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venerdì 9 aprile 2021

RISOTTO ALLE TRIPPE DI STOCCAFISSO ALLA FIORENTINA E ARANCIA

 


Pubblicazione più veloce della luce!!! Di solito preparo il risotto per IL CLAN DEL RISOTTO DEL VENERDI' il giorno prima, così ho tutto il tempo di caricare, sistemare le foto e scrivere. 

E in effetti mi ero anticipata, come al solito,  ma ieri è successo che il risotto mi è venuto proprio male, era acquoso, irrecuperabile neanche dopo più di dieci minuti di riposo. Forse colpa del riso diverso, un arborio, non adatto? o maltrattato dalla sottoscritta, insomma forse una serie di errori. Morale, il gusto c'era ma era slegato. Foto imprensentabile. 

Oggi l'ho rifatto a pranzo, avevo avanzato delle trippette. Ho cambiato riso e corretto alcuni errori formali. E mi sono pure ricordata che avevo la pelle di baccalà essiccata che sarebbe stata la mia personalizzazione per la replica di questo risotto alle trippe di stoccafisso allla fiorentina (quindi in umido col pomodoro) e tocco di arancia che lo chef Marco Stabile aveva proposto nel clan per il tema  QUINTO QUARTO.

Il tema di oggi era libero, quale migliore occasione per replicare un risotto che era particolarmente nelle mie corde come questo

RISOTTO ALLE TRIPPE DI STOCCAFISSO ALLA FIORENTINA E ARANCIA


Ingredienti :

riso Sant'andrea Baraggia Dop
trippe di stoccafisso già ammollate - trito di sedano, carota, cipolla, aglio, prezzemolo - polpa di pomodoro freschissima Mediterranea Belfiore, olio evo
acqua qb
sale fino
pepe di Timut
arancia non trattata
pelle di baccalà essiccata

riso tostato a secco, salato e poi cotto con acqua e a metà cottura ho unito la salsa di pomodoro delle trippette cotte a parte (trito sedano carota cipolla aglio, polpa di pomodoro "Freschissima" Mediterranea belfiore, prezzemolo, trippe cotte 3-4 minuti nella salsa,  alrimenti diventano gelatina)
Ho inserito in mantecatura finale dopo un paio di minuti di riposo coperto, le trippette,  che avevo tolto dalla salsa e messo da parte. Condito con olio evo, regolato di sale, grattugiata di scorza d'arancia. Altro breve riposo. Nel piatto macinata di  pepe di timut e sbriciolata di pelle di baccalà croccante. GNAM! Da scarpetta!!

sabato 21 luglio 2018

TRIPPETTE DI STOCCAFISSO IN INSALATA CON SEDANO, SALICORNIA E SALSA AL PEPE VERDE



Prima di partire per un lungo viaggio, per sicurezza, svuoto il freezer, oltre che il frigorifero, memore di una tragica esperienza, quando, di ritorno da un intero  mese di vacanza, aprendo il portone di casa, una zaffata maleodorante mi ha violentato le narici e messa subito in allarme. Il primo pensiero è stato: è un topo morto! Oppure un altro animaletto che si è intrufolato da qualche buco del tetto in mansarda...invece... l'odore proveniva dalla cucina...oh no!! il freeeeeeeeeezer....aiutoooooo!!!
Frigorifero e freezer morti, kaput, spenti..spenti? chi ha spento il frigorifero e il freezer?  e a quel punto erano partiti "moccoli" (imprecazioni in toscano) indicibili!
Mio marito aveva escluso dal contatore elettrico, per sbaglio, anche il settore della cucina, oltre che condizionatori e cancello elettrico. Operazione che si fa per evitare eventuali danni durante i temporali.
Quindi aveva staccato il frigorifero e il freezer alla partenza!! Immaginate tutta la roba dentro fermentata e marcita per un mese intero? Non lo auguro a nessuno. Stanchi del viaggio, ancora mezzi rincoglioniti per il fuso orario, si proveniva "soltanto" dall'Australia, ecco,  si entra in casa e si hanno queste sorprese!
Era il primo pomeriggio. Con un fazzoletto su naso e bocca per filtrare un po' l'odore nauseabondo, abbiamo svuotato prima il frigorifero che per fortuna era già quasi vuoto, c'era qualche patata, una cipolla, qualche spicchio d'aglio, roba che normalmente non deperisce in un mese ma che puzza se succedono questi incidenti!!
Il freezer invece era, ahimé, era pieno e pure con del pesce dentro. Mi viene ancora la nausea se ci penso.
Abbiamo preso i cassettoni del freezer, colmi dell'infernale liquame e li abbiamo portati giù in giardino. Vuotati in un sacco e poi con la canna dell'acqua, detersivo, candeggina, aceto...abbiamo provato di tutto, abbiamo tentato di pulirli ma era dura. Allora li abbiamo lasciati lì colmi di acqua e aceto (perchè nel frattempo avevo telefonato a mammà:  "aceto, aceto e ancora aceto" e siamo andati a farci un bel bagno in mare!!
Morale....le operazioni di pulizia sono state ripetute a lungo ma si è sentita ancora un po' di puzza per  molti mesi. Ergo, mai lasciare roba in freezer quando si parte per un lungo periodo, meglio ancora, svuotarlo e staccarlo completamente, a che serve lasciarlo acceso vuoto?

Tutta questa pappardella di premessa per dire che sto già incominiciando a svuotare il freezer  perchè il viaggio di agosto si avvicina. Fra i tanti sacchettini che ho pescato  nei cassetti del freezer, eccoti delle trippette di stoccafisso, rimasuglio di quelle utilizzate per una squisita crema di patate, cozze e trippe di baccalà (sostituite con stoccafisso) omaggio a Leonardo Romanelli in occasione delle sua intervista sulla trippa per il Calendario del Cibo Italiano  

Un classico amato proprio dal Romanelli è l'insalatina di trippa con verdure e salsa verde. Quindi trippa anche d'estate, in insalata, fredda o tiepida e non solo trippa bovina ma anche di mare! Ed ecco la mia versione:

TRIPPETTE DI STOCCAFISSO IN INSALATA CON SEDANO, SALICORNIA E SALSA AL PEPE VERDE


Ingredienti per 4 persone 

300 g di trippette di stoccafisso già ammollate
un cuore di sedano bianco
80-100 g di salicornia

per la salsa al pepe verde*
un mazzetto abbondante di prezzemolo
1 cucchiaio da tavola di scorza grattugiata di limone non trattato
1 cucchiaio da tavola di succo di limone
1 cucchiaino da tè di pepe verde essiccato
olio extravergine d'oliva qb

*da una ricetta di Donna Hay, appena sperimentata per la rubrica M'Eat di Mag about food,  in cui vengono utilizzati anche i capperi salati. Al posto dei capperi ho voluto provare la salicornia che ha una spiccata sapidità ma salmastra, quindi indicata alle trippe di mare  e,  anzichè tritarla e unirla alla salsa, l'ho resa più protagonista inserendola intera nell'insalata.
Risultato divertente e gustoso per gli amanti del genere..

Mondate e lavate bene le trippette, fatele cuocere in una padella antiaderente  con un filo d'olio e poca acqua (se vi piace, potete aggiungere anche uno spicchio d'aglio da togliere alla fine), per una decina di minuti circa. Attenzione a non stracuocerle altrimenti diventano gelatina e sono irrecuperabili, tastatele durante la cottura fino a che saranno tenere ma ancora consistenti. Scolatele bene e conditele subito con un filino d'olio in modo che non si appiccichino raffreddando. Meglio se fatte, condite e mangiate.
Nel frattempo avrete mondato, lavato, e tagliato a fettine il cuore di sedano, pulito la salicornia e sbianchita pochi secondi in acqua bollente e poi passata in acqua e ghiaccio per qualche minuto.

Per la salsa: tritate il prezzemolo con le bacche di pepe verde, unite tutti gli altri ingredienti e mescolate con abbondante olio extravergine d'oliva. Regolate di sale

Mescolate le trippette ancora tiepide o a temperatura ambiente con il sedano e la salicornia, condite con la salsa al pepe verde e...buon divertimento!



martedì 18 aprile 2017

IL SARTU' CHE PARLA LIVORNESE PER L'MTC N. 65


Napoli chiama, Livorno risponde! E come avrebbe potuto rispondere se non con un sartù rosso, ispirato ad alcuni dei suoi piatti più genuini,  popolani, robusti, rustici e schietti come la stessa anima della gente labronica che si riflette in cucina, dove "alla livornese" è sinonimo di  salsa di pomodoro e aglio a gogo!!

Perché  il sartù è il tema della  sfida Mtchallenge n. 65,  proposto dalla raffinata  Mademoiselle Marina Bogdanovic, vincitrice della sfida sulla Terrina. E io ho deciso di interpretare il sartù alla livornese con riferimenti ad alcuni grandi classici della città di mare  toscana:  baccalà alla livornese,  ceci e baccalà (comune anche ad altre regioni italiane come piatto della vigilia di Natale) e stoccafisso coi porri.

Il sartù rappresenta uno dei piatti a base di riso più ricchi ed elaborati della cucina napoletana. Un piatto opulento e  sontuoso che troneggia con la sua maestosa forma sulle tavole delle feste, dalle  origini singolari. 
E' curioso infatti scoprire come l'invenzione del sartù sia dovuta ad un escamotage culinario escogitato dai Monsù napoletani, i cuochi francesi, o napoletani francesizzati (Monsù da Monsieur) che,  a partire dalla fine del '700, presso  le nobili ed artistocratiche famiglie partenopee,  diffusero molte mode d'Oltralpe addomesticandole ai gusti locali e  trasformandole in vere pietre miliari della cucina napoletana. Fra queste mode c'era il riso, che non godeva di grande simpatia presso i napoletani, notoriamente mangiamaccheroni. Un'avversione antica che lo relegava a mero rimedio contro malesseri gastro-intestinali.
Allora i Monsù per renderlo gradito ai loro padroni, innanzitutto lo condirono con la pummarola ma sapevano che non sarebbe bastato e quindi lo arricchirono con ogni bendidio nostrano come melanzane fritte, polpettine di carne, piselli, fegatini, formaggio e  sopra a tutto, sur tout in francese diventato sartù in napoletano, il riso!! Inutile sottolineare che si rivelò un successo di cui godiamo ancora oggi.

Nel dettagliatissimo post di Marina, viene presentato nella versione più classica, cioè cotto nel sugo di pomodoro del ragù napoletano, farcito con polpettine di carne, funghi, piselli e  mozzarella, secondo una ricetta di nientepopodimenoche Alfonso Iaccarino!! 
Io l'ho cotto nel sugo di pomodoro del baccalà livornese, dove ho omesso il prezzemolo che ho invece reso protagonista della salsa di accompagnamento, obbligatoria per il sartù e non solo per via del nostro regolamento! Il baccalà l'ho usato per fare le polpettine con aglio e prezzemolo, immancabili compagni. Per il ripieno ho optato per le trippe di stoccafisso anziché lo stoccafisso vero e proprio, però abbinate ai porri come prevede una ricetta tradizionale dello stoccafisso. A questi ho aggiunto dei ceci, altro abbinamento classico, non solo livornese,  per il baccalà.
Pur non avendo alcun tabù in merito al formaggio col pesce, in questo caso non l'ho ritenuto necessario perché le trippe cuocendo assumono una consistenza quasi gelatinosa e quindi offrono sufficiente morbidezza, assecondata anche dai porri che  risultano dolci e cremosi e ne mitigano il gusto penetrante che,  o si ama o si odia, ma non è sapido come il baccalà.
L'equilibrio sapido-dolce dunque funziona ma va ben dosato comunque.

Inoltre, vista la défaillance della mia recente terrina, fregata dai contenitori sbagliati, questa volta mi sono procurato lo stampo adeguato anche se ne ho  trovato uno solo di dimensioni ragguardevoli e ho fatto  un sartù che ci ha sfamati per tre giorni, perché non sono riuscita a sbolognarlo a nessuno con  le trippe di stoccafisso!!


IL SARTU' CHE PARLA LIVORNESE


Ingredienti per 6 persone, stampo tronco-conico di 16 cm di diametro superiore e  20 inferiore, altezza 11 cm

Per il baccalà alla livornese
500 g di baccalà già ammollato
500 ml di passata di pomodoro
2 spicchi d'aglio medi
farina 00
olio extravergine d'oliva

Per il riso
500 g di riso carnaroli maremmano (ebbene sì, ho tradito la Padania anche per il riso!!!)
1,2 l d'acqua
1 mestolo di sugo di pomodoro del baccalà
5 uova
olio extravergine d'oliva
burro e pan grattato qb
sale qb

Per il ripieno di trippe e porri
400 g di trippe di stoccafisso ammollate
200 g di porro (al netto degli scarti e parte verde)
3-4 cucchiai di ceci precedentemente lessati (io ho usato i ceci rosa del Valdarno, piccolini e saporiti e che cuociono velocemente)
olio extravergine d'oliva
sale, pepe nero di mulinello

Per le polpettine (40 circa, grandi come una nocciola)
150 g di polpa pulita di baccalà ammollato
50 g di pane casalingo toscano ammollato nel latte
1/2 spicchio d'aglio medio
1 cucchiaio di prezzemolo tritato
1 uovo
sale, pepe nero di mulinello qb

Vellutata al prezzemolo con brodo di gallinella
500 ml di brodo di gallinella*
30 g di prezzemolo (al netto dei gambi)
30 g di burro
30 g di farina 00
2-3 spicchi d'aglio medi
1 acciuga intera sotto sale

* per il brodo di pesce, vedi la bibbia emmeticina

Preparate innanzitutto il baccalà, mettendolo nuovamente a mollo in acqua fredda e cambiate l'acqua più volte. Consiglio vivamente di assaggiarlo da crudo, basta tastarlo un poco senza mangiarlo,  per capire il grado di sapidità perché cambia di volta in volta, meglio sincerarsene e dosare tutto il resto di conseguenza altrimenti si rischia di compromettere il risultato finale.
Spremete l'aglio nell'apposito spremi-aglio, fatelo rosolare con due cucchiaiate d'olio (io aggiungo anche un poco d'acqua per non farlo friggere). Infarinate il baccalà, ben scolato e  doratelo da ogni lato nell'olio aromatizzato con l'aglio.  Aggiungete la passata di pomodoro, un mestolo d'acqua calda e fate andare per una ventina di minuti o fino a che sarà tenero. Infine assaggiate, non dovrebbe essere necessario salare.


Pulite le trippe, sciacquandole ripetutamente sotto acqua corrente, asportate tutti i filamenti neri.
Stufate il porro affettato finemente in un paio di cucchiai d'olio, aggiungete le trippe tagliate a striscioline e cuocete per 5-6'. Attenzione a non cuocerle troppo altrimenti diventano  gelatinose e rischiano di sciogliersi. Unite i ceci cotti, infine regolate di sale e pepe macinato al momento.

Tritate la polpa di baccalà a crudo, mescolatela con l'aglio, il prezzemolo tritato, il pane ammollato nel latte e strizzato, un uovo, pochissimo sale e pepe di mulinello. Formate delle palline grandi come nocciole, infarinatele e infine doratele in padella con olio extravergine d'oliva.


Cuocete il riso come da indicazioni di Marina per il sartù rosso, portando ad ebollizione l'acqua a cui aggiungerete un mestolo di sugo di pomodoro del baccalà e versandolo a poco a poco sul riso come per fare un risotto. Cuocete fino a 3/4 del tempo di cottura abituale del riso. Assaggiate e regolate di sale, condite con due cucchiai d'olio extravergine d'oliva. Lasciate intiepidire e infine unite le uova.
Imburrate generosamente lo stampo e cospargetelo di pan grattato. Foderate lo stampo con uno strato di almeno 1 cm di riso (io l'ho fatto un po' più spesso perché avevo paura a farlo troppo sottile, in previsione del momento topico in cui l'avrei sformato!)
Fate un primo strato con le polpettine e il ripieno, pressate con cura e aggiungete un po' di sugo di pomodoro. Fate uno strato intermedio di riso e ancora uno strato di ripieno e polpettine, infine chiudete con un ultimo strato di riso. Pressate bene e livellate la superficie. Cospargete con qualche fiocchetto di burro e cuocete in forno a 180° C per 30-35'. A giusta cottura, i bordi dovranno  leggermente staccarsi dalle pareti dello  stampo. 


Lasciate raffreddare per 15-20 minuti e rovesciate lo stampo, sformando il sartù sul piatto da portata scelto. Guarnite a piacere con erbe aromatiche (io oltre all'alloro, ho messo anche l'edera che non si magia ovviamente ma i fiorellini sì, sono d'aglietto selvatico)


Indubbiamente, son soddisfazioni!!

Non c'è sartù senza salsa d'accompagnamento però! Fate stufare a fuoco dolce l'aglio con l'acciuga sfilettata e ben dissalata con un cucchiaio d'olio e uno di brodo. Fate raffreddare, mettete nel bicchiere di un frullatore, unite il prezzemolo, aggiungete un poco di brodo di pesce e frullate tutto.
Fate un roux biondo con il burro e la farina, diluite con il brodo, portate ad ebollizione a fuoco dolce, fate addensare lentamente; infine aggiungete l'emulsione al prezzemolo, fate andare ancora qualche minuto, regolate di sale. (ho aggiunto il prezzemolo alla fine in modo che non cuocesse troppo e mantenesse tutta la sua fragranza e colore)

Servite il sartù nappato con la vellutata al prezzemolo

Per essere il mio primo sartù, sono molto contenta del risultato. Forse lo strato di riso è un po' spesso ma la consistenza dell'insieme è risultata compatta e cremosa al contempo e, pur non avendo mai assaggiato un sartù napoletano originale, mi Ã¨ sembrato gradevole, insomma non ho avuto la sensazione del mappazzone e quindi Ã¨ positivo! Inoltre  sono contenta perché  ho avuto ragione sul formaggio perché porri e trippe  fusi insieme  conferivano una sufficiente e piacevole cremosità, completata infine dalla salsa vellutata. 







lunedì 13 ottobre 2014

LASAGNA APE MAIA CON RAGU' DI STOCCAFISSO E LE SUE TRIPPE PER LA SFIDA MTC N. 42

 
LASAGNA= EMILIA ROMAGNA
Sì, lo so, gli integralisti romagnoli si staranno già irritando! Tranquilli,  non voglio mettere in dubbio la paternità della lasagna ma pensateci un po', senza parmigiano come si farebbe?? Dal momento che la mia mamma è nata a Noceto, Parma, Emilia e  mio nonno, cioè suo padre,  era un casaro, quindi nelle mie vene scorre sangue e parmigiano,  a me piace pensare alla regione nella sua  entità politica e geografica più che alla sua frammentazione culturale. Perché mi piace sentirmi parte di quell'intero mondo dove la sfoglia all'uovo, che siano tagliatelle, tortellini, cannelloni o lasagne, la fa da padrona.
Ma la lasagna, si sa,  va oltre i confini regionali, nel tempo  è diventata un classico piatto italiano, da nord a sud, ha rappresentato per anni il piatto della festa, della domenica, seguito dagli immancabili arrosti.
Ora forse la domenica non ha più questa connotazione ma la lasagna rimane fedele a se stessa, emblema indiscusso della riunione famigliare, delle celebrazioni festive.
 
Ed ecco che scatta l'amarcord. Ricordo quando ero bambina, mi affascinava la lunga preparazione della lasagna al forno. Ridevo quando mia mamma, una volta raccolte con la schiumarola dall'acqua bollente le sfoglie  di pasta, si scottava prendendole una ad una con le dita per stenderle su dei canovacci e io l'aiutavo a spianare  le piegoline che si formavano. Poi le giravo la besciamella, mi divertivo molto nel momento in cui, magicamente, dallo stato liquido si raggrumava e poi si solidificava in una crema densa, "guai a te se me la fai attaccare eh?" mi ammoniva la cuoca, poi quando vedeva l'ottimo risultato mi diceva che ero stata brava. Continuavo ad osservarla mentre  la aromatizzava con una grattugiatina di noce moscata, un po' di sale e giù di parmigiano! Il premio più ambito era il pentolino   da ripulire rigorosamente col dito che mi leccavo con gran gusto!
Rimanevo incollata a seguire tutti gli step, fino all'ultimo strato, perché mi lasciava pure la soddisfazione di completare la superficie distribuendo generosamente fiocchetti di burro qua e là, infine la seguivo  fino al momento del passaggio in forno, pregustandone l'assaggio.
A tavola ci litigavamo gli angoli perché ci piacevano un po' croccanti, la nonna si sacrificava e prendeva un pezzo nel centro, lasciando a noi quattro golosi i quattro angoli.
E com'era il giorno dopo riscaldata?? ancora più buona!!!
 
Devo dire che in seguito, trasferitami da adulta in Toscana, la lasagna della suocera non faceva rimpiangere quella di mia mamma. Anzi, negli anni, a causa delle sue manie dietetiche, prima la Weight Watchers, poi quell'odiosa Lambertucci, la lasagna era sparita da casa nostra. Invece la suocera non ha mai smesso e  continua a farla anche ora, a ottantacinque anni suonati,  e la fa con tutti i crismi, bella ricca, grassa, succulenta, come Dio comanda insomma!!
 
Io, da quando ho iniziato a spadellare, ne ho preparate varie versioni ma non è un piatto che cucino di frequente, l'ultima volta, oltre a questa, è stato un Natale di due anni fa, quando avevo a tavola appunto i suoceri e mi sono esibita in una lasagna veramente indovinata, al mio gusto, molto particolare, che spero di riuscire a postare come seconda proposta per questo MTC n 42, lanciato dalla grande Sabrina, e quindi non svelo niente.
 
http://www.mtchallenge.it/2014/10/mtc-n-42-la-ricetta-dellla-sfida-di.html
 
 
L'Ape Maia è un'idea che nasce nel 2011 e che ho riproposto spesso. L'originale consiste in sfoglie croccanti al nero di seppia, con baccalà mantecato allo zafferano. Giallo e nero come l'ape!
Ho pensato quindi di sfruttare questa idea che amo molto, ho colorato  la pasta con nero di seppia e, per quella gialla,  anziché lo zafferano ho usato la curcuma, più neutra nel sapore (lo zafferano Ã¨ anche sciupato in cottura).
Il ragù doveva essere di mare, dal baccalà allo stoccafisso il passo è ovviamente breve, anche perché la consistenza è più adatta ad un ragù,  in più ho aggiunto delle trippe di stoccafisso per onorare l'amica Sabrina, appassionata di quinto quarto e mia partner nel contest QUINTO QUARTO REVOLUTION. Per il resto, riciclo una besciamella collaudata, all'aglio ed erbe aromatiche e sono pronta per procedere.
 
LASAGNA APE MAIA CON RAGU' DI STOCCAFISSO E LE SUE TRIPPE E BESCIAMELLA LEGGERA ALL'AGLIO
 
 
 
Ingredienti per 4 porzioni
 
Per la sfoglia Ape Maia:
 
140 g di farina di grano tenero 0 da coltura biologica, macinata a pietra*
60 g di farina di grano duro Senatore Cappelli, da coltura biologica, macinata a pietra*
2 uova intere
1 cucchiaino di curcuma in polvere
1 sacchettino di nero di seppia fresco** (5-6 g almeno)
 
Per il ragù di stoccafisso con le sue trippe:
 
300 g di stoccafisso già ammollato e spellato
300 g di trippe di stoccafisso ammollate e mondate (400 g al lordo)
3 cucchiai abbondanti di trito di sedano, carote, cipolle rosse
3-4 foglie di erba salvia
1 foglia di alloro
un ciuffo di prezzemolo
olio evo qb, sale, pepe, peperoncino in polvere
 
Per la besciamella leggera all'aglio:
 
600 ml di latte fresco parzialmente scremato
2 cucchiai colmi di farina
2-3 spicchi d'aglio
1 foglia di alloro, 2-3 salvia, un rametto di rosmarino, 2-3 bacche di ginepro
sale, pepe, noce moscata qb
una noce di burro
 
pan grattato e burro per completare
 
* acquisto le farine nel mio panificio di fiducia che usa esclusivamente prodotti sceltissimi, farine di grani antichi, farine con germe di grano, tutte da produzione biologica e molte macinate a pietra. 
 
** in mancanza di nero di seppia fresco, in commercio si trova in bustine  ma attenzione, scegliere quelle di inchiostro vero,  che stanno nel banco frigorifero altrimenti lasciar perdere tutto il resto. Si trovano anche dei barattoli da 500 g di nero di seppia, per chi ne fa largo uso come i ristoranti, si conservano comunque a lungo. Io ne ho uno  in frigo iniziato da maggio.
 
 
Allora, misceliamo le farine e poi dividiamo il composto in due mucchietti. Ad uno incorporiamo la curcuma, all'altro il nero, stemperando il colorante nell'uovo con movimenti circolari e poi iniziamo ad impastare. Partiamo prima dalla sfoglia gialla, poi raschiamo bene la spianatoia con l'apposita spatola e procediamo con quella nera. Usiamo i guanti altrimenti sia per il giallo che per il nero bisognerà scorticarsi le mani per ripulirsi!
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Avvolgiamo le due palline con pellicola e lasciamo riposare mezz'ora. Poi fuori il mattarello e avanti tutta con i bicipiti (a me facevano male anche gli addominali il giorno dopo!!!)
 

 
 
Per questa lasagna mi piaceva una sfoglia un po' grezza, non finissima, ho ottenuto uno spessore di mm 1,5 ca. Ottenuta la sfoglia, tagliamola a quadrati di cm 10x10 con un coppa pasta




Cospargiamo con farina di semola di grano duro, lasciamo asciugare la sfoglia e prepariamo il ragù.
 
Le trippe di stoccafisso già ammollate ma da pulire e mondare
 
Come prima cosa puliamo bene le trippe, scartando i filamenti e la pellicina nera, raschiandole bene da ogni impurità ed eliminando le parti più dure, dove possono rimanere anche dei frammenti di spine. Sbollentiamole per una decina di minuti poi tagliamole a tocchettini. 

Le trippe pulite e sbollentate
 
Nel frattempo avremo messo a rosolare il trito di sedano, carota e cipolla in due generose cucchiaiate d'olio evo, con la foglia di alloro spezzata e le foglie di salvia. Ho usato un tegame di coccio ma solo per il gusto di usarlo perchè la cottura non dura ore come un normale ragù di carne, per il quale sarebbe appunto più adatto.
Aggiungiamo al trito ben rosolato, la polpa dello stoccafiso tagliata a tocchettini insieme alle trippette. Facciamo insaporire a fuoco vivace, poi abbassiamo la fiamma e lasciamo andare per ca mezzora, aggiungendo un po' di brodo di verdura di tanto in tanto in modo da tenere il sughetto piuttosto bagnato. A fine cottura, uniamo una manciata di prezzemolo tritato, regoliamo di sale e pepe e un pizzico di peperoncino macinato (giusto un'idea non deve essere troppo piccante, deve conferire solo un leggero pizzicore). Eliminiamo la salvia e l'alloro.
 
 
Ultimo step, la besciamella leggera all'aglio.
Innanzitutto metto gli spicchi d'aglio, spellati e tagliati a metà, nel latte insieme a tutte le erbe e le bacche di ginepro. Faccio bollire per 7-8 minuti. Spengo e lascio raffreddare. Poi filtro al colino cinese, schiacciando bene gli spicchi d'aglio cotti in modo  che la besciamella risulti ben impregnata dall'aroma. 
Ora la Mapi, e non solo lei, griderà allo scandalo ma io la besciamella la faccio in versione light, soprattutto questa che va col pesce e non ha neanche il parmigiano.
Ebbene non faccio il roux, stempero semplicemente la farina con il latte freddo, in questo caso  all'aglio. Metto sul fuoco e faccio addensare mescolando continuamente. Unisco una noce di burro alla fine, giusto per non farla proprio da malati, condisco con sale, pepe e un pizzico di noce moscata et le jeux sont faits!
 

Ho lessato dunque  le sfoglie ottenute separatamente, anche nella stessa acqua ma prima quella gialla e poi quella nera naturalmente! Passate poi in  acqua e ghiaccio, e messe stese a scolare  su uno scolapasta.
 
Ho preparato delle monoporzioni, alternando la sfoglia nera a quella gialla, ho farcito ogni strato con un po' di ragù e di besciamella fino all'ultimo strato che ho cosparso con pan grattato e fiocchetti di burro. Ho coperto i bordi con delle strisce di stagnola per non farli seccare troppo e ho infornato a 180° C per  20 minuti.
 
Beh...è stato un successo!! Ho voluto immortalare l'ultimo tocchettino prima che sparisse.  E sorvoliamo sul fatto che mio marito le ha mangiate la sera a cena, io uscivo con delle amiche e lui aveva le sue goduriose lasagne da scaldare nel microonde, solo che mi sono dimenticata di dirgli che avevo azionato la lavatrice, lui ha accesso il microonde, e non so che altro ci fosse attaccato, insomma è saltata la corrente. E' sceso per rialzare il contatore esterno, si è chiuso fuori casa. E' andato dai vicini, mi ha chiamata col loro telefono per chiedermi di telefonare ai genitori perchè hanno solo i cellulari e non sappiamo i numeri a memoria, loro hanno un duplicato delle chiavi, se gentilmente gliele portavano (abitano a cinque minuti d'auto), io ero a Livorno e non ero neanche con la mia auto. Il suocero era infortunato, la suocera non guida, sorella e nipote non c'erano, insomma i gentili vicini l'hanno portato dai genitori a prendere le chiavi e finalmente si è potuto gustare le sospirate lasagne alle nove passate ormai........
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 
 
 

lunedì 14 aprile 2014

PANINO AL NERO DI SEPPIA CON TRIPPE DI STOCCAFISSO ALLO ZAFFERANO

 
 
 
 
Potevo non esultare quando ho appreso il tema della sfida di questo mese? Galeotto fu proprio il quinto quarto per la nascita dell'amicizia con Cristiana, che partecipò con grande entusiasmo al contest dell'altro mio blog Insalata Mista, in collaborazione con Les Madeleines di Proust:  QUINTO QUARTO REVOLUTION e vinse!! Quando ci siamo incontrate la prima volta, a metà strada per entrambe, cioè a Firenze, lei da Roma, io da Livorno, l'ho portata ovviamente all'Osteria Tripperia Il Magazzino, di Luca Cai, coinvolto nel contest fra i  giudici. Quindi, che altro aggiungere? Quinto quarto forever!!
 
Come al solito, ho diverse idee in incubazione, questa è a prima a cui ho pensato, per riscaldamento, come antipasto! Da tempo volevo misurarmi con le trippe di baccalà e ho stressato la mia solita pescheria fino a quando me le ha trovate, però sono di stoccafisso, quello secco per intendersi, secondo me più raffinato al gusto.
 
Le trippe già ammollate ma ancora da pulire e mondare
 
 
Una specialità fiorentina è il panino col lampredotto, inoltre amici chef della Costa quali Luciano Zazzeri, Deborah Corsi e Michele Maltinti da tempo hanno in carta il panino con la trippa di mare di cui sono ghiotta! Il mio primo contributo per il QUINTO QUARTO mticino non poteva che essere dunque un panino dove, oltre alle trippe di stoccafisso, ho usato un altro quinto quarto più comune e con cui mi diverto molto: il nero di seppia.
 
Propongo questo panino anche per la manifestazione di Firenze dedicata al Quinto Quarto che si terrà il 24 e 25 maggio: Visti da dentro, direzione tecnica Leonardo Romanelli.
 
 
 
Ingredienti per 4 panini di 5-6 cm di diametro
 
200 g di farina 0
60 g di lievito madre rinfrescato (ebbene sì mi sono buttata pure io sulla panificazione!)
1 cucchiaino di zucchero
1 pizzico di sale
15 g di nero di seppia fresco (se in busta o in vasetto assicurarsi che sia vero inchiostro di seppia,  non colorante alimentare!! 
2 cucchiai di olio evo
acqua qb
 
Trippe di stoccafisso 500 g, peso lordo, a crudo,  già ammollate
2-3 stimmi di zafferano
30 g di porro
olio evo, sale, pepe, peperoncino macinato qb
 
1 mazzo di foglie di barbabietole o bietole
1 spicchio d'aglio,
2-3 filetti d'acciughe sotto sale
1 cucchiaiata di uvetta sultanina e 1 cucchiaiata di pinoli
olio evo qb
 
 
Come prima cosa dedichiamoci ai panini: impastiamo la farina con il lievito sciolto in acqua tiepida con lo zucchero, aggiungiamo l'olio, il nero di seppia sciolto in poca acqua, uniamo il sale da ultimo perché non deve entrare in contatto con il lievito, e aggiungiamo acqua quanto basta ad ottenere un impasto omogeneo e liscio. Formiamo 4 palline e mettiamole a lievitare in luogo asciutto, lontano da correnti, coperte con un canovaccio finchè non raddoppiano di volume. Cuociamole a 180° per 20 min ca.
 
Mettere a mollo le trippe in acqua fredda per qualche ora, cambiare acqua più volte, poi privarle della pellicola nera che le ricopre e scartare le parti più dure e cavernose. Metterle a cuocere nella pentola pressione con poca acqua, sufficiente a coprirle, e calcolare 20-25 min dal fischio. Prelevare l'acqua rimasta, farla raffreddare, aggiungere altra acqua, se necessario, fino a raggiungere almeno 100 ml di liquido dove mettere in infusione i pistilli di zafferano per qualche ora.
Rosolare i porri affettati con un po' d'olio evo, aggiungere le trippe tagliate a listarelle, far insaporire, bagnare con il brodo allo zafferano, far andare 5-10 minuti fin che saranno ben tenere. Regolare di sale, pepe e peperoncino in polvere. Tenere in caldo.
 
Lavare e mondare le foglie di barbabietole con i gambi. Rosolare l'aglio con le acciughe in poco olio evo, aggiungere i pinoli, farli tostare, le uvette precedentemente ammollate e le foglie tagliuzzate in modo grossolano. Far andare qualche minuto finendo la cottura al dente e infine scartare l'aglio.
 
Riscaldare i panini, tagliarli a metà, farcirli con le trippe calde e le foglie cotte avendo cura di raccogliere anche le uvette e i pinoli! E....bon appétit!
 
 
 
 
 
 
 
 
 

HANNO ABBOCCATO ALL'AMO