le foglie cadono adagio – e siamo noi, al tramonto.

Ottobre ci accompagna sempre, qualunque sia la strada. È un conforto dorato, la luce nonostante il buio.

Autunno e case in rovina

Esistono case abbandonate, case in disfacimento. A volte le incontriamo lungo strade silenziose ed eleganti, che non sembrano adatte a ospitare dimore in rovina. Ma lo sfacelo vive ovunque, non lo si può rimuovere, è parte dell’esistenza. E capita che d’autunno l’atmosfera sia quella giusta, quella che, più di altre, si adatta a certe ville:

La dolcezza di ottobre è la vita che si oppone alla decadenza, la bellezza che resiste al tempo, la grazia che non si rassegna all’incuria. Fra quelle vecchie mura, lunghe conversazioni e incontri e feste – e il buio dei giorni tristi. In quei giardini passeggiano ancora fantasmi, celati dalle ombre inquiete dell’autunno.

Aprile racconta

Mentre il lungo pomeriggio accoglie le prime ombre della sera, aprile conserva intatta la sua radiosità. Sembra che nulla possa ferirlo, sembra che nulla possa travolgere i suoi sogni – e quella pacatezza che l’avvolge tutto.

I sentieri ci accolgono – loro che sanno, loro che guardano; e aprile ci racconta chi siamo, quel desiderio di lasciarci andare, fermi, rannicchiati a un passo dalla notte.

Ho scattato queste foto lungo il sentiero che collega viale Don Minzoni a via Riva del Garda.

Giovedì

Il giovedì mi ha sempre fatto pensare alle ombre, in qualsiasi stagione, ombre intese come un affievolirsi della luce, il lento inizio del processo che conduce al termine della settimana. Non tutto si è concluso, c’è ancora spazio per azioni e progetti, non è ancora giunto il momento di fermarsi; ma il sipario comincia a calare, lo si voglia o no. E a volte questo pensiero è un conforto.

E allora cosa ci aspetta?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il primo freddo autunnale è una conquista. Svanisce quel calore opprimente che avvolge le giornate durante l’estate, svanisce quella coltre giallastra e soffocante cui si resta appesi persino con i pensieri. E la vita ricomincia: i primi pasti caldi, le ombre della sera, le coperte sulle lenzuola, oggetti d’uso comune recuperati in fretta, con avidità, freneticamente, perché è tutto vero, non ci stiamo illudendo, la stagione è un’altra.

E allora cosa ci aspetta? Cosa vorremmo che ci regalasse l’autunno? Quali rivelazioni ci attendiamo da lui? Sarà un autunno tranquillo, senza scosse, fondato soltanto sull’introspezione? O porterà con sé inattesi mutamenti, trasformazioni radicali? Quali sono i nostri sogni d’autunno?

Giovedì

Ogni giorno ha un suo tono particolare, una sfumatura che ne circoscrive il senso. Il giovedì è per me un giorno umbratile, ossia letteralmente ricco di ombre interiori. Un giorno che mi lascia perplessa, ma senza affaticarmi, un giorno che non mi rallegra ma neppure mi affanna.

E poi questo tempo incerto, questo vento che arriva inaspettato, questo cielo che non trova pace, mi rassicurano del fatto che l’estate, quella vera, quella che ti soffoca anche l’anima, non è ancora arrivata.

Buon giovedì.