L’effetto è singolare, inspiegabile: gennaio mi appare lunghissimo, un mese interminabile, sconfinato, e dalla presenza massiccia, ingombrante, ma anche magnetica. La giornata, oggi, è stata fosca e tenebrosa, tanto che uscire e passeggiare e tollerare il freddo mi sembrava quasi un’impresa disperata, un affronto; eppure è così intenso e profondo, questo gennaio burbero e accigliato, da meritare rispetto e una certa dose di attenzione.

Nel primo pomeriggio, sfidando il gelo con coraggio e determinazione, ho fatto un breve giro alla tradizionale fiera di Sant’Antonio che, ogni anno, il 17 gennaio, anima le vie del centro storico. Ma non ho resistito a lungo perché, nei mesi freddi, amo trascorrere il sabato a casa, al caldo e immersa nella pace domestica, senza confusione e fastidi; così, sono tornata presto all’ovile per non rinunciare alla mia amatissima tranquillità, fortemente agognata dopo una settimana trascorsa in perenne movimento.
Intanto, mentre sto scrivendo queste poche righe, sono le 23:49. È notte e il silenzio – sia benedetto – mi avvolge, mi riscalda e mi tiene compagnia. Fuori, oltre la finestra, vedo i lampioni accesi a cullare il buio e tante, tante luci di Natale ancora appese ai balconi, felici di splendere. Perché la più bella festa dell’anno, si sa, in qualche modo deve continuare.
Anche questa è la magia di gennaio.






















