Il giorno di Pasquetta è dedicato alle gite fuori porta, alle lunghe passeggiate nella natura e ai picnic all’aperto. Ma io, oggi, non ho fatto nulla di tutto questo: ho lasciato che la giornata fosse ciò che voleva essere, senza oppormi al suo ritmo e alla sua volontà. L’ho ascoltata e non me ne sono pentita.
Di mattina mi sono alzata con calma perché mi sentivo stanca, e ho scelto di accettare questo dato di fatto e di rendergli onore. Ho affrontato il rito della colazione con tranquillità, in modo molto diverso dal solito, come è bene che sia in un giorno di festa e quando si ha bisogno di ristoro.
Il sole tiepido e l’atmosfera primaverile mi invitavano a uscire, l’ammetto, ma la giornata evidentemente aveva altri piani, altri progetti, visto che neppure la tenera, commovente dolcezza del clima mi ha convinta a lasciare l’ambiente domestico. Ho pensato alla bellezza dei prati e dei fiori, che tanto mi rapisce, eppure no, non sono uscita. So che verranno altre occasioni, altri fine settimana soleggiati, altre feste.
È salutare riconoscere che siano certe giornate a decidere per noi, giornate che possiedono un’anima propria, invisibile ma reale, in grado di guidarci nel modo giusto e di condurci esattamente dove dobbiamo andare. Basta abbandonarsi al loro flusso, alla loro quieta presenza, e arrendersi senza opporre resistenza: è un’attenzione verso la propria autenticità e un gesto di cura potentissimo.
