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sabato 1 ottobre 2011

IL MAR CANTABRICO, LA MECCA PER POVERIMABELLIEBUONI

La costa ad ovest di Santander


Altro che pesce povero! Nel cantabrico l'acciuga è regina. E i re sono due: l'atùn claro (tonno albacore) e il bonito del norte (tonno alalunga). La corte poi è affollata da sardinas, caballas (sgombri), berberechos (un tipo di vongola), chipirones (calamaretti), merluza e bacalao e tanta altra robina meno povera come succulenti  crostacei, branzini, rombi e paraghi etc....

Delle acciughe del Cantabrico avevo già parlato qui, sono considerate le migliori del mondo, grosse, saporite e polpose perchè nel  Mar Cantabrico le acciughe trovano la possibilità di nutrirsi con maggior abbondanza in un acqua più ossigenata e decisamente più fredda che le porta a sviluppare una coltre di grasso tale da rendere la carne più succulenta. Nei mesi primaverili ed in estate, quando il sole riscalda la superficie dell’acqua del mare, banchi di acciughe salgono in superficie per alimentarsi e riprodursi.
E’ questo il periodo in cui hanno acquisito il livello più alto di grasso, la carne è più aromatica e succosa ed è questo il momento giusto per la pesca di superficie che rispetta l’ambiente e non aggredisce i fondali marini.

La loro fama è dovuta all'attività conserviera, sotto sale e poi sott'olio o marinate in aceto, in questo caso prendono il nome di boquerònes.



A Castro Urdiales, una deliziosa località costiera presso Bilbao, nella tienda Lolin (azienda conserviera locale produttrice di molte specialità) siamo rimasti appiccicati increduli alla vetrina a guardare un video che proiettava le immagini relative alla tecnica di preparazione delle acciughe sott'olio (mi vergogno a dirlo ma non l'avevo mai vista neanche in Italia). La lavorazione avviene in parte in modo industriale e in parte in modo artigianale:  dopo la pulitura e salatura, le acciughe vengono dissalate, sciacquate in acqua e accuratamente asciugate, vengono poi prelevate da un addetto/a (erano tutte donne nel filmato) ad una ad una, disposte sopra un canovaccio di juta e con un angolo dello stesso ripulite e poi  rifilate con le forbici, giuro! A questo punto vengono distese ad una ad una nelle caratteristiche scatole di latta rotonde o rettangolari, in seguito le scatole vengono colmate con olio d'oliva.
L'imperdibile video che non riesco a caricare:   http://www.conservaslolin.es/calidad/conservas-lolin-anchoas-en-aceite-de-oliva o direttamente da Youtube:  http://youtu.be/8b8wSjXQ57Q


I migliori filetti, cioè quelli ricavati delle acciughe più grosse, hanno un confezionamento speciale, adagiati in scatole di latta rettangolari o rotonde di dimensioni adeguate e vendute a caro prezzo ma giustificato direi! Non capisco perchè le conservino in frigor, sia in latta che in vetro.

Mi riprometto di andare a curiosare i metodi di lavorazione anche in Italia!


La prima sera a Castro Urdiales ci deliziamo alla Meson Marinero con un piatto di anchoas a la plancha che, a dir la verità, al momento dell'ordine ci lasciavano un po' perplessi, merito del cameriere che ci ha consigliato e convinto.
Strepitose, saporite, carnose, grigliate brevemente, sicuramente marinate prima, e servite con il loro olio e aglio di cottura e una spolverata di prezzemolo. Unico neo, l'aglio viene troppo abbrustolito, lo abbiamo scartato accuratamente. Gli spagnoli abbondano con l'aglio ovunque e lo bruciacchiano letteralmente ma non lo sanno che è indigesto e dannoso? Avevo dimenticato sia la macchina fotografica che il blackberry non ho potuto immortalare il piatto, siamo tornati una seconda sera per riprendere le acciughe e fotografarle ma non erano più speciali come la prima volta, erano gustose ma leggermente più arrostite e più piccoline, del resto “mi'a tutti i giorni è domeni'a!” come giustamente ribatte il mio pescivendolo quando mi lamento perchè non trovo quello che dico io!!
il secondo round


A Santoña scopriamo la sede di un vero colosso  CONSORCIO, diffuso anche in Italia ma nei nostri supermercati e negozi non arriva l'intera gamma;  è proprio un  consorzio, peccato ci si passa nell'ora di pranzo e lo spaccio  è chiuso. Compreremo alcuni prodotti nei negozi e supermercati dove invece si trovano molti articoli. Di Consorcio in Italia si conosce solo  il tonno sott'olio ma lì c'è anche il bonito del norte, l'atun claro e la ventresca de atun oltre alle acciughe, non ho visto però altre parti del tonno inscatolate come a Carloforte e Sant'Antioco /vedi il Tarantello che non so come si traduca in spagnolo).

Un utilizzo originale del coperchio delle scatole di latta per acciughe e sardine come ferma conto in un bar di Pamplona:


A San Sebastian, paesi baschi, tempio della migliore gastronomia spagnola, soprattutto d'avanguardia, che vanta un numero incredibile di ristoranti cosiddetti "stellati", ci accontentiamo di un ristorantino segnalatoci dall'efficientissimo ufficio del turismo, che ci appaga per lo stile contemporaneo in ambiente storico ben ristrutturato e la cucina proposta è in sintonia, tradizione basca reinterpretata e alleggerita, prezzo affare!
La Fabrica

Escabeche di tonno e acciughe con misticanza, caviale di olive nere, olio al basilico


La clasica sopa de pescado
Molto delicata, non riesco a non essere di parte, la nostra minestra di pesce o la soupe de poisson del midi francese non ha paragoni!!


Lo spiedino di tonno e gamberi (un po' troppo cotto ma molto saporito)


Il bacalao al pil pil

Un  super classico basco rivisitato, il pil pil è una salsa molto cremosa all'aglio, in questo piatto ce n'era un debolissimo ricordo, meglio per la mia digestione ma non l'ho capito

Concludo con uno scatto veramente fortuito alla festa medievale nel centro storico di una bellissima città basca: Vitoria o Gasteiz in lingua basca, dove finalmente ho assaggiato il sidro per la prima volta! Non è semplice riuscire a fotografare il liquido che scende nel bicchiere secondo il tipico rituale basco, infatti è stato un caso! Inoltre, alcuni ragazzi spagnoli  al banco hanno provato ed emulare il basco ma hanno sciupato molto liquido e si sono bagnati mani e braccia nel tentativo di centrare il bicchiere!!


La prima degustazione di sidro è rimasta e rimarrà l'unica: terrificante! un misto di aceto e birra, aiutooooo.

E questo cos'è?


Una scatolina di acciughe a chi indovina :-))



domenica 16 gennaio 2011

I VIAGGI GOLOSI DEI FOODBLOGGERS


SARDEGNA OVEST: ALGHERO, BOSA, ORISTANO, CARLOFORTE, CAGLIARI

Anno nuovo, blog nuovo!
I viaggi golosi dei foodbloggers è  una guida on line di viaggi golosi scritta da foodbloggers, ideato da Giulia, strepitosa blogger di ROSSA DI SERA, che ringrazio per avermi invitato fra gli autori.
Esordisco con il resoconto completo del mio recente viaggio in Sardegna, di cui ho già pubblicato alcuni post su Poverimabelliebuoni, strettamente legati al pesce azzurro/povero.
Per chi ha voglia di leggere, buon divertimento e spero di essere utile a chi vuole programmare un tour enogastronomico in quella fantastica isola che è la Sardegna!

venerdì 14 gennaio 2011

LUIGI POMATA: FILETTO DI TONNO ROSSO, CIPOLLA BRASATA, SALSA AL CANNONAU

Estratto da Alimentipedia :

Chiamato lo "chef del tonno" Luigi Pomata ha all'attivo un'ampia varietà di ricette che hanno il tonno come base. D'altronde non poteva che utilizzare l'ottima materia prima della sua terra per creare, o meglio per comporre ricette che mantengono il sapore della tradizione e la qualità della materia prima. Ogni anno a Carloforte, città natale di Luigi Pomata, si svolge la "tonnara"per pescare i tonni rossi del mediterraneo. Per avere il tonno rosso tutto l'anno Pomata ha inventato un metodo di conservazione sotto vuoto che lo conserva fresco fino alla tonnara successiva. E' proprio l'Isola di San Pietro considerata la patria del tonno rosso, tanto da richiamare molti giapponesi all'acquisto. Per saperne di più :   CARLOFORTE.NET 
E ancora, dal libro TONNO E  PESCI DEL MEDITERRANEO di Luigi Pomata e Luca Montersino, la ricetta del filetto che ho assaggiato nel suo ristorante di Cagliari come descritto nel post precedente.

Ingredienti per 4 persone:

Filetto di tonno 800 gr
Cipolla rossa 300 gr
Cannonau 1 bottiglia
Olio, sale, pepe q.b.
Aceto di v. rosso 20 cl
Vermentino 1 bottiglia
Miele di cardo 2 cucchiai +2
Timo 1 rametto
Zucchero 100 gr

Parare il filetto e metterlo in acqua e ghiaccio per 15 minuti, asciugarlo e avvolgerlo in carta di riso per 30 minuti. Eliminare la carta e asciugarlo nuovamente, tagliarne 4 filetti, salare e pepare.
In un pentolino, mettere il cannonau ed il timo e far consumare di ¾, finire con il miele di cardo (2 cucchiaini), correggere di sale.
Pulire le cipolle eliminando le foglie esterne tagliarle in 8 spicchi, far dorare in un tegame uno spicchio d’aglio e lo zucchero, sfumare con il vermentino e l’aceto, coprire e far cuocere per altri 7 minuti, spegnere il fuoco e lasciar finire la cottura con il coperchio.
Togliere le cipolle e far consumare la salsa aggiungendo il miele restante. In una padella molto calda, far dorare il tonno, toglierlo dalla padella e tenerlo al caldo.
Sistemare al centro del piatto le cipolle, mettervi il tonno, finire il piatto con la salsa.


domenica 9 gennaio 2011

LUGI POMATA, CAGLIARI

Come da programma, 7 gennaio, ultima sera della nostra vacanza in Sardegna da Luigi Pomata a Cagliari.
Avrebbe dovuto essere il degno finale del nostro tour enogastronomico sardo, la ciliegina sulla torta e così è stato con vera sorpresa last minute.

Luigi Pomata è un Carlofortino doc, chef affermato, jeune restaurateur d'Europe, personaggio televisivo grazie alla Prova del Cuoco di Rai 1, docente presso la scuola Etoile. Discende da una famiglia storica di ristoratori/albergatori, scommetterei che sia stato svezzato a tonno, a Carloforte il tonno è una religione, la vita stessa, tutto ruota intorno alla pesca e alla lavorazione di questo maestoso figlio del Mediterraneo e Luigi ne esprime l'essenza attraverso preparazioni fortemente legate alle tradizioni della sua isola con alcune rivisitazioni moderniste ma senza inutili fronzoli e, soprattutto, con grande rispetto delle materia prima.

Il locale era a due passi dal nostro hotel, in viale Regina Margherita, l'avevamo sbirciato subito appena arrivati e ci eravamo rallegrati per l'ottima scelta, sia il menu che lo stile del ristorante non deludevano  le nostre aspettative.

L'arredo è minimal ma molto colorato con quadri di arte contemporanea alle pareti, staff giovane, professionale, simpatico e cordiale, bancone stile sushi bar con due chef orientali che preparano carpacci, sushi e sashimi nella prima sala, altre due sale all'interno e la cucina che si intravede dalla porta a vetri.

Il vario e ricco menu imbarazza letteralmente le nostre scelte che, volutamente, sono un po' obbligate dal tema del blog. Ormai è una missione!!! Proprio quella sera di azzurro c'era poco, è la stagione meno propizia, praticamente solo tonno e pesce spada che non sono propriamente azzurri ma si fanno abitualmente rientrare nella famiglia.

Per amore del blog ci "sacrifichiamo" e superiamo l'imbarazzo scegliendo una superclassica linguina col tonno sott'olio, capperi olive e limone  e un filetto di tonno rosso con cipolle brasate e salsa al cannonau, come antipasto non riusciamo a resistere ad una tempura alla birra affumicata di filetti di pesce, qualche boccone di azzuro c'è e quindi siamo in linea, gamberi e verdure!

Dello chef però neanche l'ombra....incomincio a temere che non ci sia. Chiedo al caposala se posso fotografare i piatti spiegandone il motivo, lui mi risponde che non ci sono problemi, anzi posso rivolgermi direttamente allo chef, mi giro e finalmento lo vedo, impossible non vederlo, la sua presenza è massiccia e imponente! Mi presento,  lui acconsente alle foto divertito commentando che non c'è copyright, poi viene al nostro tavolo, si interessa se è tutto di nostro gradimento e risparisce in cucina.

Quasi quasi ci rimango male, non riesco a stabilire un contatto come vorrei, mi rendo conto che la serata non è propizia, il locale effettivamente è gremito, è venerdì sera. Sento che non riuscirò ad intrufolarmi in cucina come al mio solito e fotografare a destra e a sinistra e soprattutto ad intrattenermi un po' con lui. E' vero che sono sfacciata e cocciuta ma non sono maleducata né tanto meno stupida, capisco quando non è il caso di insistere.
Mi “accontento” di fotografare i nostri piatti che, fra parentesi, sono fantastici!

I bocconi di tempura (senza foto purtroppo) sono nuvole croccanti, l'affumicato della birra che compone la pastella è appena percettibile nel retronasale e conferisce un carattere deciso al fritto.

A seguire, mio marito, pastaio, si butta sulla linguina di Nicolo (padre di Luigi, il ristorante di Carloforte porta lo stesso nome) con il loro tonno sott'olio di Carloforte, capperi, olive, limone e scagliette di pecorino. Molto simile alla mia pasta SOS!!!
Che conferma! Beh....la Sua è più tonno con linguine, altro che sos, e il gusto è pazzesco, il limone è piuttosto accentuato ma è perfetto. Il tonno è superlativo. Inoltre la porzione è veramente copiosa, per la goduria del consorte che mi cede, quindi, senza remore, qualche forchettata.


Per me: un trionfale filetto di tonno rosso con cipolle brasate e salsa al cannonau....uau uau uau...lo so che non si scrive così! Piatto calibrato, elegante, perfetto.

Vino al calice, belle proposte sarde, prezzi onestissimi.
Cediamo eccezionalmente anche al dessert, caffè e siamo pronti ad uscire nella notte cagliaritana.

All'uscita Luigi è presso il banco bar, ci saluta calorosamente e si intrattiene a scambiare due chiacchiere con noi, forse ha intuito che lo desideravo, morivo dalla voglia di una foto con lui, incontro lo sguardo di mio marito che capisce al volo e ritiene che sia il momento adatto, tira fuori la macchina fotografica e Luigi, carinissimo, senza chiederglielo, si mette in posa per la foto di rito.
Immaginate la mia felicità? L'avevo data per persa invece, in extremis, letteralmente sull'uscio, avevo compiuto la mia missione, non solo, in pochi minuti eravamo riusciti a disquisire un poco sul  pesce azzurro, sulle difficoltà che lui incontra a farlo apprezzare, sulle polemiche circa i fermi di pesca e salta fuori persino lo sciabola che lui non trova facilmente e mi butta lì alla volée la ricetta per una minestra!
A quel punto, appagati, elegantemente togliamo il disturbo, non vogliamo monopolizzare la sua attenzione, lo ringraziamo e lo lasciamo agli altri suoi ammiratori, clienti, amici.

Il giorno seguente si annunciava impegnativo e lungo, il volo era la sera alle h 21.30 avremmo dovuto bivaccare fino a tardi.
Dopo colazione programmiamo lo svolgimento della giornata e abbiamo subito lo stesso pensiero: “facciamo il bis a pranzo da Pomata? poi la sera ci toccherà uno schifo di panino all'aereoporto!”
E siamo anche concordi nel prendere il sushi e sashimi che avevamo ammirato la sera prima e c'era rimasta la voglia.

E così è stato, e Luigi mi è sembrato contento di rivederci, quale migliore soddisfazione per uno chef no?
Aveva anche già  visto la foto che mi ero precipitata a pubblicare su facebook!


Grazie Luigi, bell'esperienza, bel locale, professionalità e simpatia, cucina straordinaria.
E sto già pensando a maggio a Carloforte........

giovedì 6 gennaio 2011

AL TONNO DI CORSA - CARLOFORTE


AL TONNO DI CORSA Ã¨ un ristorante mitico di Carloforte, centro principale dell'Isola di San Pietro, un pezzo di Liguria trapiantato nel sud-ovest della Sardegna, famosa proprio per la pesca e la lavorazione del tonno. La Mecca per Poverimabelliebuoni!

Il locale si trova fra le strette viuzze del centro storico,  Ã¨ grazioso ed accogliente, all'ingresso si passa davanti alla cucina a vista per raggiungere la sala, il personale canticchia allegro, ti accolgono camerieri sorridenti, il proprietario, Secondo Borghero, si presenta in modo frizzante e cordiale, ci elenca subito i fuori menu, sembra leggerci nel pensiero, ci lasciamo guidare da lui, quasi non guardiamo la carta, ci sentiamo in buone mani: degustazione di antipasti di tonno, spaghetti alla bottarga di tonno per mio marito, trippa di tonno per me. A TUTTO TONNO!


Nel dettaglio: mousse di tonno con gallette (gustosa), tonno sott'olio maison (bontà classica) e tonno affumicato (delicato e soffice), olio, limone e crema di pomodoro fresco, “cappunadda” (preparazione tradizionale marinara con varie parti di tonno in insalata con olio, basilico, gallette sbriciolate, pomodoro fresco), deliziosa, musciamme (piuttosto salato), cuore di tonno (il sapore dolce-salato del sangue secco) su insalatina di indivia.

Gli spaghetti sono cosparsi da una montagna di bottarga squisita, ammansita da burro e olio (di Lastra a Signa!!!), per gli amanti della bottarga (NOI) sono semplicemente libidinosi!

Ma la mia trippa è stata una rivelazione, avevo già mangiato la trippa di pesce nel panino, ma non di tonno, questa, come si vede nella foto, è scura più del lampredotto, ha una consistenza spugnosa-soffice-cicciosa, il gusto è complesso: inizialmente amarognolo e iodato, come di alghe, poi si sviluppa armoniosamente in bocca ed è inequivocabilmente tripposo! Cucinata in umido, semplicemente con cipolla, pomodoro fresco e un po' di concentrato, vino bianco e qualche patatina a fare da cornice, una vera goduria!

Ascolto il patron disquisire con una coppia accanto delle mode contemporanee globalizzate che propongono il tonno principalmente crudo o appena scottato, sempre e solo il filetto e dimenticano le parti meno nobili e tante preparazioni tradizionali di cui Carloforte è culla indiscutibile.

Io fotografo, immortalo il momento con un post in diretta su facebook e sms a chi mi condivide, prendo appunti, insomma inevitabilmente attiro la sua attenzione e quando congeda la coppia continua il discorso con noi che lo seguiamo attentamente.

E' un interlocutore garbato e disponibile, commentiamo i nostri piatti e ci invita a tornare ad assaggiare le specialità carlofortine secondo le stagioni e la relativa pesca, per esempio: a maggio si trova il lattume (sacca spermatica del pesce). Faccio un figurone perchè lo conosco, ho assaggiato quello di muggine, delle dimensioni di un dito indice, quello di tonno, mi spiega il patron, si aggira mediamente sugli 8-10 kg (per tonni di 100-150 kg di peso), lo lessano e poi lo tagliano a fettine e lo condiscono semplicemente con olio, limone e l'onnipresente basilico.

Ci racconta di una pesca record di un tonno di 480 kg da cui hanno ricavato una bottarga di 5kg.

“E le uova fresche non le usate?” Gli chiedo io.

“Certo! D'estate un nostro piatto richiestissimo sono le trenette con uova fresche di pesce spada, olio, limone e basilico” risponde fiero.

Adoro le uova fresche di pesce, quando mi capitano anch'io condisco la pasta ma solo con cipolla e burro oppure le spalmo sui crostini di pane.

Secondo Borghero e la sottoscritta

Serafino Damico

Starei a ore a chiacchierare con Secondo ma non voglio approfittare troppo della sua disponibilità però chiedo un ultimo piacere, mi fiondo in cucina e fotografo il simpatico chef Serafino Damico, parlata, verve e aspetto molto simile a Paolo Villaggio, foto anche con Secondo che mi omaggia di un menu molto “vissuto” che gradisco moltissimo, dopo di che, mio marito mi trascina via perchè dopo un po' non mi sopporta più e si vergogna della mia sfacciataggine.....però non disdegna di accompagnarmi nelle mie scorribande goderecce.

Girelliamo ancora un po' e poi riprendiamo il traghetto e ci allontaniamo da Carloforte con un bellissimo ricordo e una fortissima voglia di ritornarci il più presto possibile!



PS: vino suggeritoci ANASTASIA, CANTINA DI NURAGHE, semidano di mogoro doc 09, mai assaggiato, gradevole sorpresa, floreale, medio corpo, armonioso con un bel finale di mandorla dolce.



giovedì 30 dicembre 2010

İÇLİ TAVA - ISTANBUL


Con questo piatto,  in ricordo di un viaggio ad Istanbul, partecipo al contest UN VIAGGIO, UNA RICETTA di Una Cena con Enrica.
Come dice Enrica, è andata così: attingendo a sprazzi di memorie di viaggi, volevo trovare un piatto coerente con il tema del mio blog. E' stata un'occasione per ripercorrere mentalmente i viaggi degli ultimi anni, rivedere foto, ritrovare appunti. Sfogliando e selezionando, risultavano convincenti due candidate:  le aringhe danesi e Copenaghen o le acciughe turche e Istanbul. Due città che mi sono piaciute molto entrambi ma Istanbul con la sua caotica e brulicante vita, la sua magia e il suo fascino di città di confine, porta dell'Asia, cerniera fra Occidente e Oriente, ha preso il sopravvento sulla nordica, ordinata seppur bella città danese.
L'esotico ha sempre esercitato grande fascino su noi occidentali ma l'ago della bilancia, in bilico fra le due, è caduto sulle acciughe  perchè mi sono più familiari rispetto alle aringhe, con le quali comunque ho azzardato una proposta tutta mia, vedi post Canapé di Aringhe.....
Sono stata ad Istanbul con mio marito per un lungo  ponte dell'Immacolata di qualche anno fa. Abbiamo passato delle splendide giornate accompagnati da una guida che ci era stata raccomandata da amici, Emre, un ragazzo italo-turco, simpatico e molto carino,  una versione moresca di Stefano Accorsi ma con un'aria meno ebete, anzi decisamente furbina.  Per sole cinquanta euro al giorno ci ha scorazzato in giro ovunque risolvendoci non pochi problemi. E' stato molto comodo farsi condurre, non avere sempre la cartina in mano e impazzire con i nomi impronunciabili delle strade ma soprattutto a tavola, era un conforto sapere cosa ti arrivava nel piatto anzichè andare a caso quando nessuno parla la tua lingua o almeno l'inglese.
E così grazie alle spiegazioni di Emre, a cui abbiamo a fine vacanze ovviamente lasciato una cospicua mancia,  e quello che leggevo anche sulla mia guida cartacea, ho preso familiarità con le specialità turche compreso questo tortino di riso e acciughe, ritrovato negli appunti di viaggio,  che non è sicuramente il piatto emblema di Istanbul o della Turchia ma è adatto al contest secondo i parametri che ho stabilito.
Rileggendo gli appunti, rammento le meraviglie ammirate: l'Aya Sofya, la Cisterna-Basilica, il Palazzo Topkapì, la Moschea Blu, la Moschea di Solimano il magnifico, la chiesa bizantina di San Salvatore in Chora con i suoi splendidi mosaici, lo spettacolo dei Dervisci rotanti, gli Hammam storici, i Bazar, i mercati di spezie.... 
Abbiamo visitato dei mercati che erano un'orgia di colori e profumi, una festa per vista e olfatto. Il gusto ha goduto di meno perchè, come ammonito dalla Lonely Planet e confermato da Emre, i dubbi circa le condizioni igieniche ci hanno fatto rinunciare alle lusinghiere offerte dei venditori che allungavano ai passanti assaggi delle loro pietanze in bella mostra. 
Inoltre, dai racconti di alcuni nostri amici dal palato più avventuroso e dagli stomaci più robusti, sembra che ci siamo persi uno strepitoso panino ripieno di pesce fritto, street food tipico di Istanbul preparato da chioschi fumosi e puzzolenti lungo il Bosforo.
Abbiamo comunque apprezzato la cucina turca in luoghi più convenzionali e affidabili.
La cucina turca rappresenta il momento più alto dellla sintesi gastronomica che scaturisce dall'incontro della cucina asiatica con quella mediterranea. Profumata e ricca di spezie, offre una serie di specialità dove i sapori di carne, in particolar modo montone e agnello, e pesce convivono con piatti a base di verdura, riso, bulgur. Un mix assolutamente unico per equilibrio e originalità.
E' difficile da condensare in poche righe e questo non è un trattato sulla cucina turca ma solo una premessa al tortino annunciato. Non avevo ricette, così l'ho cercata e l'ho rielaborata a modo mio. La ricetta originale prevede un vero risotto e l'uso del burro, io invece ho lessato il riso al dente e poi l'ho saltato con olio extravergine d'oliva e tutto il resto, volutamente il risultato è più simile ad un pilav e, a mio gusto, più raffinato.

Ed eccoci alla ricetta:

Ingredienti per 2 persone
160 gr di riso
1/2 cipolla bionda
una manciata di uvetta sultanina
cannella in polvere q.b.
olio extravergine d'oliva
10 acciughe fresche
sale
pan grattato

Tostare la cipolla nell'olio, aggiungere una manciata di uvetta sultanina precedentemente ammollata in acqua calda, unire il riso scolato al dente, farlo mantecare qualche minuto per terminare la cottura aggiungendo della cannella macinata e regolare di sale. Attenzione al dosaggio della cannella, altrimenti copre tutto, deve essere appena accennata, io sono andata per tentativi, prima un cucchiaino, ho assaggiato, ne ho aggiunto ancora un pizzico.
Irrorare d'olio una pirofila o due pirofile/cocotte monoporzione, riempire con  il riso, disporre sulla superficie i filetti deliscati di acciughe fresche, spennellarle con un po' d'olio e cospargere con del pan grattato, un pizzico di sale e passare sotto il grill per 7-8 min giusto il tempo per far dorare le acciughe.
(seguendo la versione originale bisognerebbe invece fare uno strato di risotto, uno di acciughe, uno di risotto e un ultimo strato di acciughe e poi in forno per 15 min)

Non mi resta che concludere augurandovi Afiyet Olsun! Buon Appetito!
che letteralmente significa buona digestione e viene usata sia a inizio pasto che alla fine.
E se mai vi capitasse  un ospite turco e vi ringraziasse così :  Elinize Saglik! potete esserne orgogliosi perchè vi ha detto "Dio benedica le vostre mani"!! Non male come complimento!!









HANNO ABBOCCATO ALL'AMO