È arrivato mercoledì scorso, con il freddo nel cuore e il bel volto infantile tutto imbronciato. Aprile è comparso così, con un po’ d’inverno addosso e tante incertezze. Ma non mi stupisce, perché lui è l’essenza profonda della primavera, fatta di teneri splendori e inaspettati malcontenti.
Aprile è un mese che amo, ma che un poco mi turba e forse mi confonde: mi attraversa con delicatezza, mi regala sogni tinti di pallido rosa, ma, nello stesso tempo, mi avvolge in uno strano abbraccio, come se fosse un indefinibile senso di sospensione. È un non detto, un sospiro, una presenza lieve che resta in superficie, un tocco vellutato e rispettoso che vorrei afferrare e che, però, mi sfugge – come un desiderio che si realizza, ma solo in parte.

E allora che cos’è davvero aprile? Intanto, è il mese delle passeggiate all’aperto, più lunghe rispetto a quelle di marzo. Nei giorni di festa limpidi e tiepidi, è anche il mese delle gite fuori porta e del primo, intenso contatto con il mondo della natura: il verde dei prati si fa vibrante, i fiori ci accolgono con spontanea dolcezza e i giardini sono il romantico palcoscenico di intime conversazioni e piacevoli incontri.

Come trascorrere al meglio questo mese gentile ed emotivamente labile? Ogni persona ha le proprie insindacabili ricette, e va bene così. Però mi permetto un consiglio: ad aprile, lo spettacolo del pomeriggio che si spegne all’avanzare della sera è imperdibile, e vale la pena, almeno una volta, osservarlo, farlo proprio, lasciare che entri dentro di noi con fiducia. Forse quelli di aprile sono i tramonti più belli, perché l’affievolirsi del giorno unisce delicatezza e vitalità in un modo inspiegabile, quasi miracoloso.
Felice aprile, allora, e Buona Pasqua, buona festa di primavera.






















