Buon anno, buon 2026

Come li facciamo questi benedetti auguri per il nuovo anno? Prima di tutto, è una tradizione del mio blog: sarò ripetitiva, ma li ho sempre fatti e continuerò a farli, perché i blog vivono anche di piccoli riti, che hanno il pregio di rassicurarci.

Nel salutare l’anno che sta per dirci addio e il nuovo che sta arrivando, non voglio usare toni solenni perché, nel mio immaginario, una certa solennità, mista a sobria eleganza, spetta soltanto al Natale. Però, come ho detto, questi auguri voglio farli e allora comincio dall’ovvio, da ciò che è scontato: auguri per un 2026 sereno e benevolo, in cui poter realizzare qualche progetto importante e risolvere in maniera positiva i problemi che si presenteranno.

Ma tengo molto anche a un altro genere di auguri. Auguro a tutte e a tutti di trascorrere San Silvestro e il primo gennaio in pace e in buona compagnia, cioè senza persone tossiche intorno. Auguro a chiunque passi su questo blog di non sentirsi costretto a festeggiare se non lo desidera, di non sentirsi obbligato a uscire, a partecipare a cenoni o a riunioni mal riuscite: si può trascorrere un fine anno bellissimo anche in una compagnia molto ristretta o da soli.

E noi ci “rivediamo” qui nel 2026. 🙂

C’è questa strada

C’è questa strada, sì, c’è questa via che a volte percorro soltanto per sentirmi in pace. Vi si accede da viale Buon Pastore percorrendo un tratto apparentemente chiuso, senza uscita: si costeggia il lato di un palazzo e in fondo, a destra, un piccolo spazio, invisibile dal viale, consente ai pedoni di svoltare e di arrivarci. Le automobili, invece, possono entrarvi  da via Carlo Sigonio, ma sono soltanto quelle dei residenti.

C’è questa strada, dicevo. Via Solieri è sempre silenziosa, un piccolo angolo semi-rurale felicemente incastonato dentro la città, una sorta di presenza-assenza che la rende un po’ speciale. La incorniciano poche palazzine e alcune villette che sembrano emergere da un tempo remoto. Una di queste, in particolare, assomiglia a una casa di bambole, col suo minuscolo giardino silenzioso e la piccola facciata azzurro pallido che pare rubata a un vecchio libro di favole.

E c’è un’altra villetta, una villetta che mi affascina, silenziosa e un po’ trascurata: nel giardino l’erba ricopre il viale d’accesso alla casa, e un tavolino vecchio, circondato da sedie scalcinate, sembra aspettare la primavera che verrà. Poi c’è anche qualche villa in ottime condizioni, e, per uno strano contrasto, c’è anche un triste cancello arrugginito che svela un rettangolo di giardino abbandonato, con l’erba alta incolta e disperata.

In via Solieri si ha l’impressione di trovarsi in un’altra dimensione, in una realtà parallela che sopravvive disinteressandosi del resto della città. E ciò che soprattutto colpisce, in essa, è la pacifica convivenza fra alcuni segni di evidente sfacelo e altri di evidente vitalità, che sono poi l’essenza stessa della nostra esistenza, del nostro procedere nel mondo fra alti e bassi, fra momenti di esaltazione e momenti di stanchezza.

C’è questa strada, dicevo – come un’increspatura nella città. Mentre l’anno svanisce, mentre alcuni giochi sono conclusi, mentre ci si dispone ad accogliere il nuovo, mi piace pensare a quella via deserta e silenziosa, una via che non appartiene del tutto a questo mondo, una via che è qui ma anche altrove.

Intanto auguri di Buon Anno, auguri per un 2020 sereno, auguri affinché qualche sogno diventi realtà.