Mi vergogno, l’ammetto, perché il silenzio del mio blog è stato eccessivo: l’ultimo post risale al 2 settembre. All’inizio del mese ho avuto il primo malanno di stagione: una forte infreddatura mi ha causato febbre, dolori alle ossa, mal di gola e un po’ di debolezza. In quel frangente non ho avuto la forza di scrivere. Ma il malanno è passato e ho continuato a trascurare il blog per un misto di ansia, ritmi di vita frenetici e stanchezza. Mi dispiace, mi dispiace perché la cura di questo spazio è uno dei miei hobby preferiti, per cui mi riprometto di non farlo più, almeno in assenza di problemi seri.

Nonostante le temperature estive di questo fine settimana, l’autunno è fra noi. Ce ne accorgiamo dal vento che sopraggiunge improvviso a spezzare la monotonia del sole, regalandoci qualche brivido intenso; lo cogliamo nelle ombre che s’insinuano a mettere in fuga i pomeriggi, sempre più brevi e irrequieti; lo avvertiamo persino lungo le pareti delle nostre case, accarezzate da una luce obliqua, gentile – il tempo della cortesia e del rispetto.

E poi si sta avvicinando l’appuntamentto più importante, quello che noi amanti dell’autunno attendiamo ogni anno con trepidazione: l’equinozio, che cadrà domani alle 20:19 ore italiane, il momento esatto che traccerà il confine fra la stagione estiva e quella autunnale. Per me sarà un momento magico, da festeggiare con una buona cena e tanta gioia; eppure, sarà accompagnato da una lieve malinconia, perché l’inizio di un nuovo ciclo comporta sempre la chiusura di un altro, e di fronte a un termine, a una fine, a una chiusura è quasi inevitabile avvertire un senso di mestizia e domandarsi cosa accadrà, quali incognite ci riserverà questa stagione magnifica e difficile, indecifrabile ed elusiva nella sua elegante profondità.
Intanto buon inizio di settimana a chiunque decida di passare su questo blog.















