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venerdì 12 novembre 2021

RISOTTO AI MARRONI, ARINGHE AFFUMICATE, FINOCCHIETTO E RAPA BIANCA

 


Questo venerdì  tocca ad un' altra protagonista d'autunno: la castagna per il Clan del risotto del venerdì, che altro?  Ma contempliamo anche i marroni naturalmente, e tutti i derivati. C'è anche una famosa birra corsa, Pietra, aromatizzata alla castagna. La prima nel suo genere, successivamente copiata da tanti altri birrifici, inclusi alcuni italiani. 

Per questo risotto ho pensato di riciclare una combinazione di ingredienti che mi aveva dato molta soddisfazione: marroni, aringhe, finocchietto e rapa bianca. Realizzata in forma di vellutata per un MTC a tema castagne e poi portata ad una manifestazione dedicata ai prodotti del Val d'Arno e Val di Sieve a Firenze nel 2014!!

Niente di più semplice da riciclare  in un risotto! Un bel mix di dolcezza/sapidità/ aromaticità/freschezza/ affumicato...Unica variante: i fiori di finocchietto selvatico in sostituzione dei semi di finocchietto che ancora non ci sono perché appunto ci sono ancora i fiori! E, non ultimo, il gin!

London dry gin millesimato, cioè aromatizzato con botaniche raccolte in un'unica stagione nelle isole Shetland! Molto profumato ed elegante

All'inizio, mi era balenata  l'idea di sfumare il risotto con la birra alla castagna ma poi temevo che avrebbe dato un gusto troppo marcato. Ultimamente vedo molti amici risottisti che utilizzano il gin. La caratteristica nota pungente fresca erbacea balsamica del ginepro e delle altre botaniche presenti nel gin mi ispirava proprio per aromatizzare la dolcezza dei marroni, in armonia con il finocchietto sia in foglie che in fiori. Spezza e rinfresca l'insieme la rapa, che, a crudo, fornisce anche un gradevole pizzicorino

Pronti? Via! 

RISOTTO AI MARRONI IGP MUGELLO, ARINGHE AFFUMICATE, FINOCCHIETTO SELVATICO E RAPA BIANCA


Ingredienti per 2 persone

Lessate 500 g di marroni igp del Mugello*  con qualche rametto di finocchietto e un pizzico di sale fino. Sbucciateli e prelevatene ca 200 g. Fateli  rosolare con abbondante cipolla dorata tritata, 1 foglia di alloro e un mazzetto di finocchietto selvatico, qualche bacca di ginepro schiacciata, olio evo Razzola. Devono cuocere solo una decina di minuti, eventualmente aggiungendo un pochino d'acqua calda, giusto per insaporirsi bene. Un pizzichino di sale alla fine, si tolgono gli aromi e si frulla tutto a crema densa.

*(ne basterebbero di meno per il risotto ma visto che è un bel lavoro, tanto vale abbondare perché si sa che mentre si sbucciano, se ne mangiano tanti!!)

Ammollate le aringhe affumicate  in acqua e latte per ammansire un poco la sapidità. Scolate, asciugate, tagliate a pezzettini.

Mettete 160 g di riso baldo in una casseruola, tostatelo  con un filino d'olio evo Razzola (gusto fruttato delicato, leggero piccante, amaro molto lieve) - sfumate con mezzo bicchiere di ottimo gin   - portate a cottura  con brodo vegetale verde (scarti di finocchi, sedano, cipolle, basilico, prezzemolo).  Verso la fine si aggiungono 3-4  cucchiaiate abbondanti di crema di marroni. Mantecatura con olio Razzola. 

Servite il risotto su un piatto piano caldo, sulla superificie del risotto ai marroni si dispongono dei pezzettini di aringa, scagliette di rapa bianca cruda e qualche fogliolina di finocchietto fresco e i suoi fiori freschi o essiccati. 


martedì 18 ottobre 2016

VELLUTATA DI MARRONI AL FINOCCHIETTO, ARINGHE E JULIENNE DI RAPE BIANCHE



Ma quanto sono buoni i marroni?
Talmente buoni da dedicare a questi squisiti prodotti del bosco una giornata  nazionale nel Calendario del Cibo Italiano Aifb, precisamente la Giornata Nazionale dei Marroni di Cuneo, di cui è ambasciatrice  Betulla Costantini del blog Betulla 

Se Betulla ci illustra,  nel suo bell'articolo, tutte le caratteristiche botaniche e le note culturali e storiche del marrone di Cuneo, io contribuisco con il Marrone del Mugello Igp.

Il Mugello, sicuramente conosciuto ai più per il suo autodromo internazionale, dove si disputa annualmente il Gran Premio d'Italia di motociclismo, è un'estremità toscana situata al confine con l'Emilia Romagna a nord di Firenze, i cui principali comuni sono Barberino di Mugello, Borgo San Lorenzo, Scarperia, San Piero e Vicchio.
L'esatta delimitazione geografica del Mugello è storicamente problematica, rispetto alle altre aree limitrofe, in particolare per le zone più montagnose per cui si è creata  la denominazione di Alto Mugello con cui da alcuni decenni si indicano impropriamente le aree situate oltre il crinale appenninico, sul versante romagnolo, ma che ricadono amministrativamente nella Regione Toscana.  Si tratta della conca di Firenzuola e di una parte della regione storica della Romagna Toscana, cioè le zone dei comuni di Marradi e Palazzuolo sul Senio. 

La zona di produzione del Marrone del Mugello Igp comprende i territori  comunali dei seguenti Comuni in provincia di Firenze: Borgo S. Lorenzo (Parte), Dicomano (Per intero), Firenzuola (Parte), Londa (Parte), Marradi (Per intero), Palazzuolo Sul Senio (Per intero), Rufina (Parte), S. Godenzo (Parte), Scarperia (Parte) e Vicchio Mugello (Parte).


Qui tutte le caratteristiche e i requisiti previsti dal disciplinare del Marrone del Mugello Igp.

Nel novembre del 2014 ho preso parte ad una manifestazione a Firenze, con il mitico Leonardo Romanelli, che promuoveva i prodotti della Val di Sieve e della Val d'Arno; tra questi figuravano anche i marroni del Mugello Igp, e io avevo portato un piatto che li vedeva protagonisti, molto apprezzato dal pubblico presente,  e che ripropongo qui per onorare  il nostro Calendario:

VELLUTATA DI MARRONI AL FINOCCHIETTO, ARINGHE E JULIENNE DI RAPE BIANCHE


Forse non tutti sanno che le aringhe fanno parte della grande famiglia del pesce azzurro. Sono di provenienza nordica, diffuse nelle acque gelide di Baltico, Atlantico settentrionale e Mare del nord ma come altri prodotti nordici, quali  baccalà o stoccafisso, sono approdate ai lidi mediterranei grazie ai fiorenti commerci marittimi, già nel 1600 e si sono radicate profondamente nella cucina popolare  e tradizionale italiana, rappresentando insieme a legumi, polenta e patate, veri salvagente contro le carestie.  Esempi come la poenta e renga nel veneto o la polenta e saraca lombarda, evocano  una povertà estrema, consumati nelle cascine, nel dopoguerra;  grazie al gusto intenso dell'aringa salata e affumicata, ne bastavano pochi tocchetti sulla polenta per insaporirla abbondantemente;  con un filetto di aringa si facevano miracoli o ancora peggio, come evocato da altri racconti leggendari o meno di anziani che hanno vissuto la povertà della guerra, si usava appendere l'aringa in cucina e a turno tutti i membri della famiglia ci strusciavano il pane così lo insaporivano e l'aringa durava per giorni.....ogni commento è superfluo, riflettiamo solo sul nostro benessere contemporaneo, stop! 

Il loro gusto affumicato, sapido e penetrante  convola a giuste nozze col gusto morbido avvolgente ma di carattere dei marroni che sottolineano inoltre la nota affumicata. Per dare freschezza all'insieme ho pensato di abbinare il finocchietto selvatico, classico connubio con castagne e marroni, sia le foglie che i semi e la rapa grattugiata che ha una sfumatura leggermente piccantina e conferisce croccantezza alla vellutata.

Ingredienti per 3-4 persone

500 g di marroni del Mugello Igp
1 cipolla dorata media
1-2 foglie di alloro
finocchietto selvatico, ciuffi verdi e semi 
brodo vegetale qb
olio evo, sale
1 aringa argentata affumicata, sfilettata e ammollata in acqua e latte per 24h
latte e acqua qb
1 piccola rapa bianca

Incidere i marroni, cuocerli  in acqua leggermente salata a cui è stato aggiunto un rametto di finocchio selvatico. Scolarli, spellarli e spezzettarli.
Rosolare la cipolla con la mezza foglia di alloro spezzata, aggiungere i marroni spezzettati, far insaporire e poi allungare con brodo vegetale, aggiungere alcuni ciuffi verdi di finocchietto selvatico,  lasciar andare a fuoco dolce per una decina di minuti, salare poco.
Eliminare la foglia di alloro, frullare, aggiungendo altro brodo fino a raggiungere la consistenza preferita.
Versare in ciotole mono porzione, posizionare alcuni tocchetti di aringa e una julienne di rapa cruda sopra alla vellutata. Irrorare con un filo d'olio a crudo, cospargere con semi di finocchio selvatico precedentemente tostati in padella antiaderente, qualche ciuffo di finocchietto fresco, annusare il profumo che si espande per casa e prepararsi all'assaggio.


Cit. http://www.agraria.org/prodottitipici/marrone-del-mugello.htm





giovedì 28 novembre 2013

VELLUTATA DI CASTAGNE AL FINOCCHIETTO CON ARINGHE AFFUMICATE E JULIENNE DI RAPE DOLCI

 
Castagne e farina di castagne, per chi non lo sapesse, rappresentano il tema dell'MTC di novembre, proposto dalla simpaticissima Serena di Pici e Castagne.

 
Tema bellissimo e che offre un'infinità di possibilità, scatenando la fantasia e la creatività degli emmeticini, pur rispettando alcune regole, fra queste, un vincolo importantissimo, il rispetto della cucina povera: il che, ormai lo sappiamo, significa in questo contesto cucina di territorio, in primis, e cucina basata su ingredienti che, un tempo, o erano a portata di mano- nei boschi, nell'orto, nell'aia, nella stalla- o, se si acquistavano, costavano poco.
Di idee nel capo me ne frullano tante ma vuoi la mancanza di tempo, vuoi che qualcuno mi abbia preceduta alla fine mi limito a due proposte, anche se un dolcetto da mettere su Insalata Mista mi sarebbe proprio piaciuto ma non ce la fò!
 
Una mattina mi son svegliata....o bella ciao bella ciao bella ciao ciao ciao....va beh, non ho potuto resistere.....dicevo, mi sono svegliata con una lampadina accesa: castagne e affumicati, di pesce naturalmente, e povero/azzurro!!
Connubio già sperimentato tempo fa con dei BONS BONS DI CASTAGNE E BACCALA', non potevo certo riciclarli ma prendere spunto sì!
Vado al mercato e che ti vedo? le aringhe argentate! E' il momento e io approfitto, mi piacciono molto perché sono delicatamente affumicate anche se molto sapide. Sono  un po' complicate da preparare ma ne vale la pena, si acquistano intere, si sfilettano e poi si mettono a bagno con acqua e latte per un giorno per attenuarne la forte sapidità.
 
Le aringhe sono di provenienza nordica, diffuse nelle acque gelide di Baltico, Atlantico settentrionale e Mare del nord ma come altri prodotti nordici, quali  baccalà o stoccafisso, sono approdate ai lidi mediterranei grazie ai fiorenti commerci marittimi, già nel 1600 e si sono radicate profondamente nella cucina popolare  e tradizionale italiana, rappresentando insieme a legumi, polenta e patate, veri salvagente contro le carestie.  Esempi come la poenta e renga nel veneto o la polenta e saraca lombarda, evocano  una povertà estrema, consumati nelle cascine, nel dopoguerra, come ricordato a Nora dal nonno e da lei riproposto in versione finger food per il mio contest CACIO E PESCE,  quando ancora non aveva un blog: grazie al suo gusto intenso bastavano pochi tocchetti sulla polenta e con un filetto di aringa si facevano miracoli o ancora peggio, come evocato da altri racconti di anziani che purtroppo hanno vissuto la povertà della guerra, si usava appendere l'aringa in cucina e a turno tutti i membri della famiglia ci strusciavano il pane così lo insaporivano e l'aringa durava per giorni.....ogni commento è superfluo, riflettiamo solo sul nostro benessere contemporaneo, stop! 
Ho ritenuto dunque che l'aringa, pesce azzurro, oltre che povero e che è sempre costato pochissimo, quindi in sintonia con Poverimabelliebuoni, potesse essere adatto alla sfida di questo mese. 
 
Ma veniamo alla ricetta. Allora, le castagne le avevo già, torno dal mercato con le mie aringhe e strada facendo elaboro mentalmente la ricetta. Mia suocera mi ha insegnato ad incidere le castagne, mettere un rametto di finocchietto selvatico (le estremità con i semi) e un pizzico di sale nell'acqua per cuocere le "ballotte" e così ho sempre fatto per anni e anche stavolta ho rispettato la tradizione.
Poi ho pensato di usare anche i ciuffi verdi del finocchietto selvatico che fino ad un paio di settimane fa si trovava nei campi e che  io, provvidenzialmente, ho messo in freezer perché ormai fino a primavera non se ne riparla. Eventualmente si può sostituire con aneto fresco.
Ero indecisa fra zuppa e vellutata, ha vinto la vellutata, la zuppa con le castagne a tocchetti sarebbe stata più rustica, più contadina ma avrei dovuto lasciarla più liquida e le aringhe ci affogavano dentro, io invece me le vedevo a tocchetti adagiate elegantemente sopra ad una densa vellutata, quasi una purea. Le rape dolci? povere che più povere non si può, per un tocco di freschezza al piatto.....e allora....idea aggiudicata!
 
 
 

 
Ingredienti per 2 persone
 
300 g castagne cotte e spellate
1/2 cipolla dorata media
1/2 foglia di alloro
finocchietto selvatico, ciuffi verdi e infiorescenze e semi
brodo vegetale qb
olio evo, sale
una manciata di semi di finocchio selvatico
1 aringa argentata affumicata, sfilettata e ammollata in acqua e latte per 24h
latte e acqua qb
1 piccola rapa dolce
 
Incidere le castagne, cuocerle  in acqua leggermente salata a cui è stato aggiunto un rametto di finocchio selvatico con infiorescenze e semi. Scolarle, spellarle e spezzettarle.
Rosolare la cipolla con la mezza foglia di alloro spezzata, aggiungere le castagne spezzettate, far insaporire e poi allungare con brodo vegetale, aggiungere alcuni ciuffi verdi di finocchietto selvatico,  lasciar andare a fuoco dolce per una decina di minuti, salare poco.
Frullare, aggiungendo altro brodo fino a raggiungere la consistenza preferita.
Versare in ciotole mono porzione, posizionare alcuni tocchetti di aringa e una julienne di rapa cruda sopra alla vellutata. Irrorare con un filo d'olio a crudo, cospargere con semi di finocchio selvatico precedentemente tostati in padella antiaderente, qualche ciuffo di finocchietto fresco (se disponibile), annusare il profumo che si espande per casa e prepararsi all'assaggio.
 
 
 

giovedì 14 novembre 2013

GNOCCHETTI DI RICOTTA E FARINA DI CASTAGNE ALLE ACCIUGHE, PINOLI E ROSMARINO PER LEONARDO E PER L'MTC

 
(e non solo......)
 
 
 
Questo mese è stata introdotta una grande novità, per l'MTC non ci si misurerà tanto su un piatto specifico ma su un ingrediente, la castagne e  suoi derivati, come proposto dalla Signorina Pici e Castagne, fermo restando alcune regole importanti:
 
1. la castagna deve costituire il sapore predominante.
 
 2. il tema è la cucina povera: il che, ormai lo sappiamo, significa in questo contesto cucina di territorio, in primis, e cucina basata su ingredienti che, un tempo, o erano a portata di mano- nei boschi, nell'orto, nell'aia, nella stalla- o, se si acquistavano, costavano poco.
Potete usare castagne, marroni, farina di castagne, sia da soli che assieme, sia precedentemente trattati che nature, secondo le indicazioni che seguono.....etc...etc...
 
La prima idea che mi è venuta è di difficile esecuzione ma spero di riuscire a realizzarla, intanto propongo una cosina facile facile. A questo giro non potevo deludere le aspettative, tutti si aspettavano le acciughe da me e allora che acciughe siano!!
A dire il vero, oltre che per l'MTC, ho ideato questo piatto  per augurare buon compleanno ad un caro amico  che oggi raggiunge, poco più di un mese prima della sottoscritta, il traguardo dei cinquanta e che   è conosciuto per le sue colazioni salate e spesso veramente ardite, vedi salsicce, polente, trippe e ultimamente persino vongole di primo mattino, accompagnate da deliziosi mini-racconti! Per chi non lo conoscesse lui è il prof. Leonardo Romanelli, figura eclettica e vulcanica del panorama enogastronomico italiano, giornalista, critico enogastronomo, scrittore di libri di successo  e   autore di testi teatrali,  che ha simpaticamente fatto da giudice al contest organizzato con Sabrina di Les Madeleines de Proust, QUINTO QUARTO REVOLUTION!
 
Prima colazione virtuale per Leonardo, perché se la gode solo in foto ma cenetta  di ieri sera per mio marito e la sottoscritta, accompagnata dalla Noctua,  un'ottima birra bionda, morbida e speziata stile Belgian Ale prodotta dagli amici dell'Opificio Birrario di Crespina (purtroppo dopo la lunga posa fotografica, nel bicchiere la birra è irriconoscibile, ci sarà un trucco per immobilizzare la schiuma?)
 
E allora AUGURI LEONARDO, CENTO DI QUESTI GIORNI  e.......  lunga vita anche all'MTC!!
 
 
Nello sfondo il libro di Leonardo Romanelli, La Birra in tavola e in cucina
 
E ora  la ricetta che secondo me è adatta alla sfida in quanto elaborata con prodotti di territorio, ovvero quello toscano e soprattutto con prodotti semplici e di facile reperibilità: la farina di castagne dell'Amiata, la ricotta di pecora del  caseificio di Follonica,  le uova maremmane, l'aglio senese, l'olio extra vergine d'oliva toscano, il rosmarino, inseparabile compagno della farina di castagne, che proviene dalle  colline di Castiglioncello, la mia macchia mediterranea, il peperoncino del mio orto, il pepe nero che anche se non è toscano, nei piatti toscani non manca mai,  i pinoli della pineta di San Rossore, le acciughe di Piombino, che una volta messe sotto sale rappresentano e hanno sempre rappresentato il pesce di terra e quindi usate anche nella cucina contadina. Un connubio dunque di mare, montagna, macchia, orto ed aia, dovrebbe andare no? A noi è piaciuto molto e sono sicura che anche Leonardo avrebbe apprezzato!!
 
 
Ingredienti per 2 persone
 
100 g di farina di castagne dell'Amiata
50 g di farina 00
200 g di ricotta freschissima di pecora
1 uovo bio Maremma
1 cucchiaino d'olio evo toscano
un pizzico di sale
pepe nero qb
1 spicchio d'aglio rosso senese
un paio di rametti di rosmarino di macchia
2 cucchiaiate di pinoli di San Rossore (Pi)
1 peperoncino piccolo fresco bio o del proprio orto ancora meglio
5-6 filetti di acciughe di Piombino, salate pulite e sciacquate
 
Setacciare le due farine, disporle su una spianatoia, lavorarle con l'uovo, la ricotta, l'olio e il sale, formare una palla, farla riposare in frigo per mezz'ora almeno, poi prendere dei mucchietti, stenderli  e arrotolarli su una spianatoia  fino a creare dei cilindretti del diametro di un paio di centimetri ca e tagliarli a tocchetti.
Tostare i pinoli in una padellina antiaderente.
Mettere l'acqua al fuoco, mentre l'acqua arriva al bollore, rosolare lo spicchio d'aglio in un paio di cucchiai di olio evo in una padella larga,  aggiungere il peperoncino, un rametto di rosmarino spezzato e un po' sfogliato,  e i filetti di acciuga e farli sciogliere a fuoco dolce.
Salare  leggermente l'acqua, lessare gli gnocchetti, quando vengono a galla, raccoglierli con una schiumarola e versarli nel sughetto di cottura. Farli insaporire bene, buttare anche i pinoli, disporre nei piatti, un giro d'olio evo a crudo se necessario e una bella macinata di pepe nero (che nella foto non c'è ma quando li abbiamo mangiati l'abbiamo aggiunto)
 
 
 

giovedì 29 novembre 2012

RISOTTO CON ACCIUGHE, CASTAGNE E SPECK


Anche se quest'anno non è un'annata eccezionale per le castagne, qualcosa di buono si trova!
Le mie vengono dall'Amiata, piccole ma molto saporite. Potevamo resistere alla tentazione di accostare castagne e farina di castagne  alle acciughe? no davvero!
Io ho da poco riscoperto il piacere di "risottare" e ho optato per questo profumatissimo risotto, ricco  e sostanzioso, a Babi ho proposto una cosa strana che ha interpretato brillantemente come al solito: BLINIS DI FARINA DI CASTAGNE CON ACCIUGHE AL SALE AFFUMICATO E PANNA ACIDA  e Sara, la pastaia, ha prodotto con la solita maestria , degli invitanti STROZZAPRETI ALLA FARINA DI CASTAGNE CON ACCIUGHE E PANCETTA AFFUMICATA
Notato niente? Comun denominatore tra acciughe e castagne? la nota affumicata! Veramente azzeccata!

E anche acciughe e castagne entrano di diritto nella raccolta UN'ACCIUGA AL GIORNO



RISOTTO CON ACCIUGHE, CASTAGNE E SPECK


Ingredienti per 2 persone

180 gr di riso carnaroli
15 gr di speck dell'Alto Adige tagliato fine
1/2 scologno
1 lt ca di brodo vegetale
150 gr di acciughe già pulite e sfilettate
100 gr di castagne
1/2 bicchiere di buon vin santo (possibilmente invecchiato e secco)
una manciata di semi di finocchio selvatico o carvi
un ciuffo di finocchietto fresco
olio e burro qb

Prima di tutto bisogna lessare le castagne, le incidiamo con un coltello e le tuffiamo in abbondante acqua insaporita con un pizzico di semi di finocchio selvatico e un po' di sale. Io le ho cotte nella pentola pressione, ca 20 min dal fischio. Meglio spellarle a caldo, l'operazione è più agevole. Sbriciolarle grossolanamente e tenere da parte.
Avviare il risotto facendo rosolare lo scalogno con un po' d'olio evo, i semi di finocchietto selvatico  e lo speck tagliato a striscioline (volendo si può usare anche la pancetta affumicata, per un risultato più grasso). Aggiungere il riso, tostarlo e poi sfumarlo col vin santo, aggiungere anche i ciuffi di finocchio selvatico tagliuzzati, portare poi a cottura aggiungendo poco alla volta il brodo vegetale. Poco prima del termine della cottura, aggiungere le acciughe sminuzzate e le castagne sbriciolate, regolare di sale e pepe, ultimare la cottura, mantecare con una noce di burro, incoperchiare, lasciar riposare qualche minuto e servire

mercoledì 18 gennaio 2012

STARBOOKS: POLENTA DI FARINA DI CASTAGNE SPEZIATA CON BACCALA' DOLCE FORTE


MENU TURISTICO affronta oggi il tema "la castagna nell'arte" dal libro AA.VV. La farina di castagne della Val Bisenzio, Claudio Martini Editore, presentato la scorsa settimana dalle MT ladies  qui.
Il libro è toscano, imperniato sulla cultura toscana e quando si dice Toscana si dice soprattutto Rinascimento, ne è stata  la  culla, il bacino artistico a cui s'è attinto e si attinge tutt'ora.
Il Rinascimento ha dettato legge nell'arte, nell'urbanistica, nella letteratura e nella poesia e come poteva non esprimersi anche nell'arte culinaria?
A tale proposito il dolce forte è il piatto toscano rinascimentale per eccellenza.
E' molto diffuso nelle zone di Siena e Firenze, se ne hanno tracce nei ricettari del ‘500 ma probabilmente la sua origine è ancora più antica (senza cioccolato ovviamente).
Negli opulenti banchetti rinascimentali si usava infatti abbinare il gusto dolce a quello salato e il servizio di credenza, una sorta di buffet d’antipasti, comprendeva dolcetti di vario tipo.
Il "dolce forte", più che una ricetta era una salsa d’accompagnamento, unita a metà cottura ad animali come lepre o cinghiale preparati in umido.
Questa salsa veniva preparata con panforte e cavallucci tritati, cioccolato fuso nel burro, uvetta sultanina, pinoli e noci spezzettati, il tutto innaffiato con aceto e fatto cuocere, prima di essere unito alla carne.
Molte ricette famose nascono dall' utilizzo empirico di alcuni ingredienti che poi diventano caratterizzanti la ricetta stessa ma forse in questo caso tanto empirico non è stato e nemmeno casuale. Semplicemente  le spezie e le componenti dolci, che erano ben conosciute e ampiate utilizzate, adempivano ad un compito molto preciso e utile, cioè camuffare i cattivi odori  della selvaggina derivanti  dalle cattive condizioni di conservazione.
Pratica che oggi non avrebbe ragione di esistere, infatti è una preparazione dolce e molto particolare che non incontra il gusto moderno. Personalmente quando mangio la selvaggina mi piace che sappia di selvaggina altrimenti scelgo qualcos'altro, cionondimeno il gusto dolce-speziato non mi dispiace se ben calibrato.

Celà va sans dire che quando ho notato sul libro scelto per lo STARBOOKS di gennaio,  la ricetta di un BACCALA' DOLCE FORTE abbinato ad una polenta di farina di castagne, non ho potuto resistere, doveva essere mia!!
Un'interessante  e originale citazione del dolce forte dove al posto della selvaggina viene utilizzato il baccalà! La scelta del baccalà è strepitosa, è la selvaggina del mare, ha un odore e un gusto molto forte e penetrante quindi se vogliamo ammorbidirlo, il dolce forte è perfetto! Inoltre l'abbinamento di un piatto ispirato alla cucina dei nobili con una polenta di farina di castagne, cibo della povera gente è stupendo!

Per lo STARBOOKS di oggi dunque, ecco la ricetta di Osvaldo Baroncelli (B Ricevimenti Prato) tratta dal libro AA.VV. La farina di castagne della Val Bisenzio, Claudio Martini Editore, presentato qui   da MENU TURISTICO , tra parentesi le mie note, aggiunte o correzioni:

POLENTA DI FARINA DI CASTAGNE SPEZIATA CON BACCALA' DOLCE FORTE

Ingredienti x 4 persone

per la polenta:
1 lt di acqua
gr 200 farina di castagne
gr 50 olio extravergine d'oliva
spezie miste (io ho usato cannella e chiodi di garofano in polvere)

per il baccalà:
gr 500 di baccalà (già ammollato)
gr 50 pinoli (ridurrei a 30)
gr 20 uvetta sultanina (come sopra)
cioccolato fondente al 70%
aceto bianco (50 ml)
zucchero (1 cucchiaio scarso)
(acqua: 100 ml)
olio extravergine d'oliva, sale, (farina)

Preparazione:
Portare ad ebollizione l'acqua con un filo d'olio, un pizzico di sale e aggiungere la farina di castagne setacciata, amalgamare utilizzando una frusta d'acciaio come per una normale polenta. Dopo 15 min ca togliere dal fuoco ed aggiungere le spezie. (suggerirei di aggiungere piccolissime quantità e assaggiare per constatare l'effetto voluto, le spezie devono sottolineare il gusto della castagna, non coprirlo).
Friggere dei tocchetti di baccalà precedentemente infarinati in olio extravergine d'oliva.
Separatamente, in una padellina mettere acqua, zucchero , pinoli, uvetta e far cuocere per qualche minuto, aggiungere l'aceto, farlo evaporare e portare la salsa a riduzione (senza farla caramellare direi, deve rimanere un po' liquida per farci insaporire il baccalà). Passare il baccalà nella salsa e far insaporire il tutto per pochi minuti.
Versare la polenta di castagne in un piatto, mettere al centro il baccalà con la salsa di uvette e pinoli e grattugiare sopra il cioccolato fondente.

NOTE

Spezie miste: qui mi sono un po' sorpresa, le spezie non vengono aggiunte al baccalà ma alla polenta di castagne. Nella ricetta non c'è indicazione della tipologia di spezie, probabilmente l'editore ritiene di rivolgersi ad un pubblico con buona cultura gastronomica e se non siamo fra quelli, basta documentarsi e scoprire quali sono le spezie e aromi utilizzati nel dolce forte: principalmente pepe, cannella e chiodi di garofano ma anche  bacche di ginepro ed erbe aromatiche come rosmarino e alloro.

La vera lacuna della ricetta però è la mancanza di indicazioni circa le dosi di acqua zucchero e aceto per
sciroppare uvette e pinoli. Ho dosato le  quantità fidandomi del mio intuito e mi sono limitata nello zucchero e sicuramente si potrebbe ancora diminuire.

Il piatto rispetta il gusto rinascimentale ed è molto dolce. Non vorrei ripetermi e non sono fissata col finger food ma proposto come secondo è difficoltoso, lo vedrei meglio come antipastino in porzione mignon, quindi un finger, quasi un pasticcino salato con una base infatti di pasta frolla o brisé.

Per alleggerire un po' il dolce si potrebbe contrastare con una spezia piccantina come lo zenzero, che conferirebbe anche freschezza, e diminuire le dosi di uvetta e pinoli che sono abbondanti.
Dipende se si vuole un risultato opulento e rinascimentale o un po' più equilibrato e contemporaneo. A ciascuno il suo dolce forte....


Le altre "castagne artistiche" odierne:
MENU TURISTICO con i castagnoli
ANDANTE CON GUSTO con i baci gettati alla farina di castagne
e la super panchinara LAAPPLEPIEDIMARYPIE con il baldinsecco

Fonti storiche: http://www.taccuinistorici.it/




domenica 6 novembre 2011

PROVANDO E RIPROVANDO : BON BONS DI CASTAGNE E BACCALA' AFFUMICATO


Non è che mi è presa la fissa del  baccalà, è solo una coincidenza con la proposta dell'MTC e prima ancora con gli gnudi di zucca e baccalà per il peccato di Superbia, il contest di Ely, è vero però che il baccalà mi piace molto.
Un altro contest che mi sta appassionando moltissimo Ã¨ il contest di Matteo di DENTRO LA PENTOLA, e da quando l'ho scoperto ho in mente un intero menu! Incomincio con l'antipasto  stile finger food.  Mi era balenato nel capo di abbinare un affumicato alla castagna, oggi ero ispirata e avevo tempo per mettere in pratica la ricettina che avevo elaborato mentalmente, le castagne erano in casa da qualche giorno così come la robiola, l'unica busta di affumicato che avevo in casa e stava pure per scadere era il baccalà, quindi scelta obbligata o prova rimandata.


Elaborando e rielaborando, formare una pallina con un formaggio cremoso intorno al cuore di castagna e baccalà mi è sembrata una buona idea. La tecnica l'avevo  fotografata e appresa dall'amico chef Michele Martinelli mentre svelava il SEGRETO DELLA PRALINA ma non l'avevo mai messa in atto, sembrava facile.....
In effetti non è difficile formare la pallina, il difficile è trovare la giusta proporzione fra gli ingredienti per calibrare i gusti e le consistenze.

Gli ingredienti per 5 palline, dopo diverse prove:

5 castagne lesse + qualcuna da sbriciolare per guarnizione
qualche fettina di baccalà affumicato (ma penso che funzioni benissimo con qualsiasi affumicato, anche carnivoro!!)
100 gr di robiola
paprika forte in polvere e pepe rosa
semi di papavero opzionale poi spiego perchè

Voilà il procedimento:
si stende un pezzo di pellicola su un piano, si distribuisce  sulla pellicola uno strato sottile di formaggio cremoso, robiola in questo caso, formando un disco, in mezzo al quale si posiziona una castagna lessata avvolta in una striscia di baccalà affumicato. A questo punto si prendono i lembi del foglio di pellicola, si chiudono intorno al cuore di castagna, si forma un pacchettino strizzando bene nel centro in modo che il formaggio aderisca alla castagna e si formi una pallina.


Poi si toglie la pellicola e si libera la pallina, si rotola nel trito di spezie preferito, qui sotto paprika forte e grani di pepe rosa schiacciati


La prima versione era anche con i semi di papavero, bella da un punto di vista cromatico, però la pallina era risultata troppo grossa come si nota dalla proporzione con la castagna, era un bomboloncino, avevo messo troppo formaggio, non si poteva mangiare in un boccone e anche dividendola in due parti, il formaggio era troppo rispetto al baccalà e la castagna.




Le palline ai semi di papavero in sezione. Tra l'altro, rispetto a quelle con paprika e pepe rosa, non erano molto interessanti al gusto, quindi quando le ho rifatte nelle dimensioni e proporzioni giuste, ho optato per la monoversione di maggior carattere e che mi è piaciuta di più!


Sono sfiziose, facili e velocissime (a parte lessare e spellare le castagne)

HANNO ABBOCCATO ALL'AMO